24 Ore di Le Mans 2026: la lista degli iscritti

E’ stata diramata oggi dall’A.C.O. la lista degli iscritti della 24 Ore di Le Mans 2026.

Qui di seguito il pdf scaricabile con l’elenco completo, incluse le iscrizioni di riserva.

FIA-WEC a Spa-Francorchamps

Tempo tipicamente di Spa… a Spa. Una pioggerella che ti entra nelle ossa, freddo e nebbia hanno fatto da cornice alla giornata di mercoledì, consacrata alle verifiche tecniche. Nel frattempo, procedono i lavori nel paddock con la nuova torre dal lato Eau Rouge, insieme all’adeguamento delle vie di accesso. Domani le prime sessioni di prove libere.

Una “vente privée” di Artcurial: Lancia Stratos e Peugeot 205 T16

Due vetture da rally provenienti dalla stessa storia personale, conservate per decenni senza interventi invasivi e oggi proposte in vendita privata. È il cuore dell’operazione di Artcurial Motorcars che riguarda una Lancia Stratos e una Peugeot 205 T16, entrambe appartenute a un appassionato corso scomparso, e rimaste nella stessa famiglia rispettivamente dal 1984 e dal 1987.

Le due auto non sono state restaurate e si presentano in configurazione originale, con segni d’uso coerenti con la loro storia. Un elemento che, nel mercato attuale delle vetture da competizione storiche, rappresenta un fattore di interesse per collezionisti e specialisti.

La Lancia Stratos del 1976 è rimasta nelle mani dello stesso proprietario per oltre quarant’anni. Conserva la livrea “Giallo Fly” con cui è uscita di fabbrica ed è indicata come uno dei 72 esemplari realizzati in questa configurazione. Non ha subito restauri e viene descritta come una delle poche ancora in condizioni così integre. Il prezzo non è stato reso pubblico ed è disponibile su richiesta.

La Lancia Stratos è rimasta nelle mani dello stesso proprietario dal 1984 e si presenta in condizioni originali, senza restauri. Conserva ancora la livrea “Giallo Fly” con cui è uscita di fabbrica ed è uno dei 72 esemplari prodotti in questa configurazione, risultando oggi tra le poche ancora in uno stato così integro

La Peugeot 205 T16 del 1984 è stata acquistata nel 1987 su consiglio del pilota Jean-Pierre Nicolas. Anche in questo caso si tratta dello stesso proprietario da allora. L’auto ha percorso 28.089 chilometri, con uno storico definito completo e lineare. La trasmissione è stata revisionata recentemente, mentre il resto della vettura è rimasto conforme all’origine. Anche per questa vettura il prezzo è comunicato su richiesta.

La Peugeot 205 T16 è nelle mani dello stesso proprietario dal 1987, anno in cui fu acquistata su consiglio del pilota Jean-Pierre Nicolas. Si presenta in condizioni originali, con soli 28.089 chilometri percorsi e uno storico chiaro e completo; la vettura ha beneficiato recentemente del rifacimento della trasmissione, mantenendo per il resto la configurazione d’origine.

La vendita avviene in forma privata, senza il coinvolgimento dichiarato di una casa d’aste strutturata. Questo implica trattative dirette con la proprietà o con eventuali intermediari incaricati, una modalità meno trasparente rispetto alle aste pubbliche ma non rara per veicoli di fascia alta o con provenienze familiari consolidate.

Entrambe le vetture rappresentano due momenti distinti del rally: la Stratos come progetto specifico per dominare il mondiale negli anni Settanta, la 205 T16 come espressione estrema dell’era Gruppo B. In questo caso, oltre al valore tecnico e storico, pesa la continuità di proprietà e l’assenza di restauri, elementi che contribuiscono a definirne il posizionamento sul mercato.

Nella foto di apertura: le due auto alla partenza del Rallye des 10 000 Virages nel 1987

30 anni di attività dedicati alle Opel storiche in Italia

Sabato 12 settembre 2026 gli appassionati di Opel avranno la possibilità di ritrovarsi a Verona per il XIII Meeting Internazionale. Variazione importante: da questo XIII° Meeting Internazionale la partecipazione è aperta non solo alle vetture a trazione posteriore ma a tutte le Opel costruite fino al 1986.

