Porsche: lo stabilimento di Stoccarda-Zuffenhausen festeggia i settant\'anni di consegne ai clienti

La storia di ineguagliati successi della Casa Automobilistica è iniziata settant’anni fa, quando, il 26 maggio 1950, la prima Porsche fresca di produzione è stata ritirata dal legittimo proprietario presso lo stabilimento di Zuffenhausen. 

La Domnick Foundation, che amministra i lasciti di Ottomar Domnick, ha ancora l’originale dell’ordine della vettura fatto a suo tempo e che riporta il numero 5001


Ancora oggi, i clienti continuano ad avvicinarsi quanto più realisticamente possibile alle radici del brand quando si tratta di ritirare la loro nuova sportiva. Nell’anno di questo importante anniversario, anche la prima Taycan è stata ritirata da un cliente recatosi presso lo stabilimento principale di Porsche, a Stoccarda-Zuffenhausen.

Parte dell\’azienda Reutter dove attualmente sorge lo stabilimento 2. In primo piano: 356 Cabriolet, dietro una 356 Coupé, ancora dietro 356 Speedster, 1955.

La storia del ritiro in fabbrica ha avuto inizio in un campo da cui si vedeva chiaramente lo Stabilimento n. 1. È là che Ottomar Domnick ha cominciato questa tradizione nel giorno fissato per il ritiro della sua sportiva, una Porsche 356 con carrozzeria color argento “Fish Silver” contrassegnata dal numero d’ordine 5001. Per lo specialista in neurologia e psichiatria si realizzava il sogno di sempre: essere il primo ad acquistare una Porsche in Germania. Quando ritirò la sua nuova Porsche, Ottomar Domnick aveva 43 anni, casualmente la stessa età di Florian Böhme quando ha ritirato la prima Porsche elettrica al 100% a Zuffenhausen, lo scorso 21 febbraio. Il ritiro ha coinciso con il giorno del suo 43° compleanno.

La consegna di una delle prime 356 al dottor Ottomar Domnick fu celebrata con una bottiglia di champagne.


Prima della breve cerimonia di consegna, Ottomar Domnick si era seduto nella sua Porsche 356 accanto al conducente Herbert Linge, che si era offerto per fare con lui un ultimo giro di collaudo. Herbert Linge ha iniziato il suo percorso di apprendistato presso Porsche KG nell’aprile del 1943 ed è stato uno dei primi meccanici ad essere assunto al ritorno di Porsche da Gmünd, in Austria, alla fine del 1949. “Avevo 14 anni quando ho iniziato a lavorare nell’officina di Porsche dove si formavano gli apprendisti. C’erano sei meccanici e due disegnatori tecnici. Spesso Ferdinand Porsche passava accanto alla nostra officina con ospiti importanti al seguito. Si fermava sempre per salutare, facendo attendere brevemente chi lo accompagnava. 


Settanta anni fa, il 26 maggio 1950, la prima Porsche venne ritirata dal proprietario presso lo stabilimento di Zuffenhausen

Dicembre 1949: Herbert Linge (sinistra) mostra a Ferdinand Porsche il primo blocco cilindri prodotto a Stoccarda per la 356.
Ottomar Domnick di fianco alla sua Porsche 356.
I primi dipendenti che furono assunti nel reparto riparazioni Porsche a Stoccarda Zuffenhausen. Dietro la Porsche 356 Coupé si trova Herbert Linge, ca. 1950.

È una cosa che non dimenticherò mai”, ha raccontato Herbert Linge, che ricorda perfettamente ogni ritiro avvenuto presso la fabbrica. “Quando Ottomar Domnick ha ritirato la sua Porsche 356 ha festeggiato l’occasione degnamente. Ma di fatto aveva continuato comunque a venire in stabilimento ogni giorno per vedere come stava procedendo la realizzazione della sua auto. Persino Ferry Porsche ha fatto una breve comparsa quando al dottore è stata consegnata la sua sportiva”.
Persino oggi il ritiro dell’auto presso la sede centrale di Porsche viene vissuto come un’esperienza speciale dai clienti. “L’aspetto più emozionante di questo ‘primo incontro’ è che il cliente non ha mai davvero visto l’auto prima”, spiega Tobias Donnevert, Responsabile dei Ritiri in Stabilimento e della Personalizzazione del Processo di Vendita. 

