Abbiamo già ospitato recentemente le realizzazioni di Thierry Blavette, un modellista di Le Mans molto preciso e scrupoloso che di tanto in tanto ama allontanarsi dalla strada battuta dal… rigore storico per dedicarsi a libere elaborazioni, che hanno sempre il loro fascino. Presentiamo qui un montaggio su base BBR di una Ferrari 360, in un bel colore verde cangiante. Ecco il wip del modello che ci pare particolarmente riuscito.
Firenze Classica all\'Obihall di Firenze, 8-9 ottobre 2016
Chi si aspettava qualcosa di eccezionale da questa edizione di Firenze Classica, di scena all\’Obihall in questo weekend sarà rimasto deluso; ma sarà rimasto deluso anche chi si aspettava qualcosa di buono e pure chi prima di arrivare all\’Obihall pensava a qualcosa di appena accettabile. Perché Firenze Classica di quest\’anno è una manifestazione assolutamente insufficiente e dicendo insufficiente le si fa un enorme complimento. \”A Firenze – si lamentava uno dei pochi espositori – non si riesce a far niente di buono\”. Avrà ragione, avrà torto? Fatto sta che una cosa così misera erano anni che non la vedevo. Sette euro di biglietto praticamente buttati. Modellisticamente parlando, qualche banchino con modelli da edicola e qualche bel Progetto K che erano la cosa meno deludente sulla piazza. Per non parlare dell\’infimo livello delle auto esposte, qualche vettura da rally raffazzonata, un paio di Lancia Fulvia decenti e qualche Abarth e Giannini. Nulla di più.
Ricambi e automobilia, quasi zero. Il tutto condito – questo non è colpa degli organizzatori – da una pioggia battente che ha salutato i primi visitatori stamani tra le nove e le dieci del mattino.
Davvero una delusione, e qualcosa che ci auguriamo farà riflettere chiunque vorrà ripetere l\’esperienza di Firenze Classica in futuro. Una cosa è chiara, che in questo modo questa manifestazione fiorentina non andrà da nessuna parte.
I colori della Ferrari Daytona: il modello Solido e le decals BAM
| Scatola normale, ma verniciature speciali, fuori dai colori standard del catalogo: erano i Solido-BAM. |
I collezionisti con alle spalle una certa esperienza, e un certo numero di anni, ricorderanno degli \”strani\” Solido, apparentemente normalissimi, verniciati in colori non standard, senza decals e venduti nelle scatole standard GAM2, tipiche dell\’epoca. Era il 1979-1980 e la Solido occupava ancora un posto importante nel panorama dell\’1:43. La casa francese, come poi sarebbe emerso dalle ricerche sistematiche di Bertrand Azéma e di altri storici, non era un\’entità lontana dalle piccole realtà, né disdegnava collaborazioni anche minime che le garantivano probabilmente uno sfruttamento supplementare di stampi già vecchiotti.
In quel periodo la Boutique Auto Moto (BAM), fondata qualche anno prima da Jean-Marc Teissedre, era un punto di riferimento per il modellismo parigino e non solo. Vi si recavano sistematicamente collezionisti da tutta Europa, ansiosi di toccare con mano novità che in altri posti arrivavano col contagocce. In Italia la situazione era tutto sommato abbastanza buona, col negozio di Angelo e Paolo Tron a Loano, in provincia di Savona, che riusciva a far venire modelli e materiale che era assai complicato trovare altrove.
| Il \”feuillet A\” di Solido, degli anni settanta, conteneva già un set di decals per modificare la Daytona GAM2. |
Un ruolo pionieristico, quello di Equipe Tron, che negli anni si sarebbe evoluto in una leadership oculata e costante, fatta di corrette strategie commerciali e felici scelte produttive. Ma torniamo a Solido, che agli albori degli anni ottanta iniziò a produrre modelli già verniciati nei colori previsti da alcuni fogli di decals già in commercio, in particolare appunto quelli venduti dalla BAM, che aveva intravisto in alcuni modelli presenti nella gamma delle basi redditizie da sfruttare con un gran numero di versioni. La Ferrari 365 GTB/4 Daytona Gr.4 (serie GAM2, n°16), uscita nel novembre del 1973 si prestava perfettamente allo scopo.
