Passionnément Dinky Toys, una nuova guida sulla produzione francese

Da quando Cédric Casubolo e Edith Gurski hanno rivitalizzato la casa d\’aste Collectoys (www.collectoys.fr), è stata ripresa anche l\’edizione di libri specializzati. Il primo della nuova serie è \”Passionnément Dinky Toys\”, che ha come autori i due personaggi già citati e Didier Beaujardin, grande esperto del settore obsoleti e direttore della rivista Passion43ème. Il risultato è di primo livello: sulla Dinky Toys esistevano già opere di grande dettaglio e precisione, tanto per fare un esempio le varie edizioni del celebre volume di Jean-Michel Roulet. \”Passionnément Dinky Toys\” non intende sostituire in toto nessuna delle precedenti opere, ma piuttosto di integrarla con un approccio diverso. Si tratta infatti di una guida pratica, non di una storia del marchio, seppure ricchissima di dettagli.

Soprattutto il libro si pone come obiettivo di dare un\’indicazione quanto più precisa delle tendenze del mercato (rappresentate graficamente da una freccia con varie inclinazioni) e dei risultati ottenuti dalle vendite all\’asta dal 1998 al 2016: un patrimonio di 18 anni in mano alla casa d\’aste Collectoys, che ha così sfruttato appieno lo storico dei propri archivi.

Uno dei principali motivi d\’interesse del libro sono i pezzi eccezionali, come prototipi, trasformazioni ufficiose ma uscite direttamente da Bobigny, elaborazioni di modellisti interni all\’azienda, colori realizzati per le case produttrici, rari promozionali e così via. In questo caso al modello viene dedicato più spazio con un riquadro specifico, contenente la storia e quanti più dettagli possibile sulle vicende che hanno portato a quella produzione.

E\’ quindi un volume indispensabile per chi voglia affrontare l\’argomento Dinky France con la serietà del collezionista avvertito e con dei dati aggiornati e attendibili. Il libro può essere ordinato direttamente sul sito di Collectoys e ha un costo di € 59,00 + spese di spedizione.

D.Beaujardin, E.Casubolo, E.Gurski, Passionnément Dinky Toys. Cote, tendance, panorama du marché. Production Française 1998-2016, Editoys, Bourges 2016, pp.306, € 59,00

Il blog è (a)social – ma è una non-notizia

Non posso lamentarmi dei risultati del blog – perché in un modo o nell\’altro i siti Internet hanno bisogno di audience, o per lo meno il loro successo si misura in base al numero delle visite. Questo vale anche per un sito specialistico come questo, che fin da subito, nel gennaio 2012, ha potuto contare su una nutrita schiera di lettori che non di rado hanno fermato l\’indicatore delle visite quotidiane oltre quota 1500. Non male per un sito non pubblicizzato e non supportato da alcun organo ufficiale. Proprio a questo proposito, dal 2012 a oggi molte cose sono cambiate: i social network hanno preso sempre più piede e oggi sembra quasi impossibile non promuovere un post su un sito attraverso Facebook, tanto per citare il social maggiormente frequentato. Fare questo prende tempo, un\’enormità di tempo: bisogna individuare i gruppi giusti, fare decine di copia-incolla, uno a uno perché giustamente Facebook e gli altri social sono settati per difendersi dagli \”spammatori\” automatici.

Questo per cosa? Per vedersi un thread crescere enormemente di lettori e gli altri restare malinconicamente immobili. Perché le visite non si propagano; come dicono gli esperti, il livello delle visite non è orizzontale. Sono pochissimi quelli che arrivano su un thread da Facebook e poi vanno a visitarne altri sullo stesso blog. I veri lettori del blog sono quelli affezionati che ci arrivano perché ormai hanno l\’indirizzo memorizzato nella lista dei preferiti. Molti ci arrivano da Google e in quel caso forse si può sperare che si mettano a guardare anche altri articoli. In conclusione, ho provato a fare promozione sui social, e mi è anche riuscito, ma è una promozione istantanea, che si conclude appunto con una marea di visite di un solo thread.