1988: Harald Wagner (destra) consegna al direttore d\’orchestra Justus Frantz le chiavi della sua 959 Coupé.

“Il cliente ha soltanto configurato la vettura scelta presso il Centro Porsche o insieme agli addetti dell’assistenza clienti di Porsche Exclusive Manufaktur, limitandosi a verificare l’abbinamento di colori in foto o accostando le tinte delle cartelle colori. Quando viene a ritirare la sua Porsche, la vede dunque per la prima volta dal vero. Si tratta di un momento molto speciale che è riservato solo al cliente nella fase iniziale della consegna.”

Nello stabilimento di Zuffenhausen, Tobias Donnevert e il suo team accolgono ogni giorno circa 20 clienti che scelgono di ritirare qui la loro vettura nuova. Nel 2019, i ritiri in fabbrica sono stati 2.500 a Zuffenhausen e quasi 3.000 a Lipsia. 

Harald Wagner (sinistra) consegna una 911 Turbo 3.0 Coupé (prodotta nel 1976) alla famiglia Pietsch.


Anche la prima Taycan consegnata in Germania è stata ritirata da un cliente recatosi presso lo stabilimento principale di Porsche, a Stoccarda-Zuffenhausen, nell\’anno del settantesimo anniversario dalla prima consegna

Prima di entrare in possesso dell’auto, i clienti sono anche invitati a fare un giro dello stabilimento per vedere, fra le altre cose, come viene realizzata la Porsche 911 a Zuffenhausen. Il programma include anche una visita al Museo di Porsche. A Lipsia viene offerta ai clienti una breve panoramica della produzione dei modelli Macan e Panamera. È inoltre possibile fare un giro di prova sulla pista FIA dello stabilimento.

La Domnick Foundation, che amministra i lasciti di Ottomar Domnick, ha ancora l’originale dell’ordine della vettura fatto a suo tempo e che riporta il numero 5001. L’ordine era stato gestito dalla concessionaria VW Hahn, dato che non esisteva ancora una rete distributiva dedicata in Germania. 

Uli Hoeneß (al centro) riceve la sua Porsche 911 Carrera RS 2.7 Coupé (prodotta nel 1973); a sinistra Harald Wagner.


Sul modulo d’ordine, la dicitura “Volkswagen” era stata cancellata con una riga tracciata a mano e sostituita con “Porsche-Sport”. Oggi, la Porsche 356 di Ottomar Domnick simboleggia l’inizio della presenza di Porsche in Germania, oltre ad essere la vettura che ha avviato la tradizione dei ritiri fatti di persona presso la fabbrica di Zuffenhausen.

1962: ritiro in fabbrica di una Porsche 356 B.


Porsche 908LH 1000km Paris Montlhéry 1968 di Heller in 1/24: un coraggioso montaggio di Massimo Martini

Quando qualche anno fa uscì il modello di Spark della Porsche 908LH vittoriosa alla 1000km di Parigi del 1968 con Hans Herrmann e Rolf Stommelen, oltre a procurarmi velocemente il modello, inserito nella serie limitata francese, il ricordo andò in modo quasi automatico ad una lontana estate degli anni ottanta passata in Svizzera. In quel periodo dell\’adolescenza il mio interesse per i modelli speciali era già debordante, ma non disdegnavo alcuni kit in plastica, specie se mi ricordavano, come soggetti, alcuni modelli artigianali per me introvabili o irraggiungibili.