| Un foglio BAM insieme alle istruzioni generiche che davano anche indicazioni varie sul colore dei cerchi e su qualche altra caratteristica specifica delle singole versioni. |
Dal 1972 al 1975 erano state tantissime le Daytona ad aver partecipato alla 24 Ore di Le Mans, con delle livree accattivanti, schierate da team famosi come NART, Maranello Concessionaires, Charles Pozzi, Ecurie Francorchamps Nel catalogo standard la Solido aveva già la vettura n.54 del 1974: una scelta abbastanza infelice, perché si trattava dell\’unica vettura che avrebbe avuto bisogno di una sostanziale modifica del muso, come vedremo fra poco. Anni addietro, inoltre, Solido aveva stampato una serie di fogli di decals compatibili con alcuni modelli a catalogo, fra cui figurava un set che permetteva di realizzare la vettura di Charles Pozzi sponsorizzata da Carrefour che aveva corso nel 1972 (n.39).
| Un trio di versioni realizzabili con questo foglietto, tutte relative a vetture del NART. |
La BAM, però, fu molto più sistematica e se i foglietti Solido avevano ancora una qualità diremmo anni settanta, le decals del negozio parigino erano stampate in modo perfetto dalla Cartograf di Quarto Inferiore (Bologna), con tutti i loghi giusti, i colori esatti e soprattutto non avevano tralasciato una singola versione di Le Mans. Una vera manna per i collezionisti.
La documentazione, all\’epoca, era quella che era, ma alla BAM avevano le entrature giuste per fare le cose come si deve. La vettura numero 54 di Le Mans 1974 necessitava di un grosso spoiler anteriore, fatto stampare in metallo bianco da André-Marie Ruf. Era disponibile anche l\’alettoncino posteriore montato sul fascione posteriore-inferiore delle \”Thomson\”, mentre per un\’altra variante particolare, la n.47 del 1975 (vettura gialla, sponsor Luchard) venivano fornite immagini di un modello modificato nei parafanghi.
| La schiera delle Daytona a Le Mans apparve sul TSSK dell\’autunno 1980. |
| La vettura n.47 di Le Mans 1975, gialla, necessitava di ulteriori modifiche alla carrozzeria. |
A far conoscere questa eccezionale serie di decals in Italia fu ovviamente l\’Equipe Tron, che nel suo TSSK dell\’autunno 1980 pubblicò le foto dell\’intera schiera di Daytona di Le Mans. Solido aveva appunto commercializzato la propria Daytona n.16 nei colori base: rosso, giallo, blu, bianco (per le versioni Carrefour, da completare col rosso e col blu). Molti acquistarono questi modelli già pronti e applicarono le decals senza altre modifiche, altri si cimentarono in elaborazioni più spinte, partendo magari dal modello in kit (n.16K) che permetteva la realizzazione di tre versioni che comunque la BAM non aveva trascurato nei propri foglietti: la Louis Feraud di Le Mans 1972 e le due Pozzi rosse con le strisce blu di Le Mans 1973 e 1974.
| Il giallo poteva fungere da base anche per l\’originale vettura con una fiancata rossa che partecipò nel 1973; il blu era per la vettura \”SFIR\” di Le Mans 1974. |
Abbiamo parlato della Daytona, ma giova ricordare che la BAM continuò la collaborazione con Solido anche per altri modelli, fra cui la Porsche 935, la BMW M1, la Fiat 131 Abarth o la Porsche 911 Carrera RSR 2.8. Per molti collezionisti attivi ancora oggi quelli furono gli inizi, o per lo meno l\’occasione per avventurarsi in un campo più raffinato, che portava probabilmente al montaggio di modelli speciali. A oltre 35 anni di distanza da quelle vicende ci è parso bello ricordare i vecchi Solido-BAM, testimoni di un mondo che non c\’è più, sostituito certo da altri modelli, molto più dettagliati e raffinati, ma quello dei Solido-BAM rappresenta un nucleo primario, un fenomeno che lascia ancora una scia di emozioni e di ricordi in grado di rinascere come il fuoco sotto la cenere.
