Fantic Motor a Epoqu’Auto

Simbolo del trial e dell’enduro negli anni ’70-80, Fantic Motor occuperà uno spazio speciale al prossimo Epoqu’Auto di Lione (7-9 novembre), con oltre venticinque esemplari, dalla 125 XMF ai modelli da cross e da trial più emblematici.

Nella foto: Fantic FM260 125cc Regolarità Competizione (1981)

Lancia LC2 1983 Original Race Pictures

Molti conoscono già le pubblicazioni di Komakai, le agili Fast Guides e le più dettagliate Ultra Detailed Guides, dei “walk around” ispirati a ciò che nell’ambiente della documentazione militare si fa dagli anni ’70. Sono prodotti editoriali abbastanza buoni, il cui valore è limitato dal fatto che le vetture fotografate sono esemplari odierni, suscettibili quindi alle alterazioni di restauri e modifiche varie. Ad oggi sono uscite 41 Fast Guides e 27 Ultra Detailed Guides. Sono quaderni validi soprattutto per chi si metta a montare un Tameo, un MFH o in kit in plastica, tenendo sempre conto che certi dettagli vanno presi col beneficio d’inventario.

Debutta in questi giorni una terza serie, storicamente più interessante, chiamata “Original Race Pictures”. L’avrete capito da soli: si tratta di repertori che si fondano su immagini d’epoca.

Il primo libretto della serie è consacrato alla Lancia LC2 Gruppo C dell’annata 1983. Ogni pagina una foto, in un formato landscape (cm 21,4 x 15,4) che rende agevole la fruizione delle immagini.

Quattro le gare coperte: Monza, Silverstone, Spa, Brands Hatch, con foto per lo più inedite (ma alcune le abbiamo già viste negli archivi di Girardo), comprese alcune interessanti viste della vettura iscritta dal Mirabella Racing, meno nota rispetto alle auto ufficiali.

Sono oltre settanta pagine di documentazione, con materiale più o meno valido e leggibile. In generale una buona occasione per aggiungere ulteriore fieno in cascina. Curioso il fatto che Komakai non faccia menzione del nome Lancia né nel titolo né all’interno del libretto: hanno forse paura che Stellantis gli faccia storie? In questi casi non ci sono problemi, trattandosi di un prodotto editoriale storico-giornalistico. Buffo anche che la parola Spa compaia sempre con lettere maiuscole, come se fosse una sigla…

Prezzo ufficiale per questo primo quaderno Original Race Pictures: € 24.00 (lo trovate sul sito spagnolo Spotmodel). Né tanto né poco per un articolo probabilmente non indispensabile, ma comunque utile.

Grand Prix Models ha cambiato proprietario

Grand Prix Models resta una delle aziende più vecchie nel mondo dell’automodellismo. Brian Harvey e sua moglie Rachel, aprirono nel 1972 un piccolo negozio a Radlett nell’Hertfordshire, specializzandosi sempre di più nella scala 1:43. Negli anni GPM diventò anche produttore, con varie serie di kit in metallo bianco che segnarono la loro epoca. Nacque anche la rivista Four Small Wheels, per tanto tempo un punto di riferimento nell’editoria specializzata, con le sue recensioni redatte senza peli sulla lingua. Brian Harvey, classe 1933, restò al comando di GPM, che da Radlett si era spostata a St. Albans, fino al novembre 2002, quando lasciò l’attività a André Marot, marito di sua figlia Justina. Da qualche mese Marot, raggiunti i sessant’anni, non è più direttore di GPM. L’attività è stata ceduta e due trentenni si occupano ora della gestione: Matthew Haslam e George Butlin. La sede si è spostata a Brecon, in Galles. Apparentemente tutto è rimasto come prima: sul sito non si danno particolari dettagli e anche la comunicazione non è cambiata. I modelli vengono comunque spediti dalla nuova sede.

Le Lorraine-Dietrich Le Mans 1926 di Le Mans Miniatures / Pantheon

Quando penso all’1:18 mi vengono le bolle perché penso soprattutto al gorillaio di Facebook che sbraita intorno alle Giuglia o alle Seddandaginqueh di Laudoracing. Ma questa scala, per quanto poco nobile (parere personale ma tant’è, qui mica siete a casa vostra), riserva belle sorprese, come l’uscita delle tre Lorraine Dietrich B3-6 con motore 6 cilindri da 3,4 litri che dominarono la 24 Ore di Le Mans 1926, prodotte sotto il doppio marchio Le Mans Miniatures – Pantheon. Leggete più diffusamente dell’affascinante storia di queste auto nel documento pdf scaricabile che vi alleghiamo qui sotto.