A Zug, non lontano da Lucerna, c\’era uno di quei negozi di modellismo un po\’ generici ma molto forniti, che rendevano i miei viaggi in Svizzera particolarmente movimentati (senza citare Weber di Lucerna o Jelmoli di Weggis, che era un emporio dove scavando si trovavano fondi di magazzino da sogno). A Zug ci andavo spesso, ricordo ancora il punto esatto dov\’era situato il negozio, all\’interno di una galleria in un centro commerciale. Lì trovavi kit Tamiya difficili da reperire in Italia o le riedizioni dei kit Heller di fine anni sessanta-inizio settanta. Quei kit, distanti anni-luce dalla semplicità e dalla razionalità dei Tamiya, avevano questo di affascinante, una certa aria di esotico, di raro (anche se rari non erano), per lo meno di misterioso. La Svizzera era anche il paese dove arrivavano i Solido che in Italia non venivano più importati e dove trovavi i Tomica o i Diapet che neanche i fratelli Tron riuscivano ad avere, e ce ne voleva.

Non erano neanche esatti come i Tamiya, gli Heller, anzi spesso avevano forme un po\’ fantasiose che però conferivano loro un\’aria vagamente fumettata, direi quasi simpatica. Ecco, la simpatia finiva qui. Finiva nel momento esatto in cui iniziavi a montarli. Ne ebbi molti: Ferrari 512S, Porsche 917K Le Mans 1970, e appunto la 908 della 1000km di Montlhéry… Mai finito uno. Erano ai limiti dell\’assurdità. I pezzi non tornavano mai, quando montavi insieme due pezzi scoprivi che avresti dovuto verniciarli prima separatamente o viceversa. Non erano ai livelli di demenzialità di certi Esci ma poco ci mancava. Ecco perché quando Massimo Martini mi ha inviato le foto della Porsche 908LH di Heller appena terminata, mi sono rivisto, più di trent\’anni fa, intento a fare uscire da quelle congerie di pezzi senza capo né coda qualcosa che assomigliasse a un\’automobile.

Vedendo le foto del montaggio di Massimo e ricordandosi del kit, sono convinto che i lettori apprezzeranno lo sforzo tecnico non solo di far tornare il modello, il che è tutt\’altro che scontato, ma anche quello di dettagliarlo modificandolo in modo piuttosto radicale. Il risultato finale corrisponde probabilmente a quello che sognavano i modellisti degli anni settanta quando si accingevano ad aprire per la prima volta la scatola di un Heller. Solo che il più delle volte il sogno terminava in un incubo e il modello nella spazzatura.

Spark all\'attacco della tematica americana, senza dimenticare il resto del mondo…

L\’ultima newsletter di Spark riguardante alcune uscite previste nel quarto trimestre 2020 verte su alcuni soggetti di interesse americano destinati a fare discutere, sia che vengano realizzati come si deve sia che possano porgere il fianco a critiche. Non so come mai ma sono sicuro che sulla Corvette C3 di John Paul si verseranno fiumi d\’inchiostro, soprattutto su un forum francese dove la vettura sembra godere di una considerazione al livello di mito tribale. Sono fenomeni strani che si innescano in certe comunità. In ogni caso la C3 molto speciale di John Paul verrà riprodotta in versione Road Atlanta 1978; l\’altro soggetto IMSA \”sensibile\” or ora annunciato da Spark è la Porsche 935/L pilotata da Wollek/Foyt/Bell alla 12 Ore di Sebring 1984: come nel caso della C3, un modello già riprodotto da alcuni artigiani e vediamo come se la caverà Spark che avrà molti occhi addosso.

A volte appuntamenti importanti come questi Spark tende a mancarli almeno in parte, ma il giudizio può essere falsato dall\’enorme attesa che si crea dietro certi modelli. Si torna poi alle origini della NASCAR con la Ford Galaxy di Ken Miles (Riverside 1963): Spark cerca di cavalcare l\’onda del ritorno di popolarità di un campione come Miles, grazie al recente film su Le Mans \’66. Concludiamo la scelta di questi modelli un po\’ esotici non con un modello della serie americana, ma con una Porsche 935… australiana. E\’ la vettura nera utilizzata da Rusty French partecipò in una gara dell\’Australian GT ad Adelaide nel 1982. Questo per oggi è tutto, e trascuriamo le tante altre uscite annunciate oggi nelle altre serie nazionali. Basti questa brevissima panoramica per confermare che Spark sta procedendo a ritmo spedito anche in tempi difficili come questi. I dubbi ci sono e non mancheremo di riparlarne.

