Da Denis Carrara una serie limitata di Alfa Romeo SE048 Gr.C (kit Remember)

Sfruttando gli ultimissimi kit Remember disponibili, Denis Carrara ha realizzato una serie limitata di montaggi dell\’Alfa Romeo SE048 Gruppo C (1988), vettura di cui negli ultimissimi anni sono emersi sempre maggiori dati, dopo un lungo periodo di oblio. Come molti già sapranno, si tratta di un prototipo giunto ad un avanzato stadio di costruzione, che però venne bloccato dal Gruppo Fiat, poco interessato alle gare endurance, dopo l\’esperienza di qualche anno prima con la Lancia LC2. L\’Alfa SE048 era spinta da un motore V12 Ferrari, derivato dall\’unità di Formula 1.

Due Alfa Romeo SE048 Gruppo C (Remember kit) montate da Denis Carrara in edizione limitata di otto pezzi. 

Una ricerca del dettaglio anche nella presentazione contraddistingue questi montaggi di Denis Carrara su kit di altri produttori. 
Rispetto al kit Remember sono stati migliorati i fari (ora correttamente rettangolari con la freccia in basso), il tergicristallo e diversi altri dettagli. 

Questi modelli su base Remember rientrano nella serie Carrara dedicata ai montaggi su basi di altri produttori. In un recente passato c\’erano state alcune realizzazioni su base Yow Modellini, seguite ora dall\’Alfa di Gruppo C, che rispetto al kit standard presenta diverse migliorie e aggiunte: interni rivisti e corretti, nuovi fari, nuovo tergicristallo e tanti altri particolari sostituiti o ricostruiti. I modelli sono montati su base in legno con stemmino Alfa e hanno la scatola specifica degli Special Built di Denis Carrara.

Rispetto al kit standard, l\’Alfa SE048 montata da Denis Carrara è stata arricchita di diversi particolari, quali fari più esatti, dettagli dell\’abitacolo e altri piccoli dettagli. I modelli sono presentati su una base in legno, con vetrinetta e scatola specifica.

Rassegna stampa: Four Small Wheels 02/2014

Non delude mai il classico FSW, e anche questo secondo numero del 2014 è ricco di spunti interessanti. La rivista presenta un interessante articolo di Mark Dixon che recentemente ha visitato gli stabilimenti di Spark in occasione del GP di Macao. Si tratta di materiale inedito e di un articolo molto fresco e originale su una realtà che ormai viaggia sul ritmo del milione di modelli prodotti ogni anno. Un \”bonus\” graditissimo per una rivista che di solito non propone articoli extra oltre al tradizionale test build e all\’angolo di approfondimento storico. Un po\’ di anni fa era diverso, e non era raro leggere visite e interviste ai vari produttori. Suggestiva anche alla gallery su alcune delle cose più interessanti viste a Norimberga e a Rétromobile. Il test build è stavolta opera di Richard Loveys, che parla dell\’Aston Martin Coal Scuttle 1915 di SMTS, da poco disponibile in kit. Nella sua sezione storica, David Blumlein abbandona per una volta la 24 Ore di Le Mans per focalizzarsi sulla Sunbeam 350HP, ispirato dal fatto che la vettura reale è stata esposta nel febbraio di quest\’anno a Rétromobile. Per il resto, come al solito, dense e talvolta ficcanti recensioni di modelli, libri e accessori.

Bene così. Anche se mi rendo conto che possa non corrispondere ai gusti di una certa modernità (solo italiana?), FSW resta qualcosa di inimitabile e di estremamente gradevole, da attendere con impazienza mese dopo mese. Se non siete già abbonati, abbonatevi. E\’ l\’unico consiglio che mi sento di darvi.

