Un breve commento sulla Le Mans modellistica

Tornato da Le Mans, alcuni mi hanno chiesto che cosa me ne fosse parso di tutto il contorno modellistico che anno dopo anno caratterizza il villaggio e tutta la zona intorno alle tribune. Ebbene, credo che mai come questa volta si sia toccata la standardizzazione più banale, ed era tangibile la delusione di molti appassionati che in passato andavano a Le Mans non dico con lo spirito con cui si va a una borsa di scambio di modellismo, ma poco ci manca. Oggi tutto questo non è che un lontano ricordo. Lo è dai tempi della sostanziale riorganizzazione di tutta la zona riservata al pubblico, ma lo è ancor di più da due o tre anni a questa parte, nei quali l\’assimilazione e la tendenza verso la globalizzazione intesa come povertà hanno preso sempre più piede. Annotazione spicciola, quest\’anno il negozio principale Spark, quello nella piazzetta, era passato da un lato all\’altro del quadrilatero di cemento; più o meno gli stessi i contenuti, seppur con uno spazio sempre maggiore dedicato all\’1:18. Non molti i negozi al di là della sede dell\’ACO, mentre sotto la tribuna Michelin e dintorni si trovavano i soliti che non mollano, da Angers Miniature a Chater\’s, irrinunciabile per gli appassionati di libri. Ma l\’impressione, lo ripeto, era quella di un grande, un po\’ triste, déjà-vu. Di speciali, pochissimi; hanno anche mollato il colpo quelli che si illudevano di portare modelli montati, lasciarli ad Angers e tornare la domenica pomeriggio sperando che qualche incondizionato avesse spolverato tutto. Quest\’anno, da spolverare c\’era solo la…polvere che in un anno si era accumulata su modelli visti già nel 2014 e forse anche nel 2013. Potete rifarvi gli occhi con questa simpatica Porsche 911 RSR metà reale e metà Lego, che campeggiava in bella vista nella piazza principale all\’interno del circuito. Finirà che a Le Mans si andrà solo per vedere le auto vere!

Rassegna stampa: Auto Modélisme 213

Il numero di giugno della rivista edita da Michel Hommell è tradizionalmente incentrato sulla 24 Ore di Le Mans, e anche quest\’anno non fa eccezione, seppur con richiami più limitati rispetto al passato. In evidenza due diorami, uno sull\’edizione del 1970 di Jean-Claude Baudier e l\’altro ispirato al 1966 di Dioram\’art. La mia opinione personale è che questo genere di modellismo mi fa immancabilmente pensare ai presepi e non riesce a destare il mio interesse. Si tratta comunque di riproduzioni ben fatte, simpatiche, che devono avere sicuramente tutto un pubblico di ammiratori. Abbastanza interessante la panoramica sui modelli sponsorizzati Gulf, dove si trova di tutto un po\’, dalle cisterne ai modelli in scala 1:87 della Bub fino agli 1:18, per non dimenticare quelle vetture dove l\’unica traccia del famoso sponsor benzinaro si limita ad un microscopico adesivo nascosto fra le pieghe della carrozzeria. Perché il vero paradosso di un certo tipo di collezione è proprio questo: si inizia con i modelli più rappresentativi, per poi scivolare lentamente ma inesorabilmente lungo una china che porta alla ricerca di soggetti che col tema hanno ben poco a che vedere. Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma chi s\’accontenta gode,
dice il proverbio.

Per il resto, un numero piuttosto ricco, dove una retrospettiva sulle Opel dal 1899 al 1969 si aggiunge alle schede fotografiche della 6 Ore di Spa 2015, e la presentazione della versione corsa dell\’Aston Martin DB4 GT Zagato di CMC in scala 1:18 costituisce una delle recensioni principali insieme alla Maserati MC12 di AutoArt e alla presentazione del ritorno della collaborazione fra Ferrari e BBurago. Bisogna dire che lo spazio dedicato alle slot spesso può costituire motivo di interesse anche per gli appassionati di \”statico\”: difficile resistere al fascino della Renault 5 Alpine di Le Mans Miniatures presentata in uno dei numeri scorsi, così come molto bella è la Chaparral 2K (in 1:32) proposta dal nostro Daniele Ostorero. Si direbbe più esemplari da collezione che non da \”strapazzo\” sulle piste. Volendo risolvere la questione, se ne possono sempre acquistare due esemplari. I lettori troveranno anche un inserto staccabile a metà rivista, contenente tutte le novità 2015 divise per marca riprodotta, indipendentemente dalla scala: un utile compendio per non perdere il filo tra le uscite più o meno puntuali dei vari fabbricanti. Ricordo che oltre che col numero estivo, l\’appuntamento è per l\’Hors Série di Le Mans 2015, annunciato per metà luglio.

Fiat 690 e rimorchio "Supercortemaggiore": un nuovo lavoro in 1:87 di nonomologati.

