I magnifici lavori di Paolo Devodier su Autosprint (e una breve retrospettiva storica)

Dire che non si compra più Autosprint da anni è da snob, esattamente come dire che si porta il figlioletto a rugby perché il calcio è da coatti; però Autosprint io non lo compro davvero da anni. Credo di avere smesso di acquistarlo regolarmente nell\’anno del titolo mondiale di Raikkonen, quindi fate un p\’ voi i conti, per poi smettere in modo definitivo verso il 2010. Stavolta l\’eccezione era più che giustificata da un\’intervista con Paolo Devodier scritta da Sergio Remondino, nel numero 7 uscito martedì scorso. Devodier non credo abbia bisogno di grandi presentazioni; il mio primo ricordo dei suoi lavori è legato alla rivista AutoModelli diretta da Mario Barteletti, che pubblicò degli ampi resoconti sulla trasformazione di una Renault Formula 1 e poi le istruzioni per come autocostruirsi l\’Osella di Riccardo Paletti. All\’epoca certe cose sapevano di misterioso, con delle espressioni arcane del tipo \”ordinate scocca\”, che agli occhi di un poco più che decenne suonavano allo stesso tempo affascinanti e difficili. Sono passati più di trent\’anni da quegli articoli e Paolo Devodier ha segnato la storia del modellismo con i suoi 1:12 autocostruiti. Ne ha fatti tanti, quasi solo Ferrari; alcuni non li ha conservati, ma ora è intenzionato a non separarsi da ciò che fa. L\’articolo di Autosprint è doppiamente importante perché scritto da chi in passato, nell\’epoca pre-internet, faceva conoscere al grande pubblico la produzione degli artigiani dell\’1:43. Remondino e Alfonzetti furono tra coloro che portarono il modellismo in Autosprint. Negli anni settanta le novità erano ben recensite; all\’inizio si parlava – senza risparmiare loro diverse critiche – dei vari Politoys, Corgi, Dinky o Mercury. Era evidente che i modelli industriali non soddisfacevano neanche allora i collezionisti un minimo esigenti. E\’ un argomento storicamente interessante di cui mi occuperò un\’altra volta. Anche la storia del Mini Autosprint meriterebbe una trattazione a parte.

Fu negli anni ottanta e anche negli anni novanta che regolarmente apparvero su Autosprint sempre più novità di artigiani non solo italiani ma anche esteri, primi fra tutti i francesi di Provence Moulage, Starter, Automany, JPS e Mini Racing. Alla fine degli anni ottanta, la piccola rubrica di modellismo faceva parte del timone fisso di Autosprint, con Tameo e Meri Kits che presentavano le loro novità della Formula 1 contemporanea, Arena con le sue vetture da rally o anche Brumm con certi modelli promozionali che all\’epoca scatenavano le brame di collezionisti in crisi d\’informazione. Era ancora il periodo in cui un\’unica foto pubblicata su un settimanale veniva guardata, osservata e divorata infinite volte nell\’attesa della successiva. Tornando sulle magnifiche opere di Devodier, l\’intervista di quattro pagine rappresenta un giusto riconoscimento a migliaia di ore passate a rincorrere le forme delle più belle Ferrari sport-prototipo degli anni sessanta e settanta. Con la sola differenza che oggi, per chi voglia saperne di più, basta andare su Facebook e cercare il profilo del Nostro, parlando magari direttamente con lui…

Per niente omologato: il nuovo set OM150 e Fiat 850 furgone di \'nonomologati\'

Il nuovo set OM 150 e Fiat 850T di \’nonomologati\’

Il nome \’nonomologati\’ può significare tante cose, non ultime la volontà di andare sempre oltre alla banalità di certe scelte che contraddistinguono a volte il mondo del modellismo, ma anche a ricerca della qualità o dell\’esattezza storica. Da quando questo marchio italiano si è dato una nuova impostazione non sono mancate le belle riproduzioni, la più recente delle quali è un set composto da un OM 150 e da un Fiat 850 furgone nei colori Forese, la famosa azienda pescarese di trasporti. L\’idea di riprodurre la colorazione Forese è nata dal bellissimo plastico in scala H0 rappresentante la stazione Pescara Centrale di cui potete leggere qui: http://www.ferramatori.it/forum/viewtopic.php?f=183&t=3079 