Storia (di fine anni settanta) di un paio di A112 (seguito della prima puntata)

…pubblicata ormai qualche tempo fa (vedi a questo link ). Si trattava, riassumendo, della storia della famosa A112 Abarth blu di Mario Carafa (meglio mariocarafa, vedi precedenti…). Come avete letto nel primo episodio il nostro mariocarafa, alias \”Rainbow\” era uno dei protagonisti delle corse turismo di fine anni settanta. Giovane bancario, era collega di mio padre ed era uno degli abituali frequentatori – il sabato pomeriggio – del negozio di Luciano Rocchi in Via Vittorio Emanuele II a Firenze. Facciamo un passo indietro rispetto alla vettura del \’79 che vi avevo mostrato nell\’altro articolo. Come sapete già, quella era stata acquistata usata dal Nesi di Firenze e preparata in modo sempre più meticoloso e professionale dal Giani, che allora aveva l\’officina in Via Masaccio (oggi ce l\’ha in Via Maragliano), dopo che la prima A112, sempre blu scura, era andata distrutta in un incidente nella prima parte della stagione 1979. Con quella A112, incidentata nel 1979, Rainbow aveva disputato tutta la stagione 1978. Acquistata nuova sempre dal Nesi e preparata dal Giani, era una vettura molto competitiva, anche se forse le mancava qualcosa rispetto alla concorrenza. Cosa le mancasse, Mario lo capì all\’ultima gara della stagione, che ebbe l\’occasione di correre al volante di un\’altra A112, preparata da Giuliani, visto che la sua vettura era indisponibile per… incidente. Cosa avesse in più l\’A112 di Giuliani rispetto a quella del Giani, Mario lo capì subito fin dalla prima messa in moto. Insomma, non si trattava semplicemente di una differenza di… lettere nei cognomi dei relativi preparatori.

L\’A112 Abarth preparata dal Giani, utilizzata da Rainbow nella stagione 1978. Primo risultato di rilievo nella seconda gara, Orvieto: 3° di classe 1150cc del Gruppo 1.  Questa prima A112 blu fece una brutta fine dopo poche gare del 1979, per essere sostituita da una vettura identica. 

La differenza stava nel rumore ad auto ferma col motore acceso. L\’A112 di Giuliani faceva un rumore di rottame, ma era esattamente ciò che era necessario per ottenere poi le prestazioni ideali a certi regimi. Con nell\’orecchio ancora quello strano rombo che nulla aveva di \”rotondo\”, Mario e il Giani si misero a ricercare la giusta fasatura nella loro A112, e l\’auto divenne davvero competitiva per il 1979. Questi e altri ricordi possono affiorare in un incontro con l\’inossidabile \”mariocarafa\” (tuttattaccato come lo diceva Luciano Rocchi), in cui arrivano due modelli che rappresentano quel 1978 ormai lontano, ma che nei ricordi di un ragazzino è ancora straordinariamente presente.

…ed ecco l\’A112 di Giuliani, presa in prestito per l\’ultima gara del 1978, la salita Amalfi-Agerola. Lo strano rumore della vettura da ferma fu utilissimo per capire i segreti delle A112 più competitive… A volte anche l\’orecchio vuole la sua parte!

Come al solito si tratta di realizzazioni singole, ad hoc, in questo caso sulla base Arena, direi piuttosto valida (sulla quale sono stati ricavati i vetri termoformati; le cornici dei vetri originali sono state poi normalmente incollate dall\’esterno). E\’ ciò che riesce a fare la differenza fra una giornata qualunque, magari anche un po\’ grigia in questo marzo fiorentino ritornato freddo, e una giornata in cui anche un quarto d\’ora di relax e di ricordi con una persona che ha avuto un ruolo nella tua vita riescono a rendere le preoccupazioni un po\’ più leggere. Ho sentito il bisogno di richiamarlo nel pomeriggio, Rainbow, per dirgli che i suoi modelli, montati da lui, sono riusciti a emozionarmi. Come non succedeva da tempo, direi. E questo è ciò che conta, non solo nel collezionismo.

