Domenica 22 febbraio il Padiglione C del Parco Esposizioni Novegro ospiterà una nuova edizione di Novegro Borsa Scambio, manifestazione dedicata al collezionismo di modelli, giocattoli e giochi vintage.
La fiera resta un punto di incontro per collezionisti, appassionati e operatori del settore, con possibilità di acquisto, scambio e valutazione di materiale proveniente da collezioni private e stock specializzati.
Saranno disponibili prossimamente sul sito geminimodelcars.com i primi due kit in 1:43 della gamma nonomologati: l’OM serie 50 furgone tetto rialzato e doppia cabina allestimento cassoncino con sponde basse.
I kit, stampati in 3D, contengono tutte le parti per un montaggio completo tranne pochissimi dettagli da autocostruire. Acetati, tergi, specchietti, fari ottici, decals, fotoincisioni frecce e tutto il resto sono compresi nella confezione.
Nell’immagine di apertura, il kit del furgone; altre foto nella gallery qui sotto.
Qui sotto, invece, i pezzi che compongono il kit del doppia cabina. Rispetto al furgone ci sono le quattro maniglie per i rispettivi sportelli e il vaso di espansione da montare dietro la cabina. Saranno ovviamente presenti serbatoio, cassa batteria e cassa attrezzi e profilo a “C” per assemblare la traversa posteriore.
E’ annunciata per marzo l’uscita del kit Tameo della Toleman-Hart TG185 F.1 in versione GP di Germania 1985, in cui Teo Fabi ottenne una memorabile pole position, l’unica nella storia del team britannico. Il kit (metallo bianco, scala 1:43) farà parte della serie TMK col numero di catalogo 452.
“Vai, andiamo da Rocchi”. In un sabato pomeriggio con mio padre libero a casa, poteva starci un salto in Via Vittorio Emanuele II. Non che ci fosse gran ché dal buon Luciano di Firenze e del resto avevo ben presto imparato a memoria il numero dell’Equipe Tron a Loano: 019/669.883. Ma in certi pomeriggi un po’ assonnati, con le borse di scambio ben lontane dalla Toscana e il mondo ancora offline, passare una mezzora da Rocchi poteva dare una tonalità meno grigia all’ennesimo weekend di liceo.
Le serie montate di Starter hanno una storia abbastanza lunga e molto articolata, con diverse edizioni e anche diversi livelli qualitativi
Credo fosse il sabato di Pasqua del 1988: arrivammo in mattinata davanti alla piccola porta di “Hobby Modellismo”, mio padre ed io, com’era accaduto chissà quante volte dal 1981, anno in cui mariocarafa (vedi alla voce) mi aveva dato l’indirizzo del negozio.
C’è chi si abbuffa di Minchamps, chi si riempie la casa di Spark, intanto questo Solido elaborato somiglia così tanto a un MRF che a distanza potrebbe venire un mezzo dubbio. Per un modello storico come la RSR Turbo, la sua… parente stradale non poteva che essere un Solido
Rocchi non era certo il posto ideale per un appassionato di kit in 1:43. Qualche AMR ogni tanto, alcuni Meri, Tron, sparuti Pit, Starter o Provence Moulage. Nel 1988 collezionavo solo Porsche, in un’irragionevole monomania che sarebbe durata almeno fino al 1992, quando decisi che la vita era troppo corta per privarsi di un’Osella di Le Mans o della Lotus Elite DAD10.
Già in quegli anni, per me quelli di Starter erano i signori della banalità. Nel senso buono, eh, per carità, ma la loro smania di rifare praticamente tutto li portava a far uscire l’intera teoria dei vincitori di Le Mans o le classiche da rally dall’epoca di Adamo ed Eva, di cui m’interessava il giusto. Eppure era roba che “tirava”, oggi trovi in giro decine di modelli raffazzonati da montatori improvvisati che in anonime estati di fine anni ’80 si costruivano – magari sul terrazzo e con le dita appiccicose di tarte tropezienne – la Gulf di Le Mans ’75, la Matra del ’73 o la 956 Rothmans dell’82.
