Spesso nel blog ci siamo occupati del fenomeno new vintage, con i suoi pro e contro. Oggi come oggi l\’offerta è articolata, con fasce di prezzo che vanno dai Dan Toys, davvero poco costosi, ai lussuosi Minialuxe, passando per altri prodotti artigianali. Su base Remember è nata una gamma chiamata Pinky Toys (il portafortuna sarà un maialino?), che cerca di rispondere alle esigenze di chi desidera un modello in resina new vintage ma che non costi una fortuna. Il primo modello della serie è la Peugeot 203 Fourgonnette, che rispetto alla concorrenza diretta ha un costo nettamente più contenuto; lo chassis in materiale metallico contraddistingue questi modelli che hanno ovviamente dei classici cerchi in torniti stile vecchio Dinky, pneumatici specifici e decorazioni di alta qualità. La verniciatura è particolarmente curata senza essere troppo \”moderna\”. Dopo alcune settimane di sviluppo dei prototipi siamo in grado di presentare le prime foto di un modello definitivo, in livrea Cadum. La produzione sarà limitata e si rivolgerà anche a club di marca, associazioni e a aziende che desiderino delle serie promozionali a un prezzo abbordabile senza rinunciare all\’originalità.
Perché non sono d\'accordo che Spark rappresenti il miglior rapporto qualità-prezzo
Questo blog è spesso andato contro corrente, non per il gusto della contraddizione fine a se stessa ma perché si è sempre cercato di analizzare certi fenomeni considerati come appurati e di andare un po\’ più a fondo delle cose. Se la direzione sia stata giusta o sbagliata l\’hanno poi detto i fatti, ma sono felice – come si suol dire – di averci \”preso\” in molti casi. Capita che un concetto diventi di dominio pubblico e sia considerato come assodato, dopodiché la maggior parte della gente si trova a rimasticarlo quasi meccanicamente dandolo così per incontrovertibile o per assolutamente vero. E\’ il caso della frase che sento ripetere sempre più spesso: \”gli Spark rappresentano il miglior compromesso e offrono il miglior rapporto qualità-prezzo\”. Ormai è diventato un assioma. Oltretutto alcuni si illudono di aver instaurato un dialogo con la casa produttrice, che per mezzo di alcuni suoi collaboratori è presente su vari forum dando l\’impressione di un\’apertura al dialogo. Il discorso sarebbe articolato e ci tornerò sopra. Per il momento sarà utile buttar giù qualche concetto che ho cercato di elaborare in questi anni in cui Spark è effettivamente diventata il leader del mercato dell\’1:43, scalzando dal ruolo Minichamps, protagonista incontrastata fino a una quindicina di anni fa.
Il discorso potrebbe sembrare provocatorio: gli Spark, per quello che sono, non costano poco. Se escludiamo i prezzi proposti dall\’importatore ufficiale, assolutamente fuori mercato, non è che all\’estero uno Spark te lo tirino dietro: con prezzi che oscillano fra i 55 e i 60 euro, siamo in presenza di modelli che tecnicamente nel tempo non si sono evoluti. Le caratteristiche di uno Spark di oggi sono le stesse di uno Spark del 2010 o del 2015: stessi compromessi tipo le ruote BBS in plastica, le cinture di sicurezza in decals, i pilotini improbabili, le decals raggruppate in un solo film, con effetti talmente antiestetici da far preferire… i modelli stradali. Forse, come afferma qualche collaboratore di Spark, alcuni master sono stati modificati, ma l\’esattezza delle linee, a parte alcuni casi clamorosi non è quasi mai stata in discussione (una recente eccezione può essere la Porsche 908/3 della Targa Florio 1970, che francamente non si sa da dove sia sbucata).
Se oggi un Minichamps può considerarsi \”costoso\” perché rispecchia una filosofia progettuale e costruttiva di fine anni novanta (stiamo parlando dei diecast, non dei resincast che sono comunque prodotti da Spark per conto di Minichamps), uno Spark dà l\’illusione di valere di più del suo prezzo per tanti piccoli particolari che ne fanno – come direbbe qualcuno – uno \”specialino\”. D\’accordo: ma quello che ottenete per 55-60 euro, è comunque un modello che alla fonte ne costerà sì e no 10.
