Focus su: Porsche 917/20 Martini Racing Interserie 1974 Herbert Mueller di Minichamps

Con la 917/20 Martini campione Interserie 1974 con Herbert Mueller si conclude il primo quartetto di Porsche 917 che vi abbiamo presentato in questi giorni. L\’altra 917/20 uscita recentemente è la Jaegermeister dell\’Interserie 1973, mentre le prime due 917/10 sono la L&M CanAm 1972 e la Bosch Interserie 1973. Per la 917/20 Martini valgono le stesse considerazioni fatte a proposito della Jaegermeister (*). Si tratta di modelli resincast ben dettagliati, e in particolare la Martini si contraddistingue per una bellissima verniciatura, fine e uniforme, un vero successo. Anche questo modello, appena uscito, è andato esaurito nel giro di pochi giorni. Della versione Martini sono stati realizzati 300 pezzi, 80 in meno della Jaegermeister.

(*) http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/04/focus-su-porsche-91720-jagermeister.html

Nuova edizione speciale di Minichamps per Cartima: Porsche 993 Turbo S

Il negozio tedesco Cartima ha appena annunciato un\’edizione speciale in colore argento (Arktissilber metallic) della Porsche 911 Serie 993 Turbo S di Minichamps. Il modello, in serie limitata a 300 esemplari e numerata, è disponibile sul sito www.cartima.de al prezzo di € 59,95.

Passione 1:24, i lavori di Charlie Contreras

Ho ricevuto oggi delle bellissime foto di alcune elaborazioni di un esperto modellista americano, Charlie Contreras, che ha già pubblicato in numerose riviste le immagini dei suoi lavori. Il tema è tipicamente USA, e il nostro modellista è partito da kit in plastica in scala 1:24, aggiungendo dettagli di meccanica, di interni e intervenendo sulle finiture. Ecco due Dodge particolarmente aggressive:

Soluzioni sofisticate e di avanguardia per la Ferrari 288 GTO di BBR in 1:18

Criticata spesso a casaccio dagli invidiosi, nonostante gli inevitabili incidenti di percorso che solo chi non fa nulla riesce a evitare, BBR prosegue in modo instancabile in un processo di ricerca tecnologico che ha pochi eguali nel nostro settore. Idee chiare e strategie consone ad una grande azienda riflettono una lunga esperienza che costituisce il vero valore aggiunto di BBR. E\’ di imminente uscita – a marcare stretta la concorrenza di MR Collection/Looksmart! – la Ferrari 288 GTO in scala 1:18, in rosso (500 pezzi in confezione normale e 300 con vetrinetta) e in giallo Modena (150 pezzi con confezione normale e 48 con vetrinetta). Nel comunicato ufficiale, BBR così descrive alcune caratteristiche del modello: \”Per la realizzazione di questo automodello l\’azienda BBR ha sperimentato e trovato soluzioni tecnologicamente avanzate, che hanno richiesto tempo per arrivare alla soluzione ottimale. Le griglie anteriori e quella posteriore che copre il motore sono in vero metallo, come sulla macchina vera e sono realizzate con stampo in acciaio che taglia e piega tutte le alette con una perfetta inclinazione. […] BBR Exclusive Car Models non si è limitata alla parte esterna, ma anche il cruscotto, verniciato con particolare vernice sembra vero. I sedili costituiti da ben 12 pezzi, il poggiatesta è assemblato su due aste di acciaio uguale, ma in scala 1/18, alla vera 288 GTO\”. Il modello sarà disponibile verso il 20 aprile.

Comunicazione di servizio: foto di articoli postati con Blogpress

Ho notato oggi che i non moltissimi articoli postati dall\’iPad utilizzando Blogpress non caricano più le foto. Non è un gran problema visto che si tratta per lo più di post riguardanti rassegna stampa e poco altro.