Quella volta, da Rocchi uscimmo col kit Starter della Porsche Carrera RSR Turbo di Le Mans 1974. Appunto, proprio per parlare di modelli banali di macchine importanti. Ma quella RSR l’aveva già fatta chiunque, inutile qui attardarsi con elenchi di chi c’era passato prima. Era una Porsche, e poi non ce l’avevo. Meglio di nulla. Non ero contentissimo ma neanche del tutto deluso. Quel kit restò nell’armadio per anni, finché non pensai di darlo a montare al gruppo di Marcello Giorgetti, che aveva il laboratorio a Borgo ai Fossi, vicino a Scandicci. Andò tutto bene finché non iniziarono a mettere le decals nell’acqua, senza proteggerle col Microscale, ottenendo un suggestivo caleidoscopio di frammenti microscopici. Fine della storia, e il modello non tornò mai a casa, nell’attesa di trovare un altro foglio di decals che non venne mai fuori.
Numero di catalogo T143, questo era praticamente il kit originale, montato piuttosto bene senza alcuna aggiunta. Le decals sono sotto trasparente
Negli anni successivi Starter scontò la classica parabola di qualsiasi realtà del nostro mondo automodellistico: l’inizio di un declino, poi una leggera crisi, infine uno stato di difficoltà conclamata e vari tentativi di recupero, sempre più fallimentari. Come si cercò di raddrizzare la barra, l’abbiamo già raccontato su PLIT con la storia sia di Spark sia di Provence Moulage1. Proprio dell’ultimo periodo posseggo oggi una 911 Carrera RSR factory built, una serie montata anche bene, cosa per nulla scontata con questo tipo di edizioni. Sulla scatola c’è già il rimando all’indirizzo web starterfrance.com (non andateci, non esiste più). Erano gli anni in cui Spark iniziava a mettere la testa fuori dal guscio ed era considerata poco più di una banda di ricchi simpaticoni che si trastullava con le Riley&Scott e le Reynard-Volkswagen. So’ ragazzi, lasciamoli divertire.
Nella sua scatolina a scacchi bianchi e rossi dall’eterno appeal, la Carrera di Starter incarna, meglio di tanti altri soggetti, l’essenza della Starter con la sua ammaliante traiettoria, in una combinazione forse unica di vocazione artigianale e slancio industriale.
Il rapporto tra Peugeot e l’Italia è di lunga data: la prima auto a circolare in Italia fu una Peugeot Tipo 3, arrivata il 2 gennaio 1893. Un segnale importante, testimonianza di un legame profondo, nato agli albori dell’automobilismo, quando acquistare un’automobile, per di più straniera, era considerato qualcosa di davvero pionieristico.
Poco dopo arrivano le competizioni: già nel 1898 vediamo un certo dott. Lanza partecipare a bordo di un triciclo Peugeot alla gara Torino-Asti-Torino, mentre l’avvocato Guido Prato arriva all’inaugurazione della nuova sede ACI di Torino anch’egli a bordo di un triciclo Peugeot.
Da Torino a Milano Negli anni prima della grande guerra fu l’imprenditore Picena di Torino a importarle; di Peugeot Bébé ne importò ben 108 sulle 3.095 prodotte. Poi, nel dopoguerra, furono le fabbriche nazionali a soddisfare la necessità di mobilità individuale in Italia.
A seguito dei sistemi protezionistici ancora in vigore tra i Paesi europei a metà degli anni 20 era più conveniente fiscalmente importare componenti staccati di vetture e assemblarle sul posto. Già il 5 novembre 1924 Peugeot aveva costituito a Milano una società: la “Società Anonima Commerciale Peugeot Italiana” in partecipazione con l’Isotta Fraschini per l’assemblaggio italiano delle 5CV che già subito nel 1925 si aggiudicarono la loro classe alla Coppa delle Alpi e le 24 ore d’Italia a Monza.
Poi l’Isotta si rivolse alla Ford che spingeva per entrare nel mercato italiano e il rapporto si arenò, ma non la volontà di Peugeot di costruire in Italia.
Assemblate in Italia Fu così che, esattamente 90 anni fa, il 1° febbraio 1926 venne costituita la “S.A. Italiana dei Cicli e Automobili Peugeot”. Presidente fu nominato Robert Peugeot, Consigliere Lucien Rosengart, il finanziere che credeva nell’espansione all’estero. La sede venne stabilita in Viale Umbria, 32 a Milano; oggi l’edificio riconvertito esiste ancora.
