Se il 2019 vi annoia: il 1979 secondo Autosprint

Numero ferragostano di Autosprint: stiamo parlando del n.33 del 13-18 agosto 2019, che inaspettatamente (forse?) presenta una retrospettiva sul panorama automobilistico sportivo di quarant\’anni fa. Il 1979, anno chiave per i ferraristi, con un titolo piloti conquistato da Jody Scheckter, l\’ultimo prima di un digiuno durato una vita (ci sarebbe voluto Schumacher nel 2000 per interromperlo). Un numero simpatico, questo di AS, con una serie di capitoletti dedicati alle varie specialità e accompagnati da foto credo inedite. Non solo Formula 1, quindi, ma anche Formula 2 (che a quei tempi era un signor campionato), Formula 3, prototipi, turismo, Giro d\’Italia, naturalmente rally e altro ancora. Una bella, seppur rapida, retrospettiva di com\’era lo sport dell\’auto quarant\’anni fa. Un periodo particolare, a cavallo fra tradizione e modernità.

Su quegli anni ci sarebbe molto da dire, ma stavolta mi fermo qui. Segnalo anche l\’uscita in edicola di un altro interessante prodotto editoriale di Autosprint, la raccolta dei \”tunnel\”, ovverosia gli articoli scritti da Franco Gozzi che sul settimanale scrisse una serie di pezzi sui segreti di Maranello. Se lo trovate prendetelo perché sono letture sempre appassionanti. Del resto anche l\’Autosprint n.33, a tre euro e mezzo, vale sicuramente la spesa anche per lo spilorcio pubblico dei lettori italiani, non foss\’altro che per delle foto che fanno davvero rimpiangere quei tempi.

Il tavolino di vetro, il Lack dell\'Ikea e un\'Opel Manta di Tin Wizard

I lettori più affezionati del blog si ricorderanno delle \”considerazioni del tavolino di vetro\”. Sono passati ormai sette anni e quel bel tavolinetto di vetro trasparente decorato a mano e montato su un telaio di ferro battuto è rimasto in un altro appartamento. Di mezzo ci sono stati altri due traslochi, ma resta un po\’ di nostalgia per quei momenti passati in compagnia di quel tavolino, magari di fronte a due modelli dai quali scaturivano spesso osservazioni controcorrente o un po\’ paradossali. \”Che le fai a fare?\”, mi diceva già qualcuno, magari in buona fede. \”Perdi tempo, perché o non ti leggono o non ti capiscono\”. Poco importava (e poco importa tutt\’oggi). Le scrivevo perché mi divertivo a scriverle. Oggi tutto ciò che passa il convento è un banale tavolino Lack dell\’Ikea, e devo dire che anche per i miei standard odierni è piuttosto tristanzuolo. Vedrò come sostituirlo, intanto, in un momento di entusiasmo (per citare Jerome Klapka Jerome) lo chiamerò tavolino.

