Ancora su Gollwitzer: Mercedes-Benz L3750 2-assi

Gollwitzer, art. 99/1, Mercedes-Benz L3750, scala 1:87. 

Qualche giorno fa ci siamo occupati di un marchio che non esiste più, la tedesca Gollwitzer ( http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2018/12/le-tante-sfaccettature-dell187.html ). Torniamo brevemente sull\’argomento con un altro pezzo di grande fascino, nonostante la scala… ridotta, il Mercedes L3750 2 assi, in una bella livrea rossa che può richiamare i veicoli dei vigili del fuoco ma che non riporta alcuna insegna particolare. Com\’è abitudine nella produzione Gollwitzer, la maggior parte dei pezzi sono realizzati in resina, con particolari anche in metallo bianco e ruote in plastica mutuate dalla produzione industriale. I vetri sono in acetato. Ancora oggi alcuni dei modelli Gollwitzer si possono trovare con relativa facilità in rete (su eBay o anche su Amazon) mentre altri sono molto più complicati da reperire.

Il telone è molto realistico, dipinto con la tecnica del dry-brushing. 
L\’L3750 di Gollwitzer accanto a un Mercedes 3t di un\’altra
marca amatoriale tedesca, l\’Artmaster di Stoccarda, ancora attiva.
A differenza dei Gollwitzer, l\’Artmaster è in plastica. 

La Fiat Ritmo 75 Gr.2 Rally Montecarlo 1979 in scala 1:18 di Renato Aimaro

Renato Aimaro, che molti conoscono per il suo passato a Formula43, poi divenuta Racing43, ha presentato un kit in resina scala 1:18, riproducente la Fiat Ritmo 75 Gruppo 2 di Bettega/Perissinot del Rally Montecarlo 1979. Il kit, anche se basilarmente semplice, è molto ben fatto, con numerosi particolari fotoincisi e decals professionali prodotte in serigrafia. Il soggetto, in questa scala, è inedito e il costo del kit è di € 120, cosa che farà sicuramente storcere la bocca a chi è abituato ai resincast cinesi di alcune marche, distribuiti già montati a meno di cento euro. Senza dubbio, ma qui si tratta di un prodotto del tutto artigianale. Non che l\’artigianalità giustifichi a priori ogni prezzo, ma i risultati ottenibili da un bravo modellista da un kit di questo tipo sono sicuramente superiori a quelli che potrebbe raggiungere un qualsiasi resincast, almeno per il momento. Curioso che proprio oggi Laudoracing abbia annunciato per il 2019 svariate versioni della Ritmo Gruppo 2…

Maggiori informazioni su Renato Aimaro e sul kit della Ritmo si possono trovare a questo link: http://www.renatoaimaro.it/

Rassegna stampa: Modelli Auto n.134 (quarto trimestre 2018)

Uscito poco prima di Natale, il quarto numero del 2018 di Modelli Auto era particolarmente atteso soprattutto per una retrospettiva di modelli 1:43 delle vetture di Sandro Munari (collezione Leonardo Mainardi). Questo servizio occupa una bella porzione della rivista, con foto forse un po\’ grandi, ma il colpo d\’occhio è ottimo e i soggetti sono tutti interessanti e per buona parte inediti. Tecnicamente interessante come sempre l\’articolo sul montaggio, che si occupa stavolta di una Porsche 911 (996 GT3R) Autorlando della Trento-Bondone 2011 (base Fujimi 1:24). Va quindi avanti la serie delle vetture che hanno corso al Bondone, ricavate da una varietà di kit in plastica. Come montaggio top in scala 1:43 viene presentata una Ferrari 212 Export Spyder, realizzata da Chan Rosso su base AMR. Tante le recensioni di modelli, dalle auto da corsa alle GT di serie, dalle supercar ai mezzi pesanti, per concludere con le due schede documentarie, dedicate al Campionato Italiano GT 2018. In sintesi un bel numero per concludere l\’anno, con la parte decisiva del prossimo che bussa alle porte, portandoci in un batter d\’occhio al Salone di Norimberga e a Rétromobile.

Prossima uscita di una storia dell\'IMSA

Sono passati cinquant\’anni da quando Martin Bishop fondò l\’IMSA, l\’ente destinato a segnare il panorama dell\’endurance nordamericano. In passato sono usciti alcuni libri sulla storia di questa associazione, per lo più incompleti o insufficienti. Per l\’inizio di febbraio 2019 è annunciato un libro che dovrebbe colmare questa lacuna. 


