Rétromobile 2019: Stéphane Dufrene e Eric Henroteaux (Masta Miniatures)

Stéphane Dufrene resta secondo me il modellista che in questi ultimi tre-quattro anni si è maggiormente evoluto, proponendo degli splendidi capolavori all\’europea, dotati di dettaglio eccezionale, accoppiato a una fedeltà storica e ad una padronanza delle tecniche che hanno pochi eguali. A Rétromobile, Dufrene presentava, in 1:43, un paio di modelli, fra cui una Ferrari 250 GTO con particolari \”a vista\” attraverso una specie di cut-out della carrozzeria e ambientata in quello che sembrerebbe essere un diorama di un museo. Personalmente preferisco altri modelli, perché qui mi pare che si conceda troppo all\’ \”americanata\”, ma – si sa – il mercato chiede e gli artigiani eseguono. A parte questo, ancora una volta tanta ma tanta ammirazione per un personaggio che ha fatto dell\’umiltà e della semplicità una delle sue caratteristiche più apprezzabili. Dufrene è inoltre un modellista di un eclettismo impressionante, capace di passare dall\’auto agli aerei alle barche con una disinvoltura rara. 

Presenza tradizionale a Rétromobile anche per Eric Henroteaux di Masta Miniatures, che prosegue la saga in memoria della breve esperienza dei Titan, voluti da un André-Marie Ruf alla fine della sua esistenza. Le sue Ferrari Daytona Gruppo 4 e 512BB-LM in 1:12 sono sempre affascinanti e anche le tecniche di sporcatura e di usura applicate, spesso quasi incompatibili col modellismo automobilistico, acquistano un loro senso proprio in virtù dell\’efficacia e del realismo delle tecniche impiegate.

Rétromobile 2019: stand di Fred Suber

Anche se gli artigiani di Rétromobile sono sostanzialmente quelli di due, quattro o sei anni fa, vale ugualmente la pena dare loro lo spazio che meritano, per la loro originalità, per la loro bravura e – perché no – per il loro coraggio. Rétromobile rappresenta pur sempre una vetrina di ineguagliabile impatto, ma gli investimenti necessari per affrontare la settimana parigina non sono trascurabili e non sempre i riscontri sono immediati. Pubblichiamo a partire da questo thread alcune serie di foto a tema, scegliendo fra le realizzazioni significative, che dimostrano che anche quest\’anno Rétromobile – eccezionale per quanto riguarda le vetture reali – si è difesa piuttosto bene anche dal lato modellistico. Iniziamo da Fred Suber. Con ormai a disposizione una vasta gamma di kit in 1:12 (in primis i MFH), Suber sembra cavarsela molto meglio con le scale più grandi rispetto alla più classica 1:43. In passato il blog è stato critico con le creazioni di Suber, ma questi modelli in 1:12 sono davvero ben fatti e il modellista belga sembra essersi liberato con essi di certi vezzi che a nostro avviso rendevano i suoi 1:43 mai completamente convincenti, anche se non privi di un certo appeal.

Rétromobile 2019: una prima impressione sul modellismo. Gli artigiani

Rétromobile è stata inaugurata martedì 5 febbraio con l\’anteprima riservata alla stampa (19-22) e mercoledì 6 alle ore 10 i cancelli si sono aperti per tutti i visitatori. Sono passati sette anni da quando il blog, appena nato, si occupò per la prima volta di Rétromobile. Era il febbraio 2012 e da allora tante cose sono cambiate nel mondo del modellismo, e la rassegna francese rispecchia questi cambiamenti. Negli anni a Rétromobile sono intervenuti ufficialmente alcuni marchi \”industriali\” (o quasi), da Minialuxe a Dan Toys fino a Spark, mentre le creazioni artigianali si sono stabilizzate con una leggera tendenza verso il basso (almeno come numeri) dopo un picco vissuto fino al 2013-2014. I giapponesi mancano da tempo, così come tanti altri, delusi forse dagli scarsi risultati accoppiati a costi sempre molto alti, si sono scoraggiati.

Pierre Laugier sempre presente in forze a Rétromobile. 
I progressi compiuti da Laugier in questi ultimi anni sono
evidenti. 

