La Fiat 131 Abarth del Sanremo \'78 e qualche sfondone: su una recente uscita Ixo

Quando Ixo annunciò qualche mese fa la Fiat 131 Abarth Gr4 di Pasetti/Barban del Rally Sanremo 1978, furono molti i collezionisti a prenotarne un esemplare. Sì, perché questo genere di soggetti è particolarmente intrigante: vetture private, normalmente partecipanti a campionati nazionali o al massimo europei, in versione di un rally mondiale. Così la 131 di Pasetti, dai colori dei Concessionari Fiat Veneti, rappresenta un bocconcino prelibato. Uscito il modello (numero di catalogo RAC205), un po\’ di delusione è emersa. La base Ixo è valida, anche se personalmente ho sempre preferito il Trofeu; purtroppo questo marchio ci ha spesso lasciato con un po\’ d\’amaro in bocca, soprattutto per alcune banali sviste, tipiche della produzione cinese: ed è un peccato perché spesso queste sviste coinvolgono dettagli che per gli appassionati sono importanti e che guastano poi l\’intero modello perché riguardano certe sue peculiarità tipicamente nazionali.

 

Stavolta chi si è occupato delle molte scritte presenti sul modello ha frainteso lo sponsor Benning (abbigliamento) che appariva spesso sulle vetture e sulle tute dei piloti in quegli anni. Le scritte sulla parte anteriore dell\’auto e sul vetro posteriore sono diventate \”Benving\”.


Un vero peccato, non troppo veniale. Il fascino e l\’interesse del soggetto saranno sufficienti a far dimenticare queste… stranezze?

Un\'occhiata a un Top Speed: Ford GT Chicago Motor Show 2015 ingot silver

In uno dei post precedenti si era parlato – ma solo a proposito della mole delle confezioni – di Top Speed, il brand più economico di True Scale Miniatures in 1:18, che a mio avviso merita attenzione. Proponiamo qui una galleria di un modello uscito recentemente, la Ford GT in ingot silver, un ottimo modello in resina con inevitabili semplificazioni, ma dal rapporto qualità-prezzo interessante. Ci occuperemo di nuovo (e meglio) di Top Speed in un prossimo futuro. Nel frattempo ecco una serie di immagini che penso possano rendere un\’idea generale del prodotto.

Top Speed in 1:18, quando prevale il buon senso…

Non parliamo dei modelli – pur ottimi – di Top Speed, che com\’è noto è un brand particolare di True Scale Miniatures che propone soggetti moderni a prezzi abbordabili in scala 1:18. No, questa è semplicemente una nota per rimarcare come a volte certe case particolarmente sensibili alle esigenze di commercianti e collezionisti siano pronte a modificare alcuni aspetti che sembrano marginali ma in realtà non lo sono per niente. All\’uscita dei primi Top Speed furono in molti a rimarcare le dimensioni troppo generose delle scatole. Enormi rispetto, tanto per fare un esempio, agli omologhi Spark e Minichamps nella stessa scala e in assoluto troppo grandi, con conseguenti problemi nelle pratiche di imballaggio negli scatoloni e anche negli invii singoli. Ecco quindi che dalle referenze successive si è deciso di… far dimagrire le confezioni, che restano abbastanza grossotte, ma che ora sono più facilmente gestibili!

Lancia Delta HF Integrale 16V di Tomica Limited Vintage: tradizione in 1:64

Tomica è uno dei marchi più prestigiosi nel mondo dei diecast giapponesi, con una produzione enorme che spazia da giocattoli veri e proprio a modelli destinati ai collezionisti. La linea di modelli più dettagliati si chiama Limited Vintage ed è nella scala 1:64, che in Giappone, ma anche negli Stati Uniti trova molti seguaci. Di tanto in tanto nella gamma Tomica Limited Vintage, composta per la maggior parte da vetture giapponesi, avevano fatto capolino soggetti europei, e ora pare che la tendenza sia proprio quella di ripescare soggetti del vecchio continente, in particolare italiani, soggetti dotati di un fascino e di un\’importanza storica particolari.


Dopo le Giulia GT, Tomica è uscita con un modello della Lancia Delta HF Integrale 16V, cui seguiranno presto – udite udite – alcune versioni della Fiat Panda seconda serie. Ma veniamo alla Delta Integrale: già disponibile in due colori, rosso e nero, è annunciata anche nel classico bianco.