Gallery: Laudoracing Model Fiat Uno Turbo i.e. 1987

Se ne parla da molto tempo, ma finora pochi hanno avuto l\’opportunità di vederli dal vivo. I Laudomodel, scala 1:18, rappresentano la risposta di soggetti italiani a ciò che da qualche anno sta proponendo OttOmobile e recentemente anche il marchio GT Spirit, affiliato, come ognuno sa, a OttO. I primi due modelli scelti da Laudomodel, fabbricante che ha sede in Francia (precisamente in Alsazia) sono la Uno Turbo del 1987 e l\’Alfa Romeo 75 V6 3.0. Pubblichiamo stavolta alcune foto della Uno, sperando di avere il tempo di mostrare nei prossimi giorni anche la 75. Entrambi i modelli sono realizzati in serie numerata a 1000 esemplari.

La concezione generale non si discosta da quella già nota di OttOmobile. Tutta resina, nessuna parte apribile, linee corrette (elaborate al computer), quasi niente fotoincisioni, dettagli realistici. 

OttOmobile ha fatto scuola e ora grazie a Laudoracing, anche gli appassionati di auto italiane anni settanta/ottanta e novanta possono sognare. Il terreno è praticamente vergine, nella scala 1:18. 

I vetri sono incollati singolarmente dall\’esterno. L\’assetto è corretto, tutte le forme sono ben rispettate. 

La scocca è interamente di resina, con un numero estremamente limitato di pezzi. Il resto lo fa l\’accuratezza della finitura. 

Ottima l\’accoppiata cerchi-gomme. Molto fine e realistica anche la verniciatura. 

Da questa foto di possono ammirare parte degli interni. Le decorazioni rossonere delle tappezzerie sono ottenute con decals. 

La meccanica del pianale è semplificata al massimo, ma non è certo questo tipo di dettaglio che ci si aspetta da un curbside come questo. 

Altra vista che mette in evidenza le proporzioni azzeccate della Uno Turbo di Laudoracing Model. 

I tergi sono in plastica, ma su questo tipo di vettura la resa è sicuramente ideale. Bellissimi i gruppi ottici, sia posteriori sia anteriori. 

Non ho notato particolari pecche di finitura. Reggeranno le incollature dei vetri (soprattutto anteriore) a lungo tempo? Ho qualche dubbio. 

Molto fini le incisioni nella carrozzeria. 

Realistico il battistrada delle gomme, realizzate in un materiale piuttosto duro. 

Insieme al modello sono fornite delle decal supplementari dei loghi. 

Una vista dei gruppi ottici posteriori. Difficile fare di meglio. 

I paraurti fanno tutt\’uno con la carrozzeria, ma l\’ottimo livello di verniciatura (nero semilucido) rende bene l\’effetto di stacco. 

Da Sebring: alcune Porsche del passato in esposizione

Come ogni anno, il padiglione all\’ingresso del paddock è dedicato all\’esposizione di alcune auto storiche di un certo pedigree. Quest\’anno è toccato anche – fra l\’altro – ad alcune vetture appartenenti al team Brumos, storica presenza nel campionato IMSA. Ecco una carrellata su ciò che si trova esposto. Nota a margine: nessuno ha mai correttamente riprodotto il caratteristico rivestimento dei sedili delle vetture utilizzate da Peter Gregg, in tartan verde. La Lola T70 è quella originale di Mike De Udy.

Da Sebring: oltre al lavoro un po\' di modelli?