Non so se ne valga la pena. Un thread può diventare virale se arriva ad accumulare decine, centinaia di condivisioni, non se appare su decine di gruppi di Facebook accumulando magari un sacco di like. I like non servono, servono le condivisioni e per quelle bisogna pagare salato o finire per qualche motivo in un sito d\’informazione mainstream come Repubblica o Corriere. Insomma, fantascienza per un blog di automodellismo. E se Manzoni si era accontentato dei suoi venticinque lettori, mi accontenterò anch\’io.

Porsche 908/2 Targa Florio 1969 di Minichamps (First Class Collection, 1:43)

Sono uscite in questi giorni due versioni della Porsche 908/2 Spyder 1969 della Minichamps in scala 1:43. Premettiamo che la \”mano\” di Spark è perfettamente identificabile, per cui c\’è da attendersi anche da questo produttore una serie di varianti di una vettura che è già stata abbondantemente riprodotta. Tra l\’altro, a livello di modelli speciali, Marsh Models ha fatto uscire da pochissimo delle interessanti versioni Sebring, cui seguiranno le vetture di Brands Hatch. Tornando a Minichamps, si è scelta per iniziare la vincente della Targa Florio 1969 con Mitter e Schuetz, e la vettura con i colori austriaci della 1000km del Nurburgring di quello stesso anno.

Nei resincast, prima del modello di Minichamps, la 908/2 del 1969 mancava ancora; Spark aveva riprodotto la versione del 1970 in una molteplicità di varianti, dalla famosissima vettura di Sebring 1970 alle tantissime di Le Mans la cui serie non è stata ancora completata. Fu una decina di anni fa che fra i produttori di modelli industriali – escludendo il modello della Best, decisamente datato in termini di dettagli – Ebbro scatenò le polemiche dei collezionisti con una versione della Targa Florio i cui colori del musetto e delle alette di coda non finisce di alimentare discussioni a non finire: un tono color salmone parve tutto fuorché realistico, anche se le foto d\’epoca si contraddicono con immancabile puntualità, anche ogni volta che ne esce fuori una inedita. Se fosse fluorescente o no il colore rosso sulla vettura numero 266 è difficile dire, così come è difficile comprendere se la parte centrale fosse della stessa tonalità della parte laterale, comune a tutte le altre 908 iscritte dal team ufficiale, che si differenziavano appunto per l\’area centrale (nera, verde, blu, gialla, bianca). 
Minichamps ha deciso forse per la soluzione meno cervellotica, scegliendo un uniforme colore rosso-arancio fluorescente. Probabilmente, se i colori danno questi effetti nelle foto, significa che una base fluorescente è plausibile, perché è proprio quel tipo di colore a produrre effetti di questo genere. 

Si fa presto a scrivere First Class Collection sulle scatole: basta una confezione sontuosa, una numerazione limitata (in questo caso a 500 esemplari), un elegante colore nero, l\’effetto pavé sulla base: i collezionisti sono più sensibili a questo tipo di presentazioni di quanto essi stessi non siano disposti a confessare. Si ha la sensazione di avere tra le mani un oggetto lussuoso, esclusivo, 
Com\’è questo modello? E\’ un classico Spark, con i pregi del dettaglio minuto, della finitura molto buona, della verniciatura perfetta e di tutte quelle caratteristiche positive cui un certo tipo di riproduzione ci ha abituato. Purtroppo, quando un modello moderno vorrebbe sostituire quelli che sono arrivati prima di lui, il rischio è quello di fare dei passi avanti, ma anche qualche passo indietro e questo è davvero strano, ai limiti dell\’inspiegabilità. 
Ormai su un modello della Targa Florio di questa ambizione, si pretende che i numeri, che – lo ricordiamo – erano dipinti a mano, siano tutti diversi fra di loro e non è chiedere la luna visto che Starter già alla fine degli anni ottanta lo faceva tranquillamente. Siamo tornati indietro anche con le cinture di sicurezza, stavolta stranamente in decals, con tanto di etichetta OMP. OMP? Il marchio esigerebbe una verifica. Le cinture in decals su vetture aperte, la cui consuetudine nella gamma Spark è sparita fortunatamente già cinque o sei anni fa, continua sui Minichamps; anche la 917/10, uscita alcuni mesi fa col marchio tedesco, aveva le cinture in decals, ma in quel caso si notava meno, visto che il sedile era nero. Sulla 908/2 Minichamps mancano i fermi del cofano anteriore (sul vecchio kit di Fabrizio Pitondo, uscito nel 1985, erano previsti…), così come mancano alcuni fori supplementari di aerazione ricavati sotto il muso, ben visibili in alcune foto. 

