Rassegna stampa: Auto Modélisme n.252 (gennaio 2019)

Al bel numero di dicembre 2018 segue un altrettanto ricco numero per gennaio. In questi mesi, Auto Modélisme ha prodotto una serie di articoli molto utili sulle Matra, e stavolta tocca alle MS670 nelle versioni non-Le Mans. Si tratta di analisi davvero approfondite sulle varianti di carrozzeria e di meccanica, con tante foto di modelli anche rari. 


Fra gli altri motivi di interesse, il montaggio della Tyrrell-Cosworth 002 di François Cévert del GP d\’Inghilterra 1971 di Ebbro in scala 1:20 e la recensione della Jaguar XK120C di CMC in scala 1:18. 

Da Remember una piccola serie di Ferrari 512BB Bellancauto Le Mans 1984

La Ferrari 512BB Bellancauto 1984 di Remember non è un modello nuovo, ma ha conosciuto nel corso degli anni diverse evoluzioni e migliorie. Di recente è stata realizzata una piccolissima serie di montati riproducenti la vettura sponsorizzata Ferrarelle che corse a Le Mans 1984 con Micangeli, Marazzi e Lacaud. Per lungo tempo questa rimase l\’ultima Ferrari ad aver partecipato alla 24 Ore, prima del ritorno in auge delle GT negli anni novanta. Questa serie beneficia di alcuni dettagli supplementari (come i ganci traino anteriori e posteriori), oltre che di una finizione particolarmente curata, che include una mano di trasparente non eccessivamente lucido sulle decals, a uniformare tutta la carrozzeria. Il prezzo è competitivo. Link per la vendita del modello: https://www.geminimodelcars.com/listing/660074264/ferrari-512bb-imsa-gtx-ch35529-scuderia

Corgi Husky e Junior: una parte della collezione Monty Calme in vendita

Che i piccoli modelli Husky e Junior non raccolgano tra i collezionisti lo stesso successo dei modelli più grandi non è certo un mistero, anche se recentemente alcuni segnali facciano pensare che le quotazioni di queste due gamme minori siano in leggera ripresa. Ad ogni modo, un\’altra parte della collezione di Monty Calme, comprendente appunto le serie Husky e Junior, sta per essere messa in vendita dagli specialisti di Quality Diecast Toys, che già in passato si erano occupati di questa enorme raccolta, che comprende numerosi pezzi unici, provenienti anche dalla collezione di Van Cleemput.  Stavolta uno dei lotti più interessanti riguarda una \”trade box\” con dodici modelli dell\’Aston Martin di James Bond, ma le curiosità e le rarità sono veramente tante, come potete vedere a questo link: https://www.qualitydiecasttoys.com/articles/53 . 

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.251 (dicembre 2018)

Erano un po\’ di mesi che AutoModélisme non trovava spazio nella rassegna stampa del blog. Di recente, pur apprezzandone i contenuti, non avevo ritenuto opportuno cercarlo nelle edicole italiane o nei miei viaggi in Francia. Ho però preso i numeri 251 e 252 (dicembre 2018 e gennaio 2019) perché mi sembravano piuttosto interessanti, anche per il blog. Di solito, il numero di dicembre è piuttosto corposo e anche quest\’anno si sono mantenute le tradizioni con un fascicolo dedicato ai 120 anni della Renault e la prosecuzione di una serie di pezzi che hanno ripercorso la storia modellistica in scala 1:43 dei prototipi Matra: stavolta è toccato alla MS660, un modello meno conosciuto, ma che ha gettato le basi dei successi Matra a Le Mans (e nel Mondiale marche) prima nel 1972 e poi in modo ancora più netto nel 1973. Interessante il test di montaggio della Porsche 935 K2 Vaillant di Wollek (kit Beemax in scala 1:24): un kit che evoca lo stesso soggetto riprodotto da Tamiya alla fine degli anni settanta, ma in 1:20. Istruttivo anche il triplo confronto fra tre interpretazioni dell\’Alpine A110 \”Première Edition\”, lanciata al Salone di Ginevra nel 2017, interpretazioni dovute a Norev, Ottomobile e Solido, ciascuna con le sue particolarità e con le sue caratteristiche ben definite. Ne nasce un confronto tra filosofie diverse: resincast, diecast con aperture, diecast senza aperture. Se non altro, ciascuna marca offre un modello con caratteristiche ben determinate. Per quanto riguarda lo spazio slot, simpatico il test di una vecchia Renault RS01 Formula 1 di Scalextric. 