E chissà che la sua forma quadra al posto della rotondità del precedente non suggerisca qualche pensiero più razionale, che possa accontentare gli amanti della coerenza apparente e un po\’ bigotta. Inizierò utilizzando lo scalcinato Lack parlandovi della Opel Manta di Tin Wizard. Cominciamo bene, lo so che state pensando questo. Bene o male cominciamo. Tin Wizard è stata fondata nel 1979 ed è allegramente arrivata ai giorni nostri. Come, è una storia lunga. Basti pensare che come molte imprese tedesche, anche piccole, ha fatto della sostanza e della solidità le sue doti migliori. Nel tempo ha elaborato progetti, ha assorbito la produzione di Interdecal e ha distribuito marchi, spesso oscuri dalle nostre parti ma apprezzati in paesi del Nord Europa. Contemporaneamente, come si diceva, hanno portato avanti la loro gamma fatta di modelli intramontabili che esistono dai primissimi anni di attività, come la Scirocco Gruppo 2, la Porsche 924 Carrera GTR, la Volkswagen Golf Cabrio e varie Mercedes, alcune aggiornate con vari pezzi fotoincisi, altri identiche a com\’erano un quarantennio fa. Ebbene, io questi modelli li adoro. Mi ricordano sicuramente tempi lontani ed è per questo che la nostalgia-canaglia a volte può giocare brutti scherzi, ma c\’è dell\’altro. Essi testimoniano una passione e un lavoro che ha saputo sfidare il tempo, esattamente come il loro metallo bianco che nei decenni non ha fatto una piega. La Opel Manta, in un cafonissimo colore giallo che mi sembra molto più adatto del rosso e del nero, è uno dei pezzi intramontabili di questa gamma: certo tradisce subito la sua derivazione da un diecast (Pilen), ma le sue basi \”meccaniche\” fanno innamorare. E\’ tenuto insieme da due belle viti, ha i suoi paraurti nichelati, gli interni tutti neri (così non si sbaglia) e giusto due fotoincisioni a riprodurre i tergicristalli. Ma è molto Manta. Sistemata su una base che simula il pavé (prodotta dalla Hadi, se volete saperlo) sembra orgogliosa dei suoi difetti e pronta a sfidare i moderni resincast. Che poi non è neanche una sfida. Sarebbe come paragonare un vinile a un file MP3. 

Gallery: WEC 6 Ore di Silverstone 2013, griglia di partenza

Proseguiamo con alcuni piccoli assaggi del passato recente, con la griglia di partenza della 6 Ore di Silverstone 2013, valida per il WEC. Disputata in aprile, vide tra i suoi maggiori motivi di interesse la partecipazione ufficiale delle Porsche 911 RSR in classe LMGTEPro (seppur sotto il nome di Porsche AG Team Manthey), delle Audi R18 E-tron Quattro con nuove specifiche e della versione evoluzione delle Toyota. Il WEC era in attesa della Porsche 919 Hybrid, che sarebbe stata presentata l\’anno successivo al Salone di Ginevra.
Eccovi alcune immagini (foto David Tarallo) della griglia di partenza.

Fiat 124 Special T Gruppo 2 Rally dell\'Elba 1976: un\'anteprima del prossimo Eliomodels

Uno spettacolare passaggio della 124 Special T
Gruppo 2 di Dean/Dean all\’Elba 1976. 

Elio Venegoni di Eliomodels ha in ponte diversi progetti. In questo thread ve ne presentiamo uno fra i più avanzati, che dovrebbe concludersi già agli inizi di settembre se non addirittura prima. Si tratta di una Fiat 124 Special T rally in configurazione Gruppo 2, che sarà riprodotta nella versione Rally dell\’Elba 1976 con l\’equipaggio Dean/Dean. Dopo aver considerato come base anche l\’opzione del modello da edicola, Eliomodels ha deciso di partire da un ben più raffinato kit Arena, per una produzione molto limitata, il cui montaggio è stato affidato a Silvio Dalla Rosa, bergamasco, classe 1958, appassionato della storia di Le Mans e collezionista dei modelli della 24 Ore. Le decals, invece, sono state disegnate da Roberto Pigorini. Pubblichiamo le prime foto dei modelli in costruzione, ricordando che per chi preferisse una riproduzione dal costo più limitato potrà sempre ordinare l\’elaborazione su base diecast. Questa macchina è un bel pezzo di storia dei rally degli anni settanta, quella storia dell\’automobilismo di \”base\” che spesso viene ignorato dai fabbricanti e che invece a noi piace moltissimo. Abbiamo deciso di seguire le fasi dei lavori da vicino e di renderle note sul blog, concludendo poi la serie di notizie con la recensione del modello finito. A presto quindi con ulteriori sviluppi del progetto Fiat 124 Special T Gruppo 2.

Divano posteriore presente o assente?
Alla fine si è deciso di non inserirlo. 
Le scocche già preparate, pronte per la verniciatura dopo
la mano di fondo. 

Prove d\’assetto sul kit Arena; si cerca il compromesso ideale
per una vettura che ha corso sullo sterrato. 

