Se Spark non vi basta parte II: Porsche 935 Andial IMSA Swap-Shop Daytona e Sebring 1985

In un thread dello scorso luglio (raggiungibile a questo link) avevamo dato notizia delle due Porsche 935 Andial di Madyero in versione Miami e Daytona 1984. Quasi contemporaneamente alle due configurazioni 1984, sono uscite le due versioni bianche dell\’anno successivo (24 Ore di Daytona #16 e 12 Ore di Sebring #7): la vettura di Daytona è un inedito, mentre quella di Sebring era già uscita alla fine degli anni novanta col marchio Remember, ma come nel caso delle vetture 1984, si trattava di un modello non corretto, con un cofano posteriore lungo, mentre le 935 Andial avevano una coda più corta. E\’ il progresso della documentazione, che fa sì che a 15-20 anni di distanza dall\’uscita di certi modelli, l\’esattezza storica benefici dell\’uscita di foto sconosciute fino a poco tempo prima. Completamente rivista e corretta rispetto al Remember anche la decorazione e del tutto nuovi gli interni, di cui ci siamo occupati nel thread relativo alle versioni \’84. Ecco una sintetica gallery dei modelli 1985:

Gallery: Abarth 124 Spider "Costa Brava red 1972" di Top Speed in 1:18

Nrll\’inverno 2017-2018 è prevista l\’uscita dell\’Abarth 124 Spider di Top Speed (TSM) in rosso Costa Brava (art. TS0078). Pubblichiamo una gallery di anteprima.

Gallery: Abarth 124 Abarth "Turini white 1975" di Top Speed in 1:18

Pubblichiamo una gallery dell\’atteso modello di Top Speed (Truescale), art. TS0077, che sarà disponibile dal gennaio 2018 in un\’edizione limitata a 999 esemplari.

Porsche 935/J Gr.5 Joest-Liqui Moly DRM Zolder 1980 Spark SG027 1:43

Spark SG027 Porsche 935/J Joest DRM Zolder 1980

Non sorprende che la serie nazionale tedesca di Spark sia sempre fra le più prolifiche; il mercato germanico rappresenta infatti una risorsa importante per Spark e soggetti come questa Porsche 935 Joest continuano a essere molto apprezzati dai collezionisti. La 935/J è una particolare versione per la quale restano ancora diverse lacune da colmare. Con il catalogo SG027 è uscita da pochissimo tempo la riproduzione della vettura con la quale Rolf Stommelen vinse la Bergischer Loewe di Zolder, prova valida per il DRM 1980. Il modello è proposto in serie numerata e limitata a 300 esemplari. Avendo già in catalogo la 935/J, per Spark non è stato difficile riprodurre questa la versione sponsorizzata da Liqui Moly e Nigrin, probabilmente la più conosciuta. Un\’occasione interessante per aggiungere un\’importante 935 nelle vetrine dei collezionisti.

La Porsche 935/J di Stommelen nella vittoriosa gara di
Zolder 1980 (notare la presa d\’aria circolare dietro lo sportello).
Vista frontale della vettura nella stessa gara: presenti le
scritte Bosch sulle calotte dei fari.
Il modello lo conoscevamo già: corretto nelle linee e nelle forme generali, la stampa in resina è al livello dei migliori kit; del resto le Porsche 935 sono fra i migliori modelli prodotti da Spark da un po\’ di anni a questa parte. Perfetta la verniciatura e ottimo il livello di montaggio (abbiamo avuto l\’occasione di visionare tre esemplari e nessuno presentava difetti particolari). Ben applicata la decorazione in decals: oltretutto su questa versione, che ha pochi sticker, è scongiurato quell\’orribile effetto caratteristico di certi modelli Spark, con più decals unite insieme da un\’unica pellicola trasparente. Belli gli interni (cinture in decals a parte…), si nota l\’assenza della pedaliera, un particolare abbastanza fastidioso se si considera che su questo modello tutti i pannelli dell\’abitacolo sono bianchi; l\’omissione è quindi abbastanza evidente.
La forma e la collocazione della presa d\’aria rotonda
sono evidenti in questa foto del Norisring.
Per il resto, tutto in linea con quanto di meglio (e purtroppo a volte di peggio…) propone Spark: belli tutti i comandi dello staccabatteria e dell\’estintore, ottimo il rollbar integrale, passabili i cerchi (neri, quindi i difetti degli autoventilanti si notano meno), ottime le gomme con la scritta gialla Dunlop correttamente tampografata.
 

Sfortunatamente Spark è incappata in un errore abbastanza grossolano: a Zolder la vettura presentava un\’apertura supplementare rotonda proprio sul lato sinistro, proprio sopra la griglia rettangolare dietro lo sportello; tale apertura non era presente in tutte le gare, ma si nota ad esempio anche in una foto dello stesso anno al Norisring.