Già a marzo il Direttore Generale Charles Gougné venne sostituito da Jean Eugène Lavergne e a partire dal 20 aprile, fino ad agosto 1926, vennero spedite circa 250 vetture da assemblare con pneumatici Pirelli, impianto elettrico e strumentazione Magneti Marelli, orologio Boselli e finiture più curate, spesso con cruscotto in legno.
Oggi di queste vetture ne risultano esistenti meno di dieci.
Il ritorno a Torino Alla prima Mille Miglia del 1927 una squadra di 3 vetturette si aggiudicò la classe, ribadendo così l’affidabilità delle piccole 5 CV francesi. Quando il Regime in piena autarchia alzò le tasse di vendita per vetture straniere al 130% del prezzo di listino Peugeot capì che l’esperienza italiana doveva terminare e, dopo aver presenziato all’ultimo salone di Roma del 1929, all’inizio del 1930 dovette chiudere definitivamente lo stabilimento di Milano.
Grazie all’accordo con la A. Pagani e Figli di Torino, l’importazione ufficiale di automobili Peugeot riprenderà nel 1954, con l’arrivo della berlina 203, ma già dal 1951 la casa del Leone stringe la storica partnership con Pininfarina, pure torinese, che si concretizzerà nel 1955 con il lancio della 403, prima automobile Peugeot a superare il milione di esemplari.
Sportivo, collezionista e rivenditore Ferrari: Fritz Neuser, nato a Norimberga nel 1932, è stato un personaggio importante nel mondo dell’automobilismo.
Il 15 marzo prossimo, a Parigi, Artcurial metterà all’asta la sua collezione di una trentina di vetture, fra cui diverse Ferrari eccezionali, e di memorabilia.
Tra le Ferrari in vendita, una Daytona stradale del 1970, una 575 Superamerica del 2006 e una 365 GT4/BB del 1975 (foto sotto).
Qui sotto il catalogo ufficiale dell’asta, scaricabile in pdf.
L’articolo sulla Ford Escort Mk.II Gruppo 2 e Gruppo 5 pubblicata ieri su PLIT1 ha attirato parecchio interesse, segno che questi temi sono tutt’altro fuori luogo.
Proprio stamani, JM Callegher ci ha inviato alcune immagini della sua Ford Escort Castrol, montata all’epoca. E’ un modello che il nostro lettore restaurerà presto anche grazie alle foto di Peter Hoffmann pubblicate nell’articolo del 15 febbraio.
Ero indeciso se integrare questo nuovo materiale al pezzo già uscito o se riservare loro uno spazio specifico: ho deciso per questa seconda soluzione, anche per dare il dovuto risalto al contributo di un appassionato. Il prezzo dell’epoca (78 franchi francesi) è ancora presente sulla scatola del kit.
Posadecals e istruzioni stavolta in tipica salsa AMR.
Insieme alla Fiat 131 Abarth, alla Lancia Stratos e alla Porsche Carrera RS, la Ford Escort Mk.II di Solido1 resta uno dei pilastri su cui si fonda la storia dei transkit e dei variokit in 1:43. Innumerevoli sono le versioni da rally tirate fuori dai vari Tron, CG Hobby e compagnia, ma come la prima, anche la seconda Escort, in versione RS1800, conobbe una lunga e vittoriosa carriera sportiva in pista, dal semplice Gruppo 1 al Gruppo 2 fino alla configurazione Silhouette Gruppo 5. Inutile in questa sede cercare di ripercorrere una storia che ci porterebbe troppo lontano.
Nel corso del 1977, Danhausen commercializzò, nella gamma Minichamps2, un gruppo di nuovi kit fra i quali un paio di versioni della Escort II Zakspeed Gruppo 2 che avevano corso nel DRM 1976 (la Castrol e l’Europa Möbel, rispettivamente numero di catalogo 7 e 8)3 e la Castrol Gruppo 5 (numero di catalogo 9).
