Un commento sul catalogo 2013 di Spark (aggiornamento del 16 febbraio)

La copertina del catalogo 2013 di Spark è per l\’Audi R18 e-tron Quattro LMP1.

 Da alcuni anni il catalogo Spark, che esce nel periodo di Norimberga, è uno dei più attesi fra i grandi produttori. E a parte le promesse che a differenza di altri marchi vengono raramente disattese (al massimo si sconfina all\’anno successivo), quello che caratterizza questa pubblicazione è un taglio più \”personale\”, con un corto testo alla fine, dal quale si capisce come la mentalità sia ancora – in un certo senso – artigianale, almeno comparata con i cataloghi di altre case, che puntano sui lustrini, ma senza un reale sforzo di mettersi in comunicazione con i collezionisti. Ecco, se c\’è qualcosa che caratterizza le mosse commerciali di Spark, è proprio un maggiore sforzo di comunicazione con gli appassionati, che dimostra come il produttore franco-cinese abbia ben definiti i propri target di mercato. E\’ quasi come se certi meccanismi restassero quelli dell\’artigiano, pur con tutti i benefici di una struttura puramente industriale. Ciò accade nei prodotti e ciò accade anche nella strategia di comunicazione. Nessun altro produttore inserirebbe nel proprio catalogo un richiamo diretto all\’ormai famosa polemica con AutoArt; Spark sì, e lo fa con un senso di passione ruspante, che non può manca di fascino antico. Del resto la sapiente commistione di nuovo e moderno è all\’origine del successo di Spark.
Vediamo quali sono, per sommi capi, i progetti per l\’anno in corso. Grande e crescente attenzione verso l\’1:18, che forse non a caso apre il catalogo: fra i soggetti previsti, varie LMP1 e LMP2 contemporanee ma anche soggetti di eccezionale interesse per questa scala, quali la Porsche Carrera RSR di Le Mans 1973 o la Matra-Simca MS630, per non parlare di una coppia di Alfa Romeo 8C di Le Mans 1932 e 1933 (la vettura di Nuvolari). Nell\’1:43, Porsche e Le Mans sono fra i temi portanti, con diverse varianti inedite o in parte inedite, e si attende il debutto della 934, che all\’inizio sarà proposta nelle versioni LM76 #58, LM79 #82, LM79 #84, LM76 #65, LM77 #56; è ovviamente il solito trionfo delle altre sorelle della 911, dalla 911SC alla 930, fino alla 935, proposta in due versioni molto belle e interessanti: la Vegla di Le Mans 1980 #49, che si differenziava dalle altre per una diversa disposizione dei radiatori laterali, e la Sermati sempre di Le Mans 1980, con un frontale di diverso disegno (qualcuno ricorderà il transkit Graphyland su base Solido – e, sì, chissà come saranno contenti quelli di Renaissance); il resto è un pullulare di coloratissime Rondeau, Sauber, Toyota, Venturi… le Gebhardt passano da Bizarre a Spark, e poi ancora diverse BMW 3.0 CSL, sempre di Le Mans. Tornando per un attimo alla Porsche, è annunciata anche la 910, in particolare in una intrigante versione del Tour Auto 1969. Nel settore Formula 1 continua il filone recentemente intrapreso delle Alfa Romeo, affiancate da vere e proprie \”chicche\”, come le Amon, l\’Arrows AF1, le prime Copersucar, le Beatrice-Lola, alcune Ligier e l\’Ensign del 1973 di Rikki Von Opel… E questo, tanto per lasciar perdere altre cose, tipo la McLaren M29, o le tantissime monoposto degli anni sessanta che continuano una saga iniziata ormai alcuni anni fa. Ah, dimenticavo: Rial, Shadow, Surtees, alcune Tyrrell, Minardi e perfino la Lambo, che si rivede così in 1:43 dopo una lunga parentesi. Sciala popolo. Proseguirà poi la serie delle vincenti a Daytona, e fra le più interessanti si possono segnalare la March 83G Kreepy Krauly del 1984 o la Porsche 907LH del 1968. Per gli appassionati degli USA, continuano le Can-Am ma anche le vetture IMSA (si rivede la March 83G Red Lobster, ma anche la March 86G a motore BMW).

La NASCAR, tema appena \”assaggiato\”, sarà ovviamente sfruttato molto nei prossimi anni, e già dal 2013 si annunciano alcune versioni della Ford Torino, oltre ad altri soggetti molto attesi dagli specialisti. Non mancheranno le vetture americane stradali (Camaro Z28 in primis) e anche quelle europee. Non sarà trascurato neanche il settore dei rally e ora che Spark ha a disposizione lo stampo della VW Golf, seguirà tutta una serie di vetture più o meno ufficiali del Rally Montecarlo, che si accompagneranno a Renault 5 Turbo, Porsche 904, Audi Quattro Gr.S prototipo 1986… Non mancheranno dream car, furgoni (come il Fiat 242 Lancia Martini, soprattutto per certi monomaniaci) e varie \”special\”. Le prime novità sono già in distribuzione, senza contare tutte le varie edizioni per gli importatori, distributori, team, sponsor, organizzatori e piloti.