Ospitare le immagini dei lavori di Marco di nonomologati è sempre un privilegio per il blog. Ho ricevuto proprio stamani la documentazione di una delle sue più recenti realizzazioni, un Fiat 690 nei colori Supercortemaggiore, su base G&G Rail. Lasciamo la descrizione direttamente alle parole dell\’interessato, che descrive con dovizia di particolari questo nuovo capolavoro.

Ciao David
Ecco il foglio lavori eseguiti dalle officine e carrozzerie “nonomologati” per elaborare un Fiat 690 + rimorchio in livrea cisterna della “Supercortemaggiore”.
Il modellino mi è stato fornito dal cliente. E’ della G&G Rail, realizzato in resina (di ottima qualità con parti e aggiuntivi in fotoincisione) e riproduce un tipo di cisterna volumetrica con una sola bocchetta di carico.
Espressamente verniciata dalla G&G Rail in bianco e grigio su richiesta del cliente perché inizialmente l’elaborazione doveva portare ad una cisterna in livrea Esso.
Poi dopo alcune foto, ipotesi e ….. un tubetto di colla UHU …..
I LAVORI :
Come prima cosa il modellino è stato smontato in ogni sua parte e sverniciato. Le modifiche più importanti hanno riguardato la cabina e le due cisterne. A quest’ultime sono state asportate le due bocchette di carico mentre alla cabina sono stati asportati i fanali anteriori. Sempre sulla cabina ho realizzato in filo metallico le cornici dei vetri anteriori.

 
I lavori sulle cisterne sono proseguiti con la realizzazione dei camminamenti e delle bocchette, utilizzando parti di vecchie cisterne Lima e profili Evergreen. Il tutto per trasformare le cisterne da volumetriche a chilolitriche.

 
I lavori sono poi proseguiti sui telai. Su quello della motrice ho modificato la marmitta e realizzato il tubo di scarico con tubetto di ottone. Modificando piccoli aggiuntivi Herpa ho poi realizzato i due vani per le pompe, applicati sia sulla motrice che sul rimorchio.

 
Finita questa fase iniziano i lavori di verniciatura. Tutto a bomboletta. Dopo due mani di fondo e lisciature con carta abrasiva finissima si passa ai colori. Nero per il telaio, camminamenti e bocchette, il giallo zinco per cabina e cisterne.
 
Dopo una giornata ad asciugare ho proseguito con le mascherature realizzate con carta e nastrino Tamiya da 6 mm. Il tutto per fare in nero i camminamenti sulle cisterne e il tipico passaruote della cabina.

Con del nero satinato Puravest dato a pennello ho ripreso anche il paraurti anteriore e lo scalino, raccordando così il passaruote e completando la verniciatura della cabina.
 
 
La parte più impegnativa, viste anche le piccole dimensioni, è stata la decorazione dei cerchi trilex. Come da prototipo, fondo nero, razze e mozzo in giallo. Ho scelto un giallo zinco della Humbrol a smalto. Su questo tipo di dettagli preferisco lavorare con gli smalti. I tempi più lunghi di asciugatura mi permettono eventuali correzioni. Già che stavo lavorando a pennello ho decorato anche i fanali posteriori con colori Clear di Tamiya. Fondo, ovviamente, in argento.

 
Con l’arrivo delle decals (foglietto della G&G Rail) i lavori sono poi proseguiti. Il foglietto decals è stato integrato e completato da decals fatte in casa. Loghetti AGIP da inserire sugli sportelli, logo del “Cane a sei zampe” da applicare sulla faccia anteriore delle cisterne, bande rosse del trasporto per conto proprio e scrittine “INFIAMMABILI”.  Il trasparente satinato per le cisterne e lucido per la cabina ha poi completato e protetto il tutto.
 
I lavori sono terminati con i vari dettagli fatti a pennello. La parte maggiormente interessata è stata la cabina con la decorazione delle guarnizioni e il montaggio dei vetrini dei quali quelli anteriori realizzati a filo. Applicate anche le varie fotoincisioni originali (tergi, mascherina e specchietti).
I fanali sono stati realizzati con gemmine Tron di due misure differenti e portati più in basso come al vero.
Le tipiche tabelle arancioni e i paraspruzzi posteriori hanno poi completato il “bestione”.
Per la targa è stata scelta un’immatricolazione Roma ’64.

 
 

Rassegna stampa: Four Small Wheels 4/2015

Poco attraente e con sole 20 pagine rispetto alle abituali 24, questo numero di Four Small Wheels non ha gran ché da proporre, se non qualche notizia da approfondire in futuro. Fra queste vi è la piccola produzione sudafricana di kit (e montati) molto di nicchia in resina, scala 1:43, fra cui un\’interessante e inedita Alfetta GTV Biturbo e altre cose di questo genere. Per il resto non ci sono grandi motivi di interesse, a parte la solita teoria di resincast e alcuni vecchi modelli speciali riproposti sotto \”nuovi\” marchi a prezzi assolutamente fuori mercato (di queste serie farà presto giustizia la futura produzione Looksmart, se non ci penseranno prima i collezionisti). L\’articolo storico, di David Blumlein, trae ispirazione dal kit GCAM della Schneider Le Mans 1926 per raccontare la storia di questa poco nota vettura.