Per gli intenditori: una serie di Lola T70 Mk.IIIB montate da Madyero
In questo blog ci siamo spesso occupati di montaggi speciali di Madyero, e anche stavolta è un grande piacere presentare una serie di sei Lola-Chevrolet T70 Mk.IIIB montate su base Starter (1:43). Diciamo subito che del modello Starter è rimasto ben poco. Come al solito molto scrupolosa è stata la ricerca storica e sono state privilegiate versioni inedite o quasi inedite. Cinque dei sei modelli rappresentano il telaio SL76/150, la famosa vettura verde di David Piper, mentre gli appassionati del Mondiale Marche e della Scuderia Filipinetti apprezzeranno la SL76/145 che prese parte alla Boac-500 a Brands Hatch nel 1969. Alcune decals specifiche sono state fatte stampare per questi modelli, che presentano tra l\’altro piccole differenze caratteristiche di ciascuna gara (deflettori, specchietti, ecc.). I cerchi torniti con parte centrale fotoincisa sono dei Madyero.
| Scuderia Filipinetti, BOAC-500 1969 (Bonnier/Mueller) |
| David Piper Autoracing, Trophy of the Dunes 1969 (Piper) |
| David Piper Autoracing, Grand Prix de Paris 1970 (Attwood) |
| David Piper Autoracing, Tourist Trophy 1969 (Piper) |
| David Piper Autoracing, 1000km de Paris 1969 (Piper/Attwood) |
| David Piper Autoracing, Magny Cours 1970 (Piper/Beltoise) |
Focus su: Maserati Tipo 151/3 Le Mans 1964 Trintignant/Simon TECNOMODEL 1:18
Fra le Maserati Tipo 151/3 uscite di recente la versione più interessante è probabilmente quella di Le Mans 1964 (piloti Trintignant e Simon). Senza andare stavolta troppo in profondità, proponiamo in questa sede una piccola gallery e qualche considerazione che speriamo possa aiutare a valutare correttamente questo genere di modelli. Come molti sapranno, la serie Mythos di Tecnomodel prevede modelli 1:18 in resina, senza parti apribili, in concorrenza quindi con gli altri marchi di resincast prodotti in Cina. Uno dei punti forti è senz\’altro la scelta felice dei soggetti: vetture del tutto inedite in questa scala, come appunto la Maserati 151/3.
Sono prodotti venduti a un prezzo ragionevole (circa 220 euro), caratterizzati da una finitura di alto livello, almeno per quanto riguarda la verniciatura, sempre impeccabile, la posa decals e la pulizia generale di montaggio. Il controllo dei costi è naturalmente una voce sensibile in questo tipo di riproduzioni, nelle quali convivono vere e proprie raffinatezze con particolari non diciamo raffazzonati ma semplificati al massimo.
In certi modelli il punto di equilibrio viene raggiunto e si può parlare di successo; in altri le discrepanze fra alcuni aspetti decisamente riusciti ed altri alquanto scadenti restano evidenti, con la conseguenza che il prodotto che ne viene fuori dà un\’idea di scarso equilibrio e in ultima analisi di insufficiente realismo. A volte, infatti, è meglio un modello generalmente \”semplificato\” di uno con picchi positivi e negativi che convivono fianco a fianco.
Detto questo, la Maserati di Tecnomodel è un tipico esempio della serie; siamo lontani dai 400 o 500 richiesti per certi speciali in questa scala, sicuramente esempio della tradizione italiana in questo campo, ma per il collezionista moderno si tratta di oggetti sempre meno appetibili, considerato oltretutto che gli acquirenti di questo genere di prodotto provengono da aree geografiche dove il valore della tradizione e della storia è qualcosa di molto relativo.
