Le guide di Grandiepiccoleauto: questioni metodologiche, l\'esempio di una Mini di Corgi

Quando collezionavo gli AMR dovevo spesso sopportare i commenti di montatori o di altri collezionisti per lo più invidiosi che criticavano i prezzi pagati (non solo da me) per alcuni pezzi di particolare rarità. Attenzione: ho detto rarità, non necessariamente qualità, proprio perché il prezzo di un bene, qualsiasi esso sia, la fa la richiesta, non le sue caratteristiche intrinseche. Per capire il concetto basta pensare al mercato dell\’arte, o semplicemente al mondo delle auto d\’epoca. Detto questo, quali sono le discriminanti perché un modello d\’antiquariato assuma valori o quotazioni particolarmente alte? E\’ quello che mi sono chiesto osservando quello che potrei chiamare un caso limite. Si tratta di un modello Corgi anni settanta, proveniente dalla raccolta di Percy Wilford, disegnatore presso la Corgi stessa, di cui ci siamo occupati giorni fa proprio nel blog (andatelo a cercare se vi interessa).

Questa Mini è in un particolare colore bianco con piccole personalizzazioni (targa specifica) e migliorie (fari dipinti ecc), proprio come avrebbe potuto fare un qualsiasi modellista in quel periodo, alla ricerca di un minimo di dettaglio in più. Il fatto che questo modello sia appartenuto a un dipendente Corgi cambia qualcosa? In assoluto no, anche se in alcuni casi la provenienza certa da una collezione di prestigio o di un personaggio conosciuto è un plus nel raggiungimento di quotazioni più interessanti. Ma in questo caso il modello non ha una valenza particolare, o per lo meno la sua importanza non è eccezionale non essendo né una prova, né un preserie. Prove di colore, preserie o edizioni speciali raggiungono cifre ragguardevoli proprio in virtù della loro rarità. Tali modelli fanno parte della storia di un marchio e sono – seppur occasionali – degli articoli ufficiali, ben riconducibili alle vicende del produttore. In questo caso, invece, si tratta di una delle tante elaborazioni, magari più interessanti proprio perché nate nell\’entourage dei disegnatori Corgi, ma non utili per far luce sulla produzione conosciuta. Se il modello fosse stato verniciato in bianco e sigillato direttamente dalla Corgi con i suoi rivetti originali, allora le cose sarebbero state diverse. In quel caso saremmo stati in presenza di un pezzo unico uscito seppur ufficiosamente dalla casa. Occhio quindi a distinguere le varie casistiche, operazione necessaria per determinare il valore plausibile di un modello d\’antiquariato.

Segnalazione bibliografica: Inestimables miniatures et jouets argus 2020/2021

Seconda edizione per l\’Argus Corgi Toys, CIJ, JRD, Spot-On, Tekno, Mercury e Quiralu in 1:43. Questa guida, che integra quella sulla Dinky, esce con una serie di migliorie e di aggiunte rispetto alla prima edizione, uscita un paio di anni fa. Basata sui risultati delle vendite registrate fra il 1999 e il 2019, l\’Argus non è una lista completa delle varie produzioni, ma un repertorio di tutto ciò che ha cambiato di proprietario in questi ultimi vent\’anni. Edito da LDA, questo volume ha un prezzo di € 32,00 + spese di spedizione.

La recensione più completa della prima edizione potete leggerla a questo link:
http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2017/06/inestimables-miniatures-et-jouets-argus.html

Un modello dimenticato: Lancia Stratos edizione limitata della Miniminiera

Le Lancia Stratos Miniminiera si presentavano
montate su una base in plastica, con vetrina in plexi
e protezione in cartone. La produzione era limitata
ma non numerata. 