 Negli anni i padiglioni hanno cambiato parecchio la loro fisionomia, a livello di logistica e di distribuzione degli espositori. Un ruolo centrale continuano a occuparlo gli stand dove si continuano a trovare le creazioni di Suber, Mea, Minidelta e così via; altri hanno abbandonato; fra questi vi è Bouissou, purtroppo bloccato da una salute non più perfetta.

Una bella collezione di modelli factory built di Le Phoenix.
Bruno Méa prosegue con le proprie creazioni in 1:43 di
formule minori. Molto suggestivo e originale. 
Le grandi scale iniziano a diffondersi anche fra gli artigiani,
ma i collezionisti iniziano a non avere più posto!
Sempre entusiastico l\’apporto di Jade Miniatures. 

 Da qualche anno  l\’Italia è ben rappresentata a Rétromobile: ABC, Arena, Tron, Modelling Plus, BBR (indirettamente attraverso un frequentatore abituale) partecipano ormai in pianta stabile, accompagnati da diversi marchi francesi come SAI, Profil24, Jade, JFB Models. Il quadro, insomma, è stabile anche senza particolari sviluppi o novità. In genere, gli artigiani continuano a puntare sull\’1:43, sebbene alcuni fra i più noti, come Suber e Dufrene, da tempo dedichino non poche risorse e investimenti alle scale più grandi.

Parata di Porsche 935 IMSA nella vetrina di Arena. 
Belle versioni \”americane\” di Lancia Fulvia Zagato e HF di
EmmeB nello stand di Arena. 
Ancora un bel modello di Laugier. 
Fra le novità più apprezzate di Arena, la Ford XR4 in
varie versioni. La livrea Belga è una delle preferite da
Valerio Comuzzi, che ne ha fatta una delle sue principali
tematiche \”trasversali\”. 

Rétromobile 2019: reportage completi nel blog

A partire da oggi, il blog dedicherà una sezione speciale a Rétromobile 2019, la rassegna che si è aperta martedì scorso con l\’anteprima per la stampa. I vari thread si susseguiranno nell\’ordine normale insieme ad altri argomenti, ma resterà sulla sinistra del sito il link per ritrovare facilmente tutti gli articoli, com\’è accaduto in passato

Da Raceland la BRM P167 V8 Interserie di Howden Ganley

E\’ disponibile un nuovo modello nato dalla collaborazione fra Raceland e Spark nella serie Gold Edition: si tratta della BRM P167 nella versione vincitrice al Nürburgring Easter weekend 1972 con Howden Ganley. La BRM, in scala 1:43, è stata prodotta in serie limitata a 300 esemplari ed è disponibile a € 69,95 direttamente sul sito www.raceland.de
Per il prossimo futuro, nella gamma Gold Edition, sono previste due Gruppo 5: la Ford Escort Mk.II Kuemmerling DRM Norisring 1980 Wolfgang Boller e la BMW 320 Warsteiner-GS Tuning DRM Norisring 1980 Joerg Obermoser.

Test su strada: Audi S4 di DNA Collectibles (1:43)

Col numero di catalogo DNA000017, l\’Audi S4 è uno dei
modelli finora inediti proposti da DNA Collectibles. 
Un modello di grande equilibrio, che riproduce perfettamente
un\’icona fra le berline prestazionali di fine anni novanta. 

Abbiamo già recentemente parlato di DNA Collectibles, un nuovo produttore di resincast in 1:43 e 1:18 con sede a Losanna. Abbiamo ora la possibilità di valutare direttamente uno dei loro modelli, e la scelta è caduta sull\’Audi S4 in 1:43. La S4, versione di punta della fortunata serie B5 (1997-2002), è un modello inedito in scala 1:43, e DNA Collectibles la presenta in uno dei colori esclusivi di questa versione, il Nogaro blue, un blu violaceo metallizzato che si adatta in modo particolare alle linee della vettura. Per ora non ne sono stati annunciati altri, ma pare probabile che lo stampo del modello possa essere sfruttato per altre combinazioni.

Il Nogaro blue dona particolarmente all\’Audi S4. 

