Il primo numero del 2016 di Modelli Auto prosegue sulla linea consueta, con ottimi contenuti e una consistenza che ormai è difficile ravvisare in altre riviste di settore. Stavolta la rivista si presenta con ben 72 pagine, ed è inevitabile una retrospettiva di Norimberga, seppure concepita in funzione di un\’uscita abbastanza tardiva (il primo numero dell\’anno di Modelli Auto esce sempre verso il 15-20 marzo) e quindi diversa nei modi di trattazione rispetto, ad esempio, a un AutoModélisme. Ma la sezione su Norimberga non ha sacrificato gli argomenti tradizionali: si va dalla tecnica ai diecast in 1:43 e in 1:18, dai resincast in varie scale a una visita a Cartograf, dagli obsoleti con una retrospettiva sulla Renault Dauphine, alla collezione di Ferrari 1:43 della 12 Ore di Sebring, dalle consuete news (stavolta con una pagina in più) fino a Rétromobile. Bello il ricordo di Marco Grassini, recentemente scomparso. Se accontentare tutti è impossibile, fare sempre meglio è doveroso, e penso che in questo senso Modelli Auto stia compiendo un percorso estremamente positivo, con idee originali e talvolta anche coraggiose. L\’importante è non cercare di inseguire Internet (ne si uscirebbe inevitabilmente sconfitti e bruciati sul tempo) ma proporre qualcosa di diverso, possibilmente di più approfondito, più difficile da trovare sulla rete. Appuntamento col numero 124, in edicola a giugno.
Istruzioni per l\'uso: come conservare i modelli d\'antiquariato
Premesso che sono sempre stato contrario all\’esposizione dei modelli in vetrina (una ragione su tutte: l\’azione distruttiva della luce solare, diretta o indiretta), ecco un consiglio semplice ed efficace per conservare al meglio la maggior parte dei modelli con 40, 50 o più anni sulle spalle. Penso che sia ormai un concetto acquisito il fatto di tenerli fuori dalle loro scatole d\’origine, a meno che esse non siano del tipo a vetrina anni settanta e che siano rimaste intonse: in quel caso sarebbe un peccato aprirle anche una sola volta per estrarre il modello. Nel caso di scatole tradizionali, come le Dinky o Corgi anni 50 o 60, esse vanno conservate a parte perché la presenza al loro interno del modello libero potrebbe danneggiare sia la scatola sia il modello stesso. Il modello andrà invece incartato con un foglio ad acidità zero, il solo materiale davvero inerte nei confronti delle vernici, delle cromature e delle eventuali decals.
Di solito questi fogli si trovano in vendita nei negozi di restauro; potete fare anche una ricerca su internet o su eBay impostando le parole \”acid free non tissue paper\”. La differenza fondamentale fra questo tipo di carta e il comune scottex è che essa non attira l\’umidità, che potrebbe essere trasmessa direttamente a parti in ferro (come gli assi delle ruote, i rivetti, ecc) generando fenomeni di corrosione e formazione di ruggine. Certi tipi di carta, poi, reagiscono con colori, decals e gomme appiccicandosi e creando aloni poi difficili da eliminare.
Penso che la cura nei confronti di modelli che molto probabilmente ci sopravvivranno costituisca una sorta di dovere da parte del collezionista serio. Dopo tutto, come ho detto altre volte, dei pezzi più pregiati, il collezionista è un semplice custode.
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| Nella conservazione dei modelli d\’epoca sono da evitare i comuni tipi di scottex perché possono causare a lungo andare vari danni. |
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| E\’ sempre opportuno utilizzare un foglio di carta non acida, impiegata anche nella conservazione di altri materiali d\’epoca. |
Metal fatigue sui modelli recenti: un aggiornamento
Fino a pochi anni fa il metal fatigue sembrava una prerogativa di alcuni casi particolarmente infelici del passato: certi Dinky del periodo bellico, fabbricati inevitabilmente con materiali di scarto, e poi alcuni Rio, Dugu, fino ai disgraziati ARS di un periodo più recente. Purtroppo la realtà è diversa, ed è venuta alla ribalta prima con i Norev, poi con marche ancora più blasonate, e la malattia non ha risparmiato costosi modelli in scala 1:18.
Ormai i forum e i social network sono pieni di foto e di commenti di collezionisti delusi che si trovano fra le mani cofani, sportelli, pianali e altre parti di carrozzeria che si sbriciolano come brigidini di Lamporecchio. Non è una novità, ma oggi, grazie alla facilissima comunicazione sul web, il fenomeno è ormai universalmente riconosciuto e commentato. Non è una consolazione, ma serve quantomeno a creare una coscienza comune fra gli acquirenti, che tra l\’altro possono fare ben poco per difendere i loro diritti di consumatori.