Elogio della varietà: un vero modellista deve sapersi destreggiare in tutti i campi

Meri Kits, Fiat 124 Abarth Rally Monte
Carlo 1976. 

Esistono modellisti che sebbene abbiano scelto delle scale di riferimento, non amano confinarsi entro soggetti troppo definiti. In Toscana ne abbiamo diversi: sto pensando ad esempio ad Alberto Sarti di Prato, che durante la sua lunga esperienza ha affrontato praticamente di tutto, dai kit in plastica ai classici speciali in 1:43 fino ad arrivare a roba decisamente impegnativa come la Ferrari Daytona Gruppo 4 della Titan in 1:12.

Autobianchi Bianchina di Klaxon. 
Ancora una Bianchina di Klaxon. 

Su Fabrizio De Gennaro si potrebbe fare quasi lo stesso discorso, sebbene il suo centro d\’interesse tematico restino le case automobilistiche italiane; è in ogni caso un campo davvero vasto, e per questo De Gennaro ha quasi sempre privilegiato la scala 1:43, ma senza darsi per il resto troppe limitazioni in materia di tecniche realizzative. Lui affronta con lo stesso spirito il montaggio di un kit in resina o di uno in metallo bianco o un\’elaborazione più o meno radicale basata su un qualsiasi modello possa essere giudicato adatto, sia esso un diecast da edicola, un artigianale o un vecchio Mercury malmesso. In questo periodo di forzata inattività sociale, Fabrizio ne ha approfittato per scavare un po\’ nella sua fornitissima soffitta, che contiene una caterva di kit in attesa di essere montati da… quanto tempo? Venti, trenta, a volte quarant\’anni.

Kit Valerio Barnini, Fiat Abarth 695 SS Assetto Corsa. 
L\’Abarth di Barnini con la Fiat-Abarth 1000 TCR
24h Spa 1970 di Provence Moulage, soggetto poi ripreso
da vari produttori, fra cui Remember.  

Presentiamo qui una scelta dei suoi montaggi più recenti, che spaziano, come vedete, dalla Bianchina di Klaxon alle Alfa Romeo 155 Superturismo di BBR, passando per Barnini, Provence Moulage e Meri Kits. Un gusto del kit che non si è perso, e se ci si mette buona volontà, capacità tecnica e documentazione, i risultati possono essere superiori ai resincast che si trovano già montati. Certo, a volte questo tipo di modello va saputo \”leggere\”, e soprattutto bisogna essere disposti a capire delle scelte tecniche che oggi sembrano non più di moda, ma che forse assicurano una maggior tenuta nel tempo rispetto ad altre trovate moderne.

Alfa Romeo 155 TS Superturismo 1994
Antonio Tamburini, kit BBR. 
BBR seguì tutto lo sviluppo agonistico
della 155 TS di classe D2 (Superurismo). 

BBR, Alfa Romeo 155 TS Superturismo 1995
Antonio Tamburini. 
I kit BBR di metà anni novanta proponevano
già soluzioni tecnicamente avanzate rispetto alla
concorrenza. 

Riprendere in mano alcuni vecchi kit consente oltretutto di apprezzare il valore di alcuni marchi come BBR, che già a metà anni novanta riuscivano a fornire dei modelli perfetti dal punto di vista non solo della prototipazione e della qualità della resina, ma anche come facilità di montaggio, nonostante l\’abbondanza di dettagli fotoincisi e di altri pezzi aggiuntivi. Già allora quei modelli erano concepiti per un montaggio \”veloce\” e senza problemi, proprio per rendere la produzione dei factory built più veloce e fluida possibile.

Elaborazione su base edicola, OM con sponde basse. 
I camion da edicola si prestano a trasformazioni
interessanti. 

Focus sul set di cerchi e gomme per Porsche 917 1970-1971 di Le Mans Miniatures (1:24)

Il set Le Mans Miniatures ACW124010 per
Porsche 917 (1970-1971). Il costo di questo
set è di una ventina di euro. 