C\’è ovviamente dietro tutto un lavoro di ricerca, di prototipazione e di montaggio che ricorda da vicino i processi dei modelli speciali, ma la vera differenza è sempre la scala industriale alla quale si appoggia tutta l\’organizzazione commerciale. Il rapporto qualità-prezzo, inoltre, è come dice la parola stessa, una risultante, che non ha valore assoluto; un modello più caro di uno Spark potrebbe avere un rapporto qualità-prezzo più favorevole. A mio avviso i modelli con rapporto qualità-prezzo più favorevoli sono e restano per il momento quelli che vi farà un amico artigiano, soprattutto se vi applicherà delle tariffe vantaggiose. Pagherete sempre un modello quei 100-150 euro (magari anche meno con un po\’ di fortuna), ma avrete fra le mani un pezzo quasi unico, sul quale saranno stati fatti tutti quegli interventi che lo avvicineranno molto di più ad uno standard con meno compromessi possibile.
Ovviamente un artigiano non avrà mai nella sua gamma la varietà di una Spark né potrà montarvi tutti i modelli che Spark produce mensilmente; però qui non si parla più di qualità, ma solo della capacità di soddisfare le pulsioni di accumulo di collezionisti i cui comportamenti sfiorano la compulsività.
Ci si illude che Spark migliorerà i propri prodotti. Idea falsa. A Spark va benissimo così com\’è, e quando subentrerà un competitore più determinato o con modelli meno costosi e di miglior qualità, la baracca verrà chiusa per dedicarsi ad altri settori merceologici. Non avremo mai uno Spark con i cerchi BBS torniti o con ancora più dettagli, per il semplice motivo che l\’azienda ha deciso che è in questo modo che si guadagna e i margini non debbono essere assottigliati. Probabilmente hanno anche calcolato che un modello come alcuni collezionisti auspicano costerebbe quegli 8-10 euro in più che ne decreterebbero l\’insuccesso a un livello mondiale. Spark non è un marchio artigianale e non può permettersi di lasciare le strade battute dove si trova la maggior parte dei collezionisti. E\’ questa la contraddizione – ma se vogliamo anche il fascino – di un marchio come Spark.
Fatte tutte queste considerazioni, restano da ammirare certi modelli, come la loro intramontabile Porsche 917K, che recentissimamente è stata riedita in una nuova versione, la vincente della 12 Ore di Sebring 1971, inserita nella serie speciale dedicata alla gara della Florida. Degna di merito è pure le Sauber Mercedes C9 di Le Mans 1989 mentre una delle ultime novità, la Chevrolet Monza IMSA, è stata oggetto di critiche per la linea errata del frontale. In questo caso mi sa che ci troviamo di fronte a una delle tante esagerazioni tipiche i certi forum, dove personaggi che le auto vere le hanno viste solo in cartolina pontificano sul nulla.
Ciò che comunque è da considerarsi positivo, è che si continua a discutere su questi modelli, che bene o male stanno segnando un\’epoca. Commenti e impressioni sono compre sempre i benvenuti.
Martini-Toyota Mk34 Formula 3 in scala 1:20 di CP Model
Dopo l\’esordio nella scala 1:20 con una Ralt Formula 3 (di cui potete leggere qui ), CP Model di Pasquale Catanese ha presentato un secondo modello che si colloca nello stesso filone storico e costruttivo, la Martini-Toyota Mk34. Questa vettura è uno dei modelli più conosciuti della Formula 3 dei primissimi anni ottanta. CP Model, con l\’aiuto dei suoi preziosi collaboratori, ha deciso quindi di proseguire un progetto che continuerà nei prossimi mesi con altri modelli similari. Composta da una carrozzeria in resina e varie parti in metallo bianco, la Martini Mk34 di CP Model è una riproduzione che cattura perfettamente le linee della vettura reale. La versione prescelta per i primi esemplari è quella portata alla vittoria da Emanuele Pirro in occasione del GP storico di Montecarlo del 2010; ricordiamo che con questa Martini, Pirro si aggiudicò l\’ultima gara dell\’Euro Formula 3 al Mugello nel 1981.
I motivi che hanno spinto a scegliere una versione \”recente\” sono probabilmente legati a un aspetto promozionale e i collezionisti avrebbero forse preferito la vettura nella versione originale, anche se colori e livrea non si discostano troppo dalla configurazione del 2010. In ogni caso la Martini Mk34 è disponibile su richiesta in varie colorazioni. Come nel caso della Ralt si tratta di un modello per pochi intenditori, capaci di distinguere la differenza che intercorre fra un prodotto interamente artigianale e altri oggetti prodotti in massa, destinati ad acquirenti con meno esperienza.
Per capire un modello come questo, inutile girarci intorno, ci vuole esperienza ed esercizio, oltre alla capacità di \”leggere\” e capire correttamente tutto ciò che sta a monte del risultato finale. Anche la scala, poi, è per pochi eletti, nonostante l\’1:20 vanti una certa tradizione (basti pensare alla serie dei kit Tamiya in plastica). La serie di queste monoposto continuerà con una March 783 e con soggetti meno recenti.