Storia di un kit: Minardi – GM75 F.2 di Faster 43 (parte IV). Montaggio e alcune considerazioni

 


Veniamo ora all\’ultima fase di questa storia a puntate della Minardi-BMW F.2 di Faster43. Ringrazio Umberto Cattani per il suo testo e le foto del montaggio, che mi auguro (ma ne sono convinto) possano interessare quelli che il kit lo conoscevano già e anche quelli che non ne avevano mai sentito parlare. Credo che con Umberto ci accomuni la passione per questi soggetti di estrema nicchia – lui scrive nel suo testo che nessun produttore orientale mai si interesserà a questa Minardi GM75. Io non ne sarei così sicuro, visto che a Spark, Bizarre e compagnia bella in un recente passato è capitato di occuparsi di soggetti ancora più esotici (ormai con la resina non è neanche più una questione di costo degli stampi, e comunque la GM75 potrebbe essere declinata senza problemi in cinque-sei versioni diverse). Anzi, penso che la volta che Spark metterà mano alla saga della Formula 2, oltre alle obbligatorie March e Toleman avremo parecchie altre sorprese, basti pensare a quanto hanno fatto con la Formula 1. Ma anche quando (se) avremo una Minardi F.2 di Spark, questo modello di tanti anni fa, in metallo bianco, continuerà a sprigionare il fascino di una stagione perduta. Il kit montato di queste pagine può essere considerato un vero e proprio factory built, molto probabilmente l\’unico realizzato su commissione diretta di un privato, con tutti gli altri – una ventina circa – destinati alla Minardi stessa e ai negozi.

Montiamo una Minardi, ricordando…

a cura di Umberto Cattani

1980, sono trascorsi trentacinque anni, all’orizzonte l’incoscienza di un lavoro in embrione unito all’entusiasmo di un progetto intrigante. Il primo ordine serio, il contatto con l’automobilismo che conta, sentirsi importanti anche se si era usciti da poco dalle fauci dell’università. Continuare gli studi oppure buttarsi nell’avventura?

Artigiani oppure dottorandi? Tanti interrogativi si rincorrevano.

La storia, quella vissuta da noi  poveri cristi, non quella sacra narrata dall’umanità, ha deciso come sapete.

Come già accennato, Bruno Banzoli, autore del prototipo della Minardi GM75 di F2, era un grande estimatore dei modelli creati da Jean Pierre Viranet per il marchio X-Tenariv e nella realizzazione del master si è ispirato ai dettami dell’artigiano francese. Aggiungiamo a questo, un dettaglio importante: Bruno è persona razionale, e nella progettazione mise questa sua prerogativa. Ed anche, seguendo questa genesi, bisogna ribadire come la fotoincisione fosse ancora una chimera, mentre la resina muoveva i primi passi. La scelta del metallo fu quindi un obbligo, anche perché il prototipista odiava con tutto il cuore la resina…

Sui preamboli che hanno condotto alla produzione della GM75, abbiamo già scritto all’interno del blog.

Ora che gli ingredienti sono pronti sul tavolo, è giunta l’ora di preparare il piatto. Le sfide dei cuochi oggi, come sapete, vanno tanto di moda…

La scocca va aggiustata, rettificando le pance laterali. Allo scopo, va inserita in una morsa e quindi stretta fin quando le fiancate non sono allineate e parallele.
 

 
Il metallo è buono, non a livelli francesi, s’intende, ma in Italia era possibile bussare solo alla porta di Claudio Riva (MERI Kits) per questo tipo di fusioni, l’indirizzo del fornitore parigino di Ruf era top secret e noi, non ambivamo a tanto.
 

Carrozzeria e pianale sono spazzolati, lucidati e poi stuccati dove necessario. Il lavoro è abbastanza agevole e procede senza troppi ostacoli. I soliti passaggi di routine, insomma.

Sulla carrozzeria si praticano i fori che ospiteranno specchietti, roll-bar e baffi anteriori, lo stesso dicasi per il motore e gli accessori che lo completeranno, ossia tubo di scarico e polmone di aspirazione. Il pianale è completato con il cruscotto, incollato a parte così come il volante con relativo piantone, ottenuto da uno spillo la cui capocchia funge da assorbitore d’urto. Il tutto va dipinto in colore alluminio, Guerra non aveva una copertura del sedile, guidava direttamente sulla sagoma metallica. L’estintore  davanti alle gambe del pilota era di colore rosso.

