1000 post del blog!

Non è bello autocelebrarsi, ma questo per il blog è un traguardo importante: sono infatti 1000 i post presenti in archivio dal gennaio del 2012 a oggi. Negli anni il blog ha attraversato periodi più o meno fertili, ma ha cercato sempre di mantenere una certa continuità. Non è neanche il caso di ripercorrere la storia del sito: i lettori più assidui la conoscono perfettamente, mentre quelli meno assidui penso ne possano fare tranquillamente a meno. 
Quello che conta è che i lettori continueranno a trovare sempre nuovi argomenti, con foto inedite, notizie approfondite e sempre verificate di persona, recensioni di modelli, reportage su eventi, rassegne stampa e tanto altro ancora. 
Continuate a seguirci e la leggerci come avete sempre fatto. Il blog andrà avanti anche in piena era \”social\”: oggi si tende a concentrarsi su Facebook creando magari un gruppo dedicato. Nel mare magnum dell\’offerta Internet il blog continuerà ad arricchirsi di articoli incentrati soprattutto sull\’1:43, anche per non disperdere in tanti rivoli quello che fino ad ora è stato scritto. Grazie e al prossimo articolo!

Una dotta "citazione": Simca Rallye 2 di Dinky Toys Atlas

La Simca Rallye 2 di Dinky Atlas in
un\’ambientazione verosimile. 

Il tema non è recentissimo (risale infatti a qualche mese fa) ma merita nondimeno un approfondimento. Nella serie Atlas Dinky riservata ai mercati esteri, è comparsa una Simca Rallye 2, sotto il numero 520. 

Gli appassionati della Dinky sanno bene che al numero di catalogo 520 corrispondeva in origine la Simca 1000 normale; quale l\’origine di questa \”Rallye\”? Si tratta in effetti di una citazione… dotta, suggerita senza dubbio da quel grande conoscitore del marchio che è Jean-Michel Roulet. 

Dinky Atlas 520 Simca Rallye 2 con la sua scatola. 

Verso la metà degli anni settanta iniziò una produzione spagnola dei Dinky France, gestita da Pilen. Tale produzione cessò nel 1981 e vide l\’uscita di un buon numero di modelli, col fondino specifico riportante la dicitura \”Made in Spain\”, colori talvolta differenti dalla linea francese e alcuni dettagli leggermente modificati. 

Le strisce \”Rallye\” sulla Dinky-Atlas sono tampografate. 

Per quanto riguarda la Simca, l\’intenzione era di ricavare dalla 1000 base una versione Rallye 2, che apparve effettivamente in un catalogo del 1975, riservato ai rivenditori, ma non al pubblico; la referenza doveva restare il numero 520. 

Ed ecco l\’unica foto esistente della Rallye 2
realizzata artigianalmente
a Calais dai laboratori della Dinky France,
mai commercializzata. 

Come la 518, la Renault R4 Gendarmerie che non fu mai commercIalizzata, della 520 fu realizzato almeno un prototipo, oggi andato perduto. Rispetto alla Simca 1000, la Rallye 2 Dinky-Pilen aveva due fari supplementari, la caratteristica doppia striscia in coda e una combinazione bicolore verde metallizzato con cofano nero opaco. Azzeccata quindi l\’idea di Atlas di far rivivere questo modello perduto, in attesa magari che qualche esemplare originale faccia la propria apparizione… 

Rassegna stampa: AutoModélisme n.233 (aprile 2017)

Un numero abbastanza opaco, quello di aprile, con la seconda parte del reportage sulle novità di Norimberga, dedicata stavolta all\’1:18. Oltre a questo, non c\’è molto altro. La redazione si avvia peraltro al momento più importante della stagione, quello fra giugno e luglio, quando la rivista si concentrerà sulla 24 Ore di Le Mans con un numero dedicato e lo speciale Hors Série. Tornando al numero di aprile, grandi cose non ce ne sono: un insipido articolo sulla Lamborghini Countach, le solite recensioni di 1:18 made in China e – forse l\’articolo più interessante – il montaggio di una McLaren F1 GTR della Fujimi in scala 1:24. 

