GT Spirit annuncia la Ferrari 365 GTB/4 Daytona in scala 1:12

Tra diverse novità nella consueta scala 1:18, GT-Spirit ha annunciato anche una Ferrari 365 GTB/4 Daytona stradale rossa in scala 1:12 (catalogo n. GT119). Il modello avrà un prezzo di € 179,90 e sarà prodotto in serie numerata e limitata a 1500 esemplari. L\’uscita è prevista ad aprile.

Quando Grand Prix Models fa…Grand Prix Models: Chevron-Cosworth B26 9 Ore Kyalami 1973

La Chevron B26 di Home Made Models montata
in dieci esemplari per Grand Prix Models. 

Credo di avere lamentato diverse volte nel blog come in anni recenti il glorioso negozio Grand Prix Models avesse almeno in parte perduto la propria vocazione, abbandonando quel core business fatto di modelli speciali tradizionali per i vari resincast e diecast. Una scelta ovviamente obbligata, ma che non giustificava l\’abbandono di alcuni prodotti che avevano sempre contraddistinto l\’offerta della ditta fondata da Brian Harvey. Ne parlai anche di persona, non senza polemica, alla nuova dirigenza.

John Watson al volante della B26 in pit lane alla
9 Ore di Kyalami 1973. La vettura, equipaggiata
con motore Ford Cosworth 
BDA da 2000cc, si classificò al quinto posto. 

Difficile sapere se mai abbiano voluto accogliere i miei commenti, ma di fatto in questi ultimi mesi qualcosa si è mosso. GPM tratta sempre – e ci mancherebbe – Spark, Minichamps o Truescale, ma ha fatto di nuovo posto a qualche serie esclusiva di montati speciali come accadeva in passato.

Il modello è montato per il trasporto su una base provvisoria
in plastica, imbullonata (!) alla scatola del kit, 
Si tratta di un modello in resina montato con buona cura.
I cerchi sono torniti, alcune fotoincisioni arricchiscono il tutto. 

 Ricorderò la recente McLaren di John Watson del GP Usa West 1983, montata in dieci esemplari su base Tameo, con la basetta autografata dallo stesso pilota inglese (alcuni anni fa una serie simile era stata fatta utilizzando il kit Tameo della vettura di Silverstone 1982); ecco poi due Jaguar D-Type di Le Mans 1955, montate direttamente da SMTS ma commercializzate come Grand Prix Models Studio. E l\’ultimissimo pezzo di queste serie esclusive merita un\’attenzione particolare, perché si tratta di una serie di dieci Chevron B26 in 1:43 montate dalla sudafricana Home Made Models, riproducenti la vettura che prese parte alla 9 Ore di Kyalami del 1973.

Ben dettagliata la parte della meccanica che si intravede
nell\’apertura del cofano posteriore. 
La finitura è di buon livello; le decals sono sotto trasparente. 

Il modello è venduto corredato di una basetta autografata dai due piloti, Ian Scheckter (il fratello del più popolare Jody) e ancora da John Watson. Inutile dire che questo tipo di modelli ha un pubblico molto particolare, che difficilmente sarà quello dei collezionisti di certi paesi emergenti, che amano tutt\’altro tipo di modelli, meglio se in 1:18 e fatti in Cina con chirurgica precisione.

Il modello andrà montato sulla basetta definitiva, provvista
di cupolina in plexi, 
La base, che riporta il logo di GPM e la numerazione,
riporta gli autografi originali di Ian Scheckter e John Watson. 

Qui siamo in presenza di un \”handbuilt\” vecchia maniera, con i suoi bellissimi difetti e col suo inossidabile fascino. Resta da sperare che in futuro GPM continui con queste iniziative, perché oggi come oggi non vedo molti altri commercianti in grado di proporre cose del genere. Il prezzo, 204,50 sterline, non è esattamente popolare, ma le serie GPM non sono mai state economiche.
Probabilmente un\’edizione di dieci pezzi come questa ci metterà il suo tempo ad essere \”assorbita\” dal mercato, ma già il fatto che ancora ci sia chi realizza serie di questo genere rende il panorama dell\’automodellismo contemporaneo meno piatto e asettico.