 

Anteriormente, i bracci inferiori della sospensione erano ricavati dalla stessa fusione. Vanno dipinti in nero opaco poi satinato grazie ad un pennello a setole dure.

Le cinture sono un accessorio obbligato, per impreziosirle, ho montato fibbie fotoincise, d’obbligo su una monoposto ( e non solo su questo tipo di modelli…)

Uno spillo riproduce la leva del cambio, sul cruscotto è stata aggiunta una decal che figura la succinta strumentazione.

Motore e tubo di scarico sono dipinti con una miscela di alluminio e gun metal, applicati a pennello poi “lavati” con solvente alla nitro per far apparire, dove necessario, le spigolature del metallo.

Per rispettare la realtà, i baffi anteriori, l’alettone ed il sostegno dello stesso sono stati carteggiati, spazzolati e lucidati con un prodotto specifico per metalli. Per la carrozzeria, il passaggio dei colori è obbligato. Prima  il fondo grigio, poi un paio di mani di Giallo Taxi. Ad essiccazione avvenuta, il giallo va mascherato e sulla scocca vanno stese alcune mani di Blu Fiat 456, secondo le specifiche originali della GM75. Lo snorkel va verniciato nella stessa tonalità, poi completato da un filetto giallo, non previsto in origine.

Successivamente, va applicato uno strato di trasparente 2K Max Meyer che garantisce una durata ottimale nel tempo. Le decal sono stese successivamente, dopo altalene mentali mica da ridere, sono arrivato a questa conclusione, nel caso qualcosa andasse storto, David potrà sempre contare su una buona dose di ricambi. Il fatto stesso di poter disporre di decalcomanie e particolari supplementari, rende il lavoro più tranquillo. Le classiche paturnie generate da rotture o mancanze, sono, almeno per questo kit, assenti. Lo stress da montaggio diminuisce ma, complice l’età, è sempre dietro l’angolo.

Dell’argomento, si potrebbe parlare, magari più avanti. Lo stress del montatore (non quello patito da Lando Buzzanca, ovviamente).

Curiosamente, il kit è stato “manipolato”. All’epoca, ma anche negli anni a seguire, ho sempre chiuso i sacchetti degli accessori con una puntatrice, la stessa che mi accompagna da allora. Una Rapid 51 che non conosce di certo il peso del tempo. Bene, i sacchetti del kit erano sigillati termicamente, indice che qualcuno li aveva violati. Sacrilegio! Pur avendo una discreta dotazione ricambi, ma non in grado di coprire tutti i particolari, ho osservato con cura che non mancasse nulla. Fortunatamente, l’unica incongruenza era riferita ai cerchi. Erano infatti quelli che equipaggiavano le F1 di FDS, stampati in plastica cromata. Inadatti, così come le gomme che li corredavano, ad una F2. Chissà come erano finiti nel kit…
 

 
Frugando nella scatola dei ricambi, sono riapparsi quelli originali. Le gomme sono state sostituite da altre slick, provenienti dalla magic box, dato che le originali, prodotte da Brianza, erano scomparse dal catalogo ABC da decenni. Devo ammettere che questo è stato l’unico problema riscontrato durante l’assemblaggio finale. Le decalcomanie si sono comportate molto bene, Cartograf è sempre una garanzia, la qualità si pagava allora come ora ma assicurava la durata nel tempo. Lo stesso non si può dire per gran parte della produzione francese, anche molto più recente.

Le molle elicoidali degli ammortizzatori sono ottenute da filo metallico arrotolato su uno stuzzicadenti. Una certa attenzione va dedicata all’incollaggio del traliccio superiore della sospensione che va adattato sul motore, inserendosi ai bracci inferiori su cui vanno applicati i mozzi con le prese aria dei freni.

Per arricchire il risultato finale, ho aggiunto le bandelle laterali ottenute da un listello metallico, il faretto di coda e le coperture degli estrattori orizzontali sulle pance, anche queste ricavate da una lastrina tagliata ed adattata alla bisogna. Tocco finale, pedaliera fotoincisa. Non si vede, ma è presente.

Il modello ora dorme il sonno dei giusti, adagiato su una basetta in legno, in ossequioso rispetto dell’origine. Negli anni ottanta, infatti, più che la vetrinetta, era la base a costituire quel tocco di eleganza in più. Gli stessi modelli realizzati per conto di Minardi, erano avvitati ad una piccola base in legno.
 

 

Un ultimo dettaglio. Il kit della GM75 F2 è molto, ma molto raro. Credo di averne venduti non più di cinquanta. Se vi capitasse di trovarne uno, prendetelo. Ovviamente io non ci guadagno più nulla ma avrete in collezione un modello originale, realizzato col cuore più che con la calcolatrice. Se poi temete che un domani qualche mente orientale possa realizzarlo, beh…potete dormire sonni tranquilli.
 