Fra i punti forti della Maserati di Tecnomodel vi sono i cerchi, torniti e correttamente dipinti in alluminio, con dei raggi fotoincisi nei quali si è riusciti ad evitare l\’antiestetico \”effetto tagliatella\”, che rischia di essere evidente già in una scala come l\’1:43, figuriamoci in 1:18.
Bellissimi i gruppi ottici, una caratteristica comune a tutta la serie Mythos. così come corretto e ben studiato l\’assetto, la centratura delle ruote e la distanza rispetto al passaruota, tutti elementi fondamentali per il corretto look di un modello. Della verniciatura senza difetti si è già detto.
Per velocizzare la posa delle decals, Tecnomodel ha scelto di raggruppare alcuni loghi, e così nello specchio di coda il marchio BP è unito alla striscia bianco-blu da un raccordo trasparente che è impossibile non notare. Le decals sono applicate con grande cura. Secondo noi il numero di gara di coda dovrebbe essere diritto e non piegato verso l\’avanti.
Piuttosto semplificato l\’interno, ma il cruscotto, con i tipici elementi circolari, è bello \”evocativo\” e convincente; meno entusiasmanti lo specchietto retrovisore e il volante.
Il modello è montato su una solida base rivestita da un simil-tessuto, con targhetta e piccola placca che riporta la numerazione singola.
La versione Le Mans 1964 della 151/3 è numerata e limitata a 150 esemplari. Non è prevista vetrina in plexiglas e il modello è alloggiato in una resistente scatola nera con dei fermi a incastro per bloccare la basetta: si tratta di una soluzione cinese, comune a tutti i marchi dei resincast in scala 1:18. Non sorprenderebbe peraltro sapere che la maggior parte di questi modelli viene prodotta in soli due o tre stabilimenti selezionati e ritenuti affidabili.
Tecnomodel annuncia una serie di Ferrari 250 P del 1963 in scala 1:18
Prosegue il lavoro di Tecnomodel nella tematica GT e Sport-Prototipi Ferrari, resincast in scala 1:18. Molti soggetti, alcuni dei quali fino a quel momento inediti, sono già stati riprodotti, ma ne restano ancora tantissimi. Per la fine del 2016 uscirà la Ferrari 250 P, che sarà disponibile in cinque versioni: Presentazione (TMD1839A, non in foto), Le Mans 1963 #21 Bandini/Scarfiotti (TMD1839B), Le Mans 1963 #23 Surtees/Mairesse (TMD1839C), 1000km del Nürburgring 1963 #111 Parkes/Scarfiotti (TMD1839D), Targa Florio 1963 #174 Parkes/Surtees (TMD1839E). Si tratta di soggetti di grande interesse, che preludono ad altre uscite in un futuro a medio termine, che comprenderanno Ferrari 330 P3 e P4, Ferrari 512 S corta e Ferrari 512 M.
Grigio Admetus: Lamborghini Huracan LP610-4 Frankfurt Motorshow 2015 di Looksmart (1:43)
Mentre le riproduzione in 1:18 viene commercializzata col marchio MR Collection, in 1:43 la Lamborghini Huracàn porta il brand Looksmart. Anche questo modello, come la Bugatti Veyron di cui abbiamo parlato ieri, è stato proposto in diverse varianti. Cogliamo l\’occasione per parlarvi di una versione molto bella, uscita da poco, relativa al Salone di Francoforte 2015. E\’ la Huracàn LP610-4 in Grigio Admetus con una striscia rossa bordata di nero. E\’ una delle tante serie limitate (o limitatissime) e numerate di Looksmart. Stavolta gli esemplari sono 49. Questa mini-gallery può rendere un\’idea del livello raggiunto da Looksmart anche in scala 1:43.