Le Mans Miniatures è un marchio ben conosciuto dagli appassionati di slot per la linea GTS-Séries ma anche dai montatori di kit. In scala 1:24 questo produttore, che ha sede non lontano da Le Mans, a Yvré-le-Polin nel dipartimento della Sarthe, ha una lunga tradizione. Molti ricorderanno i modelli montati in resina che venivano distribuiti dagli stessi circuiti di Spark intorno al 2008-2010. La produzione però si interruppe abbastanza presto, anche a causa della scarsa richiesta di modelli montati in quella scala. Le Mans Miniatures, però, ha continuato a produrre kit in 1:24, con vari livelli di sofisticazione, da quelli ultradettagliati a più semplici curbside. Spesso questi modelli vengono proposti anche pre-verniciati, ma la produzione è piuttosto limitata e gli stock si esauriscono piuttosto frequentemente. A lato, LMM, propone anche dei set di cerchi e gomme mutuati dai kit, che possono interessare chi monta modelli in plastica in quella scala; soprattutto i modelli più datati, come gli Heller o gli Airfix, possono necessitare di alcuni aggiornamenti e l\’offerta di Le Mans Miniatures, seppur non troppo vasta, si contraddistingue per un costo più limitato rispetto a prodotti giapponesi (ipertecnologici ma anche molto cari e difficili da reperire) e per una assoluta facilità di montaggio. Nella totalità dei casi il cerchio è stampato in una resina grigia piuttosto ben definita, anche se non priva di sbavature e parti da eliminare con un accurato lavoro di preparazione.

I cerchi calzano molto bene nella gomma. 
Le varie parti sono ben stampate
ma necessitano di preparazione. 

Tutto, comunque, è molto semplice e non richiede competenze particolari. Stampati in resina anche dischi e pinze freno, i mozzi (quando previsti) e i dadi di fissaggio. In alcuni set sono presenti estensioni in alluminio tornito, molto ben fatte, da accoppiare al cerchio in resina. Le gomme sono ben progettate, ma anch\’esse richiedono una preparazione per eliminare bavette e segni di stampaggio. Fra i set più utili vi è quello per la Porsche 917 (1970-1971), catalogo numero ACW124010. In questo caso la confezione comprende quattro cerchi con dadi di fissaggio separati, i dischi freno con relative pinze e quattro pneumatici.

Il disco freno e la relativa pinza, stampati in resina. 

Per quanto riguarda vetture dello stesso periodo, Le Mans Miniatures ha in catalogo anche i set per la Porsche 908 Coupé, per varie Matra e, avvicinandoci a periodi più recenti, per Rondeau (i classici Gotti a cinque razze da pista, che vanno bene per moltissimi modelli), BBS per vetture WSC e LMP, Audi R10 TDI LMP1 e così via.

Volvo F88 con rimorchio a due assi Hungarocamion: una delle più recenti novità di Tekno

Fedele alla scala 1:50, Tekno continua la produzione di mezzi pesanti moderni e del passato. La linea \”Classic\” è forse quella più affascinante, perché propone veicoli anni sessanta-settanta-ottanta, in livree fedeli e documentate. Ormai la produzione della Tekno è dislocata in Cina, e questo toglie forse un po\’ di fascino a questi mezzi, che restano comunque il top della loro categoria, a confronto di altre marche come ad esempio Eligor. I prezzi non sono certo popolari (i 160-170 euro sono all\’ordine del giorno), ma i dettagli restano raffinati e precisi. Fra le ultime novità nell\’ambito della serie classica, un Volvo F88 con rimorchio a due assi nei colori \”Hungarocamion\”. Tekno è solita sviluppare tematiche legate a paesi specifici o a categorie del trasporto, in una costante ricerca del pezzo inedito.

Fiat 690 tre assi Fercam in 1:87, un\'anteprima da "nonomologati"

In attesa di parlarne più diffusamente sul blog, presentiamo un\’anteprima della più recente realizzazione in 1:87 del marchio \”nonomologati\”. In questo modello si è cercato di riprodurre alcune particolarità dell\’esemplare in questione. Si tratta di un Fiat 690 tre assi scarrabile con una cassa mobile sopra il telaio. 