Porsche 917/10 scala 1:43 di Minichamps: le prime due versioni

Contemporaneamente alla 917/20 di cui leggete in questo link , Minichamps ha introdotto le prime due versioni della 917/10. Per questo modello valgono gli stessi giudizi formulati nell\’articolo sulla 917/20. Anche in questo caso le due referenze sono già esaurite presso Ripa: si tratta di due versioni particolarmente iconiche, la vincitrice della serie Can-Am 1972 con George Follmer e la vincente della gara del Nurburgring Interserie 1973 con Willi Kauhsen. La prima, in edizione limitata a 500 esemplari, è stata delle tre 917 di Minichamps quella che forse sorprendentemente ha riscosso il maggiore successo; la seconda ha la tiratura più bassa (250 pezzi) ed è la versione con meno appeal internazionale. Ecco una serie di immagini dei due modelli, cui senza dubbio farà seguito una nutrita messe di altre versioni (la 917/10 è una vettura ampiamente sfruttabile):

Focus su: Porsche 917/20 Jaegermeister Insterserie 1973 Minichamps 1:43

Annunciate da una vita, finalmente escono le Porsche 917/10 e 917/20 di Minichamps in scala 1:43. Non nella serie in metallo, come probabilmente la ditta tedesca aveva preventivato ai tempi dei tempi, ma nella gamma Evolution, in resina, assemblate quindi da Spark. Direi che si tratta di una decisione saggia, visti e considerati anche i numerosi difetti di fabbricazione dei modelli in zamac, dai quali neanche un marchio prestigioso come Minichamps è stato esente. Volendo fare una battuta, potremmo dire che Minichamps torna alle origini, dato che erano state proprio le Porsche 917/20 le prime referenze in catalogo quando ad Aachen si producevano kit in metallo bianco. Forse è per questo che molti collezionisti della prima ora aspettavano con impazienza questo modello, e hanno dovuto attenderlo per anni. Oggi le tirature sono decisamente più basse e la resina costituisce il materiale migliore per una produzione di questo tipo. Delle 917/10 parliamo in un altro post (link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/04/porsche-91710-scala-143-di-minichamps.html). Stavolta ci focalizziamo sulla 917/20, e la prima versione uscita è la numero di catalogo 437 736107, che riproduce la versione Jagermeister vittoriosa alla Sudwest Pokal di Hockenheim nell\’Interserie del 1973.

Un po\’ di storia non guasterà: secondo vari esperti questa vettura sarebbe in realtà la 917/30-001, ovvero l\’esemplare a passo variabile che era servita a Mark Donohue per lo sviluppo della vittoriosa vettura Can-Am nell\’inverno 1972-73. Tra l\’altro nel programma della Sudwest Pokal, la vettura figura come 917/10…
Vic Elford non era un regolare dell\’Interserie, ma nella gara di Hockenheim, il 15 luglio 1973, ottenne la vittoria per somma di risultati, dopo un secondo posto nella prima manche e un primo nella seconda. Della 917/20 Interserie è prevista prossimamente la versione Martini, in uscita a giorni, e non c\’è dubbio che fra Minichamps, Truescale e Spark altre ne verranno fuori, nelle serie ufficiali e speciali. Limitato a soli 380 esemplari, il modello è andato rapidamente esaurito presso gli importatori (Ripa l\’ha finita in un paio di giorni, insieme alle prime due 917/10 uscite contemporaneamente). Diciamo che si tratta del classico \”modello-meteora\”, destinato ad essere ricercato dai collezionisti. Per un soggetto simile, 380 esemplari sembrerebbero davvero pochi, ma forse Minichamps ha voluto essere prudente, tanto più che lo stampo potrà essere ammortizzato a dovere con altre versioni esistenti.

[in questo blog è disponibile anche una gallery della versione Martini Interserie 1974: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/04/focus-su-porsche-91720-martini-racing.html ]

Lasciamo quindi la parola alle immagini:

Eccola qua la prima versione della 917/20 di Minichamps. Questa versione
l\’aveva annunciata Truescale ma evidentemente deve esserci stato un
passaggio di testimone.

Tutta la struttura del retrotreno è riprodotta in plastica.

Ottima la verniciatura. Questo modello si contraddistingue per la
quasi assenza di fotoincisioni.

La decorazione è in decals.

Come emerge da queste foto, il livello di finiture è molto alto.

Ricco di dettagli l\’abitacolo; le cinture di sicurezza sono in decal, ma
vengono applicate su stampi in rilievo, salvando così l\’effetto.