La Finale! Una Bugatti molto particolare da Looksmart (1:43)
In questo blog non ci siamo mai troppo occupati di Looksmart, non certo per un qualsiasi pregiudizio del marchio di Egidio Reali (anzi…), ma semplicemente perché di rado ce n\’è stata l\’occasione. Cerchiamo di recuperare il tempo perduto. Non è una novità assoluta, la Bugatti \”La Finale\”, ma penso meriti un posto particolare in ogni collezione di supercar. Come gli appassionati già sapranno, \”La Finale\” è il nome dato da Bugatti all\’ultimo esemplare prodotto della Veyron ed esposto al Salone di Ginevra nel 2015.
Caratteristica la sua colorazione carbonio rosso-carbonio nero con finitura lucida, che esalta le originalissime linee della Veyron. Gli interni, come sempre lussuosissimi e allo stesso tempo sportivi, propongono un riuscito abbinamento panna-rosso ciliegia.
Il modello prodotto da Looksmart in scala 1:43 porta il numero di catalogo LS396LF ed è una serie numerata e limitata a soli 49 esemplari. Se per la vostra raccolta cercate una sola Veyron, questa \”La Finale\” può essere tranquillamente la versione ideale e del tutto rappresentativa.
Rassegna stampa: Tamiya Model Magazine International n°250
L\’edizione d\’agosto del TMMI ha festeggiato i 250 numeri di questa rivista che a mio parere costituisce uno dei migliori prodotti in circolazione quanto a pubblicazioni modellistiche. In 82 pagine ognuno può trovare ore di piacevole lettura, accompagnata da delle foto molto chiare e istruttive sulle varie tecniche.
Non mancano articoli di automodellismo e stavolta è il caso di una bella Lotus 49B del 1968 (Tamiya 1:12) montata da Noboru Watabe, accompagnata da un realistico figurino di Graham Hill. Interessante, anche se un po\’ troppo breve, il servizio sul Shizuoka Hobby Show 2016.
Focus su: Alfa Romeo 2600 Sprint 1962 di True Scale Miniature (1:43)
| Uscita da pochissimo, l\’Alfa 2600 Sprint di True Scale Miniature, scala 1:43 |
L\’Alfa Romeo 2600 Sprint (tipo 106.02) fu una versione più potente della 2000 (tipo 102.05), entrambe carrozzate da Bertone. La \”duemilasei\” differiva esternamente dalla 2000 per la presenza di una vistosa presa d\’aria sul cofano.
La 2600 era dotata del motore 6 cilindri in linea tipo 00601 da 2584cc, lo stesso montato sulla 2600 Berlina e anche, ovviamente, sulla 2600 Spider. Della \”Sprint\” sono note due serie, la prima in produzione dal 1962 fino al 1965, la seconda dal 1965 al 1966, che si contraddistingueva per un leggero restyling: cruscotto in legno, nuovi rivestimenti ai pannelli delle porte, modifiche alla struttura del cofano e altri piccoli interventi soprattutto nell\’abitacolo.
Praticamente la 2600 restava in tutto e per tutto parente stretta della 2000: una vettura con una potenza adeguata (145 cavalli) e dal comportamento sicuro anche se si avvertì fin da subito l\’inadeguatezza degli pneumatici Pirelli Cinturato 165×400, gli stessi montati sulla 2000, che non sempre assicuravano un comportamento adeguato all\’aumentata potenza del motore.
Dell\’Alfa Romeo 2600 non esistono moltissime riproduzioni in 1:43, ma quelle che ci sono hanno lasciato qualche segno. Viene subito da pensare al magnifico Solido serie 100, che ha avuto una vita lunghissima anche sotto altri marchi (Dalia, Verem…) o anche al Politoys dell\’indimenticabile serie 500.
In tempi recenti vengono subito in mente il Looksmart e il Bang: quest\’ultimo, uscito nel 2000, rimane un modello di tutto rispetto, ingiustamente sottovalutato come è spesso accaduto con altre riproduzioni della Bang, e che oggi si può acquistare a cifre basse su eBay e altrove.
E\’ invece recentissima la 2600 di True Scale Miniature, che è uscita con un modello in scala 1:43 e ha annunciato anche l\’omologo in 1:18. Il primo colore disponibile per la 2600 di TSM è un argento metallizzato (catalogo TSM164393) che rientra perfettamente nella cartella delle tinte ufficiale, cui fanno parte anche il bianco antico, il grigio coupé, il visone scuro, il bluette e il nero.