Abarth 1000 Pellanda e Garavello di Brumm, ovvero le radici dell\'automobilismo italiano

Esiste in ogni paese un automobilismo di base, che costituisce le radici vere della disciplina; fatto di personaggi spesso poco noti oltre i confini, di piloti e di preparatori dalle carriere pluridecennali, questo automobilismo è qualcosa di terrigno, di misterioso, che si nutre di cronoscalate, di lunghe sfide in pista, di rally ruspanti. Negli anni settanta era così, ancora più di oggi, ora che la globalizzazione e l\’esigenza di diversificare al massimo la propria attività ha tolto un po\’ di patina nazionale ai partecipanti a questo sport. Parli di una vettura come l\’Abarth 1000 derivata 600 e ti vengono in mente tantissime storie, tutti quei preparatori che anno dopo anno riuscivano a ottenere prestazioni sorprendenti con quei motori, e ovviamente anche con l\’altro classico dell\’automobilismo italiano di quei periodo, il derivato Fiat 500. Storie e leggende fiorite attorno a queste figure, per fortuna messe sempre più in evidenza da svariati libri usciti negli ultimi 10-15 anni, ma anche da tanti modelli che in una collezione danno l\’idea dell\’importanza di una passione, magari accanto a vetture meno sconosciute, facenti parte di una storia maggiore – ma per un momento lasciamola stare, la storia maggiore, e osserviamo un paio di novità di Brumm, che ha abilmente sfruttato la validissima base della 1000 TC già in produzione da diverso tempo per ricavarne nuove e interessanti variazioni sul tema. Alcuni modelli che figuravano in catalogo sono stati aggiornati, ma a questi se ne sono aggiunti in questi giorni altri, due dei quali saranno particolarmente intriganti per i cultori dello sport motoristico italiano.

Col numero di catalogo R559 è ormai disponibile la vettura della Scuderia Brescia Corse, preparata a Garavello, che prese parte con Rino Amighini alla Coppa Carri di Monza nel 1973. E\’ una livrea già piuttosto conosciuta, soprattutto per chi ricorda il modello speciale Remember. Queste Abarth 1000 non possono far tornare alla memoria l\’estate del 1986, in cui Valerio Barnini uscì con tutta una serie di versioni che nessuno aveva mai visto, dopo i timidi tentativi di qualche altro produttore di speciali alla fine degli anni settanta. Barnini fu il primo a trattare il tema con un certo approfondimento, e fu una vera rivoluzione.

Si sdoganava in fondo quell\’automobilismo \”minore\” che finanche le marche di speciali avevano fino a quel momento snobbato. Oggi la situazione è cambiata e non è raro vedere produttori di diecast e/o di modelli in grande serie dedicarsi a soggetti decisamente oscuri. Le tirature non sono più quelle di allora ed è necessario diversificare la produzione con versioni anche limitatissime.

La seconda vettura fa da pendant con la vettura di Garavello: si tratta della \”1000\” preparata da Pellanda, e qui siamo addirittura nel 1976, quindi nell\’ultimo periodo di servizio di questa popolare auto.

La gara è la cronoscalata Trento-Bondone, il pilota è Giancarlo Chivacci. Il nome del veneto Luigi Pellanda viene quindi ad aggiungersi alla schiera di modelli rappresentativi di preparatori che meriterebbero maggiore notorierà, e chissà che qualcuno prima o poi non si decida a proporre la riproduzione della sua sport 1000 derivata Abarth (ma con motore Fiat 128 a iniezione) che portò in gara alla fine degli anni settanta.

La finitura dei due modelli è più che buona, anche se le decals in oro della vettura di Pellanda avrebbero meritato più attenzione nella loro posa. Mancano purtroppo i filetti sui passaruota: sarebbe stato così difficile riprodurli, magari in tampografia, visto che Brumm ha il pieno possesso di questa tecnica? Manca anche lo specchietto retrovisore esterno. Molto belli i cerchi specifici a quattro razze, mentre la 1000 di Garavello monta i più convenzionali cerchi dal disegno Abarth. Due modelli che posti l\’uno accanto all\’altro in una vetrina racconteranno molte storie di un automobilismo che non c\’è più.

Alfa Romeo Giulia di Burago (scala 1:24)

La Giulia di Burago, sia in scala 1:43 sia in 1:24 è una novità low cost lungamente attesa dagli appassionati. In questo thread ci occupiamo del modello più grande, per ora uscito in due colorazioni, rosso metallizzato e blu metallizzato. Malgrado il suo esordio commerciale non sia stato dei più promettenti, la Giulia della Burago è stata accolta con grande entusiasmo dai collezionisti di una certa fascia, quelli che non vogliono o non possono acquistare modelli ben più dettagliati ma anche ben più cari come i BBR. 


Nonostante il suo prezzo popolare, la Giulia in 1.24 è un modello più che dignitoso. 

A proposito di prezzi, non si può non notare come modelli di questo tipo si trovino in vendita ovunque, dalle aree di servizio ai negozi specializzati, dagli shop on line ai supermercati con valori decisamente discordanti. 

