Sarà presto disponibile un nuovo coffret di OttOmobile, che conterrà tre pezzi: la Renault 17 di Piot (versione Monte Carlo 1975), la Renault 12 Break assistenza e il rimorchio.
Edizione limitata a 999 pezzi numerati, catalogo OT357.



Sarà presto disponibile un nuovo coffret di OttOmobile, che conterrà tre pezzi: la Renault 17 di Piot (versione Monte Carlo 1975), la Renault 12 Break assistenza e il rimorchio.
Edizione limitata a 999 pezzi numerati, catalogo OT357.



Alpine ha recentemente presentato la A110 GT4+, destinata all’impiego agonistico. Frutto di un lavoro di fino, condotto sull’affidabilità, sull’elettronica e sulla praticità d’uso, la nuova GT4+ è stata omologata per sette anni secondo la regolamentazione GT4 della SRO Motorsports Group.
La vettura ha già dimostrato il proprio potenziale vincendo la classe a fine 2024, in occasione della gara al Paul Ricard della Ultimate Endurance GT Cup, con l’equipaggio composto da Jim Pla, Julien Gilbert e Jean Mathieu Leandri.
La versione originaria della GT4 della A110 debuttò nel 2018, per poi essere sostituita nel 2022 dalla GT4 Evo. La vettura ha ottenuto il suo primo titolo nell’FFSA GT del 2023, imponendosi poi nell’European Series GT4 l’anno scorso.
Di seguito, nel documento pdf scaricabile, la documentazione completa della A110 GT4+.

Si svolgerà il 18 e 19 ottobre 2025 la quinta edizione della Borsa di scambio a Saint-Cyr (Francia). La manifestazione avrà luogo presso la Salle polyvalente con orario 14-19 (18 ottobre) e 9-17 (19 ottobre).
Per informazioni: Rétro07 retroardeche07@gmail.com
Foto Ferrari Media


































Si svolgerà il 1° e il 2 novembre prossimi la rassegna Savoie Modélisme, esposizione multi-disciplinare presso il Savoiexpo di Chambéry. Saranno rappresentate tutte le categorie del modellismo, su uno spazio espositivo di 14.000 mq.
Per informazioni: savoie-modelisme-chambery.fr , e-mail savoiemodelisme73@gmail.com
I pezzi della rubrica Storie di modelli nascono spesso casualmente. Questo non fa eccezione. Del resto si tratta forse della serie meno coerente e regolare di PLIT e penso che sia bene così.

Non ho il lato narcisistico che contraddistingue molti collezionisti che sui social esibiscono i modelli della loro collezione. Anzi, i loro thread mi paiono sempre dei tentativi abbastanza patetici di vincere la solitudine e/o di raccogliere consensi. Quando poi lo fai spappardellando gli ultimi Spark comprati su Raceland, la cosa è a mio avviso ancora più patetica ma del resto ognuno fa ciò che vuole della sua vita.
Sto già divagando.
Nel marzo 2020 arrivai a Clermont-Ferrand per cavoli miei mentre l’Italia era già in preda alla follia del Covid. In Francia sarebbe arrivata un po’ più tardi, e in ogni caso in una forma leggermente mitigata.

Approfittai del viaggio per dare un’occhiata a quel poco di modellistico che si trovava in città. Forse alcuni di voi ricorderanno qualche articolo uscito proprio in quei giorni, in cui ancora PLIT non esisteva. Esisteva il vecchio blog, in piedi già da otto anni. Presi da Autostyl un paio di Renault 5 assemblate da kit Prestige. Il titolare, persona molto simpatica, si dilettava a fare montaggi tutto sommato onesti, che avevano il pregio di costare pochissimo, nello spirito tipicamente francese del modello fatto per colmare qualche lacuna nella collezione, lontano da ogni suggestione storica legata al produttore o chissà a che altra ubbia.
Le due R5, dicevo: una TX del 1981, elegante nel suo grigio ferro metallizzato, e un’Alpine nera con gli interni rossi e i cerchi Fergat. Tra l’altro, proprio in quel periodo, Michel Hommell usciva con un Hors-Série di Gazoline (Votre auto, numero 2) consacrato alla R5, una delle migliori pubblicazioni nella storia della rivista, che poi sarebbe stata ceduta insieme a tutte le altre del gruppo.