Scritto da Mitch Bishop e Mark Raffauf, il volume cercherà di far capire cosa c\’era dietro le quinte alla nascita dell\’IMSA nel 1969 e quali risvolti operarono alla base di un\’ascesa che portò la serie americana a rivaleggiare col campionato mondiale endurance. La storia nel libro si arresta al 1989. Contiamo di proporvi una recensione dettagliata all\’uscita dell\’opera. 

Alcuni modelli di Claudio Crivellin, parte 3: Ferrari 275 GTB Berlinetta (base AMR)

Un bellissimo blu metallizzato combinato agli interni rossi contraddistingue questa Ferrari 275 GTB realizzata da Claudio Crivellin su base AMR. Il modello ha guida a destra. Particolare cura è stata dedicata alle cerniere a vista del baule posteriore, perfettamente funzionanti. Come sugli altri modelli di Crivellin, perfetta la chiusura delle varie parti della carrozzeria. Il modello è in vendita a questo link:

https://www.geminimodelcars.com/listing/655230068/ferrari-275-gtb-berlinetta-metallic-blue

Alcuni modelli di Claudio Crivellin, parte 2: Jaguar E-Type Coupé (base AMR)

Secondo modello di questo piccolo \”speciale\” dedicato ai modelli di Claudio Crivellin, una Jaguar E-Type basata sul kit AMR (#510). Anche in questo caso tutte le aperture sono state ricavate dalla carrozzeria curbside. Il bel colore rosso mette in risalto le linee del modello interpretato da André-Marie Ruf.
Per chi fosse interessato il modello è in vendita su sito di GeminiModelcars, a questo link:
https://www.geminimodelcars.com/listing/655228432/jaguar-e-type-coupe-high-end-all-open

Alcuni modelli di Claudio Crivellin, parte 1: Ferrari 365 GTS (base AMR)

Claudio Crivellin non è forse un nome conosciuto come quello di Barnett, Suber e tanti altri modellisti che spesso anche a sproposito vengono definiti artisti o maestri. Personaggio schivo, Crivellin vanta nondimeno un\’esperienza vastissima nel settore dell\’1:43.Crivellin avrebbe certamente meritato di più, ma spesso l\’abilità tecnica senza un marketing adeguato non riesce a ottenere il successo auspicato. Sia come sia, Crivellin ha continuato con le sue creazioni, alcune delle quali completamente apribili. La sua abilità nel ricavare portiere, cofani e portabagagli apribili è eccezionale, probabilmente seconda a nessuno. Senza volere infierire, alcuni modelli analoghi, montati da qualche guru europeo, una volta chiusi, lasciano intravedere asimmetrie e \”luci\” lontane da un realismo accettabile. I modelli di Crivellin sono scevri da questi difetti tipici degli apribili, per non parlare della cura delle parti meccaniche e dell\’abitacolo. In questo thread presentiamo la Ferrari 365 GTS Spyder, realizzata su base AMR. Su questo esemplare le ruote sono sterzanti.

Le tante sfaccettature dell\'1:87. Gollwitzer Modellbau

Che la scala 1:87 sia ricchissima di piccole realtà artigianali non è certo un mistero. Anche in Italia abbiamo molti marchi che quasi in silenzio colmano tante lacune con grande competenza.

Spesse volte nel blog ci siamo occupati – tanto per fare un esempio – di \”nonomologati\”, ma i nomi sono tanti, tantissimi. E in un paese dove l\’1:87 è popolarissimo da sempre, come la Germania, i casi si moltiplicano. Lì, tra l\’altro, hanno marchi industriali di grande tradizione, che da decenni trainano questo mercato nato dal fermodellismo ma che col tempo si è affrancato fino a essere indipendente da ogni implicazione di quel tipo.

Rilevando una piccola collezione di mezzi dei pompieri in 1:87, composta per lo più, com\’è facile immaginare, dai vari Herpa e Wiking, mi sono imbattuto in un bell\’Opel della marca Gollwitzer. In resina, montato a mano, esso appartiene a un vecchio modo di intendere il modellismo, che per fortuna esiste tutt\’oggi. La Gollwitzer, che aveva sede a Heroldsberg in Baviera, ha prodotto tanto, anche in altre scale come l\’1:35, e deve aver chiuso i battenti intorno al 2003/2004. L\’Opel di queste foto ha le pedane sul tetto e la scala posteriore fotoincisa, ed è corredato di due specchietti retrovisori esterni, amch\’essi in fotoincisione, da applicare a cura del collezionista. Una zavorra posta sotto lo chassis in resina ne assicura maggiore stabilità. A quanto mi si dice, la rete di vendita era piuttosto aleatoria all\’epoca della produzione ed è per questo che i Gollwitzer sono conosciuti praticamente solo dagli specialisti. Con questo thread ho voluto rendere un piccolo tributo a un marchio forse come tanti, ma che come tanti rispecchia il valore e lo spirito della creazione artigianali, con i suoi difetti, certo, ma anche con i suoi irresistibili pregi.