Giulietta Sprint, un fil rouge… laterale: Mercury, Scottoy e Hachette

Cosa fare della Giulietta Sprint di Hachette (fatta da Ixo)? Gli utilizzi sono vari e spaziano dalla conservazione religiosa nella convinzione di possedere un santo Graal del modellismo, alla voglia di metterci le mani per divertirsi. In questo caso sono per quest\’ultimo estremo, visto che sono ben altri i modelli destinati a rivalutarsi nel tempo. Siamo piuttosto in presenza di una curiosità e tutt\’al più, se si è dei fissati dell\’eredità storica, potremo conservare una confezione integra così da testimoniare, fra venti o trent\’anni le tendenze modellistiche di questa fine di decennio. Per meno di quattro euro si può fare. Ma chi ha un esemplare già aperto e fuori dal blister, la tentazione di smanettarci è piuttosto grande. Viene subito in mente qualche versione competizione, visto che la Giulietta Sprint è stata una vettura piuttosto diffusa all\’epoca nelle cronoscalate e nei rally dell\’epoca pionieristica.

Ebbene, senza l\’intenzione di riprodurre niente di specifico, ho pensato di farne una generica vettura come le tante che erano in forza alle numerose scuderie italiane tra la fine degli anni cinquanta e l\’inizio degli anni sessanta. Gli interventi sono abbastanza limitati: verniciatura alluminio dei cerchi, targhe di Firenze, numeri bianchi rotondeggianti e uno stemmino della Scuderia Automobilistica Clemente Biondetti, nata proprio nel 1957 nel capoluogo toscano. Il portatarga posteriore è stato ridipinto in alluminio così come le maniglie e poco altro.

La Giulietta di Hachette-Ixo va quindi a far compagnia allo Scottoy, che rappresenta anch\’esso una versione di fantasia, seppur verosimile. Si crea quindi già un legame con un passato, neppure troppo remoto, visto che gli Scottoy risalgono agli anni novanta-inizio duemila. Riguardando lo Scottoy mi sono poi accorto di un particolare curioso, ossia che il numero di gara 132 è identico per forma e font a quello che la Mercury aveva utilizzato sui suoi modelli competizione, come l\’Abarth 1000 Berlina derivata dalla Fiat 850. Per non perdere un filo di continuità ho deciso di discostarmi solo in parte dalla tradizione, assegnando alla Giulietta cinese il 162…

Cosa significa collezionare: le varianti e il blog dell\'Auto Jaune

Il blog dell\’Auto Jaune, redatto da Vincent Espinasse (https://autojauneblog.fr/) è una tra le letture più piacevoli del panorama globale dei modelli obsoleti. Vi si distillano rarità, curiosità, ma anche – per fortuna – discorsi sui metodi e sui perché del collezionare. Ognuno colleziona ciò che più gli aggrada, questo è scontato e anche decisivo. Ma il collezionismo dovrebbe andare un po\’ più in là della casuale sommatoria di acquisti, fatti magari in posti in cui difficilmente si potrà trovare qualcosa di veramente significativo. In Italia avremmo bisogno di maggiore consapevolezza, anche se – mi pare di averlo già detto – i collezionisti di un certo livello amano starsene in disparte con le proprie raccolte, anche notevoli. Va benissimo, ma c\’è un mondo là fuori. Fra chi esterna in modo acritico i propri acquisti di bassa qualità su Facebook (vecchi Politoys sbrecciati, Dinky che hanno visto per l\’ultima volta una scatola sessan\’tanni fa…) e le élite nostrane che non si fanno mai vedere, ci sono i collezionisti divulgatori; Vincent Espinasse è uno dei maggiori conoscitori di modelli obsoleti (chiamiamoli così) in circolazione ed è uno che ama la comunicazione perché crede nei valori della ricerca.