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| Kyosho BMW M3 |
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| Il moderno metal fatigue è democratico: Schuco… |
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| …Solido… |
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| …Minichamps… |
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| …ovviamente Norev… |
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| …AutoArt. |
Buona Pasqua
Rassegna stampa: Passion43ème n°52 (marzo 2016)
Il numero di marzo di Passion43ème contiene un dossier di 11 pagine dedicato a Norimberga; d\’obbligo anche alcuni ritorni su Rétromobile, soprattutto legati alla presenza a Parigi di Minialuxe, cui Passion43ème è legata dal punto di vista societario. Fra gli articoli più interessanti ne segnalo due sul marchio spagnolo Dalia, uno dedicato alla produzione anteguerra di modelli smontabili, l\’altro sui Taxi di Barcellona in scala 1:43: in particolare, è l\’occasione per ammirare le Seat 1400C e 1500, che probabilmente sono dei \”Solido mancati\”. Come sempre, Passion43ème dedica ampio spazio alle varie borse e fiere di settore. Concludiamo segnalando l\’editoriale di Didier Beaujardin, improntato all\’ottimismo, nonostante un\’edizione non proprio esaltante di Norimberga e i vari segnali di crisi che vengono dagli operatori del settore. E\’ sicuro che continuando a piangerci addosso non risolveremo i problemi, e che – questo va riconosciuto – la varietà dell\’offerta continua a essere davvero sorprendente. Il mercato propone oggi come non mai una scelta amplissima e il pubblico continua a seguire con entusiasmo certe manifestazioni, come appunto Rétromobile o la borsa di scambio di Orléans, che consiglio di visitare almeno una volta perché ne vale davvero la pena.
Rosso e blu? La Ferrari 340MM vittoriosa alla Mille Miglia 1953. A proposito del modello BBR 1:18
E\’ una questione annosa, ma mi è tornata in mente ora che è uscito il modello BBR in scala 1:18. Attorno alla Ferrari 340MM di Giannino Marzotto, quella che vinse la Mille Miglia del 1953, è sempre aleggiata una specie di mistero sul colore dei fascioni laterali, riprodotti quasi da tutti in colore argento.
| La recensione al modello BBR 1:18 su AutoModélisme del marzo 2016. L\’esemplare recensito dalla rivista francese è ancora un pre-serie. |
Non si è sottratta alla consuetudine BBR, col recente bellissimo modello in 1:18, che è stato recensito in anteprima nel numero 221 di AutoModélisme. La vettura appare fotografata a colori nel poster della gara dell\’anno successivo, la 21ma edizione del 1954, con una fascia laterale decisamente scura. L\’immagine parrebbe ritoccata (le parti inferiori del numero di gara differiscono dalle altre foto) ma probabilmente chi ha operato tali ritocchi sarà partito dalla realtà. La didascalia di AutoModélisme interpreta il fenomeno dando la colpa al flash. Si legge infatti: \”on notera le coup le flash qui noircit le bas de caisse\”.
La faccenda, anche molto prima dell\’articolo di AutoModélisme e dell\’uscita del modello BBR, non mi ha mai convinto. Ricordavo di aver letto da qualche parte qualcosa che mi aveva sempre fatto dubitare. Cerca e ricerca, ho trovato la fonte del mio dubbio: si trovava – cosa molto importante – in un reportage immediatamente successivo alla gara, pubblicato nel numero di giugno 1953 di Motor Sport, \”from our continental correspondent\” (penso non sia altri che il leggendario \”Jenks\”). A un certo punto, descrivendo il passaggio delle vetture a inizio gara, scrive: \”One minute later there was the most shattering spectacle as a blue and red open 4.1 Ferrari came into sight, cutting for the bend and then accelerating by at over 130 m.p.h. on a bumpy 30-ft. road, looking completely out of control. It was Giannino Marzotto and almost at the same time his Brother Paulo (così nel testo) passed with the 3-litre coupé.\”
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| La Ferrari di Marzotto sui tornanti della Futa alla Mille Miglia del 1953. Ognuno può congetturare nelle maniere più varie il colore del fascione laterale. Che non sembra in ogni caso troppo chiaro… |
L\’articolo è stato ristampato diversi anni fa nella collana Brooklands Books, nel volume Mille Miglia 1952-1957 The Ferrari & Mercedes years, pp.38-40. E\’ una testimonianza che mi ha sempre fatto pensare, e confermerebbe anche lo strano effetto della foto nel manifesto del 1954. Il mistero rimane, anche perché dalle foto in bianco e nero è difficile dire qualcosa di definitivo. Ma se quasi sempre un\’immagine vale più di mille parole, in questo caso una parola rischia di valere più di mille immagini (in bianco e nero)…
