BBR a Ginevra: una scelta ragionata

Per la prima volta un produttore di modelli è presente al Salone dell\’auto di Ginevra e non è un produttore qualunque: si tratta di BBR, che in questi giorni ha il proprio stand nella galleria che unisce due hall del Palexpo. E\’ una partecipazione importante, quella di BBR, che testimonia l\’importanza del contatto con le grandi case produttrici. \”Erano anni che ci provavamo – afferma Fernando Reali – e il 2018 è stato l\’anno buono\”.

Fernando Reali con Stefan Amacher al Salone di Ginevra. 

Si è rivelato prezioso l\’aiuto in loco di Stefan Amacher, titolare di Expertrains, storico negozio ginevrino, che è il cliente più vecchio di BBR. \”Nelle nostre fatture hanno il numero uno\”, racconta Reali. \”E per noi Ginevra è una vetrina importante, non tanto per i collezionisti singoli, che comunque ormai ci trovano sul nostro sito e attraverso la rete di vendita, quanto per la vicinanza con le case. Un salone come Norimberga, oltre a essere molto oneroso (siamo sui 20.000 euro per un marchio come quello di Reali e Balestrini, n.d.r.), è ormai qualcosa di obsoleto che già altri produttori hanno giudicato inutile\”. Negli stessi giorni del Salone di Ginevra, BBR ha annunciato diverse novità, fra cui la Ferrari 488 Pista (in scala 1:43 e 1:18), che è stata presentata alla stampa il 6 marzo nello stand del cavallino.

L\’area BBR al Salone di Ginevra 2018. 

"Piacere, Jim Clark": il vecchio e il nuovo che avanza (?)

Le Mans Miniatures (a sinistra) e Omen: due interpretazioni
del mitico Jimmy Clark. 

Ricordo bene quando Paolo Tron iniziò a presentare i figurini Omen sul suo ormai leggendario TSSK. Doveva essere il 1986 o giù di lì e questi pilotini in scala 1:43, perfettamente dipinti e venduti a un prezzo nemmeno troppo elevato avevano scatenato il mio entusiasmo. Da qualche parte Paolo deve aver scritto che vendendoli per la prima volta da vivo ne restò invece un po\’ deluso. Per quanto mi riguarda, li trovavo bellissimi e quello che colpiva era lo sforzo del fabbricante inglese di riprodurre esattamente i tratti del viso del pilota. Certo, alcuni soggetti erano più riusciti di altri, ma si trattava comunque di prodotti di un certo livello, disponibili anche grezzi per chi volesse cimentarsi nella tutt\’altro che facile sfida di dipingerli. Vennero poi i Denizen, con soggetti molto più ampi, ma senza quelle caratteristiche facciali che facevano tutto lo charme degli Omen. I pilotini sono stati spesso oggetto di controversie. Alcuni montatori ne hanno fatti stampare su ordine specifico e AMR a un certo punto stampò un numero di pezzi raffiguranti André-Marie Ruf in persona, puntualmente clonato dalla banda dei soliti noti belgi.

Sul Le Mans Miniatures stonano un po\’ le giunture
delle braccia. 

Ritornando ai piloti, in tempi recenti Le Mans Miniatures ha ripreso il filone, prima con scale più grandi (soprattutto 1:32), poi arrivando all\’1:43. Ed è di questi mesi l\’uscita del primo coffret di piloti in 1:43, contenente Jim Clark, Pedro Rodriguez, Juan-Manuel Fangio e Jo Siffert. I figurini sono in resina, fabbricati e dipinti in Cina. Proposti  un prezzo competitivo, sono destinati a decorare le vetrine dei nostri giorni, che pullulano di Spark, Minichamps, TSM e altre cose similari. Il primo figurino Omen che acquistai, nel giugno del 1986, fu Jim Clark. Non ricordo esattamente perché proprio Clark, forse perché era uno dei più simpatici come postura. Rammento anche James Hunt, Graham Hill e poi tanti altri anche più recenti usciti negli anni, da Nigel Mansell a Jean Alesi. Ciò che colpì i collezionisti fu anche la grande precisione dei marchi e delle scritte dipinte a mano. Tornando a oggi, lo sforzo di Le Mans Miniatures è apprezzabile, ma ha prodotto degli oggetti tipicamente…sparkiani. L\’aspetto generale di questi figurini del 2018 è apprezzabile anche se l\’attaccatura delle braccia è troppo visibile.