Nel suo blog ci sono sempre informazioni di prima mano, mutuate dai suoi innumerevoli viaggi, contatti, conoscenze e dalla sua collezione che è una delle più straordinarie del mondo, vantando anche prototipi, stampi, prove di colore, insomma tutte cose in grado di fare la differenza, al netto dei modelli che ognuno può trovare nel più banale negozietto sotto casa. L\’articolo sulla Chrysler New Yorker di Dinky France, pubblicato tre giorni fa, è un caso tipico: si fa presto a dire che era rossa con gli interni crema. Esistono almeno otto varianti (in questo caso non intenzionali), per non parlare delle scatole con codici di grafica diversi, argomento questo ancora quasi tutto da esplorare e che può essere utilissimo nella datazione delle singole varianti. Ma soprattutto: perché rossa con quegli interni crema e non piuttosto il contrario? So già che qualcuno ribatterà che tutto questo non importa, che è superfluo, che la ciò che conta è avere il modello in mano e magari fotografarlo su Facebook insieme a qualche altro rottame. Ma per fortuna l\’argomento può essere trattato in vari modi e la ricerca dei come e dei perché non è mai uno sterile esercizio di erudizione, ma un tentativo importantissimo di dare a ciò che ci interessa una logica e una dignità storica. Vogliamo sempre farci sorpassare da ciò che fanno in Francia o in Gran Bretagna? Beh, non necessariamente. Da qualche anno, ad esempio, esiste il sito Quellidellapolistil, che sta fornendo un contributo essenziale alla conoscenza di certe produzioni di casa nostra, oppure lo spazio di Alberto Spano (Aessemodels) ricchissimo di foto e di informazioni. Segno che qualcosa si sta muovendo. 

Lancia Sport Gr.6 (LC/1) di Vittorio Roberti e Alessandro Cordasco

Il 2018 è stato caratterizzato dall\’uscita di molti importanti libri, alcuni dei quali hanno finalmente fatto completa luce su alcuni temi fino a quel momento totalmente inediti o poco esplorati. Fra questi va sicuramente citato il volume di Vittorio Roberti e Alessandro Cordasco sulla Lancia Gruppo 6 del 1982 e sulla LC1, che fu la conversione in Gruppo C che gareggiò nel 1983 (nota a margine: molti ritengono che il nome LC1 sia applicabile alla prima vettura del 1982; in realtà, LC1 è la sigla che venne attribuita all\’evoluzione Gruppo C che corse appunto nel 1983, per distinguerla dalla LC2, prima reale Gruppo C della Lancia nata da un progetto ex-novo). Il libro, di oltre 350 pagine, è edito da GM di Piacenza ed è uscito ormai da alcuni mesi, ma vale ugualmente la pena di recensirlo perché si tratta di una delle migliori pubblicazioni del 2018. Vi si racconta, in italiano e in inglese, tutta la storia della Gruppo 6 1982 / LC1 1983, dalle prime bozze di progetto ai modellini in scala, fino agli esemplari veri e propri che disputarono le gare del Mondiale Endurance marche e piloti. Dalla tecnica al racconto della vicenda sportiva, non manca nulla, incluse esaustive tabelle sulla storia individuale degli esemplari costruiti.

Ottimo anche per la documentazione modellistica, il libro presenta anche l\’analisi completa di tutte le variazioni delle livree gara per gara. Davvero un bell\’exploit editoriale per una vettura che pur nella sua breve carriera, ha fatto la storia delle corse endurance, dando del filo da torcere alla Porsche 956 Gruppo C. E se ci si mette il prezzo, davvero ragionevole di €49 per oltre 200 foto inedite e documenti rari, 100 documenti riprodotti e testimonianze di prima mano dei protagonisti, potremmo dire che si tratta di un libro imperdibile per ogni appassionato.

Ancora sulla collezione Mercury Hachette: l\'Alfa Romeo Giulietta Sprint, una scommessa vinta?

La Giulietta Sprint di Hachette con la scatolina,
che riproduce la variante con la scenetta del distributore
di benzina. Un\’altra variante, più rara, raffigurava delle
colline dietro la vettura, sempre rossa. 