L\’idea di modelli speciali montati low cost non è nuova. Come abbiamo visto in altri articoli del blog, negli anni novanta non erano pochi i marchi a cercare un\’alternativa ai sempre più dilaganti prodotti cinesi (in primis Minichamps) ma anche alla contrazione delle vendite dei kit. Verso il 1997 ci provò anche la Miniminiera, distributore all\’epoca di Racing43, con una serie di Lancia Stratos in metallo bianco, provenienti dalla produzione di Chiapatti, vendute solo montate. Ho un ricordo piuttosto nitido dell\’uscita di quei modelli. Nell\’inverno 1997-1998 mi trovavo a Sacile per il servizio militare e una delle mie mete più frequenti era il negozio di Paolo Marcolin a Pordenone, tre o quattro fermate di treno da Sacile. I lunghi pomeriggi del sabato, in cui non ero potuto scappare in licenza, li passavo a discutere con Paolo nel suo piccolo negozio sotto i portici. Montava le sue serie limitate e mentre l\’osservavo lavorare, guardavo ciò che di nuovo era arrivato. Cosa affascinava all\’epoca un collezionista, almeno fra la produzione cosiddetta industriale? Gli Herpa in metallo non erano male, oltre ai noti Minichamps, poi le marche italiane, i Vitesse, i Faller, i Corgi e più o meno si era fatto il giro di quanto di meglio potesse offrire il mercato. Un giorno colpirono la mia attenzione due Stratos Gruppo 4, una blu e una bianca. Erano appunto le Stratos Miniminiera, in versione competizione.

Vista posteriore della Gruppo 4. La Stratos Miniminiera
si può ancora trovare a prezzi ragionevoli. 
I pezzi aggiuntivi (spoiler del tetto, antenna, fendinebbia,
batteria fari supplementari anteriore, decals) erano
fornite in una busta sigillata con le istruzioni. 

Il prezzo era abbastanza buono (non ricordo però quanto costassero di preciso) e l\’idea, anche se non rivoluzionaria, era valida: fornire una base montata con un vero e proprio transkit provvisto di decals e pezzi vari per ottenere una versione da gara. Un po\’ il concetto dei vari Top43, Sport Cars e Record-Solido, anche se quelli erano dei modelli diecast. Chiesi a Marcolin di completarmi i modelli aggiungendo magari qualche dettaglio non compreso nella confezione, come le cinture di sicurezza. Fece un ottimo lavoro e i modelli restarono nella mia collezione per un decennio buono.

Le versioni stradali avevano la marmitta fornita a
parte, da applicare a cura dell\’acquirente. 
La versione stradale in rosso-arancio. 

Si trattava della versione Montecarlo 1979 (Motorac) e Sanremo 1979 Concessionari Lancia, ma altre ne erano uscite, come la Broms Car. Come detto, i modelli erano in tutto e per tutto degli speciali in metallo bianco già montati, con materiale Racing43. Contemporaneamente uscì una serie stradale, in tutti o quasi i colori tipici della vettura stradale: verde mela, giallo, blu medio, rosso (non so se uscì anche il quarto colore, il celeste). Oggi questi modelli non sono troppo ricercati. La Stratos stradale è stata nel frattempo riprodotta anche da altri marchi, né si può dire che della Gruppo 4 manchino in generale kit e modelli già fatti. La Stratos Miniminiera può comunque avere un suo senso ancora oggi, e non solo a livello di curiosità storica.

La versione blu della Stratos stradale. Tutti i pezzi erano
di provenienza Racing 43. 

Le linee sono valide (d\’altra parte il kit Racing43 non era male, al contrario di un altro classico, la Fiat 131 Abarth, piuttosto mal riuscita e mai proposta come montato), le rifiniture più che buone, con la presenza di fotoincisioni e un\’ottima verniciatura, considerando i tempi in cui uscì il modello e la preparazione necessaria per una carrozzeria in metallo bianco. Negli anni le serie limitate di Miniminiera sono andate avanti con prodotti di vario genere, dai Burago elaborati ad altri modelli speciali montati, dai diecast fatti in Cina fino alla recentissima Giulietta II Serie 1:18, in resina.

Torna Auto Italiana con un book-magazine di quasi duecento pagine. Funzionerà?