Abbiamo occasione di recensire un esemplare in rosso (catalogo LV-N130). Se fra gli 1:64 sono arrivati già da tempo i resincast, i modelli Tomica sono dei diecast tradizionali, e scordatevi tutte quelle semplificazioni che spesso hanno fatto di questa scala qualcosa di minore e di più giocattolesco. Certo, marchi come Minichamps e Spark ci hanno provato ma a quanto mi risulta non si è trattato di grandi successi commerciali.

Sulla storia Delta Integrale è inutile dilungarsi troppo; Tomica ha scelto la versione 16V (1989) che esteticamente si contraddistingue per la vistosa gobba sul cofano motore con nuove prese d\’aria.


Il modello presenta diverse raffinatezze per questa scala, come tutti i fari riportati, specchietti retrovisori (stampati insieme alla carrozzeria), tampografie a simulare guarnizioni e loghi.


Come i giapponesi sono gente ligia al dovere, il modello Lancia è dotato di licenza ufficiale, con tanto di etichettina incollata sulla scatola. Beh, anche la scatola è molto \”giapponese\”, non lontana dallo stile che tanti collezionisti avranno apprezzato fin dai primi anni ottanta con i vecchi Diapet e altri marchi.


La carrozzeria in diecast è fissata al fondino, pure in metallo, mediante due rivetti. E\’ tutto molto pulito e ben fatto (made in China, tanto per cambiare).


La calandra è un piccolo capolavoro, col suo profilo cromato: peccato manchi il logo HF all\’interno; logo che comunque è presente sulle fiancate. Il modello è dotato di molleggio. Molto belli i cerchi, su cui sono montati degli pneumatici di buon realismo. Gli interni, tutti neri, sono in plastica, molto ben riprodotti.


Altri piccoli tocchi come la serratura tampografata dello sportellino della benzina, i tergi tampografati e non stampati \”all\’antica\” nella plastica del vetro e i realistici terminali di scarico fanno della Lancia Delta Integrale di Tomica un modello simpatico e con molto appeal.

 In Europa trovare questi Tomica Limited Vintage non è facile, ma due o tre grossi negozi on-line giapponesi assicurano un ottimo servizio e una consegna rapida con prezzi accettabili. Su un sito come Hobby Link Japan questo modello è disponibile a poco meno di € 18,00. Il blog si occuperà presto anche della Panda, annunciata proprio per ottobre.

Suggestioni di un tempo: la Dino 166 P di Tron e un libro di Doug Nye

Domandando agli appassionati quali Ferrari sport-prototipo preferiscano, molti indicheranno la 330 P4, la 512 S o magari la 250 LM, vetture che incarnano mirabilmente l\’archetipo dell\’auto da competizione. Automobili eccezionali e straordinariamente evocative. Personalmente ho sempre avuto un debole per la generazione delle Dino, non solo la 206 S ma anche la meno nota 166 P del \’65, la capostipite di questa famiglia di prototipi.

La riedizione da parte di Tron Models di una serie di montati della 166 P mi ha fatto pensare ancora a una volta all\’abbinamento dei modelli con i libri, un po\’ come i cibi si accompagnano a certi vini. Un modello in resina appartenente al più tradizionale dei filoni degli artigianali italiani: la Dino 166 P di Tron non è un modello economico (ci vogliono 160-165 euro) e ovviamente non è dettagliato come uno Spark, ma ha quello che forse gli Spark non possono dare: un fascino molto sottile e un grande richiamo storico, così com\’è. Un modello di una passata generazione che non per questo non è in grado di dire ancora la sua. La 166 P mi evoca sempre un altro modello, molto più lontano nel tempo, prodotto in serie limitata da Eco-Design nel 1984. Un modello che non ho mai avuto e che all\’epoca mi sembrava bellissimo, eccezionale. Oggi molto meno ma se ne apprezza l\’importanza storica.

Dicevo dell\’abbinamento libri-modelli. Per questa 166 P direi che il massimo è Dino – The little Ferrari di Doug Nye, pubblicato nel 1979 in Inghilterra da Osprey e negli Stati Uniti da John W. Barnes jr. Publishing Inc.
Me ne capitò sotto mano un esemplare alla 24 Ore di Daytona del 2003, esposto presso Green Mountain Motorbooks del Vermont e non me lo lasciai sfuggire. E\’ uno dei libri irrinunciabili nella mia biblioteca. Superato anche questo, certo. Oggi gli standard sono molto più elevati e i lettori più esigenti, ma all\’epoca, nel 1979, già avere a disposizione certe foto e certi dati costituiva un passo importante rispetto al nulla!

