Tornato da Le Mans, alcuni mi hanno chiesto che cosa me ne fosse parso di tutto il contorno modellistico che anno dopo anno caratterizza il villaggio e tutta la zona intorno alle tribune. Ebbene, credo che mai come questa volta si sia toccata la standardizzazione più banale, ed era tangibile la delusione di molti appassionati che in passato andavano a Le Mans non dico con lo spirito con cui si va a una borsa di scambio di modellismo, ma poco ci manca. Oggi tutto questo non è che un lontano ricordo. Lo è dai tempi della sostanziale riorganizzazione di tutta la zona riservata al pubblico, ma lo è ancor di più da due o tre anni a questa parte, nei quali l\’assimilazione e la tendenza verso la globalizzazione intesa come povertà hanno preso sempre più piede. Annotazione spicciola, quest\’anno il negozio principale Spark, quello nella piazzetta, era passato da un lato all\’altro del quadrilatero di cemento; più o meno gli stessi i contenuti, seppur con uno spazio sempre maggiore dedicato all\’1:18. Non molti i negozi al di là della sede dell\’ACO, mentre sotto la tribuna Michelin e dintorni si trovavano i soliti che non mollano, da Angers Miniature a Chater\’s, irrinunciabile per gli appassionati di libri. Ma l\’impressione, lo ripeto, era quella di un grande, un po\’ triste, déjà-vu. Di speciali, pochissimi; hanno anche mollato il colpo quelli che si illudevano di portare modelli montati, lasciarli ad Angers e tornare la domenica pomeriggio sperando che qualche incondizionato avesse spolverato tutto. Quest\’anno, da spolverare c\’era solo la…polvere che in un anno si era accumulata su modelli visti già nel 2014 e forse anche nel 2013. Potete rifarvi gli occhi con questa simpatica Porsche 911 RSR metà reale e metà Lego, che campeggiava in bella vista nella piazza principale all\’interno del circuito. Finirà che a Le Mans si andrà solo per vedere le auto vere!
Rassegna stampa: Auto Modélisme 213
Il numero di giugno della rivista edita da Michel Hommell è tradizionalmente incentrato sulla 24 Ore di Le Mans, e anche quest\’anno non fa eccezione, seppur con richiami più limitati rispetto al passato. In evidenza due diorami, uno sull\’edizione del 1970 di Jean-Claude Baudier e l\’altro ispirato al 1966 di Dioram\’art. La mia opinione personale è che questo genere di modellismo mi fa immancabilmente pensare ai presepi e non riesce a destare il mio interesse. Si tratta comunque di riproduzioni ben fatte, simpatiche, che devono avere sicuramente tutto un pubblico di ammiratori. Abbastanza interessante la panoramica sui modelli sponsorizzati Gulf, dove si trova di tutto un po\’, dalle cisterne ai modelli in scala 1:87 della Bub fino agli 1:18, per non dimenticare quelle vetture dove l\’unica traccia del famoso sponsor benzinaro si limita ad un microscopico adesivo nascosto fra le pieghe della carrozzeria. Perché il vero paradosso di un certo tipo di collezione è proprio questo: si inizia con i modelli più rappresentativi, per poi scivolare lentamente ma inesorabilmente lungo una china che porta alla ricerca di soggetti che col tema hanno ben poco a che vedere. Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma chi s\’accontenta gode,
dice il proverbio.
Per il resto, un numero piuttosto ricco, dove una retrospettiva sulle Opel dal 1899 al 1969 si aggiunge alle schede fotografiche della 6 Ore di Spa 2015, e la presentazione della versione corsa dell\’Aston Martin DB4 GT Zagato di CMC in scala 1:18 costituisce una delle recensioni principali insieme alla Maserati MC12 di AutoArt e alla presentazione del ritorno della collaborazione fra Ferrari e BBurago. Bisogna dire che lo spazio dedicato alle slot spesso può costituire motivo di interesse anche per gli appassionati di \”statico\”: difficile resistere al fascino della Renault 5 Alpine di Le Mans Miniatures presentata in uno dei numeri scorsi, così come molto bella è la Chaparral 2K (in 1:32) proposta dal nostro Daniele Ostorero. Si direbbe più esemplari da collezione che non da \”strapazzo\” sulle piste. Volendo risolvere la questione, se ne possono sempre acquistare due esemplari. I lettori troveranno anche un inserto staccabile a metà rivista, contenente tutte le novità 2015 divise per marca riprodotta, indipendentemente dalla scala: un utile compendio per non perdere il filo tra le uscite più o meno puntuali dei vari fabbricanti. Ricordo che oltre che col numero estivo, l\’appuntamento è per l\’Hors Série di Le Mans 2015, annunciato per metà luglio.
Fiat 690 e rimorchio "Supercortemaggiore": un nuovo lavoro in 1:87 di nonomologati.