La caratteristica colorazione dei mezzi Forese, argento con i loghi rossi, rende particolarmente bene sui piccoli modelli, che hanno ricevuto particolari cure e dobbiamo dire che il risultato è del tutto all\’altezza delle attese. La produzione è estremamente limitata; quello che vedete in queste foto è il primo set terminato giusto questa settimana. E\’ di sicuro interesse riportare alcune annotazioni tecniche forniteci da Marco Feliziani, uno degli animatori di \”nonomologati\”: \”Il set è formato da un OM 150 e un piccolo Fiat 850T con immatricolazioni che ambientano i due veicoli nel maggio del 1972.

L\’OM 150 è un piccolo capolavoro della produzione
\’nonomologati\’
E\’ necessario anche apprezzare la finissima fattura del
Fiat 850T, che richiede non poco lavoro di preparazione
e finizione. 

I modelli seguono le ultime caratteristiche costruttive della nostra produzione, quindi un mix di pezzi in resina e metallo bianco completati da molte fotoincisioni. Il nostro intento è infatti quello di eliminare, dove possibile, i ritocchi e i punti di colore decorati a pennello per sostituirli con piccole fotoincisioni, così da avere un dettaglio più fine e preciso e anche un maggior rilievo.

La foto che ha ispirato questo set: un OM 120 accanto a
un Saviem-Alfa Romeo

E\’ infatti una caratteristica dei nostri mezzi l\’utilizzo di cabine (per i camion) e carrozzerie (per i furgoni) lisciate e private di tutti quei dettagli che saranno poi sostituiti con fotoincisioni (maniglie, fanali, cerniere). La nuova produzione vede anche l\’utilizzo di acetato lavorato con particolari stampanti, che oltre a tagliarlo a misura lo decorano anche.

Il Fiat 850T, che ha ormai raggiunto un notevole equilibrio
fra proporzioni e finiture. E\’ un modello complesso che non
sfigura affatto accanto all\’OM 150. 
La finezza della cabina dell\’OM 150; si notino anche i vetri
applicati con grande precisione e la generale pulizia delle finiture. 

I vetri sono realizzati con questo nuovo metodo così da risultare anche perfettamente a filo. Questa caratteristica viene poi evidenziata sulla cabina dell\’ OM 150 dal grande parabrezza la cui leggera curvatura segue e aderisce perfettamente alla carrozzeria. La verniciatura con colori da carrozzeria ha poi una finitura lucida, realizzata con bicomponente alla nitro. Tanti piccoli dettagli e un montaggio il più accurato possibile completano al meglio i nostri modelli\”.

Abbandonate ormai le scatole di legno, il produttore
usa ora delle basi in plastica con vetrinetta in plexiglass.

Da ormai diversi anni, il marchio \’nonomologati\’ si è guadagnato una giusta fama nel settore dei mezzi pesanti in scala 1:87, che ormai possono dirsi affrancati dal fermodellismo avendo acquistato una loro completa indipendenza. Questo, ovviamente, non toglie che i modelli facciano la loro bellissima figura collocati in un plastico ferroviario.

On line il nuovo sito di Grand Prix Models

Da oggi è on line il rinnovato sito di Grand Prix Models: molto più chiaro nella grafica, il sito (sempre reperibile all\’indirizzo www.grandprixmodels.com) è ora più facile da utilizzare e i prodotti sono meglio catalogati e raggruppati. Ogni sottogruppo propone ora il totale dei modelli disponibili e i produttori effettivamente presenti in ogni categoria. La versione \”mobile\” è ora pienamente ottimizzata, con un\’evoluzione che rappresenta un grosso passo in avanti rispetto al sito precedente.