Nel 1977 la gamma Minichamps era già abbastanza avviata. Nel catalogo di quell’anno si annunciano, tra le altre, le referenze 8, 9 e 15, corrispondenti alla seconda Escort Gruppo 2 e alle prime due Gruppo 5
Le Ford Escort II di Minichamps non erano dei veri e propri kit completi: la carrozzeria era infatti quella del Solido numero 45, non verniciato, cui si aggiungevano i pezzi per la trasformazione della carrozzeria, un nuovo fondino e tutto l’occorrente per gli interni e per le ruote da competizione, tornite con inserti centrali (all’epoca erano già tanto e se montate e dipinte a modino, potevano fare la loro figura).
Un kit della Gruppo 2: carrozzeria Solido grezza, vetri originali in plastica, sacchetto accessori (in metallo bianco più cruscotto e calandra del diecast e ruote tornite). Il fondino, in metallo bianco, riportava il logo SD (Spielwaren-Danhausen), quello di Minichamps e un riferimento alla fabbricazione… parigina con tanto di dataI disegni originali delle decals, realizzati da Peter Hoffmann, per le referenze 7, 8 e 9
Per tutti gli aggiuntivi, Minichamps si avvalse della collaborazione di AMR, già attiva in numerosi progetti esterni che spesso i collezionisti tendono a dimenticare. Fu Francis Bensignor a occuparsi di quello che praticamente poteva definirsi un transkit “evoluto”4 .
L’esploso delle istruzioni (nella gallery, quelle relative alla Weisberg Gruppo 5) e i posadecals furono disegnati da JürgenRenardy di Aachen. Notare il monogramma JR come firma. A destra, tre foglietti di decals, ancora con la protezione: Europa Möbele Castrol Gruppo 2 / Gruppo 5. Europa Möbel e Castrol Gruppe 2 / Gruppe 5. Le decalcomanie di queste tre versioni sono state realizzate da Peter Hoffmann, un altro modellista di Aachen
Le istruzioni di montaggio della Gruppo 2, Minichamps 7 e 8
Con l’Escort Minichamps nasceva quindi qualcosa di molto simile all’Alpine A110 1800cc Gr4 che apparve nella gamma “X” in quello stesso 1977.
La serie Minichamps si arricchì a ruota con le prime BMW 320 Gruppo 5 (kit tradizionale in metallo bianco), dopodiché apparvero altre versioni della Escort: la Zakspeed-Mampe Gr.5 1977 (numero di catalogo 15), la Grab-Weisberg Gr.5 1977 (n.23) e la Zakspeed-Mampe Gr.5 1978 (n.30).
In questa gallery, tutte e sei le Ford Escort II di Minichamps-Danhausen: in alto da sinistra, Gruppo 2 Zakspeed-Castrol DRM 1976 (numero di catalogo 7), Gruppo 2 Zakspeed-Europa Möbel DRM 1976 (n.8),Gruppo 5 Zakspeed-Castrol 300km Nürburgring1976 (n.9); in basso da sinistra, Gruppo 5 Zakspeed-Mampe DRM 1977 (n.15), Gruppo 5 Grab-Weisberg Toine Hezemans DRM 1977(n.23), Gruppo 5 Zakspeed-Mampe DRM 1978 (n.30). Questi modelli vennero commercializzati ufficialmente solo in kit ma alcuni factory built furono approntati per clienti, negozianti e stampa. Ricordiamo che in quel periodo Spielwaren Danhausen offriva anche un servizio di verniciatura per i kit di propria produzioneQuesta Ford Escort Gruppo 5 Weisberg ha una storia particolare: nelle prime due foto da sinistra vedete un kit originale Minichamps montato da Remember nell’estate del 1996, con alcuni particolari aggiuntivi quali cerchi di produzione più recente con parte centrale fotoincisa e dado in alluminio. Il lavoro riuscì così bene che Umberto Codolo, prima di terminare il montaggio, decise di ricavare uno stampo da utilizzare per una serie di montati Remember in resina. Il kit fu disponibile al pubblico solo molto tempo dopo: nella foto a destra ne vedete uno assemblato, con diversi miglioramenti, da Jürgen Renardy una quindicina di anni faL’Escort II nelle sue versioni da pista attirò naturalmente anche altri marchi dell’automodellismo speciale: tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 la belga CG Hobby commercializzò diversi transkit (con parti in plastica nera!), fra cui alcune buste per ottenere la configurazione Gruppo 5. Foto in alto, transkit per la Mampe e per la Toshiba. Nelle altre foto, un transkit Mini Racing che consentiva di realizzare la Gruppo 2 Zakspeed-D&W protagonista dell’Euroturismo 1979
Per amore di completezza – e visto che i padri sono per larga parte gli stessi – accenniamo ai modelli Escort II Gruppo 2 Diecast, usciti nel 2009 (1:43) e alla fine del 2015 (1:18) con il marchio Minichamps: l’Europa Möbel DRM Nürburgring 1976 (art. 100 -/400 768432), la Castrol ADAC Supersprint DRM 1976 (art. 100 -/400 768433) e la Castrol Mainz-Finthen DRM 1976 (art. 400 768430).