 

In teoria mancherebbero anche le scritte bianche Bosch sui fari, ma sono particolari che nello spazio di un weekend di gara vanno e vengono; non è quindi da escludere che la vettura abbia anche corso senza. Infine, l\’antenna sul modello è più corta del dovuto ed è nera anziché argento. In sintesi si tratta del classico modello che a prima vista può piacere molto, ma di cui ci si disamora (abbastanza facilmente?) una volta scoperte quelle piccole pecche che nel nostro campo fanno tutta la differenza.

 

Rassegna stampa: DTCA, The Journal, issue no.66 (July 2017)

Da un paio d\’anni a questa parte recensiamo puntualmente il bollettino del DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association), non solo per rendere noto questo sodalizio nato in Inghilterra nel 2003, ma anche per far notare, non senza una punta di polemica, quanto il collezionismo di questo tipo in Italia sia lontano da certe eccellenze inglesi o anche francesi. Detto questo, veniamo al numero estivo del \”Journal\”, che si occupa ancora una volta di un argomento quasi infinito, i Foden nelle loro numerosissime varianti. In questo studio, Rob Van der Hoort non esaurisce forse l\’argomento, ma ci arriva vicino, anche se nel mondo dei modelli d\’antiquariato resta sempre qualcosa di inedito da scoprire. Istruttivo anche il pezzo sulle varianti della Vanwall F.1 (catalogo 239). Per maggiori informazioni sul DTCA, vi invitiamo a visitare il loro sito: http://dtcawebsite.com

Quando si dice "unico proprietario": in vendita la collezione Dinky della famiglia Parodi

Alcuni Dinky della famiglia Parodi, in vendita
in Inghilterra.

Molti sapranno che la ditta ligure Edilio Parodi, tuttora esistente, fu l\’importatore italiano della Dinky Toys, oltre ad altri marchi prestigiosi di giochi, quali il famoso e amatissimo Subbuteo. Nelle scorse settimane gli eredi hanno affidato a uno specialista inglese (opportunamente evitando con cura certi operatori di casa nostra…) una serie di bellissimi modelli Dinky conservati in famiglia dal primo giorno. Non sono presenti rarità assolute, ma la particolarità della collezione è quella di essere composta da pezzi in condizioni sempre prossime alla perfezione. E\’ abbastanza raro che collezioni italiane vengano messe in vendita (ne ricordiamo una di circa 1200 modelli obsoleti affidata a un altro specialista britannico ormai alcuni anni fa), ma quando appaiono sono sempre apprezzate per la qualità della scelta e le condizioni generali. Inoltre, in questo caso, chi acquista un modello proveniente dalla raccolta Parodi si assicura davvero un pezzo di storia della Dinky; un \”di più\” che non aumenta in assoluto il valore del singolo modello ma che può far piacere a chi ama ricostruire le tante storie che si celano dietro questi pezzi ormai d\’antiquariato.

Rassegna stampa: AutoModélisme n.237 (settembre 2017)

Non so quanto possa essere utile (probabilmente pochissimo), ma restiamo al passo con la rassegna stampa recuperando il numero di settembre di AutoModélisme, peraltro abbastanza mediocre. Sarà quindi un rapido riassunto, ancora più veloce del solito: si comincia con la Renault 5 Turbo di OttOmobile in scala 1:12, per proseguire con alcuni insipidi pezzetti sui modelli di vetture pilotate da Henri Pescarolo fuori da Le Mans e un\’intervista a un modellista belga che ama riempire le proprie vetrine di figurini in scala 1:18 che assomigliano più a personaggi del presepe che a piloti reali. Il montaggio del kit in plastica è dedicato al Citroen H-Tube in 1:24 di Ebbro; grandi spunti non ve ne sono. Resta qualche altro articoletto sugli 1:18 e forse – ironia della sorte – la parte più interessante è la seconda puntata dello speciale che spiega come costruirsi in casa il proprio circuito slot…

Nuovo modello di Dwindle Models: Kenz & Leslie 777" del 1950 e 1951

La Dwindle Models annuncia che da oggi è disponibile il suo terzo lavoro dell\’anno: la \”Kenz & Leslie 777\” del 1950 e 1951, un grande classico tra le Land Speed Record americane ora finalmente riprodotto in scala 1:43.

Il modello, come sempre frutto di una progettazione totalmente digitale, è disponibile sia in kit (comprendente le due versioni alternative del 1950 e del 1951) che assemblato (manualmente e preferibilmente su preordinazione).

Il kit comprende parti in resina e metallo, termoformature ed un foglio di decals. Correda poi il tutto l\’ormai usuale foglio d\’istruzioni a colori con grafiche 3D (la cui preview in bassa risoluzione è allegata alla presente email) ed un box in cartone ondulato.

Con l\’uscita di questo modello il produttore italiano ha inaugurato una nuova politica dei prezzi che vedrà un sensibile ribasso del costo finale di tutti i kit e di tutti gli assemblati prodotti finora.

Ciò è stato possibile grazie ad un\’ottimizzazione della linea produttiva dei nostri lavori che ha portato come risultato finale un importante abbattimento dei costi di realizzazione degli stessi.