Postilla del 16 febbraio: Grand Prix Models ha reso un ottimo servizio agli appassionati, rendendo disponibile on line il catalogo Sparl 2013 in formato pdf: http://www.grandprixmodels.com/emailimage/sparkcat2013.pdf

Da Madyero una nuova serie di Porsche 935 e 934/5

Due nuove Porsche 934/5 IMSA da Madyero: a sinistra
la vettura campione Trans-Am 1977, a destra la vettura
terza classificata alla 12 Ore di Sebring 1977. 

Dopo un periodo di interruzione, dedicato alla realizzazione di altri progetti, Madyero è tornato sul suo tema preferito, ossia le Porsche da competizione degli anni settanta e ottanta. Appena uscita nella serie standard (catalogo K34) la 935 Gr.5 Kremer sponsorizzata da Adolphe Lafont che si aggiudicò la 6 Ore di Misano Adriatico 1978 con Bob Wollek e Henri Pescarolo. Si tratta di una versione completamente inedita, che fa da pendant con la versione Fisons di Le Mans, già riprodotta in un recente passato, oltre che da BAM, dallo stesso Madyero e da… Spark, tanto per cambiare! Si tratta di un montaggio particolarmente accurato, impreziosito dalla presenza di vetri a scorrimento, roll bar completo, vere cinture di sicurezza (non decals) e altri piccoli particolari in grado di soddisfare gli appassionati. Madyero non dimentica neanche l\’IMSA e propone come montaggi \”una tantum\” (o in serie limitatissima) un paio di Porsche 934/5 Brumos, in versione Sebring 1977 (terza classificata con Jim Busby e Peter Gregg) e campione Trans-Am 1977 con Peter Gregg. Uscita anche una 935 IMSA standard, sempre di Brumos, partecipante alla 24 Ore di Daytona 1978. Tornando alle 935 \”europee\”, da segnalare infine un trio di Porsche 935 Gr5 GELO di Le Mans 1979 (particolarmente interessante la versione con le \”minigonne\” laterali.

Bob Wollek e Henri Pescarolo si divisero questa Porsche 935 del Kremer Racing vincendo la 6 Ore di Misano Adriatico del 1978. Si tratta della vettura che a Le Mans nello stesso anno corse con lo sponsor Fisons. 
Porsche 935 IMSA Brumos, 24 Ore di Daytona 1978. 

Una delle tre Porsche 935 Gr5 iscritta da Georg Loos alla 24 Ore di Le Mans 1979. Disponibili anche le altre due versioni. 

"Tutte le Porsche" (Giorgio Nada Ed.), recensione di Claudio Govoni

Giorgio Nada editore, specializzato in titoli sul mondo automobilistico, ha
recentemente edito un ideale complemento al suo \”tutto Ferrari\”, già in
catalogo da qualche tempo.
Il nuovo volume si intitola \”tutte le Porsche\”.
Come il precedente dedicato alle auto di Maranello, questo libro vuole essere
una guida all\’intera – o quasi- produzione di Zuffenhousen.
Il libro si presenta come un tascabile in bossura, di forma quadrata, stampato
su carta satinata di discreta qualità.
Il formato non immenso lo rende pratico e comodo persino se qualcuno se lo
volesse portare appresso a una mostra o a un museo (…magari a Stoccarda).
Consta di 392 pagine.
La struttura del volume è quella familiare a chi ha già avuto modo di
sfogliare l\’omologo dedicato alle rosse.
Si parte dall\’indice, organizzato per anno, seguito da una breve prefazione e
quindi le pagine dedicate alle vetture.
Ogni vettura viene presentata su due facciate.
Nella facciata sinistra viene riportata una piccola foto dell\’automobile di
cui si parla e una scheda tecnica abbastanza completa.
Nella facciata destra viene riportato un disegno al tratto dell\’automezzo
(sempre rigorosamente il profilo sinistro) e la storia dello stesso.
Sono trattati tutti i modelli Porsche prodotti regolarmente dal 1948 alla fine
del 2012, tutte o quasi le gt e le sport-prototipo che hanno corso nei
principali campionati e alcuni dei prototipi e delle vetture-laboratorio più
significative.

Non vengono trascurate neppure quelle auto non costruite direttamente dalla
porsche, ma da essa motorizzate o sviluppate in stretta collaborazione, come ad
esempio la McLaren TAG-P01 del 1983/84, la Dauer 962 del 1994 o la Riley MK XX.
Le ultime otto pagine sono dedicate a un elenco di alcune delle principali
vittorie Porsche nei vari campionati.
Il libro è senz\’altro un testo consigliabile sia agli appassionati del marchio
che a chi, interessandosi di motori in generale, vuole approfondire la storia
della casa tedesca senza, tuttavia, sviscerare ogni singolo aspetto di un
particolare modello.