E così, dopo il testi di svariati mesi fa, nei giorni scorsi ha fatto la sua apparizione nelle edicole il primo modello della collezione Mercury di Hachette. Nota filologica che può avere il suo interesse: fra gli esemplari dei test e i pezzi definitivi distribuiti a fine dicembre passano alcune differenze, che Bruno Libero Boracco ha ben rilevato sul sito Piccolegrandiruote (articolo a questo link). E così, dopo gli Scottoy (che per certi versi erano modelli artigianali), anche la Mercury ha gli onori delle copie. Difficile resistere, per € 3,99, alla prima uscita; c\’è chi ne ha presa una, chi due, chi tre, per farci cosa non è chiaro, ma sicuramente la risposta dei collezionisti è stata massiccia. Su Facebook, ovviamente, si alza il solito polverone tra favorevoli e contrari, ma mai come in questo caso in medio stat virtus, nel senso che sicuramente molti collezionisti di livello avranno acquistato la Giulietta per il solo gusto di fare delle comparazioni, cosa che rientra fra le soddisfazioni di questo hobby. Dall\’altra parte, i maniaci del low cost avranno trovato la loro felicità in un modello a meno di quattro euro che somiglia così tanto a quelli da duecento.

Nella confezione è compreso un fascicolo di 12 pagine
che andrà a costituire una raccolta ad anelli. 
La confezione ancora sigillata. Il prossimo modello sarà la
Fiat 600 Multipla che costerà € 9,99. A partire dal terzo modello
il costo sarà di € 14,99. Per gli abbonati sono previsti diversi vantaggi. 

Difficile che il modello possa godere di una rivalutazione, e siamo certi che alcuni si saranno già messi in testa idee di questo tipo. La fattura del modello è buona, anche perché la semplicità del prodotto aiuta: il fondino è cromato, così come i cerchi. Una collezione di questo genere possiede un indubbio richiamo estetico: sono modelli affascinanti, colorati, altamente evocativi (e decorativi!). La scatola è ben riprodotta e il tutto, magari in una vetrinetta insieme ad altri cimeli d\’epoca o pseudo tali, può fare un ottimo effetto. Ben fatto anche il fascicolo che parla dell\’originale e della vettura riprodotta. Le referenze fotografiche derivano dalle collezioni di Paolo Rampini e Massimiliano Migliavacca.
E\’ buffo come nel dépliant esplicativo, raffigurante le prime uscite, alcune frasi siano molto simili se non del tutto identiche a quelle riportate nel sito Aessemodels.it di Alberto Spano (http://www.aessemodels.it/Mercury48%203.htm), che molti conosceranno già e che rappresenta una validissima fonte per molti marchi fondamentali del passato.

La Giulietta riprodotta da Hachette è quella più comune, con i
vetri e con i catadiottri posteriori. Una prima edizione, uscita nel 1956,
fu prodotta nel solo colore rosso. 
Alcuni modelli della collezione Hachette riprodurrano colori
e livree rare. Nel caso della Giulietta Sprint si è deciso di andare
su un \”normale\” azzurro medio. 

La serietà della ricerca è apprezzabile, e ci si augura che questi fascicoli possano contribuire alla maggiore conoscenza di un\’azienda che ha fatto la storia dell\’automodellismo italiano. Come può essere presa l\’uscita della collezione Mercury Hachette? Come una piccola ventata di novità fra le innumerevoli raccolte da edicola che spesso cambiano solo livree (vedi ad esempio l\’altra collezione apparsa in questi giorni, quella dei mezzi pubblicitari italiani). Personalmente non credo che serie come questa stimoleranno la ricerca dei modelli originali, che continueranno a seguire i circuiti abituali degli specialisti, restando alla larga dal grande pubblico, almeno per quel che riguarda gli esemplari perfetti con scatola, che sono gli unici in grado di offrire un vero valore a una collezione.

Il fondino, cromato, riporta il nome Hachette e la
dicitura \”made in China\”. 