Giovanni Papini e il collezionismo fra libri evitati e altri che ti vengono a cercare

I libri – si sa – non sei tu a cercarli ma sono loro che ti cercano. Un po\’ come le donne, ma quello sarebbe un altro discorso. Qualche giorno fa ero entrato all\’IBS per prendere un paio di volumi, uno inerente gli argomenti del blog, l\’altro perché alcune recensioni mi avevano incuriosito. Il primo è Conoscere la Formula 1, un simpatico manuale a cura di Mauro Forghieri e Marco Giachi (di cui forse parlerò), il secondo è La scuola cattolica, romanzo (ma la parola romanzo in questo caso è riduttiva) di Edoardo Albinati. Ho deciso che La scuola cattolica avrebbe potuto attendere, e in compenso ha attirato la mia attenzione, nella sezione dei libri usati e dei resti di magazzino, un bel volumetto edito dalla Vallecchi di Firenze nel 1971, contenente dei testi sparsi di Giovanni Papini, le Schegge, dal 1954 al 1956. Al di là dell\’interesse letterario che ho sempre provato per una figura ingiustamente dimenticata come il Papini, mi sono sempre piaciuti questi libri dei primi anni settanta, ancora prodotti da case editrici storiche che ancora esistevano in una Firenze già in piena mutazione ma che rappresentano bene il trait d\’union fra l\’antica cultura dell\’anteguerra e la modernità che viveva già della comunicazione di massa applicata alle lettere.

E come è successo per altre recenti scoperte, il libro non delude, anzi riconcilia con certi cliché che inevitabilmente il liceo, cronicamente ossessionato dalla mancanza di tempo, ti deve mettere in testa: Papini e Prezzolini (sempre insieme), il Prati e l\’Aleardi, e giù un\’altra pletora di \”minori\” colpevoli solo di essere vissuti nell\’epoca in cui forse di talenti ce n\’erano anche troppi. Oggi che con tutto il rispetto si celebra Camilleri come autore nazionale, neppure il più scornato dei Bersezio, dei Pascarella o uno a casaccio fra gli epigoni della Scapigliatura scomparirebbe nel cialtronesco foro boario contemporaneo; anzi, forse non verrebbero neanche ascoltati perché giudicati difficili. Ebbene, Papini.

Di Papini avevo ritrovato una serie di foto scattate nella sua casa fiorentina nel 1955 proprio qualche giorno prima, nell\’archivio dell\’Istituto Luce. Quando si dice che gli avvenimenti si richiamano e i personaggi pure. Mi sono divorato quell\’elegante libro in carta vergata, elegante ma non affettatamente raffinato. I libri la Vallecchi li faceva così perché ancora nei primissimi anni settanta un libro non era mai un fatto banale. Un testo rarefatto e allo stesso momento consistente, di un intellettuale che di lì a poco avrebbe lasciato questo mondo, e lo sapeva.

Vi sono perle di saggezza e di lungimiranza, con previsioni talmente azzeccate sul futuro (ossia il tempo che stiamo vivendo oggi) che sarebbe un peccato bruciare in un blog come questo. Una cosa però ve la voglio trascrivere, e si tratta di un breve dialogo immaginato tra l\’autore e uno dei suoi tanti alias, in questo caso il famoso Versiero:
\”Il pittore moderno – proclamò sorridendo Versiero – è a mezza strada tra il verniciatore e il medium. Anzi, il più delle volte, tra un verniciatore inesperto e un medium fraudolento\”.
\”Il tuo maledetto vizio del frizzo lepido – risposi – ti fa tradire il vero. Soltanto nella cerchia dei miei amici, che non sono molti, conosco quattro o cinque pittori eccellenti. Ma seguita pure: cosa dirai dei critici d\’arte?\”
\”Il critico d\’arte è a metà strada tra il complice involontario e il metafisico a bassa quota\”.
\”Sta bene, e i collezionisti?\”

\”I collezionisti sono a metà strada tra i romantici dell\’investimento d\’azzardo e gli astrologi delle congiunzioni e opposizioni delle mode artistiche\”.