Utile guida di riferimento anche per il modellista, anche se, in questo campo,
l\’utilità è più ridotta a causa della limitatezza del materiale iconografico
contenuto.
I testi sono affidabili e non sono stati rilevati errori di particolare
entità.
L\’unica seria critica che si può muovere al volume riguarda l\’organizzazione
dell\’indice.

Sarebbe sinceramente stato più utile un doppio indice sia organizzato per anno
che analitico. Se non si sa in che anno è stato presentato il modello di cui
interessa leggere la storia, infatti, l\’indice cronologico costringe a
un\’estesa ricerca.

Arrows-Cosworth A3 F.1 1980 di Marsh Models

Riccardo Patrese con l\’Arrows-Cosworth A3 F.1 nel 1980.

La A3 costituisce un modello importante nella storia del costruttore inglese Arrows. Progettata da Tony Southgate e Dave Wass per la stagione 1980, dovette rimpiazzare la poco convezionale ma anche poco competitiva A2 che aveva disputato la seconda parte del campionato di F.1 1979, dopo che il team aveva impiegato nei primi Gran Premi un\’evoluzione della A1 del 1978, denominata A1B. Il concetto alla base del progetto A3 faceva qualche passo indietro verso una ben maggiore convenzionalità, secondo i dettami più usuali delle wing car allora in voga. Ne uscì una vettura dalle linee semplici e pulite, con le ali di dimensioni limitate visto il limitato carico necessario a integrare il sistema a effetto suolo nella parte inferiore. Come al solito, la motorizzazione era assicurata dagli 8 cilindri Ford Cosworth, provvisti di cambio Hewland. Prima guida del team fu confermato Riccardo Patrese, che era arrivato in Arrows all\’inizio del 1978, dopo l\’anno del debutto con la Shadow. A fianco di Patrese restò anche Jochen Mass, che era approdato al team inglese nel 1979, dopo una poco felice esperienza con l\’ATS.
L\’Arrows A3 non è sfuggita nel tempo alle attenzioni dei più conosciuti produttori di F.1: prima ci fu FDS, che nei primi anni ottanta riproduceva sistematicamente la quasi totalità delle griglie dei Gran Premi; poi la francese Tenariv con un classico kit in resina. Recentissimamente, Marsh Models, allontanandosi un po\’ dai suoi soggetti abituali, ha deciso di includere la A3 del 1980 nel proprio catalogo, proponendola sia in forma di kit sia in forma di factory built, col numero di catalogo MM223. La versione prescelta è quella del GP USA West a Long Beach, dove Patrese ottenne il miglior risultato della stagione, con uno straordinario secondo posto, mentre Mass concluse settimo, appena fuori dalla zona punti.

Questa foto, tratta dal libro Velocità & Rally 1980, testimonia i tre errori che penalizzano un po\’ questa A3 di Marsh Models: colore errato del rollbar, assenza del piccolo parabrezza anteriore, mancanza della scritta Willans sulle cinture di sicurezza. Tutte cose in teoria facilmente rimediabili, ma ci si chiede per quale motivo si debbano mettere le mani su modelli così costosi. Penso che la foto sia addirittura proprio del GP Usa West, cui fa riferimento il modello Marsh. Chi monta il kit potrà facilmente correggere gli errori del factory built. 

Come vedrete dalle foto, il factory built è decisamente un bel modello, che testimonia cosa si possa ricavare con un buon montaggio. Purtroppo il modello è penalizzato da alcuni difetti, per la verità tutti rimediabili ma sinceramente fastidiosi su un prodotto non certo economico come questo (sono necessarie circa 170 sterline, mentre il kit costa sulle 62-63 sterline). Nei programmi di John Simons vi è anche la A3 del 1981, quella arancione, sponsorizzata dalle Ceramiche Ragno e gommata Michelin, pilotata da Patrese e Siegfried Stohr.

Quasi contemporaneamente a Renaissance, che è uscita, sorprendendo tutti, con una versione riveduta e corretta della Renault RE30 realizzata sfruttando un vecchio stampo Tenariv, anche Marsh Models si è fatta sedurre dal fascino delle wing car dei primi anni ottanta. Necessità di differenziare l\’offerta?
La produzione dei factory built sarà forzatamente molto limitata; il numero teorico dei 100 modelli per tipo è ovviamente molto lontano, ma pensiamo che le vendite si concentreranno sui kit. 
L\’aspetto del modello è corretto, le ruote sono montate in modo preciso e simmetrico, cosa che conta moltissimo su una monoposto. 
Piuttosto dettagliato il retrotreno, con i particolari della trasmissione Hewland, i semiassi e i tiranti delle sospensioni, tutti elementi realizzati in metallo bianco, resina e fotoincisione. 
Le minigonne a sfiorare i terreno, come su ogni wing car che si rispetti. Netta e precisa l\’applicazione dell\’ala posteriore. Il modello, nonostante sia una monoposto, è piuttosto robusto e ha resistito senza alcun problema al viaggio con un pacchetto raccomandato dalla Gran Bretagna all\’Italia. 
Realistico l\’abitacolo con le cinture in fotoincisione e i particolari della strumentazione in evidenza. L\’aspetto degli abitacoli delle F.1 dei primi anni ottanta era piuttosto spartano e il modello dell\’Arrows A3 non fa eccezione. Gliusto il colore blu azzurro delle cinture, ma manca la scritta del fabbricante Willans. 
Gli sponsor Penthouse e Rizla non coprirono l\’intera stagione. Lascia alquanto perplesso il colore nero satinato del rollbar: non ho trovato alcuna evidenza di un rollbar nero sulla Arrows A3 del 1980. In realtà dovrebbe essere color acciaio.  

