L\’ultimo numero dell\’anno di Modelli Auto conferma le tendenze lasciate intuire nei primi tre numeri del 2014: sempre maggiore spazio agli artigiani, agli argomenti meno noti (ma non certo meno interessanti), attenzione a certi particolari che altrove vengono sistematicamente ignorati. Ne è uscito un altro numero che, anche se sono di parte, considererei fra i migliori in assoluto, con diversi servizi su argomenti inediti, fra cui una bella intervista di Lorenzo Marsano ad Angelo Tron. Fra gli altri temi, recensioni di alcuni speciali, la seconda parte della Lancia Story a cura di Valerio Comuzzi, l\’esordio ufficiale di prototipista raccontato da Alfonso Marchetta, uno spazio dedicato finalmente al montatore Alberto Gianfrancesco e molto altro ancora, fra cui la chiusura di una vera e propria saga dedicata alla collezione di Piero Tecchio. Sono ormai una sicurezza i \”test build\” di Fabio Pastres. Direi che ormai – e non da oggi – Modelli Auto non ha nulla da invidiare ad Auto Modélisme e questo deve essere per l\’editore un giusto motivo di orgoglio. Speriamo che la rivista possa continuare a migliorarsi e a sviluppare i molti argomenti che sono già in cantiere. Appuntamento a metà marzo 2015 con il numero 119.
Nuova serie di montaggi di Denis Carrara: Porsche 935 JLP4 IMSA Miller J.Paul di Remember
Denis Carrara ha appena completato una serie di cinque esemplari della Porsche 935 JLP4 Miller IMSA pilotata da John Paul nel 1982. Rispetto alla versione factory built tradizionale, questo montaggio si contraddistingue per una maggiore attenzione al dettaglio e una presentazione più elegante, su basetta di legno. Questa edizione porta la speciale numerazione dedicata alle serie montate su kit di altri produttori. Ecco alcune foto di uno dei cinque modelli. La vendita è effettuata su ebay: http://www.ebay.fr/itm/121524876511?ssPageName=STRK:MESELX:IT&_trksid=p3984.m1558.l2649
Per ulteriori informazioni e vendita diretta potete contattarmi sul blog.
Rassegna stampa: Auto Modélisme 206
E\’ già uscito da quasi venti giorni il 207 e siamo ancora a recensire il 206, ma per amore di completezza cerco di non saltare nemmeno un numero. Parliamo quindi del 206 di novembre, evidentemente ispirato agli USA, con un modello Herbie in copertina (di Elite Hot Wheels) e tutta una serie di oggetti inerenti alla realtà nordamericana, compreso una retrospettiva non proprio esaltante sui cinquant\’anni della Mustang. Un numero abbastanza scialbo, questo 206, ma del resto, lo si è detto spesso, uscire ogni mese è un compito tutt\’altro che facile, che costringe a compromessi a volte dolorosi e ad una semplificazione spesso poco convincente di alcuni spunti che meriterebbero una miglior trattazione. Abbastanza interessante l\’articolo sui diorami in grande scala realizzati da Jean-Charles Saura (da basi di kit in plastica in 1:20 e 1:24); si trova poi una carrellata della collezione di auto americane di Jean-Luc Meheust (una specie di catalogo di modelli Neo e Minichamps, poco testo e tante immagini di roba assolutamente banale) e la solita teoria di novità con foto e mini-recensione. Un numero interlocutorio, decisamente meno brillante del solito, anche perché manca, più di altre volte, qualcosa di tecnico, come il tradizionale montaggio del kit in plastica, che tra l\’altro so essere un tema molto apprezzato anche sul \”nostro\” Modelli Auto. Le schede documentarie sono dedicate stavolta ai mezzi di assistenza del team Almeras, con anche qualche foto delle loro 911 impegnate a Montecarlo, al Sanremo e al Rally del Portogallo.
Rassegna stampa: Four Small Wheels 9/2014
A parte i soliti ottimi contenuti, mi si permetta di iniziare la rassegna stampa con una battuta: il numero 9/2014 della rivista di GPM merita di essere letto perché contiene una \”dritta\” preziosa di cui forse non tutti i collezionisti sono a conoscenza, ossia come eliminare l\’ingiallimento dell\’acetato. Siete curiosi di sapere come? Anch\’io lo ero.

