Si svolgerà domenica 8 marzo 2026, con orario 9-15.30, l’ottava edizione della Mostra Scambio Modellismo Ferroviario e modellismo statico auto-moto-aerei, presso il Palazzetto dello Sport di Magione (PG), in Via della Libertà 20.
Per raggiungere il Palazzetto occorre prendere il raccordo autostradale Perugia-Bettolle e uscire a Magione. Il parcheggio è libero. Per chi arriva in treno, la stazione FS dista circa 500 metri.
Tameo riproporrà un kit prodotto anni fa dall’azienda sudafricana This Way Up (TWU032), la Shadow DN8 che fece il suo debutto al Gran Premio d’Olanda 1976 col pilota britannico Tom Pryce, chiudendo la gara al quarto posto dopo aver segnato il terzo tempo in qualifica. Progettata da Tony Southgate e Dave Wass, la vettura era spinta dal classico Ford-Cosworth DFV. Corse in tutto 25 Gran Premi tra la stagione 1976 e il 1978 (ultima apparizione nel Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest con Clay Regazzoni). Ottenne una vittoria (Gran Premio d’Austria 1977 con Alan Jones), un terzo posto (Gran Premio d’Italia 1977 sempre con Jones) e in totale 9 arrivi in zona punti (7 con Jones, 1 con Pryce e 1 con Riccardo Patrese).
La gamma Madyero si arricchisce di tre nuove versioni della Ferrari 512S. La novità in fatto di carrozzeria riguarda la Spyder, ora disponibile anche nella configurazione con il frontale stondato, finora assente dal catalogo.
Le prime due versioni disponibili sono la vettura ufficiale telaio 1010 #57 della 1000km del Nürburgring 1970 (piloti Merzario/Giunti) e la NART telaio 1006 #24 della 12 Ore di Sebring 1970 (Posey/Bucknum/Everett).
Una terza versione va a completare questo lotto, la coupé telaio 1022/1032 della Scuderia Filipinetti 1000km di Monza 1971 (Bonnier/Parkes), particolarmente attraente con i suoi cerchi celesti.
La prima edizione del 2026 della Borsa scambio del modellismo a Novegro non avrà deluso le aspettative del numerosissimo pubblico, che ha affollato il padiglione C sin dall’apertura. Forse non si è assistito a una delle migliori borse in assoluto (gli ultimi anni ci avevano abituato parecchio male!) ma volendo avanzare un termine di paragone potremmo definire questa borsa di febbraio sui livelli di un’ottima edizione pre-covid, ossia poco prima che l’offerta esplodesse generando degli scenari pazzeschi, impensati fino a qualche anno fa. Intendiamoci, la qualità e la quantità c’erano anche stavolta ma come si è detto, con tutto ciò che si è visto di recente, siamo diventati forse anche troppo esigenti.
Come modelli speciali, bello osservare la presenza di vari venditori, fra cui Arena, Angelo Tron, ABC o l’inossidabile Francesco de Stasio, ma anche dei vari negozi affezionati alla manifestazione. Cercando bene, si potevano scovare parecchie perle a prezzi assolutamente ragionevoli, con una bella selezione di factory built e montati AMR di ottimo livello. Molto buona anche l’offerta degli obsoleti, con i vari Gallinella, Botta eccetera attivissimi con pezzi davvero belli. Prezzi piuttosto elevati per alcuni marchi che sono recentemente oggetto di qualche speculazione di troppo, come i Burago e i Polistil 1:24/1:25 di fine anni ’70-inizio anni ’80. Per il resto, si nota una progressione della scala 1:64, sia come soggetti vintage sia come selezione del nuovo: un settore quello dei modelli piccoli, che attira i giovani e questo è tutto sommato positivo. In netta progressione anche i settori del giocattolo vintage, compresa l’elettronica anni ’80. Sembra ieri, ma sono passati quarant’anni e un gioco Nintendo o una consolle dell’epoca hanno ormai pieno diritto di cittadinanza nell’ambito di un evento come quello di Novegro.
In sintesi, una giornata gradevole trascorsa con appassionati di tutti i tipi, in un clima di simpatica condivisione. Da PLIT un caloroso saluto agli amici che abbiamo avuto modo di incontrare oggi.
