La serie delle Corvette C3 di Remember Models si arricchisce di una versione poco conosciuta, prodotta in edizione estremamente limitata. Si tratta della vettura numero 72 della 24 Ore di Le Mans 1972 (piloti Aubriet / \”Depnic\”). Iscritta dall\’Ecurie Léopard, la Corvette blu non riuscì a completare la gara.
Il modello è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/675717829/chevrolet-corvette-c3-le-mans-1972-71
Lungo il Circuito del Mugello stradale: un libro di Luca Raddi
E\’ uscito ormai da un po\’ di mesi (maggio 2018) ma vale ugualmente una recensione il libro scritto da Luca Raddi e pubblicato da Noferini. Di volumi sulla storia del Circuito stradale del Mugello e sulle tradizioni motoristiche mugellane ce ne sono ormai parecchi. Dopo l\’ultima edizione del \”Circuito\” del 1970 il silenzio calò su questa corsa così simile per difficoltà e per fascino alla Targa Florio. Finalmente si ricominciò a parlarne alla metà degli anni novanta, anche per merito della rievocazione storica organizzata dalla Scuderia Biondetti come gara di regolarità. Fu l\’editrice fiorentina Alinea a pubblicare un paio di volumi non certo completi né tanto meno sistematici, ma che contribuirono a far rinascere l\’interesse nei confronti di questa gara; un interesse che aumentò anche grazie ad alcuni articoli su riviste specializzate e non, apparsi fra il 1995 e il 1996. Non è bello autocitarsi, ma personalmente in quel periodo, armato di ingenuo entusiasmo, pubblicai una serie di pezzi, anche sulla rivista Toscana Qui, diretta da Giorgio Batini, che poteva contare sull\’archivio di Italfotogieffe, uno dei cui soci, Orlando Orlandini, era fotografo dell\’editore Bonechi.
Poi, negli anni duemila, i due libri di Andrea Marsili-Libelli hanno contribuito non poco alla sistematizzazione della storia del Mugello stradale, seguiti da un bel quaderno contenente le foto di Nedo Coppini. Oggi, quindi, ci troviamo in una situazione ben diversa da quella degli anni novanta, in cui le immagini note del Mugello stradale erano limitate a quelle solite cinque o sei foto diffuse e stra-diffuse sui libri non specializzati. Questo di Luca Raddi è invece un caso particolare. Il titolo è indubbiamente intrigante e mantiene le promesse. Si tratta di una sorta di guida turistica e culturale sulla vallata a nord di Firenze, che abbina la storia dei motori a possibili percorsi artistici e naturali. Le foto di ieri si giustappongono a quelle di oggi, in un\’idea di continuità che non tante altre zone montane possono vantare. E\’ un libro che emana le suggestioni di un almanacco, da leggere e rileggere, pieno di foto fatte con passione percorrendo le strade laterali che numerose si dipartono dalle regionali accompagnandoti a una badia, a una pieve, a un rudere, a una casa \”da signore\” o a un antico monastero.
Le famose curve delle corse del tempo che fu sono ancora lì, a testimoniare che tutto sommato nel Mugello si respirano ancora i motori, insieme alla straordinaria ricchezza paesaggistica. Perché poi per capire il Mugello dei motori bisogna amare anche il Mugello delle pievi e delle foreste che cambiano tanti colori col passare della stagione. C\’è oltretutto un\’annotazione modellistica, poiché Luca Raddi è l\’autore di due bei diorami in scala 1:43 aventi come tema il celebre passaggio dello \”stradale\” dall\’Osteria di Nandone nel 1968 e nel 1969.
Luca Raddi, Lungo il Circuito del Mugello stradale. Itinerario storico-sportivo, Edizioni Noferini, pagg.114, brossura, € 18,00.
Imminente l\'uscita di un libro sulle Bugatti di Alain Bouissou
Nel 2017 Alain Bouissou, universalmente riconosciuto per le sue eccezionali Bugatti in scala 1:43, è stato costretto a interrompere l\’attività per gravi motivi di salute. Bouissou aveva iniziato nel 1980 e in trentasette anni di lavoro aveva stupito la comunità dei collezionisti per una produzione del tutto sui generis, basata sull\’autocostruzione completa di ogni pezzo. Oggi la moglie Bénédicte e i suoi familiari hanno deciso di rendergli omaggio pubblicano un libro che ripercorre la sua straordinaria carriera di modellista. Al costo di €45, il libro sarà pubblicato in una prima edizione di cento esemplari e le sottoscrizioni per l\’acquisto sono già aperte. Ne sapremo di più a Rétromobile, dove si spera che tutte le copie della prima tiratura saranno disponibili. Se la risposta del pubblico sarà adeguata, avremo poi anche una seconda edizione. In ogni caso un\’anteprima del libro sarà visibile a Rétromobile nello stand di Michel Stassart (1C014).