\'Con la Maserati nel cuore\': un libro di Ermanno Cozza
Da qualche anno Giorgio Nada ha in catalogo una collana dedicata alle memorie, alle autobiografie e in genere a tutti quei testi che non rientrano nella categoria classica dei libri di automobilismo. Vi si trovano titoli più o meno riusciti (uno dei miei preferiti è Vite di corsa di Pinone Allievi). La fine del 2017 ha visto l\’uscita delle memorie di Ermanno Cozza, da sempre considerato la memoria storica del Tridente. Ho avuto la fortuna di conoscere Cozza anni fa, al momento della stesura di alcune schede riservate al sito ufficiale di Maserati e alcune delle storie contenute in questo libro avevo avuto già la fortuna di ascoltarle in occasione di qualche cena a Modena. Ma ora, in circa 500 pagine, non sono soltanto le vicende di una vita ad essere state fermate sulla carta, ma anche – in maniera laterale, come si direbbe oggi – la storia intera di un marchio, vista con gli occhi di chi entrò in fabbrica giovanissimo, fresco del diploma di perito tecnico all\’Istituto Corni, e accompagnò l\’azienda per diversi decenni, passando per le traversie che tutti conoscono.
E\’ una \”storia dal basso\”, come ricorda il figlio Gianluigi nella postfazione, ma non per questo meno significativa di una ricostruzione ufficiale, magari fatta a beneficio degli sponsor. E\’ un volume appassionante, dove l\’umanità del narratore sa dosare con misura l\’approfondimento tecnico al gusto dell\’aneddoto, e i personaggi sono di tutto rispetto; credo che Cozza abbia avuto il merito di ridisegnare dei ritratti di grande intensità, da Guerino Bertocchi a Fangio, da Alfieri a Omer Orsi, dalla De Filippis a Alejandro De Tomaso passando per tanti meccanici, impiegati o progettisti che hanno occupato i locali di Via Ciro Menotti a Modena.
Chi abbia avuto a che fare con la Maserati, in qualsiasi epoca (e il sottoscritto è fra quei fortunati) può rendersi perfettamente conto che un certo stile, un certo modo di intendere il lavoro, i rapporti, la comunicazione è un portato antico che risale probabilmente all\’imprinting dato ormai più di cent\’anni fa dai fondatori. Questo è un libro onesto e ben scritto, che merita senza dubbio di figurare nella biblioteca di ogni appassionato della Maserati.
Corredano poi il volume tante foto inedite dei momenti più importanti della carriera di Ermanno Cozza, che coincide in fondo con la storia del marchio. Finalmente anche in Italia si comincia a capire l\’importanza di quella \”storia dal basso\”, per citare lo studioso britannico Peter Burke; gli inglesi in questo sono maestri e i cataloghi degli editori sono pieni di memorie di meccanici, ingegneri e piloti, che hanno lasciato un\’eredità tangibile a uso degli appassionati e dei cultori della materia. \”Con la Maserati nel cuore\” è un libro avvincente che non stanca, una testimonianza preziosa, ricca di quella modenesità che Ermanno Cozza è riuscito perfettamente a trasmettere in così tante pagine. Imperdibili gli episodi che descrivono la preparazione dei saloni (Torino, Ginevra, Francoforte, Parigi), le scenate di un irascibile e autoritario De Tomaso o le incredibili manipolazioni di restauratori o collezionisti senza scrupoli intenti a alterare un passato che Ermanno Cozza ha sempre considerato come patrimonio integrante dell\’azienda.
Ermanno Cozza, Con la Maserati nel cuore, Giorgio Nada Editore, Vimodrone (MI) 2017, pagg.500, €28,00.
La Mini e un hot dog sparito: un raro prototipo Corgi venduto all\'asta
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| Un prototipo mai entrato in produzione, basato sulla Mini. |
Nel libro sulla Corgi di Marcel Van Cleemput figurano diversi prototipi che non arrivarono mai allo stadio della produzione. Una gran parte di questi esemplari facevano parte della collezione personale dello stesso Van Cleemput, passati poi a vari proprietari attraverso vendite successive, fra cui quella, nel 2000, curata dalla casa d\’aste tedesca Loesch.