E\’ stata riprodotta la forma particolare del telaio con gli inviti nella parte posteriore e i piedini di stazionamento in coda. Il mezzo non presenta stranamente la tipica banda bianca posteriore, dove troviamo invece un fanalino supplementare vicino alla campana per l\’aggancio di un rimorchio. La targa è un\’immatricolazione del 3 novembre 1993 (provincia di Venezia). Da informazioni prese in rete si trattava di un mezzo ex-corriere Piccin il cui padroncino lo aveva fatto riverniciare nei colori Fercam. 


Il modello è riprodotto dall\’esemplare fotografato nel 2003. La cabina è Brekina, il telaio a tre assi è di produzione \”nonomologati\” con cassone in resina, fotoincisioni e i consueti dettagli molto precisi e raffinati. Presto questo modello sarà disponibile per la vendita. 

Quando la BMW faceva ancora auto degne di questo nome: la 318iS E36 Classe II, Siegried Stohr e un Minichamps (storie di modelli, episodio 7)

Minichamps produsse a metà anni novanta
la BMW 318iS classe II. Il modello era disponibile
in giallo e in rosso.

Qualche giorno fa mi è capitato sotto mano un vecchio modello Minichamps, la BMW 318iS classe II serie E36; uscito intorno al 1994, ossia quasi contemporaneamente alla vettura reale, esso ha fatto riaffiorare alla memoria vecchi ricordi di pista. Ma procediamo con ordine. Il modello, fatto da Minichamps soltanto in giallo o rosso, non mi risulta sia stato riedito dall\’ormai lontano periodo di metà anni novanta. Chissà che presto o tardi non ce lo ritroviamo nella serie Maxichamps. Per ora chi ne vuole uno deve cercarlo su eBay o alle borse, e non credo che avrà molta difficoltà nel reperirlo perché è un modello piuttosto comune. Era ancora il periodo in cui Minichamps non comunicava i numeri delle tirature. Misteriosamente, questa BMW si è conservata perfettamente: non una reazione del cerchio con le gomme, non una minima fioritura sulla carrozzeria. I vetri, come sui primi Minichamps, sono in acetato, a testimoniare l\’eredità artigianale del marchio. Questo modello appartiene a un lotto che Remember acquistò a suo tempo per farne un\’edizione limitata utilizzando delle decals che poi si rivelarono inadatte per questa versione particolare. Troppe le modifiche da fare, per cui le decals restarono in uno scatolone e i modelli in un altro, per anni e anni fino ai giorni nostri. Oggi queste BMW 318iS vengono vendute insieme ad altre decals Baymo per chi ami spignattare un po\’ sui modelli. Ma a me questa BMW ha fatto tornare alla memoria uno dei diversi corsi di pilotaggio cui partecipai fra l\’inizio e la fine degli anni novanta. 

A distanza di venticinque anni questo modello
si è conservato perfettamente. 

Ero spesso ospite di Stohr, soprattutto a Misano. Nel 1994 la BMW M3 della nuova serie E36 era appena uscita e faceva ormai parte del parco macchine della scuola Guidare-Pilotare, che aveva sede proprio al Santamonica di Misano. 

Molto ben riprodotta la linea della berlina
E36, con le caratteristiche appendici
aerodinamiche. 


Come vettura base, invece, la BMW 325 coupé aveva soppiantato la berlina che era stata utilizzata negli anni precedenti, in attesa della due porte. Ma di tanto in tanto, BMW Italia prestava alla scuola delle vetture un po\’ meno usuali, come la 318iS che mi ritrovai a pilotare nell\’autunno del 1994. Mi accompagnò nella sessione con quella macchina il buon Amadori, che ho ritrovato da non molto tempo su Facebook. 

Scatola prima maniera: gli appassionati del
marchio la ricorderanno molto bene. 

