Collezione Mercury 1:48 presto in edicola

Dopo l\’uscita di un test, Hachette ha annunciato l\’avvio ufficiale della Collezione Mercury, basata sulla celebre serie in scala 1:48. Composta prevalentemente da vetture italiane, la produzione Mercury in 1:48 è una delle più celebri nella storia dell\’automodellismo, comprendendo tra le altre alcune delle più iconiche vetture Alfa Romeo, Lancia e Fiat degli anni cinquanta-sessanta. La collezione prevede anche alcuni bonus, come un portachiavi con lo stemma Mercury oltre a una documentazione tecnico-storica relativa alle vetture reali e ai modelli. Alcune uscite si preannunciano particolarmente interessanti e rispecchieranno versioni che nell\’originale sono rarissime, come la Fiat 1100 Taxi di Berna, il Maggiolino della PTT o la Giulietta berlina bicolore. Sarà l\’occasione per far conoscere ai collezionisti alcuni risvolti meno noti della storia della Mercury. La domanda che alcuni si fanno è sempre la stessa: quanto impatto sui modelli \”veri\” hanno queste collezioni di riedizioni? A livello di quotazioni, nessuno, e questo si è già ampiamente visto con le uscite Dinky Atlas.

I collezionisti si distinguono – oltre che per diversi altri criteri – soprattutto per due disposizioni di base: quelli che possono/vogliono spendere e quelli che non possono/non vogliono spendere. I primi, attratti dalla rarità e dal prestigio di pezzi che non tutti hanno la capacità economica o anche la cultura di acquisire, non esitano a investire cifre anche di una certa importanza su un mercato che per chi può offre sempre qualcosa di esclusivo. I secondi, hanno diverse opzioni: modelli in condizioni non perfette da restaurare o da lasciare così come sono, oppure le riedizioni. Oggi, con le produzioni di massa cinesi, tali riedizioni – che sono sempre esistite, basta ricordare, proprio a proposito dei Mercury, gli Scottoy – possono avere prezzi competitivi, anche se non mancano marche di \”élite\” in quello che si definisce new vintage (ne abbiamo già parlato in passato sul blog). Il new vintage, tuttavia, è concettualmente un po\’ diverso da una riedizione tout court; il new vintage è qualcosa che si ispira all\’antico, ma contemporaneamente innova, con modelli un po\’ diversi per tipo o semplicemente per caratteristiche tecniche, colori o quant\’altro. E\’ il caso di Minialuxe o di alcune marche artigianali. Altri, come Dan Toys, s\’ispirano volutamente a modelli del passato ma modificano colorazioni o livree.

Le riedizioni Atlas o Hachette, invece, riprendono pari pari le uscite originali mantenendo i colori e le caratteristiche di base del prodotto. Questione di scelte. Del resto niente vieta ai collezionisti più raffinati, che hanno già nelle loro raccolta i modelli originali, di prendere anche qualche esemplare moderno, per comparare, confrontare, non foss\’altro per uno spirito storico che dovrebbe contraddistinguere l\’appassionato. E\’ presto per dire se questa nuova collezione Mercury avrà successo oppure no. Certo, la presentazione è accattivante. Tutti i particolari potrete trovarli al sito https://www.collezionemercury.it .

Nuovo modello per CCC: Peugeot 12/6 Torpedo

Il marchio francese CCC, rinato ormai qualche anno fa e pienamente operativo, presenta un nuovo modello speciale in 1:43, che sarà disponibile in kit e montato. Proseguendo il filone delle Peugeot anni 20-30, è la volta della 12/6 in configurazione Torpedo. La 12/6 era già uscita in versione berlina, limousine e faux cabriolet. 


Annunciato il prossimo kit Tameo: Alfa Romeo 177 F.1 GP del Belgio 1979

Tameo Kits ha annunciato il prossimo kit, che sarà disponibile a gennaio 2019. Si tratta dell\’Alfa Romeo 177 Formula 1 del Gran Premio del Belgio 1979, pilotata da Bruno Giacomelli. La referenza del kit è SLK123.