Ancora una vista della parte posteriore, ben dettagliata fra motore e struttura
del telaio.

La verniciatura è perfetta.

Notare il parabrezza in colore giallo trasparente, forse un po\’
troppo alto rispetto alla vettura reale.

Gli specchietti retrovisori hanno la parte interna riflettente.

Le coperture delle prese d\’aria NACA sono in plastica dipinta, così
come i supporti dell\’ala posteriore.

Il fondino è semplificato, giusto il minimo indispensabile. Ciò che resta
a vista, comunque, va più che bene.

Buon realismo per i supporti dell\’ala posteriore.

Il modello è presentato sulla classica base in plastica Minichamps
e anche la scatola è la stessa della produzione in zamac.

Solo 380 esemplari per questa prima versione della
Porsche 917/20. Già esaurito il modello presso Minichamps e presso
l\’importatore italiano Ripa.

In fotoincisione è realizzato il manettino dello staccabatteria…

…e anche il comando esterno del sistema di estinzione.

Ottima la riproduzione della ventola del motore, caratteristica
che già i collezionisti apprezzavano nelle prime 917 in zamac, di inizio anni 2000.

Precisi e netti i riempimenti in nero opaco delle varie entrate e uscite d\’aria.

Belli gli pneumatici col marchio del fabbricante tampografato.

I caratteristici cerchi della 917; dietro si intravede il disco freno fotoinciso.

Nulla da dire sul livello generale del dettaglio.

I rivetti di fissaggio dell\’ala posteriore fanno tutt\’uno con la decal
Jagermeister. Una soluzione forse non ottimale, ma bisogna pur
sempre accettare certi compromessi.

Intermezzo storico: Alfa Romeo 33TT12 1975 factory built di A.B.C.

La A.B.C. numero 11a è l\’Alfa Romeo 33TT12 lunga del 1975.

Il primo titolo mondiale vinto dall\’Alfa Romeo dopo i due successi in F.1 del 1950 e 1951 fu, come tutti sanno, il Mondiale Marche del 1975, ottenuto col modello 33TT12. Si dirà che fu un po\’ una vittoria facile, visto che ormai i principali concorrenti degli anni precedenti avevano già abbandonato il campo, e la Porsche attendeva il varo delle nuove normative tecniche, in vigore a partire dal 1976. Del resto, l\’Alfa Romeo era impegnata dal 1967 con le varie evoluzioni della 33, alcune delle quali, come la 33/2 del 1968 o la 33/3 del 1971, avevano ottenuto anche ottimi risultati, alternati a stagioni più deludenti, dovute sia a cause tecniche, sia a cause politiche. Sta di fatto che la 33TT12 fu una vettura che destò grande interesse, anche fra i collezionisti. La 33 campione del mondo figura nel catalogo 1976 di Solido, che ne ricavò un bel modello, successivamente disponibile anche nella serie dei kit. Gli appassionati del marchio francese avevano già in collezione la bella 33/3 coda lunga di Le Mans 1970, uscita nella serie 100. Logico che anche nell\’emergente mondo degli artigiani qualcosa si muovesse: fra i primi a riprodurre la 33TT12 vi fu A.B.C., il marchio di Carlo Brianza dedicato ai modelli speciali montati in resina (mentre quelli in metallo bianco venivano commercializzati in kit sotto l\’etichetta Autostile).

Le linee del modello sono ben riprese per essere uno speciale di metà anni settanta. Tutto
è in resina. L\’A.B.C. poteva rivaleggiare col Manou, in metallo bianco.

La parte posteriore è ben curata: gruppi ottici dipinti e i due tiranti simulati con due
barrette metalliche.