Sono passati cinque anni e sono successe tante cose. Riprendevo in mano questo pomeriggio le due R5, forse col retro-pensiero di venderle. Ma poi, a quanto e soprattutto a chi? Vederle partire per il prezzo di un modello da edicola non ti cambia la vita, anzi, ti mette solo tristezza. Il tempo non le ha scalfite. Ripeto, non sono dei capolavori ma hanno una loro dignità. Ho deciso quindi, vincendo la pigrizia, di dare loro importanza: mancavano a entrambe il tubo di scarico e gliel’ho aggiunto, in tubicino di alluminio. Mancavano anche i catadiottri rossi negli alloggiamenti del paraurti posteriore e ho messo anche quelli. Una passata di Molotov cromato a simulare gli specchi nel retrovisore (malamente fatti all’epoca con una passata di argento Molak data di sghimbescio) e di nuovo nella loro scatola, per quanti altri anni non so.
Ho approfittato per far loro qualche foto con lo sfondo dell’Hors-Série di Gazoline. Prestige, lo sapete, è un marchio di Mini Racing. Non ce ne sono molte in giro e queste sono le mie. Per oggi mi pare abbastanza.
foto copyright Carlo Fossati

















Le concept car innovative hanno una lunga tradizione in Opel. Già nel 1975, Opel mostrò al Salone di Ginevra la sua visione di uno studio di auto sportiva che era seducente sotto ogni punto di vista. All’epoca, la Opel Genève divenne una delle principali attrazioni della fiera svizzera con la sua silhouette. Con la Genève, il centro design di Opel dimostrò ancora una volta le sue capacità visionarie, che aveva già dimostrato dieci anni prima con la Experimental GT. La Genève è rimasta un sogno che molti appassionati di auto sportive celebrano ancora oggi.
Opel seppe come mettere in scena la Genève al Salone di Ginevra del 1975. E giustamente, perché l’armoniosa show car emanava pura sportività con la sua forma slanciata, il frontale potente e la linea del tetto elegantemente affusolata verso il basso. Un aspetto davvero “dorato”, dopotutto, lo studio è stato dipinto esattamente in questo colore. L’ Automobil Revue scrisse all’epoca: “La coupé leggera ed elegante ruota su una piattaforma girevole rialzata, fungendo così da richiamo visivo per i visitatori. (…) Le parti anteriore e posteriore sono affusolate con paraurti integrati. Tutte le superfici vetrate, comprese quelle laterali, sono fortemente curve”. Ciò è stato reso possibile dal fatto che l'”Opel Advanced Design Team” di Erhard Schnell ha creato la Opel Genève in vetroresina ed è stato quindi in grado di conferirle uno stile che ha successivamente attirato sguardi ammirati non solo al Salone dell’Automobile.
Nonostante la sua popolarità, la due posti con i suoi fari a scomparsa tipici delle concept car Opel dell’epoca, non sarebbe mai entrata in produzione di serie. Per capire questa decisione, tuttavia, è necessario guardare indietro all’inizio degli anni ’70, perché la Opel Genève era originariamente prevista come GT-W (foto sotto).


Con questo titolo provvisorio, la coupé dalle proporzioni incomparabili era stata progettata a Rüsselsheim nel 1972. La piccola e filante due posti a motore centrale doveva essere alimentata da un motore rotativo “Wankel” a due rotori, motivo per cui la designazione originale del modello era GT-W. Ma a causa della crisi petrolifera, il progetto del motore rotativo fu interrotto nel 1974. Ciononostante, la bellissima Opel GT-W è stata lasciata vivere, anche se modificata e con il nuovo nome Opel Genève, scelto per la sua prima apparizione pubblica.


Inoltre, nello stesso anno, fece scalpore un altro studio: Opel aveva deciso di svelare la futuristica GT2 all’IAA del 1975. La GT2 fu progettata in modo molto più dettagliato, con porte scorrevoli funzionanti, interni completamente funzionali così come la motorizzazione, e aveva lo scopo di fornire uno sguardo vivido sui futuri sviluppi Opel.
Mentre la Opel GT2 fu donata al Deutsches Museum di Monaco di Baviera nel maggio 1978, la Opel Genève rimase esposta nel reparto design per molti anni. È stata riverniciata nel 1977 e da allora mostra un arancione brillante. La concept car è ora uno dei pezzi forti della Opel Classic Collection.