Al netto delle corrispondenze ancora attuali col mondo dell\’arte di oggi, mi sono chiesto se potrebbero esserci dei parallelismi col nostro ben più modesto mondo dell\’automodello. I montatori da 1000 euro a mezza strada tra il verniciatore e il medium; i gruppi su Facebook dove si criticano gli 1:18 della Laudoracing formati da gruppuscoli di complici involontari e metafisici a bassa quota e, infine, i collezionisti bulimici, frustrati e infantili sospesi fra il romanticismo da investimento d\’azzardo e l\’astrologia delle congiunzioni e opposizioni delle mode. Immagini sapide e quantomeno grottesche ma almeno un po\’ vere? Papini scuserà l\’irruzione nel suo mondo erudito di un giornalista in vena di provocazioni.

Un\'alternativa a Spark? La Porsche 911 RSR di LSRacing Modélisme

La 911 RSR non è esclusivo appannaggio di Spark. JPS ha già prodotto il kit delle versioni di Le Mans 2018 (le due livree storiche), mentre è notizia di questi giorni l\’uscita del modello dettagliato di Feeling43. Su base JPS, LSRacing Modélisme, un atelier basato non lontano da Parigi, propone una serie numerata e limitata a 10 esemplari della 911 RSR numero 92 di Le Mans 2019, con la decorazione commemorativa del titolo mondiale (strisce oro al posto di quelle rosse). Il modello è già disponibile al costo di € 160,00. Verso l\’autunno saranno realizzate anche le altre tre versioni ufficiali che hanno corso a Le Mans.

Una specie di revival: vecchi kit, ricordi distorti e distorsioni varie

Quando Starter e Provence Moulage inondavano il mercato di kit, molti avrebbero voluto avere una Spark che teneva il ritmo che per qualsiasi umano sarebbero stati impossibile da sostenere. I più facoltosi tra i collezionisti accumulavano decine, centinaia di scatole di montaggio, di cui tutt\’oggi hanno pieni armadi, cassetti, cassettiere e naturalmente gli spazi sotto i letti. Man mano che escono gli Spark, trovi lotti di kit venduti da Grand Prix Models e altri specialisti a prezzi di solito molto competitivi. I più interessanti, o quelli che permettono un progetto di montaggio un minimo più intrigante, partono subito; gli altri ci mettono più tempo ma normalmente non faticano troppo a trovare un compratore.

Kit Madyero: Porsche 911 Carrera RSR…
…e Osella-BMW PA9 1980. I Madyero continuano ad essere
fra i kit speciali col miglior rapporto qualità/prezzo. 

Per parte loro, i kit contemporanei hanno un loro mercato, segno che la richiesta c\’è ancora. La decisione di riprendere la produzione di Racing43, ad esempio, indica una certa domanda, ma anche altre marche come Madyero o Arena hanno i loro estimatori.

Feeling43, Porsche 911 RSR 2018. 

Che il kit non è morto l\’ho scritto già altrove in un recente passato. Non è morto neanche il kit più complesso, che anzi permette di ottenere risultati di tutto rispetto e l\’uscita della Porsche 911 RSR di Feeling43 sta a testimoniare che non c\’è solo posto per Spark. Nel caso di Feeling43, ma anche di Profil24, MFH e altri, probabilmente la maggior parte della committenza non è in grado di montarsi il kit da solo, ma si affida a qualcuno dei professionisti di punta per avere un modello esclusivo. Tornando ai kit più terra-terra, essi finiscono sempre per far scattare una molla di nostalgia e di interesse in coloro che ne hanno vissuto il periodo di maggior gloria, ossia quello dalla fine degli anni settanta a metà anni novanta.

Uno dei lotti che di tanto in tanto appaiono sul sito
di Grand Prix Models. Per inciso, l\’Inghilterra è ancora
un mercato piuttosto forte per il kit tradizionale. 