Ospitare le immagini dei lavori di Marco di nonomologati è sempre un privilegio per il blog. Ho ricevuto proprio stamani la documentazione di una delle sue più recenti realizzazioni, un Fiat 690 nei colori Supercortemaggiore, su base G&G Rail. Lasciamo la descrizione direttamente alle parole dell\’interessato, che descrive con dovizia di particolari questo nuovo capolavoro.
Rassegna stampa: Four Small Wheels 4/2015
Poco attraente e con sole 20 pagine rispetto alle abituali 24, questo numero di Four Small Wheels non ha gran ché da proporre, se non qualche notizia da approfondire in futuro. Fra queste vi è la piccola produzione sudafricana di kit (e montati) molto di nicchia in resina, scala 1:43, fra cui un\’interessante e inedita Alfetta GTV Biturbo e altre cose di questo genere. Per il resto non ci sono grandi motivi di interesse, a parte la solita teoria di resincast e alcuni vecchi modelli speciali riproposti sotto \”nuovi\” marchi a prezzi assolutamente fuori mercato (di queste serie farà presto giustizia la futura produzione Looksmart, se non ci penseranno prima i collezionisti). L\’articolo storico, di David Blumlein, trae ispirazione dal kit GCAM della Schneider Le Mans 1926 per raccontare la storia di questa poco nota vettura.
Storia di un kit: Minardi – GM75 F.2 di Faster 43 (parte IV). Montaggio e alcune considerazioni
Veniamo ora all\’ultima fase di questa storia a puntate della Minardi-BMW F.2 di Faster43. Ringrazio Umberto Cattani per il suo testo e le foto del montaggio, che mi auguro (ma ne sono convinto) possano interessare quelli che il kit lo conoscevano già e anche quelli che non ne avevano mai sentito parlare. Credo che con Umberto ci accomuni la passione per questi soggetti di estrema nicchia – lui scrive nel suo testo che nessun produttore orientale mai si interesserà a questa Minardi GM75. Io non ne sarei così sicuro, visto che a Spark, Bizarre e compagnia bella in un recente passato è capitato di occuparsi di soggetti ancora più esotici (ormai con la resina non è neanche più una questione di costo degli stampi, e comunque la GM75 potrebbe essere declinata senza problemi in cinque-sei versioni diverse). Anzi, penso che la volta che Spark metterà mano alla saga della Formula 2, oltre alle obbligatorie March e Toleman avremo parecchie altre sorprese, basti pensare a quanto hanno fatto con la Formula 1. Ma anche quando (se) avremo una Minardi F.2 di Spark, questo modello di tanti anni fa, in metallo bianco, continuerà a sprigionare il fascino di una stagione perduta. Il kit montato di queste pagine può essere considerato un vero e proprio factory built, molto probabilmente l\’unico realizzato su commissione diretta di un privato, con tutti gli altri – una ventina circa – destinati alla Minardi stessa e ai negozi.
Storia di un kit: Minardi – GM75 F.2 di Faster 43 (parte III). Un excursus sul motore Dino
Attendendo le prime foto del montaggio della Minardi-BMW GM75 di Faster43, penso sia interessante pubblicare questa ulteriore aggiunta storica, che riguarda un esemplare unico montato a partire dal kit in questione, riproducente la versione con motore Dino anziché BMW. Si tratta di una realizzazione di Amgelo Monducci per la collezione di Bruno Clerici, nel 1987 o 1988. Le pance e tutta la zona posteriore della carrozzeria vennero modificate e la decorazione realizzata a pennello. Ad un certo momento Monducci avrebbe voluto produrre il modello in piccola serie nella sua gamma Faenza43, ma non se ne fece mai di niente. Oltre alla foto del modello, che dopo la scomparsa di Clerici ha trovato posto presso un collezionista faentino, pubblichiamo (g.c. di Umberto Cattani) una rara immagine della vettura originale, ufficiosamente denominata GM75-206 Dino. L\’auto fu acquistata negli anni novanta da un imprenditore di Faenza e dopo varie peripezie è tornata nella città romagnola nella collezione di un altro appassionato.
