Mutuata dalla gamma sudafricana This Way Up, è di prossima uscita a cura di Tameo la Parnelli-Cosworth VPJ4B del GP Usa West pilotata da Mario Andretti. Si tratta di un kit molto dettagliato e prodotto con gli abituali standard di qualità.
La storiografia della Porsche 917: alcune note su un recente libro di Jay Gillotti
A che punto siamo con la storiografia della Porsche 917? Approfitto della domanda che mi ha fatto nelle settimane scorse un conoscente, che mi ha chiesto quale fosse secondo me il libro \”da avere\” sulla Porsche 917. La risposta non è facile. Ne esistono in quantità, usciti soprattutto in occasione del quarantesimo e del cinquantesimo anniversario della vettura (2009 e 2019). Proprio nel 2009 è uscito un volume che reputo ancora fra i migliori almeno a livello iconografico, Porsche 917 – The complete Photographic History di Glen Smale (Haynes Publishing), che propone una completa carrellata di immagini anno per anno, gara per gara. Spesso è tutto ciò che ci vuole per i modellisti. A proposito di modellisti, uno dei titoli in assoluto più utili (oggi introvabile) è Porsche 917: esquisses d\’un succès, Reynald Hézard, con disegni documentatissimi di ciascuna livrea e gara. Per i nostalgici, consiglierei due monografie molto meno recenti, che hanno comunque segnato un notevole progresso nella conoscenza della storia della vettura: Porsche 917 – Super Profile di John Allen (Foulis/Haynes Publishing, 1986) e Porsche 917 – The ultimate weapon Ian Bamsey e Bill Oursler (Foulis/Haynes Publishing, 1987). Un altro progresso è stato compiuto con l\’uscita, nel 2009, di Porsche 917 – Archive and Works Catalogue, 1968-1975) di Walter Näher, edito da Delius Klasing. Per la stesura di questo volume, Näher, che ha lavorato in Porsche e in particolare al progetto 917, ha potuto attingere a materiale di prima mano e a fonti dirette. Ne è venuta fuori una monografia di notevole autorità, che ha tolto dubbi, forse ne ha creati altri (ma questo è positivo) e ha posto le basi per altre ricerche, sebbene certi interrogativi siano destinati a permanere. Poco prima del cinquantesimo anniversario è stata la volta di un corposo volume sulle sole vetture utilizzate dal team Gulf di John Wyer, scritto da Jay Gillotti e pubblicato nel 2018 dalla Dalton Watson Fine Books.
Fiat Abarth Reparto Corse Rally: un libro di Emanuele Sanfront
Navigatore rally e giornalista, Emanuele Sanfront aveva già all\’attivo alcuni libri, fra cui Rally \’70. Una storia, tante storie, Rally (scritto insieme a Maurizio Verini), Reparto Corse Lancia (in collaborazione con Gianni Tonti) e Rallies, redatto insieme al fotografo Manrico Martella. Quest\’ultima sua opera, uscita nel settembre 2019 per i tipi Giorgio Nada, traccia la storia del reparto corse Fiat rally, un argomento che in anni recenti è stato affrontato anche con dovizia di particolari da svariati autori, nella sua interezza, ma soprattutto per quanto riguarda modelli singoli. Ben venga quindi una sintesi dell\’attività che arriva al 1977, anno in cui al reparto corse Abarth subentrò l\’A.S.A.
Il libro di Sanfront merita tempo e approfondimento. Con 244 pagine è un volume abbastanza imponente, ma non dà subito l\’idea della sua importanza e della sua qualità. I testi, a una prima occhiata, sembrano un po\’ poveri, e le foto, chissà perché non riescono a imporsi più di tanto. Poi scatta una molla: lo si riprende in mano, lo si sfoglia di nuovo, per la seconda, la terza, la quarta volta e allora lì, poco a poco, il libro inizia a rivelare i propri meriti, che sono tanti. A una cronologia anno per anno seguono i ritratti tecnici delle varie vetture utilizzate: Fiat 124 Sport Spider e Abarth, X1/9 Prototipo, 131 Abarth, ossia i mezzi impiegati ufficialmente nelle varie competizioni, incluse gare non propriamente da classificare come rally quali il Giro d\’Italia o il Tour de France Auto.