Evidentemente la grande distribuzione può contare su ben altri canali, e un negoziante che voglia acquistare il modello presso l\’importatore per rivenderlo avrà non poche difficoltà a piazzarlo a prezzo pieno. Vi presentiamo qualche immagine della Giulia in 1:24, un modello alla portata di tutti e magari adatto anche ad alcune elaborazioni che possano migliorarne qualche dettaglio.
Possiamo comunque dire che gli interni sono ben riprodotti, il motore è accettabile, e tra i punti di forza vi sono l\’ottima verniciatura e l\’accoppiata cerchi-gomme. Le aperture sono tre (cofano e portiere anteriori); i tergi sono riprodotti in plastica e il modello è arricchito da alcune tampografie. Si tratta pur sempre di un prodotto che deve ottemperare alle norme di sicurezza del giocattolo e che va quindi considerato un necessario compromesso fra esigenze spesso difficili da conciliare. 

Rassegna stampa: Modelli Auto n.127 (primo trimestre 2017)

E\’ sempre difficile recensire una rivista cui si collabora direttamente. Si rischia sempre di dire troppo o troppo poco, in quest\’ultimo caso per paura di esagerare. Negli oltre tre anni del nuovo corso, Modelli Auto ha affrontato argomenti che altre riviste del settore da tempo non hanno voglia o interesse ad affrontare. La ricerca di foto inedite, di personaggi poco conosciuti, di notizie particolari o lo sforzo di commentare in modo originale e qualche volta alternativo gli scenari dell\’automodellismo hanno contraddistinto le uscite trimestrali dal 2014 a oggi. Questo primo numero del 2017 non fa eccezione: viene ad esempio affrontato l\’argomento Norimberga, ma con una marcia in più rispetto ad Auto Modélisme, tanto per fare un esempio: le righe di commento di Umberto Cattani danno un\’idea \”laterale\” di ciò che sta accadendo nel settore, accompagnate dalla disamina puntuale di Bruno Libero Boracco.

Troviamo un commento su Rétromobile, una visita a Guy Chavannes, promotore della gamma svizzera GCAM, la visita a un\’importante collezione, l\’immancabile montaggio di un kit in plastica e tanto altro ancora. Le recensioni dei modelli sono oneste e ben documentate. Le idee da sviluppare ancora sono tante, e c\’è da sperare che l\’editore non si sia ancora del tutto stufato dei suoi collaboratori!

Elaborazioni dalla collezione di Diego Bettoni (parte 2)

Nel thread precedente ci siamo occupati delle elaborazioni eseguite da Salvatore Vergine per Diego Bettoni. Proseguiamo con una seconda parte, presentando i lavori, sempre in 1:43, di Ciro De Simone, ancora per la collezione di Bettoni. Come nel primo thread, si tratta di elaborazioni fatte su base low cost, a riprova della validità di base di certi modelli.

Elaborazioni dalla collezione di Diego Bettoni (parte 1)

Il web è pieno di opportunità per chi colleziona modelli e anche – fortunatamente – per chi intende spendere cifre ragionevoli senza perdere il controllo dei propri bilanci. L\’1:43 – e anche altre scale – offre la possibilità di farsi una collezione più che dignitosa partendo da modelli low cost, come Burago, Mondo Motors, senza contare i numerosissimi esemplari da edicola, sui quali spesso si accendono accanite discussioni. Sia come sia, quando i risultati sono come quelli che presentiamo, pensiamo ci si possa decisamente accontentare. In questa prima parte trovate una serie di lavori di Salvatore Vergine, su basi eterogenee; è la prova che se la base è valida, il risultato può essere davvero buono. I modelli sono proprietà di Diego Bettoni.

Ferrari 312 B3 F.1 Argentina GP 1974 Niki Lauda di Looksmart 1:43

La Ferrari 312 B3 Formula 1 di Looksmart, uscita in questi giorni: disponibili le versioni
Lauda GP d\’Argentina e Regazzoni GP del Brasile 1974. Il modello è in resina con parti fotoincise e
altri particolari in plastica. Ottima l\’interpretazione delle forme. 

In questi giorni sono finalmente uscite le due versioni della Ferrari 312 B3 F.1 1974 che Looksmart aveva annunciato già l\’estate scorsa; un\’uscita che coincide anche con la serie di versioni Le Mans 2016 della 458 Italia in attesa della 488, ma questa è un\’altra storia. Non è la prima volta che la B3 del 1974 riceve le attenzioni di un produttore di modelli.

Ben dettagliata la parte meccanica visibile; il blocco motore
ha ricevuto un\’ottima resa in gun metal. Tutto è assemblato con cura,
probabilmente con maggiore attenzione rispetto ai normali Spark. 

In questo caso, siamo in presenza di un vero e proprio resincast, verosimilmente prodotto negli stessi stabilimenti dai quali escono tutte le altre Formula 1 di Spark, ma le ragioni di licenza e di marchio fanno uscire questo modello sotto altre insegne.

Un close up sulla meccanica; da questa foto si nota anche la visiera
scura del casco di Lauda, particolare corretto. Mancano purtroppo – per le solite
arcinote ragioni – le scritte Marlboro sulla visiera, a destra e a sinistra del nome Niki Lauda. 