Verona, città antichissima le cui origini si perdono nella preistoria, è unica al mondo per le peculiarità urbanistiche e per il patrimonio artistico e culturale, per questo riconosciuta nel patrimonio dell’UNESCO. Sospesa tra storia e leggenda che ancora oggi conserva innumerevoli capolavori magnificamente conservati: tra questi c’è una parte del cuore storico della città, la Piazza San Zeno, in cui si erge la maestosa Basilica dove riposa il Santo protettore di Verona, pronta ad ospitare le Opel storiche in un contesto ineguagliabile.

Nel programma dell’evento è prevista una mostra statica delle vetture, che rimarranno in Piazza San Zeno dalle 9.30 fino alle 17.30. Durante la giornata i partecipanti potranno visitare liberamente le opere monumentali della città con ausilio anche di un bus navetta che farà da spola tra Piazza S. Zeno e Piazza Bra in maniera continuativa. Inoltre, l’organizzazione distribuirà due moduli che potranno essere utilizzati, il primo per le votazioni delle Opel più particolari e il secondo per partecipare al gioco “trova il loghi del 30° Anniversario Opel Fans Italy” nascosti tra le vetture. La manifestazione terminerà con le premiazioni e la foto di gruppo.

A chi farà richiesta verrà inviato il modulo di iscrizione, dove saranno indicati dettagli importanti inclusa la quota di partecipazione (35 euro).

Una parte della quota di partecipazione sarà devoluta alla Onlus Atuttotondo.

Solo le vetture registrate potranno accedere all’evento. Le iscrizioni saranno accettate fino al raggiungimento del numero massimo posti di capienza della piazza. L’organizzazione consiglia la conferma di partecipazione quanto prima.

Info e iscrizioni: mantafans.it@tiscali.it

Opel Fans Italy (www.opelfansitaly.it)

Opel Manta Fans Italy – (on Facebook) 

FIA-WEC: 6 Ore di Spa-Francorchamps, orari e lista degli iscritti

Si svolgerà sabato 9 maggio la 6 Ore di Spa-Francorchamps, seconda gara del FIA-WEC 2026.

Qui di seguito i pdf scaricabili con gli orari completi e la lista provvisoria degli iscritti.

Il 31 maggio la prossima Borsa di Scambio a Novegro

La Novegro Borsa Scambio torna domenica 31 maggio 2026 al Parco Esposizioni Novegro. L’evento si svolge all’interno del Padiglione C e si sviluppa come al solito su un’unica giornata.

Orario 9:30–16:30. Il costo è fissato a 8 euro in cassa, con opzione online leggermente ridotta (6,70 euro più commissioni) e riduzioni previste per alcune categorie; ingresso gratuito per minori e determinate condizioni di disabilità.

Informazioni complete: https://www.parcoesposizioninovegro.it/fiere/novegro-borsa-scambio-18/?mc_cid=2a0994c29e&mc_eid=7ad3f070c6

Alex Zanardi

Alex Zanardi ha lasciato ieri questo mondo. La parole su di lui si sprecano, a proposito e a sproposito.

Lo voglio quindi ricordare così, con un paio di semplici foto scattate a Imola nel 2008 in occasione di alcuni test del WTCC, in cui come al solito si era impegnato con tutte le sue forze. Ogni volta che lo incontravi, riusciva a dirti qualcosa di originale, su cui finivi spesso per meditare.

E mi sono sempre portato dentro la sua regola dei cinque secondi, che davvero parla molto di lui. Se non la conoscete andate a vedere cos’è, vi aiuterà se cercherete di metterla in pratica in tante circostanze della vita. Sarà anche un modo per ringraziare un grande campione che non ha mai avuto la brutta idea di arrendersi di fronte alle difficoltà.

Pininfarina Nautilus: visione e sperimentazione nel design della berlina del futuro

A quasi trent’anni dalla sua presentazione, la Pininfarina Nautilus resta uno dei concept più audaci e sperimentali mai realizzati dalla storica carrozzeria torinese su base Peugeot, simbolo di una stagione di grande libertà progettuale nel design automobilistico.

Svelata nel 1997, la Peugeot Nautilus nasce come esercizio di stile radicale, pensato per esplorare nuovi linguaggi formali e ridefinire il rapporto tra estetica, funzione e innovazione. Più che una semplice show car, si configura come una dichiarazione di intenti: un progetto capace di spingersi oltre i vincoli della produzione per indagare scenari futuri della mobilità.