Collezione Museo Botta: tre nuovi modelli su base Brumm

Il Museo Botta ci segnala l\’uscita di tre nuove referenze realizzate su base Brumm. Della Fiat 600 Multipla avevamo già parlato in un recente thread.

Ecco il dettaglio dei singoli modelli:

MUSEO BOTTA (Mu.Bo.007) Porsche 917K test aerodinamici MIRA 1970
MUSEO BOTTA (Mu.Bo.009) Porsche 550 1500RS Victor Rolff Hockenheim 1956 (con cupola in vetro)
MUSEO BOTTA (Mu.Bo.011) Fiat 600 Multipla depliant pubblicitario

 

Un\'occasione persa: Dino 246GT Le Mans 1972 di BBR

 Saranno stati in molti a essere contenti quando BBR ha annunciato l\’uscita della versione NART Le Mans 1972 della Dino 246GT. Si tratta di un modello originale e interessante, seppur non inedito, che non si vedeva da un po\’ di tempo. Da poche ore sono state divulgate le immagini ufficiali del modello, disponibile con basetta semplice in plastica oppure con una presentazione più lussuosa. In entrambi i casi i modelli sono numerati (rispettivamente a 140 e 20 esemplari).

Osservando le foto della riproduzione e della vettura originale, non si può essere che presi da un\’inevitabile delusione.

Tante, davvero troppe le sviste, difficilmente comprensibili su un\’auto di cui esiste tanta documentazione. Gli interni sono rimasti quelli di serie, compresa la cintura di sicurezza stradale (finché lo fa Bang…); i codolini della carrozzeria hanno una forma diversa dalla realtà e tanti piccoli dettagli sono stati omessi, come la luce di illuminazione del numero posteriore. Davvero un peccato, perché BBR è un\’azienda che ci ha abituato a standard qualitativi molto alti, ed è difficile prendere per buona una prova come questa.

Qualche eco degli anni novanta: modelli e Seneca

…perché poi dici fine anni novanta e ti sembra che sia ieri, invece son passati vent\’anni. Qualche giorno fa ho trovato in una grande libreria fiorentina un volume scritto dal buon Bruno Libero Boracco, \”Automodelli da collezione\”, edito da Clerico editore di Torino nel 1998. Con un prezzo scontato di € 7,50 (il libro costava all\’epoca 42.000 lire) ho deciso di prenderlo, insieme a un Seneca della Zanichelli del 1992. Bene, \”Automodelli da collezione\” è un tipico prodotto pre-internet. Non si tratta di altro che di un elegante album che contiene belle foto di tre quarti di modellini d\’epoca, soprattutto anni cinquanta-sessanta.

Divisi alfabeticamente per marca della vettura riprodotta, i modelli sono accompagnate da succinte didascalie, con qualche annotazione che all\’epoca poteva essere abbastanza difficile da procurarsi altrove. C\’è di tutto: Dinky, Corgi, la nostra Politoys, ma anche le più rare marche giapponesi Asahi o Diapet, passando per le varie Minialuxe, Norev, Spot On, Tekno e diverse altre. Era un libro che non avevo mai pensato di acquistare, soprattutto perché in questi ultimi anni sono uscite monografie molto valide sui singoli produttori. E poi con Internet, non si trova tutto? Già, il web. Con il rigurgito di foto di roba più o meno decente che i collezionisti scaricano sugli a-social, che bisogno c\’è di un album di questo tipo? Nessuna e tutte. E\’ una questione di estetica, quasi di spirito di contraddizione. Sfogliando il libro tra gli scaffali ho dovuto ammettere che la sua eleganza vent\’anni dopo ha ancora molto da dire.