La 2600 di TSM è un classico resincast di gamma medio-alta; distribuito in Italia da Ripa, il modello, dotato di licenza ufficiale Alfa Romeo, ha un prezzo al pubblico di circa € 95,00 (Molto? Troppo?), che lo rende poco appetibile al grande pubblico, che preferirà forse \”accontentarsi\” del Bang, che – lo ripetiamo – è tutt\’altro che un ripiego.
Com\’è la 2600 di True Scale? Iniziamo col dire che per quasi 100 euro non si hanno i tipici fastidi di Spark: le cornici laterali, ad esempio, sono fotoincise e precisissime, le battute delle porte nei listelli sono ben marcate e danno un\’impressione di ottimo realismo.
Cornici fotoincise anche sui vetri anteriori e posteriori, con una pulizia e una esattezza di montaggio che manca spesso – tanto per citare un esempio – sui Neo Scale. Tutto è fatto molto bene e il grigio argento della carrozzeria è steso senza una minima sbavatura, con lo strato di trasparente che non presta il fianco ad alcuna critica.
| Il fondino, del tutto privo di scritte e semplificato al massimo. Di riportato c\’è solo il terminale di scarico. Il modello è fissato alla sua basetta mediante due viti. |
Tanti particolari raffinati attirano l\’attenzione: i loghi fotoincisi, le varie cromature, gli eleganti interni (si è scelto di riprodurre la configurazione in pelle intera, che è quella più comune, anziché l\’abbinamento tessuto-finta pelle). Gli interni del TSM sono davvero belli: realistico è l\’effetto-pelle, il cruscotto è finemente dettagliato, molto bella la leva del cambio, che sulla vettura reale era quella della Giulietta. Non mancano la riproduzione del \”cielo\”, dello specchietto retrovisore, dei pannelli, delle alette parasole. E\’ tutto molto preciso e convincente. Il volante ha le razze in plastica cromata e in questo caso una fotoincisione ci sarebbe stata bene.
Parliamo delle linee, croce e delizia dei resincast riproducenti vetture italiane. Le linee, oggetto di discussioni infinite fra gli appassionati. In un recente passato non solo Neo Scale, ma anche Spark e Kess dai cromosomi italiani ci hanno a volte deluso e non poco.
Com\’è questa 2600 di TSM? Una delle prime cose che balzano all\’occhio è una certa sproporzione fra gli pneumatici e i passaruota, come se non ci fosse abbastanza spazio fra il bordo della gomma e gli interni del parafango. In realtà di spazio ce n\’è, ma l\’impressione di eccessivo diametro dell\’accoppiata pneumatico-cerchio resta. Le ruote peraltro sono finemente riprodotte anche se forse eccessivamente brillanti nella loro cromatura.
Le linee della vettura sembrano corrette; il frontale di quest\’auto è sempre stato molto critico da \”catturare\” è ben copiato; la griglia anteriore è fotoincisa e fedele, ma i due listelli a fianco dello scudo Alfa sono piatti nel modello, mentre dovrebbero avere pressappoco lo stesso spessore dello scudo.
Come a volte accade, ci sono delle piccole stranezze qua e là, come i tergicristalli orientati alla rovescia (probabilmente frutto di una documentazione non storicamente corretta), una targa pseudo-italiana di Salerno ma con font e forma sbagliati e l\’assenza della serratura dello sportellino del serbatoio benzina, presente sulle foto dei preserie ma scomparsa sulla produzione effettiva.
In conclusione ci troviamo di fronte a un modello molto buono, sicuramente migliore di tante realizzazioni imprecise e raffazzonate di svariate Alfa ad opera di altri produttori di resincast. Gli appassionati potranno decidere se acquistare subito questa elegante colorazione in argento oppure se attendere altri colori altrettanto belli che Truescale non mancherà di mettere a catalogo.












