La passione del tarlo e qualche desultoria considerazione sul collezionismo

Giorgio Batini, che è stato il mio maestro di giornalismo, era appassionato di antiquariato già da tempi non sospetti, ossia già in anni in cui la febbre del collezionismo non aveva ancora contagiato i ceti medi della società. La sua raccolta di ceramiche e maioliche nella bella casa di Via Masaccio a Firenze era una piacere per gli occhi e la sua competenza la rendeva ancora più preziosa. Viaggiava molto, Batini, e durante i suoi movimenti in Toscana ma anche nel resto dell\’Italia e del mondo non mancava mai di scovare qualche pezzo di pregio da aggiungere alle pareti dell\’appartamento. \”Il dizionario del tarlo\”, una sorta di enciclopedia dell\’antiquariato pubblicata nel 1964, riscosse un buon successo di pubblico, ma già un anno prima era uscito un volume piuttosto corposo, dal titolo \”La passione del tarlo. Come si comprano gli oggetti antichi\”. Batini era un giornalista e scriveva soprattutto libri di storia della Toscana, oltre a racconti di fantasia, e questi saggi sono nella sua bibliografia qualcosa di più insolito, ma pienamente giustificato dalle competenze che già negli anni sessanta aveva accumulato grazie alla frequentazione di commercianti, collezionisti, aste ed esperti museali. Si tratta di un libro sorprendentemente moderno, che sa addirittura indagare nelle pieghe della psicologia dei collezionisti, ma anche in quella dei mercanti o dei semplici appassionati. Un libro non tecnico, ma di sicura attendibilità. Qualcosa di meno ma allo stesso tempo di più di una guida. Se lo trovate e siete un minimo appassionati di arte e storia non lasciatevelo sfuggire (fu edito dalla gloriosa casa editrice fiorentina Vallecchi).

Quando mi passano per le mani certi libri non posso fare a meno di pensare al nostro settore. Mi chiedo se esistano in giro guide su cosa e come comprare, nel campo dell\’automodellismo. La risposta probabilmente è negativa, se si eccettuano le scarne introduzioni di alcune guide, specialmente inglesi e francesi, dove si cerca magari di superare la mera descrizione dell\’opera per avventurarsi in qualche considerazione anche un po\’ psicologica, sociale o solamente di metodo. Si dirà che ognuno colleziona ciò che vuole, oppure ciò che può, soprattutto compatibilmente con le proprie disponibilità finanziarie. Eppure. Eppure leggendo il libro di Batini – pubblicato nel lontano 1964 – il pensiero va direttamente a oggi, all\’abbondanza di dati in possesso di tutti e alla sostanziale acriticità della maggior parte degli interventi sui vari forum o altri social network. Ci si limita a una sommatoria di dati, ignorando spesso le ragioni che stanno dietro a ogni manufatto. Tutto si appiattisce e  si limita a una sequela di \”mi piace\” o \”non mi piace\” (quando va bene; quando va male questi concetti sono espressi con un linguaggio molto più volgare).

Che ruolo avrebbe oggi una guida al collezionismo di automodelli? Avrebbe senso un tentativo di classificazione – e di giustificazione – delle tante branche formatesi nel corso dei decenni? Chi sono i nuovi collezionisti? Le loro ragioni differiscono dai loro antesignani di venti, trenta o quarant\’anni fa? Internet ha spazzato via la garbatezza dello stile, o almeno così si dice, favorendo il giudizio tranciante e l\’offesa gratuita. Il collezionismo, però, dovrebbe basarsi sulla comunicazione e sullo scambio di informazioni. Devo dire che non mi ci ritrovo molto nei tanti gruppi creati su Facebook, che sono un po\’ l\’evoluzione del forum, passato ormai di moda. E se i forum è morto, che senso ha un blog? Bene, io penso che oggi un blog rappresenti ancora qualcosa a metà strada fra l\’antico e il moderno, un luogo dove la parola ha assunto le sembianze digitali senza però frantumarsi nel flusso indeterminato dei post di un social, che scivolano via come l\’acqua di un fiume sulle pietre levigate del fondo. Tanti mi hanno detto che questo blog negli anni è stato una specie di bussola. Sono apprezzamenti che non credo di meritare, anche chi me li fa è sincero. Mi accontenterei del fatto che per qualcuno il forum fosse una specie di termometro, un indicatore delle tendenze che, a ritmi sempre più serrati, si avvicendano anche nel nostro microcosmo automodellistico. E personalmente continuo a sognare l\’uscita di una piccola guida (cartacea, è chiaro) sui vari modi d\’intendere il collezionismo. Una guida che non voglia insegnare niente a nessuno, né far cambiare idee o tematiche a chicchessia, ma semplicemente uno strumento per capire le ragioni se non di tutte le scelte, almeno di alcune. 