Modelli del mese sono la Ferrari 250 GTO 64 in scala 1:12, pazzesco kit di MFH. Questo è il tipico genere di modello che in scatola di montaggio è bellissimo, quasi da conservare così com\’è. Chissà se qualcuno avrà il coraggio di montarne uno. Accanto alla GTO di MFH, una delle solite cineserie di CMC, l\’Alfa Romeo 8C 2900C Touring Coupé 1938, in 1:18. Sinceramente, anche se collezionassi questo genere di modelli, l\’equivalente di 337 sterline (ho sotto mano la rivista inglese, non so bene a quanto sia venduto in Italia) per un oggetto così non ce li spenderei mai. Primo, perché non amo i modelli apribili, secondo perché ormai sono giunto alla conclusione (discutibile quanto si vuole ma è l\’opinione del sottoscritto) che l\’affastellamento di dettagli non dà la fedeltà assoluta, così come la somma dei colori non dà un quadro magnifico ma solo un desolato foglio bianco. E freddo come il ghiaccio esco dalla visione di simili modelli. Con tanti auguri, tra l\’altro, con chi si troverà la vernice completamente rovinata fra pochi anni. E poi li chiamano investimenti. Fra i kit eletti modello del mese, la Celica Gr.B del Safari 1984/5/6 (gli anni in cui ha vinto) in scala 1:24 di Profil 24 e il primo modello della serie semplificata Tameo, in metallo bianco e con poche sofisticazioni, più adatto ai neofiti. Per chi volesse ripassarsi un po\’ di storia, l\’articolo di approfondimento di David Blumlein racconta le vicende della Triumph TR3S. Nel mezzo, caterve di Spark ma anche diverse idee originali, molto lontane da un certo mainstream nostrano. FSW, nonostante tutto, è ancora una buonissima fonte di ispirazione.
La collezionite e un percorso quasi casuale
A volte è proprio come se i libri venissero a cercarci. Questo thread inizia prendendola un po\’ alla larga, ma i percorsi non sono mai così casuali come sembrerebbero. Guardando alcuni volumi alla libreria francese di Piazza Ognissanti a Firenze, decisi alcune settimane fa di acquistare un libro edito da Le Passage, un saggio sulla Parigi dell\’Ottocento. Ahinoi, questo libro si rivelò talmente deludente e mal scritto che decisi di comunicare tutto il mio malcontento all\’editore. Nel cercarne l\’indirizzo e-mail, fu inevitabile di dare una scorsa al resto dei titoli in catalogo, non foss\’altro che per la curiosità di sapere se altri titoli fossero tanto allettanti come quello che mi aveva attirato alla libreria francese. In realtà uno lo trovai quasi subito, nel catalogo virtuale, un librino di un certo Emmaniel Pierrat, intitolato La collectionnite.
L\’ennesimo libro sulla storia del collezionismo, pensai. E invece no. Ordinato su e-bay a prezzo stracciato (evidentemente non è stato propriamente un best seller), è arrivato in questi giorni e me lo sono divorato in due balletti. No, dicevo, niente storia del collezionismo. Per quello ci sono già le pagine di un Maurice Rheims o di un Pierre Cabanne, che vi consiglio comunque di leggere. Qui invece ci sono ritratte le piccole manie, le assurdità psicologiche (psichiatriche verrebbe da dire) di collezionisti di ogni tipo. Nel tempo, mi sono accorto della patologia latente, o magari anche patente, di alcuni comportamenti, miei e di certi colleghi collezionisti. Oggi non ho un modello preferito e mi fanno anche un po\’ ridere quelli troppo attaccati agli oggetti. Ecco perché sto forse un po\’ deviando dal collezionismo puro e semplice che rischia di diventare mero affastellamento, sommatoria acritica e un po\’ confusa. Perché forse la vera chiave è che i modelli vanno e vengono, è la passione che rimane.