I primi esemplari del Fiat 639 di "nonomologati" (1:87)


Era un po\’ di tempo che non ricevevamo notizie di \”nonomologati\”, uno dei più interessanti marchi nostrani in tema di mezzi pesanti in scala 1:87. Pubblichiamo qui le immagini del Fiat 639, per il quale è stata utilizzata come base di partenza il kit Tommasoner Art Model. Per la cabina sono stati realizzati vetri a filo in acetato con cornici riportate.


La fanaleria è stata sostituita con accessori Tron. Per il telaio, si segnala l\’aggiunta di marmitta e tubo di scarico. Aggiunta anche la gomma di scorta. La traversa posteriore è stata completata da fanaleria in fotoincisione.


Per ora gli allestimenti disponibili sono i cassoni in fotoincisione con tavolato ricavato con listelli in legno. Le ruote del kit e i copertoni sono stati verniciati a pennello e poi sporcati e usurati con colori acrilici.

Una buona idea low cost: Iveco Daily ACI di Burago

Ormai completamente cinesizzata, Burago continua a conservare un occhio di riguardo per il mercato italiano. E\’ da qualche tempo disponibile un Iveco Eurotrakker in scala 1:60 in configurazione autocarro di soccorso Automobile Club d\’Italia. 

L\’Iveco Eurotrakker ACI di Burago, scala 1:60. 


I famosi veicoli che rispondono al numero d\’emergenza 803116 fanno parte da sempre del panorama stradale nostrano, ed è un\’ottima idea averne riproposto uno, sebbene in una scala un po\’ strana. Certo, nelle più classiche 1:43 o 1:50 (scala tipica per i veicoli pesanti), il modello sarebbe stato probabilmente troppo grande per le scatole e per gli imballaggi. Con la referenza 18-32101 sono state prodotte due colorazioni, una arancione, l\’altra gialla. 

La piattaforma si abbassa e scorre lungo il supporto. 
Due le colorazioni disponibili, giallo e arancio. 


Il modello ha la piattaforma mobile e basculante e il dettaglio è più che accettabile visto il prezzo. Proprio in questi giorni, alcune Coop lo propongono al prezzo promozionale di € 3,90.

In tampografia la decorazione. 
Alcuni dettagli realistici, anche considerando il prezzo di vendita. 
La cabina è in zamak, mentre il resto degli elementi è in plastica. 

Ben fatti i cerchi, mentre sullo chassis è
inevitabile qualche semplificazione. 

In tampografia anche le cornici nere. 
Anche se le scale non coincidono perfettamente,
la tentazione di rispolverare un vecchio Burago di produzione
italiana era troppa!


Rassegna stampa: Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal, issue n.71

Ultima pubblicazione dell\’anno per il DTCA: il numero 71 del \”Journal\” presenta alcuni temi di interesse. Si prosegue con la descrizione del restauro di alcuni Foden Dinky, un vademecum molto utile per chi ama questo tipo di lavoro. Non tutti sono d\’accordo, ma tutto sommato chi non può permettersi dei pezzi interamente d\’origine può trovare nel loro restauro un motivo di soddisfazione. Dopo tutto è più originale un Dinky restaurato che non un Dan Toys o uno degli Atlas da edicola. Lasciando il dibattito, peraltro intrigante, ad altra sede, andiamo avanti. Sei pagine sono dedicate alla Renault Dauphine di Dinky France, con alcuni approfondimenti sulla versione inglese \”minicab\”, recentemente ripresa dalla collezione da edicola. Nel servizio troviamo anche un\’immagine di quella che dovrebbe essere una prova di colore, in grigio-verdastro con vetri e cerchi concavi.