A proposito di chi sale e chi scende: ancora su Hornby Hobbies
Sono contento che il commento su due colossi del settore come Hornby Hobbies e Greenlight, pubblicato qualche giorno fa (link) abbia suscitato un certo interesse, perché il tema è centrale e riguarda in ultima analisi il futuro dell\’intero settore. Per farsi un\’idea ancora più documentata della situazione generale del mercato, esiste un articolo pubblicato l\’11 febbraio dal Wall Street Journal, a firma di James R. Hagerty, che potete rileggere qui (e forse è anche istruttivo scorrere le decine di commenti all\’articolo). Il pezzo di Hagerty è stato riassunto da Repubblica il 13 febbraio, senza aggiunte originali ( link ). L\’articolo, impietosamente, mette in evidenza certe cose che i collezionisti più attenti sanno bene ma che forse qualche investitore distratto potrebbe ignorare. Del resto, già il 10 febbraio Hornby aveva annunciato la prospettiva di una perdita pre-tassazione di 5,5-6 milioni di sterline fino a marzo (cfr. qui), molto di più rispetto ai 2 milioni previsti nel novembre 2015 – e si trattava già del terzo \”profit warning\” (ossia un allarme sugli utili) in cinque mesi. In ogni caso, dal giorno del crollo, le azioni Hornby non hanno mostrato una particolare tendenza a recuperare il valore perduto, anche se è presto per trarre conclusioni. Se le novità annunciate per quest\’anno saranno in grado di riportare le cose sulla buona strada (qualcuno potrebbe dire sui giusti binari…) è presto per dirlo. Il marchio Humbrol presenterà a fine 2016 una linea di stampanti 3D funzionanti con filamenti colorati e concepite per i più giovani. E\’ probabilmente il 3D il futuro del modellismo, e puntare al mercato dei pre-adolescenti può essere una mossa sensata per ricreare una base valida per il futuro, insieme a tutta quella parte \”educativa\” che comprende gli Airfix Quickbuild già citati altrove nel blog, o la gamma Engineer, sempre di Airfix.
Per completare l\’informazione, riporto qui di seguito i grafici che mostrano l\’andamento delle azioni Hornby in determinati spicchi temporali (cfr. anche http://www.hl.co.uk/shares/shares-search-results/h/hornby-plc-ordinary-1p).
Per gli appassionati di rally: Jaguar E-Type Montecarlo 1965 di Atlas Jaguar Collection
Chi sale e chi scende: solo questione di strategie? Considerazioni sul mercato attuale
Oggi come oggi solo un diversamente intelligente potrebbe dire che il mercato dell\’automodellismo è chiaro nelle sue tendenze e del tutto interpretabile nelle sue numerose biforcazioni. E come spesso accade in periodi di grande crisi/trasformazione, oltre alle realtà consolidate che rischiano di perdere terreno a causa di scelte industriali e produttive non più adatte alla mutata temperie del momento, ce ne sono altre che traggono beneficio dal rapido evolversi delle cose, magari approfittando al meglio di una fetta di mercato che si amplia pur in presenza di cifre assolute in calo costante.
Fra i casi di colossi che male si stanno adattando alle esigenze di questo periodo vi è purtroppo Hornby Hobbies, il gruppo cui fanno capo i treni Hornby, ma anche i kit Airfix, gli automodelli diecast Vanguards Corgi e diversi altri brand storici come Humbrol e Scalextric. Malgrado i risultati positivi dell\’ultimo quadrimestre 2015, all\’inizio di quest\’anno le azioni Hornby PLC hanno subito una brusca perdita, pari a oltre il 60% del loro valore (cfr. ad esempio http://www.iii.co.uk/research/LSE:HRN ). Un evento forse inatteso, tanto più triste nell\’anno in cui il marchio Corgi celebra i suoi sessant\’anni di vita.
L\’effetto immediato di tale perdita è ovviamente un\’ulteriore riduzione negli investimenti per nuove produzioni – e non è un caso che le \”novità\” annunciate per questo 2016 si limitino a varianti più o meno elaborate di modelli già presenti in catalogo. Del resto già da un paio d\’anni non si registravano significative novità nella gamma Vanguards e i tutte le altre serie Corgi. In questo frangente, pensare di richiedere altra liquidità dalle banche per un rinnovo significativo della produzione diventa un esercizio assai complicato se non impossibile. Hornby Hobbies ha cercato di reagire nei limiti del possibile, anche con un cambio in corsa dell\’amministratore delegato, da Richard Ames a Roger Canham.
Ora, non è che un uomo solo possa risollevare le sorti di un gruppo che rischia di imboccare una pericolosa china, ma alcune nuove idee \”d\’emergenza\” potrebbero contribuire a una sorta di parziale riscatto, in attesa di tempi migliori. I mercati, ad ogni buon conto, hanno dimostrato di apprezzare la mossa dirigenziale, e le azioni hanno già recuperato qualcosa (potrebbe essere un buon momento per acquistarle?).