Non è facile parlare di librerie fiorentine, tanto esse sono legate a doppio filo con molteplici stagioni della cultura cittadina. Insieme ai caffè letterari, esse formano un contrappunto ineliminabile dalle vite degli artisti e degli intellettuali. E’ un tessuto le cui tracce sono ancora ben visibili nel cuore della città, peraltro ormai lontana da un ruolo primario nel pensiero e nell’avanguardia artistica.
Al liceo, ma ancora di più all’università, la libreria era un luogo amico, slegato dall’uggiosa contingenza degli orari e delle lezioni. Vi si andava alla fine di un anno scolastico a comprare quel libro che non si aveva avuto il tempo di leggere oppure a cercare qualcosa che – alla fine di una lezione universitaria – potesse rinsaldare ulteriormente un interesse nascente per un determinato argomento. Se a Firenze Le Monnier significava avvilenti code con le “liste” prima della ripresa del Liceo, la Seeber di Via Tornabuoni, con i suoi pesanti scaffali scuri, poteva nascondere tesori impossibili da trovare in altre librerie cittadine (volendo ficcare l’automobilismo pure in un articolo come questo, ricordo che a metà anni ’80 ci trovai Porsche – Excellence was expected di Karl Ludvigsen e Unbeatable BMW di Jeremy Walton, roba non proprio banale).
E arrivando alla fermata del 17 a due passi dal Duomo, impossibile non infilarsi dentro alla Marzocco, dove da giovani universitari bizzarri e dissoluti (per citare la Chimica in versi di Alberto Cavaliere), trovavamo il Manzini, acculturatissimo responsabile della sezione umanistica dal quale prendevamo umilianti lezioni di storia greca o di filosofia. All’esame del Cataudella, lui avrebbe sicuramente fatto miglior figura, sapendo argomentare per filo e per segno se Senofonte fosse tornato o non fosse tornato ad Atene.
E poi Feltrinelli, il Marzocchino per i ragazzi, la SP44 e le tante librerie dell’usato, una vera istituzione a Firenze.
A sinistra, la Edison sotto i portici in Piazza della Repubblica, in fase di chiusura (17 novembre 2012). A destra, nuova vita con la Feltrinelli RED (immagine dell’8 giugno 2014)
Oggi di quel fitto collegamento molto si è perso, ma molto – per fortuna – resta o è addirittura rinato, come la Libreria Alfani che continua, grazie alla figlia del fondatore, oggi ultra-ottantenne, una storia iniziata nel 1967, dopo l’alluvione. Continua con una nuova proprietà anche Paperback Exchange in Via delle Oche, dalla vocazione vagamente sessantottina e continua l’austera Librairie Française in Piazza Ognissanti, isola fieramente ufficiale del portato francofono in una città riottosa che la Francia la ama e la odia.
A sinistra, la Librairie Française nella sede delle rappresentative istituzionali francesi (oggi il Consolato e l’Istituto di cultura), in un’immagine del 1° gennaio 2014. A destra, l’elegante interno di Paperback Exchange, nell’epoca in cui era ancora in mano ai fondatori (4 dicembre 2010)
Nel 2025 Marco Vichi, scrittore, giornalista e storico, ha dedicato all’attuale panorama librario fiorentino un intenso volume di circa 120 pagine (Leggere Firenze – Viaggio nelle librerie), che raccoglie articoli pubblicati sul quotidiano La Nazione fra il 29 novembre 2023 e il 26 marzo 2025. E’ un percorso un po’ desultorio ma non casuale fra librerie vecchie e nuove, dalle più grandi come Feltrinelli, Libraccio (l’erede di Seeber) e Einaudi, fino a quelle più piccole e specializzate, dove forse l’intervento dei gestori è maggiormente riconoscibile: basti pensare all’Ora Blu di Viale dei Mille o L’ornitorinco di San Frediano.
Di capitolo in capitolo, una serie di ricordi, di storie, di aneddoti spesso raccontati dai diretti interessati narrano la passione e la difficoltà di essere commerciante di libri, senza trascurare i centri antiquari, per arrivare al celebre barroccio di Piazza Beccaria, un classico del suo genere. Ci si concede anche qualche scappata fuori città: a Scandicci, a Pontassieve, a Greve.