Molto bello il volante, notare la corta leva del cambio che esce dalla monoscocca. Ben fatto anche il gruppo delle sospensioni anteriori, con i vari braccetti e tiranti. Mancherebbe anche un minuscolo parabrezza posizionato sulla carrozzeria, appena visibile nelle foto, ma presente sulla vettura reale. 
La parte posteriore è accurata, grazie anche a un uso sapiente della fotoincisione. 

Il modello ha un aspetto equilibrato; la finitura del colore sul factory built è ben fatta, con la corretta gradazione dell\’oro paglia, caratteristico della livrea Warsteiner.

Rassegna stampa: Four Small Wheels 1/2013

Il numero 1/2013 di Four Small Wheels con alcune delle ultime novità in copertina: fra queste spicca la Porsche 911 GT3 RSR Flying Lizards Le Mans 2011 di Spark in scala 1:18, ma anche una delle Mustang di Automodelli Studio, realizzate in collaborazione con SMTS. 

 E\’ appena uscito il primo numero del 2013 del famoso notiziario edito da Grand Prix Models, una vera istituzione nell\’ambiente del modellismo speciale. Un numero ricco di novità, che presenta comunque anche un paio di articoli, uno di tecnica, l\’altro di storia; del primo settore si occupa normalmente Wayne Moyer, che stavolta dedica un test di montaggio alla Ferguson P99 di SMTS. Il pezzo storico è firmato come d\’abitudine da David Blumlein, che ripercorre le vicende della Simca Cinq a Le Mans, ispirandosi dal recente modello realizzato da GCAM.

Per il resto, è il classico FSW: modelli del mese sono l\’Alfa Romeo 158 F.1 di SMTS (ripreso da un trentennale stampo Western Models, a conferma che quando le basi sono buone, è possibile sfruttarle a lungo), la Red Bull RB6 campione del mondo 2010 di Tamiya in scala 1:20, la struttura del Mitsubishi A6M Zero di MFH e per ultimo non un modello ma un libro, Autocourse 2012/2013. Fra le recensioni, penso che sarebbe interessante dare un\’occhiata a un paio di titoli in particolare: la riedizione della storia della Elfin di John Blanden e Barry Catford e il volume di Graham Robson dedicato alle Ford Escort inglesi ufficiali (rally e pista), che si annuncia un altro libro di riferimento come sempre accade con Robson. Chi legge in inglese, inoltre, non potrà non apprezzare la selezione di Simon Taylor di ventidue delle numerose interviste pubblicate mensilmente su MotorSport nella rubrica \”Lunch with…\”. Fra le pubblicazione di carattere più squisitamente documentario è da segnalare il volume 22 della serie Joe Honda Photo Book, dedicato alle Ferrari 156/85 e alla F1-86 del 1985/86.

Da Spark due Porsche 956 ufficiali realizzate per Cartima

Le varianti delle Porsche 956 ufficiali sono pressoché infinite: a partire dal 1982 la partecipazione delle celebri 956 con i colori Rothmans fu massiccia, non solo agli eventi del Mondiale endurance ma anche in altre gare non titolate ma ugualmente significativa. A parte le versioni più famose realizzate in passato soprattutto dai leader dei kit in resina, restano molte varianti da riprodurre, e ci stanno pensando i vari committenti (negozi, importatori, ecc.) a colmare queste lacune. Sono due le più recenti acquisizioni; andiamo per ordine cronologico di versione: la prima è un modello con scatola ufficiale Porsche (edizione limitata e numerata a 300 esemplari) ma distribuita da Cartima. Il numero di catalogo segue il criterio Porsche (CAP04311025). Si tratta della vettura telaio 003 che si aggiudicò la 6 Ore del Fuji il 3 ottobre 1982 con l\’equipaggio-simbolo di quegli anni, Jacky Ickx e Jochen Mass. La 956-003 fu largamente utilizzata in quella prima stagione del Gruppo C, debuttando con un secondo posto alla 24 Ore di Le Mans e ottenendo un filotto di quattro vittorie a Spa, Fuji, Brands Hatch e a Kyalami.

Due nuove Porsche 956 ufficiali realizzate per conto di Cartima: la vettura di Silverstone 1983 (a sinistra) e quella del Fuji 1982. Entrambe sono edizioni limitate a 300 esemplari numerati.