Per certi versi una storia che continua: Minichamps ha commercializzato, nel 2009 in 1:43 e nel 2015 in 1:18, alcune versioni del vecchio transkit su base Solido (immagini tratte dal materiale informativo dell’epoca: in alto le 1:18, in basso le 1:43). Una delle ragioni del successo di Minichamps – almeno ai suoi inizi – fu proprio un senso di continuità (vera o artificiale, in questo caso non conta) avvertito dai collezionisti più anziani. Rispolverare il marchio Minichamps fu un’ottima mossa commerciale. Nel collezionismo la componente emozionale gioca un ruolo primario. Queste Escort si collocano in ogni caso in un periodo in cui Minichamps conosceva già una fase calante, incalzata dalla concorrenza dei resincast
Nelle gallery seguenti, alcune foto originali e inedite (davvero bellissime) delle Escort Gruppo 2 che furono utilizzate per il progetto Minichamps. Ringraziamo l’autore, Peter Hoffmann, per averne concesso la pubblicazione su PLIT.
DRM III. Int. ADAC-Bilstein-Super-Sprint Nürburgring, 12 settembre 1976, Ford Escort MkII Gr.2 Europa-Möbel – Team Zakspeed, Klaus Ludwig
DRM III. Int. ADAC-Bilstein-Super-Sprint Nürburgring, 12 settembre 1976, Ford Escort MkII Gr.2 Castrol – Team Zakspeed,Hans Heyer
DRM III. Int. ADAC-Bilstein-Super-Sprint Nürburgring, 12 settembre 1976, Ford Escort MkII Gr.2 Europa-Möbel – Team Zakspeed, Armin Hahne
DRM Zolder Bergischer Löwe 1977, 13 marzo 1977, Ford Escort MkII Gr.2 Mampe – Team Zakspeed, Hans Heyer e Armin Hahne
E’ quasi inutile ricordarlo ma repetita iuvant: Minichamps fu un marchio che i fratelli Lang avevano inventato nel 1976, riservato a kit in metallo bianco su soggetti d’attualità: il primo modello fu la Porsche 917/20 Interserie, cui seguirono la Ford Escort Mk.I Zakspeed-Castrol Gr.2 e la BMW 2002 Gr.2 Europa Möbel. ↩︎
L’Astra BM21 Dumper a 3 assi in 1:87 di nonomologati lo presentammo alla fine del 20201. Molto ben realizzato e montato come sempre in modo accurato, il modello andò esaurito rapidamente.
A distanza di oltre cinque anni, nonomologati ha approntato per il sito geminimodelcars.com un’edizione esclusiva in un paio di esemplari con cabina rossa e carico di sassi, estremamente precisi e realistici. Resta ancora un modello, che può essere acquistato al seguente link: https://www.geminimodelcars.com/listing/4457320411/astra-bm21-dumper-3-axles-truck-with .
Insieme all’Astra sono stati inseriti anche altri mezzi, tra cui un bell’OM 160 celeste farfalla, già venduto.
Dopo la serie 50, nonomologati ha sviluppato la gamma 90, con diverse varianti, tra le quali spicca l’appariscente livrea gialla Kerosagip – Prodotti per riscaldamento del Fiat in allestimento sponde rialzate col pieno carico di taniche.
Come sempre, si tratta di un’edizione estremamente limitata, diffusa entro pochi appassionati e specialisti della scala 1:87. Che si collochi il modello in un plastico fermodellistico o che lo si inserisca come pezzo a sé stante per una collezione di automezzi, il Fiat 90 Kerosagip di nonomologati è a nostro parere uno dei più simpatici montaggi recenti del marchio romano.