Accanto a queste omissioni abbastanza deludenti, ci sono alcune raffinatezze, come le scritte dei meccanici sulla spalla degli pneumatici, la meccanica molto ben riprodotta, la strumentazione ben fatta, i vari staccabatteria, le quattro cerniere degli sportelli in fotoincisione. Il parabrezza non è in acetato, ma in plastica, per fortuna molto fine e ben stampata. Il modello, in Italia, costa al pubblico un\’ottantina di euro. Vale la pena prenderlo? Personalmente non me ne sono ancora fatto un\’idea. Cero è che il modello ha tanti pregi, ma non è esente da certe pecche che col montaggio di un kit potrebbero essere evitate da un montatore documentato a dovere. Del resto, non credo che al produttore del Minichamps la documentazione facesse difetto. Probabilmente si va troppo di fretta per sfornare le referenza in tempo per le varie scadenze (c\’è stata la corsa pazza al Natale che va esaurendosi in vista di un\’altra corsa, stavolta per organizzare Norimberga) e non ci si ferma a sufficienza su alcuni dettagli. Se il mercato poi è composto da collezionisti di paesi dove la vettura è poco conosciuta nelle sue caratteristiche più recondite, il gioco è fatto: i compratori in Indonesia, in Corea del Sud o in Indonesia saranno felici di leggere le tre magiche paroline \”First class collection\” e tutti saranno contenti. 

Focus su: Ferrari 250 P Le Mans 1963 di Tecnomodel in 1:18


Lungamente attesa, è appena uscita un\’altra Ferrari di Tecnomodel nella serie dedicata alle sport-prototipo del cavallino. La 250 P è un inedito in scala 1:18, come lo sono state diverse altre Ferrari prodotte di recente dalla casa lombarda, e gli appassionati stanno già aspettando le varie 330 P3, P4, 512 S ed M, che non dovrebbero tardare. Sono modelli resincast venduti a un prezzo accettabile, sulle cui caratteristiche ci siamo già soffermati in passato. 


Della 250 P sono disponibili varie versioni, e il soggetto prescelto per questa gallery è forse la variante più famosa, la vettura vincente a Le Mans 1963 con Scarfiotti/Bandini. Limitata a 285 esemplari numerati, la 250 P numero 21 è presentata stavolta in modo leggermente diverso: sotto il modello, infatti, troviamo una moquette marrone, piuttosto elegante. 


E\’ sempre stato difficoltoso interpretare la linea della 250 P: in 1:43 ricordiamo un flop abbastanza recente, il modello di Minerva, che nella sua inverosimiglianza sfiora il ridicolo. Abbiamo delle perplessità sull\’interpretazione del profilo al di là del passaruota posteriore, che sembra troppo corto. Difficile dire con esattezza, ma qualcosa sembra leggermente fuori registro. Al di là di questo, la finitura è irreprensibile, dalla verniciatura perfetta, come su tutti questi modelli Tecnomodel, alla pulizia di montaggio generale e dei singoli dettagli in fotoincisione (ce ne sono molti). Più che accettabile l\’interno, anche se siamo in presenza di inevitabili semplificazioni per contenere i costi. I vetri sono in plastica e non in acetato; belli i cerchi color alluminio satinato, con un gallettone però un po\’ troppo semplificato, per fortuna con il giusto orientamento. 