La storica testata Auto Italiana è di proprietà dell\’Editoriale Domus che quest\’anno ha deciso di riutilizzarla in modo sistematico per una nuova rivista dal carattere molto esclusivo. Auto Italiana uscirà solo ogni tre mesi, all\’inizio di ogni stagione. Il primo numero è arrivato nelle edicole verso il 10 ottobre e si presenta come un corposo book-magazine (sullo stile di The Good Life, tanto per intendersi), molto curato e piacevole nell\’aspetto e nel materiale. Auto Italiana 2019 vuole essere un compendio di storia e di attualità, centrato sulle produzioni e sulle eccellenze (brutta parola, ma non me ne viene una migliore, casomai la cambierò più tardi) dello stile e della meccanica di casa nostra. Personaggi, storie, retrospettive: tutto in una chiave elegante (patinata? Vedremo), distante dallo spirito di altre riviste nostrane con le quali Auto Italiana non vuole confrontarsi. L\’intento della rivista, che ha una foliazione di 194 pagine, è un altro: fornire contenuti interessanti, certo, ma anche in una forma impeccabile. Chissà se gli appassionati apprezzeranno.

I documenti e le foto sono indubbiamente di un certo livello; i testi, non lunghissimi, scritti da alcuni professionisti riconosciuti. Auto Italiana, diretta da David Giudici, è un progetto ambizioso, se non altro diverso rispetto a tutte le realtà che conosciamo qui da noi. E\’ un prodotto editoriale che per essere apprezzato richiede tempo, e mi viene un po\’ in mente la filosofia d\’impostazione della già citata The Good Life. Non è, tutto sommato, una lettura veloce, e questo per altri motivi rispetto, ad esempio, a Motor Sport, che impone anch\’essa tempi lunghi per la qualità degli approfondimenti e la corposità dei testi. Auto Italiana assomiglia un po\’ a certe riviste giapponesi con i loro difetti ma anche con i loro pregi. 

Con un prezzo di copertina di € 10,00 la pubblicazione non è neanche eccessivamente cara e i temi trattati sono tanti. Il primo numero, con in bella evidenza alcuni disegni della Dino V6 del 1969, promette bene. Una pubblicazione come questa merita tempo ed è anche bello che novità di questo genere escano in periodi in cui si tende a consumare e a tritare tutto troppo in fretta. Molta della carta in circolazione è ormai inutile. Questa, probabilmente, non lo è. Il secondo numero sarà in uscita il prossimo gennaio. Sapete che io sono un fissato degli abbinamenti carta-modelli. Ogni libro, ogni rivista, debbono essere assaporati con un modello davanti. Chi non ha la vetrina lo tiri fuori dalla scatola. Per Auto Italiana consiglierei un bel BBR di quelli montati in Italia, magari in edizione limitata. Non una cosa per tutti.

Corgi Toys, una serie… dorata. Dalla collezione di Percy Wilford

La storia dei grandi marchi del passato è lungi dall\’essere completa e conosciuta in tutte le sue sfaccettature. Abbastanza di frequente, infatti, emergono modelli che testimoniano di realtà poco conosciute o completamente ignote, rapporti di collaborazione, risvolti e retroscena intriganti. E\’ il caso di tre modelli placcati in oro recentemente scoperti e provenienti dalla famiglia di Percy Wilford, che lavorò come modellista alla Corgi Toys. Collaboratore di Marcel Van Cleemput, Wilford è tra l\’altro menzionato e fotografato a pagina 71 del libro sulla storia del marchio, scritto dallo stesso Van Cleemput. 


Anche il figlio di Percy Wilford, Robert, lavorò alla Corgi entrando in fabbrica come apprendista nel 1963. Di questa serie di modelli placcati in oro si sa poco; probabilmente non se ne produssero più di una dozzina di esemplari per modello. 

Nelle scorse settimane ne sono stati messi in vendita tre: una Rover 2000 (catalogo 252), una Land Rover (438) e la Batmobile (267), quest\’ultima con la variante dei pneumatici neri con anello anziché col battistrada. Tra l\’altro la Rover non è estranea ad altri trattamenti… brillanti. Si conosce una rara versione cromata, prodotta in serie limitata nel 1963 (foto sotto). 