Lancia Fulvia 1300HF e 1300S di Best Model: aggiornato il vecchio Rio

Di modelli diecast italiani aggiornati, risalenti agli anni ottanta-novanta ce ne sono ancora molti in giro: basti pensare alla Ferrari 250 GTO della Box Models (1984…!) oggi nel catalogo Brumm o ai vari Best/Bang rimessi un po\’ a nuovo. Fra i modelli di questo tipo ci sono alcuni Rio che Best Model sta riproponendo con diverse migliorie, pur senza stravolgere in modo radicale lo stampo. Dopo la serie delle auto antiche, venti-venticinque anni fa la Rio si mise a produrre vetture più recenti, per accontentare i collezionisti dell\’1:43 che lamentavano ancora enormi lacune nell\’offerta contemporanea. Era dai tempi di Mercury / Solido / Corgi / Dinky che i produttori non mettevano le mani su certi soggetti, e gli standard qualitativi del marchio Rio costituivano tutto sommato una buona garanzia. Uscì fra questi modelli la Lancia Fulvia, e personalmente ricordo come anche a Firenze, nel negozio di Rocchi in Via Vittorio Emanuele, i collezionisti facevano a gara ad ammirare il motore riprodotto tutto sommato bene nel cofano apribile. Del resto le vetture antiche della Rio avevano nella maggior parte dei casi il cofano asportabile con la riproduzione del propulsore; questa scelta per così dire \”di famiglia\” era quindi perfettamente logica in un modello come la Lancia Fulvia, anche se in seguito su modelli come l\’Alfa Romeo Giulietta Berlina o sulla Fiat 128 il costruttore italiano avrebbe rinunciato a ogni apertura, a vantaggio della fedeltà delle linee. 

Oggi la M4 di Pesaro possiede gli stampi Rio ed è quindi logico che cerchi di sfruttarli nel miglior modo possibile; le \”vintage\” continuano a uscire con lo storico marchio, mentre alcune realizzazioni più recenti vengono ora vendute come Best Model. E\’ uscita in questi giorni una duplice versione della Lancia Fulvia, una 1300S in un elegante blu con interni rossi (art. 9645) e l\’inconfondibile 1300HF in amaranto Montebello con banda gialloblu (art. 9646). 
Il modello, come detto, è il Rio, ma sono molte le modifiche di dettaglio apportate. Innanzitutto, le fotoincisioni hanno fatto la loro comparsa, sostituendo le cornici laterali in zamac (ed è questa la modifica più notevole dello stampo). Ora fotoincisi anche i tergi, la presa sul cofano e il bel volante. Onestamente dobbiamo dire che lo sforzo per fare qualcosa di valido si vede, La verniciatura, anche se un po\’ troppo spessa (lo era già sui modelli d\’origine) è comunque perfetta, senza un difetto e lucida come si conviene a una vettura stradale. 
Le decals sono applicate con cura e il livello di montaggio è in genere più che buono. Fotoincisa anche la calandra (prima era in plastica cromata) e dei fari ottici come quelli impiegati sui modelli speciali hanno sostituito i vecchi fari in plastica con pastiglia trasparente, che avevano ormai fatto il loro tempo. Le cornici dei vetri anteriori e posteriori sono tampografate. All\’interno troviamo lo specchietto retrovisore, la riproduzione molto realistica del cruscotto, i pannelli delle portiere con la riproduzione in decals delle maniglie e degli alzavetri, segno che alla M4 hanno pensato a rinnovare il modello al massimo delle loro capacità. 

Per contro il cofano non chiude perfettamente, ma per fortuna è un particolare che non si nota moltissimo. Queste due versioni si aggiungono alla 1.2 Coupé (art. 9637) e alla 1.2 Rallye Tour de Corse 1965 (art. 9638). Il prezzo oscilla fra i 59 e i 69 euro secondo la versione. Certo, è del Made in Italy doc e non ce la sentiamo di criticare la scelta di riproporre modelli aggiornati come questo, tantopiù che le migliorie sono davvero tanti e danno vita a un prodotto tutto sommato equilibrato e gradevole. 