Da Via Tornabuoni, Seeber – che ora fa parte del gruppo Libraccio – si è spostata a fine 2004 in Via de’ Cerretani, sempre in pieno centro. Immagini dell’11 settembre 2022
Il volume, edito nel 2025 da Mauro Pagliai, è disponibile nella normale distribuzione e ha un prezzo di copertina di € 9.00. Fra i tanti volumi che parlano di libri a Firenze, lo consigliamo come gustoso complemento sentimentale in chiave moderna.
La 94ª edizione della 24 Ore di Le Mans, in programma dal 10 al 14 giugno, vedrà al via 62 vetture e costituirà il quarto appuntamento stagionale del Campionato del Mondo Endurance FIA (FIA-WEC). La lista degli iscritti conferma una presenza significativa di costruttori e piloti di alto profilo. Di seguito una sintesi dei principali temi dell’edizione 2026.
Un nuovo costruttore in Hypercar
La categoria Hypercar accoglie un nuovo marchio con il debutto di Genesis. Il costruttore sudcoreano sarà presente con due GMR-001-Hypercar schierate dal Genesis Magma Racing. La vettura numero 17 sarà affidata ad André Lotterer, tre volte vincitore a Le Mans, insieme a Luis Felipe “Pipo” Derani e Mathys Jaubert. Sulla vettura gemella numero 19 si alterneranno Paul-Loup Chatin, Mathieu Jaminet e Daniel Juncadella. I tre piloti vantano complessivamente 17 partecipazioni alla gara francese.
Toyota aggiorna il proprio prototipo
Toyota porterà a Le Mans la nuova TR010 Hybrid, evoluzione della GR010 Hybrid impiegata dal 2021 e vincitrice delle edizioni 2021 e 2022. L’obiettivo è tornare al successo nella classe Hypercar, che nel 2026 vedrà la partecipazione di 18 vetture. Il team potrà contare sull’esperienza di piloti come Sébastien Buemi, quattro volte vincitore della gara, e Brendon Hartley, tre volte sul gradino più alto del podio.
Presenze femminili in LMP2 e Hypercar
Nel 2026 Doriane Pin tornerà a Le Mans dopo l’esperienza del 2023 in LMP2. La pilota francese sarà nuovamente al via nella stessa categoria, al volante di una Oreca 07 – Gibson del Duqueine Team. Negli ultimi anni, la Pin ha ottenuto risultati di rilievo in monoposto, vincendo la F1 Academy nel 2025, ed è attualmente impegnata come pilota di sviluppo Mercedes-AMG in Formula 1. Lilou Wadoux prenderà parte alla 24 Ore di Le Mans per la quarta volta, proseguendo il proprio percorso con la Ferrari.
Equilibrio nella categoria LMGT3
La LMGT3 continua a distinguersi per l’elevato livello di competitività. Nel corso della stagione 2025 sei equipaggi diversi hanno ottenuto una vittoria su otto gare disputate. Nell’ultima edizione di Le Mans i primi quattro classificati hanno concluso nello stesso giro. Per il 2026 sono nove i marchi iscritti nella categoria. Tra i piloti figurano profili di esperienza come José María López, sulla Lexus numero 87 dell’Akkodis ASP Team, e Richard Lietz, sulla Porsche numero 92 del team Manthey, alla sua 19ª partecipazione alla gara.
Spazio ai giovani piloti
La griglia della 24 Ore di Le Mans 2026 comprende numerosi giovani piloti provenienti dai principali campionati di monoposto. Alpine Endurance Team schiererà Victor Martins, campione di Formula 3 nel 2022 e vincitore in Formula 2 nel 2025. Théo Pourchaire, campione di Formula 2 nel 2023, sarà presente con Peugeot TotalEnergies. Logan Sargeant, con un passato in Formula 1, correrà in LMGT3 con Proton Competition, in vista del futuro programma Hypercar di Ford.