 Il secondo modello è stato realizzato sempre per conto di Cartima, ma nella collezione dedicata a Stefan Bellof (edizione limitata sempre a 300 esemplari, catalogo CA-BEL19). E\’ riprodotta la 956 telaio 007 che ottenne la vittoria alla 1000km di Silverstone l\’8 maggio 1983 con Derek Bell e appunto Stefan Bellof; la \”007\” aveva fatto il proprio esordio il 10 aprile \’83 alla 1000km di Monza, sempre con Bell e Bellof al volante, i quali avevano concluso al 7° posto.

Scatola ufficiale grigia Porsche, distribuzione di Cartima: è la 956-003 che partecipò alla 6 Ore del Fuji 1982 con Ickx e Mass.

Come al solito sono due modelli affascinanti e ricchi di dettagli, che riproducono con esattezza tutte le piccole differenze che intercorrevano puntualmente fra un anno e un altro, fra una gara e l\’altra.

La 956-007 di Silverstone 1983 appartiene invece alla serie gestita da Cartima e dedicata a Stefan Bellof. Caratteristici i cerchi posteriori, non più col disegno BBS ma con le 6 razze, che costituivano un\’alternativa ai più conosciuti cerchi col motivo a nido d\’ape.

La Alpine A110 della Targa Florio 1973 di Francesco Panarotto

Alpine Renault A110
Les bleues italiennes-1/43
A cura di Umberto Cattani
Testo Umberto Cattani-Foto Umberto Cattani, Enzo Manzo
Le picciotte alla Targa
Piccole ma terribili, le Alpine A110 si muovevano a loro agio su ogni tracciato. Non solo rally, quindi, ma anche circuito ed il tracciato della Madonie, così vicino ad una speciale, si adattava a meraviglia alle potenzialità della berlinetta francese. Targa Florio 1973, i ricordi diventano più palpabili e vivi grazie a Francesco Panarotto ed alle sue piccole Alpine in scala 1/43. Scopriamole insieme.
Nel 1973 la Targa Florio costituiva il sesto appuntamento del Campionato Mondiale Marche, una serie aperta ai prototipi fino a tre litri con peso minimo di 650 kg alle GT costruite in un minimo di 500 esemplari senza limite di cilindrata cui andavano ad aggiungersi- ma senza raccogliere punti- le \”turismo speciali\” costruite in almeno 1000 esemplari, sempre senza limite di cubatura. 
Guidata da Ferruccio Caliceti e Paolo Monti, l\’A110 con i colori Quarry Jeans non ebbe fortuna, coinvolta in un incidente si ritirò nel corso del quarto giro. In fase di accelerazione, la berlinetta alzava il muso ma contava su una trazione eccellente. 
Ferrari, Alfa Romeo, Matra e Mirage si contendevano l\’alloro anche se, a conti fatti, solo la casa di Maranello e quella francese sembravano in grado di recitare il ruolo di protagoniste assolute. Porsche era della partita con la 911 RSR, vittoriosa alla 24 ore di Daytona d\’inizio stagione. In Sicilia la Matra non inviò nessuna macchina, motivando la scelta con l\’incompatibilità delle 670 alle strade della Targa ed altrettanto fece Mirage. Per la Ferrari la strada del successo pareva quindi molto agevole, a contrapporsi all\’affermazione del cavallino c\’era sulla carta solo l\’ Alfa Romeo, scesa in Sicilia con le nuovissime 33 TT12. Ma la storia ci narra che andò ben diversamente…
Sotto lo pseudonimo di \”Poker\” si celava Domenico Cedrati. Coadiuvato da Aldo Fasan colse un terzo posto di classe ma ben lontano dal vincitore di categoria. Il controsterzo era quasi un obbligo per governare l\’Alpine. 

Vittoria di categoria per l\’Alpine rosso arancio di Sergio Rombolotti e Gianfranco Ricci. Per gareggiare in pista, le A110 erano private dei paraurti e montavano cerchi a canale allargato. 
Nella classe che ci riguarda da vicino per tipologia di vetture iscritte, la GT 1300, figuravano nell\’elenco iscritti 11 macchine, così divise: sei Alpine A110 contro cinque Lancia, nello specifico il modello Fulvia nelle versioni HF (tre) coupé (una) e Zagato (una). Per quale motivo ci interessiamo alle comprimarie invece che rivolgere lo sguardo alle protagoniste? Per il semplice fatto che lo scorso ottobre Francesco Panarotto ha presentato a Padova un libro imperdibile dedicato alla storia delle Alpine A110 che hanno gareggiato in Italia con i colori nazionali. In concomitanza era proposto un cofanetto limitato a 110 esemplari, contenente tre belle A110 in gara alla Targa del 1973. Ecco svelato l\’arcano, e come direbbe la Raffaella nazionale, il cofanetto è ora qui, sotto i vostri occhi!
Francesco ha fatto le cose per bene, assicurandosi la collaborazione di Luca Barvitius, Ugo Celentano, Valerio Comuzzi, Franco Dal Monico, Attilio Di Mauro, Giuseppe Giacomini, Gabriele Guidetti, Enzo Manzo e Pierluigi Stopelli, oltre al club C.R.A.G.I. Siamo certi che avrete riconosciuto tra questi nomi alcuni personaggi, ben noti alle cronache modellistiche che ci competono…
La confezione originale comprende una vetrinetta ed una bella scatola in cartoncino con finestra anteriore. Francesco Panarotto ha voluto ricordare quanti hanno collaborato alla realizzazione del cofanetto, un cenno speciale a Targapedia, il sito di Enzo Manzo e per Pino Giacomini, patron della Giada Corse. 