Ma andiamo con ordine e iniziamo dai metodi di vendita di DNA Collectibles: come saprete già, l\’acquisto si può fare direttamente sul sito www.dnacollectibles.com e la spedizione avviene per tutto il mondo dal magazzino di Hong Kong, con pacco EMS, veloce ed economico. Il modello, dal sito, costa 59.00 franchi svizzeri, l\’equivalente di circa € 52,00.

La scatola di cartone che contiene ciascun modello DNA. 
Spedite da Hong Kong con EMS, le DNA Collectibles
raggiungono i clienti di tutto il mondo in pochi giorni. 

Già la confezione si distingue dal resto della produzione dei resincast per originalità e ricercatezza: una robusta scatola esterna in cartone contiene la vetrinetta integrale in plexiglass, avvolta da un panno nero che funge allo stesso tempo da protezione e da strumento di pulizia e lucidatura del modello. Una soluzione che ricorda piuttosto certi modelli in 1:18.

Tutta in plexiglass la teca, che permette di ammirare il modello
senza alcun problema. 

La S4 era quanto di meglio si potesse chiedere in tema
di berline \”estreme\”. Ancora oggi è una vettura di tutto rispetto. 

Dal punto di vista qualitativo, le linee sono perfettamente riprodotte; il modello in questione è prodotto con licenza ufficiale Audi. Quello che colpisce maggiormente ad una prima visione è l\’eccellente livello di verniciatura e la precisione del montaggio dei vari particolari, che si pone probabilmente un gradino sopra agli Spark, ai TSM e ai Neo. Anche negli ingrandimenti fotografici il modello non \”soffre\”, e sorprende la quantità di piccoli dettagli che ormai sono la norma, ma raramente li abbiamo visti sistemati con tale precisione. Tutto è pulitissimo e fatto con grande cura; il prezzo competitivo è dato ovviamente dalla possibilità di organizzare direttamente la vendita, come accade con altri marchi, da OttOmobile a GT-Spirit.

Ricerca del dettaglio e qualità di montaggio. 
Le varie modanature laterali sono applicate con grande precisione. 

Ogni esemplare è numerato individualmente. L\’Audi S4 è stata prodotta in soli 320 esemplari, e si accompagna ad altri soggetti inediti, accuratamente scelti e individuati in modo da andare a colmare certe lacune che ancora esistono nelle varie scale. Ottimi i cerchi così come gli pneumatici, con la scolpitura e la spalla esatta. Degni di nota anche gli interni e anche il fondino, del tutto visibile grazie alla base trasparente, mostra una buona riproduzione delle principali parti meccaniche e telaistiche.

Grande qualità di verniciatura: la metallizzazione del \”Nogaro
blue\” è assolutamente perfetta. 
Il fondino, con la numerazione progressiva. La S4 di DNA
è prodotta in 320 esemplari. 

Con l\’Audi S4 si ha l\’impressione esatta della collocazione del mercato di questi DNA Collectibles: modelli dal costo contenuto, ma nettamente di nicchia, rivolti a un pubblico di intenditori che si sentono quasi privilegiati ad acquisire un certo modello. Certe scelte di marketing e di prodotto sono quindi assolutamente azzeccate e anche il \”nodo\” rappresentato dalla spedizione da un luogo remoto per l\’Europa quale Hong Kong sembra non porre particolari problemi.

Particolarmente ben riusciti i gruppi ottici.
Il montaggio delle parti vetrati è molto preciso e privo
di certe sbavature che rovinano modelli della stessa
categoria. 
Ancora un particolare che mette in evidenza la precisione
delle linee generali e la qualità della verniciatura.

Questa S4 supera dunque a pieni voti la prova su strada, e ci auguriamo di poter presentare presto altre realizzazioni di DNA Collectibles.
Il modello può essere acquistato direttamente a questo link:
https://www.dnacollectibles.com/collections/1-43-scale/products/audi-s4

DNA Collectibles: una nuova frontiera nel marketing dei resincast?

Un nuovo marchio di resincast in scala 1:43 e 1:18 si affaccia sul già affollatissimo mercato. Si tratta di DNA Collectibles, che fa capo a una società di Losanna (Svizzera). I modelli proposti sono già parecchi e sono tutti soggetti inediti e abbastanza particolari, che spaziano da configurazioni particolari della Golf e dell\’Audi A4 a varie concept car, fuoristrada rare e altre curiosità. Non abbiamo ancora potuto visionare i modelli dal vivo, ma la qualità sembra in linea con gli altri fabbricanti, se non addirittura superiore.