Rassegna stampa: AutoModélisme Hors-Série n°4 La compil\' des Nouveautés 2016

Giunge al suo quarto numero il quaderno fuori-serie di Auto Modélisme, che comprende la raccolta di tutte le recensioni uscite nel corso dell\’annata 2016 del mensile pubblicato da Hommell. E\’ un volume di 130 pagine dove le varie recensioni sono divise per scala e genere (turismo 1:43, corsa 1:43, varianti corsa 1:43, grandi scale). Chissà se nel prossimo numero la scala 1:18, in piena espansione, avrà un settore tutto proprio. In ogni caso, La compil\’ costituisce un utilissimo strumento di lavoro e consultazione, per i professionisti e anche per i collezionisti. Quest\’anno, come bonus, abbiamo un\’introduzione di una ventina di pagine dove la redazione suggerisce i modello \”indispensabili\”, altrimenti detti \”coupe de coeur\”. Da una parte è gradevole, dall\’altra è triste: siamo in presenza di modelli esclusivamente industriali (se mai un resincast tirato in 250 esemplari possa essere ancora definito come tale), quasi tutti in 1:18, testimonianza di un mondo che cambia, non tanto per il dilagante strapotere di questa scala, quanto perché oggi come oggi le collezioni si arricchiscono degli stessi modelli nello stesso tempo negli stessi luoghi, che si abiti in Italia, negli Stati Uniti, in Giappone o in Bahrein.

La tipologia dei collezionisti sta cambiando, di questo mi sono in parte occupato nell\’editoriale del prossimo numero di Modelli Auto, in uscita a giorni e penso che ritornerò presto sull\’argomento. Rientrando in tema, consiglio l\’acquisto di questa compilazione, destinata a tornare utile soprattutto a distanza di qualche anno. Il costo in Italia è di € 19,90.

Focus su: Aston Martin DB2 1952 di Tecnomodel in scala 1:18

Nei giorni precedenti ci siamo già occupati di altre due novità Tecnomodel in scala 1:18, la De Tomaso Mangusta e l\’Alfa Romeo Junior Zagato. Contemporaneamente a questi due modelli è uscita l\’Aston Martin DB2 del 1952, disponibile in piccole serie di differenti colori, variamente combinati con diverse tonalità d\’interni: argento metallizzato con interni rossi (100 esemplari), verde inglese con interni sabbia (100 esemplari), celeste metallizzato con interni celesti (75 esemplari) e verde chiaro metallizzato con interni verdi (75 esemplari). Si tratta anche in questo caso di un bel modello con tante finezze, incluse delle ruote a raggi di buona fattura con un gallettone più che dignitoso. Belli gli interni, con un cruscotto particolarmente ben riuscito. La finitura generale e la verniciatura sono veramente esenti da ogni critica. Tra le soluzioni abbastanza particolari, i rivestimenti dei paraurti in fotoincisione, a simulare, in modo piuttosto efficace, i listelli; fotoincisa anche la griglia del motore. Purtroppo questi modelli non riescono a liberarsi degli orrendi plotteraggi che riproducono montanti laterali e deflettori (vedi in particolare una delle foto della gallery in calce): dev\’essere una problematica tecnica cui committenti e fabbriche cinesi non sono ancora riusciti a venire a capo, verosimilmente per una questione di costi.

Peccato, perché è l\’unica stonatura che guasta non poco modelli di questa marca, ma anche di altri produttori, da OttOmobile a Laudoracing, tanto per citarne un altro paio. Speriamo che in un prossimo futuro si riesca a proporre una soluzione maggiormente in linea con tutti gli altri dettagli. Detto questo, si impone un\’altra considerazione generale: ormai si può tranquillamente parlare di \”scuola\” del resincast cinese, visto che modelli di diversi fabbricanti presentano più o meno tutti le stesse soluzioni tecniche, lo stesso grado di finitura e non di rado anche le stesse tipologie di confezione.

Non è assolutamente un male, è un semplice fatto che indica come in realtà anche da quelle parti la produzione si sia via via \”razionalizzata\”, escludendo magari certe fabbriche poco competitive, sia a livello economico, sia perché non rispondenti alle richieste tecniche e qualitative dei marchi committenti.