Rassegna stampa: DTCA, The Journal, n.64 (gennaio 2017)

Pochissimo o per niente conosciuto in Italia, il DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association) pubblica trimestralmente una rivista di 24 pagine ricca di articoli storici, di analisi sulla produzione Dinky, oltre alle normali notizie sulla vita sociale del club. In questo primo numero del 2017 vale la pena segnalare un\’analisi completa su un famoso modello della Dinky France, la LMV Arroseuse Balayeuse (art. 596), una bella retrospettiva su tutte le riproduzioni di pompe di benzina catalogo 49, e la prosecuzione di una specie di inventario dei negozi che nel passato trattavano i Dinky, assegnato ai ricordi di ciascun iscritto. Pare difficile che pubblicazioni di questo tipo riscuotano il minimo interesse nel nostro paese, nondimeno continuo a recensire i quaderni del DTCA per i pochi veri competenti presenti in Italia.

Rover P6 3500 V8 di Modelcargroup: un certo modo di fare 1:18

Di Modelcargroup, marchio che fa capo al negozio tedesco Modelcarworld, ho già avuto modo di occuparmi, anche in questo blog. La linea produttiva comprende modelli in scala 1:18 diecast senza parti apribili, un po\’ sullo stesso stile di alcuni recenti Norev o di una KK. L\’idea a mio parere è buona, perché si riesce a ottenere un prodotto dal costo limitato (sui 60 euro), dotato di un certo \”peso\”, elemento molto gradito a una folta schiera di collezionisti, che mal digeriscono alcune novità come l\’avvento dei materiali compositi in gamme molto più costose, come AutoArt. Ma tant\’è, c\’è sempre qualche scontento, e la zamac ha dato di recente tanti di quei problemi che continuare ad acquistare prodotti di questo genere made in China è quantomeno un atto di fiducia. Vedremo presto se gli standard qualitativi hanno subito qualche miglioramento rispetto ad alcuni inaccettabili fenomeni visti negli ultimi anni anche su modelli di gran pregio.

Uno dei modelli più recenti di MCG è una Rover 3500 V8, l\’estremo sviluppo della serie P6 insieme all\’ancora più potente 3500S V8; la 3500 V8 restò in produzione dal 1968 al 1976. MCG si è distinta per scelte molto varie e sempre originali, come la Wartburg 353 in due versioni (inizio e fine serie) o la BMW 2000 berlina.

Come sono fatti questi modelli? Indubbiamente bene, per il loro prezzo. Per questo MCG valgono gli stessi apprezzamenti che ho scritto nelle settimane scorse nei confronti delle Ferrari 365 California e 400 Superamerica di KK-Scale: ottima verniciatura (speriamo duri nel tempo…), rifiniture di livello più che decoroso, cerchi e gomme realistici, interni soddisfacenti.

 

Con un investimento limitato si riesce a mettere in collezione un automodello di tutto rispetto, per di più inedito. In queste foto potrete appunto ammirare la Rover P6, di cui è disponibile anche una versione della Polizia inglese.

Rassegna stampa: Passion43ème n.57 (gennaio-febbraio 2017)


Il primo numero del 2017 di Passion43ème si focalizza su Rétromobile, in programma il prossimo febbraio, che è anche uno degli eventi-chiave cui partecipa Minialuxe, l\’azienda cui è legata questa pubblicazione, diretta da Didier Beaujardin. Fra gli articoli più interessanti, la seconda parte della retrospettiva sulle Ferrari 312 Formula 1, dedicata stavolta al periodo 1975-1980, ossia dalla 312 T alla 312 T5. Continua la saga Dinky-Matchbox, col decimo episodio che traccia tutto lo sviluppo della Mercedes 300 SL catalogo DY12, che uscì originariamente nel 1990. 

Ferrari 400 Superamerica di KK-Scale in 1:18

Quasi a ruota rispetto alla Ferrari 365 California Cabriolet, il marchio tedesco KK-Scale ha presentato la 400 Superamerica in blu o in rosso, un modello con le stesse caratteristiche della 365: si tratta di un diecast senza aperture, secondo una tendenza che sta prendendo piede anche in marchi come Modelcar Group o Norev. Come detto, gli standard sono gli stessi della California Spyder, di cui ci siamo già occupati nel blog. Medesimi pregi (ottima verniciatura, rapporto qualità-prezzo), interni curati, cromature, ma anche medesimi difetti, come le ruote a raggi sulle quali si sarebbe forse potuto fare di più senza sacrificare il costo finale, chissà. Se non volete spendere 430-450 euro per la Superamerica di BBR, peraltro bellissima, questo KK-Scale a circa 65-70 euro può essere un\’alternativa da prendere in considerazione. Se ci si accontenta, magari trovando in giro delle ruote più adeguate…

Azzeccate forme e proporzioni. Quello che deve esserci, c\’è: contorni
cromati, elementi riportati, ottima la verniciatura. 