Archetipo di berlina sportiva

Dal punto di vista tecnico, la concept è sviluppata sulla base della Peugeot 605, con un telaio allungato di 15 centimetri e carreggiate ampliate di sei centimetri per lato. L’obiettivo è quello di dare forma a una grande berlina a quattro porte dal carattere sportivo, capace di coniugare imponenza ed eleganza nonostante una massa complessiva di circa 1.800 kg. Un’impostazione che riflette la volontà di reinterpretare il concetto di ammiraglia in chiave più dinamica e contemporanea.

Il design esterno rappresenta uno degli elementi più distintivi del progetto. La carrozzeria, caratterizzata da superfici tese e volumi scolpiti, è proposta in un inedito acquamarina metallizzato opaco, una scelta estremamente avanzata per l’epoca, che contribuisce a rafforzare l’identità futuristica del modello. Il nome Nautilus richiama esplicitamente l’ispirazione marina, tradotta in un linguaggio formale fluido e continuo, capace di evocare movimento e leggerezza.

Ispirazione marina

All’interno, il concept sviluppa ulteriormente questo dialogo con l’ambiente naturale. L’abitacolo riprende infatti linee e suggestioni del mondo marino, con superfici ondulate e un’impostazione fortemente scenografica. Particolarmente significativa è la differenziazione cromatica e funzionale degli spazi: i sedili anteriori, rivestiti in blu, sono pensati per il conducente e privilegiano ergonomia e funzionalità, mentre la zona posteriore, in grigio, offre un ambiente più accogliente e raffinato. Una soluzione che richiama le limousine d’anteguerra, dove il posto guida era progettato per la resistenza e l’uso intensivo, mentre l’abitacolo era destinato al comfort e al pregio dei materiali.

Oltre la classica berlina

Con Peugeot Nautilus, Pininfarina dimostra la propria capacità di interpretare il design come strumento di ricerca, reinterpretando gli stilemi Peugeot dell’epoca e al contempo superando i confini dell’estetica per affrontare temi strutturali e concettuali. Un approccio che ha contribuito a consolidare il ruolo dell’azienda torinese non solo come carrozzeria, ma come centro di innovazione e cultura progettuale.

Oggi la Peugeot Nautilus viene ricordata come uno dei concept più rappresentativi degli anni Novanta: un progetto visionario che, pur non essendo destinato alla produzione, ha lasciato un segno nel dibattito sul futuro dell’automobile e continua a essere fonte di ispirazione per designer e appassionati.

Storia delle scatole: un viaggio nel tempo

Seconda parte della storia delle scatole anni ’60, a cura di Marco Nolasco. La prima parte potete leggerla a questo link: https://pitlaneitalia.com/2026/05/01/storia-delle-scatole-un-viaggio-nel-tempo/ . Si potrà anche consultare la parte precedente, relativa al periodo dal dopoguerra alla fine degli anni ’50: https://pitlaneitalia.com/2026/04/01/storia-delle-scatole-un-viaggio-nel-tempo-parte-i/

Testo e foto di Marco Nolasco

In diversi casi nelle scatole chiuse di cartone vengono semplicemente aperte delle finestre in acetato per mostrare almeno in parte il contenuto, come in questo  Lone Star, commercializzato nel 1960 in una scatola chiusa che si apre parzialmente qualche anno dopo o come i metOsul, dapprima venduti in scatole chiuse come la VW a destra in basso nella foto di gruppo e poi, alla fine del decennio, in scatole con finestra che si dovrebbero vedere nella stessa immagine.

Però le scatole chiuse non vengono abbandonate, anzi! Le ritroviamo per tutti gli anni ’60 per molte firme, eccone alcuni esempi:

-una Opel Kadett della Tekno del 1964.
-un autocarro Bedford della Dinky inglese del 1966.
-una Simca 1100 della Solido del 1967, nel tipico rosso della serie
“Haute fidélité”, troppo bassa rispetto al modellino.
– una Ford Escort sempre della Dinky inglese del 1968.
– una Lamborghini Marzal della Edil Toys del 1968, in cui il
costruttore ha “barato” colorando la foto della vera, in realtà
bianca, nel più vistoso arancio del modellino…
-una Seat 850 coupé della spagnola Joal sempre del 1968.
-una Renault 10 Polizia della Nacoral del 1970.
-una bisarca DAF della Lion Car ancora del 1970.