 

Questa minardina non godrà mai delle attenzioni dei colossi cinesi, piccola è e tale resterà, sia nelle dimensioni, sia nel novero dei successi sportivi.

Oggi la nicchia, l’angolino oscuro, regalano, se apprezzati come dovuto, piccole ma gustose soddisfazioni.
 

 

Montando questo kit, sono entrato nella macchina del tempo. E, come ben scriveva il poeta, il naufragar è stato dolce in questo mar.

Grazie David per avermi fatto riassaporare, seppure per pochi giorni, il sapore di quel mare.

 

 

 

 

 

 

 

Storia di un kit: Minardi – GM75 F.2 di Faster 43 (parte III). Un excursus sul motore Dino

Attendendo le prime foto del montaggio della Minardi-BMW GM75 di Faster43, penso sia interessante pubblicare questa ulteriore aggiunta storica, che riguarda un esemplare unico montato a partire dal kit in questione, riproducente la versione con motore Dino anziché BMW. Si tratta di una realizzazione di Amgelo Monducci per la collezione di Bruno Clerici, nel 1987 o 1988. Le pance e tutta la zona posteriore della carrozzeria vennero modificate e la decorazione realizzata a pennello. Ad un certo momento Monducci avrebbe voluto produrre il modello in piccola serie nella sua gamma Faenza43, ma non se ne fece mai di niente. Oltre alla foto del modello, che dopo la scomparsa di Clerici ha trovato posto presso un collezionista faentino, pubblichiamo (g.c. di Umberto Cattani) una rara immagine della vettura originale, ufficiosamente denominata GM75-206 Dino. L\’auto fu acquistata negli anni novanta da un imprenditore di Faenza e dopo varie peripezie è tornata nella città romagnola nella collezione di un altro appassionato.

La Minardi GM75 F.2 motorizzata Dino (pilota Alessandro Nannini) e realizzata in esemplare unico da Angelo Monducci partendo dal kit Faster43.

La Minardi-Dino originale.

Rassegna stampa: Auto Modélisme 211 e 212

Beh, non possiamo certo dire che il blog abbia tenuto botta all\’uscita dei vari periodici! Ne uccide più la pigrizia che la spada. Rimettiamoci in pari (anche perché a giorni arriverà il nuovo numero di Four Small Wheels) parlando rapidamente degli ultimi due numeri di Auto Modélisme (aprile e maggio). Direi che si tratta di ottime uscite, con un\’ampia retrospettiva, che comprende i due quaderni, sulle vetture sport della Lola in 1:43. Nel numero 211, molto interessante il montaggio di un kit Tamiya in 1:24 con le decals e il transkit Renaissance a ottenere la versione Wolinski di Le Mans 1998. Vorrei inoltre far notare come anche in un settore che interessa relativamente i cultori dell\’1:43, ossia le slot, Auto Modélisme si stia ritagliando uno spazio abbastanza autorevole, soprattutto con articoli molto pratici sulla messa a punto di alcune novità. Nel numero 211 è il caso della Renault 5 Alpine di Le Mans Miniatures in 1:32, un gran bel modello, adatto anche ai collezionisti \”statici\”. L\’articolo sulla 5 Alpine è corredato da un\’approfondita prova in pista, con un\’appendice su come ottimizzare le già buone caratteristiche dinamiche del modello. Insomma, non ci si limita a recensire la novità, ma la si prova, la si smonta, si modifica e si traggono le conclusioni. Non male, no? Nel numero 212 da segnalare l\’articolo sulla breve e singolare vicenda delle Renault 4L ufficiali impegnate negli anni sessanta al Rally Montecarlo e al Safari. Molte foto inedite, molte informazioni che risulteranno preziose per gli appassionati del genere.


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Storia di un kit: Minardi – BMW GM75 F.2 di Faster 43 (parte II)

Il successo di visite riscontrato con la prima parte della storia del kit Faster 43 della Minardi F.1 del 1980 mi incoraggia a continuare, col prezioso aiuto di Umberto Cattani, la storia di questo modello, che si concluderà con la documentazione delle fasi di montaggio di un kit ritrovato integro in questi ultimi mesi.
Nei giorni scorsi, Umberto ha ritrovato alcuni appunti di Bruno Banzoli, autore del prototipo, e mi pare particolarmente interessante poterli riproporre nel blog:

Uno stralcio degli appunti di Bruno Banzoli, risalenti al novembre 1980

La costruzione del prototipo non segue gli stessi passi  della vettura in scala 1/1 dato che la carrozzeria è stata realizzata in un solo pezzo. Il pianale è stampato congiuntamente al sedile ed a parte della sospensione anteriore. Inizialmente si è partiti dal fondino, realizzato in alluminio da 1,5 mm. riprendendo le forme della vettura originale. Su questa lastra è stata inserita plastilina in corrispondenza delle zone che dovevano restare vuote, come lo spazio occupato dal motore, le zone laterali dei radiatori e l’abitacolo. A parte sono state realizzate le pance laterali con lamierino da 0,75 mm. Essendo piatte, sono servite da punto di riferimento per il progetto successivo. Servendosi sempre della plastilina come materiale di contatto, sono state appoggiate al pianale. A questo punto, si è colato dello stucco metallico, avendo cura di isolare il pianale con dell’olio, allo scopo di poter distaccare comodamente le parti quando lo stucco è catalizzato.
 