Elegante la versione blu scuro con interni beige. I vetri sono in plastica,
perfettamente trasparenti. I listelli laterali sono tampografati. 

Buoni gli interni, con la riproduzione del caratteristico volante Nardi. 

Molto belli i gruppi ottici posteriori. La targa MO-202349 è comune alla
versione rossa. La 400 Superamerica di KK-Scale è stata prodotta in serie limitata
a 3000 pezzi, 750 in blu e 2250 nel classico rosso. 

La scritta Ferrari è tampografata, mentre le bandiere
incrociate della Pininfarina sono realizzate in decal cromata. 

Molto semplice il fondino, su cui è stampata soltanto la dicitura
KK-Scale Made in China. Nessun riferimento alla Ferrari. 

Corretti gli pneumatici, ma i cerchi piuttosto grossolanali sono il punto
debole di questo modello e anche della precedente 365 California Spyder. 

Ottimo l\’effetto reso dall\’accoppiata dei vetri in plastica e i relativi contorni cromati.
Tutto sommato, in questo caso, l\’effetto di realismo rispetto ad alcuni resincast è superiore, 

Handbuilt: una cosa d\'altri tempi?

La parabola degli speciali montati in scala 1:43 è infinita; in fondo il blog è nato nell\’ormai lontano 2012 proprio per parlare principalmente di questa categoria di modelli, che dagli anni settanta a oggi ha vissuto una lunga stagione che ha coinvolto un paio di generazioni di collezionisti. Cosa resta nel 2017 di questa branca dell\’automodellismo? In una chiacchierata telefonica con Umberto Cattani qualche giorno fa, una di quelle chiacchierate che ogni tanto facciamo e che penso – spero – ci arricchiscano anche di quel calore che spesso manca nelle comunicazioni fra collezionisti ai tempi della rete, nulla è emerso di sorprendente, ma inevitabile è la sensazione che le cose siano definitivamente cambiate senza possibilità di tornare indietro. 

Chissà perché – forse per una ragione di pura nostalgia – mi vengono in mente le estati passate in campagna a leggere Four Small Wheels, pieno di modelli speciali montati, costosissimi sì, ma unici nel loro genere. Handbuilt è una parola dolce: gli inglesi hanno trovato una definizione che anche fonicamente rende l\’idea di un prodotto esclusivo, delicato, non per tutti. Quando Brian Harvey era ancora a capo di GPM, amava dire che i montati stavano ai diecast come i gioielli stanno alla bigiotteria. Non esistevano ancora le categorie trasversali come i resincast, e la definizione, almeno per l\’epoca, era calzante. 
Grand Prix Models sfornava in modo piuttosto costante i suoi GPM-Studio, kit speciali montati dal loro laboratorio con quella piccola etichetta bianca e il numerino progressivo che ne faceva tutto il fascino. La sterlina fortissima rispetto alla lira non facilitava certo le cose! Oggi qualcosa è rimasto; siamo in pochi a godere di questi piccoli particolari. Certo, esistono ancora BBR o Looksmart che producono modelli che sarebbe impossibile non definire \”speciali\”, ma si tratta di produzioni con una mentalità industriale, anche se nel miglior senso della parola. Esistono ancora la tradizione italiana (Tron, Carrara, ecc), quella francese, quella inglese, certo. Sarebbe interessante sapere che tipo di collezionista acquista questo tipo di automodello. I giovani probabilmente no. Molte collezioni sono state smembrate e nella maggior parte dei casi, a differenza degli obsoleti che hanno delle quotazioni molto più chiare, esse finiscono per due lire nelle mani di squali che le rivendono ai mercatini e su ebay. 
Alcuni collezionisti si sono riciclati sbarazzandosi dei loro delicati 1:43 per orientarsi sugli Autoart o sui Tecnomodel in scala 1:18, alla ricerca di una maggiore stabilità. Un noto collezionista austriaco mi spiegava qualche giorno fa che lo sforzo per ricondizionare la sua grossa raccolta in scala 1:43 malamente invecchiata dopo decenni di vetrina non sarebbe valso il costo del restauro; di qui la decisione di vendere tutto o quasi e concentrarsi sui nuovi made in China in 1:18. Una scelta per certi versi sorprendente, perché venuta da una persona che ha seguito tutta la parabola dello speciale montato in 1:43. Eppure ho la sensazione che non tutto sia finito. Ne riparleremo. 