Il progetto di questo modello iniziò nel febbraio 2024. Sapete che il responsabile di Le Mans Miniatures, Benoît Moro, è un tecnico-artigiano di alto livello, che ha saputo traghettare il marchio fuori da un potenziale stallo, sfruttando al massimo competenze storiche e produttive acquisite in decenni di attività.

#6 Bloch/Rossignol (primo posto)

#5 de Courcelles / Mongin (secondo posto)

#4 Stalter / Brisson (terzo posto)

Sono previste le riproduzioni di tutte e tre le auto che occuparono i primi tre posti assoluti in classifica generale, con la numero 6 che sarà disponibile anche con la capote chiusa. Nello studio dei dettagli sono state studiate naturalmente le tante piccole differenze fra un esemplare e l’altro.

I modelli con figurino usciranno col marchio Le Mans Miniatures (#6 con l’opzione capote aperta o chiusa), mentre i Pantheon non avranno il figurino (capote aperta sulla #6, capote chiusa sulle altre due).

Delle tre Lorraine Dietrich di Le Mans 1926 è in uscita anche un’edizione slot in 1:32 (foto sotto, la vettura vincitrice).

I kit 1:43 di Alpha Model

testo e foto di Claudio Govoni

Nonostante il mondo dell’automodellismo veda oramai una prevalenza di nuove proposte che ruotano intorno alla scala 1/18 già montata (ma acquistare modelli montati è modellismo o collezionismo?), qualcuno ancora si affaccia alla scala più classica, proponendo coraggiosamente qualche kit.

Non intendo sostenere che i produttori siano totalmente scomparsi, ma negli ultimi anni le proposte sono venute solamente da quelli che già erano sul mercato da parecchio tempo – Tameo, Arena, Renaissance, Marsh e pochi altri – con pochissimi nuovi attori.
Ci aveva provato Model Factory Hiro, ma oramai pare aver abbandonato o quasi il filone per concentrarsi esclusivamente sulla 1/12.
E’ stato quindi con una certa sorpresa e contentezza che ho vissuto il lancio sul mercato dei primi due kit 1/43 di Alpha Model, produttore cinese già attivo da qualche anno nella scala 1/24.

Ad aggiungere sorpresa a sorpresa, i due kit rappresentano soggetti recenti: la Ferrari 12Cilindri e la 812S.
Il produttore ha mostrato un certo coraggio, rilasciando il secondo kit a brevissima distanza dal primo.
I due modelli sono confezionati in robuste scatole di cartone azzurre, con una fascia bianca trasversale con un tricolore, un’immagine al tratto della vettura contenuta e un “43” a indicare la scala del modello. I kit in quanto tali sono prodotti nella classica resina gialla e fotoincisioni metalliche.

La quantità di parti presenti è impressionante, facendo pensare che il produttore abbia semplicemente “scalato” le matematiche dei kit in scala maggiore.
Alcuni pezzi risultano, in effetti, davvero minuti. In entrambi i kit sono presenti anche cinque o sei parti in stampa 3d, per riprodurre particolari interni dell’abitacolo. Ottima la qualità dello stampaggio, che non presenta bolle o ritiri e anche le bave sono estremamente limitate.

Anche le fotoincisioni sono di qualità molto elevata. Alcuni dei particolari più minuti, come i loghi, sono raccolti in una lastrina stampata senza testimoni. Le lastre fotoincise sono inoltre protette da due pellicole adesive, per evitare eventuali danni fino all’assemblaggio e mantenerle lucide.
Presenti due set di decal, uno per i particolari “a colori” (cavallini, strumentazione del cruscotto, ecc…) e uno per la fibra di carbonio.

Alcuni particolari delle decal a colori sono stampate leggermente fuori registro o distorti, in particolare, la fascia tricolore che sormonta gli scudetti laterali.
Le decal carbonio presentano la trama più fine che abbia mai visto.