Rino Robustelli: qualche nota in memoria

Qualche giorno fa ci ha lasciato, dopo una lunga malattia, Rino Robustelli. Su Facebook e sui vari forum sono tanti gli interventi di modellisti e collezionisti che ricordano, anche con foto dei suoi modelli, questa figura così importante per l\’automodellismo 1:43. Robustelli era una gran brava persona, gentile e disponibile, oltre che un modellista creativo e di grande abilità. Personalmente, lo incontrai per la prima volta nel 1986, ad una borsa di scambio a Firenze organizzata dall\’Equipe Tron, ma già da vari anni apprezzavo i suoi magnifici transkit che erano sempre di una spanna (e oltre…) sopra la concorrenza. Quelle buste piene di fotoincisioni per trasformare i kit in plastica Heller e altre basi industriali affascinavano la comunità degli appassionati, perché erano qualcosa di mai visto fino allora. Le sue produzioni non lasciavano mai indifferenti, anche quando la \”genialità\” sconfinava nell\’interpretazione. Ma al di là di tutto, Robustelli è stato un personaggio che ha modificato il panorama dell\’1:43. Era un vero conoscitore delle auto, oltre che un fine intenditore di modelli. Dire che mancherà molto, sarebbe essere abbastanza banali. Restano per fortuna le sue creazioni, sparse nelle collezioni di tutto il mondo… la memoria può aprire spazi un po\’ casuali, ma certe cose hanno davvero segnato un\’epoca, come i piccoli accessori a metà strada fra gli elementi da diorama e i memorabilia puri. Quello di Robustelli era e resterà uno dei nomi più stimati nella storia dell\’artigianato automodellistico.

Ieri alla Dallara Academy di Varano l\'anteprima di Italian Spirit of Le Mans, back to 24h

La sede della Dallara a Varano de\’ Melegari, Parma. 

Cinquantadue minuti in cui sono racchiuse 24 ore di emozioni e la lunga, frenetica attesa che le ha precedute. Un intreccio di sentimenti: dalla passione alla paura e infine la gioia per avere, ancora una volta, portato a termine un’impresa memorabile. “The Italian Spirit of Le Mans, back to 24h” è un altro coinvolgente capitolo del film che racconta l’avventura del team Cetilar Villorba Corse nella celebre gara della Sarthe, presentato ufficialmente ieri in anteprima presso la Dallara Academy, a Varano de’ Melegari, e trasmesso oggi in un primo passaggio sul canale televisivo Eurosport 2.

Nel 2018, per la seconda stagione consecutiva, la squadra italiana, con la sua Dallara-Gibson P217 numero 47, ha affrontato una delle sfide più avvincenti: quella della 24 Ore di Le Mans. Dopo il debutto dello scorso anno, culminato con il nono posto assoluto su oltre 60 equipaggi al via ed il settimo della classe LMP2, Roberto Lacorte e Giorgio Sernagiotto ci hanno riprovato, questa volta assieme all’ex pilota di F.1 Felipe Nasr (che ha preso il posto di Andrea Belicchi, protagonista nel 2017), tagliando nuovamente il traguardo.
Presentazione del docufilm. 