Due elementi caratteristici del nuovo marchio, che ovviamente si appoggia a maestranze cinesi, sono un marketing molto moderno e un packaging raffinato, anche per gli 1:43. Per quanto riguarda il primo aspetto, il sito ufficiale (https://www.dnacollectibles.com/) è molto semplice e lineare, e consente di ordinare direttamente i modelli, che vengono spediti tutti dalla Cina. I prezzi sono piuttosto competitivi, e la strategia di vendita è praticamente la stessa applicata da un marchio come Ottomobile, salvo che i modelli di quest\’ultimo marchio vengono spediti dall\’Europa. Ancora per quanto riguarda il marketing, le pagine sui social sono molto curate, così come il canale Youtube. E\’ prevista una sorta di raccolta punti, anche in funzione dei like e delle condivisioni, che dà diritto a una serie di sconti, andando a incrementare i punti guadagnati con gli acquisti sul sito. 

Dicevamo in secondo luogo del packaging: basi e vetrinette di livello migliore di una Spark o di una Neo, scatola accattivante e altri piccoli accessori danno un\’idea di una certa esclusività e di un lusso studiato. E\’ presto per giudicare se queste strategie si riveleranno durature e vincenti. Sicuramente, per ora, la battaglia della comunicazione è vincente. Speriamo di avere quanto prima a disposizione alcuni modelli da esaminare direttamente nello spirito del blog. 

Die Revell-Story: un libro di Ulli Taubert e Andreas A. Berse

L\’editore tedesco Delius Klasing ha al suo attivo diversi libri sulla storia delle marche di modellismo, dalla Faller alla Wiking, dalla Herpa alla Carrera. Il titolo più recente è uscito alla fine del 2018 e percorre le vicende della divisione tedesca della Revell, nata nel 1956. Ne sono autori due esperti del marchio, il giornalista Andreas Berse e Ulli Taubert, che dal 1968 ha lavorato per Revell nel settore commerciale. Il libro, dalla copertina rigida, si compone di circa 180 pagine, ricche di documenti e foto inedite. Una gran parte è dedicata alla cronologia con i fatti salienti anno per anno, dal 1956 al 2018, ma vi sono anche capitoli approfonditi sulla nascita e lo sviluppo della filiale tedesca e sui suoi rapporti con la Revell-USA. La vicenda commerciale della Revell è piuttosto complessa e gli autori la ricostruiscono con una più che soddisfacente dovizia di dettagli. Di grande interesse i capitoli che approfondiscono determinati aspetti, dalla prototipazione alle tecniche di stampaggio dalla descrizione di come funziona la sezione ricambi per i clienti alle strategie di marketing. Succoso il capitolo su come nacque una pietra miliare della produzione Revell, quella Mercedes 300 SE W111 Heckflosse nera in scala 1:18 che fabbricata in Cina, arrivò nelle case dei collezionisti nel Natale del 1995.

Questo modello ha una storia a parte che meriterebbe di essere raccontata e ulteriormente approfondita, visto che si tratta di un passo importante nella storia delle strategie dei marchi di modellismo in Cina. Ma questo è solo uno degli argomenti stuzzicanti trattati nel libro: possiamo citare la storia del primo kit della Trabant, approntato in pochissimi mesi contro i dodici che normalmente erano necessari per produrre da zero un modello in plastica, la storia dei kit della serie Star-Wars o la testimonianza di Mario Falconi, il tecnico italiano che ha sviluppato e disegnato tante scatole di montaggio, con un occhio sempre attento all\’innovazione. Di questo libro esiste la versione tedesca, ma è anche disponibile la traduzione inglese.

Ulli Taubert – Andreas A. Berse, Die Revell-Story. Bauanleitung zum Erfolg, Delius Klasing, Bielefeld 2018, pagg. 176, 476 immagini col. e b/n, € 29,90
(Titolo della versione inglese: The Revell Story. A model of success) 

Una buccia di banana: la targa della Ferrari 275 GTB/4 di Corentin

Il modello 1:18 di BBR nella foto del comunicato ufficiale. 