Prosegue poi il censimento dei vecchi rivenditori Dinky, con una lista molto dettagliata (pagg.20-21) dei timbri che compaiono sulla quarta pagina di copertina dei vari cataloghi.

La Ferrari 250 GT SWB di Matrix: qualcosa non torna

Da alcuni giorni girano sul web le foto della Ferrari 250 GT SWB di Matrix (1:43). La SWB non è certo un modello inedito, basti pensare alle storiche interpretazioni di AMR e poi di Le Phoenix, ma anche a MRF, ai più economici diecast oppure a Madyero che ha riprodotto decine e decine di versioni, facendone una tematica parallela alle 250 GTO di Remember. 

Versione 2735GT, Tourist Trophy 1961, con la
carrozzeria del modello 1960…
Telaio 2119GT, Nassau 1960 Stirling Moss. 

In teoria, quindi, un marchio di resincast dovrebbe essere avvantaggiato al momento della scelta di un simile soggetto, con tantissime possibilità di migliorare ciò che è stato fatto in un passato più o meno recente. E invece, anziché proporre qualcosa di ancora più valido o almeno in linea con quanto di meglio si è visto nel corso dei decenni, va indietro? 
2119GT, Tourist Trophy 1960 Stirling Moss. 
Com\’è possibile? Mistero. A parte la confusione fra modello \’60 (2119GT) e modello \’61 (2735GT) con oltretutto alcune incoerenze \”trasversali\”, che probabilmente sono dovute alla fretta di presentare l\’anteprima e che sicuramente verranno corrette, il giudizio sulle linee della SWB di Matrix lo lasciamo giudicare a voi lettori… Possiamo solo sperare che almeno l\’assetto possa essere ritoccato. 
Stirling Moss al Tourist Trophy 1960 con la vettura telaio
2119GT del Rob Walker Racing. 
Molto più difficilmente Matrix potrà intervenire sulle proporzioni generali; resteranno anche le mediocri ruote a raggi, sulle quali i produttori di resincast non hanno ancora trovato soluzioni pienamente accettabili. E, attenzione, per quanto riguarda le linee, qui non si tratta di subire la…sudditanza psicologica dell\’AMR, come accade da sempre con la 250 GTO. Qualcosa veramente non torna, soprattutto nel tronco frontale, oltre all\’altezza del parabrezza rispetto alle linee laterali. 

Solo un divertissement? Le Costruzioni Modellistiche di Firenze

A sinistra, carrellino officina (art.55139), a destra
carrellino bagagli (art.5581), in ottone dipinto. 

La domanda del titolo di questo thread ha una risposta abbastanza semplice. Non è solo un divertissement la produzione di CM, che sta per \”Costruzioni Modellistiche\”, marchio che fa capo all\’Oreficeria Artigianale di
Marco Fantei a Firenze. Sita in Via Romana, nel cuore dell\’Oltrarno, produce alcuni piccoli accessori compatibili con la scala 1:87, ma che vanno più che bene anche in altri contesti. Questi oggetti, realizzati in resina o in ottone, sono particolarmente curati e si differenziano da altri prodotti più industriali che non hanno certamente lo stesso richiamo artigianale. In altre parole, questi accessori CM posseggono un calore particolare in grado di dare un po\’ di vita ai diorami e di aggiungere un tocco di originalità a qualche composizione automodellistica. Nella gamma CM esistono accessori concepiti specificamente per il fermodellismo, ma ce ne sono altri che sono adattissimi ad altre ambientazioni anche lontane da un\’ambientazione ferroviaria.

Biciclette in ottone (art.5554). Esiste anche una versiona
ancora grezza, da dipingere. 
Coppia di Innocenti Lambretta (art.5556), resina dipinta. 