La scatola ricorda quelle degli accessori Spark. 
L\’intera serie di figurini in 1:43. Ne seguiranno presto altri. 

Le tampografie hanno sostituito le scritte a mano libera. A questa prima serie seguiranno altri set, anche con personaggi importanti come Enzo Ferrari o Alfred Neubauer. Guardando questi nuovi prodotti di oggi mi è venuto in mente quel lontano giorno in cui il mio figurino Omen arrivò da Milano43 insieme a un montato speciale e a una Ferrari Daytona di Verem. Sarà l\’età ma l\’emozione di allora non è la stessa di oggi. Almeno con questi prodotti.

E\' mancato Marcello Giorgetti

Dopo una lunga malattia è mancato ieri 11 marzo Marcello Giorgetti, uno dei pionieri del modellismo speciale italiano. Forse meno conosciuto rispetto ad altri modellisti, Giorgetti aveva comunque fatto la storia di questo settore già dagli anni settanta, con marchi come Hobby Tecnica, Co-Gy e MG Model. Giorgetti era un modellista nel vero senso del termine, avendo anche lavorato come prototipista meccanico per conto di grandi case, fra cui Ferrari e la Piaggio di Pontedera. Era velocissimo a realizzare i master e le sue idee erano spesso originali e di grande interesse. Ultimamente, anche a causa dei disturbi di salute, si era fatto da parte, ma tutti quelli che amano questo settore dell\’automodellismo non potranno che rimpiangere una figura simpatica, alla mano, spiritosa e comunque discreta.

Era il nostro jolly. 

Con lui scompare un vero artigiano vecchia maniera, che ha insegnato il mestiere a tanti altri colleghi. Giorgetti è stato il testimone di un periodo di grande creatività, avendo iniziato praticamente nello stesso periodo di altri personaggi forse più conosciuti come John Day, Barry Lester o Mike Richardson. C\’era un curioso oggetto nel laboratorio di Umberto Codolo, che raffigurava Marcello \”travestito\” da jolly, un modo scherzoso per indicare che lui sapeva fare spesso \”da bosco e da riviera\”, come si dice a Firenze. E gli amici di Firenze vogliono davvero ricordarlo così. Era il nostro jolly.

L\'unica soluzione per continuare. La Goldvarg Collection

Un richiamo vagamente vintage per le scatole della
nuova Goldvarg Collection. 

Era il 1990 quando l\’argentino Sergio Goldvarg e sua moglie Mariana decisero di lanciare una gamma di modelli montati in metallo bianco. I soggetti prescelti furono vetture americane degli anni cinquanta e primissimi sessanta, in uno stile vicino a quello di alcuni produttori britannici. I Goldvarg, esatti nelle forme, erano modelli molto robusti e pesanti. La produzione continuò con il trasferimento di Goldvarg in Florida. Nel frattempo il modellista argentino accumulava una collezione personale impressionante, entrando una prima volta nel 2007 nel Guinness dei primati con una raccolta di 7000 pezzi, che nel 2009 erano già diventati 12.000. Alcuni dei Goldvarg furono stampati dalla britannica SMTS, con costi che si possono immaginare. E furono proprio i costi crescenti a determinare la sospensione della produzione tradizionale in metallo bianco. Nel 2017, la decisione di rientrare nel mondo dei marchi del modellismo, stavolta in un modo più \”moderno\”: quasi inevitabile orientarsi sui resincast fatti in Cina ed è così che sono usciti i primi Goldvarg della nuova generazione.

La Ford Fairlane 1958 è uno dei primissimi modelli usciti
in questa serie prodotta in Cina. 
\”Torch red & colonial white\”: i colori esatti sono specificati
sulla placca che riporta anche il numero di serie
del modello oltre all\’esatta denominazione. Forse non molti sanno
che fra i primi produttori a citare l\’esatta denominazione
dei colori fu la Vanguards alla fine degli anni \’90. 