E\’ un viaggio, seppur corto, nella sobrietà e nella bellezza delle produzioni del passato. Ciò che traspare dai suggestivi blu turchese, verde acqua, giallo crema e rosso carminio è il savoir-faire di un\’industria europea e mondiale che per decadi ha saputo lavorare come oggi non si lavora più, affascinando non solo i bambini e i ragazzini ma anche collezionisti adulti. A distanza di vent\’anni è il momento di ringraziare l\’autore per questa pubblicazione con la quale si possono tranquillamente passare alcune ore di contemplazione off line. E Seneca? Beh, ha completato l\’acquisto in libreria, ricordando come mio cugino amasse particolarmente questi volumi pubblicati a Bologna, conservandone diversi con grande cura quando da liceale passava giornate intere a leggere i classici greci o latini. Anche in questo caso, oltre all\’interesse dei testi contenuti e all\’ottima traduzione, si tratta di un libro che induce alla lentezza; alla lentezza della lettura ma anche alla riflessione, favorita dalle impagabili riflessioni del filosofo che predicava bene e razzolava male ma anche dalla sobrietà e dall\’eleganza dell\’impaginazione. Vi pare poco?

Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal n.68 (January 2018)

E\’ arrivato agli associati alla fine di gennaio il primo numero 2018 del notiziario del DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association). Si tratta in questo caso di un denso fascicolo di 24 pagine, scritte fitte fitte, come nella migliore tradizione della stampa specializzata anglosassone. Questo notiziario del DTCA ricorda tanto certe pubblicazioni anni 70 e 80, che oggi rappresentano una fonte imprescindibile per la ricostruzione del collezionismo di quel periodo. Tornando alla rivista, come sempre vengono affrontati argomenti specifici in modo documentato e ricco d\’informazioni: troviamo la storia del Foden n.950 (uno degli ultimi mezzi pesanti prodotti dalla Dinky) o una ricostruzione dei rapporti commerciali fra la Dinky e la Nuova Zelanda. Notiziari come questi fanno pensare – ahinoi – alla desolante ignoranza della maggior parte dei collezionisti italiani, che si limitano a sterili accumuli di modelli in pessime condizioni facendo a gara a chi ha speso meno… salvo poi affastellare migliaia di euro di spazzatura che alla loro morte verranno rivendute a due lire agli speculatori oppure gettate direttamente nel cassonetto da mogli esasperate.

Ancora su Spark: le osservazioni di un collezionista di Tolosa

Luci e ombre…?

Alcuni recenti interventi del blog (che potete leggere a questo e a quest\’altro link) hanno suscitato un certo interesse. Questo fa indubbiamente piacere, anche perché il blog era nato anche come possibile stimolo di riflessione su temi d\’attualità del collezionismo, proponendo anche visioni \”laterali\” o alternative. Ebbene, fa particolarmente piacere il messaggio di Michel Vigneres, un collezionista di Tolosa (Francia) che con grande gentilezza mi ha concesso di pubblicare le sue osservazioni, che ritengo particolarmente puntuali:

J\’ai lu vos 2 articles sur Spark, et je ne voudrais pas simplement dire combien je partage votre analyse, mais amener une petite contribution

Je pourrais amener comme témoignage les approximations sur quelques monoplaces qui sont à la maison :

1 – la taille parfois surdimentionnée des têtes des pilotes

2 – La position de la tête des pilotes, souvent trop haute, sur les monoplaces des années 60.Ce défaut remet à lui seul en cause la perception de la voiture.

3 – Le manque de précision dans la finition des accessoires autour du moteur . 

4 – Evidèmment, le diamètre des bras de suspension et des barres de poussée. Dans la plupart des cas, il est trop important.

5 – La largeur des jantes et des pneus , parfois trop étroits.Une simple comparaison avec des photos d\’ époque fait ressortir ce défaut, ce qui remet en cause tout l\’ équilibre de la monoplace. C\’est en particulier le cas pour les Lotus 38 Indy de Clark et Hill, et pour la Lotus 43 BRM. 

Pour les monoplaces, les comparaisons avec d\’ autres fabricants sont plus difficiles.Il me semble cependant, qu\’ en appliquant les mêmes critères d\’ analyse que ceux de vos articles, le rapport qualité/ prix d\’ un kit monté de Formula Models (Colin Fraser)
est du même niveau que celui de Spark. Beaucoup moins de modèles, un prix plus élevé, mais une finition dans les détails supérieure, et un respect des dimentions. 