Ne presentiamo alcuni, che anche per le loro dimensioni, possono essere efficacemente \”riciclate\” dagli appassionati dell\’1:43. Si tratta di particolari che testimoniano come la tradizione modellistica fiorentina d\’impronta strettamente artigianale sia ancora piuttosto presente in città, anche se certe tendenze sembrano indicare direzioni diametralmente diverse. Eppure qualcosa sopravvive nell\’underground. A volte basta cercare nei posti giusti.

Coppia di botti in resina (art.55110). 
Cancello F.S. in ottone grezzo (art.5566). E\’ disponibile anche
la versione verniciata in grigio (art.5568) oltre ad un altro
cancello similare ma doppio (art.5560). 

Alcune recenti realizzazioni di Massimo Martini (parte 2)

Seconda parte della carrellata dedicata ad alcune recenti elaborazioni di Massimo Martini.

Cofano posteriore con prese d\’aria dinamiche, completamente
autocostruito. La griglia è in fotoincisione. 
Il fondino del Solido è stato tagliato per
ospitare il motore completo. 

In questo thread presentiamo due Porsche 911 Carrera RSR Turbo Prototipo nella configurazione dei test condotti nel corso del 1973 in previsione di quella che sarebbe poi stata la Carrera RSR Turbo che disputò la stagione 1974.

La complessa sistemazione del propulsore completo di
impianto di sovralimentazione. 

Per inciso, spesso mi viene chiesto che interesse avesse la Porsche a schierare la Carrera nella categoria prototipi nella quale era puntualmente superata da vetture concepite appositamente per un utilizzazione agonistica.

I modelli sono stati elaborati a partire dal noto Solido.
Quello a destra è un Ixo standard, aggiunto per ragioni…storiche. 

Prefigurazione della Carrera Turbo del 1974. 

La risposta è abbastanza semplice: si trattava di sviluppare una valida piattaforma in previsione del regolamento Gruppo 5 (Silhouette) che sarebbe andato in vigore a partire dal 1976. La Porsche arrivò preparatissima all\’appuntamento, col modello 935, che conservava parecchie delle soluzioni provati nel biennio 1973-74.

Le due configurazioni test 1973, elaborazioni su base Solido.
Sul modello a sinistra saranno montate le ruote Remember W03. 

L\’altra realizzazione di Martini che vi presentiamo qui rientra nella sua produzione di telai in plasticard in scala 1:43. E\’ la volta della struttura della Porsche 935 K4, estremo sviluppo in tema 935 dei fratelli Kremer di Colonia.

Il telaio della 935 K4 accanto alla carrozzeria di un kit Starter.
Le dimensioni tornano. 
Telaio Porsche Kremer 935 K4. 

Per i telai, Martini prende sempre le misure partendo da disegni e foto originali, ma non manca mai di tener presente un modello della vettura in scala 1:43, per non perdere troppo contatto con il contesto della riproduzione. Diversamente si rischierebbe di avere un risultata magari formalmente corretto ma lontano, dal punto di vista visivo, dal modello completo in 1:43. Questo telaio della K4 è stato tutt\’altro che semplice nella realizzazione, pieno com\’è di elementi diagonali e caratterizzato dallo sbalzo posteriore concepito per ospitare il motore in posizione portante. 

Alcune recenti realizzazioni di Massimo Martini (parte 1)

Elaborazione su base Solido e tante ore trascorse al tavolino.

Spariamo subito due foto in apertura: Porsche 935 B2/80 IMSA
Brumos, un modello abbastanza particolare…

Il Nostro non sa stare con le mani in mano. Ovviamente le Spark non gli bastano. Magari gli piacciono anche ma si diverte molto di più a fresare, stuccare, riverniciare e elaborare. Non è andato perduto nemmeno un granello di quello spirito che negli anni ottanta gli faceva riempire le vetrine delle mostre di modelli che la maggior parte dei collezionisti se le sognava di notte. Massimo Martini, da quando è rientrato nel \”giro\” (!) ha recuperato il tempo perduto e non c\’è nulla che non possa costituire una potenziale base per qualche elaborazione più o meno radicale.