La Minardi GM75 Formula 2 del 1980 fotografata ai box (in quel tempo davvero spartani…) dell\’Autodromo del Mugello.
 

Terminata questa fase, inizia la modellazione vera, grazie a lime, lame di precisione e carta vetrata, in questo frangente entra naturalmente in gioco l’abilità personale.

Per ottenere una riproduzione fedele, è stato necessario recarsi alle prove del Gran Premio di F2 che si correva al Mugello, allo scopo di raccogliere sul campo le ultime informazioni.

Il motore BMW a quattro cilindri, di derivazione Tenariv, è stato modificato con stucco metallico, lo stesso materiale usato per riprodurre i mozzi posteriori. I collettori di scarico sono stati costruiti con filo di ottone da 1 mm. in seguito sono stati modellati e stagnati nei punti di contatto con il terminale, ottenuto con tubo da 1,5 mm.
 
La foto sopra venne ripresa per essere inserita nel foglio d\’istruzioni, dove compare anche un\’immagine del modello montato.
 
Il successivo megafono è modellato con l’immancabile stucco. Roll-bar e bracci delle sospensioni seguono lo stesso percorso: saldatura e filo di ottone. L’alettone così come il suo supporto, è ricavato da lastre di alluminio da 0,5 mm. Non essendo possibile la saldatura, si è ricorsi in questo caso a colle speciali, resistenti al calore generato successivamente dalla preparazione dello stampo.

I cerchi sono modellati al tornio partendo da una barra cilindrica di alluminio.

Prima della Minardi, Faster 43 si era cimentata nella produzione della Porsche 917 K del 1969. Ripreso qui uno stralcio del TSSK dei fratelli Tron della primavera 1980 (n.20) dove vengono elencate le versioni uscite e quelle in programma. L\’Equipe Tron vendeva i modelli factory built Faster 43 a 42.500 lire.

 

Storia di un kit: Minardi – BMW GM75 F.2 di Faster 43

Il kit della Minardi-BMW GM75 F.2 1980 di Faster 43.

La Formula 2, soprattutto quella di fine anni settanta – primissimi anni ottanta, ha sempre suscitato in me una presa fortissima. Sono quelle classiche combinazioni di elementi che si attivano da ragazzini e che non ti lasciano più per tutta la vita. In questo caso, le frequentazioni al Mugello in occasione dell\’Euro F.2 ai tempi di Corrado Fabi viaggiavano di pari passo con la ricerca difficile dei bellissimi kit X-Tenariv, già piuttosto difficoltosi da trovare. Molti avranno dimenticato che proprio alla fine degli anni settanta, X-Tenariv era praticamente la sola marca di modelli speciali a proporre una serie di Formula 2, che andavano dalle Martini alle March fino alla Kauhsen. Kit di classico stampo AMR, e le alternative erano pochissime: un paio di kit John Day, di qualità nettamente inferiore e qualche altro caso sporadico, come la March 792 di Marc Surer fatta da Western Models. Stranamente, ancora oggi che tutto o quasi tutto è stato riprodotto, quella determinata parte della storia dell\’automobilismo manca del tutto. Qualche anno fa Minichamps riprodusse diverse versioni della March 792, e più volte si è mormorato che Spark potesse finalmente mettere le mani sulle varie March, Martini, AGS, Toleman, Ralt, Spirit, Maurer ecc., ma finora niente è apparso, nemmeno fra le liste dei modelli futuri. Segno che la cosa è ancora di là da venire e non sarà domani. Ritornando indietro nel tempo, a completare lo sparuto gruppo di kit F.2 disponibili in quegli ormai lontani primi anni ottanta, arrivò una Minardi.

La carrozzeria della GM75 col dettagliato posadecals delle istruzioni.

Minardi che non mancò d\’interessare il sottoscritto, che però non ne ebbe mai una in collezione, finché, qualche mese fa, non gli capitò fra le mani un esemplare in kit, perfettamente conservato nella sua scatola originale, e con la bustina dei pezzi ancora sigillata. I più esperti avranno ormai capito che stiamo parlando di un kit Faster 43, e allora quale migliore occasione per rivivere quel periodo del modellismo speciale così diverso da quello di oggi, chiedendo al diretto interessato di raccontarci la genesi del modello e nelle puntate successive di illustrarcene il montaggio?

I pezzi che compongono la Minardi di Faster 43.

