La Compil\' des nouveautés di AutoModélisme edizione n°5? Solo on-line

La redazione di Auto Modélisme ha annunciato che il quaderno Hors-Série numero 5, dedicato al riassunto ragionato di tutte le novità uscite nel 2017 e apparse negli undici numeri della rivista, non sarà disponibile in versione cartacea ma solo scaricabile dall\’e-shop http://www.hommell-magazines.com.
Nell\’ultimo numero di Auto Modélisme si spiegano le ragioni di questa variazione (ricordiamo che La Compil\’ des Nouveautés era uscita per la prima volta nel 2014 con le novità del 2013): sostanzialmente un impegno economico eccessivo a fronte delle vendite che non sono mai decollate. \”Capiamo la delusione dei molti lettori affezionati alla carta ma tant\’è\”. Questo è il senso delle parole della redazione.

Scordatevi la versione cartacea della Compil\’ n.5. Disponibile
soltanto il digitale, scaricabile dal sito di Hommell. 

C\’è poco da fare. Una rivista, un editore, non sono delle onlus e producono per vendere e guadagnare. Ciononostante, non credo che le vendite on-line della quinta edizione dell\’Hors-Série saranno eccezionali. Il quaderno virtuale è proposto a €9,90 sul sito di Hommell e secondo l\’editore ciò rispecchia le tendenze dell\’editoria contemporanea dove \”sono sempre più numerosi gli smartphone e i tablet che occupano le nostre case\”. D\’accordo, ma non è un motivo valido per il quale gli appassionati della carta decideranno di acquistare ugualmente il prodotto. Probabilmente molti non lo acquisteranno per niente, proprio come farà il sottoscritto. Se questo è il futuro dell\’editoria, no grazie.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.241 (gennaio 2018)

La scala 1:18 domina la copertina del primo numero del 2018 di Auto Modélisme. Un bene, questa apparentemente inarrestabile espansione di questa scala? Difficile dirlo, sta di fatto che quasi inevitabilmente, la Lancia D50 di CMC si prende gli onori della cronaca, lasciando ai vari Minichamps, Norev e compagnia quel che resta del palcoscenico. Un numero abbastanza interessante, questo, e piace notare come l\’attenzione si rivolga di tanto in tanto al mondo degli artigiani. Tocca stavolta a CCC, marchio rilevato qualche anno fa da Niels Hévia, specializzato nella realizzazione di auto francesi, soprattutto anni trenta-quaranta e di Le Mans. Sinceramente – ma forse sarò malato io – preferisco di gran lunga l\’articolo-intervista a Hévia, che l\’ennesima storiella sulla Lancia D50 della CMC, che sarà anche molto raffinata e costosa (o cara, scegliete voi), ma sempre cineseria resta. Questo blog è decisamente ristretto di vedute.

Rassegna stampa: Collectionneur & Chineur Hors-Série 2017/2018 Solido

Immaginatevi in Italia un numero speciale di una rivista cartacea dedicato a Marcury, Politoys o Burago. Non sono scenari plausibili, eh? Chissà quanti se ne venderebbero e quanti invece resterebbero nei depositi, vittime della dilagante ignoranza collezionistica nostrana. Vabbè. Trasferiamoci nella vicina Francia, dove un editore dedicato al collezionismo, LVA, dedica uno speciale alla Solido che va a ruba e dopo pochi giorni è esaurito sul sito journaux.fr. Prezzo, cinque euro, 84 pagine che non saranno certo la summa della produzione del celebre marchio (per i filologi esistono i due volumi di Bertrand Azéma che sono ancora la referenza nel settore) ma che danno un\’infarinatura dai primi modelli fino agli anni ottanta, con gli inevitabili ma non invasivi riferimenti al periodo contemporaneo. In passato LVA aveva dedicato un Hors-Série anche a Norev, che aveva riscosso lo stesso successo.