Elogio della rarefazione
Parto da lontano. Oggi, fermandomi per un\’oretta in una bella libreria in Via dell\’Oriuolo a Firenze, di quelle che ancora resistono con libri d\’epoca, ma tutti scelti con un certo rigore e senza dubbio grande gusto, la mia attenzione è caduta su un volume stampato nel 1974, che racchiude un\’ampia scelta di lettere di Ottone Rosai. Già trovare quel libro è stato un piacere, che mi ha riportato indietro nel tempo a quando questo tipo di opera, per quanto \”serio\”, non era ancora farcito da note, postille, introduzioni e introduzioni di introduzioni, caratteristiche tanto utili quanto \”pesanti\” che contraddistinguono la più parte della letteratura di ricerca o di compilazione al giorno d\’oggi. L\’associazione di idee da quel libro rarefatto ma denso allo stesso tempo a qualcosa di maggiormente attinente al tema di questo blog è venuta dopo. Anni settanta, una certa idea di semplicità, forse anche ingenua a guardarla con gli occhi di oggi. Eppure quasi per associazione di idee mi sono venute in mente le volte in cui ho manifestato la mia ammirazione per alcuni modi di presentare o di vivere una collezione, nella fattispecie di modelli. In una mostra a Calenzano di qualche anno fa c\’erano alcune belle vetrine composte da modelli Rio, Togi o di altre marche \”classiche\”, inframezzati da accessori d\’epoca, come stemmi, libretti di uso e manutenzione, vecchi contagiri o altri tipi di memorabilia. Una combinazione di cui con un caro amico collezionista ho spesso parlato. La sua vicenda di collezionista è quantomeno frammentaria, ma il denominatore comune direi che sia la passione per il bell\’oggetto, alla base della quale una delle colonne è costituita dal fascino del giocattolo d\’epoca. Parlandone con lui, spesso siamo arrivati a immaginare (e lui anche materialmente a costituire, avendo delle vetrine a disposizione) delle composizioni che possano valorizzare al meglio gli oggetti. Ecco che qualche giorno fa, senza particolari intenti artistici, ho cercato di riprodurre quella che sarebbe una vetrina se mai ne avessi una. Un tema probabilmente un po\’ troppo recente per il mio amico collezionista, ma penso che se la vedesse (mi auguro che stia leggendo la pagina di questo blog) ne sarebbe soddisfatto. Basta in realtà poco, anche se i pezzi, per mia personale formazione, devono essere in ottime condizioni. una Fiat 1300 Berlina in scala 1:20 della Politoys, uno stemma Fiat (tra l\’altro fabbricato dal famoso produttore Franco Ragni), un libretto d\’uso e manutenzione originale. Un angolo a tema, come ce ne potrebbero essere tanti altri. Ma guardate come già un banale modello in plastica, seppure raro e particolarmente pregiato nel suo genere, riesce a guadagnare dalla presenza di altri oggetti attinenti al tema. Bisogno di normalità?
Borsa di scambio a Calenzano, 23 novembre 2014
Almeno una volta l\’anno, agli appassionati di collezionismo conviene andare a Calenzano per la borsa del Delta Florence. Magari non troveranno i modelli speciali in 1:43, le decals o gli accessori che servono a completare quel kit iniziato dieci anni fa, ma si tratta ugualmente di un bel viaggio in un passato rappresentato dal giocattolo d\’epoca. A Calenzano i figurini fanno forse la parte del leone, ma a ben cercare si trovano sempre dei discreti pezzi, e l\’edizione di oggi, almeno fra tutte quelle che ho visto negli ultimi anni, è stata una delle migliori, se non addirittura la più bella. Massiccia la partecipazione del pubblico, soprattutto fra le 11 e mezzogiorno. Peccato che ci sia sempre il malcostume da parte di parecchi espositori di lasciare la sala ben prima dell\’orario ufficiale di chiusura, rendendo praticamente inutili le ultime ore della giornata.
| L\’ingresso delle due sale dell\’Hotel Delta Florence. Ingresso gratis con offerta libera. |
| Giocattolo d\’epoca in tutte le forme. |
| Alta l\’affluenza di pubblico. |
| Molto varia la scelta di automodelli, anche se molto rari (se non impossibili da trovare) gli esemplari davvero perfetti con scatola. |
| L\’offerta era davvero ampia, con prezzi assolutamente ragionevoli. |
| Come in tutte le borse bisognava prendersi un po\’ di tempo per guardare ogni singolo banco. |
| Presente la libreria Arti & Mestieri di Milano… |
| …sempre molto gentili e disponibili e una bella selezione di libri sul collezionismo. |
| Diversi diecast senza scatola. |
| Curiosa questa vettura americana della… Polstrada. |
| Un po\’ di lamierino. |
| Altri modelli di un certo prestigio ma in condizioni non ottimali. |
| Di affari era possibile farne diversi, se non si avevano pretese illimitate di qualità e di rarità. |
| Come sempre i figurini dominano la scena a Calenzano. |
| Ancora un\’inquadratura generale sui visitatori. |
| Alcuni 1:87. |
| Affascinante questa serie di figurini di divise italiane. |
| Stesso espositore di sopra, ma epoca diversa. |
| Alcune buone occasioni, fra cui questi due Polistil… |
| …una Ferrari 512M di Edison Shocking Line… |
| …o queste F.1 della Polistil, proposte a 20 euro, perfette con scatola. |
| Vecchie scatole di montaggio in plastica. |
| Uno degli stand più intriganti per gli appassionati di automodelli: Politoys e Mebetoys in condizioni davvero ottime, una collezione privata in vendita. |
| Questo venditore svizzero (ma che abita in provincia di Arezzo) aveva in vendita diverse navi di produttori anni trenta. |
| Ancora il pubblico, più o meno competente, più o meno facoltoso… ma tutti con grande curiosità. Una bella giornata. |
| Chiudiamo con qualcosa che non riguarda le auto! |
Cecil Gibson e un primo tentativo di storia della Dinky Toys
Quello di Cecil Gibson (1923-2003) è un nome ben conosciuto nel mondo del primo collezionismo di automodelli. Persona competente ed erudita, a lui si debbono libri sui modelli in plastica (Plastic Model Cars, uscito all\’inizio degli anni sessanta) e anche opere di argomento vario, come A fortnight\’s villa Holiday on the French riviera, che testimonia la sua passione per la Francia del sud. Per chi desideri approfondire un po\’ la figura di Gibson, segnalo questo link: http://textualities.net/tag/cecil-gibson .