Ma se poi uno si accontenta o si diverte a baloccarsi (cosa per nulla illecita), allora questa raccolta può rivestire un interesse, offrendo oltretutto un minimo di documentazione cartacea che tornerà sicuramente utile.

Un nuovo artigiano: MA.GA. Models e la Fittipaldi-Cosworth F9 Formula 1 GP d\'Austria 1982 Chico Serra (1:43)

Non di rado il panorama degli artigiani offre ancora delle sorprese, anche per quanto concerne la scala 1:43 che molti danno per morta e sepolta e che invece ha tante risorse. Un marchio appena nato, MA.GA. di Modena ha presentato nel dicembre scorso una serie montata di Fittipaldi-Cosworth F9 Formula 1 del 1982 (in resina), modello sostanzialmente inedito, importante perché costituisce l\’ultimo capitolo della storia di Emerson Fittipaldi costruttore. La F9 fu progettata da Richard Divila e Tim Wright ed fu una classica Formula 1 equipaggiata col V8 Cosworth e il cambio Hewland, ormai non più in grado di contrastare i propulsori turbocompressi. Il team brasiliano aveva iniziato la stagione 1982 con la F8D, in pratica il modello 1980 che aveva beneficiato di qualche modifica nel corso degli ultimi due anni. Tutto sommato non era poi così male, visto che permise a Chico Serra di raccogliere un punto, frutto del sesto posto al Gran Premio del Belgio. La F9 fece la propria apparizione alle prove del GP di Francia 1982: al volante di questa nuova vettura, Serra riuscì a disputare tre GP, fallendo la qualificazione in altrettante gare. Il miglior risultato fu un settimo posto in Austria, corsa passata alla storia per il successo del nostro De Angelis con la Lotus. Di fatto, l\’ultima gara per la F9 (e per tutto il team Fittipaldi) fu il GP d\’Italia a Monza, visto che Serra non si sarebbe qualificato a Las Vegas.

Nel settore modellistico, nonostante Spark ora e Tenariv in anni meno recenti (senza contare Tameo che si pone su un livello qualitativo differente) esistono ancora molte lacune da colmare e questa F9 di MA.GA. Models è l\’esempio di come si riescano tutt\’oggi a trovare soggetti di indubbio richiamo per gli appassionati competenti.

Il modello nasce in un contesto ingegneristico e l\’eredità molto tecnica della progettazione si riconosce subito nella precisione delle forme e degli ingombri. Si è partiti da un kit in resina particolarmente povero e impreciso, che negli intenti di chi l\’ha fatto avrebbe dovuto rappresentare la F9 in una configurazione di abitacolo diversa da quella del GP d\’Austria. L\’elaborazione, a base di stucco e plasticard, è stata consistente. Tutti gli altri pezzi sono stati progettati ex-novo e particolare cura è stata dedicata alla simmetricità delle sospensioni e alla correttezza dell\’assetto; le ruote derivano dalla produzione Tameo. Ne è venuto fuori un modello molto semplice, ma non per questo semplicistico. Il risultato finale è molto convincente, impreziosito dalla verniciatura tricolore (le parti blu e rosse non sono in decal) e dell\’esattezza della decorazione.

La serie sarà limitata a 50 esemplari numerati, e presto uscirà anche l\’altra variante della F9, quella con le paratie del cockpit più alte. MA.GA. è già al lavoro sul secondo modello, l\’Alfa Romeo 184TB del 1985, soggetto già realizzato in piccolissima serie da Jarmark su base Tameo. Col beneplacito di Luca Tameo, MA.GA. è partita proprio dallo stesso kit, e il prototipo è già a buon punto. A differenza della Fittipaldi, dove praticamente tutto è stato fatto da zero, la 184TB si basa sull\’ottimo kit di Tameo, cosa che permette una maggiore complessità e un livello di dettaglio più spinto.

Per il momento le produzioni non contemplano la commercializzazione di kit. Ricordiamo che MA.GA. ha eseguito montaggi di ottimo livello su kit preesistenti (Tameo, ModelFactory Hiro…) che probabilmente vi illustreremo in un prossimo futuro. Vi presentiamo intanto alcune fasi della lavorazione del prototipo della Fittipaldi F9 con le immagini di uno dei primi modelli montati. Il costo del modello è di € 115, un prezzo molto competitivo considerato che si tratta di un prodotto artigianale montato a mano.