Segno che certi marchi tirano, hanno i loro appassionati e – ovviamente – il loro mercato. Il livello delle foto non è sempre ottimo: a varianti rarissime si affiancano immagini di modelli un po\’ modificati, ma l\’insieme è di grande qualità, compresa la riproduzione di certi documenti che non si trovano dietro l\’angolo. Questi \”quaderni\” sono delle occasioni per riassumere le vicende di marchi famosi, che troppo spesso si danno per scontati. I giovani collezionisti esistono, basta saperli informare. Possibilmente con passione.

Spark, la livella e (per fortuna) qualcuno che capisce ancora qualcosa

La livella del collezionismo anni dieci del secolo XXI.

Ho sempre ammirato il modo di esprimersi di Alfonso Marchetta, un appassionato di modelli che nella generale caciara da foro boario tipica di alcuni luoghi internettiani, non ultimo Facebook, riesce a regalare frammenti illuminanti di \”pensero laterale\”. Un\’occhiata distratta al forum Duegi sull\’ultimo acquisto si è trasformata in un\’occasione di riflessione: dalla pubblicazione della solita banale sommatoria di recenti acquisti è venuta fuori una specie di diatriba sulla Porsche 908/3 vincitrice della Targa Florio 1970 di Spark in scala 1:43.
La forma in pianta del modello sono talmente sbagliate che questo modello fu da me scartato da un\’eventuale recensione per il numero 129 della rivista Modelli Auto, visto che la forma così lontana dalla realtà della carrozzeria avrebbe pregiudicato e impedito ogni altro giudizio. La scelta cadde quindi su una ben innocente (e più corretta) Porsche 924S, sempre di Spark.

Fra giudizi e opinioni di ogni genere, una battuta di Alfonso mi ha quindi colpito, quando il Nostro si è chiesto se di fronte a tanti collezionisti che prendono e buttano lo stesso in collezione malgrado dimenticanzie e strafalcioni, non sia ormai presente una sindrome sparkiana per la quale il marchio franco-cinese non sia diventata la livella del collezionismo contemporaneo.

Spark come livella. Quante volte si sente dire: \”non compro il tal o il tal altro modello perché tanto lo farà Spark\”. Come se Spark sia per forza di cose il massimo del rapporto qualità-prezzo, un assioma che ormai molti, troppi danno per scontato, e vedremo magari fra qualche giorno il perché. La livella coinvolge anche il limite psicologico di prezzo per il quale tanti collezionisti non investono mai cifre maggiori rispetto al costo di uno Spark.

Più che un concetto positivo, l\’espressione Spark come livella fa venire in mente un\’altra livella, quella di Totò, e tutti sanno di cosa si trattasse. Un accostamento inconscio (da parte di Alfonso? Da parte mia?) per significare che la Spark è piuttosto la morte di una certa capacità di scelta e magari – scomodando un parolone – la morte della creatività collezionistica?

E\' mancato Ulrich Upietz

La famiglia Upietz ha annunciato la scomparsa di Ulrich.
Ulrich Upietz stava combattendo contro una grave malattia da tempo e non ce l\’ha purtroppo fatta a vincere la propria battaglia personale. Ulrich \”Ulli\” Upietz era un personaggio molto noto anche agli appassionati di automodellismo: fotografo ufficiale Porsche, fondatore dell\’agenzia e casa editrice Gruppe C Verlag (famossissimi sono gli annuari Porsche Sport con le sue foto), era stato per anni anche il direttore del Porsche Modell Club, che aveva sede a Duisburg, nella Ruhr, prima del passaggio del testimone all\’olandese Henk Koop, avvenuto all\’inizio degli anni novanta.

Ma il Porsche Modell Club dell\’era di Upietz è quello che è considerato il punto di riferimento nella storia del collezionismo dedicato alla casa tedesca. Anche all\’epoca del PMC, Upietz svolgeva attività fotografica, pubblicando anche alcune interessantissime serie di album dedicati agli automodelli Porsche.