Sullo sfondo della vetrinetta appare una foto che ritrae il pubblico della Targa, uno spettacolo nello spettacolo. Se oggi parliamo di crisi, basta guardare quante Fiat 500 erano parcheggiate ai lati della strada per capire che stiamo attraversando tempi già vissuti in passato. 

Parcheggiate a spina di pesce, le tre Alpine sembrano ricordare i colori della bandiera francese. La nascita era quella, lo sviluppo invece avvenne nel nostro paese, con ottimi risultati. 

In basso a sinistra della confezione è applicata la targhetta che identifica il numero progressivo di serie. La tiratura è limitata a 110 esemplari, basteranno a soddisfare gli appetiti dei collezionisti?
Il prezzo di vendita al pubblico è di 200 euro, pienamente giustificato dalla tiratura limitata e dal carattere prettamente artigianale della produzione. I modelli sono interamente in resina, la produzione è stata affidata a maestranze orientali per limitare i costi. Le tre A110 prescelte sono quelle degli equipaggi Rombolotti-Ricci (primi di classe) \”Poker\”-Fasan (terzi di categoria) e Caliceti-Monti (ritirati per incidente). In comune l\’appartenenza alla stessa scuderia, la celebre Giada Corse capitanata da Pino Giacomini. La confezione è impreziosita dal logo a losanga delle Alpine, riprodotto fedelmente. Si tratta della targhetta che sulla vettura reale identifica il telaio, nello spazio centrale reca un numero progressivo di serie, punzonato. Grazie ad una ricerca meticolosa, Francesco, coadiuvato magistralmente da Enzo Manzo, ci presenta un trittico inedito di A110, realizzate secondo i canoni dell\’artigianato di classe.
Questo modello riproduce l\’Alpine che s\’impose nella sua categoria. Il montaggio è accurato, solo i più esigenti potranno spingersi oltre, favoriti dal fatto che il pianale si toglie con facilità.
Il lato opposto mostra la simmetria della decorazione che, su questa versione, svela la grafica della V nera e arancio su campi contrastanti. 
Un certificato di autenticità attesta la tiratura per garantire all\’acquirente la preziosità del prodotto. Il logo Targapedia è onnipresente. 

Le cornici dei cristalli sono fotoincise, per quelle di lunotto e parabrezza fate attenzione perché, data la curvatura, potrebbero muoversi nel tempo. 

La decorazione a filetti di questa Alpine deve aver dato più di un grattacapo ai montatori cinesi. I cerchi in resina sono specifici delle versioni da pista. Impeccabile la verniciatura. 
Su entrambe le versioni Quarry Jeans, è stesa una vernice trasparente a protezione delle decalcomanie mentre sull\’A110 di colore arancio i cofani non hanno goduto del medesimo trattamento. Le decals sono applicate con cura, solo nel caso dell\’A110 bianca i filetti rossi hanno uno sviluppo in qualche tratto da rivedere ma capiamo che, vista l\’esiguità delle linee, il lavoro non è stato facile. Le cornici dei cristalli laterali, del parabrezza e del lunotto sono fotoincise e sfruttano l\’acetato rapportato per ottenere una buona fedeltà. Il risultato finale è encomiabile, avremmo preferito comunque un tratto di vernice nera tra il profilo stesso e la parte superiore della portiera per ottenere maggiore realismo. I cerchi a cinque razze sono in resina così come il pianale, comune alle tre riproduzioni.
Per distinguere l\’A110 di Caliceti e Monti dalle gemelle Quarry Jeans presenti in gara, sul musetto furono applicate tre bande di colore azzurro. Qualche ritocco di vernice s\’impone qua e là per regalare al modello un tocco in più di realismo. 

La foto è impietosa in questo caso, il difetto del mancato allineamento dei filetti rossi diventa meno evidente se visto in maniera tradizionale. 

Bella la livrea studiata per lo sponsor. Ben interpretata la linea, da questa prospettiva si nota la larghezza dei parafanghi posteriori. I gruppi ottici posteriori sono in resina dipinta con colori clear. 

Le cerniere sui cofani così come le maniglie e il profilo laterale sono tampografati in colore alluminio.  

Se la decorazione non fosse sigillata dal trasparente, sarebbe stato possibile intervenire per operare qualche rettifica. 