Nella pellicola, realizzata dalla Ushuaia Film e prodotta da Cetilar Racing con la regia di Niccolò Maria Pagani, sono narrati tutti gli eventi susseguiti al giorno dell’ammissione del team all’edizione di quest’anno della 24 Ore. Dalla partecipazione ai primi due appuntamenti del calendario dell’European Le Mans Series, sulle piste di Le Castellet e Monza, fino alle ore 15 di domenica 17 giugno 2018, quando è calata la bandiera a scacchi. Attori protagonisti, gli stessi Roberto Lacorte, Giorgio Sernagiotto, Andrea Belicchi (quest’ultimo costretto allo stop dopo la gara del Paul Ricard) e Felipe Nasr, con i quali sono saliti sul palco Raimondo Amadio e Christian Pescatori, rispettivamente team principal e direttore sportivo di Cetilar Villorba Corse.

La Lancia Beta Montecarlo Gruppo 5 del 1980 al
museo della Dallara. 
L\’ingegner Dallara con Riccardo Patrese. 

Il film, come già detto, è stato presentato ieri in un contesto di assoluto prestigio come quello della Dallara Academy, con la conduzione di Marco Petrini e Nicola Villani di Eurosport e alla presenza di nomi illustri; primi fra questi l’Ingegnere Giampaolo Dallara, Gérard Neveu, CEO del WEC, e Riccardo Patrese.

“The Italian Spirit of Le Mans, back to 24h” verrà proposto oggi, domenica 2 dicembre, su Eurosport 2, a partire dalle ore 12.45. La stessa emittente ne manderà in onda varie repliche nei prossimi giorni, seguendo il seguente palinsesto: martedì 4 alle 21.30, giovedì 6 alle 18.45, sabato 8 alle 19 e domenica 9 alle 19.25. “The Italian Spirit of Le Mans, back to 24h” verrà riproposto sempre su Eurosport e sul relativo sito nel periodo natalizio e verrà in seguito distribuito on-line.
Molti i convenuti all\’evento del 1° dicembre alla sede Dallara. 
Una delle stelle del museo Dallara, la Lamborghini Miura. 

Sempre nella giornata di ieri, nel contesto della proiezione del film, è stato presentato anche il libro “Quel giorno a Le Mans (341.3)”; una storia di motori, emozioni e pura passione sportiva ideata e scritta da Emiliano Tozzi, fondatore del blog Sinfonia Motore, e pubblicata da Pacini Editore che lo ha già reso disponibile sul proprio sito internet www.pacinieditore.it. Una parte del ricavato verrà devoluta in beneficenza. Lo stesso libro sarà successivamente reperibile nelle librerie di tutta Italia e sul web.
Nasr, Sernagiotto e Lacorte alla presentazione del libro scritto
da Emiliano Tozzi. 
Emiliano Tozzi, insieme a Roberto Lacorte, parla
del suo libro appena uscito. 

Nel corso della serata è stato assegnato a Roberto Lacorte il Premio Alboreto, giunto alla 13ª edizione e dedicato dal Le Mans Model Fan Club ai personaggi del motorsport che più si sono messi in evidenza nel corso dell’anno. A consegnare il riconoscimento al pilota pisano è stato il presidente del sodalizio, Nicola Sandivasci.

Documentazione: un Setra S80 della ditta Lazzi


La Lazzi è una presenza storica nel territorio toscano e non solo. Sono nato e cresciuto a due passi dal deposito costruito agli inizi degli anni cinquanta fra via Giuseppe Saverio Mercadante e Via Antonio Vivaldi a Firenze e la compagnia di trasporto dei fratelli Lazzi ha segnato spesso le vicende della mia vita, a partire dalle settimane bianche a Corvara o a Solda col Collegio alla Querce, nelle quali venivano impiegati i Setra di questa azienda. 