Rassegna stampa: Modelli Auto n.126 (quarto trimestre 2016)

L\’ultimo numero del 2016 della rivista della Duegi presenta argomenti molto differenziati, dalla recensione del camion Mercedes Benz in scala 1:18 della CMC, uno degli avvenimenti modellistici dell\’anno, ad una visita alla Brumm fino ad un bell\’articolo sul montaggio delle Alfa Romeo 155 del DTM 1993 su base Tamiya in 1.24.

La cura posta nella redazione della pubblicazione è sempre alta: ci si sforza di fare un prodotto che possa accontentare i collezionisti inserendo dati, foto e testi che su Internet non è possibile trovare. E\’ sempre difficile commentare per me la rassegna stampa di Modelli Auto, essendo coinvolto in prima persona nella redazione della rivista, ma credo che il prodotto sia valido e che si noti bene la volontà di migliorare e di offrire argomenti sempre freschi.

Quasi un AMR: Ferrari 250 GTE 2+2 1963 di ESDO

La GTE di ESDO si presentava fissata con due viti a una
semplice ma elegante base in plexiglass con una scritta
rossa ottenuta in decal. 

Alla metà degli anni ottanta la ESDO di Dominique Espercieux era già una marca molto conosciuta nel mondo degli speciali. Alla fine dell\’estate del 1984, Esparcieux presentò il modello numero 33 della serie ESDO: si trattava della Ferrari 250 GTE 2+2 Serie 2, quella con i fari supplementari montati sotto i gruppi ottici principali e non più incastonati nella calandra. Un inedito, visto che i due diecast conosciuti all\’epoca, il Dinky e il Solido, ormai vecchiotti, riproducevano la prima serie, così come il Dannini di Brian Harvey, che del Solido era una copia in metallo bianco; c\’era anche il Politoys in plastica, ma in scala leggermente più grande dell\’1:43. Considero il 1984 come una chiave di volta nella storia dei modelli speciali: proprio in quell\’anno uscirono diverse serie di montati per così dire di lusso, non ultimi gli AMR con la basetta in plexiglass, destinati a un successo che conosciamo bene; altre case come Project43-BBR svilupparono modelli sempre più dettagliati e interessanti e la seconda parte degli anni ottanta avrebbe confermato queste tendenze, ovviamente anche con un aumento del prezzo, proporzionato alla qualità.

Il modello ESDO costava sulle 160.000 lire, una bella cifra, non lontana da quella richiesta per la Ferrari 250 GT California 1959 di AMR, uscita nel settembre del 1984, dopo un ritardo dovuto ad alcuni problemi tecnici. L\’ESDO si presentava come un modello particolarmente raffinato per gli standard dell\’epoca: carrozzeria in resina che tradiva una certa parentela col vecchio Dinky France 515, cornici laterali fotoincise, particolari nichelati, tergi di produzione AMR, così come i cerchi, inonfondibili nelle loro caratteristiche, che sono gli stessi che si trovavano all\’epoca nei kit di André-Marie Ruf.

Quattro le colorazioni disponibili: rosso, nero, grigio metallizzato e bianco. Sul fondino era dipinto il numero progressivo di fabbricazione. Un paio di anni dopo, Esparcieux tornò su questo modello con una versione con cofano apribile e dettagli del motore; iniziava la moda delle Ferrari col cofano apribile che avrebbe poi dato origine alle serie Milano 43, Remember e ai montaggi speciali di ACB (Auto Concept Bigaudet) dell\’era pre-Le Phoenix.

La scatola era la stessa usata per tutta la gamma ESDO, kit compresi. 

Quest\’ultima versione della GTE di ESDO era disponibile solo in blu. Nel 1988 i collezionisti poterono affiancarle il modello AMR, che riproduceva la prima serie, ben conosciuto nelle sue varianti di colore e nelle versioni speciali non destinate al commercio ufficiale.

Un esemplare in rosso accanto ad una celebre GTE diecast, quella della Solido,
restaurata e migliorata da Umberto Cattani.