Non manca il roll-bar interno. I tergicristallo sono fotoincisi, i gruppi ottici sfruttano al posteriore resina traslucida ed anteriormente parabole sempre in resina con calotte in acetato termoformato. Maniglie e cerniere sono dipinte in tampografia. 
Molto curato l\’assetto su tutti i modelli, come nella realtà le gomme quasi si appoggiavano sui passaruota. Le frecce e i ripetitori laterali sono riprodotti grazie a decalcomanie specifiche. 

Dalle foto esaminate, sembra che questa vettura montasse un tubo di scarico diverso da questo. In evidenza le protuberanze su cui erano montati i doppi paraurti a lama. 

L\’Alpine resta una delle macchine da corsa più belle di tutti i tempi. Da questa immagine si notano il rollbar e lo specchietto interno fotoinciso. 

\”Poker\” e Fasan terminarono la gara ma lontano dai primi. Il modello propone la classica V a colori contrastanti, emblema della Giada Corse. 

Francesco Panarotto è un collezionista di modelli, una delle sue tematiche preferite è quella delle A110, mai mano fu quindi più ispirata della scelta…
Tipica delle versioni da pista la presenza sul muso e sulla coda degli incastri in rilievo su cui erano montati d\’origine i paraurti. Il tubo di scarico è rapportato, dalle foto in nostro possesso quello montato sull\’A110 blu appare di forma ed andamento diversi. Corretto l\’assetto, tipicamente da pista e fedele il disegno dei parafanghi allargati. 
Cosa ci permette di fare un modellino… Volare fino alle porte di Cerda per posare le gomme sull\’asfalto delle Madonie. Basta sfruttare fantasia e tecnica e il gioco è fatto. 
Manca il pubblico ma la zona è impervia e poco ospitale. Difficile parcheggiare una 500 sulle rocce!

Come vedete, gli interni sono piuttosto scarni. Rollbar e panca posteriore sono incollati alla carrozzeria, lasciate perdere ogni velleità perché la resina è molto fragile. 
Uno dei punti di forza di questi modelli è la verniciatura, priva di qualsiasi difetto. Solo sul tetto di questa Alpine era presente una sbavatura, ripresa grazie al compound Tamiya. 

La parte inferiore è altrettanto spoglia. Non cercate la firma del produttore, piuttosto incollate gli assali che sui modelli sono piuttosto ballerini. 
Avremmo accentuato maggiormente il camber negativo del retrotreno, tipico delle Alpine, un dettaglio facilmente rimediabile dato che i modelli si aprono senza problemi  grazie ad una coppia di viti a croce che serrano il pianale alla carrozzeria. Gli specchietti sono rapportati, quelli interni sono in metallo fotoinciso. Molto curata la verniciatura di una lucentezza fin troppo accentuata, considerando  l\’anno di gara. In questo caso, i collezionisti più esigenti non potranno che esserne pienamente soddisfatti.
Anche in questo caso, l\’obiettivo macro svela qualche imperfezione, quasi invisibile all\’occhio. Nessuna paura, i cerchi sono di buona fattura. 

In evidenza la coppia di tergicristallo fotoincisi ed il dettaglio del profilo del parabrezza. 

Su questo modello il musetto è leggermente diverso, compare infatti una protuberanza centrale dove s\’inseriva la targa. 

Una goccia di colla e il profilo del lunotto tornerà in sede, fidatevi. Sui gruppi ottici compaiono tracce del cianoacrilato, eliminatele con un pennellino intinto nell\’olio. 
Lasciamo alla consueta galleria d\’immagini il compito di esaltare la qualità di questi modelli. Con una spesa di 200 euro potrete entrare in possesso di un tris inedito di A110, emblemi di una scuderia che fece delle Alpine il suo cavallo di battaglia. Picciotte fedeli sbarcate in Sicilia per interpretare un ruolo da protagoniste, non assolute, naturalmente, ma nella classe di competenza. Panarotto ce le restituisce in scala ridotta, perfettamente in linea con le attese degli appassionati. Onore al merito.
A noi piacciono più i fari di Stefano Adami ma nella vita non si può aver tutto. Le Alpine di Panarotto si difendono comunque piuttosto bene, la bocca anteriore è figurata grazie a una decalcomania. 
Tutto dietro! L\’A110 montava un motore posteriore a sbalzo, se l\’anteriore era leggero, tutto si poggiava sulle terga e quali terga!

Nella realtà, mai avreste potuto vedere le A110 della Giada Corse secondo questa prospettiva. Una magia che solo i modelli in scala riescono a regalare. 