La parola a Umberto Cattani, che ringraziamo per questa bella testimonianza. Gli ho detto che rivedere uno di questi kit dev\’essere un po\’ come la macchina del tempo, e in questo periodo i ricordi possono essere per molti una specie di balsamo per qualche ferita di troppo che i momenti attuali hanno segnato nelle nostre anime.

 
\”Chi era detto il Ken Tyrrell della Romagna? Il quiz è di facile soluzione, Giancarlo Minardi ha saputo guadagnarsi questo appellativo dopo una lunga militanza nel mondo dell’automobilismo sportivo. Partito come direttore della Scuderia del Passatore, Minardi ha salito passo dopo passo vari gradini fino ad arrivare al coronamento di un sogno, realizzando una F1 quasi tutta made in Faenza. Si trattava della M185, ma per arrivare a tanto, bisogna fare un salto indietro nel tempo, la gavetta era iniziata con una F2, la GM75 realizzata nel 1980. Risale allo stesso anno la genesi della sua riproduzione in scala, il blog ospita questo racconto che narra un’avventura per qualche verso esaltante, sotto l’aspetto umano. Ai sentimenti, è difficile chiedere una motivazione…
La silhouette pulita della Minardi GM75, una tipica F.2 di inizi anni ottanta.

Cecotto nell\’abitacolo della GM75 di Formula 2

Dietro la sigla GM75 si nasconde il preambolo a questo racconto. Chi ha la lacrima facile, può passare a leggere altro, dai listini di borsa alle pagine rosa dei rotocalchi. Naturalmente, la commozione può apparire fuori luogo, ma un briciolo di sentimento dietro tutto ciò che ha realizzato Gian Carlo Minardi nella sua vita è sempre presente, quindi, bando alle lacrime, non è il caso, ma cercate al vostro fianco la corda del sentimento perché è questa che farà da filo conduttore a queste righe.

Nel 1948 Giovanni, padre di Gian Carlo, realizzò una biposto mossa da un piccolo motore a sei cilindri da 750 cc, disegnato da Oberdan Golfieri. La vettura fu chiamata GM 75 e, sull’onda di quel ricordo, la prima monoposto di F2 a recare il nome Minardi non poteva che riprendere quella vecchia sigla.
 
Miguel Angel Guerra
 

I primi, timidi passi, sono datati 1980. Persa la sponsorizzazione Everest che aveva appoggiato il suo team, Gian Carlo decise di dar vita ad una scuderia che portasse il suo nome. Per la parte tecnica fu chiamata in causa la Fly Studio, creata dagli ingegneri Caliri e Marmiroli. A guidare la nuova monoposto era Miguel Angel Guerra, pilota argentino che portava una buona dote in denaro. La seconda vettura vide l’avvicendarsi al volante di Beppe Gabbiani, Bruno Corradi e Johnny Cecotto, il celebre campione venezuelano da poco uscito dal motociclismo.

Ancora l\’argentino Guerra al volante della GM75

Iscritta al Campionato Europeo di F2, la nuova monoposto, mossa da un motore BMW preparato da Heini Mader, visse una logica stagione di apprendistato, culminata da un brillante quarto posto al Mugello.

Fu proprio nel 1980 che nacque l’amicizia con Gian Carlo. Lo conobbi in occasione di una mostra di automobilismo organizzata dal locale Faenza Racing Team. Incuriosito dalla vetrina che ospitava tanti modelli, tra cui numerose Ferrari, mi chiese se era possibile riprodurre la sua nuova GM75 di F2.
Rigorosamente made in Faenza, come quella vera!
 
Erano anni in cui era possibile avvicinare costruttori e piloti con grande facilità ma per me che, come lui, muovevo i miei primi passi  anche se, nel mio caso, nel settore del modellismo, fu una sorta di consacrazione. Dopo i tempi della cantina, equamente divisi con gli studi universitari, iniziavo a consolidare alcune certezze.

Minardi voleva assolutamente regalare la sua monoposto in scala per il Natale 1980, ed il tempo a disposizione era davvero limitato.

Il prototipo lo affidai ad un amico, un modellista molto abile che condivideva con me la stessa passione.

Bruno Banzoli, nel tempo libero, montava kit in ogni scala con predilezione per la classica scala 1/43 e, per me, la scelta di rivolgermi a lui, fu obbligata.

Visitammo in varie occasioni la sede della Scuderia ospitata in un piccolo capannone, oggi assorbito per intero dalla Toro Rosso ed adibito ad archivio. Prendemmo ogni tipo di misura, grazie alla collaborazione di Caliri che, da bravo catanese, non si faceva certo pregare per svelare ogni segreto. A pensarci oggi, quante cose sono cambiate nel dorato mondo dell’automobilismo…

Il master fu realizzato in metallo bianco con inserti in stucco; più avanti vedremo come la pressa per vulcanizzare lo stampo finì per distruggere almeno in parte il prototipo. Non avevamo nel DNA la tecnica della cera persa da cui si ricava un bronzo in grado di fare un baffo alla pressa e facemmo di necessità virtù. Il motore fu preso da un kit di Tenariv, e successivamente modificato. Viranet era la musa ispiratrice di Bruno e la sua impronta è ben visibile nel kit che realizzammo.
 