Già però il primissimo capitolo, dopo le eccellenti introduzioni, è tutto da leggere, perché tratta un argomento ancora semioscuro, ossia l\’attività dei clienti sportivi Fiat nel periodo precedente all\’istituzione nel 1970 della squadra ufficiale Fiat; una storia che naturalmente s\’intreccia con quella dell\’Abarth, ma non necessariamente: basti pensare alle tante 124 berline, le 124 spider di serie, le 125, le 850 Coupé e addirittura le Autobianchi Primula utilizzate da scuderie e piloti privati. Dicevamo dei testi: non amplissimi, certo, e forse un po\’ troppo legati al fatto sportivo, seppur lontanissimi dalle illeggibili colonne di un libro non più recentissimo che rappresentò sostanzialmente un\’occasione perduta, Fiat da rally, della stessa casa editrice.
Qui siamo due o tre gradini sopra, non mancano le testimonianze dirette, ma azzarderei – nonostante la parte scritta sia eccellente nella documentazione e nella precisione del racconto – nel dire che il pregio principale del libro sta nelle foto e nei documenti pur senza nulla togliere allo sforzo di scrittura fatto dall\’autore. E\’ un libro che sotto questo aspetto andrà integrato con un volume come Le Abarth dopo Carlo Abarth, di Sergio Limone e Luca Gastaldi, che alla fine del 2017 è stato fatto oggetto di una seconda edizione riveduta e ampliata, dopo la prima del 2010. Eccellenti anche le appendici, con i numeri di targa di ciascun telaio portato in gara dalla squadra Fiat, le note sui collaudi e tanti altri dettagli tecnici accompagnati da documenti di prima mano, spesso rari e del tutto inediti. Come in ogni libro di livello, troviamo nascoste qua e là diverse perle, che meritano di essere scoperte con tutto il tempo a disposizione.
Come dicevo, non è un libro adatto a una rapida scorsa, e più lo si sfoglia più soddisfazione dà al lettore. Non è un pregio comune. Se vi capita, acquistatene una copia e avrete arricchito la vostra biblioteca di un volume di tutto rispetto.
Emanuele Sanfront, Fiat Abarth Reparto Corse Rally, Giorgio Nada Editore, Vimodrone (MI) 2019, pagg. 244, cartonato, con centinaia di foto e documenti b/n e col., ISBN 978-88-7911-755-5, € 50,00.
Stanchi delle riviste specializzate di automobilismo? Abbonatevi al canale Greg Garage, costa anche meno
In un post di alcuni mesi fa avevo commentato il fenomeno di Greg (Gianluca Gregis) e del suo \”garagino\” da Tenerife, vero fenomeno di Youtube. In quasi un anno, il canale Greg Garage è diventato quasi irrinunciabile per gli appassionati di automobilismo. Sono oltre 62.000 gli iscritti, ma soprattutto essi sono incredibilmente attivi: il numero di visualizzazioni di ciascun video è altissimo, a differenza di altri youtuber che hanno tonnellate di iscritti (magari comprati) e poche visualizzazioni. I concetti è inutile che stia a ripeterli; sicuramente non piacciono alle case costruttrici, ai giornalisti prezzolati e alle riviste che stanno in piedi con la pubblicità dei marchi. La portata degli argomenti la reputo di notevole interesse, e il tempo che Gianluca dedica ai suoi filmati è ormai notevole nell\’arco della giornata. Normale, quindi, pensare di sfruttare questa notorietà (del resto non è a questo che punta chiunque scriva, parli, reciti, canti, balli o suoni su Internet?). E la qualità dei filmati, dei loro contenuti giustifica tale notorietà.
Voglio dire che la fama è ben meritata e non era necessariamente il fine principale del canale di Greg. Essa è venuta in un secondo momento; magari presto, ma è arrivata in virtù dell\’originalità e della vivacità degli interventi. Era quindi l\’ora di monetizzare, e dal primo gennaio il canale Youtube del Greg presenta l\’opzione di abbonarsi a dei contenuti criptati: per € 2,99 o € 4,99 al mese (dipende dal livello di abbonamento) è possibile interagire ancora meglio col titolare del canale e guardare contenuti riservati ai soli iscritti. Resteranno i video di stampo abituale, che Greg continuerà a mettere a disposizione di tutti. In un paio di presentazioni, Greg ha descritto con chiarezza di particolari la sua futura linea editoriale (chiamiamola così). E\’ una scelta che condivido in pieno, a dispetto di chi ha gridato alla speculazione, allo sfruttamento degli utenti, all\’ingiustizia nei confronti di chi l\’aveva sempre seguito fin dall\’inizio. Ebbene, vi piacciono certi filmati? Costa tempo e fatica farli; costa tempo parlare ogni giorni, trovare nuovi argomenti, e l\’esperienza accumulata nel corso di una vita non sempre è etico metterla a disposizione di tutti gratuitamente. Grazie agli abbonamenti sarà possibile a Greg Garage di muoversi con più agio e magari di fare delle cose che i migliaia di follower pretendevano senza sganciare un euro, perché Internet deve essere gratuito.