Ritorneremo sull\’argomento, ma intanto vorrei presentare una gallery con uno storico veicolo Setra S80, che è stato messo recentemente in vendita proprio a Firenze. Si tratta di un esemplare in condizioni ottime, che oltretutto è stato utilizzato in alcuni film e in altre occasioni pubbliche. 
Le foto sono state scattate dall\’autore di questo blog nel maggio 2018. 
Ora per il Setra S80 è il momento di trovare un nuovo proprietario e l\’occasione è troppo ghiotta per non pubblicare una serie di immagini di questo piccolo autobus. L\’S80 ha fatto parte della flotta Lazzi fin dall\’anno di presentazione, il 1970, allorché ne vennero acquistati cinque; altri due esemplari entrarono in servizio alla Lazzi nel 1972. 


Si trattava, come detto, di un autobus di dimensioni limitate, adatto per tratte più tortuose o comunque meno affollate. In quegli anni le \”ammiraglie\” della Lazzi erano i più grandi Setra S130K/S130K1 e S150. L\’S80 era dotato del motore 5 cilindri a gasolio tipo 5R1112-13K da 6490cc e 135cv a 2600 giri/minuto, che poteva spingere il veicolo a 100 km/h. Il passo era di m 3,630 per una lunghezza massima di m 7,690. 


I posti disponibili erano 28-29. Fu proprio nel 1970 che la Lazzi rinnovò radicalmente il proprio parco veicoli, optando appunto per i Setra che presentavano caratteristiche di grande qualità e affidabilità. La Lazzi aveva subito notevoli danni nell\’alluvione del 1966 e gli autobus in dotazione (Macchi, OM, Alfa Romeo…) vennero sistemati e restaurati, ma si imponeva un radicale rinnovamento della flotta. 


Le trattative con la Kassbohrer di Ulm, costruttrice dei Setra, vennero avviate già nel 1967. Il rapporto commerciale con la Setra sarebbe continuato con successo nei decenni successivi. 


La borsa scambio del soldatino e del giocattolo d\'epoca a Calenzano, 18 novembre 2018

Si è svolta nella giornata di oggi l\’edizione novembrina della Mostra scambio del soldatino e del giocattolo d\’epoca, organizzata come di consueto all\’Hotel Delta Florence di Calenzano (Firenze). Prima di tutto, ha destato non poche perplessità la nuova collocazione della borsa, non più nei locali del seminterrato, ma nelle sale del bar e del ristorante dell\’albergo, cosa che ha creato una marea di problemi a causa dell\’esiguo spazio non solo agli espositori, ma anche ai visitatori che specialmente nelle ore di apertura non riuscivano a malapena a camminare; quelli che si fermavano a osservare i tavoli intralciavano coloro che volevano passare oltre, e quelli che intendevano raggiungere altre file di banchi creavano notevoli problemi a coloro che avevano deciso di fermarsi un attimo. Insomma, detto in parole povere, un gran casino. Speriamo che le prossime edizioni riescano a riguadagnare la vecchia \”location\”, oggi non disponibile.

Quanto all\’effettivo valore dell\’evento odierno, difficile dire: il giocattolo d\’epoca era ben rappresentato, ma l\’automodellismo non ha espresso particolari motivi d\’interesse, a parte qualche bel pezzo sporadico, soprattutto di produzione nostrana.

Ancora qualche Minichamps (non certo dei più ricercati) a una quindicina di euro presso un espositore la cui presenza è costante a Calenzano, ma ormai i pezzi più interessanti hanno trovato casa nel corso dell\’anno.

Presso un altro venditore, livornese, si potevano reperire alcuni più che discreti Mebetoys e Polistil in scala 1:43. Non moltissimi i modelli da edicola e praticamente non pervenuti kit e montati speciali. Abbiamo visto edizioni più effervescenti della borsa di novembre. Speriamo che le prossime edizioni portino qualcosa di più originale e interessante perché il livello medio di oggi, seppur non bassissimo, è stato comunque abbastanza deludente.