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| La Minardi GM75 F.2 motorizzata Dino (pilota Alessandro Nannini) e realizzata in esemplare unico da Angelo Monducci partendo dal kit Faster43. |
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| La Minardi-Dino originale. |
Rassegna stampa: Auto Modélisme 211 e 212
Beh, non possiamo certo dire che il blog abbia tenuto botta all\’uscita dei vari periodici! Ne uccide più la pigrizia che la spada. Rimettiamoci in pari (anche perché a giorni arriverà il nuovo numero di Four Small Wheels) parlando rapidamente degli ultimi due numeri di Auto Modélisme (aprile e maggio). Direi che si tratta di ottime uscite, con un\’ampia retrospettiva, che comprende i due quaderni, sulle vetture sport della Lola in 1:43. Nel numero 211, molto interessante il montaggio di un kit Tamiya in 1:24 con le decals e il transkit Renaissance a ottenere la versione Wolinski di Le Mans 1998. Vorrei inoltre far notare come anche in un settore che interessa relativamente i cultori dell\’1:43, ossia le slot, Auto Modélisme si stia ritagliando uno spazio abbastanza autorevole, soprattutto con articoli molto pratici sulla messa a punto di alcune novità. Nel numero 211 è il caso della Renault 5 Alpine di Le Mans Miniatures in 1:32, un gran bel modello, adatto anche ai collezionisti \”statici\”. L\’articolo sulla 5 Alpine è corredato da un\’approfondita prova in pista, con un\’appendice su come ottimizzare le già buone caratteristiche dinamiche del modello. Insomma, non ci si limita a recensire la novità, ma la si prova, la si smonta, si modifica e si traggono le conclusioni. Non male, no? Nel numero 212 da segnalare l\’articolo sulla breve e singolare vicenda delle Renault 4L ufficiali impegnate negli anni sessanta al Rally Montecarlo e al Safari. Molte foto inedite, molte informazioni che risulteranno preziose per gli appassionati del genere.
Storia di un kit: Minardi – BMW GM75 F.2 di Faster 43 (parte II)
Il successo di visite riscontrato con la prima parte della storia del kit Faster 43 della Minardi F.1 del 1980 mi incoraggia a continuare, col prezioso aiuto di Umberto Cattani, la storia di questo modello, che si concluderà con la documentazione delle fasi di montaggio di un kit ritrovato integro in questi ultimi mesi.
Nei giorni scorsi, Umberto ha ritrovato alcuni appunti di Bruno Banzoli, autore del prototipo, e mi pare particolarmente interessante poterli riproporre nel blog:
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| La Minardi GM75 Formula 2 del 1980 fotografata ai box (in quel tempo davvero spartani…) dell\’Autodromo del Mugello. |
Terminata questa fase, inizia la modellazione vera, grazie a lime, lame di precisione e carta vetrata, in questo frangente entra naturalmente in gioco l’abilità personale.
| La foto sopra venne ripresa per essere inserita nel foglio d\’istruzioni, dove compare anche un\’immagine del modello montato. |
Storia di un kit: Minardi – BMW GM75 F.2 di Faster 43
| Il kit della Minardi-BMW GM75 F.2 1980 di Faster 43. |
La Formula 2, soprattutto quella di fine anni settanta – primissimi anni ottanta, ha sempre suscitato in me una presa fortissima. Sono quelle classiche combinazioni di elementi che si attivano da ragazzini e che non ti lasciano più per tutta la vita. In questo caso, le frequentazioni al Mugello in occasione dell\’Euro F.2 ai tempi di Corrado Fabi viaggiavano di pari passo con la ricerca difficile dei bellissimi kit X-Tenariv, già piuttosto difficoltosi da trovare. Molti avranno dimenticato che proprio alla fine degli anni settanta, X-Tenariv era praticamente la sola marca di modelli speciali a proporre una serie di Formula 2, che andavano dalle Martini alle March fino alla Kauhsen. Kit di classico stampo AMR, e le alternative erano pochissime: un paio di kit John Day, di qualità nettamente inferiore e qualche altro caso sporadico, come la March 792 di Marc Surer fatta da Western Models. Stranamente, ancora oggi che tutto o quasi tutto è stato riprodotto, quella determinata parte della storia dell\’automobilismo manca del tutto. Qualche anno fa Minichamps riprodusse diverse versioni della March 792, e più volte si è mormorato che Spark potesse finalmente mettere le mani sulle varie March, Martini, AGS, Toleman, Ralt, Spirit, Maurer ecc., ma finora niente è apparso, nemmeno fra le liste dei modelli futuri. Segno che la cosa è ancora di là da venire e non sarà domani. Ritornando indietro nel tempo, a completare lo sparuto gruppo di kit F.2 disponibili in quegli ormai lontani primi anni ottanta, arrivò una Minardi.
| La carrozzeria della GM75 col dettagliato posadecals delle istruzioni. |
Minardi che non mancò d\’interessare il sottoscritto, che però non ne ebbe mai una in collezione, finché, qualche mese fa, non gli capitò fra le mani un esemplare in kit, perfettamente conservato nella sua scatola originale, e con la bustina dei pezzi ancora sigillata. I più esperti avranno ormai capito che stiamo parlando di un kit Faster 43, e allora quale migliore occasione per rivivere quel periodo del modellismo speciale così diverso da quello di oggi, chiedendo al diretto interessato di raccontarci la genesi del modello e nelle puntate successive di illustrarcene il montaggio?
| I pezzi che compongono la Minardi di Faster 43. |
La parola a Umberto Cattani, che ringraziamo per questa bella testimonianza. Gli ho detto che rivedere uno di questi kit dev\’essere un po\’ come la macchina del tempo, e in questo periodo i ricordi possono essere per molti una specie di balsamo per qualche ferita di troppo che i momenti attuali hanno segnato nelle nostre anime.