Le prime moto 1:43 di Spark: Honda RC213V Repsol 2016

Premetto che di moto ci capisco ben poco, ma quando Spark ha annunciato le sue prime riproduzioni in 1:43 delle protagoniste della stagione 2016 della MotoGP, ho iniziato ad attenderle fin da subito con impazienza. Ed ecco a dicembre le prime due uscite, le Honda RC213V di Marquez e Pedrosa, cui seguiranno praticamente tutti i concorrenti della MotoGP, alcune stradali e verosimilmente, se l\’iniziativa avrà successo, credo che Spark non si limiterà all\’attualità ma andrà a scavare nel ricchissimo passato ancora quasi completamente vergine in scala 1:43. Vi immaginate le moto di Franco Uncini, Hailwood, Agostini, Spencer, Surtees pronte ad essere messe in vetrina accanto alle auto? La prospettiva è quantomeno intrigante. 


Analizziamo nei particolari una delle due novità, la moto di Pedrosa; il modello riproduce il mezzo col quale lo spagnolo, partito ottavo nel GP di San Marino a Misano Adriatico, ha conquistato un\’eccezionale vittoria. 



Il modello, in resina con una buona dose di fotoincisioni e di piccolissime parti in plastica, è davvero minuscolo. Per le moto siamo abituati alle grandi scale e l\’effetto è un po\’ bizzarro. L\’intricata doppia livrea Repsol-Red Bull è realizzata benissimo con decals applicate in maniera meticolosa, così come ci si sorprende davanti a una miriade di dettagli che lascia ammirati: ci sono i cavi dei freni, i dischi fotoincisi con i loro supporti, la catena in fotoincisione finissima, le parti in metallo grezzo riprodotte con grande realismo, e chi più ne ha più ne metta. 


Il modello è presentato in modo elegante in un piccolo cofanetto, fornito di base in gomma e supporto fotoinciso. La scatola riporta i colori della scuderia e i dati del pilota. 


Non c\’è dubbio che anche stavolta Spark ha pensato a tutto, anche se qualche pecca c\’è: la tampografia che simula la luce dell\’uscita d\’aria laterale è sfasata rispetto all\’incavo; una piccola NACA è riprodotta solo con una tampografia (probabilmente esistono versioni della RC213V senza questa presa d\’aria, ammetto la mia ignoranza in materia). 


A mio parere perfetto il tono dell\’arancio fluo dello sponsor Repsol, col quale sono colorati i anche i magnifici cerchi. Molto, molto belli i pneumatici con i loro loghi Michelin. Guardando le foto del GP di San Marino 2016, verrebbe da obiettare che manca la telecamerina posta dietro il pilota, ma si tratta forse di una scelta precisa da parte di Spark. Appuntamento ora con le prossime uscite, e siamo convinti che il pubblico degli appassionati (anche di automobilismo…) si sarà già ingolosito a dovere. 


Focus su: De Tomaso Mangusta 1967 di Tecnomodel 1:18

Ci siamo occupati ieri dell\’Alfa Romeo Junior Zagato di Tecnomodel in scala 1:18. Stavolta vi presentiamo una gallery della De Tomaso Mangusta, uscita praticamente in contemporanea con l\’Alfa. Della Mangusta sono disponibili i colori blu metallizzato, arancione, rosso e argento. Il modello presenta le stesse caratteristiche della Junior Zagato di cui potete visualizzare articolo e gallery nel thread di ieri 12 dicembre 2016. Le tecniche costruttive (resincast) sono le stesse, così come è invariata la presentazione e i materiali utilizzati per i dettagli. Ho scelto per la presentazione la versione blu metallizzata, sulla quale si possono particolarmente apprezzare gli interni chiari. Tecnomodel continua quindi a pieno ritmo la produzione di modelli inediti in scala 1:18, che vanno esauriti nel giro di poche settimane data la tiratura sempre molto limitata.