Ottenuta la licenza ufficiale Ford, Sergio Goldvarg ha scelto alcuni interessanti soggetti americani del suo periodo preferito, come la Fairlane del 1958 che vi presentiamo in questo thread. I modelli sono in edizione limitata e numerata e fra le caratteristiche della gamma vi è una scelta rigorosa dei colori originali con tanto di dizioni originali sulla placchetta della base e una presentazione piuttosto elegante. Piaccia o non piaccia, questa era l\’unica soluzione valida per Sergio Goldvarg: certamente si è persa un po\’ di \”anima\” classica, ma i collezionisti ci guadagneranno con certe scelte originali. La resina di ottima qualità si accompagna a un grado di finitura al top in questa categoria. Le vetture americane non sono certo il massimo della semplicità e l\’accuratezza degli abbinamenti dei colori, delle cromature e dei tantissimi particolari riportati non è in discussione. Ignoriamo la provenienza di questi modelli, ma quello che è certo è che Goldvarg ha saputo trovare laggiù in Oriente le maestranze adatte.

Moltissimi i dettagli e tutti generalmente ben realizzati. 
Perfetto il trattamento delle varie modanature. 

Alcune soluzioni tecniche non convincono appieno, come le \”solite\” vetrate plotterate su certi modelli (vedi Ford Country Squire del 1961), ma d\’altra parte la moda dei resincast ha portato con se anche alcune discutibili consuetudini costruttive. Regolarmente il produttore annuncia l\’esaurimento delle piccole serie via via realizzate; sembra quindi che la risposta dei collezionisti sia stata positiva. La distribuzione in Italia se l\’è accollata la Miniminiera di Cuneo.

Cromature a go-go come nella migliore (o peggiore, secondo
le opinioni) tradizione americana anni cinquanta. Grande precisione
e finezza dei dettagli. 
I Goldvarg hanno già ricevuto numerosi riconoscimenti, anche
ufficiali, fra cui quelli di una rivista che non si è accorta che nel
frattempo Goldvarg era passato alla resina… Della serie: \”le recensioni
fatte guardando le foto\”. 

I prezzi in Italia si aggirano sui 100 euro. Non sono pochi, ma non sono neanche un\’esagerazione vista l\’accuratezza dei modelli e anche il notevole controllo qualità, che su questa produzione non lascia passare esemplari difettosi o mal montati.

Edizione limitata di 25 esemplari della McLaren Eagle Weslake GP Inghilterra 1967 per Marsh Models su base SMTS

Marsh Models ha appena annunciato una serie limitata di 25 esemplari della McLaren Eagle Weslake in versione GP d\’Inghilterra 1967 a Silversione con Bruce McLaren. La base sarà il kit SMTS e il modello, con alcuni dettagli supplementari, verrà venduto in una teca BBR.
 


Ancora su Hobby Tecnica: Auto Union "Tipo Reims" 1938

Ha riscosso un certo interesse l\’articolo su Hobby Tecnica pubblicato lo scorso Natale, visibile a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2017/12/una-marca-del-passato-la-hobby-tecnica.html

Su richiesta di alcuni lettori pubblicheremo quindi le foto di alcuni recenti montaggi, iniziando con l\’Auto Union Tipo Reims 1938, un kit molto semplice ma che ha posto alcuni notevoli problemi nella preparazione della scocca, piena di segni di fusione e di sbavature di ogni tipo e a ogni livello, tantoché prima della verniciatura è stato necessario reincidere molte delle linee che si erano perdute in fase di carteggiatura e stuccatura.

 

Si è deciso di non fare interventi radicali: i tromboncini di aspirazione stampati con la carrozzeria sono stati sostituiti da tubicini veri. Le gomme d\’origine, che tra l\’altro erano state fornite nel kit con un errore (tre di una misura, una di un\’altra) sono state rimpiazzate da pneumatici prodotti di recente, più freschi e forse anche più adatti come larghezza e spalla. Sostituito anche il vetrino. L\’abitacolo ha ricevuto qualche cura: il sedile, secondo la documentazione, è stato dipinto in grigio opaco, il quadro strumenti nero con quadranti in decals, mentre il volante a quattro razze, d\’origine, è stato opportunamente preparato e colorato con effetto legno Molak. A distanza di quarant\’anni e passa, l\’Auto Union resta uno dei migliori modelli prodotti da Hobby Tecnica, un soggetto originale un\’epoca in cui i produttori di modelli speciali non disdegnavano vetture anteguerra.