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| La silhouette pulita della Minardi GM75, una tipica F.2 di inizi anni ottanta. |
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| Cecotto nell\’abitacolo della GM75 di Formula 2 |
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| Miguel Angel Guerra |
I primi, timidi passi, sono datati 1980. Persa la sponsorizzazione Everest che aveva appoggiato il suo team, Gian Carlo decise di dar vita ad una scuderia che portasse il suo nome. Per la parte tecnica fu chiamata in causa la Fly Studio, creata dagli ingegneri Caliri e Marmiroli. A guidare la nuova monoposto era Miguel Angel Guerra, pilota argentino che portava una buona dote in denaro. La seconda vettura vide l’avvicendarsi al volante di Beppe Gabbiani, Bruno Corradi e Johnny Cecotto, il celebre campione venezuelano da poco uscito dal motociclismo.
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| Ancora l\’argentino Guerra al volante della GM75 |
Iscritta al Campionato Europeo di F2, la nuova monoposto, mossa da un motore BMW preparato da Heini Mader, visse una logica stagione di apprendistato, culminata da un brillante quarto posto al Mugello.
| Rigorosamente made in Faenza, come quella vera! |
| Molto bello, come sempre, il foglio decals, firmato Cartograf. Notare nel foglio anche alcuni numeri della… Porsche 917 LH di Le Mans 1969! |
Riuscimmo a consegnare i venti modelli montati appena in tempo per essere spediti o consegnati prima delle festività natalizie. So per certo che uno arrivò fino alla scrivania di Enzo Ferrari, gli altri furono equamente distribuiti tra amici, piloti e sponsor. Questa serie era assemblata su una base in legno, ancor oggi facilmente riconoscibile, almeno da chi ne ha curato la produzione.
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| Gian Carlo Minardi |
La produzione del modello fu molto limitata. I problemi finanziari che attraversava la Scuderia Minardi decretarono una brusca interruzione della fornitura pattuita inizialmente. Riuscii a vendere qualche kit e, a conti fatti, il progetto finì con un bilancio a pareggio o poco più. Avevo guadagnato in prestigio ed autostima, molto meno sotto l’aspetto finanziario ma allora, la corda sentimentale vibrava molto più di adesso.
In totale, credo che, tra kit e montati, dagli “atelier” Faster 43 non siano uscite più di 100 Minardi GM75 F2, poche ma buone, il finale vide la vittoria del cuore sulla pecunia, un po’ come è avvenuto per la favola che ha visto Gian Carlo Minardi protagonista nel mondo delle corse. Davide contro Golia, nella valle dei ricordi\”.
Rassegna stampa: Tutto Alfa Romeo di Lorenzo Ardizio
L\’uscita di un libro sull\’Alfa non lascia mai indifferenti; ma il rischio è quello di scrivere qualcosa di già visto, e quindi di sostanzialmente inutile. O si cerca l\’originalità a prezzo di grandi sforzi, oppure si prova a far qualcosa di interessante puntando su una prospettiva leggermente diversa rispetto ai molti titoli già usciti nel corso dei decenni. Ed è questa seconda linea che ha seguito l\’editore Giorgio Nada, proponendo questo volume a cura di Lorenzo Ardizio, impreziosito dai disegni di Michele Lionello. Tutte, o quasi tutte, le Alfa Romeo dal 1910 a oggi, analizzate e commentate in agili ma complete schede con una foto dell\’originale e una bella silhouette disegnata da Lionello.
I bonus per i lettori sono molti, perché sono prese in considerazione anche vetture che di solito non si trovano recensite nei libri sull\’Alfa, da alcune versioni create espressamente per il mercato sudafricano alle concept car, da alcune vetture da corsa poco note alle motorizzazioni per le categorie sport-prototipo CN. Insomma, un\’utilissima carrellata, piacevole da leggere, ben fatta e fondamentalmente istruttiva.
Completano l\’opera le schede di ciascuna vettura analizzata e una breve storia dell\’azienda dalle origini ai giorni nostri. Ottimo il rapporto qualità/prezzo (meno di 20 euro per quasi 600 pagine). Della collana esiste anche un analogo libro sulla Ferrari, che non ho ancora avuto l\’occasione di sfogliare.
L.Ardizio, Tutto Alfa Romeo, Giorgio Nada Editore, Vimodrone (Mi), 2015, pp. 594 con centinaia di foto e disegni, prezzo € 19,90.










