Da un lato apprezzo lo sforzo per riprodurre correttamente in scala questo particolare, dall’altro però la trama è apprezzabile quasi solo con una lente di ingrandimento e temo che l’effetto più che carbonio possa essere “nero metallizzato”. Rimando il giudizio sull’effetto definitivo a quando avrò assemblato almeno uno dei kit.

Capitolo parti trasparenti: i cristalli anteriori, laterali e posteriori sono riprodotti con acetato pretagliato e cornici “rubber print” in rilievo, come sulla produzione BBR post-2007, ma più fini.
Ho letto commenti su vari gruppi Facebook secondo cui, una volta staccati dal supporto, risulterebbero davvero molto sottili e quindi da maneggiare con una certa cautela.

I fari sono invece realizzati in resina trasparente. Incrociamo le dita e speriamo non ingialliscano nel tempo.

Menzione d’onore per gli pneumatici in gomma. E’ la prima volta che, in questa scala, vedo riprodotte in rilievo le scritte laterali.
Se non si fondono nel tempo, sono fantastici (che sia il caso di clonarli in resina?)
Le istruzioni sono tratte dai modelli cad usati per sviluppare i modelli.
In linea di massima appaiono abbastanza usabili, ma qualche passaggio, in particolare degli interni, non è di facilissima interpretazione. Una buona documentazione fotografica a supporto è auspicabile.

Concludendo, due ottimi kit, due vere boccate d’aria per chi modella la scala tradizionale. Mi sono giunte voci che, dopo due vetture italiane, la prossima potrebbe essere una tedesca. Non posso che sperare, quindi, che ci sia un certo impegno da parte di Alpha Model a portare avanti nuove proposte in questa scala, per tutti i modellisti lasciati un po’ orfani negli anni dai produttori classici.

Borsa scambio di Orléans, 25 gennaio 2026

Si svolgerà domenica 25 gennaio 2026 la 47ma edizione della Borsa scambio di Orléans, probabilmente la più importante a livello europeo.

Organizzata dal club Mini Auto 45 nello spazio Co’Met (Parc des Expositions – Le Loiret), la manifestazione conterà oltre 350 espositori con oltre 1200 metri di tavoli. Orario 9-17, costo d’ingresso € 7 (gratis per i minori di 15 anni).

I 25 anni dell’Opel Vivaro

Come compagno di lavoro flessibile, eroe delle consegne o trasportatore per un’ampia gamma di esigenze: Opel Vivaro è un vero e proprio tuttofare per gli artigiani e i clienti professionali e lo è da 25 anni . Al salone dei veicoli commerciali IAA del 2000, Opel presentò un van completamente nuovo, gettando le basi per un successo duraturo, giunto ora al suo terzo decennio. Dopo il suo lancio, Opel Vivaro diventò rapidamente un modello chiave nel portafoglio di veicoli commerciali di Opel. Questo cavallo di battaglia era ed è tanto popolare tra i clienti quanto riconosciuto dagli esperti: tra gli altri premi, è stato nominato due volte “International Van of the Year”. Inoltre, Opel ha presentato nel tempo studi innovativi su Vivaro, anticipando le nuove tecnologie e lo sviluppo futuro del suo veicolo commerciale più venduto, in particolare il Vivaro e-Concept completamente elettrico nel 2010.

Opel Vivaro A, bozzetto

Dal 2020, Opel Vivaro è disponibile in versione elettrica a batteria. E dall’inizio del 2024 è sul mercato l’ultima generazione di Vivaro, con tecnologie innovative, comfort e design al pari delle autovetture. Ad esempio, l’attuale Vivaro presenta per la prima volta il marchio Vizor, conosciuto sui modelli di autovetture Opel.

Fin dall’inizio, i clienti poterono fare affidamento sulle virtù tipiche di Opel Vivaro: il furgone offriva molto spazio flessibile, eccellente come trasporto merci ed era disponibile in numerose varianti per praticamente qualsiasi scopo, anche come crew van 6 posti o come veicolo navetta per persone con mobilità ridotta.

La prima generazione di Opel Vivaro nasce originariamente da una joint venture creata alla fine del 1996. L’Opel Arena, l’immediato predecessore del Vivaro, venne lanciato nel 1997, seguito due anni dopo dal primo Movano nel segmento superiore all’Arena. Al salone IAA Commercial Vehicles del 2000, il costruttore presentò poi il prototipo di una nuova generazione di furgoni: il Vivaro, completamente ridisegnato.