Questa scelta consentirà di fare una bella scrematura, e in questo caso è un bene. Chi è seriamente interessato avrà l\’opportunità di ascoltare cose ancora più interessanti ed esclusive. Gli altri si accontenteranno dei contenuti in chiaro. D\’altra parte una rivista specializzata mensile costa meno di tre o cinque euro? Non mi pare. E non mi pare neanche che nessuna di queste (almeno in Italia) possa vantare una particolare credibilità. Si pagano quindi sei, sette, otto euro per riviste finanziate dai costruttori automobilistici. Almeno Greg Garage si finanzia con gli abbonati, restando non dico oggettivo (perché l\’oggettività non esiste) ma almeno lontano dalle squallide pressioni e dai ricatti degli inserzionisti.
N.B. I commenti per questo post sono disattivati.
Ferrari 333SP, a pictorial history 1993-2003 di Terry O\'Neil
In un passato più o meno recente sono state numerose le monografie dedicate alla Ferrari 333 SP, ma forse nessuna era abbastanza completa da coprire la storia di tutti gli esemplari che hanno effettivamente corso durante il decennio di attività in vari campionati, americani ed europei. Terry O\’Neil propone ora una retrospettiva, prevalentemente iconografica della vettura costruita grazie a grandi nomi come Dallara e Michelotto. Nessuna delle quaranta 333 SP fu mai ufficialmente portata in gara dalla Ferrari, e di questi quaranta esemplari ne gareggiarono soltanto ventisette, ottenendo ben quarantanove successi in centoventisei gare disputate. Questo libro traccia la storia di ciascuno di questi ventisette esemplari, e penso che si tratti davvero di un volume da non perdere. Terry O\’Neil è già noto per altre opere di ottima qualità soprattutto sull\’automobilismo americano e questo volume, come concezione e come intenti, fa il paio con un altro imperdibile titolo, The Ferrari 550 and 575 road and race legends di Nathan Beehl.
Nota: alcune pagine di saggio sono visibili a questo link:
https://www.dropbox.com/s/pd0f8mb18qpgeso/333SP%20sample%20pages%20-%20low%20res.pdf?dl=0
Buon anno a tutti i lettori del blog
Nel 2020 il blog entra nel suo nono anno. Credo che sia già un bel risultato raggiunto, col 2019 che è stato l\’anno record per numero di articoli (quasi una media di uno al giorno), con alcune novità introdotte e un\’intensificazione degli argomenti relativi all\’automobilismo reale, che i lettori hanno dimostrato di apprezzare. Per il 2020 non ho particolari obiettivi, se non quello di continuare a rendere il blog attuale e interessante nei limiti delle mie possibilità. A tutti coloro che mi hanno seguito durante questi anni un caro augurio di ogni successo e un sincero ringraziamento per il loro supporto.
Rassegna stampa: AutoModélisme 262 (dicembre 2019)
Numero piuttosto corposo, quello del dicembre 2019: normalmente è così per ogni rivista specializzata anche se ormai gli \”Spécial fetes\” appaiono un po\’ ingenui perché presuppongono l\’esistenza di collezionisti che hanno bisogno di una rivista cartacea per orientarsi sui propri acquisti di Natale, il che probabilmente appartiene a un passato che non tornerà. In ogni caso il numero di dicembre 2019 di AutoModélisme è un numero gradevole, con alcuni spunti interessanti, come la retrospettiva sulle Renault 20 4×4 Parigi-Dakar 1981-1982 dei fratelli Marreau (articolo ispirato dall\’uscita del modello Ottomobile in 1:18) o la presentazione di un paio di diorami della Targa Florio: se quello del 1967 appare piuttosto ordinario, quello del 1966, realizzato da Nicolas Humbert, sembra una spanna sopra ai soliti presepi che puntualmente AutoModélisme ci propina, specialmente alla vigilia e all\’indomani di Rétromobile. Interessante la guida al montaggio della Ford Fiesta RS WRC 2017 di Belkits (1:24). AutoModélisme continua ad essere una lettura gradevole anche se di stampo abbastanza generalista.