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| La Mini \”Hot Dog\” raffigurata nel libro di Van Cleemput sulla Corgi. |
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| Ormai da molti anni manca l\’hot dog sul tetto. |
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| I prototipi e i pre-serie non erano mai rivettati, ma il pianale era avvitato, imbullonato o semplicemente incollato alla carrozzeria. |
Mini guide tecniche ASI: documentazione di base a poco prezzo
Da qualche tempo l\’Automotoclub Storico Italiano pubblica alcune agili guide dedicate a celebri vetture di un passato più o meno recente. Questi volumetti, di una trentina di pagine e dal costo di €9 ciascuno, costituiscono una documentazione di base per chi programmi l\’acquisto o stia per affrontare il restauro di un\’auto d\’epoca. Vi si trovano disegni tecnici dell\’epoca, informazioni sui colori e sulle caratteristiche tecniche dei singoli millesimi e altre indicazioni utili. Queste guide possono essere utili anche per i modellisti e per chi desideri ottenere alcune nozioni di base sulla storia di alcune vetture che hanno fatto la storia dell\’automobilismo. Le edizioni finora uscite riguardano l\’Alfa Romeo GT 1300 Junior, la Bianchina, l\’Alfa Romeo 164, la Fiat Panda 4×4 (fino al 2003) e la Lancia Fulvia Coupé 1,2-1,3. Un\’iniziativa da apprezzare, che speriamo trovi una continuità con altre auto famose.
Il più recente modello promozionale del Museo Botta: Fiat 600 Multipla pubblicitaria di Brumm
La prima novità dell\’anno del Museo Botta è una Fiat 600 Multipla in colore azzurro chiaro – azzurro metallizzato, ispirata ad una pubblicità dell\’epoca. Il modello (catalogo Mu.Bo.011) è realizzato su base Brumm ed è disponibile direttamente presso il Museo Botta a €50,00. L\’edizione è numerata sulla scatola e limitata a pochi esemplari.
Dialogo di un venditore e di un acquirente di Facebook
La Ferrari 500 F2 tra i programmi di Tecnomodel in scala 1:18
Tecnomodel ha annunciato l\’arrivo della Ferrari 500 F2 nella propria gamma di modelli in resina in scala 1:18. Il modello sarà disponibile in cinque versioni: \”press\” (TMD1866A), GP Monza 1952 Ascari (TMD1866), GP Inghilterra 1952 Ascari (TMD1866C), GP Svizzera 1952 Taruffi (TMD1866D) e GP Germania 1952 Farina (TMD1866E). Contemporaneamente, Tecnomodel ha annunciato anche l\’uscita della Volvo PV544 stradale e in varie versioni rally.
Honda RC30 VFR750R 1987 di Spark in scala 1:43
Prosegue la produzione di moto in scala 1:43 di Spark e dopo le tante versioni relative alle protagoniste della MotoGP contemporanea, si inizia a andare un po\’ indietro nel tempo, e lo si fa con una Honda che rappresenta tutta un\’epoca, la RC30 VFR750R. Perfino un incompetente assoluto delle due ruote come il sottoscritto ha sentito parlare della RC30, moto che ha segnato tutto un periodo della Superbike, essendo servita da base per l\’omologazione del modello corsaiolo. Prodotta dal 1987 al 1990, la RC30 si aggiudicò tre titoli della SBike, fra i costruttori nel 1988 e fra i piloti nel biennio 1987-1988 con Fred Merkel. Col numero di catalogo M43028, Spark ha messo in produzione un modello in resina che ha le stesse caratteristiche costruttive delle riproduzioni già viste finora nella gamma: una quantità di dettagli davvero impressionante per un oggetto così piccolo, arricchito da fotoincisioni, tampografie, decals, particolari cromati in plastica e trasparenti, gomme esatte, cerchi di una definizione da fare invidia a un kit Tamiya in una scala ben maggiore.
Nel caso della RC30 la confezione è leggermente variata rispetto a quella delle MotoGP; il modello, comunque, è sempre corredato della riproduzione in scala del supporto, realizzato in fotoincisione.
Bellissimi alcuni particolari come il pannello della strumentazione, la catena fotoincisa, vari fili e cavetti, i doppi fari anteriori, mentre altri piccoli dettagli avrebbero sicuramente meritato un\’attenzione maggiore, come la parte riflettente delle frecce, riprodotta con semplice vernice coprente arancione, oppure alcuni rivetti simulati da una semplice decal: certo, nel caso dei rivetti, trattare il tutto con delle fotoincisioni avrebbe moltiplicato i tempi di montaggio e di conseguenza i costi del modello.
Queste piccole manchevolezze non inficiano per niente (o quasi) la qualità globale della RC30 di Spark, marchio che si può dire abbia in catalogo le migliori moto in scala 1:43 disponibili sul mercato, modelli speciali compresi; in questo settore, infatti, gli artigiani non sono mai riusciti ad arrivare a risultati particolarmente eccelsi, neanche con moto più vecchie e quindi generalmente più semplici da riprodurre.
Chissà adesso se Spark starà pensando a qualche salto in un passato più lontano, magari le gare anni 60 e 70, completamente da scoprire in scala 1:43.