Per le fusioni, ci affidammo a Claudio Riva di Meri Kits mentre le decalcomanie non potevano che essere di produzione Cartograf.
Molto bello, come sempre, il foglio decals, firmato Cartograf. Notare nel foglio anche alcuni numeri della… Porsche 917 LH di Le Mans 1969!
 

Riuscimmo a consegnare i venti modelli montati appena in tempo per essere spediti o consegnati prima delle festività natalizie. So per certo che uno arrivò fino alla scrivania di Enzo Ferrari, gli altri furono equamente distribuiti tra amici, piloti e sponsor. Questa serie era assemblata su una base in legno, ancor oggi facilmente riconoscibile, almeno da chi ne ha curato la produzione.

Scendendo nel dettaglio, vanno sottolineate alcune spigolature.

Ogni carrozzeria andava rettificata sulle pance, da raddrizzare perché, come già sottolineato, la pressa aveva schiacciato il master, identica sorte per la parte di carrozzeria che sovrasta il motore.
 

Minardi fu molto soddisfatto del lavoro, arrivando ad affermare che i modelli erano verniciati meglio dell’originale. In qualche modo, ero riuscito a superare un carrozziere affermato della zona, e non era soddisfazione da poco.

Sapete perché la GM 75 F2 fu dipinta in blu e giallo? Gian Carlo sperava in qualche modo di avere la sponsorizzazione dell’ Olio Fiat, in questo modo l’aspetto cromatico era già a  posto ma tutto naufragò in un nulla di fatto. Un’altra piacevole rimembranza riguarda Caliri. Un giorno lo trovammo che saltava all’interno di una macchina, alla mia domanda su cosa stesse facendo, rispose imperturbabile che stava simulando le asperità della pista di Misano. In questo modo, provava assetto ed ammortizzatori. Altri tempi, non trovate…?
Gian Carlo Minardi
 

La produzione del modello fu molto limitata. I problemi finanziari che attraversava la Scuderia Minardi decretarono una brusca interruzione della fornitura pattuita inizialmente. Riuscii a vendere qualche kit e, a conti fatti, il progetto finì con un bilancio a pareggio o poco più. Avevo guadagnato in prestigio ed autostima, molto meno sotto l’aspetto finanziario ma allora, la corda sentimentale vibrava molto più di adesso.

In totale, credo che, tra kit e montati, dagli “atelier” Faster 43 non siano uscite più di 100 Minardi GM75 F2, poche ma buone, il finale vide la vittoria del cuore sulla pecunia, un po’ come è avvenuto per la favola che ha visto Gian Carlo Minardi protagonista nel mondo delle corse. Davide contro Golia, nella valle dei ricordi\”.

 

Rassegna stampa: Tutto Alfa Romeo di Lorenzo Ardizio

L\’uscita di un libro sull\’Alfa non lascia mai indifferenti; ma il rischio è quello di scrivere qualcosa di già visto, e quindi di sostanzialmente inutile. O si cerca l\’originalità a prezzo di grandi sforzi, oppure si prova a far qualcosa di interessante puntando su una prospettiva leggermente diversa rispetto ai molti titoli già usciti nel corso dei decenni. Ed è questa seconda linea che ha seguito l\’editore Giorgio Nada, proponendo questo volume a cura di Lorenzo Ardizio, impreziosito dai disegni di Michele Lionello. Tutte, o quasi tutte, le Alfa Romeo dal 1910 a oggi, analizzate e commentate in agili ma complete schede con una foto dell\’originale e una bella silhouette disegnata da Lionello.

I bonus per i lettori sono molti, perché sono prese in considerazione anche vetture che di solito non si trovano recensite nei libri sull\’Alfa, da alcune versioni create espressamente per il mercato sudafricano alle concept car, da alcune vetture da corsa poco note alle motorizzazioni per le categorie sport-prototipo CN. Insomma, un\’utilissima carrellata, piacevole da leggere, ben fatta e fondamentalmente istruttiva.

Completano l\’opera le schede di ciascuna vettura analizzata e una breve storia dell\’azienda dalle origini ai giorni nostri. Ottimo il rapporto qualità/prezzo (meno di 20 euro per quasi 600 pagine). Della collana esiste anche un analogo libro sulla Ferrari, che non ho ancora avuto l\’occasione di sfogliare.

L.Ardizio, Tutto Alfa Romeo, Giorgio Nada Editore, Vimodrone (Mi), 2015, pp. 594 con centinaia di foto e disegni, prezzo € 19,90.