Rassegna stampa: AutoModélisme n.242 (febbraio 2018)

Con diverso ritardo recensiamo il numero di febbraio 2018 di Auto Modélisme. Si tratta probabilmente di uno dei numeri meglio riusciti di questi ultimi mesi, con una ricchezza di temi difficilmente eguagliabile. Certo, alcune scelte possono piacere o non piacere, ma questo succede sempre con le riviste che ancora oggi alcuni utopisti vorrebbero fatte a loro uso e consumo. Per gli amanti dei diorami (io non lo sono per nulla), viene presentata una imponente composizione del solito Jean-Claude Baudier che riproduce una buona parte della griglia di partenza del GP di Francia 1991, disputato a Magny Cours. Tante le recensioni e particolarmente interessante la terza e ultima parte della retrospettiva dedicata a Henri Pescarolo, col capitolo riservato alle vetture da lui realizzate come costruttore; è forse la parte meno conosciuta, malgrado si tratti di un periodo recente, e fa piacere trovare una serie di foto-documento a pagina 27, che ritraggono alcune Pescarolo e lo stesso pilota-costruttore in compagnia di vari personaggi, fra cui il modellista Jean-Paul Schwartz di JPS. Il montaggio del kit in plastica è riservato alla BMW M6 GT3 in scala 1:24 di Platz, Insomma, proprio un bel numero che merita di essere letto con attenzione.

Dinky: alcune considerazioni sulle tendenze di mercato

Questo è un blog politicamente scorretto (lo è sempre stato, dal 2012), e soprattutto è il mio. Esso quindi non necessariamente rispecchia le opinioni di molti collezionisti né si propone di avallarle magari solo perché costituiscono una determinata maggioranza. Spesso mi chiedono – e chiedono anche ad altri – cosa ne pensi delle tendenze del collezionismo dei modelli obsoleti. Non sono un esperto assoluto in questo campo, ma ho molti contatti con altri collezionisti e rivenditori professionali che hanno chiara la situazione attuale. Soprattutto in Italia si tende a confondere un collezionismo serio e preparato con l\’indiscriminato accumulo di rottami. Ognuno fa ciò che vuole (e può), ma poi non può sorprendersi se al momento di tirare le somme viene fuori che le decine di modelli affastellati in mercatini e negozietti valgono poco più del peso del metallo di cui sono fatti.
Non si tratta di far la guerra tra fazioni; si tratta piuttosto di capire che quel genere di collezionismo può essere un divertimento e nulla più, spesso accompagnato da una scarsissima conoscenza storica e un altrettanto scarso interesse per le tante questioni tecniche che dovrebbe accompagnare una crescita culturale. Si colleziona anche per conoscere, non solo per il gusto di riempirsi la casa di roba raccattata qua e là. Ebbene, le tendenze: in un contesto di questo tipo, a guadagnarci – che piaccia o no – sono quelli che maneggiano modelli di qualità, rari e certificati. Lasciamo perdere potenziali falsari perché il discorso esulerebbe dal tema del thread. La maggior parte dei collezionisti non acquista per investire, ma fa comunque piacere pensare che ciò che si è speso non andrà bruciato nello spazio di poco tempo.

I risultati delle recenti aste della collezione Parodi sono lì a testimoniare che la qualità paga. Si può portare anche qualche esempio: una Renault 4L Dinky France Junior in verde chiaro (art.100), uno dei modelli meno rari della serie, ha raggiunto le 550 sterline inglesi, quando normalmente si può trovare a 200-300. Una Citroen RTL (art.1404, sempre di Dinky France) ha chiuso a 550 sterline. Fra i Dinky inglesi una Plymouth Fury (n.137) in rosa ha fatto 200 sterline pur essendo in condizioni non perfette, mentre la variante in blu ha raggiunto le 260. Fra i mezzi industriali, un Foden Wagon blu (art.501) ha spuntato 750 sterline e un altro Foden seconda serie in blu e rosa pallido (art.903) è stato aggiudicato a 950. A questo vanno aggiunte le commissioni del 25% a carico dell\’acquirente. Troppo? Forse, ma fatto sta che questi modelli si vendono, cambiano di mano abbastanza facilmente, quindi significa che la domanda c\’è. Dall\’altra parte della barricata c\’è chi vuol vendere i propri pezzi ereditati ma non sa come comportarsi. In un thread futuro daremo un po\’ di dritte in merito.