Quando uscì la 33TT12 di A.B.C. vi erano in catalogo già una decina di modelli: la serie era iniziata con la Fiat Turbina Sperimentale del 1954 (che fu commercializzata anche in kit), per proseguire con l\’Alfa Romeo 2300 8C, la Lancia Augusta I Serie, l\’Alfa Romeo 512 12 cilindri e altri soggetti più esotici come una Mercedes SSK e una Volkswagen Kubelwagen typ 82 del 1938. Tutta roba assolutamente inedita all\’epoca, in un mondo di collezionisti affamato di novità. L\’idea di una 33TT12 fu tutto sommato abbastanza normale: si trattava di una vettura italiana campione del mondo, una delle ultime sport prototipo nostrane dopo l\’abbandono della Ferrari nel 1973 e sicuramente sarebbe stato un modello destinato a \”tirare\”. Due le varianti proposte, la configurazione corta (catalogo 11) e quella lunga (11a). La tiratura era di circa 300 pezzi per referenza, e il costo di un montato si aggirava sulle 18.000 lire; tanto per fare un confronto, un AMR factory built della famosa serie con le scatole piccole costava in Italia fra le 45 e le 50000 lire, mentre un kit Tron andava sulle 8500 e un diecast Solido dalle 2000 alle 3000 lire.

La \”A\” della numerazione è stata aggiunta a fianco con un trapanino; anche
il numero progressivo di serie (in questo caso 71) è stato inciso con una punta
di trapanino elettrico. Non c\’è un fondino separato, tutta la parte inferiore è stampata
insieme alla carrozzeria. Il motore e il retrotreno venivano incollati a parte.

Penso che ancora oggi sia un bel modello. I cerchi sono in tornitura e sono
piuttosto somiglianti a quelli veri. Piuttosto, è la versione specifica che mi lascia
perplesso. Nell\’arco della stagione gli sponsor tecnici variavano in continuazione il loro
posizionamento, ma non ho trovato nessuna gara che corrisponda esattamente al modello
delle foto.

Gli interni sono semplificati al massimo: un volante e i sedili sono tutto ciò che si trova
nell\’abitacolo, il tutto colorato nel canonico nero opaco che imperava all\’epoca.

Lucky Step: un altro marchio di resincast 1:18

Di imminente uscita, distribuiti in Italia da Miniminiera, i Lucky Step, modelli che si collocano nell\’ormai ben nota nicchia dei resincast in scala 1:18. La scelta verte su soggetti moderni (con qualche concessione agli anni settanta), soprattutto di vetture speciali, come certe AMG o Ruf. La produzione sarà quasi sempre di 1000 esemplari. Ecco la lista delle uscite di quest\’anno:

LS001A Range Rover 1986 Series 1 (verde, aprile)
LS002A Triumph TR6 (verde, aprile)
LS003A Rezvani Beast (rosso, aprile) – solo 500 esemplari
LS004A Mercedes ML63 (argento, maggio)
LS005A AMG Hammer Widebody 1988 (nero, giugno)
LS006A Mercedes ML55 (argento, giugno)
LS007A De Tomaso Mangusta (arancione, luglio)
LS008A TVR Sagaris (rosso, luglio)
LS009 Mercedes C111 (arancione, agosto)
LS010A Lotus 14 Elite (verde, agosto)
LS011A Ruf RTR (blu-nero, ottobre)
LS012A Ruf Dakara (blu, dicembre)
LS014A Maserati Levante S 2016 (blu, luglio)

Dalla presenza delle \”A\” nella numerazione di catalogo si evince che seguiranno altri colori per quelle vetture che lo permettano. La Mercedes C111 non può essere ovviamente prodotta in altre colorazioni. Il numero 13 è stato espunto per ragioni scaramantiche?

Focus su: Ferrari 365 P2 Berlinetta Drogo Elefante bianco Le Mans \'67 Tecnomodel 1:18

 