Da Retromobile: i vecchi Solido non tramontano mai

Saranno sfuggiti a più d\’uno, ma qualche occhio attento avrà colto a Retromobile una bellissima serie di modelli Solido serie 100 e 10 in condizioni eccezionali, praticamente mai usciti dalla scatola. Li propone un venditore francese, leggermente defilato dal resto degli stand; questa raccolta proviene da un vecchio stock di modelli invenduti di cui si occupò direttamente Bertrand Azéma, autore del libro di riferimento sulla Solido. Delle difficoltà attuali del marchio si sono occupate più volte le riviste specializzate; tutto questo quando i vecchi modelli sembrano recuperare un certo interesse dopo una costante tendenza al ribasso, soprattutto a causa delle numerosissime edizioni che in passato hanno riproposto tutti o quasi i modelli prodotti negli anni d\’oro della marca. Di modelli Solido, anche vecchi, è pieno il mercato, ma ultimamente si assiste alla ricerca da parte di collezionisti soprattutto francesi di esemplari in perfette condizioni. E\’ facile trovare un Solido serie 10, ma diventa molto ma molto più difficile trovarlo nelle condizioni dei modelli raffigurati nella foto, che provengono proprio da quella raccolta. I Solido delle due generazioni (serie 100 e 10) rappresentano un\’epoca e un modo di intendere il modellismo che hanno segnato molti di noi, più o meno giovani. Rivedere quelle scatole tutte insieme fa scattare la molla, che è quella della nostalgia, ma anche del ricordo di quando per un modello non importato in Italia si prendeva il treno e si andava a Parigi; un\’epoca in cui ci si informava con i foglietti distribuiti dalle case e certi modelli si trovavano col passaparola. Non necessariamente un\’epoca migliore, anzi difficile per molti aspetti; un\’epoca in cui la documentazione scarseggiava e acquistare AutoHebdo o Echappement a volte diventava quasi un miraggio. Riparleremo presto di questi argomenti.

Da Retromobile: gallery automobilistica

Non dimentichiamoci che Retromobile significa anche auto vere e tutto il mondo che ci ruota intorno, inclusa l\’affascinante asta di Artcurial. Questo è un blog essenzialmente modellistico, ma penso che un reportage non sarebbe stato completo senza almeno una serie di immagini sulle auto in scala… 1:1. Immagini come queste ne troverete a palate su altri siti ben più completi; il mio scopo resta quello di documentare e commentare il mondo del modellismo, anche se alcuni soggetti raffigurati in questa gallery costituiscono elementi di indubbio interesse per i modellisti e i collezionisti.

Rassegna stampa: Passion43ème n°34 (febbraio-marzo 2013)

Il numero 34 di Passion43ème annuncia Rétromobile,
strizzando l\’occhio alla nuova produzione
Minialuxe, che ha debuttato proprio al salone parigino.

Uscito in tempo per Rétromobile, il numero 34 (febbraio-marzo 2013) di Passion43ème porta in copertina un evidente richiamo al salone parigino che si sta svolgendo in questa settimana. Una delle caratteristiche più interessanti di questa rivista è la cronaca delle principali borse di scambio (francesi ma anche del resto d\’Europa), con fotografie degli eventi e brevi annotazioni sui pezzi di maggior pregio. Un modo semplice ma efficace per attirare l\’attenzione dei lettori, un\’idea non certo nuova ma sempre valida. In fondo non s\’inventa nulla, si tratta solo di sfruttare al meglio le tante idee che possono venire guardandosi intorno. L\’articolo principale sugli obsoleti, di Pierre Ferrer, è dedicato ai Foden della Dinky, un argomento già molto battuto da veri specialisti in materia, ma che propone sempre nuovi spunti alla luce di recenti ritrovamenti. Un bell\’articolo tematico, a cura di Bruno Libero Boracco, traccia la storia dell\’Autobianchi A112 in scala 1:43 ma non solo: una carrellata semplice ma esaustiva di quanto è stato prodotto dall\’inizio degli anni settanta a oggi.

La cronaca delle varie borse di scambio riserva sempre delle belle sorprese. Chi ha detto che le riviste debbano essere fatte sempre rigorosamente nel chiuso di uno studio e con foto perfette? Così il giornalismo muore!

I Foden della Dinky Toys: un argomento sempre aperto a nuove scoperte.

Bruno Libero Boracco scrive sulla storia dell\’A112 nel modellismo.

Non poteva mancare, dopo tanto battage pubblicitario, la presentazione definitiva della gamma Minialuxe.

Finalmente un po\’ di spazio anche per Paolo Mazzoni e i suoi modelli Fast by Ciemme43. La Toscana degli artigiani è sempre viva (articolo di David Tarallo).

Curioso il pezzo di Thierry Redempt sui Berliet GLR e TLR: è l\’occasione di riscoprire delle belle riproduzioni di JRD, CIJ e di altri fabbricanti molto meno noti. Segue un ampio dossier di anteprime su Rétromobile, incentrato soprattutto sulla Peugeot 205 in scala – ricordiamo che la 205 compie quest\’anno i trent\’anni. La rubrica \”zone rouge\” è occupata stavolta da un articolo di David Tarallo (eh beh sì…) su Paolo Mazzoni (Fast by Ciemme43) e alla sua produzione, incentrata oggi sulle molteplici varianti di Porsche 917. Fra le altre cose, segnaliamo la seconda parte delle visita a un collezionista di tutto ciò che riguarda le marche Simca e accoliti (Talbot, CG, ecc.). Questo e molto altro si trova in questo numero di Passion43ème, che per molti versi ricorda lo spirito e i contenuti di Argus de la Miniature. Avercene in Italia.