Diecastsociety.com, per un\'informazione globale

Alcuni mi hanno chiesto un parere su Diecastsociety. Per chi non lo sapesse ancora, il sito http://www.diecastsociety.com è uno dei più grandi portali di opinioni, recensioni e informazioni sugli automodelli. Già questo è allo stesso modo un pregio e un limite. Diecastsociety è come il canale Youtube di Jay Leno, ci si va per divertirsi e per avere una visione un po\’ globale delle cose. Non ci troverete la recensione di modelli speciali o di rarità, ma se gli AutoArt, i Minichamps, i BBR, i Solido o tutto il resto del mainstream è il vostro pane, questo sito fa per voi. C\’è anche un forum molto attivo dove potrete trovare le risposte a molti quesiti, basta che non citiate marche più vecchie di trent\’anni altrimenti gli zelanti moderatori andranno completamente nel pallone. Del resto anche gli Youtuber che vanno per la maggiore ignorano cosa sia un\’OSCA o una De Sanctis, non ne si può far loro una colpa. Il sito è sponsorizzato, e anche da inserzionisti piuttosto grossi. Nonostante ciò le recensioni dei modelli sono oneste, perché in generale gli americani hanno una mentalità diversa dalla nostra. Mi è toccato leggere in queste giorni recensioni prezzolate della Giulietta di Miniminiera su siti che si farebbe fatica a definire organi di informazione. Semmai sarebbero degli organi di promozione-comunicazione e forse farebbero miglior figura a dichiararsi come tali. In questo modo i compilatori di recensioni completamente fasulle e disoneste non passerebbero da giornalisti pilotati ma più semplicemente farebbero il loro lavoro di addetti stampa. Anche se meno dannoso rispetto al mondo delle auto vere, il sistema dell\’informazione prezzolata fa danni anche nel modellismo, e pensare che ormai nessuno dà più retta a certi comunicati stampa travestiti da articoli. Tornando a Diecastsociety, magari dateci un\’occhiata: è sicuramente un mezzo di informazione più completo e meno becero delle terrificanti ammucchiate di commenti ammiocuggino che trovate su Facebook. Per quanto possa parere strano, Facebook è morto, perché sono sempre più numerosi coloro che lo utilizzano come mezzo di informazione. Non è una boutade, è un\’anticipazione.

Fiat 128 Gruppo 2 Scuderia Filipinetti da Remember Models

Già presente nella gamma Tokoloshe, la Fiat 128 Gruppo 2 è stata recentemente modificata da Remember ed è ora disponibile in alcune versioni corsa della Scuderia Filipinetti, realizzate in serie limitata. Altre ne seguiranno, sempre in numeri molto limitati.

Come i gamberi: Ferrari 512S Le Mans 1970 di Marsh Models

Annunciata da diverso tempo, è finalmente disponibile la Ferrari 512S coda lunga di Le Mans 1970 di Marsh Models e in questi giorni circolano le prime foto dei modelli montati. La 512S lunga è tutt\’altro che un soggetto raro in 1:43, già ampiamente sfruttato da marchi italiani e esteri, con risultati talvolta eccellenti. Non mancano quindi modelli di un certo livello di questa macchina. Ora, Marsh Models, che già ha ripercorso tutta o quasi la storia della 312 PB dal 1971 al 1973, ha attaccato la serie delle 512S iniziando dalle versioni di Le Mans. L\’attesa era ragionevolmente per un prodotto se non superiore, almeno in linea con quanto visto fino ad oggi. E invece, come a volte succede (un esempio: l\’Alfa Romeo Giulietta SZ di Renaissance), anziché avanti si va indietro. Apprezziamo la prototipazione originale, ma almeno fateci qualcosa di accettabile, perché nel 2019 un modello come quello che vi presentiamo in foto, accettabile non è. Tralasciando dettagli quali i dadi ruota piatti come delle frittate (in giro se ne trovano a bizzeffe fabbricati in alluminio, che ragione c\’è di rifarli fotoincisi?) o la linea del muso fuori registro, basterà segnalare la sezione centrale del padiglione, col montante anteriore di spessore enorme e un vetro laterale che sembra un abbaino di una casa di montagna. Per facilitare il confronto, posto qui una foto della vettura reale perché qualche collezionista americano, come amavano fare i simpaticoni di un forum di quelle parti, non mi dica che sono io ad essere orbo. Sulle riviste specializzate si continuerà pure a tacere di modelli sbagliati (è una regola del quieto vivere alla quale tutti i giornalisti si adeguano), ma su questo forum troverete sempre critiche costruttive senza esclusione di alcun marchio, perché riflettere e fare dei confronti deve essere il metodo e la linea guida di ogni collezionista e a volte una recensione negativa può rivelarsi più utile di un\’omissione di convenienza. Sono da sempre un ammiratore del marchio Marsh Models ma certe loro realizzazioni recenti mi lasciano quantomeno interdetto. A voi il giudizio.