La storia della 166 P è forse nota alla maggior parte dei collezionisti: furono gli inizi di un accordo con Fiat, che avrebbero poi portato all\’uscita nel 1966-67 delle Fiat Dino a motore V6, a propiziare la nascita di una piccola sport-prototipo, denominata Dino 166 P, che fece il proprio debutto alla 1000 Km di Monza del 1965. La bella linea della vettura colpì subito un esperto come Pete Coltrin, che la paragonò, in miniatura, a quella della 250 LM, che la Ferrari stava cercando di far passare come uno sviluppo della 250 GTO per poterla omologare internazionalmente in Gran Turismo…

La vita della 166 P in configurazione berlinetta (nota come telaio 0834, ma vi consiglio sempre un certo sano scetticismo a proposito di questi numeri) fu breve ma intensa: inizialmente equipaggiata con il V6 da 1,6 litri vinse la classe al GP di Roma a Vallelunga con Baghetti, fece un figurone alla 1000Km del Nurburgring (Bandini/Vaccarella quarti assoluti), affrontò la 24 Ore di Le Mans con Baghetti/Casoni e, con un nuovo V6 portato a 2000cc, vinse la salita del Bondone con Scarfiotti, diventando ufficialmente 206 P. Nel corso dell\’estate la vettura ricevette una nuova carrozzeria spyder, più adatta alle gare in salita e sempre con Ludovico Scarfiotti andò a vincere la Cesana-Sestriere, la Freiburg-Schauinsland e la Ollon-Villars, concludendo poi al quarto posto al Gaisberg. Questi risultati valsero a Scarfiotti la vittoria nell\’Europeo della Montagna.

 Il modello Tron, come detto, risente forse dei segni del tempo, ma questa mandata si contraddistingue per un montaggio accurato, per i gallettoni correttamente orientati e per una verniciatura davvero ottima. Disponibili tre versioni: Nurburgring e Le Mans e la configurazione 2 litri che gareggiò alla Trento-Bondone. Un modello simpatico, da gustare rileggendo le pagine scritte da Doug Nye trentasette anni fa.

MaXichamps: un\'operazione necessaria?

Un recentissimo MaXichamps, la Ford Fiesta MkI 1976. A
differenza dei Minichamps, la basetta non riporta
né marchio di fabbrica né alcun accenno ai numeri
di produzione. Non si tratta di serie limitate.

Da anni i prezzi dei modelli Minichamps non cessano di salire, specialmente in alcuni paesi, non ultima l\’Italia. Oggi un Minichamps diecast tradizionale in scala 1:43 dell\’ultimissima produzione ha qui da noi un prezzo pieno di circa € 58,00. Indipendentemente dalle motivazioni di questi prezzi, per larga parte giustificate da ragioni anche evidenti e estranee alla volontà dei vari importatori/distributori di turno, si tratta di cifre alte per un collezionista che per quella cifra riceve sostanzialmente un modelli in linea con gli standard di 12-15 anni fa, nulla di più. Da poco tempo, Minichamps ha varato un nuovo marchio, MaXichamps. Annunciato da parecchio, ora questo brand ha già iniziato a sfornare modelli con un logo e una confezione ben distinta dalla gamma Minichamps. Sostanzialmente vengono rivangati vecchi stampi per lo più di origine della stessa Minichamps, proposti con colori diversi, a prezzi competitivi, almeno rispetto alla serie normale. In Italia i MaXichamps in 1.43 vengono venduti a circa € 33. Tanto? Poco?

Le confezioni MaXichamps si contraddistinguono per il colore arancio,
a differenza dei Minichamps che hanno fatto del nero il loro
colore tipico.

Sarebbe istruttivo conoscere i risultati delle vendite di questo tipo di prodotti. Nel giro di poche settimane la serie dei MaXichamps si è riempita di modelli di ogni tipo, classiche, moderne, anni settanta, anni ottanta. Non sono, come detto, soggetti freschissimi, e sorgono per lo meno un paio di dubbi intrinsechi: primo, molti collezionisti avranno già acquistato questi modelli a suo tempo, magari in altri colori ma non penso che saranno particolarmente attratti da tali varianti; secondo, i vecchi Minichamps di questo genere si trovano a prezzi stracciati e in condizioni pari al nuovo su siti come eBay. A ciò si aggiunge la concorrenza.

La verniciatura di un MaXichamps è dello stesso livello dei
Minichamps. Si tratta di modelli Minichamps ristampati
con varianti di colore. Sul fondino, però, appare il nuovo
logo MaXichamps.

Col marchio MaXichamps, la casa di Aachen è entrata in diretta competizione con produttori come White Box, Oxford Diecast o anche Corgi, che in molti casi hanno in catalogo soggetti molto simili se non identici. Per il suo prezzo un MaXichamps potrà essere competitivo nei confronti della produzione standard Minichamps, ma soffrirà dei prezzi richiesti nell\’Europa continentale per un Whitebox o in Gran Bretagna per un Corgi o un Oxford.