Kenz & Leslie 777: un po\’ di storia.

Nel 1950 l\’ingegnere e costruttore di auto da corsa americano Bill Kenz unisce le sue forze al valente costruttore di motori e pilota automobilistico Roy Leslie per realizzare questa potente Land Speed Record dal colore celeste e dalle forme semplici ed eleganti.
Sotto la grazia delle linee si celano due motori Ford V8 a testa piatta che spingono la \”K&L 777\” sul lago salato di Bonneville oltre la velocità delle 140 miglia orarie.
L\’auto negli anni ha poi subito molte modifiche e quella ora riprodotta dalla Dwindle Models la vede \”ritratta\” come nelle sue versioni del 1950 e 1951.

Spark S4372 Alpine Renault A210 Le Mans 1968 #57

Da qualche tempo Spark ha abbordato l\’ampio tema delle piccole cilindrate francesi a Le Mans negli anni sessanta: una pagina interessante di un periodo che ha prodotto molte vetture tecnicamente interessanti, fra cui l\’Alpine Renault A210 dalle linee inconfondibili. Una delle uscite più recenti riguarda la vettura con motore da 1470cc che prese parte con Alain Le Guellec e Alain Serpaggi alla 24 Ore di Le Mans 1968. Se in quell\’occasione la gara delle più grosse A220 fu deludente ci pensarono le A210 a salvare l\’onore della squadra di Jean Rédélé, con la vittoria all\’indice di rendimento energetico di Thérier/Tramont, decimi assoluti con una 1300cc e con i successi in classe 1600cc di Le Guellec/Serpaggi e in classe 1150 (nonché nella classifica di prestazione) di Andruet/Nicolas. Questo modello conferma le tendenze mostrate dagli Spark di ultimissima generazione?

Diremmo di sì: le linee sono azzeccate, così come perfetta è la verniciatura. Molto fini certi dettagli, come i vetri a scorrimento, montati in posizione semiaperta, i cerchi (attraverso le cui razze si intravedono i dischi freno), i gruppi ottici, gli interni e le cornici vetro, cromate davanti e fotoincise lateralmente. Uno Spark classico, con tutti i particolari storici in ordine, anche se sul tetto attraverso la decal gialla si vede ancora l\’alloggiamento per la terza lucina che su questa vettura non era presente. Decisamente brutta la traccia del film trasparente che unisce lo stemma Renault sul tetto alla fascia di riconoscimento anteriore.

D\’accordo l\’esigenza di ridurre al massimo i tempi di posa delle decals evitando grossolani errori di allineamento, ma una volta che l\’occhio ha intravisto la pellicola che unisce i due elementi è difficile che lo sguardo non cada sullo stesso posto ogni volta che si osserva il modello. E\’ una caratteristica comune a tutti gli Spark, che non può non disturbare i collezionisti più avveduti, e che non è mai stata affrontata con la dovuta serietà, anzi. Peccato, perché le raffinatezze su modelli di questo tipo sono davvero tante e lo sforzo per un sempre maggior realismo si nota eccome. In ogni caso cosa proporrà di nuovo o di diverso la prossima generazione di modelli Spark in 1:43 è difficile dire. Se i particolari sono spesso estremamente raffinati, questo tipo di miniatura si porta dietro delle pecche ataviche cui il costruttore non sembra affatto disposto a porre rimedio. Impossibile poi capire se questi modelli sono destinati a essere superati da una nuova generazione ancora più realistica o convincente (come accadde appunto agli inizi degli anni duemila con i Minichamps surclassati proprio dagli Spark) o se gli standard qualitativi moderni siano questi – soprattutto per una questione di rapporto qualità-prezzo. Ritorneremo presto sull\’argomento.

Rassegna stampa: Modelli Auto n.128 (secondo trimestre 2017)

Con un po\’ di ritardo segnalo l\’uscita del secondo numero del 2017 di Modelli Auto, che presenta una bella serie di interessanti contenuti. Oltre alle approfondite recensioni di vari modelli 1:18 e 1:43, la rivista italiana, l\’unica superstite dedicata all\’automodellismo, propone diverse primizie tecniche, fra cui l\’elaborazione di Corrado Crivellaro su uno Spark 1:43 per ottenere una Oreca FLM09 (una vettura ancora inedita) e il montaggio di Nicola Ricco della Shelby GR1 concept car su base Provence Moulage. Questo e molto altro ancora troverete sul numero 128: Modelli Auto cerca sempre di distinguersi dalla concorrenza, parlando anche di piccoli artigiani e dei loro prodotti – stavolta troviamo \”nonomologati\” e l\’inglese RPM, tanto per fare un esempio – e cercando di scovare contenuti non presenti in rete.

Non è sempre un\’impresa facile, e non sempre un certo pubblico distratto ha i mezzi o la cultura per apprezzare certe cose, ma il sostegno di tutta una fascia di collezionisti competenti fornisce l\’entusiasmo necessario per andare avanti.