Sovente nel blog abbiamo cercato di abbinare modelli a libri, da confrontare e gustare insieme: stavolta potremmo suggerire un abbinamento con \”Four Seasons at Ferrari – The Lauda years\” di Alan Henry, pubblicato da Breedon Books nel 2002; non un libro degli anni settanta, che andrebbe bene con un Dallari, ma un volume già della nuova generazione, così come dell\’ultima generazione è questa B3 di Looksmart.

L\’aspetto generale è convincente. I radiatori laterali sono riprodotti
in fotoincisione. Fotoincise anche la paratie degli spoiler anteriori e posteriori. 

Due le versioni disponibili, quella di Lauda al GP d\’Argentina (LSRC05) e quella di Regazzoni al GP del Brasile (LSRC06). Ed è una buona scelta, perché il gran premio argentino a Buenos Aires è quello del debutto di Lauda in Ferrari, che gli fruttò un promettente secondo posto.

Molto belli i cerchi e corrette le gomme, con le scritte tampografate. Ottime
le decals, che nonostante siano \”raggruppate\” non danno l\’effetto tipico
dello scalino, comune a tutti i modelli di origine Spark. 
I caratteristici supporti dell\’ala anteriore
sarebbero scomparsi nella stagione inoltrata. 

Il modello è offerto al pubblico a circa 100 euro. Troppi? Molti collezionisti rispondono che effettivamente è un po\’ tanto per uno Spark… travestito da Looksmart. Ma tant\’è, le licenze, specie quelle Ferrari hanno un peso notevole e il prezzo da pagare è salato. Commenteremo via via alcuni aspetti del modello direttamente nelle didascalie delle immagini.

Della buona documentazione è essenziale per giudicare i
particolari storici di un modello e – perché no? – rilassarsi sfogliandolo
e ammirando allo stesso tempo le caratteristiche della miniatura. 

Il piccolo parabrezza è correttamente trattato in blu trasparente;
mancherebbe una decal che simuli i rivetti di fissaggio. Il logo
Goodyear sopra quello Heuer non è documentato nelle foto
del GP d\’Argentina. 

Focus su: Ralt-Toyota RT1 F.3 di CP Model (scala 1:20)

Diciamolo subito, così ci togliamo il pensiero: questo modello non potrà (e non dovrà) piacere a chi è abituato a vedere in collezione solo degli asettici AutoArt, Minichamps e roba del genere. Forse sarà capito leggermente meglio da chi ha avuto la fortuna di vivere tutta la storia dell\’automodellismo speciale e ancora oggi non si rassegna alla piattezza dilagante. Pasquale Catanese di CP Model non è mai a corto di idee, e stavolta ha abbandonato la sua scala tipica, l\’1:43, per scegliere una scala forse meno apprezzata da noi ma ugualmente ricca di storia, l\’1:20. Chi non ricorda i kit Tamiya in quella scala? In Giappone e in altri paesi come il Regno Unito, l\’1:20 continua ad avere i suoi seguaci. E visto che ormai era controcorrente, Pasquale Catanese ha scelto anche un soggetto del tutto inedito praticamente in ogni forma e in ogni scala, la Ralt-Toyota RT1 di Formula 3. La RT1 rappresentò un nuovo corso nella carriera di Ron Tauranac: prodotta a partire dal 1975, fu impiegata anche in Formula 2 con un\’ampia rosa di motorizzazioni, dal BMW al Ferrari, dall\’Hart allo Swindon.

Il propulsore più corrente nella configurazione F.3 fu invece il Nova-Toyota. La prima vittoria della RT1 F.3 arrivò a Monza nel giugno 1975 con Larry Perkins; la migliore stagione in F.2 fu il 1977, con Cheever e Hoffman, rispettivamente secondi e settimi in classifica finale con vetture dotate di motore BMW 2000.

Il modello CP, disponibile solo montato, propone la versione F.3, con diverse opzioni di spoiler posteriore e colorazione a scelta. L\’esemplare di queste foto, in giallo con i bolli portanumero bianchi, è particolarmente elegante e sobrio.

Per la realizzazione del modello, Pasquale Catanese si è avvalso della collaborazione di alcuni giovani entusiasti modellisti e l\’intenzione è quella di proseguire nella produzione di soggetti come questo, che hanno già raccolto ampi consensi fra il pubblico degli appassionati.

Il modello è in resina con parti in metallo bianco, e subito colpisce per l\’esattezza delle sue proporzioni e per l\’equilibrio fra ogni dettaglio: si apprezza la silhouette della vettura come se fosse uno dei manichini utilizzati per le prove aerodinamiche ma si riescono a notare anche diversi dettagli che ne fanno un pezzo davvero affascinante. Speriamo che in un prossimo futuro possano uscire i modelli ai quali Pasquale Catanese sta pensando perché si tratta di scelte del tutto azzeccate.