A Gibson si deve anche un primo tentativo di codificare la produzione della Dinky Toys: History of British Dinky Toys 1934-1964 uscì nel 1966 per i tipi della Model Aeronautical Press Ltd., che si occupava per lo più di modellismo dinamico (piuttosto noti sono i Radio control manual, che negli anni sessanta costituivano un punto di riferimento per gli appassionati del settore aeromodellistico.
Il libro di Gibson sulla Dinky fu un meritorio sforzo di classificazione della produzione non solo inglese, come sembrerebbe indicare il titolo, ma anche francese. Un layout tipicamente britannico delineava una breve ma densa storia del marchio, prima di procedere ad un\’analisi della produzione anno per anno (arricchita da foto e riproduzioni di pagine di cataloghi), arrivando appunto al 1964. Seguiva poi una lista ragionata di tutti i numeri di catalogo. Si era ovviamente ancora lontani, o addirittura lontanissimi, dalle raffinatezze di catalogazione cui ci hanno abituati opere recenti quali la famosa guida Ramsey, che esce in Inghilterra pressappoco ogni due anni, ma per i collezionisti dell\’epoca – e ce n\’erano tanti – si trattava di uno strumento indispensabile, soprattutto per una prima classificazione completa della produzione anteguerra. In chiusura, alcune appendici, fra cui un simpatico vademecum sulla cura e sul restauro dei modelli in non perfette condizioni. Giova ricordare che l\’opera di Gibson venne riedita senza modifiche nel 1973 a cura di Mike e Sue Richardson, e si era agli albori del boom dei modelli speciali, per essere infine ristampata nel 1976, sempre a cura di Mike & Sue.
Penso che in ogni biblioteca di un appassionato di automodellismo il volume di Gibson debba occupare una posizione importante, perché è proprio da quest\’opera che sono nate altre ricerche più approfondite sui marchi Meccano e Dinky, non ultimi quelli a cura proprio di Mike e Sue Richardson.
Rassegna stampa: Auto Modélisme 204 e 205
Il fatto che i numeri di settembre e ottobre di Auto Modélisme possano tranquillamente essere recensiti insieme consente al blog di recuperare un po\’ del tempo perso, in attesa della recensione del numero 206, uscito a inizio novembre. Sono sempre più frequenti gli articoli della rivista francese divisi in due, a volte anche tre parti, un uso abbastanza \”antico\” che almeno in Italia sembra essersi un po\’ perso. I primi due numeri autunnali di AM ci propongono ad esempio un\’ampia retrospettiva sulle vetture dei fratelli Almeras, e chi dice Almeras dice (soprattutto) Porsche. Tante foto di modelli a volte alquanto raffazzonati ma in questi casi è pur vero che la quantità conta più della qualità. Nel settore slot, di cui ci occupiamo sempre marginalmente, c\’è stata un\’iniziativa secondo me coraggiosa: una coppia di articoli sulla letteratura slottistica, dalle origini fino agli anni settanta. Una bella carrellata su tante riviste americane ma anche europee, sui libri e sui manuali tecnici, che mostra quanto il fenomeno sia radicato in certi paesi e soprattutto in certe generazioni di appassionati. Perché un giorno non fare la stessa cosa coi modelli speciali, cui sono stati dedicati pochi libri, ma tante riviste? Una storia della letteratura dell\’1:43 condensata se non in due, almeno in un articolo, a testimonianza della nascita e dello sviluppo dell\’automodellismo artigianale. Perché spesso diamo troppe cose per scontate. Molti lettori, per fortuna, sono troppo giovani per ricordarsi determinati fatti e non è certo male tornare su temi del passato con la valutazione degli occhi di oggi. Segnalo nel numero 205 una lunga intervista ai responsabili di OttOmobile sull\’operazione che ha portato questo piccolo costruttore francese ad ottenere la concessione dell\’utilizzo del nome e del materiale Solido dall\’attuale proprietario, il gruppo Dickie Simba, che per la verità non aveva mai fatto gran ché per rilanciarlo. L\’intervista contiene anche ampi brani tutt\’altro che chiari, ma ciò potrebbe derivare dal fatto che il progetto di OttOmobile è appena agli inizi e quindi certe direttive potrebbero essere ancora solo abbozzate. Da leggere e meditare l\’editoriale di Alain Geslin nel numero 205, sui crescenti costi di produzione in Cina…