Il design era unico tra i veicoli commerciali leggeri di quei tempi, combinando un aspetto accattivante con funzionalità orientate all’utente e un’elevata efficienza. Il clou del design futuristico era il cosiddetto “tetto Jumbo”. L’abitacolo a cupola non solo offriva al guidatore e ai passeggeri anteriori un’eccezionale quantità di spazio per la testa, ma consentiva anche un facile ingresso e uscita, particolarmente apprezzato dai servizi di consegna e corriere.

Lanciato nel 2001, Opel Vivaro a trazione anteriore era disponibile in efficienti varianti diesel con diverse potenze, sempre abbinate a un cambio manuale a sei marce. La leva del cambio è integrata direttamente nella console centrale per risparmiare spazio e facilitare l’uso. Le caratteristiche di guida erano paragonabili a quelle di un’autovettura, un altro punto di forza di Opel Vivaro che venne apprezzato anche dalla giuria di esperti che lo nominò “International Van of the Year 2002” (IVOTY).

Opel Vivaro Combi

Con un peso totale a terra di 2,7 o 2,9 tonnellate, Opel declinava la prima generazione di Vivaro in più di 20 varianti. I clienti potevano scegliere tra due passi – 3.098 o 3.498 mm – e tre stili di carrozzeria (furgone, combi o pianale). Il furgone a passo corto e il combi offronivano già una capacità di carico di 5 m3; la versione più lunga del furgone poteva ospitare anche tre europallet nel suo vano di carico di quasi 6 m3.

Opel Vivaro 4×4

Con il sistema di navigazione, il telefono e il caricatore CD integrati, i sistemi di infotainment all’avanguardia provenienti dalle vetture Opel stabilivano nuovi standard per i veicoli commerciali leggeri dell’epoca. Il Vivaro rappresentava un punto di riferimento anche in termini di sicurezza. L’airbag per il conducente e le cinture di sicurezza a tre punti per tutti gli occupanti erano di serie in tutte le varianti del modello. Gli airbag passeggero anteriore e gli airbag laterali erano disponibili come optional. I freni a disco su tutte e quattro le ruote e l’ABS a quattro canali a controllo elettronico e la distribuzione della forza frenante stabilivano standard altrettanto elevati in termini di sicurezza attiva.

Ma Opel portò avanti piani ancora più ambiziosi per il Vivaro. Già nel 2001, il produttore presentò la sua visione di una navetta di lusso multimediale ad alta tecnologia per il lavoro e il tempo libero all’IAA di Francoforte. Materiali pregiati come la pelle e l’Alcantara, un’esclusiva verniciatura bicolore e speciali cerchi da 20 pollici definirono l’aspetto del Vivaro Concept V. La concept car a sei posti combinava un equipaggiamento di lusso con sistemi di infotainment all’avanguardia. Le sedute garantivano un elevato comfort e un’eccezionale funzionalità con braccioli e tavolini pieghevoli. Nella seconda fila, potevano essere ruotati di 180 gradi per creare una disposizione per riunioni.

Concept Opel Vivaro VPC. Amsterdam, autunno 2007

Opel Vivaro Concept V, Vivaro VPC, Vivaro Surf Concet e Vivaro e-Concept

Al salone AutoRAI 2007 di Amsterdam, Opel dimostrò che la prima generazione di Vivaro può essere anche estremamente sportiva. Il Vivaro VPC si ispirava ai modelli OPC dell’epoca, compreso un pacchetto spoiler e prestazioni migliorate rispetto alle versioni di serie. Il successivo concept Vivaro particolarmente sportivo presentato all’IAA 2015 era completamente diverso: il Vivaro Surf Concept offriva spazio per cinque o sei passeggeri (a seconda della configurazione dei sedili) e tutte le loro attrezzature sportive e per il tempo libero. Oltre all’area di carico chiusa di volume fino a 4 m3, sul tetto del veicolo sportivo e ricreativo alla moda era montato uno speciale portatavole da surf. Le sospensioni pneumatiche sull’asse posteriore del concept assorbivano tutti i tipi di asperità stradali; allo stesso tempo, in combinazione con molle accorciate, poteva abbassare l’altezza del veicolo di circa sette centimetri a 1,90 metri.