Spark e Porsche: un po\' di Le Mans 2019 a fine anno
Le uscite Spark relative alla 24 Ore di Le Mans 2019 hanno iniziato a fare capolino nelle circolari del produttore e nei siti Internet. Sul fronte Porsche, naturalmente, due delle vetture più attese erano la 911 RSR del Team Project1 che ha vinto la classe LMGTE-Am con Bergmeister/Lindsey/Perfetti (art. S7942) e due fra le quattro RSR ufficiali con la livrea che celebrava la Brumos. La vettura del Team Project1 era già uscita in contemporanea con la gara in edizione limitatissima ed era andata esaurita nel giro di qualche ora. Si trattava di un modello promozionale in zamac a differenza della produzione in resina, abituale per Spark. Ora questa specie di art car esce nella serie standard, a premiare chi ha saputo aspettare senza cedere alle follie del \”voglio-subito\”. Delle due RSR \”Brumos\”, invece, è uscita per ora la numero 93 (Pilet/Bamber/Tandy, art. S7938, terza classificata in LMGTE-Pro). Prevista a brevissimo anche la Porsche meno… fotografata di Le Mans 2019, la numero 99 del team Krohn, che non ha preso parte alla gara a causa di un grave incidente in prova.
Tameo annuncia un altro modello basato sul progetto This Way Up: la Hesketh del 1975 di Hunt
Come molti ormai sanno, Tameo Kits ha rilevato la produzione di kit e di accessori della sudafricana This Way Up. Già alcune referenze sono uscite e adesso il marchio ligure annuncia un\’interessantissima Hesketh – Ford Cosworth 308C Formula 1 del GP d\’Italia 1975, pilotata da James Hunt. E\’ un kit indubbiamente originale, che avrà – pensiamo – molto successo fra gli appassionati di scatole di montaggio in metallo bianco.
La Simca 11CV Cabriolet, novità del marchio francese CCC
Un marchio come CCC continua la sua produzione di modelli speciali 1:43 di un certo livello, sapendo sopravvivere in un mondo sempre più invaso da produzioni cinesi dal rapporto qualità-prezzo indubbiamente vantaggioso. Ci vuole del coraggio, eppure evidentemente le vendite non devono essere così catastrofiche se la gamma prosegue il proprio cammino con relativa sicurezza. Di recente sono state presentate novità come una nuova Balilla di Le Mans (vedi un post recente del blog) e una bella Simca 11cv in versione Cabriolet, realizzata dopo la versione berlina, quest\’ultima riservata al Club Simca francese.
Come tradizione del marchio, la Simca 11CV di CCC è in resina con parti in metallo bianco, particolari fotoincisi e cromati. Si tratta di un modello particolarmente interessanti anche per i collezionisti italiani: è noto infatti come la vettura fosse stata prodotta in Francia sulla base della Fiat 518 Ardita ancora prima della nascita della Simca. I primi esemplari furono infatti fabbricati con licenza della SAFAF, l\’azienda affiliata alla Fiat che diede origine appunto alla Simca, legata al marchio torinese fino al 1950. La 11CV era stata presentata nel 1934. Disponibile in versione berlina e cabriolet, era mossa da un 4 cilindri in linea da 1944cc di cilindrata con distribuzione a valvole laterali. La potenza massima variava in relazione alla testata, che poteva essere in ghisa o in lega d\’alluminio: si andava dai 45 ai 54 cavalli.
Già all\’epoca esistevano vetture tecnicamente più evolute della 11cv, come la Citroen Tracion Avant, ma la Simca restava un\’auto gradevole, elegante e dalle prestazioni più che adeguate. La 11CV restò in produzione fino al 1937, con circa 2200 esemplari costruiti. Il modello CCC è disponibile sia in kit sia in versione montata. Particolarmente accurata è la verniciatura bicolore ma anche il resto delle rifiniture è adeguato a quello che gli acquirenti di questa marca si aspettano: pulizia di montaggio, buoni dettagli, interni curati e una presentazione in una vetrina in plexiglass con moquette che è diventata uno dei segni distintivi della produzione CCC.