Oggi che il problema della documentazione è parzialmente superato grazie a Internet e alla presenza di pubblicazioni ben più dettagliate di allora, c\’è la possibilità di farsi una raccolta di modelli davvero \”alternativa\” agli onnipresenti Spark, a prezzi tutto sommato accettabili. Personalmente, ciò che mi attrae maggiormente in un\’ottica di questo genere è l\’originalità. Quando esce uno Spark, tutti comprano quel determinato modello: in Europa, in Giappone, negli Stati Uniti, in Australia e al Polo Nord. Vuoi mettere con la casuale incertezza di imbatterti in un determinato kit a una borsa di scambio, su eBay o altrove? E cercando di mettere insieme i pezzi compatibilmente con la documentazione, il collezionista è costretto a farsi una cultura perché non tutto c\’è nella scatola e va aggiornato con le foto più nuove scovate in rete, cercando di adeguarlo agli standard moderni, magari senza stravolgerlo troppo. E\’ un lavoro di gusto e di equilibrio. Una cosa va ricordata: Spark, com\’è accaduto in passato con Vitesse e poi con Minichamps, è destinata ad essere superata da un concorrente del futuro di cui ancora non conosciamo il nome ma che sicuramente sta già buttando giù una strategia per rivoluzionare nuovamente il mercato (è la legge del cosiddetto progresso). Un kit montato invece continuerà imperterrito ad esistere, magari con le sue incoerenze e incongruenze, con una storia da raccontare. Perché in entrambi i casi, spero lo sappiate, i modelli che acquistate non sono destinati a rivalutarsi (quando succede è un caso e non potete prevedere quali lo faranno e quali no) e vanno considerati come degli oggetti di divertimento, fatti per appagare una passione. Non è vero che chi ama distinguersi dalla massa ha poche scelte. Poche scelte le ha chi si uniforma alla corrente.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.258 (luglio-agosto 2019)

Se non avete ancora il numero 258 di Auto Modélisme non ve la prendete: non vi siete persi niente. Da alcuni anni ormai, l\’uscita estiva della rivista del gruppo Michel Hommell esce con uno speciale dedicato, in alternanza un anno a Porsche, un anno a Ferrari. Questa è la volta della Ferrari, con un numero apparentemente pieno di contenuti. Il problema è un altro: questo genere di \”speciale\” dimostra ormai tutto il peso degli anni, soprattutto in un\’epoca in cui la gente non aspetta l\’uscita di una rivista cartacea per trovare qualcosa di ordinario. Per carità, nessuna ostilità nei confronti dell\’impegno della redazione, che ci mette l\’anima per confezionare qualcosa di decente. Ma non è più il tempo; il tempo è forse per gli Hors Série di Le Mans, tanto per fare un esempio, ma tutto quello che presenta il numero estivo di Auto Modélisme è vecchio nel peggiore senso del termine. Innocente, magari dignitoso, ma irrimediabilmente obsoleto e quindi poco interessante.

A che serve l\’ennesimo articolo sul presepe-diorama (indovinate su cosa? Le Mans 1970! Ma non si era detto che quella gara in realtà non si è mai corsa?), a cosa serve la rassegna sulle Ferrari di Niki Lauda, la retrospettiva sulla serie delle berlinette 250 in scala 1:18 o le recensioni-fotocopia dei BBR? Onestamente: qualcuno comprerà un BBR perché ne ha letto la recensione su Auto Modélisme magari dopo che il modello è andato esaurito? Si salva, per il merito della firma, il pezzo di Jean-Marc Teissèdre sulla storia in 1:43 della Ferrari 333SP, obiettivamente ben documentato grazie alla straordinaria esperienza di chi sui campi di gara ci ha passato una vita. Il resto è deprimente ma – paradossalmente – non per colpa della redazione. Sono cambiati i tempi e l\’informazione, se non cambia con loro, è destinata ad estinguersi come una specie inutile.