All\'autodromo del Mugello si ricorda il pilota Luigi Calamai con un libro e una mostra fotografica

Moltissimi gli intervenuti al Mugello nella mattinata
del 17 novembre. 

Si è aperta stamani all\’autodromo del Mugello una due giorni dedicata al pilota Luigi Calamai, indimenticato campione, protagonista di tante battaglie nei trofei monomarca Renault, Alfa Romeo e non solo. Le celebrazioni si sono aperte stamani con la presentazione di una mostra fotografica, visibile fino a domani e con la presentazione del libro scritto da Francesco Parigi sul campione mugellano e edito dallo Studio Noferini, intitolato \”Luigi non Cala…mai\”. La mostra fotografica comprende moltissime immagini delle gare disputate da Calamai nella Coppa Renault 5, nei trofei Alfa (Alfasud e Alfasud Sprint), nei campionati europei turismo e in altre categorie che lo videro protagonista fra la seconda metà degli anni settanta e i primi anni ottanta. La due giorni, organizzata alla perfezione con la collaborazione della famiglia di Calamai, ha come sfondo ideale l\’autodromo dove il pilota gareggiò in tante occasioni, duellando tra l\’altro con altri rivali toscani come Rinaldo Drovandi, oggi presente in occasione dell\’apertura delle celebrazioni.

Uno scorcio della mostra fotografica allestita nei box
della pista mugellana. 
Erano esposti cimeli preziosi come coppe, caschi e tute
appartenuti a Luigi Calamai. 

Si sono ritrovati al Mugello, oltre ai familiari, tanti amici di Luigi Calamai, fra cui il preparatore Aldo Bigazzi e il pilota Gianni Bellandi. Ognuno, chi in pubblico, chi discutendo di fronte alle foto nel box, ha portato la propria testimonianza, confermando che la recente scomparsa di Luigi ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile, anche a livello umano. Alcuni hanno ricordato anche la figura di Calamai imprenditore con le ben conosciute Autolinee Toscane, e la sua recente passione per i quad. Gli interventi sono stati coordinati con la consueta professionalità da Riccardo Benvenuti, capoufficio stampa dell\’autodromo. 
L\’Alfasud Sprint vincitrice del titolo europeo nel 1983.
L\’Alfasud Trofeo sponsorizzata dalla Spitfire Jeans, con la quale
Calamai si laureò campione italiano ed europeo nel 1978. 

 La mostra fotografica e le presentazioni hanno avuto luogo nei box del circuito, dove sono state esposte anche due delle vetture con le quali Calamai ha ottenuto i suoi successi più significativi: l\’Alfasud Ti Trofeo sponsorizzata dalla Spitfire, appartenuta a Nanni Galli e recentemente acquisita da un collezionista, e l\’Alfasud Sprint del trofeo europeo, di proprietà di Eugenio Ercoli, che l\’ha sottoposta a un restauro conservativo.

Il libro di Francesco Parigi sul cofano dell\’Alfasud Trofeo di
Luigi Calamai. 
L\’autore del libro, Francesco Parigi parla del suo libro. A fianco,
Rinaldo Drovandi. 

Alcune sacrosante riedizioni Spark: si rivede la Porsche 917K Gulf di Le Mans 1970

La produzione standard di Spark non è propriamente in serie limitata né tanto meno numerata, per cui è del tutto logico che un marchio che punta al profitto faccia riedizioni degli articoli che hanno venduto di più. Era già accaduto in passato e l\’argomento è tornato di attualità lo scorso giugno quando Spark ha riproposto alcuni suoi cavalli di battaglia quali la Porsche 917/20 di Le Mans 1971 o la 935/78 di Le Mans 1978. Avevamo in quel periodo già anticipato che presto sarebbe toccato alle 917K Gulf che su eBay e altrove hanno toccato quotazioni più che ragguardevoli, alimentando una speculazione del tutto lecita ma che probabilmente è ingiustificata per modelli di questo genere. 