Stavolta non ci saranno troppi post da Sebring, anche perché il lavoro da svolgere qui non mi permette troppe disquisizioni.
Solita gente, sicuramente un posto dove andare almeno una volta nella vita; quando ci sei stato una dozzina di volte, forse non fa più lo stesso effetto, ma il fascino resta immutato. Forse in questo periodo non ho molta voglia di parlare di modelli, nonostante che il mercato offra molti spunti di notevole interesse. Con l\’uscita imminente del primo numero di Modelli Auto sono anche curioso di come il pubblico accoglierà questa rinata pubblicazione, che si è cercato di rinnovare e di rendere più interessante, anche col mio modesto contributo. Certo, restano ancora alcuni punti da svecchiare, ma si spera che in un immediato futuro si possa fare qualcosa di ancora migliore. Per il momento, il numero 1/2014 è quasi in edicola e per il resto si vedrà. A Sebring, le novità sono ovviamente di ben altro genere, non modellistico. Per quanto riguarda i nostri modelli, invece, non molto da segnalare, tranne una bella scelta di Spark (anche piuttosto recenti) a metà prezzo in dollari (si parla quindi di $55 da dimezzare) e di una serie di factory built DVA piuttosto belli, proposti a $180. Non male, e qui comunque il pubblico in grado di apprezzare e di sfruttare l\’occasione non manca.
Per il momento godetevi questa immagine fugace, catturata all\’uscita del tornantino durante le libere del giovedì pomeriggio. Se avrò tempo pubblicherò ancora qualcosa, sennò ciccia.

Da Ginevra: gallery Porsche 919 Hybrid LMP1

Stamani alle ore 8.20 (!) è stata ufficialmente presentata a Ginevra la nuova Porsche 919 Hybrid di classe LMP1. Ecco una piccola gallery di immagini (foto David Tarallo / Cécile Altot).

Una certa scuola inglese: Auto Review Book (per tacere di due Skoda e una Polonez)

So che sono \”antico\” e che la tendenza dell\’editoria si muove verso tutt\’altra direzione, ma provo una certa nostalgia per il modo anglosassone di intendere alcune pubblicazioni specializzate, un modo che non esula dalla branca dell\’automodellismo. Oggi che Modelauto Review ha cessato le pubblicazioni cartacee (dal 2014 è disponibile – gratuitamente – solo su Internet) e che Pit Road è soltanto un lontano ricordo, tanto per citare due testate classiche in questo ambito, spetta al vecchio Four Small Wheels portare avanti uno stile tipicamente inglese, fatto di molti contenuti e di una grafica inconfondibile. Ma non c\’è il solo FSW a perpetuare questa cultura dei margini ridotti e dei caratteri minuscoli, della foto anche brutta se storicamente importante e della particolare impaginazione che farebbe rabbrividire certi fautori dell\’apparenza a tutti i costi. Ho citato Modelauto Review, che negli anni ha pubblicato una serie di opuscoli di 32 pagine dedicati soprattutto alla documentazione di vetture reali, ma non mancano numeri monografici di argomento modellistico, come il numero 82 (\”Handbuilts and kits – Scale model vehicles made in Britain\”) e il numero 95 (\”Plastic kits made in Britain\”).

Si tratta di qualcosa che dalle nostre parti difficilmente potrebbe essere capito, ma in particolare il primo dei due titoli risulta utilissimo, perché vi sono censite in ordine alfabetico diverse centinaia di marche dell\’automodellismo artigianale inglese, dalle più note alle più oscure. Vi sono inoltre estratti di articoli sulla storia di alcuni di questi produttori, provenienti da vecchi numeri di Modelauto Review. E la serie dei titoli continua tutt\’oggi, visto che Rod Ward, fondatore della rivista e già proprietario del negozio Modelauto di Leeds (chiuso da diversi anni) ha deciso di riprendere le pubblicazioni dopo un periodo di interruzione.

Questi due quaderni mi sono arrivati in settimana, proprio mentre – paradossalmente – stavo frequentando la prima edizione del corso di comunicazione sportiva organizzato da ACI all\’autodromo di Vallelunga. Un bel paradosso, visto che dopo quel corso in cui si è parlato per ore del rapporto fra comunicazione (e/o informazione) e nuove tecnologie, mi sono trovato a sfogliare questi due deliziosi libriccini, ai quali – nel più autentico spirito old fashion – avevo aggiunto nell\’ordine anche due o tre vecchissimi modelli prodotti nella ex Cecoslovacchia e in Polonia (nella foto sotto, le scatole di due Skoda 120 LS della Miniauto e di una Polonez di Estetyka).