Curato il montaggio, forse addirittura di più rispetto ai Minichamps
dei primissimi anni duemila.

Certo, lo standard di montaggio dei MaXichamps è ottimo, la verniciatura eccellente e il tutto ha un aspetto gradevole e corretto. Ma basterà per imporsi come ennesimo marchio low cost in un mercato sempre più complesso?

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.227 (Ottobre 2016)

 Dopo alcuni numeri abbastanza opachi, AutoModélisme inizia l\’autunno con un\’uscita molto interessante, in cui non mancano articoli particolari e stuzzicanti. Direi che potremmo iniziare ad esempio con la prima parte di una storia a puntate degli incredibili modelli in legno RD Marmande di Raymond Daffaure, un personaggio davvero sui generis che fino al 1978 produsse numerosi modelli in legno dipinti a mano. Una pagina del modellismo speciale oggi semidimenticata. La prima parte è dedicata alle sportive francesi ante-1940.


Un\’altra storia a puntate è quella delle vetture partecipanti ai campionati GT organizzati da Stéphane Ratel: si inizia quindi col BPR del 1997 per arrivare in questa prima puntata al 2002. Bello il montaggio del kit Tamiya in scala 1:24 della Ferrari FXX-K e sempre piacevole leggere di slot nel modo in cui AutoModélisme affronta l\’argomento, con test in pista e consigli pratici; non ci si limita quindi alla recensione pura e semplice di un modello ma lo si prova, lo si compara con le concorrenti su piste impegnative e si pubblicano i risultati. Una lettura diversa per gli amanti del modellismo statico, che distrae un po\’ dai soliti argomenti.

Collezione Dinky Toys Classiche di De Agostini: la Fiat 600 D e alcune considerazioni

Dopo alcuni test più o meno riusciti, la collezione da edicola dei vecchi Dinky è arrivata anche da noi. Francia e Gran Bretagna sono stati finora i paesi-guida, ovviamente per il loro legame diretto con la tradizione di questo marchio e stavolta tocca all\’Italia, dove negli anni classici i Dinky avevano una buona diffusione. Logico quindi puntare sui bambini degli anni cinquanta e sessanta con una collezione eterogenea che comprende modelli prodotti a suo tempo sia a Binns Road sia a Bobigny. Dopo l\’uscita pilota della Citroen DS19 è toccato alla Fiat 600 D.
Vediamo come si presenta il materiale promozionale e il modello, in particolare la 600, che ha avuto un prezzo di lancio di € 9,99.

Vistoso il cartone che mostra l\’automobilina in un blister con la riproduzione della scatola originale, con accanto un fascicolo che ha in copertina l\’immagine di una celebre vignetta pubblicitaria dell\’epoca. Ha avuto una parte primaria nella redazione dei fascicoli Jean-Michel Roulet, famosissimo collezionista francese e autore qualche anno fa di una fondamentale riedizione di quello che è considerato il volume fondamentale sui Dinky Toys France.

Ottima l\’idea di riprendere la dettagliata descrizione del modello originale che appare in quel libro: i collezionisti, anche quelli che acquistano i modelli in edicola hanno bisogno di informazioni precise, storicamente attendibili e ben documentate, come sono quelle che Roulet è in grado di fornire.

Simpatica anche la presentazione della vettura originale, anche se ovviamente qui i motivi d\’interesse sono minori. Dopo una doppia pagina sul \”come eravamo\” negli anni sessanta, troviamo un breve articolo sulle origini degli automodelli in metallo pressofuso: si parla di Marklin, CIJ, Mercury e degli altri marchi storici protagonisti della stagione d\’oro dei diecast anni cinquanta e sessanta.

Il modello

Per chi non lo sapesse, gli stampi originali Dinky France andarono perduti già negli anni settanta; il colpo di grazia glielo dette un allagamento dei locali della fabbrica di Bobigny, dove erano conservati, per la verità senza molta cura.