La Dinky Toys ha adottato nel tempo molti tipi di scatole, non tutti indovinati. Tra gli altri anche questo genere molto simile ai piccoli diorami della Corgi Toys, ma, a mio parere, dalla grafica meno efficace. Un paio di esempi:
– l’autotreno Mercedes della Dinky inglese del 1967.
– il bel furgone Saviem trasporto cavalli con sulky della consorella francese del 1969, quando ormai la Corgi Toys aveva purtroppo già abbandonato le scatole con diorama.

Degne di nota, a parer mio, le scatole delle Ziss RW, dalla grafica elegante e arricchite da disegni del modellino più belli dello stesso. Anche questo marchio tedesco si convertirà alle teche trasparenti, come fece la CR Cursor per la serie promozionale dedicata ai primi
veicoli della Daimler e della Benz, alla fine del decennio. In questo ultimo caso le teche sono di un fragile acetato difficile da preservare. Nella terza foto l’acetato è stato rifatto mentre la base è originale.

Nel 1965 debutta la serie M500 della Politoys le cui scatole di cartone giallo-nere presentano due grandi finestre sui lati da cui si vede una buona parte del modello. Si registrano cinque varianti con piccole differenze. Le prime due sono rivestite da una sottile e fragile pellicola di acetato che non sempre è giunta integra fino ad oggi. Il modellino è trattenuto da sagome di cartone, da piccole lastre di polistirolo o da gommapiuma.  Con la Mustang Bertone del 1968 anche la Politoys si converte alle teche rigide in plexiglas che sostituiranno via via le scatole di cartone per tutti i modelli. Anche
la successiva serie MXX avrà teche della stessa forma e dimensioni con minime differenze. Tuttavia alcuni modelli particolari, che si voleva mettere in particolare evidenza nelle vetrine, hanno avuto dei cofanetti in cartone illustrati tenuti chiusi da un pezzo di scotch che, come si vede in una delle foto, danneggiava la scatola quando la si apriva. All’interno il modello era fissato alla base da una spugnetta biadesiva. Ecco qualche esempio.

Nel 1966 nasce la Mebetoys che si pone in concorrenza diretta con la Politoys, ma le prime scatole, chiuse, sono piuttosto tristi. Rimedia poco dopo cambiando la grafica e aggiungendo una finestra. La piccola serie di quattro modelli del Rally di Montecarlo si distingue per le scatole di colore giallo.

Anche la Corgi Toys, intorno al 1967, passa alle scatole vetrina, che arriveranno alla fine della storia nel 1983. Prima, però, nel 1964, torna ai cofanetti in cartone spesso per i modelli della nuova serie di auto antiche che purtroppo non avrà molto successo. Nel 1968 alcuni modelli sono inseriti in una originale, ma poco pratica confezione a vista, con una bolla di acetato sagomato  fissato ad un vistoso cartone illustrato che non credo abbia facilitato l’inscatolamento e il trasporto. Per fortuna è durata poco. Di seguito un esempio di cofanetto di auto antica, alcune scatole vetrina e una delle confezioni di cui sopra del 1968 con la seconda versione dell’Aston Martin di James Bond.

Ecco qualche altro esempio di passaggio dalle scatole chiuse a quelle a vetrina. Inizio con la Matchbox, che aggiunge molti bei disegni simili a quelli della Corgi Toys. Siamo alla fine degli anni sessanta-inizio dei settanta.

Un paio di esempi della danese Tekno, che continua a riportare le caratteristiche tecniche dell’auto vera:

Nel 1968 inizia il declino e le aziende cercano di correre ai ripari. La Politoys e la Mercury lanciano due serie economiche, la Export e la Special. La prima viene commercializzata per un breve periodo in scatole tradizionali chiuse giallo-verdi che diventano a vetrina dopo poco tempo, la seconda  debutta in scatole a vetrina rosse simili quelle della serie maggiore.

Altri due esempi, le scatole con finestra trasparente della serie Old Timer della cecoslovacca Igra e due tipologie della tedesca Märklin, la più vecchia di cartone con finestra trasparente e la successiva in plexiglas rigido.

Originale, ma poco pratica la soluzione della belga Sablon, che adotta dei profili in plexiglas a forma di ottagono allungato con un ripiano interno sul quale è fissato il modellino tramite un piccolo biadesivo, che ovviamente ormai non fissa più niente! Queste confezioni sono aperte ai lati e hanno un rudimentale sistema maschio-femmina che permette di collegarle tra di loro per formare delle vetrine. I cerchi di questi modelli sono peggio di quelli dei Dugu, si sciolgono come neve al sole. Nei miei modelli sono stati sostituiti da copie in 3D.