L\’esemplare di quella volta era di un bel rosso vivo, lo stesso scelto da Minichamps in una delle due versioni. Rispetto ai motori 3.5 e 3.0 delle \”grosse\”, il 1.8 16v da 140 cavalli della 318iS/4 aveva un respiro ben più corto e sugli allunghi di Misano si arrivava sempre facilmente al limitatore. M\’impressionarono però l\’agilità e la capacità d\’inserimento in curva, favorita dal peso limitato e da un ottimo bilanciamento telaistico. Versioni speciali, come questa, prodotta in 200 esemplari, servivano alle Case per omologare particolari aerodinamici destinati all\’impiego agonistico nella classe D2, ossia il Superturismo, la categoria che in quegli anni godeva di grandissimo successo in Europa e in altre parti del mondo. Il Minichamps giallo (sarebbe stato meglio se fosse stato rosso) ha riportato alla memoria un bel pomeriggio di autunno del 1994 in cui mi resi conto di quanto vantaggio avesse la BMW nei confronti della concorrenza italiana o francese in tema di berline sportive. Valli a vedere oggi…

E\' scomparso Giorgio Nada

E\’ scomparso oggi Giorgio Nada, storico editore automobilistico e promotore della Libreria dell\’Automobile a Milano. Per decenni Nada è stato un intelligente amministratore e ideatore di iniziative editoriali, raggiungendo i primi posti fra le case specializzate in titoli di carattere automobilistico e motociclistico. Con i libri di Giorgio Nada si sono acculturate generazioni di appassionati, che non mancavano mai di visitare con piacere il negozio LDA a Milano e di visitare gli stand ai vari saloni ed esposizioni in Italia e all\’estero. Ai figli Stefano e Sergio, che proseguono l\’attività editoriale del padre, nonché a tutta la famiglia vanno le mie più sentite condoglianze. 

Modelli di oggi e modelli del passato: uno sguardo ai rally in 1:43 a cura di Lorenzo Marsano

Testo e foto di Lorenzo Marsano

Sono quasi trentacinque anni che colleziono riproduzioni in scala 1/43 di vetture da rally.

Osservando le vetrine che accolgono la mia raccolta ho, perciò, modo di rivivere la progressiva evoluzione delle protagoniste della specialità: dalle leggendarie Gruppo B alle avveniristiche WRC Plus.
Non meno evidente, appare il continuo raffinarsi delle riproduzioni in scala: dalle Lancia 037 in pressofusione della portoghese Vitesse, con ruote in plastica e decal da applicare a parte, ai modelli montati da kit in metallo bianco, per lo più di produzione italiana, o in resina, prediletta dagli artigiani francesi.


Per proseguire, dopo una breve pausa all’inizio del nuovo millennio, con i primi diecast di manifattura cinese: fino ai resincast, con sempre maggiori dettagli in fotoincisione, protagonisti del mercato odierno.

Ringraziando David per lo spazio cordialmente concessomi, vi sottopongo alcuni confronti tra modelli di ieri e oggi, dalla mia collezione privata.
Scusandomi per la qualità non eccelsa tanto dei miei montaggi, quanto delle fotografie.

  • Spark Audi Sport Quattro S1 Gr. B Röhrl/Geistdörfer, Rally Semperit 1985 e Provence Moulage Audi Sport Quattro S1 Gr. B Röhrl/Geistdörfer, Rally Sanremo 1985;

  • HPI Racing Toyota Celica Twin Cam Turbo Gr. B Munari/Street, Rally Safari 1984 e Starter Toyota Celica Twin Cam Turbo Gr. B Kankkunen/Gallagher, Rally Safari 1985;
  • Spark Renault 5 Turbo 2 Gr. B Thérier/Vial, Rally Monte Carlo 1984 e Provence Moulage Renault 5 Turbo 2 Gr. B Sainz/Boto, Rally RACE – Costa Blanca 1984;

  • Racing 43 Subaru Impreza 555 WRC Gr. A McRae/Ringer, Rally Safari 1996 e HPI Racing Subaru Impreza WRC McRae/Grist, Rally Safari 1997.