di Marco Giachi
Chissà perché, stamani mentre guardavo il Gran Premio, mi è venuta in mente la canzone di Francesco Guccini “Il vecchio e il bambino”. Ovviamente non si possono emettere sentenze alla prima gara dell’anno però la prestazione di Kimi Antonelli è indubbiamente stratosferica e lo è anche di più confrontandola con quella di Lewis Hamilton. Devo dire che non conoscevo molto la “carriera” (difficile usare questa parola per un diciottenne) e sono andato a vedere fidandomi di quello che si legge su Internet1.
Antonelli è nato a Bologna, ha vinto tutto nel kart ed ha esordito, in campo automobilistico in Formula 4, con la scuderia Prema di Vicenza nel 2021. Poi ha trovato anche il tempo per occuparsi di Gran Turismo con la scuderia fondata insieme al padre (la AKM Motorsport) e a seguire la Formula 2 nel 2024, saltando di fatto la Formula 3.
In Formula 2 ha faticato un po’ e nelle prime quattordici gare non è mai andato a podio fino alla gara Sprint di Silverstone quando è partito dalla pole, grazie all’inversione della griglia, conquistando la prima vittoria sotto la pioggia (segnale premonitore? Mi viene in mente un altro pilota che ha fatto capire a tutti di che pasta era fatto con una prestazione superba a Montecarlo sotto la pioggia così forte che sospesero la gara)
Il contatto con una Mercedes guidata in pista risale all’esperienza delle Gran Turismo con la AMG GT3 della Casa tedesca a Misano ma già durante l’esperienza in kart e in Formula 4, sin dal 2019, Antonelli faceva parte del Mercedes Junior Team.
Si potrebbero elencare infiniti dettagli delle sue gare e vittorie ma non cambierebbero in modo significativo la descrizione del pilota la cui vicenda sportiva è stata riassunta nelle righe precedenti.
Ora mi riviene la stessa domanda (forse ingenua per le dinamiche della Formula 1 moderna) che mi è venuta stamani quando ha tagliato la linea del traguardo: perché guida una Mercedes? Si può considerare l’ennesimo caso di un talento italiano costretto a recarsi all’estero?
Massimo Martini, vero specialista Porsche, ha appena completato un’altra delle sue autocostruzioni. Il modellista fiorentino, come ormai saprete, non si accontenta solo di riprodurre le vetture più classiche, ma spazia anche in campi molto meno noti, come quelli delle sport con motorizzazione Porsche. Dopo la KMW che avevamo presentato nel 20221 è la volta della EBS.



La EBS fu un piccolo prototipo costruito nel 1972-73 da Eberhard Braun, motorizzato col 6 cilindri della Carrera RSR 2.8 competizione. Sulla EBS – a telaio tubolare disegnato da Ernst Ungar (URD) – fu montata l’unità della 911 Carrera RSR della Max Moritz, che aveva disputato la 24 Ore di Le Mans 1973, con Quist, Zink e Laub. Al motore 6 cilindri Porsche venne abbinato il classico cambio Hewland FG400 a 5 marce.
La EBS-Porsche disputò svariate gare negli anni ’70 con Hubert Schmidt. Max Moritz la vendette negli Stati Uniti intorno al 1980. La storia della EBS-Porsche proseguì poi ancora più lontano, in Australia, dov’è stata restaurata. La vettura di Eberhard Braun ha fatto la propria ricomparsa nello stand di Franco Lembo a Rétromobile nel 2023, ed è lì che l’abbiamo fotografata a cinquant’anni dalla sua costruzione2.
Massimo Martini è partito – giusto per avere una base di supporto – dalla Porsche 909 di F&M (il marchio creato negli anni ’80 insieme a Fabrizio De Gennaro), usandone solo una parte. Musetto, cofano e zona abitacolo sono stati rifatti ex-novo. Il motore deriva dai soliti stampaggi realizzati all’epoca dalla Gamma di Roma per F&M. Il resto è tutto stucco, plasticard, pezzi di recupero e molta fantasia, abbinata a una notevole “mano”. Da notare l’ottima fattura del castello posteriore, risultato finale di una meditata (ma come al solito rapidissima) lavorazione: al terzo tentativo Massimo si è ritenuto soddisfatto delle proporzioni in scala. Particolarmente accurata la riproduzione di tutto il telaio e dell’abitacolo. Le ruote BBS sono in tornitura con fotoincisione centrale.