La richiesta delle 917K Gulf di Le Mans 1970 era forte e in una circolare di un paio di giorni fa, il distributore francese Mix Diffusion ha annunciato per ora la riedizione della vettura numero 20 di Siffert/Redman, insieme peraltro alla Dauer 962 vincitrice di Le Mans 1994 e della Porsche 962C Shell-Dunlop numero 17 di Le Mans 1988, oltre ad un\’ulteriore produzione della 917/20 Pink Pig e della 935/78 che dal giugno scorso a oggi debbono essere andate di nuovo esaurite. Si può facilmente prevedere che questa sequenza di riedizioni, anche di modelli molto ricercati, non si fermerà qui, ed è probabilmente un bene. Uno Spark ha un suo prezzo e i nuovi esemplari non differiranno in nulla rispetto a quelli usciti qualche anno fa; se ci saranno migliorie, al contrario, esse finiranno per deprezzare i vecchi esemplari, o almeno a calmierare ulteriormente un mercato sempre pronto a creare fenomeni tipici delle bolle speculative. Un modello magari anche corretto in qualche dettaglio è preferibile al vecchio perché qui non si tratta né di rarità né di maggior prestigio dell\’edizione originale (fra molte virgolette) rispetto ad una successiva. 
Non pare neanche – ma potrei essere smentito – che su questi modelli si siano fatte modifiche per rimetterli in linea con le migliorie tecniche viste sugli Spark delle generazioni più recenti. Staremo a vedere come il mercato accoglierà il ritorno di modelli che già si facevano desiderare e bene ha fatto chi a fronte di quotazioni sempre più alte raggiunte dalle aste di eBay, ha deciso di temporeggiare, convinto che i treni, in fondo, ripassano quasi tutti. 

Una terza livrea "storica" per le due Porsche 911 RSR a Road Atlanta

Nel settantesimo anniversario della Porsche, la 911 RSR si veste con un\’altra livrea \”storica\”. In occasione della Petit Le Mans a Road Atlanta, valida per il campionato IMSA, le due 911 RSR ufficiali hanno ricevuto una colorazione ispirata alla 911 GT1 del 1998, vincente a Le Mans e che siglò la pole proprio sul circuito della Georgia. Makowiecki/Pilet/Tandy e Vanthoor/Jaminet/Bamber sono stati gli equipaggi che hanno condotto le due vetture, differenziate da particolari rossi o gialli, proprio come le 911 GT1 di vent\’anni fa. Questa operazione nostalgica chiude l\’anno del giubileo Porsche, che per Le Mans aveva decorato due delle 911 RSR ufficiali con le livree che ricordavano le 962/956 Rothmans plurivittoriose alla 24 Ore della Sarthe e la 917/20 Pink Pig del 1971. E se Spark ha già annunciato da tempo le vetture di Le Mans in scala 1:43 e in 1:18, c\’è da pensare che anche le 911 di Road Atlanta appariranno presto in catalogo.

Difficile dire se questa iniziativa delle livree storiche sia legata al settantesimo anniversario o se continuerà in futuro: la ricorrenza è stata in ogni caso un\’occasione ghiotta per variare dei colori che rischiavano di essere sempre i soliti, facendo anche la felicità dei collezionisti di modelli. Un po\’ come quando le squadre di calcio cambiano schemi e colori alle maglie. O no? No, forse in quel caso i tifosi \”veri\” non sono poi così contenti…

Telaio Porsche 910 in scala 1:43, la più recente realizzazione di Massimo Martini


Il blog procede spesso per filoni, secondo equilibri che non sempre appaiono omogenei. E\’ anche il bello dell\’estemporaneità. Abbiamo parlato di Massimo Martini proprio recentissimamente, presentando una sua elaborazione su base Brumm che ha originato anche qualche commento da parte dei lettori. 