Categoria LMP2
Anche nel 2026 la LMP2 si presenta come una delle classi più equilibrate. Nell’edizione 2025 i primi due equipaggi hanno concluso nello stesso giro, con i primi nove racchiusi in un margine di tre tornate. Tra i protagonisti attesi figurano Panis Racing, Inter Europol Competition, vincitrice due volte dal 2023, e AO by TF, che potrà contare su Louis Delétraz. Al via anche RD Limited, struttura fondata da Romain Dumas, che tornerà al volante a Le Mans per la prima volta dal 2023.
La partenza della 94ª edizione della 24 Ore di Le Mans è fissata per sabato 13 giugno alle ore 16.
Qui sotto, la lista degli iscritti aggiornata al 19 febbraio, scaricabile in formato pdf.
Chris Amon con la Ford GT40 supera l’Abarth-Simca 2mila di Demetz/Steinmetz
Nel maggio del 1965 avevo 18 anni e avevo appena iniziato il mio secondo anno di apprendistato come meccanico automobilistico. Un collega di lavoro mi chiese se volessi andare con lui al Nürburgring per assistere alle prove della 1000 chilometri. Dato che già da tempo mi interessavo agli sport motoristici, accettai immediatamente. La mattina presto del 22 tutto era finalmente pronto.
Quando, dopo un viaggio di diverse ore, arrivammo alle 8 circa nel parcheggio di Schwalbenschwanz al Nürburgring, rimasi piuttosto deluso. Sopra la carreggiata, che a me sembrava la parte di una normale strada di campagna delimitata da una recinzione metallica, aleggiava una leggera nebbia e regnava il silenzio.
In meno di mezz’ora la situazione cambiò: il sole aveva dissipato la nebbia e si udivano i primi motori che si riscaldavano nel paddock a circa tre chilometri di distanza. Poco dopo, il rombo che aumentava e diminuiva indicava che le prime vetture avevano iniziato le prove. Poco dopo apparve la prima auto, una Lotus Elan. A poco a poco ne seguirono sempre di più, dalle piccole GT alle sport-prototipo come le Ford GT40. Nella classe dei prototipi era presente anche una Ferrari 275 GTB con motore da 4 litri. Personalmente, però, ciò che mi affascinò di più fu la Cobra Roadster, utilizzata dall‘Alan Mann Racing esclusivamente per i test di pneumatici, con la quale Bob Bondurant si produsse in una spettacolare derapata proprio allo Schwalbenschwanz. Spettacolare fu anche l’uscita di un’Alfa Romeo TZ utilizzata dall’Autodelta, che Jean Rolland trasformò in un cumulo di rottami dopo aver toccato il bordo della pista.
Da sinistra, in alto: la Ferrari 275 GTB (Bicaldi/Baghetti) e la Porsche 904 (Schütz/Fischhaber) davanti all’Alfa Romeo TZ di Rolland/de Adamich/Zeccoli. Un giro dopo, della TZ non è rimasto più molto. In basso: Bob Bondurant sulla CSX2345 mi ha lasciato l’impressione più duratura!
Ricordi 1977 – Un sabato pomeriggio
Nel 1974 entrai per la prima volta in contatto con Michael Shoen, che all’epoca stava lavorando al libro The Cobra-Ferrari Wars, e gli inviai la mia foto di Bob Bondurant al volante della Cobra Roadster. Mi rispose che possedeva proprio quella vettura e mi invitò addirittura a fargli visita in Arizona. Dovettero tuttavia passare più di tre anni prima che se ne presentasse l‘occasione.
Nell’ottobre 1977, durante una vacanza di due settimane a San Francisco, riuscii finalmente a fare una capatina a Phoenix per incontrare Mike Shoen. Un sabato pomeriggio, Mike caricò la CSX2345 su un rimorchio e mi portò in un’area aziendale con una pista di prova integrata. Dopo qualche giro sul sedile del passeggero, mi fu persino permesso di mettermi al volante. Purtroppo questa avventura, la più grande della mia vita, terminò dopo poche tornate a 4.400 giri con un boato: la ruota posteriore destra era scoppiata! Fu la fine improvvisa di un pomeriggio indimenticabile.
Immagine di apertura: Cobra alla Targa Florio 1964, opera a guazzo di Peter Hoffmann (1983).