Rassegna stampa: Auto Modélisme n.252 (gennaio 2019)
Al bel numero di dicembre 2018 segue un altrettanto ricco numero per gennaio. In questi mesi, Auto Modélisme ha prodotto una serie di articoli molto utili sulle Matra, e stavolta tocca alle MS670 nelle versioni non-Le Mans. Si tratta di analisi davvero approfondite sulle varianti di carrozzeria e di meccanica, con tante foto di modelli anche rari.
Fra gli altri motivi di interesse, il montaggio della Tyrrell-Cosworth 002 di François Cévert del GP d\’Inghilterra 1971 di Ebbro in scala 1:20 e la recensione della Jaguar XK120C di CMC in scala 1:18.
Da Remember una piccola serie di Ferrari 512BB Bellancauto Le Mans 1984
La Ferrari 512BB Bellancauto 1984 di Remember non è un modello nuovo, ma ha conosciuto nel corso degli anni diverse evoluzioni e migliorie. Di recente è stata realizzata una piccolissima serie di montati riproducenti la vettura sponsorizzata Ferrarelle che corse a Le Mans 1984 con Micangeli, Marazzi e Lacaud. Per lungo tempo questa rimase l\’ultima Ferrari ad aver partecipato alla 24 Ore, prima del ritorno in auge delle GT negli anni novanta. Questa serie beneficia di alcuni dettagli supplementari (come i ganci traino anteriori e posteriori), oltre che di una finizione particolarmente curata, che include una mano di trasparente non eccessivamente lucido sulle decals, a uniformare tutta la carrozzeria. Il prezzo è competitivo. Link per la vendita del modello: https://www.geminimodelcars.com/listing/660074264/ferrari-512bb-imsa-gtx-ch35529-scuderia
Corgi Husky e Junior: una parte della collezione Monty Calme in vendita
Che i piccoli modelli Husky e Junior non raccolgano tra i collezionisti lo stesso successo dei modelli più grandi non è certo un mistero, anche se recentemente alcuni segnali facciano pensare che le quotazioni di queste due gamme minori siano in leggera ripresa. Ad ogni modo, un\’altra parte della collezione di Monty Calme, comprendente appunto le serie Husky e Junior, sta per essere messa in vendita dagli specialisti di Quality Diecast Toys, che già in passato si erano occupati di questa enorme raccolta, che comprende numerosi pezzi unici, provenienti anche dalla collezione di Van Cleemput. Stavolta uno dei lotti più interessanti riguarda una \”trade box\” con dodici modelli dell\’Aston Martin di James Bond, ma le curiosità e le rarità sono veramente tante, come potete vedere a questo link: https://www.qualitydiecasttoys.com/articles/53 .
Rassegna stampa: Auto Modélisme n.251 (dicembre 2018)
Erano un po\’ di mesi che AutoModélisme non trovava spazio nella rassegna stampa del blog. Di recente, pur apprezzandone i contenuti, non avevo ritenuto opportuno cercarlo nelle edicole italiane o nei miei viaggi in Francia. Ho però preso i numeri 251 e 252 (dicembre 2018 e gennaio 2019) perché mi sembravano piuttosto interessanti, anche per il blog. Di solito, il numero di dicembre è piuttosto corposo e anche quest\’anno si sono mantenute le tradizioni con un fascicolo dedicato ai 120 anni della Renault e la prosecuzione di una serie di pezzi che hanno ripercorso la storia modellistica in scala 1:43 dei prototipi Matra: stavolta è toccato alla MS660, un modello meno conosciuto, ma che ha gettato le basi dei successi Matra a Le Mans (e nel Mondiale marche) prima nel 1972 e poi in modo ancora più netto nel 1973. Interessante il test di montaggio della Porsche 935 K2 Vaillant di Wollek (kit Beemax in scala 1:24): un kit che evoca lo stesso soggetto riprodotto da Tamiya alla fine degli anni settanta, ma in 1:20. Istruttivo anche il triplo confronto fra tre interpretazioni dell\’Alpine A110 \”Première Edition\”, lanciata al Salone di Ginevra nel 2017, interpretazioni dovute a Norev, Ottomobile e Solido, ciascuna con le sue particolarità e con le sue caratteristiche ben definite. Ne nasce un confronto tra filosofie diverse: resincast, diecast con aperture, diecast senza aperture. Se non altro, ciascuna marca offre un modello con caratteristiche ben determinate. Per quanto riguarda lo spazio slot, simpatico il test di una vecchia Renault RS01 Formula 1 di Scalextric.
Giulietta Sprint, un fil rouge… laterale: Mercury, Scottoy e Hachette
Cosa fare della Giulietta Sprint di Hachette (fatta da Ixo)? Gli utilizzi sono vari e spaziano dalla conservazione religiosa nella convinzione di possedere un santo Graal del modellismo, alla voglia di metterci le mani per divertirsi. In questo caso sono per quest\’ultimo estremo, visto che sono ben altri i modelli destinati a rivalutarsi nel tempo. Siamo piuttosto in presenza di una curiosità e tutt\’al più, se si è dei fissati dell\’eredità storica, potremo conservare una confezione integra così da testimoniare, fra venti o trent\’anni le tendenze modellistiche di questa fine di decennio. Per meno di quattro euro si può fare. Ma chi ha un esemplare già aperto e fuori dal blister, la tentazione di smanettarci è piuttosto grande. Viene subito in mente qualche versione competizione, visto che la Giulietta Sprint è stata una vettura piuttosto diffusa all\’epoca nelle cronoscalate e nei rally dell\’epoca pionieristica.