Vale ancora la pena comprare Ruoteclassiche? Note in margine al numero di novembre 2019

Spesso mi chiedono che cosa ne pensi di Ruoteclassiche. Il panorama delle riviste storiche in Italia si è ormai assestato su una generale mediocrità, con alcuni coraggiosi tentativi (vedi Autocollezioni Magazine) che si sono arenati per mancanza di un reale mercato. Resiste Ruoteclassiche, forte dell\’Editoriale Domus alle sue spalle, che negli anni ha conosciuto alti e bassi. Comprai Ruoteclassiche per la prima volta nel febbraio del 1990, era un numero – ricordo – con una Giulietta berlina in copertina, e a quell\’epoca in giro c\’era ben poco. Autosprint cercava di agganciare l\’allora ricco bacino delle gare per autostoriche con servizi speciali e allegati, fatti anche bene, ma paesi come l\’Inghilterra restavano lontani anni luce. Oggi Ruoteclassiche, con una foliazione di 180 pagine, occupa uno spazio abbastanza definito, con un\’immagine chiara e dei contenuti rassicuranti. Diretta ora da David Giudici, la rivista non è per niente sgradevole e può avere un suo senso. Esaminiamo il numero di novembre, uscito in questi giorni. Confesso che ha attirato la mia attenzione la Mini 40 in copertina, auto e versioni con la quale ho un legame particolare. La cover story, dedicata all\’ultimissima versione della Mini Rover, uscita nel 1999 e poi subito dopo eliminata dal nuovo proprietario BMW, è un\’utile guida al restauro, alla gestione e alla ricerca di questa vettura.

Automobilismo pratico, si potrebbe dire. Ruoteclassiche è abbastanza valido come strumento di indicazioni generali e come fonte di massima per poi approfondire per proprio conto i vari argomenti. Abbiamo poi gli incontri con i collezionisti, fra cui un appassionato che possiede una rara Ferrari 348 Spider bianca, un confronto fra Porsche 914 e 914/6 e varie altre cosette simpatiche, senza perdere di vista il mondo delle youngtimer, cui l\’Editoriale Domus riserva una testata a sé, come gli editori fanno ormai da tempo in Inghilterra, in Germania, in Francia o altrove. Succose le memorie di Pino Allievi e Carlo Cavicchi, che valgono da soli il prezzo del biglietto (€ 5,50). Poca invece la storia intesa alla maniera tradizionale: l\’anniversario della Bentley che nel 2019 compie un secolo è celebrato da un pezzo di sei pagine, tutt\’altro che esaustivo, ma che nel suo breve spazio fornisce un\’infarinatura di base sulle vicende della marca, tutto sommato poco conosciute in Italia. Una parte consistente della rivista è consacrata alle varie cronache degli avvenimenti (soprattutto concorsi e gare di regolarità), mentre la parte finale, quella con i \”listini\” è resa meno pesante da alcuni commenti sulle tendenze e i comportamenti del mercato. 
Consiglierei Ruoteclassiche così come si presenta in questo periodo? Probabilmente sì, anche se non tutti i mesi. Guardatelo, considerate tutto quanto e domandatevi se per caso – qualora aveste un budget di spesa limitato – non valga la pena investire i soldi in un buon libro o nel classico, intramontabile Motor Sport.
Di Auto Italiana, nuova iniziativa della Domus, parlerò presto in un articolo a parte. 

BBR annuncia la Ferrari 360 Modena 1999 in scala 1:18

BBR ha appena aperto i preorder per la Ferrari 360 Modena in scala 1:18. Il modello, curbside in resina, sarà disponibile a dicembre nel colore Rosso corsa 322. Edizione limitata a 360 esemplari numerati. Seguiranno altre colorazioni: giallo, bianco e grigio alloy, anch\’esse preordinabili e limitate a 60 esemplari per ogni referenza.