Paolo Giolito e il "Codice da Vintage": un blog alternativo

Paolo Giolito non ha bisogno di troppe presentazioni. Collezionista eclettico e allo stesso tempo espertissimo, ha un gusto per le cose rare e particolari che non s\’incontra facilmente. Tutto questo è frutto di un\’applicazione diuturna e di lunga data, perché queste competenze non si improvvisano di certo. In un contesto come quello di Internet e soprattutto dei social, dove prevalgono l\’acritico affastellamento di dati senza giudizi o di giudizi (idioti) senza dati e lo scatenarsi di gazzarre fatte di livore e pregiudizi, i suoi interventi sono sempre all\’insegna della sobrietà che gli deriva dalla cultura accumulata in tanti anni di militanza nei vari ambiti: il giocattolo d\’epoca, i diecast d\’antiquariato, ma anche gli speciali artigianali, la documentazione, i cataloghi, i gadget promozionali e tanto altro. Su Facebook, Giolito ha aperto un blog (è praticamente una delle normali \”pagine\” di FB, quelle utilizzate anche da aziende, associazioni e gruppi), su cui quasi tutti i giorni annota le sue impressioni su molteplici aspetti del collezionismo, corredandole con foto degli straordinari pezzi della sua raccolta.

E\’ forse un peccato che tutto questo sia stato confinato (per ora?) al caotico mare magno di Facebook, ma mi sento davvero di consigliarvi questa pagina, sulla quale troverete autentiche perle: https://www.facebook.com/ilcodicedavintage/
Imperdibile uno degli ultimi commenti sull\’essenza del collezionismo, breve ma così denso. Complimenti all\’autore e speriamo che tutto questo possa evolversi ulteriormente in un prossimo futuro.

Limes, rivista italiana di geopolitica, e la Cina. Una digressione

A me piace il blog dell\’Autojaune di Vincent Espinasse perché non parla solo di modelli. O meglio, parla di modelli cercando di non alienarli eccessivamente dalla vita di tutti i giorni, dall\’arte e dalla società. Dal 2012 il nostro blog cerca di fare – di quando in quando – la stessa operazione, anche se a volte non è possibile discostarsi troppo dall\’argomento centrale. Ma l\’ispirazione può venire da qualsiasi cosa ed è forse per questo che prendendo in edicola l\’ultimo numero di Limes, dedicato alla Cina contemporanea, il pensiero è subito andato alle centinaia di migliaia di modelli che di giorno in giorno invadono i mercati del collezionismo. In fondo, come le chiamano oggi, anche quelle modellistiche potrebbero essere considerate delle nuove vie della seta. Il numero corrente di Limes (Rivista italiana di geopolitica) cerca di fare il punto soprattutto economico e politico sulla Cina di questi anni. Un numero monografico che si intitola \”Non tutte le Cine sono di Xi\”, a ricordare che di Cine non ce n\’è una sola, ma molte, disperse fra l\’immenso territorio dalla silhouette di gallo.

Fra chi sta con Washington e chi sta con Pechino, le case produttrici continuano a pompare modelli come se non ci fosse un domani, nei paesi amici, nei paesi ostili e anche in quelli che cercano di tenere i piedi in due staffe come il nostro.
Avrei voluto parlare dei molti libri di automobilismo in uscita in questi giorni e nelle prossime settimane, ma la lettura e la meditazione di alcuni aspetti di questo numero di Limes mi ha suggerito questa digressione sul blog. Piuttosto scontata, lo ammetto, l\’immagine di apertura: una Lancia Fulvia di Starline, simbolo dell\’ \”intrusione\” cinese nei fatti di casa nostra. Tra l\’altro ricordo il livore che Starline provocò, ormai più di dieci anni fa, negli ambienti degli artigiani nostrani, che la criticavano a priori. Errori storici o no, approssimazioni o no (e ce n\’erano tante), era la fine di un\’epoca e l\’inizio di un\’altra. Dieci anni dopo non siamo morti ma siamo cambiati. Questo numero di Limes può far luce su qualche perché.