Ebbene, senza l\’intenzione di riprodurre niente di specifico, ho pensato di farne una generica vettura come le tante che erano in forza alle numerose scuderie italiane tra la fine degli anni cinquanta e l\’inizio degli anni sessanta. Gli interventi sono abbastanza limitati: verniciatura alluminio dei cerchi, targhe di Firenze, numeri bianchi rotondeggianti e uno stemmino della Scuderia Automobilistica Clemente Biondetti, nata proprio nel 1957 nel capoluogo toscano. Il portatarga posteriore è stato ridipinto in alluminio così come le maniglie e poco altro.
La Giulietta di Hachette-Ixo va quindi a far compagnia allo Scottoy, che rappresenta anch\’esso una versione di fantasia, seppur verosimile. Si crea quindi già un legame con un passato, neppure troppo remoto, visto che gli Scottoy risalgono agli anni novanta-inizio duemila. Riguardando lo Scottoy mi sono poi accorto di un particolare curioso, ossia che il numero di gara 132 è identico per forma e font a quello che la Mercury aveva utilizzato sui suoi modelli competizione, come l\’Abarth 1000 Berlina derivata dalla Fiat 850. Per non perdere un filo di continuità ho deciso di discostarmi solo in parte dalla tradizione, assegnando alla Giulietta cinese il 162…
Cosa significa collezionare: le varianti e il blog dell\'Auto Jaune
Il blog dell\’Auto Jaune, redatto da Vincent Espinasse (https://autojauneblog.fr/) è una tra le letture più piacevoli del panorama globale dei modelli obsoleti. Vi si distillano rarità, curiosità, ma anche – per fortuna – discorsi sui metodi e sui perché del collezionare. Ognuno colleziona ciò che più gli aggrada, questo è scontato e anche decisivo. Ma il collezionismo dovrebbe andare un po\’ più in là della casuale sommatoria di acquisti, fatti magari in posti in cui difficilmente si potrà trovare qualcosa di veramente significativo. In Italia avremmo bisogno di maggiore consapevolezza, anche se – mi pare di averlo già detto – i collezionisti di un certo livello amano starsene in disparte con le proprie raccolte, anche notevoli. Va benissimo, ma c\’è un mondo là fuori. Fra chi esterna in modo acritico i propri acquisti di bassa qualità su Facebook (vecchi Politoys sbrecciati, Dinky che hanno visto per l\’ultima volta una scatola sessan\’tanni fa…) e le élite nostrane che non si fanno mai vedere, ci sono i collezionisti divulgatori; Vincent Espinasse è uno dei maggiori conoscitori di modelli obsoleti (chiamiamoli così) in circolazione ed è uno che ama la comunicazione perché crede nei valori della ricerca.
Lancia Sport Gr.6 (LC/1) di Vittorio Roberti e Alessandro Cordasco
Il 2018 è stato caratterizzato dall\’uscita di molti importanti libri, alcuni dei quali hanno finalmente fatto completa luce su alcuni temi fino a quel momento totalmente inediti o poco esplorati. Fra questi va sicuramente citato il volume di Vittorio Roberti e Alessandro Cordasco sulla Lancia Gruppo 6 del 1982 e sulla LC1, che fu la conversione in Gruppo C che gareggiò nel 1983 (nota a margine: molti ritengono che il nome LC1 sia applicabile alla prima vettura del 1982; in realtà, LC1 è la sigla che venne attribuita all\’evoluzione Gruppo C che corse appunto nel 1983, per distinguerla dalla LC2, prima reale Gruppo C della Lancia nata da un progetto ex-novo). Il libro, di oltre 350 pagine, è edito da GM di Piacenza ed è uscito ormai da alcuni mesi, ma vale ugualmente la pena di recensirlo perché si tratta di una delle migliori pubblicazioni del 2018. Vi si racconta, in italiano e in inglese, tutta la storia della Gruppo 6 1982 / LC1 1983, dalle prime bozze di progetto ai modellini in scala, fino agli esemplari veri e propri che disputarono le gare del Mondiale Endurance marche e piloti. Dalla tecnica al racconto della vicenda sportiva, non manca nulla, incluse esaustive tabelle sulla storia individuale degli esemplari costruiti.
Ottimo anche per la documentazione modellistica, il libro presenta anche l\’analisi completa di tutte le variazioni delle livree gara per gara. Davvero un bell\’exploit editoriale per una vettura che pur nella sua breve carriera, ha fatto la storia delle corse endurance, dando del filo da torcere alla Porsche 956 Gruppo C. E se ci si mette il prezzo, davvero ragionevole di €49 per oltre 200 foto inedite e documenti rari, 100 documenti riprodotti e testimonianze di prima mano dei protagonisti, potremmo dire che si tratta di un libro imperdibile per ogni appassionato.