Giro Automobilistico d\'Italia: un libro di Antonio Biasioli

Il Giro Automobilistico d\’Italia è sempre stato un tema caro ai collezionisti, per la varietà e la bellezza delle vetture partecipanti. Da anni si sentiva il bisogno di un\’opera che riassumesse le non tante edizioni che si susseguirono dal 1973 al 1980, con una breve ripresa nel biennio 1988-89. Antonio Biasioli è sicuramente uno di quelli dotati dell\’esperienza necessaria per compiere questa ricerca, che con l\’ausilio di tanti fotografi, è stata stampata dall\’editrice Elzeviro di Padova. Il risultato è un bel volume di 187 pagine, ricchissimo di iconografia a colori e pieno di testimonianze importanti dei protagonisti. Non mancano le liste complete degli iscritti anno per anno e le classifiche finali, seppure non integrali. Inutile dire che il volume rappresenta una fonte importantissima per ripercorrere la storia di una corsa che negli anni migliori arrivò a far concorrenza al mitico Tour Auto. 

Il prezzo, una quarantina di euro, è decisamente concorrenziale e ci sentiamo di consigliare assolutamente questo libro a tutti i collezionisti. Qualche piccolo dettaglio avrebbe potuto essere forse migliore: sono un po\’ troppo, ad esempio, gli errori di battitura e forse un accenno all\’edizione di qualche anno fa del Giro sarebbe stata storicamente opportuna. 
Pur non ponendosi comunque lo scopo di essere del tutto esauriente sulla totalità dei concorrenti, il volume riesce a dare spazio davvero a tanti, dai protagonisti assoluti a coloro che di anno in anno animavano i vari gruppi delle cilindrate più piccole.  

Rassegna stampa: Modelli Auto n.130 (quarto trimestre 2017)

L\’anno 2017 di Modelli Auto va in archivio con un numero piuttosto equilibrato e con contenuti originali. In queste nostre rassegne stampa evitiamo di pubblicare troppe immagini della rivista perché vista la nota propensione dei collezionisti italiani a spendere, il rischio è quello di dare fin troppe anteprime… Scherzi (ma non troppo) a parte, le tradizionali recensioni vertono su due modelli 1:18 che hanno segnato la fine del 2017, vale a dire la Lancia D50 di CMC e la Lancia LC2 Gruppo C Le Mans 1985 di Spark. C\’è poco da fare, la temperie è questa: basta vedere su Facebook quanti collezionisti parlano di questi modelli per rendersi conto di ciò che rappresenta al momento attuale il lato vivo dell\’automodellismo. Piaccia o non piaccia…
Si prosegue con la tematica Ferrari in 1:43, con un articolo sulle monoposto dal 1947 al 2017: personalmente apprezzo molto lo stile di scrittura di Valerio Comuzzi, preciso e non pesante, privo di certe perifrasi che servono solo a riempire le colonne; due le interviste, a Dwindle Models e a Carmodel, una bella realtà che ormai non ha più bisogno di presentazioni. Interessante un montaggio in scala 1:12 della Lancia Stratos Montecarlo 1977 su base Nitto Kagaku.

Vedremo cosa saprà apportare la rivista nel 2018. Tornando a Facebook è curioso notare come molti non abbiano ancora un\’idea di cosa sia Modelli Auto: \”è la rivista che parla delle novità dei modellini?\”. Alcuni sono convinti che sia un fascicolo in aggiunta a un modello allegato in edicola e varie amenità del genere, certamente mutuate da certe iniziative del passato, ma è anche il segnale che qualcosa nella comunicazione va rivisto. Chiudendo questa rassegna stampa mi viene in mente – chissà come mai – che quelli che esibiscono certe collezioni piene di BBR, Looksmart e Bosica sono gli stessi che ti fanno rincretinire per ottenere uno sconto di 5 euro quando gli vendi un modello. Vabbè.

Annunciata per la prima parte del 2018 la Ferrari 625LM di Tecnomodel (1:18)

Tecnomodel prosegue la produzione di modelli Ferrari in resina scala 1:18, con particolare attenzione a soggetti degli anni 50/60 e primissimi 70. Fra le prossime novità vi è la 625LM, che sarà prodotta in quattro versioni: TMD1854A (presentazione), TMD1854B (Le Mans 1956 #12 Gendebien/Trintignant), TMD1854C (Nassau 1956 Robert Publicker) e TMD1854D (1000km Buenos Aires 1957, Drogo/Pola).