Prosegue la serie Tecnomodel Mythos in scala 1:18, che propone famose Ferrari del passato. Questa gamma, che si caratterizza per alcuni tratti tipici di una certa produzione cinese, riscuote un discreto successo, anche perché i soggetti sono spesso inediti e proposti a prezzi tutto sommato competitivi (circa 230 euro al pubblico). Dopo aver completato la serie delle Ferrari 512 S coda lunga di Le Mans 1970, Tecnomodel esce con la 365 P2 Berlinetta Drogo, meglio nota come \”Elefantino bianco\”. Due-parole-due sulla vettura reale: dopo aver subito notevoli danni alla 12 Ore di Sebring nel 1966, il telaio 0838 fu ricostruito e ricondizionato con un\’inedita carrozzeria dovuta a Drogo e consegnata al NART in tempo per la 24 Ore di Le Mans; la coda della vettura ricevette due derive sulle quali venne dipinto un elefante bianco. Con Masten Gregory e Bob Bondurant al volante, la 365 P2, contraddistinta dal numero di gara 18, non vide l\’arrivo; il NART la riportò a Le Mans l\’anno seguente, stavolta affidata a Ricardo Rodríguez (nessuna parentela con i due fratelli messicani) e Chuck Parsons. Anche la seconda uscita dell\’ \”Elefante bianco\” si concluse con un ritiro.
Tecnomodel ha proposto entrambe le versioni corsa (Le Mans 1966 e 1967) oltre ad una configurazione \”press\” 1966, priva dell\’appendice aerodinamica posteriore. Le differenze da un anno a un altro sono ben rispettate, il modello è un resincast senza aperture e in questo thread vi mostreremo la versione di Le Mans 1967. Direi che si tratta di un modello piuttosto bello, equilibrato, di sicuro effetto in una vetrina, pur con qualche pecca che si poteva facilmente evitare. Ricordo che a breve uscirà, sempre in scala 1:18, la Ferrari 312 PB coda lunga 1973 in varie versioni.

Ognuna delle tre versioni della Ferrari 365 P2 Drogo di Tecnomodel in
scala 1:18 è limitata a 250 esemplari numerati.

Questa è la vettura di Le Mans 1967: le proporzioni e le forme sono
senz\’altro ben interpretate.



Ottimo il livello di verniciatura; la carrozzeria è ben progettata, con
incisioni precise e definite.

Le numerose uscite d\’aria sono realizzate in trompe l\’oeil, ma l\’effetto
è gradevole perché gli sfoghi sono sufficientemente profondi e il
riempimento di colore nero realizzato con notevole precisione.

Le cornici dei vetri laterali (e anche di quello posteriore) sono comprese
nell\’acetato e includono la riproduzione dei rivetti. L\’effetto è accettabile.

Appunto, stessa tecnica per l\’applicazione del lunotto posteriore.

La cornice del deflettore vetro è realizzata in fotoincisione.

Numerosi particolari applicati con ottima precisione.

Il cerchio, in resina, è molto bello, tranne il gallettone, un po\’ grossolano; ben realizzati gli pneumatici, con spalla e scolpituracorrette e scritta Goodyear tampografata. Si sarebbe potuto includere il cratteristico filetto blu.

Le griglie sull\’anteriore erano più fini sulla vettura reale.

Una specie di sistema elettrico riprodotto in fotoincisione
campeggia ai piedi del sedile passeggero. Decisamente
poco realistico, nella sua piattezza. E\’ comunque presente
la centralina Dinoplex gialla, non visibile in foto.

Di buon effetto l\’anteriore.

Qui c\’è qualcosa che non torna: la botolina ovale non trova riscontro nella realtà. Sulla vettura
erano presenti due sportellini di forma rettangolare, a destra e a sinistra.

Le luci di illuminazione dei numeri sono troppo piatte; sarebbero stati
forse più realistici dei pezzi in plastica cromata invece delle
fotoincisioni.

La parte posteriore è molto convincente, belli i gruppi ottici.

In fotoincisione il fermacofano, così come il gancio nero, che in realtà
era in gomma; qui è riprodotto – con tutti i suoi limiti – da una fotoincisione.

Un po\’ semplificati i tappi serbatoio. Le decals sono ben stampate e applicate con cura.

Il numero nero è corretto; durante le prove la vettura aveva bolli neri
con numeri bianchi, giudicati non conformi dai commissari tecnici dell\’ACO.



La scritta \”P2\” in realtà non era nera ma rossa. Vedere per esempio F.Hurel, Ferrari au Mans Sport & Prototypes 1961-1967, Editions Speed, Le Mans 2008, p.133.

Un po\’ semplificato il tergicristallo in fotoincisione, ma applicato in modo pulito.

Il volante non presenta parti fotoincise ma è sufficientemente realistico.

Per gli interni si poteva fare forse di più; i vari comandi del cruscotto,
comprese le varie levette, sono riprodotte con una decal. Belle le cinture di sicurezza
in tessuto e parti fotoincise.

Molto realistici anche i gruppi ottici anteriori.