Si vous le voulez, vous pouvez même rajouter que si les BRM P 261 V8 de Spark sont à l\’échelle 1/ 43, alors les BRM P 83 H 16 doivent être à l\’ échelle 1/44 5 et même 1/ 45) au niveau des dimensions des chassis . Je l\’ ai vérifié à partir des dimensions données dans les petits ouvrages à la couverture bleue clair, qui ont été publiés par directement par la firme en 1966/67.

Pinky Toys, un altro modo di fare new-vintage

Spesso nel blog ci siamo occupati del fenomeno new vintage, con i suoi pro e contro. Oggi come oggi l\’offerta è articolata, con fasce di prezzo che vanno dai Dan Toys, davvero poco costosi, ai lussuosi Minialuxe, passando per altri prodotti artigianali. Su base Remember è nata una gamma chiamata Pinky Toys (il portafortuna sarà un maialino?), che cerca di rispondere alle esigenze di chi desidera un modello in resina new vintage ma che non costi una fortuna. Il primo modello della serie è la Peugeot 203 Fourgonnette, che rispetto alla concorrenza diretta ha un costo nettamente più contenuto; lo chassis in materiale metallico contraddistingue questi modelli che hanno ovviamente dei classici cerchi in torniti stile vecchio Dinky, pneumatici specifici e decorazioni di alta qualità. La verniciatura è particolarmente curata senza essere troppo \”moderna\”. Dopo alcune settimane di sviluppo dei prototipi siamo in grado di presentare le prime foto di un modello definitivo, in livrea Cadum. La produzione sarà limitata e si rivolgerà anche a club di marca, associazioni e a aziende che desiderino delle serie promozionali a un prezzo abbordabile senza rinunciare all\’originalità.

Perché non sono d\'accordo che Spark rappresenti il miglior rapporto qualità-prezzo

Questo blog è spesso andato contro corrente, non per il gusto della contraddizione fine a se stessa ma perché si è sempre cercato di analizzare certi fenomeni considerati come appurati e di andare un po\’ più a fondo delle cose. Se la direzione sia stata giusta o sbagliata l\’hanno poi detto i fatti, ma sono felice – come si suol dire – di averci \”preso\” in molti casi. Capita che un concetto diventi di dominio pubblico e sia considerato come assodato, dopodiché la maggior parte della gente si trova a rimasticarlo quasi meccanicamente dandolo così per incontrovertibile o per assolutamente vero. E\’ il caso della frase che sento ripetere sempre più spesso: \”gli Spark rappresentano il miglior compromesso e offrono il miglior rapporto qualità-prezzo\”. Ormai è diventato un assioma. Oltretutto alcuni si illudono di aver instaurato un dialogo con la casa produttrice, che per mezzo di alcuni suoi collaboratori è presente su vari forum dando l\’impressione di un\’apertura al dialogo. Il discorso sarebbe articolato e ci tornerò sopra. Per il momento sarà utile buttar giù qualche concetto che ho cercato di elaborare in questi anni in cui Spark è effettivamente diventata il leader del mercato dell\’1:43, scalzando dal ruolo Minichamps, protagonista incontrastata fino a una quindicina di anni fa.

Il discorso potrebbe sembrare provocatorio: gli Spark, per quello che sono, non costano poco. Se escludiamo i prezzi proposti dall\’importatore ufficiale, assolutamente fuori mercato, non è che all\’estero uno Spark te lo tirino dietro: con prezzi che oscillano fra i 55 e i 60 euro, siamo in presenza di modelli che tecnicamente nel tempo non si sono evoluti. Le caratteristiche di uno Spark di oggi sono le stesse di uno Spark del 2010 o del 2015: stessi compromessi tipo le ruote BBS in plastica, le cinture di sicurezza in decals, i pilotini improbabili, le decals raggruppate in un solo film, con effetti talmente antiestetici da far preferire… i modelli stradali. Forse, come afferma qualche collaboratore di Spark, alcuni master sono stati modificati, ma l\’esattezza delle linee, a parte alcuni casi clamorosi non è quasi mai stata in discussione (una recente eccezione può essere la Porsche 908/3 della Targa Florio 1970, che francamente non si sa da dove sia sbucata).