Alcune riflessioni sparse
Non si può dire che il blog sia stato molto attivo di recente. Non è necessariamente il segno di una mancanza di idee quanto, più realisticamente, di un periodo abbastanza critico in cui le scarse energie vengono canalizzate verso altri settori. Questo 2014 è stato caratterizzato per me dalla collaborazione con Modelli Auto, che mi ha dato la possibilità di affrontare alcuni temi che forse – anzi molto probabilmente – sarebbero finiti sul blog se non si fosse presentata l\’occasione di una rivista cartacea specializzata. Modelli Auto, anche se qualcuno non se n\’è pienamente accorto, è stato profondamente modificato. Soprattutto nella ricerca dei contenuti, direi, con alcune scelte controcorrente, come dei testi di una lunghezza accettabile rispetto a certe poco entusiasmanti performance del passato e una collocazione più storica e meno casuale dei temi trattati. L\’editore ha pienamente capito l\’importanza dell\’approfondimento, che è uno dei valori di una rivista come Modelli Auto, e anche la curiosità del pubblico nel conoscere certi aspetti più nascosti. Per far questo bisogna – mi si passi il termine aulico – muovere il culo, cosa non sempre facile e non sempre economicamente redditizia. Ma se si vuole un prodotto che si allontani dal mainstream imperante, bisogna rinunciare a qualche immediato beneficio per investire nella qualità. E a volte le piccole soddisfazioni arrivano, come la scoperta che il tema trattato nel \”billet d\’humeur\” du Auto Modélisme di novembre è estremamente simile, se non lo stesso, di quello già affrontato nell\’ultimo numero di Modelli Auto, uscito quasi contemporaneamente, ma impaginato diversi giorni prima di novembre e quindi in tempi non sospetti! Son soddisfazioni che danno la conferma che alcune intuizioni possono essere quelle giuste. Speriamo che Modelli Auto possa diventare una rivista sempre più ricca, contraddistinta da quella pluralità di voci e di \”stili\” che è essenziale nel confezionamento di un prodotto così specifico. I lettori vogliono vedere i modelli, ma anche le facce; vogliono le foto belle, ma anche i retroscena presi magari per caso con una digitale portatile. In Modelli Auto, adesso, convivono entrambi gli aspetti: la perfezione formale di una foto da studio e la freschezza di un\’istantanea scattata a una borsa di scambio o nel laboratorio di un artigiano. Proprio per gli sforzi fatti – iniziati, lo ricordo, nel febbraio del 2013 per riportare in vita qualcosa che così com\’era non aveva più molto da dire – il Modelli Auto di oggi merita sostegno e il contributo di tutti. Già il prossimo numero ospiterà qualcosa di abbastanza orginale, proveniente dall\’esperienza diretta di un modellista ben noto al forum della Duegi e per il futuro sono in serbo diverse altre sorprese. Modelli Auto è diventata una rivista meno asettica e più \”umana\”. Di questa trasformazione sono artefici molte persone, che hanno avuto il coraggio di cambiare quelli che sembravano essere dei dogmi incrollabili. In primis l\’editore, che come un allenatore di lunga esperienza ha saputo dirigere e – si spera – ottenere il meglio da una squadra senza dubbio composta da elementi del tutto eterogenei. Ma se la forza nasce dalla diversità, allora Modelli Auto ha ancora una strada di soddisfazioni dinanzi a se. I primi obiettivi sono stati raggiunti. Ora si tratta di migliorare ancora evitando facili scorciatoie e consolanti ritorni a un passato da non rivivere.
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