Da sempre le targhe sono un terreno sdrucciolevole per i produttori di modelli. E dire che a volte basta un minimo di intuizione per capire se la strada presa è quella buona oppure no. E\’ stata da pochissimo annunciata da BBR l\’uscita in 1:18 della Ferrari 275 GTB/4 molto particolare, quella di Corentin e Prevost del Tour de France Auto 1970. Un bel modello, con tutti i crismi delle migliori BBR in quella scala. Solo che le foto inviate per il comunicato ufficiale mostrano una targa con soli numeri: 3400054. Macchina francese, qualcosa non quadra.

Il modello BBR in scala 1:43 con la targa corretta, fonte Carmodel. 

Prima dei due numeri finali, indicanti il dipartimento (54), debbono esserci per forza una o due lettere. In realtà non è un mistero, visto che il modello in 1:43 della stessa BBR, uscito tempo fa, aveva la targa corretta: 3400QB54. Sulla buccia di banana era scivolata – almeno in parte – anche Best, che sulla stessa versione aveva riprodotto una targa 3400Q854, scambiando la \”B\” per un \”8\”. Sui dettagli di questa targa potrete leggere qualche utile nota a questo link: https://forums.motorlegend.com/vb/showthread.php?t=28486&page=39 .

Il Best, con la targa parzialmente errata (fonte http://www.alpimodel.com). 

Si tratta quindi di un errore banale, tanto più irritante quanto facilmente evitabile. In ultima istanza non resta che sperare che le foto fornite da BBR siano quelle del classico \”pre-serie\”…

St.Martin Accessories: addio dopo cinquant\'anni

La vetrina di St.Martins Accessories,
al 95 di St.Martins Lane a Londra. 

A Covent Garden era una fermata obbligata per gli appassionati. Una puntata a St.Martins Accessories, in St.Martins Lane, accompagnata ovviamente da una visita presso Motor Books, era fissa nei programmi di chi andava a Londra. Dal 1969, St.Martins Accessories era un bel negozio di modellismo, dove negli anni d\’oro degli speciali era possibile trovare cose che nel continente arrivavano col contagocce, esattamente come da Grand Prix Models, che comunque era ben fuori città. Prendevi la metropolitana, scendevi a Leicester Square e St.Martins non era lontano. Come tanti, ho ricordi personali di quel negozio. La prima volta lo visitai nel luglio del 1992, quando probabilmente già le cose stavano cambiando e un principio di omologazione investiva anche l\’anticonformista Gran Bretagna. Ero a caccia di modelli inglesi e ci trovai tre Lotus Elite di SMTS montate, che conservo ancora oggi: quanto di più inglese si potesse immaginare, una bianca con striscia verde del Team Elite, la famosa DAD10 rossa con le bande bianche e una verde di Le Mans. Il titolare si sorprese che un italiano acquistasse delle Lotus e gli spiegai che la storia degli inglesi a Le Mans era un argomento che mi affascinava molto. Proprio in quei mesi avevo preso il libro British Cars at Le Mans, che anche se non era una novità assoluta costituiva pur sempre una bella documentazione in un\’epoca in cui Internet te lo sognavi. Tornai a St.Martins nel 2009, e ci trovai altri SMTS, e un paio di Alvis di J&M Classics, giusto per rispettare le tradizioni britanniche.

Nel 2011 il negozio si trasferì da St.Martins Lane al numero 15 di Cecil Court.
Da Google Maps, questa è la vetrina più originale, con i
modelli fatti in Inghilterra, fra pile e pile di Spark. 

Ma già molto era cambiato: la gestione non era più la stessa e gli Spark e vari modelli industriali avevano occupato gran parte degli scaffali. Agli speciali montati era riservata una limitata parte delle vetrine di fronte al banco. St.Martins continuerà on-line (http://www.stmartinsmodels.co.uk/), e questa è una naturale conseguenza di uno stato di cose inevitabile. Il mondo va così e più che rimpiangere un negozio che se ne va, si rimpiange una parte di noi e del nostro passato che si allontana inesorabilmente.