Da un\'Abarth del passato a una quasi contemporanea: due elaborazioni di De Gennaro
Da un\'Abarth del passato a una quasi contemporanea: due elaborazioni di De Gennaro
Il blog ha un nuovo sponsor: Delius Klasing
Dopo Raceland.de, nuovo sponsor per il blog: si tratta di Delius Klasing, editore e libraio tedesco, che ha in catalogo numerosi titoli di automobilismo e anche di modellismo.
Fiat 127 Rustica e Abarth 695 Tributo Maserati: trasformazioni di Fabrizio De Gennaro
I due soggetti non potrebbero essere più diversi, ma rendono bene l\’idea della collezione di Fabrizio De Gennaro, appassionato di modelli di marchi italiani in scala 1:43. Ottimo modellista, De Gennaro si cimenta da sempre nelle elaborazioni, dalle più semplici alle più radicali, oltre al montaggio di normali kit che ovviamente completa e dettaglia alla sua maniera.
La particolarità della sua raccolta è la presenza di molte versioni e anche di molti modelli-base che non sono mai stati realizzati in scala. Ecco come Fabrizio stesso descrive le due elaborazioni che vi presentiamo in questo thread: \”La prima è la mitica 127 Rustica ricavata da una 147 della Ixo per la serie \’Le auto brasiliane\’ in edicola in Brasile e da me comprata su Ebay; l\’elaborazione, oltre che nella riverniciatura nel colore beige sabbia, consiste soprattutto nella realizzazione in tondino di ottone o di plasticard dei paraurti tubolari, nelle protezioni anteriori e posteriori dei fari con retina ricavata da quella che si usa per confezionare bomboniere, e nella realizzazione del portapacchi sul tetto oltre che nell\’allestimento interno nel colore originale dello sky.
Altra piccola elaborazione, su base Fiat Abarth 500 Cararama, è la Fiat Abarth 695 Tributo Maserati con l\’apertura del tetto per trasformarla in cabrio ma soprattutto la verniciatura nell\’unico colore previsto per tale serie limitata e la riproduzione più fedele possibile degli interni\”.
Nota: alla 127 Rustica mancano ancora le scrittine specifiche che De Gennaro ha già perfezionato e che stamperà insieme ad altre decals per la sua collezione.
Ricordi di una 24 Ore che non c\'è più: Honda Civic EF3 di Spark
Apparentemente banale oppure addirittura peregrina. Qualche vettura, dentro una collezione o fra uno stock di modelli da rivendere ci sembra capitata per caso. Invece sono proprio i modelli che sembrano capitati lì per caso possono nascondere la suggestione di storie lontane. Spark ha recentemente sfruttato uno stampo giù esistente, l\’Honda Civic serie EF3, per ricavare una versione di Spa. Quanti in Italia l\’apprezzeranno? Penso pochi. In Belgio, ovviamente, avrà il suo pubblico, ed è proprio per il mercato belga che questo modello è nato (catalogo SB136, edizione limitata a 300 pezzi numerati). Questo modello parla di una 24 Ore di Spa che non esiste più, quella fatta con le turismo. Viste come sono andate le cose nell\’automobilismo, il fatto che oggi ci siano le GT è da considerarsi una fortuna, ma i nostalgici percorrono strade alternative. Una Spa che sa di patatine, con tante macchine banali colorate. Già lo sponsor, Seca, è tipico di quelle zone.
Una 24 Ore piena di storie, fatta di BMW M3, di Sierra Cosworth, ma anche delle divisioni minori con le Toyota Corolla o Honda Civic. Fino ai primi anni duemila, nel paddock c\’era ancora il negozietto di Marc Dantinne (Francorchamps Mini Models) che aveva appunto parecchi modelli di questo genere. Un mondo che è sparito anche in un paese poco incline all\’innovazione collezionistica come il Belgio. La Spa ancora ruspante, con gli scoli d\’acqua che ti inzuppano i piedi, mentre la pioggia pensa ad inzupparti la parte superiore del corpo. La Spa con le frites e i waffel che si ammollano subito, quella che per tornare al paddock devi fare due chilometri nella mota. In parte quella Spa esiste ancora, ma la Honda Civic di Spark rispecchia un momento ancora più autentico che si è fermato nel recente passato.
L\’idea, quindi è stata buona e l\’impegno profuso nella realizzazione di questo modello rivela un\’attenzione ai particolari messa ancora più in valore dalla validità della base, molto ben riuscita. Assetto, abitacolo, decorazione, tutto è negli standard di Spark. Difficile dire se per gli interni ci si sia basati su foto specifiche. Il sedile di un colore rosso vivo fa pensare che Spark avesse in mano della documentazione di questa particolare vettura (peccato come al solito per le cinture di sicurezza in decals). In corso d\’opera sono state corrette anche la posizione (da sinistra a destra) e la sezione (da ovale a cilindrica) del tubo di scarico. Ricordiamo che la versione prescelta corrisponde alla vettura che nel 1989 vinse il gruppo N della seconda divisione con Pascal Tillekaerts e Rodolphe Koentges. Dicevamo della 24 Ore con le turismo.