Focus su: Alfa Romeo Junior Zagato 1300 (1971) di Tecnomodel scala 1:18

In questi ultimi mesi Tecnomodel è stata particolarmente attiva nel settore dei resincast in 1:18, proponendo sia una scelta di vetture da competizione quasi tutte inedite in questa scala, sia diverse auto stradali, come De Tomaso Pantera, Aston Martin DB2 (torneremo su entrambe con articoli specifici) e Alfa Romeo Junior Zagato 1300. Quest\’ultima è uscita da pochissimo in quattro colori: giallo, blu, rosso e argento, in serie molto limitate: la versione in giallo Piper che presentiamo in questo thread, ad esempio, è stata realizzata in soli 60 esemplari numerati (come quella argento), tanto per rendersi conto delle quantità prodotte. La versione blu è disponibile in soli 30 esemplari, mentre della rossa, verosimilmente la più richiesta, sono stati fatti 150 pezzi. La formula è quella di sempre: forme azzeccate, numero limitato di componenti per ridurre le fasi del montaggio, verniciatura impeccabile, particolari \”giusti\” e il gioco è fatto. Questi modello stanno giustamente ottenendo il successo che meritano, a prezzi accettabili e soprattutto con una qualità generale più che buona.

Ottimamente interpretate le forme angolose della Junior Zagato: il
giallo Piper rende perfettamente giustizia alle linee moderne di questa
Alfa Romeo speciale. 

Il modello Tecnomodel in scala 1:18 presenta una pulizia
di montaggio davvero invidiabile. 

Perfetto l\’incollaggio delle superfici vetrate. La scritta
posteriore Alfa Romeo è cromata. 

I vetri laterali col deflettore plotterato non sono bellissimi, ma
questa è la tendenza su questo tipo di modelli: una tendenza
che comunque limita il realismo. 

Buona la \”stesura\” dei vetri, che non presentano eccessive
onsulazioni. Davvero perfetta la sistemazione dei vari cristalli. 

Le razze del volante sono fotoincise, cosa spesso trascurata in altri
resincast della concorrenza. Molto buoni gli interni, con una resa
realistica delle varie imbottiture. 

Un particolare che rivela la pulizia della sistemazione del lunotto posteriore. 

Perfetti i gruppi ottici posteriori. Anche la scritta \”Junior Z\” è cromata. 

Molto belli anche i cerchi, con lo stemmino Alfa tampografato. 

I pneumatici sono in materiale gommoso duro, con una spalla
corretta. Attraverso gli occhielli si intravedono i dischi
dei freni in fotoincisione. 

Fotoincisi anche i tergicristalli. 

Il complicato frontale della Junior Zagato è perfettamente reso
con una combinazione di parti in plastica e della protezione
in plexiglass plotterata. 

Il taglio a macchina degli occhielli della protezione anteriore in plexiglass
assicura una precisione non altrimenti ottenibile. 

Lo stemma Alfa Romeo sul frontale è un capolavoro. 

Ottimo lo specchietto in plastica cromata. 

Da questa prospettiva si possono apprezzare i sedili molto ben stampati. 

Rassegna stampa: AutoModélisme 229

L\’ultimo numero del 2016 di AutoModélisme è incentrato su possibili idee-regalo, con dei richiami espliciti al Natale, a iniziare dalla copertina. Chissà se i collezionisti si fanno davvero influenzare da messaggi come questi; probabilmente una certa fascia di acquirenti lo fa, in un paese con un maggiore potere d\’acquisto come la Francia. Venendo più concretamente ai contenuti, il numero non è certo eccezionale: si distinguono la terza parte della serie di pezzi dedicati ai modelli in scala 1:43 che hanno partecipato ai campionati organizzati da Stéphane Ratel e un interessantissimo articolo dedicato all\’autocostruzione della March-Cosworth 751 F.1 del GP d\’Austria 1975 (Vittorio Brambilla), opera di Erland Elkaim, che ha già pubblicato in precedenza i suoi magnifici lavori.

Le meccaniche derivano da materiale Tamiya (a volte ristampato), mentre il resto è autocostruito da zero. Fra le recensioni segnalerei quella della Ferrari 500 Superfast di BBR in scala 1:18 e un\’incredibile Rolls Royce Phantom Drophead Coupé di Kyosho in 1:12, con tanto di valigetta per pic-nic apribile… Queste sono le tendenze del mercato e bisogna farsene una ragione.