Naturalmente anche la Solido si convertì alle scatole con finestra, anche se in ritardo rispetto alla concorrenza. Bisogna infatti aspettare il 1969 e, se ricordo bene, la Ford MkIV per vedere nei negozi la mitica scatola giallo-rossa che attraverserà tutti gli anni settanta, anche se con variazioni cromatiche.
Ecco qualche esempio:

Originali e abbastanza pratiche  le confezioni della israelo-americana Gamda – Sabra – Cragstan del 1969, dei piccoli parallelepipedi in plexiglass con un sistema di ritenuta del modello che ingloba degli accessori come pompe di benzina o segnali stradali. L’apertura è basculante a imitazione della porta di un box, come le confezioni dei Mini Dinky dell’anno prima. Sul retro è incollato un cartoncino pubblicitario con l’elenco dei modelli disponibili, di cui conosco due grafiche.

Anche se se ne è già parlato su PLIT è forse il caso di ricordare anche in questa sede le teche della giapponese Kanda, diverse spanne sopra quelle della concorrenza. Come del resto i modelli! Siamo nel 1968-69.

Nel 1969 la Mebetoys entra nell’ orbita Mattel e il “packaging” ne risente e, direi, ne risente in peggio a causa del gigantismo a cui si arriva in breve tempo. Ecco tre passaggi dell’evoluzione delle confezioni. NB: L’Abarth 3000 della seconda foto è stata elaborata in versione “fedele”, Targa Florio 1970.

Finisce qui il viaggio attraverso le scatole dei modellini degli anni Sessanta. Se vorrete, voi e David, prossimamente ci inoltreremo nel decennio successivo.

Storia delle scatole: un viaggio nel tempo

All’inizio di aprile avevamo pubblicato un articolo di Marco Nolasco sulla storia e lo sviluppo delle scatole dei modelli dal dopoguerra agli anni ’501. Com’era prevedibile, la retrospettiva ha raccolto un buon numero di visualizzazioni ed è così che Marco ha proposto a PLIT un naturale seguito, relativo agli anni ’60. Considerata l’ampiezza della materia, pubblicheremo gli anni ’60 in più puntate. Ringraziamo fin da ora Marco Nolasco per la gentilezza e il tempo consacrato a PLIT, oltre che per l’abituale qualità del suo lavoro.

Testi e foto di Marco Nolasco

E in Italia? Beh, negli anni ’50 solo la Mercury realizzava modellini pressofusi in linea con quanto prodotto all’ estero. La serie in scala 1/48, prodotta per un decennio dal 1954 era forse quella più vicina ai modellini stranieri, ma avevo con loro un rapporto di odio-amore; odio per la scala (come se i vari Corgi e Dinky fossero tutti 1/43 vera…) e amore per la scelta dei soggetti, quelli che vedevo tutti i giorni per strada. Comunque, complice il fatto che quando ebbi l’età per sceglierli erano ormai quasi fuori produzione, non ne comprai nessuno e ancora adesso ho solo una Bianchina senza scatola. All’inizio le scatole erano in cartone naturale con le scritte identificative stampigliate, ma si notavano poco quindi divennero azzurre e rosse con l’immagine del modellino. Nei primi anni ’60 furono arricchite da bei disegni del veicolo reale inserito in accattivanti panorami, sulla falsariga di quelli che cominciavano a comparire sulle scatole dei Dinky France. Anche altre firme seguirono lo stesso percorso. Per esempio la Matchbox passò da scatole senza immagini a quelle con disegni a tratto nero che poi divennero colorati e infine inseriti in paesaggi diversi per ogni modello. Fatto sta che nei primi anni del nuovo decennio, che sarà quello d’oro per i modellini, quasi tutte le firme usavano scatole illustrate. Di seguito qualche esempio, un Renault Estafette Dinky France del 1960, un Fiat 682 Mercury in una scatola illustrata da Mario Davazza e una Spyker Matchbox MOY in una scatola di tipo D1, usata nel biennio 1961-62, che riproduce fedelmente la classica scatola di fiammiferi con tanto di superficie ruvida per lo sfregamento.