Risvolto storico: Le Mans Series, 1000km del Nurburgring 2009

Pubblichiamo una piccola rassegna di alcuni dei prototipi che corsero alla 1000km del Nurburgring 2009, valida per la Le Mans Series. Assenti Peugeot e Audi ufficiali, il parco vetture era comunque abbastanza interessante, con tre Lola-Aston Martin B09 ufficiali sponsorizzate dalla Gulf, la Pescarolo 01 di punta e le due Audi del Team Kolles (per la verità perennemente a corto di preparazione e organizzazione). Completavano il quadro tante altre LMP1 e LMP2, con una più che discreta rappresentanza italiana. Sulle GT torneremo forse in seguito. E\’ buffo rendersi conto che anche a distanza di così \”poco\” tempo le cose possano cambiare in modo anche piuttosto radicale. Gli scenari mutano e anche i rapporti di forza in una categoria – l\’endurance – che non ha mai goduto di grande stabilità. Continuiamo a proporre questi piccoli approfondimenti storici nel blog nella speranza che possano interessare anche i lettori appassionati di modellismo. 
Foto David Tarallo

Kharthikeyan/Zwolsman/Meyrick (Audi R10 TDI)
Ibanez/Cavailhès/Da Rocha (Courage-AER LC75)
Bakkerud/Albers/Mondini (Audi R10 TDI)

Salini/Salini/Gommendy (WR-Zytek LMP2008)

Cortés/Nieto/Jorda (Lucchini-Judd LMP2/08)

Bruneau/Vergers/Sini (Radical-AER SR9)

Lavaggi/Kaufmann (Lavaggi-AER LS1)

Schell/Thirion/Metz (Courage Oreca-AER LC75)

Boullion/Tinseau/Collard (Pescarolo-Judd 01)

Erdos/Newton (Lola-Mazda B08/86)

Bobbi/Piccini/Biagi (Lola-Judd B08/80)

Faessler/Belicchi/Prost (Lola-Aston Martin B08/60)

Charouz/Enge/Muecke (Lola-Aston Martin B09/60)
Ramos/Hall/Buncombe (Lola-Aston Martin B09/60)

Un libro sulla 12 Ore di Sebring previsto per metà settembre

La bozza della copertina del libro che dovrebbe
uscire a metà settembre. 

Ken Breslauer è il massimo esperto della storia della 12 Ore di Sebring. Da molti anni è addetto stampa della gara e ha al suo attivo numerose pubblicazioni non solo sulla 12 Ore ma anche sulla storia economica e sociale della Florida. Il suo primo libro su Sebring uscì alla fine degli anni novanta e fu un primo tentativo di inquadrare un argomento che già allora era vastissimo. Il volume riportava anche tutte le classifiche complete e i resoconti di ciascuna edizione, corredati da foto per lo più inedite. Per i tempi era un libro più che buono, anche se non eccezionale. Il progetto di qualcosa di ancora più sostanzioso ha covato per anni. Il momento giusto sembrò arrivare nel 2012, anno del sessantesimo della gara e primo appuntamento del nuovo WEC nonché della serie IMSA.

Frontespizio del libro del 2012 con dedica dell\’autore. 

Purtroppo alcune difficoltà impedirono lo sviluppo completo di un volume davvero definitivo e ci si dovette accontentare di una pubblicazione in brossura di circa 150 pagine, con le classifiche (ulteriormente riviste e più complete) e con le foto delle prime dieci vetture classificate di ciascuna edizione fino a quel momento. 
Il blog ne parlò prontamente e potete trovare la recensione a questo LINK.

Ora, a distanza di oltre sette anni da quell\’uscita, viene annunciata la pubblicazione di quella che dovrebbe essere la \”bibbia\” di Sebring, un\’opera di 256 pagine con oltre 1700 foto raffiguranti ogni auto partecipante in tutte le edizioni dal 1952 al 2019. E\’ senz\’altro una bellissima notizia e seguiremo con interesse questa impresa.