Le strategie sono per il momento limitate, ma un minimo si sta facendo: risolvere alcuni nodi logistici alla radice di spese eccessive, razionalizzazione della produzione e alcune nuove uscite per tenere vivo l\’interesse dei collezionisti prima che si rivolga definitivamente ad altri marchi concorrenti.
E se c\’è chi scende, c\’è anche chi sale: forse pochi in Italia avranno notato la sempre maggior fortuna dei modelli Greelight, soprattutto quelli legati a film e a serie televisive. Certo, il mercato di questa fascia (diecast abbastanza economici, con un target spiccatamente americano) era occupato in precedenza dai Mint e dagli Ertl, ormai scomparsi, e Greenlight ha saputo rioccupare questa nicchia che al giorno d\’oggi non avrebbe comunque sopportato la presenza di due o più concorrenti. Ormai il mercato è talmente ristretto che spesso un solo produttore basta a soddisfare la richiesta, in un regime di involontario monopolio.
Osservatori del settore affermano che la fascia di mercato degli Ertl – Greenlight – Mint sarebbe calata di un buon 50% (!) negli ultimi dieci anni, ma Greenlight ha visto il proprio volume d\’affari triplicare nel triennio 2013-2015, grazie anche all\’ottima distribuzione e a collaborazioni con la grande distribuzione americana come Toys\’R\’Us o Universal Studios. Abbastanza sorprendentemente, la scala che \”tira\” di più per Greenlight è la 1:64, seguita dall\’1:18 e dall\’1:43.
Il mercato nordamericano domina le vendite di questo marchio, ma altri paesi si stanno via via imponendo. In generale, oltre l\’80% degli acquirenti dei modelli Greenlight ha oltre 18 anni, e com\’è ovvio attendersi oltre l\’80% è di sesso maschile. Le fasce d\’età più attive sono quella fra i 25 e i 34 anni e quella degli over-55.
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| Greenlight ha saputo ottimizzare le proprie risorse dedicandosi a un mercato abbastanza lontano dal gusto europeo ma di sicuro appeal nel continente nordamericano. |
Greenlight sembra essere un po\’ lo specchio oltreoceano di ciò che è Oxford Diecast in Europa: sostanziosi investimenti in nuovi stampi, una strategia di marketing aggressiva e globale, capacità di riciclare modelli più vecchi sotto nuovi brand sembrano aver ripagato l\’impegno del consiglio direttivo. Per Greenlight l\’acquisto dei diritti di Fast and Furious è stata una delle mosse decisive, che ovviamente non puoi fare se ti manca la capacità di investire capitali anche notevoli.
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| Oxford è per certi versi la controparte britannica di Greenlight. |
La storia di Greenlight è sintomatica perché dimostra che in un mercato difficile solo chi ha la possibilità di evolversi con nuove idee è in grado di resistere. E\’ una selezione ancora più dura che in passato, ma del resto le storie antiche di marchi come Corgi, Dinky o Matchbox insegnano che se mutano gli scenari e con questi le esigenze pratiche e strategiche, il mercato dell\’automodello, sia esso più vicino al giocattolo o all\’oggetto da collezione, è un settore esposto ai capricci di un mare tutt\’altro che sicuro.
Aggiornamento del 17 marzo 2016: un ulteriore approfondimento sulle recenti vicende delle azioni di Hornby, con una serie di link a fonti e ad articoli della stampa finanziaria britannica, è disponibile a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/03/a-proposito-di-chi-sale-e-chi-scende.html .
Le Minialuxe piccole: serie di modelli in scala 1:66
Già presentate a Rétromobile (http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/search/label/Speciale%20R%C3%A9tromobile%202016), le Minialuxe in scala 1:66 non appaiono ancora sul sito ufficiale ma dovrebbero essere ormai regolarmente in vendita da qualche tempo. Si tratta di modelli abbastanza gradevoli, disegnati in Francia e fatti in Cina come tutto il resto della produzione contemporanea Minialuxe e caratterizzati da tampografie cromate e la solita cura nel packaging. Ci si potrebbe domandare il perché di una scala 1:66 quando tutte le serie della misura piccola dei vari produttori si sono ormai orientate sull\’1:64. Ebbene, ci troviamo di fronte a un evidente richiamo al passato, Norev, Safir, Politoys ma anche Schuco, Efsi e Siku producevano in scala 1:66. I primi soggetti distribuiti da Minialuxe derivano direttamente dalla gamma 1:43: Citroen DS19 e DS21, Citroen 2CV, Mini, Renault 8 Gordini, VW Maggiolino e Transporter.
| Una panoramica dei nuovi Minialuxe in scala 1:66 a Rétromobile lo scorso febbraio. |
