Ed ecco un confronto tra due scatole illustrate scelte tra le più rappresentative, almeno a parer mio, quella della Fiat 2300 coupé Mercury, primo 1/43 vero del marchio, 1962, e quella di una Opel Rekord Dinky France del 1964.

Nel 1962 compare per la prima volta sulla scatola di un Corgi Toys, la Trojan n. 233, lo splash: “by special request” che comparirà in molte scatole successive, come riporta il librone sulla Corgi Toys di Van Cleemput, anche se l’autore dichiara di non sapere da parte di chi ci fosse stata quella richiesta speciale.

I modelli più grandi cominciavano ad abbandonare le bellissime scatole a cofanetto in cartone pesante per adottare quelle più leggere con le aperture laterali come i modellini più piccoli, magari irrobustite all’interno da cartoncini al naturale. Ecco un paio di esempi della Corgi Toys, l’autogru del Circo Chipperfield International n. 1121, con scatola con aperture laterali, e la gabbia dei leoni n. 1123 ancora nella scatola a cofanetto. La decal che si vede in basso a destra nella foto della gabbia è quella originale, con la scritta “Lyons”. Sul modellino è applicata una copia moderna realizzata ad hoc da Edoardo Gallini.

Questi invece sono due esempi di scatola a cofanetto di Dinky Toys, il grosso articolato Berliet n. 898 della Dinky France e il set 448 della consorella d’Oltremanica composto dal pickup Chevrolet El Camino e da due rimorchi agricoli. Entrambi del 1961.

Negli anni ’60 nascono molti nuovi marchi nel settore dell’1/43 convenzionale, ma non solo. Dapprima le scatole mantengono le caratteristiche di quelle del decennio precedente, ma presto ogni firma cerca di far risaltare i propri modellini nelle vetrine contro le quali, se non ci avessero tirato via a forza, avremmo schiacciato il naso per interi pomeriggi. Tra le nuove arrivate l’italiana Politoys, la francese Solido (che in realtà debutta nell’1/43 con la mitica serie 100 già nel ’57), l’irlandese Spot On ecc.
Ecco qualche altro esempio di scatole di tipo classico:
-la prima è la nota e colorata Politoys con l’immagine del modellino con le sue aperture  e il depliant con il catalogo; in questo caso si tratta dell’ambulanza Romeo 2°, ma la grafica è la stessa per tutti i modelli.

-la seconda è una Solido, che invece, in questi primi anni del decennio, non mantiene sempre lo stesso colore. Questa azzurrina custodisce la Lancia Flaminia Coupé, il primo modellino dotato di portiere apribili, come specificato sulla scatola.

-infine la terza, il cofanetto Spot On del double decker Routemaster, non particolarmente appariscente, che non reca neppure l’immagine del contenuto, ma evidenzia la scala 1/42, importante non tanto per il valore numerico, ma perché lo stesso viene mantenuto sia per i modelli di auto che per quelli di veicoli pesanti, fatto più unico che raro in quel periodo.

Ho accennato alla nascita dei primi modelli di automobili “antiche” in Francia alla fine degli anni cinquanta. Nel 1962 succede la stessa cosa anche in Italia grazie alla Rio e alla Dugu, che lanciano due serie di riproduzioni 1/43 di auto di inizio secolo di una qualità mai vista fino ad allora. Almeno per quella scala. 

La Rio dapprima commercializza i modellini in scatole classiche, con la tipica grafica che rimarrà quasi immutata per decenni, di dimensioni leggermente più grandi del modello per poterlo avvolgere in una striscia di gommapiuma a protezione dei numerosi dettagli applicati. Di seguito il n.1, l’Itala che vinse la prima edizione della Targa Florio del 1906. 

Anche la Dugu adotta delle scatole di cartone per i primi modelli, ma aggiunge una innovazione che, anni dopo, trasformerà le scatole cieche di cartone nelle piccole teche trasparenti ormai d’ obbligo per quasi tutti i modellini moderni. Le scatole della casa del gufo infatti hanno una finestra circolare sui lati di generose dimensioni, molto maggiori di quelle dei forellini delle scatole Dinky Toys che servivano esclusivamente per rivelare il colore del modellino senza doverle aprire. Queste aperture invece permettono di ammirare i dettagli di una parte del modello, anche in questo caso avvolto nella gommapiuma. Per sigillare il tutto la scatola è termosaldata con una fragile pellicola trasparente, come quella adottata pochi anni dopo dalla Politoys e dalla Mebetoys. Nelle foto una scatola di questo tipo con la Lancia Lambda berlina. In realtà è la n.5 della torpedo, è strano, ma ho due Lambda berlina entrambe nella scatola della torpedo…

Le due Case aggiungono alla confezione un foglietto con qualche nota storica dell’ auto vera, a sottolineare il carattere “serio” di queste collezioni.