In realtà, in quel 1989, il parco partenti fu abbastanza eterogeneo, con tanto di Ferrari Mondial e Porsche 911, ma dopo una breve parentesi si tornò alle sole turismo, approfittando della fortuna dei regolamenti D2 prima e Super2000 poi. C\’è da sperare che Spark ripeta l\’esperienza. Minichamps da tempo ha annunciato una Toyota Corolla, che non è mai uscita, mentre Ixo, con risultati talvolta interlocutori, pare aver puntato decisamente il filone della 24 Ore di Spa anni ottanta con varie Mercedes 190E 2.3 e Ford Sierra RS500. Chissà che il 2019 non sia l\’anno buono. A proposito, visto che siamo già nel 2019, auguriamo a tutti i lettori del blog i migliori successi e che questo anno sia un anno di pace e di serenità per tutti voi.
Due trasformazioni… radicali. Porsche 917PA e 911S di Massimo Martini
I lettori del blog hanno già dimostrato di apprezzare molto le elaborazioni di Massimo Martini, collezionista di Porsche 1:43. In questo thread presentiamo un paio di recenti realizzazioni, che potremmo definire più autocostruzioni che trasformazioni. Per questi due pezzi, Martini è partito da vecchi modelli industriali anni settanta. La Porsche 917 PA Gesipa è basata sul Politoys E18 (e chi ci crederebbe?), la cui carrozzeria è stata fresata e tagliata per essere montata nelle configurazioni che vedete nelle foto. Il resto è stato totalmente rifatto con plasticard e accessori vari. Le decals sono quelle del kit Provence Moulage (versione 1000km di Parigi Montlhéry 1971), mentre le ruote sono Remember W03. Il telaio è fatto in plasticard, così come la maggior parte delle strutture. L\’altro modello, apparentemente più semplice, deriva invece da una Porsche 912 di Mebetoys (A12) e riproduce la 911S di Claude Haldi e Paul Keller alla 24 Ore di Le Mans 1972. Le decals sono quelle, abbastanza grezzotte, dell\’entourage di Elkoubi.
Anche in questo caso il lavoro di preparazione e di adattamento delle varie componenti è stato notevole, facilitato solo in parte dal fatto che il modello aveva già le aperture, ora sistemate nella posizione fissa. Nelle foto vedete anche altri modelli già finiti o in lavorazione. Si nota una Porsche 935/L IMSA Andial di Remember, recentemente montata dallo stesso Martini con varie modifiche non troppo radicali e alcune migliorie.
Focus su: Toyota TS050 Hybrid LMP1 Gazoo Racing vincitrice a Le Mans 2018 di Spark (43LM18)
Si può iniziare la recensione di un modello dicendo che aprendo la scatola si sente lo stesso odore che avevano i kit Starter e Provence Moulage quando si aprivano per la prima volta? Si può, e questa nota di merito, del tutto soggettiva e arbitraria fa sì che Spark si confermi agli occhi (e al naso…) di un collezionista di vecchia data come qualcosa di tutto sommato familiare. E si sa quanto siano importanti certi punti fermi quando l\’età avanza. La fine del 2018 è allietata da diverse uscite di Spark, non ultima la Toyota che (finalmente!) ha vinto a Le Mans, prenotando anche l\’edizione 2019. La TS050 di Buemi/Nakajima/Alonso è arrivata nei negozi proprio questa settimana, e senza dubbio sarà un best seller assoluto nella produzione sparkiana. Una ventata di novità anche nelle vetrine di chi segue come tematica solo i vincitori a Le Mans, dopo lunghe serie di Audi e Porsche – con uno sporadico inserimento di Peugeot.
Questo Spark non ha nulla di nuovo rispetto al passato e altrettanto verosimilmente non sarà destinato a essere seguito da nulla di rivoluzionario nel prossimo futuro. Insomma, Spark gioca sul sicuro, oltretutto facilitata dall\’assenza di concorrenti in questo settore. Forse arriverà un kit di qualche coraggioso artigiano francese, e magari nelle scale più grandi un classico modello Tamiya, ma Spark per ora può dormire sonni tranquilli. E\’ un bene e un male. Un bene perché in ogni caso la qualità è quella di sempre, con soluzioni tecniche già abbondantemente sperimentate su tanti altri modelli di questa fatta.
Un male perché prima o poi Spark dovrà evolversi e quando si è chiamati a un passo di questo genere è perché ti è arrivato qualcuno che propone un prodotto migliore a un prezzo magari più competitivo e allora son dolori perché non ti eri preparato. E\’ questo uno scenario plausibile? Chissà. C\’è chi prospetta l\’arrivo di modelli apribili, ma un apribile non è necessariamente \”migliore\” perché appartenente a un\’altra interpretazione concettuale, esattamente come accade nella scala 1:18, con i curbside che tendono a sostituire gli apribili (quindi in teoria, nell\’1:43 dovrebbe accadere il contrario, cosa che peraltro mi sento di escludere, almeno nei prossimi anni).