Il modello De Agostini (prodotto da… Norev) è quindi una copia di un originale; d\’altra parte non credo che sarebbe stato possibile utilizzare gli stampi dell\’epoca nemmeno se fossero sopravvissuti. Il colore scelto è un avorio simile a quello d\’epoca e questa non so se sia una scelta felice; non perché il modello rischi di essere confuso con l\’originale, ma sarebbe stato forse simpatico orientarsi su varianti diverse, magari per esporre la miniatura di oggi accanto a quella degli anni che furono, ottenendo così uno stacco di colore. Sul nostro esemplare sono presenti due o tre piccolissimi chip: nulla di grave su un modello di questo genere, anzi, \”fa ambiente\”, come si suol dire…

Il fondino in lamierino ha chiaramente impressa la doppia dicitura De Agostini – Mattel e l\’onnipresente \”Made in China\”. Gli pneumatici sono in tutto e per tutto simili a quelli d\’epoca, con la scritta Dunlop sovraimpressa.
Certo, siamo lontano anni-luce dal fascino di un originale; potremmo chiederci per chi siano stati concepiti effettivamente questi modelli. Per dei potenziali collezionisti che ancora non hanno scoperto il fascino degli obsoleti? Per i giovani? Per i baby boomers nostalgici? Per appassionati esperti semplicemente attirati dalla novità? Non saprei dire.

Il costo relativamente basso può dare una parziale risposta a certe domande. Molti dei collezionisti con scarsa disponibilità economica penso che continueranno ad acquistare vecchi modelli mal messi per restaurarli personalmente.

La prossima uscita ci porterà in Inghilterra, con una riproduzione iconica della Dinky Toys britannica, la Volkswagen Maggiolino (catalogo 181) e già qui il prezzo salirà a € 14,99.

Come una foto: gli incredibili diorami di Christian Caly e l\'illusione (artistica?) della realtà

 

La Francia è un paese dove i diorami sono una specialità molto amata. Non c\’è quasi mese in cui una rivista come AutoModélisme non fotografi le realizzazioni di qualche appassionato più o meno abile. Stavolta vi proponiamo qualcosa di davvero originale, creato dal nostro amico Christian Caly, e lasciamo a lui stesso la presentazione dei suoi lavori e delle tecniche utilizzate, nella lingua originale:

Je suis collectionneur, photographe et graphiste.

Information sur le diorama :
-En premier plan, le dio est à l\’échelle 1/18
Puis devient dégressif en passant par du 1/35, jusqu\’au 1/43 en fond de plan.
-Il n\’y a que 35 cm entre la porte du garage et le décorum du fond.
-l\’image est prise et traitée uniquement par Smartphone. L\’application utilisée pour le traitement d\’image est \”Pixlr\”.
En revanche, ce qui rend du crédit a l\’image, c\’est la lumière, 3 allogènes de 700w en tout, dont un allogène qui fait la lumière du jour passant par les fenêtres.

Insomma, una tecnica prospettica conosciuta anche ai famosi creatori di presepi napoletani, se il paragone può reggere, ma è tanto per rendere l\’idea. Speriamo di poter ospitare altre foto in futuro.

Focus su: Acura NSX 2017 di True Scale Miniatures (1:43)

Dopo una lunghissima attesa è finalmente arrivata l\’erede della Honda NSX, prodotta negli Stati Uniti, una supercar che si colloca nella fascia di prezzo dei 200000 dollari, dove troverà un\’agguerrita concorrenza. Se la nuova NSX saprà essere all\’altezza della tradizione Honda lo diranno il tempo e il mercato. In scala 1:43 è appena uscito il modello di True Scale Miniatures, per il momento disponibile con guida a sinistra e in tre colorazioni originali: Nouvelle blue pearl, Curva red e 130R White. Contrariamente a quanto ci potremmo aspettare, non si tratta stavolta di un resincast, ma di un diecast tradizionale; niente vetri in acetato, quindi, ma in plastica, seppur del tutto trasparente e priva di quegli effetti di distorsione tipici dei modelli anni novanta.

La scocca è in metallo con parti in plastica ma fanno la loro comparsa le fotoincisioni per riprodurre i tergicristalli. La scelta di un diecast al posto di un modello in resina è stata forse dettata direttamente dalla casa, che utilizzerà il modello per scopi promozionali. Per questa rapida gallery vi mostriamo un esemplare in Blue pearl (TSM164387), appena arrivato dall\’importatore italiano, Ripa.

Le immagini parlano da sole, e il modello ha la stessa precisione chirurgica della vettura reale. Questa interpretazione di TSM dimostra come nel campo dei diecast tradizionali sia ormai difficile fare meglio. Resta da sperare nella tenuta della vernice sulla scocca in metallo, vero tallone di Achille di tanti, tantissimi diecast fatti in Cina a partire dagli anni novanta fino ai nostri giorni.

Ricordiamo che il brand Acura contraddistingue le Honda in alcuni mercati e attendiamo già da ora ulteriori varianti di colore e anche la versione con guida a destra, già prevista dal fabbricante.