La vecchia Porsche 935 di Solido è ancora una valida base
da cui partire per tante elaborazioni.
Il modello è completato da decals Madyero e ruote Remember.
 

Le Porsche 911, 934 e 935 di Solido sono fra le sue preferite; modelli che hanno fatto da scuola a molti – e contemporaneamente, all\’epoca, gli appassionati di rally potevano sfogarsi con le varie Fiat 131 Abarth, Lancia Stratos, Opel Kadett GT/E e compagnia varia, che Solido tirava fuori in poche versioni e che facevano la felicità degli appassionati delle trasformazioni.

E\’ stato deciso di non fissare la carrozzeria al fondino
per non perdere i tanti dettagli dell\’abitacolo.
L\’abitacolo della 935 IMSA Brumos. Non manca il sedile,
col caratteristico tessuto verde scozzese.
 

Quando ho la fortuna di trovare posto con la macchina nel quartiere dove vive Martini (che è probabilmente ormai una delle zone più incasinate del mondo, insieme al resto della città di Firenze), le occasioni per fotografare qualcosa di particolare non mancano mai. La cultura e la raffinatezza del personaggio sono note a molti, ma limitandosi a parlare di modelli, sembra che il tempo si sia fermato a quando, fosse un Grand Prix Models, un Politoys o un Solido, ogni occasione era buona per disfare tutto e seguire la vena storica e modellistica creativa che finiva spesso per portare lontano, molto lontano. Sul blog, stavolta, presentiamo un paio di elaborazioni su base Solido, promettendovi altri soggetti nei prossimi giorni. Intanto, potete osservare la Porsche 935 B2/80 della Brumos, l\’estremo sviluppo sul tema 935 da parte del team della Florida; c\’è poi una 934/5 IMSA del Diego Febles Racing, la famosa Puerto Rico che prese parte alla 24 Ore di Le Mans 1980, ma stavolta in configurazione americana con lo spoiler stile 935.

Più nota nella sua configurazione di Le Mans, la
Porsche 934 Puerto Rico in versione extralarge.
Anche in questo caso si tratta di una elaborazione su
base Solido. La 934 della ditta francese è stata un vero cavallo
di battaglia.
 

Terza elaborazione, una 908/2 su base Pit – ma del Pit è rimasto ben poco. Si tratta di un modello che Massimo Martini aveva iniziato a elaborare (mai accontentarsi di un semplice montaggio!) negli anni ottanta, all\’uscita del kit, ma che poi aveva abbandonato.

Parafanghi allargati e spoiler posteriore stile 935
contraddistinguono la Porsche 934 IMSA Puerto Rico.
Fra modelli finiti e altri in cantiere…
 

Nelle scorse settimane ha ripreso in mano quella massa quasi informe di resina e stucco che aveva tra l\’altro perso tutte le incisioni, e l\’ha trasformata in un modello aperto, autocostruendo completamente tutta la meccanica e la telaistica del posteriore. Un bel lavoro, senza dubbio, lungo e complicato, favorito dall\’esperienza che Massimo ha accumulato nell\’autocostruzione dei telai in plasticard (vedere ultimo numero di Modelli Auto e altre realizzazioni già pubblicate sul blog). La soddisfazione dell\’esecutore è evidente.

Porsche 908/2, base Pit. In realtà del Pit è rimasto ben poco.
Dopo oltre 30 anni, finalmente il modello ha ripreso vita.
Era iniziata come un tentativo di elaborazione di una 908/2 1969
per ottenere la configurazione Flounder. Poi uscì lo Starter (e anche
Pitondo fece il suo modello) e la trasformazione finì in cantina.
Oggi il cerchio si è chiuso.
 

E il suo divertimento pure, che poi è la cosa più importante. Chissà che la 935 Brumos non possa essere replicata in un secondo momento. Paganini ripete. Non sempre, ma a volte ripete.