Come sempre il prezzo sarà piuttosto competitivo, soprattutto rispetto a certi brutti speciali (con le dovute eccezioni, ovviamente: chi vuole capire capisca) proposti a quasi 500 euro.

Ovviamente una certa logica produttiva impone dei compromessi, ma nel caso di Tecnomodel si tratta quasi sempre di scelte ampiamente accettabili in relazione al rapporto qualità-prezzo. In questo caso non ce la sentiamo di difendere la maggior parte dei produttori artigianali che la battaglia nella scala 1:18 l\’ha già persa da un pezzo.

Un caso tipicamente francese: Collectionneur & Chineur

In Francia l\’informazione cartacea, sebbene in crisi, resiste molto meglio che da noi. I motivi sono vari: economici, culturali, sociali. Il quindicinale Collectionneur & Chineur, dedicato al collezionismo di ogni tipo, sembra uscito dagli anni ottanta o novanta, quando la carta costituiva ancora un pilastro dell\’informazione. Con una foliazione superiore alle 60 pagine, Collectionneur & Chineur, è edito da LVA, specializzata nella produzione e vendita di periodici e libri di settore, incluse le Argus su Dinky e altri modelli obsoleti di cui abbiamo già parlato nel blog. Non mancano nella rivista alcuni articoli dedicati ai risultati più eclatanti delle aste, fra cui quelle organizzate da Collectoys, e vari articoli più o meno approfonditi su tematiche, collezioni e curiosità varie (nel numero 258 del 17 novembre 2017, ad esempio, trovava spazio un servizio dedicato ai modelli in scala 1:18 del pilota Jean Guichet, una raccolta messa su da Howard J. Haight.

Particolarmente utili alcune indicazioni pratiche sulle varie borse di scambio sparse in tutto il territorio francese. Ricordiamo il sito ufficiale della rivista: www.collectionneur-chineur.fr .

Facebook e il modellismo pratico: uno spunto di riflessione

Lo straordinario sviluppo di Facebook in questi ultimi due-tre anni ha coinvolto naturalmente anche il settore del modellismo pratico, quel sottobosco di appassionati non professionisti che da sempre si divertono a montare, elaborare, trasformare, sostenuti talora da tecniche abbastanza approssimative, altre volte invece dotati di reale talento. Molti di questi erano sempre rimasti un po\’ nell\’ombra, conosciuti solo dalla ristretta cerchia degli amici. Col proliferare delle pagine personali, ma anche dei sempre più numerosi gruppi a tema, i loro lavori stanno venendo alla luce, a grande vantaggio degli scambi di idee e probabilmente anche di una maggiore consapevolezza tecnica. Il lavoro propedeutico e informativo che fino a pochi anni fa erano i forum a svolgere, sembra che oggi lo stia portando avanti Facebook, che di tutti i social media è quello che meglio si adatta alle esigenze dei modellisti. Certo, a differenza di un forum (o di un blog), Facebook è molto più frammentario, i contenuti scorrono e passano come acqua di fiume, ben poco si fissa nella memoria per essere ricordato a lungo. Ma le potenzialità di questo mezzo sono in ogni caso enormi, non foss\’altro che per diffondere conoscenze prima appannaggio di pochi, fotografie di modelli mai visti e anche per far pubblicità ad alcuni produttori di modelli e di accessori che faticavano a farsi notare per la scarsa visibilità dei loro siti o dei loro blog.

Se questo in assoluto sia un bene è difficile dire, perché le controindicazioni e i possibili sviluppi in chiave negativa sono tanti: si diffondono spesso concetti falsi (le fake news esistono anche nel nostro settore!), si possono alimentare polemiche inutili, invidie, gelosie e via di seguito. Dall\’altra parte, però, la vitalità del nostro hobby è un dato incontrovertibile, sia esso legato al montaggio o all\’elaborazione di modelli. Per i produttori professionali più attenti alle tendenze, un\’osservazione ravvicinata dei gruppi su Facebook deve costituire un\’occasione di riflessione e uno spunto per pianificare la loro produzione di accessori. Il modellismo non è morto, si sta semplicemente evolvendo come ha sempre fatto.