2015: Opel Vivaro Surf Concept

Cinque anni prima, in occasione dell’IAA Commercial Vehicles 2010, Opel Vivaro e-Concept celebra la sua anteprima mondiale. Con questo concept, Opel gettava i semi di un’idea che sarebbe stata sviluppata nel 2020 sotto forma del modello elettrico a batteria. Con il Vivaro e-Concept, Opel presentava lo studio di un furgone a trazione elettrica con un’autonomia estesa di oltre 400 chilometri.

La prima generazione di Opel Vivaro fu prodotta fino al 2014. Nello stesso anno, il Vivaro B celebrava il suo debutto con una versatilità ottimizzata e un nuovo look. E nel 2019 arrivò la terza generazione del bestseller di veicoli commerciali leggeri, anch’essa per la prima volta completamente elettrica.

All’inizio del 2024, il Vivaro viene lanciato con un nuovo stile. Il nuovo arrivato presenta per la prima volta il caratteristico volto del marchio Vizor. Oltre all’Opel Vivaro Electric elettrico, anch’esso disponibile con due dimensioni di batteria, i clienti possono scegliere tra una gamma di motori diesel efficienti.

Arnoux in pista a Digione sulla Ferrari dell’amico Villeneuve

Testo e Immagini ©Massimo Campi

Era il 1° luglio 1979. Sull’asfalto infuocato di Digione-Prenois non andò in scena solamente il Gran Premio di Francia, ma fu il palcoscenico di un duello leggendario, un confronto all’ultima curva che trascendeva la semplice competizione sportiva. Fu uno scontro tra titani, tra il genio funambolico di Gilles Villeneuve su Ferrari e l’emergente aggressività di René Arnoux sulla Renault, e, soprattutto, una battaglia epocale tra due filosofie, due nazioni e due motori che definirono un’era.

La gara, dominata a lungo da Jean-Pierre Jabouille con l’altra Renault, vide il suo culmine negli ultimi giri, quando il francese fu costretto a rallentare a causa di problemi tecnici. A quel punto, Villeneuve e Arnoux si ritrovarono a lottare per la seconda posizione, trasformando la chiusura del Gran Premio in un teatro dell’assurdo di audacia e controllo.

Ciò che accadde negli ultimi tre giri è entrato di diritto nella storia della Formula 1. Il canadese Villeneuve, con la sua Ferrari agile e il motore aspirato più gestibile nelle curve lente, tentava di tenere a bada la potenza esplosiva di Arnoux, che con il suo turbo si lanciava come un missile sui brevi rettilinei di Digione.

La battaglia fu corpo a corpo, ruota contro ruota, un susseguirsi ininterrotto di sorpassi e controsorpassi ai limiti dell’impossibile. I due piloti non si risparmiarono, toccandosi più volte, scambiandosi le posizioni in maniera drammatica e sfidando ogni regola di sicurezza, ma sempre con un rispetto reciproco che rendeva il duello ancora più emozionante.

La vittoria di Jabouille fu la prima in assoluto per un motore turbocompresso e per la casa francese, un momento di orgoglio nazionale che tuttavia fu quasi oscurato dalla battaglia per il secondo posto.

Quella gara lasciò un’eredità indelebile: la consapevolezza che la Formula 1 stava cambiando, che il turbo era il futuro, e che l’epica del motorsport era ancora viva, incarnata da due piloti che, quel giorno a Digione, regalarono al mondo una delle battaglie più belle e intense della storia. Il duello tra Villeneuve e Arnoux rimane un manifesto di coraggio, abilità e dell’eterna, romantica sfida tra l’uomo e la macchina.

Arnoux è così ritornato a distanza di ben 46 anni su quel teatro, ma sulla monoposto dell’amico Gilles, proprio per ricordare quella persona che ha creato una delle più grandi leggende del motorsport e quell’epico duello rimasto la più grande icona di coraggio, stile e sfida sportiva a quattro ruote.  

NASCAR 2025: nuovi kit di Salvinos JR

Si arricchisce la gamma di kit in plastica 1:24 prodotti negli Stati Uniti da Salvinos JR. Per novembre è prevista l’uscita della Ford Mustang Team Penske di Ryan Blaney, vincitrice quest’anno a New Hampshire (foto di apertura).

A dicembre sarà la volta della Chevrolet Hendrick Motorsports pilotata da Chase Elliott, vincitrice della Hollywood Casino 400 al Kansas Speedway.