I modellini diventavano sempre più complessi, soprattutto i mezzi pesanti come questo Ruston Bucyrus della Dinky Toys inglese del 1963, che ha molti movimenti indipendenti tra di  loro, e le scatole devono essere sufficientemente robuste, come questa, che ha una fascia di carta sottile riccamente illustrata che raramente è giunta ai giorni nostri, soprattutto integra. All’interno una sagoma in cartone blocca il modellino e un foglietto spiega minuziosamente, una volta tanto anche in italiano, come diventare un piccolo palista.

Ma è a Corgi Toys, a parer mio, a realizzare le confezioni più belle di quel periodo, che non si possono più considerare delle semplici scatole, ma dei piccoli diorami che arricchiscono e completano il modello. Ecco qualche esempio degli anni 1964-66.

In questi anni le scatole vivono una piccola rivoluzione perché si incomincia a presentare il modello in confezioni trasparenti. Aveva già incominciato la Dugu con delle grandi finestre in acetato sui lati, ma si andrà presto bene oltre. Nel 1964 alcuni Dinky Toys vengono inseriti in scatole-vetrina molto fragili e poco pratiche, difficili da conservare integre, soprattutto se il negoziante toglie il cartoncino superiore per aumentare la visibilità del contenuto. Il modello è fissato alla base di cartone con degli elastici.
Ecco un esempio ancora con il cartoncino di cui sopra, il n. 275, il furgone GMC portavalori.

Ecco un paio di esempi di scatole con cartoncino superiore rimosso. L’acetato della Ford T è originale, ma spiegazzato mentre quello dell’Austin è stato sostituito perché irrimediabilmente rovinato. Per fortuna un paio di anni dopo rimediarono con dei cofanetti rigidi simili a quelli che verranno poi adottati da quasi tutti. Sono di diverse dimensioni a seconda del modello, di seguito tre esempi, in quello della Cadillac si vede il pieghevole con le istruzioni per aprire il cofano motore premendo un pulsante dentro l’abitacolo. Sono identici per entrambe le gamme, inglese e francese, eccetto il sistema
di fissaggio, costituito da due perni fusi con la base in plastica che si impegnano in due fori nel pianale del modellino per quelli d’oltremanica e da una più evoluta chiave di acciaio per i modelli francesi, come spero che si veda in una delle foto.

Le scatole chiuse erano più pudiche, non rivelavano subito l’oggetto del desiderio, ma ce lo facevano immaginare dalle illustrazioni e la magia cresceva aprendo la scatola, soprattutto se conteneva una parte interna ripiegata come certi Corgi Toys, fino ad arrivare all’agognato modellino. Le scatole-vetrina, invece, di qualunque foggia fossero, non nascondevano nulla dei loro segreti, ma erano commercialmente più efficaci, visto che si stavano diffondendo, dapprima soprattutto per i più “seri” modelli di auto antiche anche se in alcuni casi, come Solido o Rio, il cofanetto era inserito in una scatola di cartone (o viceversa come nei Dugu). Ecco qualche esempio di Solido, Rio (dal poco pratico taglio longitudinale)  Dugu, Safir e Minialuxe, ma anche la Politoys adottò delle piccole teche trasparenti per le sue auto antiche, per l’occasione arricchite con un piccolo guidatore.

Anche la Norev abbandonò il cartone per un fragile acetato per tutti i tipi di modelli e alla fine della sua parabola si convertì alla nuova moda anche la RAMI, e cui piccole teche erano però di un più robusto plexiglass rigido con uno sfondo disegnato. Di seguito una Mercedes SSK della Norev e l’unico RAMI venduto soltanto nella teca e non anche nella scatola di cartone, la rara Motobloc 1902, l’ultimo modello del marchio e anche il primo con un numero di catalogo, il 2, precedentemente assegnato ad un’altra miniatura.

Fine prima parte degli anni ’60 – continua.

  1. https://pitlaneitalia.com/2026/04/01/storia-delle-scatole-un-viaggio-nel-tempo-parte-i/ ↩︎