Se oggi un Minichamps può considerarsi \”costoso\” perché rispecchia una filosofia progettuale e costruttiva di fine anni novanta (stiamo parlando dei diecast, non dei resincast che sono comunque prodotti da Spark per conto di Minichamps), uno Spark dà l\’illusione di valere di più del suo prezzo per tanti piccoli particolari che ne fanno – come direbbe qualcuno – uno \”specialino\”. D\’accordo: ma quello che ottenete per 55-60 euro, è comunque un modello che alla fonte ne costerà sì e no 10.

C\’è ovviamente dietro tutto un lavoro di ricerca, di prototipazione e di montaggio che ricorda da vicino i processi dei modelli speciali, ma la vera differenza è sempre la scala industriale alla quale si appoggia tutta l\’organizzazione commerciale. Il rapporto qualità-prezzo, inoltre, è come dice la parola stessa, una risultante, che non ha valore assoluto; un modello più caro di uno Spark potrebbe avere un rapporto qualità-prezzo più favorevole. A mio avviso i modelli con rapporto qualità-prezzo più favorevoli sono e restano per il momento quelli che vi farà un amico artigiano, soprattutto se vi applicherà delle tariffe vantaggiose. Pagherete sempre un modello quei 100-150 euro (magari anche meno con un po\’ di fortuna), ma avrete fra le mani un pezzo quasi unico, sul quale saranno stati fatti tutti quegli interventi che lo avvicineranno molto di più ad uno standard con meno compromessi possibile.

Ovviamente un artigiano non avrà mai nella sua gamma la varietà di una Spark né potrà montarvi tutti i modelli che Spark produce mensilmente; però qui non si parla più di qualità, ma solo della capacità di soddisfare le pulsioni di accumulo di collezionisti i cui comportamenti sfiorano la compulsività.

Ci si illude che Spark migliorerà i propri prodotti. Idea falsa. A Spark va benissimo così com\’è, e quando subentrerà un competitore più determinato o con modelli meno costosi e di miglior qualità, la baracca verrà chiusa per dedicarsi ad altri settori merceologici. Non avremo mai uno Spark con i cerchi BBS torniti o con ancora più dettagli, per il semplice motivo che l\’azienda ha deciso che è in questo modo che si guadagna e i margini non debbono essere assottigliati. Probabilmente hanno anche calcolato che un modello come alcuni collezionisti auspicano costerebbe quegli 8-10 euro in più che ne decreterebbero l\’insuccesso a un livello mondiale. Spark non è un marchio artigianale e non può permettersi di lasciare le strade battute dove si trova la maggior parte dei collezionisti. E\’ questa la contraddizione – ma se vogliamo anche il fascino – di un marchio come Spark.

Fatte tutte queste considerazioni, restano da ammirare certi modelli, come la loro intramontabile Porsche 917K, che recentissimamente è stata riedita in una nuova versione, la vincente della 12 Ore di Sebring 1971, inserita nella serie speciale dedicata alla gara della Florida. Degna di merito è pure le Sauber Mercedes C9 di Le Mans 1989 mentre una delle ultime novità, la Chevrolet Monza IMSA, è stata oggetto di critiche per la linea errata del frontale. In questo caso mi sa che ci troviamo di fronte a una delle tante esagerazioni tipiche i certi forum, dove personaggi che le auto vere le hanno viste solo in cartolina pontificano sul nulla.

Ciò che comunque è da considerarsi positivo, è che si continua a discutere su questi modelli, che bene o male stanno segnando un\’epoca. Commenti e impressioni sono compre sempre i benvenuti.