Come molti sanno, sull\’ultimo numero di Modelli Auto sono apparsi i telai in scala 1:43 autocostruiti da Martini utilizzando il plasticard. La serie è destinata senza dubbio ad allargarsi; l\’interesse attorno a queste realizzazioni è stato parecchio, anche perché non sono tanti i modellisti che si sono cimentati in opere di questo tipo. Presentiamo l\’ultimissimo arrivato, il telaio della Porsche 910. Come si è detto, il materiale usato è il plasticard, incollato con colla cianoacrilata e poi dipinto. 


La tecnica è stata sviluppata con l\’esperienza: si parte per lo più dalla zona centrale, cercando di non creare scompensi che altrimenti si ripercuoterebbero su tutta la struttura; si fa attenzione a centrare bene i rinforzi a croce, procedendo via via verso l\’anteriore e il posteriore. Ci vuole occhio, pratica e un briciolo di fortuna per azzeccarle tutte alla prima o almeno per non rovinare irrimediabilmente tutto. Il plasticard, forse meno \”nobile\” di altri materiali, si presta tuttavia maggiormente ad essere tagliato senza sbavature e ad essere incollato senza tracce di unione fra una barra e l\’altra, come rischia invece di avvenire saldando i metalli. Alla fine il risultato è equivalente e forse anche più convincente di quello che si sarebbe ottenuto saldando per esempio dell\’ottone. 


Fra i modelli finora prescelti, il telaio della Porsche 910 è particolarmente d\’effetto, perché fa intuire piuttosto bene le linee generali della vettura, come nel caso della 906 Carrera 6, il cui chassis è stato completato qualche tempo fa, insieme ad altri di cui potete vedere le foto nell\’ultimo numero di Modelli Auto.  

Porsche 356 Carrera Panamericana 1952: un\'interessante elaborazione di Massimo Martini su base Brumm

In materia di Carrera Panamericana esistono dotti thread in svariati forum, in Italia e all\’estero. Personalmente non ho mai subito il fascino di questa corsa che invece appassiona tantissimo molti modellisti e collezionisti. Massimo Martini, \”porschista\” fra i più competenti in circolazione, è sempre alla ricerca di soggetti nuovi o inediti. La rivista Modelli Auto gli ha dedicato un articolo nell\’ultimo numero uscito a ottobre, e proponiamo qui alcune foto di una delle sue più recenti elaborazioni, che riguarda appunto una Porsche 356 molto particolare, che corse la III edizione della Carrera, nel 1952. Cerca che ti ricerca, Martini, avendo fra le mani alcuni \”rocchetti\” (come li chiama lui), ha trovato un paio di foto di questa 356 su un vecchio libro sulla Porsche, e la tentazione di cimentarsi in questa elaborazione è stata troppo forte. La Brumm resta tutto sommato un\’ottima base, nonostante gli anni trascorsi dall\’uscita di questo modello. Il blog aveva già pubblicato alcune elaborazioni della Carrera Panamericana, proprio su base Porsche 356 Brumm, a cura di Umberto Cattani.

Il risultato è un modello estremamente gradevole, caratterizzato da tutti i passaruota carenati. Martini è poi intervenuto con svariate migliorie all\’abitacolo e anche esterne, fra cui la griglia posteriore in fotoincisione al posto di quella di serie, che è in plastica cromata. Le foto originali sono in bianco e nero e questo ovviamente lascia spazio a qualche interpretazione e inevitabili \”licenze poetiche\”.

Interamente realizzata \”in casa\” la decorazione, un po\’ con pennello a mano libera (notare la scritta sul posteriore, sotto la targa), un po\’ con i soliti avanzi di decals che non mancano mai nei cassetti dei modellisti più scafati. Come detto, la mia sostanziale ignoranza sulla Carrera e anche una specie di pigrizia che mi prende quando si parla di questa gara non mi consentono di dire con sicurezza se si tratti di un soggetto del tutto inedito. Resta però a mio parere la qualità dell\’elaborazione e la sua originalità.