Un po\' di edicola: il debutto della serie "Veicoli commerciali d\'epoca"

Credo che in otto anni di attività le volte in cui il blog si è dedicato all\’uscita di modelli da edicola si contino sulle dita di una mano. Non mi sono mai particolarmente piaciuti, i modelli da edicola, e d\’altronde esistono dei veri e propri specialisti con dei loro siti dedicati, zeppi di notizie, di foto e di elenchi. Alla fine di dicembre, tuttavia, hanno debuttato due serie che potrebbero lasciare un segno più significativo di quanto non abbiano fatto tante altre raccolte. Della serie Mercury di Hachette abbiamo già parlato giorni fa e molto probabilmente ritorneremo sull\’argomento; la seconda raccolta è invece dovuta all\’inglese Eaglemoss Ltd, ed è fabbricata da Ixo. I modelli sono fatti in Bangladesh (ormai la Cina ha costi troppo alti per le serie economiche da edicola) e si presentano montati su una base in plastica con tanto di teca. \”Veicoli commerciali italiani\” si propone di ripercorrere la storia di alcuni fra i mezzi più popolari dagli anni cinquanta agli anni settanta, con livree conosciutissime, come Galbani, Pai, Campagnolo, Giommi, e così via. L\’idea è buona e la scelta dei veicoli accattivante. Il primo modello è un Fiat 1100 ELR nei colori Galbani del deposito di Milano, in zamac con tutta la parte inferiore (parafanghi e predellini) in plastica.

La fattura è buona anche se non eccezionale (stiamo tenendo ovviamente conto degli standard da edicola): qualche finitura abbastanza sbrigativa come le luci della targa solo tampografate è da sempre lo scotto da pagare su questo genere di prodotto; sono rare le eccezioni anche se l\’edicola ci ha mostrato a volte dei piacevoli exploit, al di là dell\’annosa questione sulla scarsa qualità dei materiali impiegati. Fra i punti forti, i cerchi e la simpatica decorazione, con la riproduzione di una bella forma di Bel Paese sistemata sul tetto. La foto sullo sfondo della teca mostra la flotta aziendale Galbani com\’era all\’epoca e l\’allestimento appare corretto. I modelli della serie, recita la promozione della raccolta, sono inediti; immaginiamo inediti nelle loro livree, non negli stampi.

La prima uscita è stata posta in vendita a € 4,99. Col numero 2 il prezzo passerà a € 9,99 e poi salirà a € 14,99 con cadenza quindicinale. L\’11 gennaio uscirà il Fiat 238 Campagnolo, il 25 gennaio l\’OM Leoncino Giommi, mentre l\’8 febbraio sarà la volta del Volkswagen T1 Pai.

A certi prezzi non è possibile pretendere la luna, anche se si ha l\’impressione di non trovarsi davanti al modello migliore della lista. Nella confezione del Fiat 1100 ELR Galbani troviamo il fascicolo dedicato al veicolo e all\’azienda rappresentata (in questo caso la Galbani) e alcune simpatiche spigolature relative all\’anno di produzione del mezzo reale: si parla di società, costume, sport, modi di vita. Tutto piuttosto interessante e… educativo. Da questo punto di vista, i modelli da edicola possono rappresentare un tramite di divulgazione da non sottovalutare, ammesso che i giovani trovino interesse nell\’acquistare cose di questo genere.

Un altro fascicolo nel blister presenta la collezione e le caratteristiche editoriali. Come di consueto, per chi si abbonerà sono previsti dei vantaggi: in caso di sottoscrizione, si riceverà il numero 2 e il numero 3 a soli € 9,99 complessivi, più alcune cartoline d\’epoca, una targa pubblicitaria in metallo (Certosino Galbani), un set di sottobicchieri con le viste delle maggiori città italiane e un camion Fiat Galbani, omaggi diluiti dal primo al sesto invio. Per informazioni su \”Veicoli commerciali d\’epoca\” si potrà consultare il sito web www.veicoliepoca.it.