Sono modelli che fanno parte del vecchio stock di Modelauto, e credo che ormai siamo in due o tre in Europa – se non nel mondo – ad interessarci di roba di questo genere. Eppure. Eppure, questi modelli, accompagnati dalla lettura di quei due titoli, prendono tutto un altro significato. Hai visto mai che decida di rispolverare il famoso tavolino di vetro?

Rinnovato il sito di Carrara Models

Proprio in questi giorni è stata messa on line la nuova versione del sito Carrara Models, ora più chiaro nella suddivisione dei contenuti. La presentazione dell\’intera produzione è ora più razionale e di facile navigazione. Fra le novità, alcune sezioni inedite, come quella delle serie speciali di kit montati su basi di terzi e una simpatica rubrica \”diary\” che si spera possa crescere costantemente con foto e news più \”immediate\”. Il sito conserva il solito indirizzo http://www.carraramodels.com

Rassegna stampa: Four Small Wheels 01/2014

La gloriosa rivista di GPM affronta un\’ennesima stagione, forte della sua immutabilità che in questo caso costituisce un indubbio pregio. Diverse novità dopo la pausa natalizia (e nel prossimo numero ci saranno inevitabili cenni a Norimberga e Rétromobile). Le editor\’s choices propongono l\’Alfa Romeo 6C 2300 Gran Sport di ABC, la Ferrari F150 laFerrari in kit 1:24 di Tamiya, il telaio della Maserati Birdcage di CMC e il libro Targa Florio 1955-1973 di Ed Heuvink con le foto di Bernard Cahier. Un bel fritto misto, che meriterebbe un qualche approfondimento, soprattutto il libro. Quanto al telaio della Birdcage, siamo in presenza di un\’evidente necessità di sfruttare al massimo le risorse a disposizione. Va bene che, di suo, l\’intricata matassa di tubi della Tipo 61 è sempre motivo di grande interesse, ma personalmente non so, mi sa sempre di aria fritta e rifritta come quelli che dopo aver rotto un modello, lo mettono in vetrina nella configurazione incidentata… Un po\’ una cosa così. So che il paragone non è calzante, ma come diceva il buon vecchio P. Caporali, mio professore di filosofia, omnis explicatio claudicat. E questa roba è abbastanza claudicante. Andiamo avanti. Torna dopo qualche numero di assenza la rubrica del test build di Wayne Moyer, che si focalizza stavolta su un prodotto di casa nostra, l\’Alfa GTA Trans-Am di Arena. E\’ una descrizione molto particolareggiata sui pregi (e anche sui pochi difetti) di questo kit, che non nasconde le proprie origini dal modello BO-G ma che se ne stacca ovviamente in modo deciso, con soluzioni adeguate alle esigenze moderne e alle rinnovate tecniche di fabbricazione. Nella rubrica delle segnalazioni librarie, sceglierei l\’edizione riveduta e ampliata di quello che è diventato ormai una specie di classico, \”The Bahamas Speed Weeks\” di Terry O\’Neil.

Foto nuove, materiale inedito che si aggiunge a un già validissimo libro e una sezione sulle rievocazioni moderne che soddisferà certo l\’organizzatore ma che a modellista importa fino a un certo punto. Ma bisogna pure ammettere che non esiste solo la visione del modellista-collezionista. A volte tendiamo ad essere un po\’ modellocentrici e questo è comunque un errore. Più corta stavolta (mezza pagina) la rubrica sulla storia di Le Mans di David Blumlein, che stavolta traccia la storia della Moynet XS, ispirandosi al kit di JPS. C\’è questo e molto altro, nel primo numero del 2014 di Four Small Wheels, che – non mi stancherò mai di ripetere – resta a mio avviso la rivista più onesta e obiettiva per quanto riguarda le recensioni dei modelli.