Si fa presto a dire \'generico\': la storia di un foglietto di decals (nulla di più)

D\’accordo, non si può sempre scrivere dei massimi sistemi. A volte un piccolo aneddoto o una spigolatura storica possono essere interessanti. La Porsche 911 e i suoi derivati sono da sempre un classico nella produzione modellistica. E negli anni settanta-ottanta, con la produzione Solido alla base di certe collezioni 1:43, avere a disposizione delle decals che migliorassero i già buoni prodotti francesi era un\’esigenza non trascurabile. Ci pensò abbastanza presto la BAM, che alla fine degli anni settanta fece stampare alla Cartograf un foglio piuttosto grande contenente moltissime decal necessarie per decorare le varie 911 Carrera RS, 934 di Solido e altri modelli similari. La BAM aveva già prodotto fogli di decals molto utili, di cui i collezionisti ricordano ancora perfettamente le livree, e questo \”generico Porsche\”, che misurava cm 19×14, ebbe come si può facilmente immaginare, un buon successo. In Italia costava, tramite i fratelli Tron di Loano, 4.500 lire, più o meno a metà strada fra un transkit fra i meno complessi (che si attestava sulle 3.500 lire) e quelli più ricchi di particolari (sulle 5.000 lire). Una riproduzione di questo foglio di decals compare a pagina 28 del TSSK n.20 della primavera 1980 (foto sopra).

Una curiosità: il foglio BAM servì d\’ispirazione a chi commissionò, molti anni più tardi un foglio generico Porsche ancora più grande, stampato dalla Giotto decals di Prato (a lato). In questo foglio si trovano diversi elementi già presenti nella plancia BAM, affiancati ovviamente da altre cose. Ma chi si ricordava del vecchio foglio BAM?

La passione per i veicoli del Tour ciclistico non è di oggi: un transkit Record di inizio anni ottanta

Modelli da edicola, ma anche resincast, diecast e chi più ne ha più ne metta: l\’indigestione cinese non ha risparmiato neanche i pittoreschi veicoli pubblicitari del Tour de France ciclistico, ed è normale. I soggetti del Tour sono gradevoli all\’occhio, coloratissimi e estremamente decorativi. Ma c\’è chi ha avuto qualche idea brillante anche ai tempi in cui il mondo era offline e la produzione orientale ancora di là da venire. Considero quasi un ritrovamento archeologico questo transkit realizzato dalla Record nei primissimi anni ottanta, che permetteva di trasformare il modello Solido nella Citroen 15-Six sponsorizzata da Suze e Yvette Horner, vista al Tour de France del 1954.

Oltre al foglio di decals e alle dettagliate istruzioni (rigorosamente in francese), la bustina conteneva alcuni pezzi in resina di ottima fattura, compresa la statuetta della suonatrice di fisarmonica. Una rarità all\’epoca, e se non ricordo male il TSSK pubblicò l\’immagine in bianco e nero della vettura, che appare nel frontespizio del transkit, che in realtà è la copia di una foto a colori, che ho ritrovato in rete.
Il transkit di queste foto è ancora sigillato e costituisce un\’interessante testimonianza di un periodo ormai lontano.

Ci si potrebbe interrogare se sia più opportuno tenerlo così com\’è senza mai aprirlo, o utilizzarlo su un modello Solido (se ne trovano ancora moltissimi in giro) per dargli finalmente vita, con una riproduzione dotata di molta più anima rispetto a un banale modello da edicola.
Per chi desideri approfondire la storia del marchio Record, il blog ha dedicato a questo glorioso produttore alcuni approfondimenti:

http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/12/mrf-la-causa-di-tutto-alle-origini-del.html

http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2013/01/appendice-alla-storia-della-record-i.html