Di Toyota LMP1, Spark ne aveva in catalogo già diverse e quindi, al netto delle differenze del modello 2018 rispetto alle vetture viste negli anni scorsi a Le Mans e nel resto del WEC, il compito non era poi così complicato. Semmai, possiamo rimarcare come la pulizia del montaggio sia ormai elevata ed estesa nella stessa misura a tutti gli esemplari della produzione.
Sembrano insomma passati i tempi in cui per avere un modello davvero a posto dovevi visionarne almeno cinque o sei, e se non eri amico di un distributore (allora a Firenze avevamo la Pego) erano dolori. Le vetture contemporanee ormai sono un terreno esclusivo dei produttori resincast oppure – in fasce di prezzo ancora più alte – di marchi di alta gamma come BBR, MR, Eidolon, Vision e compagnia bella. Un produttore di kit – e ce ne sono alcuni che resistono, come ho già ricordato – sono costretti a sforzi tecnici e a trovati ai limiti delle loro capacità.
Un tetto cromato che per Spark è ormai la routine, per altri resta una sfida. E questo, tanto per citare un esempio fra i tanti. La Toyota TS050 di Le Mans 2018 fatta da Spark è come al solito il sapiente mix di resina e particolari in fotoincisione e riportati. Il tutto, poi, dà un\’idea di robustezza che non è per nulla evidente in modelli così complessi. Tutto il sistema dell\’ala posteriore è incollato con una cianoacrilata che molti vorrebbero avere, il tutto rivestito da decals finissime che simulano almeno due diverse trame di carbonio (una meno evidente per la parte orizzontale, una più appariscente per l\’interno delle paratie verticali). La simulazione del carbonio domina anche in altre estese superfici della carrozzeria. E\’ tutto molto ben applicato e reso con realismo. Sul modelli di questo tipo, il materiale plastico delle ruote non è assolutamente un problema, a differenza di altre auto (basta ricordare cosa ha osservato Umberto Cattani sull\’ultimo numero di Modelli Auto a proposito dell\’Alpine Renault A310 da rally).
E se i modellisti vorrebbero conoscere il nome della cianoacrilata di casa a Spark, penso che amerebbero altrettanto sapere con quale ammorbidente si attaccano le decals. Miracoli dell\’atmosfera orientale? Tutto il resto è impeccabile o quasi; gruppi ottici, assetto, sistemazione del tergicristallo ben aderente al parabrezza, estrattori posteriori, antenne e ammennicoli vari. Per meno di sessanta euro nei siti giusti, chiedere di più sarebbe un po\’ fuori luogo. E se ci mettiamo la sensazione di avere a che fare con un fenomeno tipicamente glocal, com\’è appunto Spark, così lontana eppure così reattiva alle richieste dei collezionisti, non è facile resistere a certi modelli. Riparleremo degli effetti psicologici degli Spark, perché la loro forza risiede ovviamente anche nel loro forte potere connotativo.
Per vendere devi anche convincere. Fatta questa specie di recensione, mi rendo conto di essere stato molto poco convenzionale. E in che modo osservazioni di questo tipo si conciliano con la teoria spesso enunciata in questo blog, secondo la quale gli Spark non rappresentano comunque il migliore dei rapporti qualità-prezzo? Tutto si spiega se si ipotizza che il prezzo in assoluto non è il solo dei parametri, e questo vale ovviamente in presenza di montatori qualificati e non particolamente esosi come i \”mister 699\”. A simply desultory philippic, direbbero Simon & Garfunkel. I lettori mi scuseranno. Potranno forse consolarsi con le foto. Alla prossima!
Prossimamente sul blog, Toyota TS050 Hybrid LMP1 Le Mans 2018 di Spark 1:43
Fiat Ritmo 75 Gruppo 2 Rally Montecarlo 1979 (1:18) di Renato Aimaro: gallery
In un recente post (https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2018/12/la-fiat-ritmo-75-gr2-rally-montecarlo.html) ci siamo occupati del kit della Ritmo 75 Gr.2 prodotta da Renato Aimaro in 1:18. Pubblichiamo una serie di foto supplementari delle fasi di lavorazione, del kit e del modello montato. Le decals della versione Alitalia consentono la realizzazione di entrambe le versioni del Rally Montecarlo 1979, Bettega/Perissinot e Eklund/Sylvan. Per le prossime settimane, Aimaro ha già annunciato altre versioni, la Quattro Rombi da rally e le due vetture del Giro d\’Italia 1978.










































