L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ospiterà mercoledì 2 ottobre, alle ore 12, la conferenza stampa di presentazione delle Finali Mondiali Ferrari 2024 che saranno organizzate, dal 15 al 21 ottobre, nello storico impianto sportivo in Emilia-Romagna.
Parteciperanno alla conferenza Antonello Coletta, Global Head of Ferrari Endurance e Corse Clienti; Gianmaria Manghi, capo della Segreteria politica della Presidenza della Regione Emilia-Romagna; Marco Panieri, Sindaco di Imola; Gian Carlo Minardi, Presidente Formula Imola.
Sarà inoltre presente all’evento Alessio Rovera, pilota ufficiale Ferrari, impegnato nella stagione in corso nel FIA WEC con la 296 LMGT3, nella classe riservata alle vetture derivate dalla serie; nel GT World Challenge Europe – Endurance Cup, e nell’IMSA Sportscar Championship – Endurance Cup, con la medesima vettura del Cavallino Rampante.
Si apre venerdì 27 settembre alle ore 9 l’Hobby Model Expo a Novegro, uno degli appuntamenti più importanti della stagione italiana delle manifestazioni del settore. Questi gli orari di tutto il weekend: venerdì 27 settembre 9-18.30 / sabato 28 settembre 9-18.30 / domenica 29 settembre 9-18.30. Padiglioni A, B, C, D e area esterna.
Tra i tanti personaggi celebri che scelsero la Citroën DS come loro auto personale non poteva mancare qualcuno capace di marcare profondamente lo stile e le mode del ‘900, grazie ad una classe ed un’eleganza divenute proverbiali: Audrey Hepburn.
L’attrice britannica acquistò la sua DS19 a Roma nel 1962.
Nella foto di apertura (scattata da Ezio Vitale) la vediamo a bordo della sua DS, a Taormina, ritratta in compagnia di Antony Perkins. Entrambi erano presenti nella città siciliana per il locale Film Festival. Tra i modelli disponibili, la Hepburn scelse quello che forse meglio si adattava allo stile di molti dei personaggi che portò sul grande schermo: una DS19 in allestimento Prestige, nera, su cui fece installare una speciale autoradio i cui comandi erano azionabili comodamente dai posti posteriori.
Complice della scelta, fu probabilmente lo stilista Hubert de Givenchy, che fu a sua volta uno dei primi acquirenti della DS19 e l’autore dei celebri abiti indossati dalla Hepburn sulle scene dei suoi film ed anche del suo personale guardaroba.
L’anno successivo, il 1963, la vide ancora ripresa sul sedile posteriore di una Citroën DS19: era una delle vetture protagoniste del celebre film Sciarada e accanto a lei era seduto Cary Grant.
Si stanno svolgendo in questi mesi le aste di vendita dei vari lotti provenienti dalla successione di Jess Georges Pourret (1932-2018), uno dei massimi esperti di Ferrari, su cui penso sia inutile spendere ogni parola di presentazione.
Lo scorso luglio, Magnin Wedry ha venduto diversi lotti di automobilia, comprendenti anche due lotti di automodelli AMR molto particolari, alcuni dei quali della celebre serie del raduno del Mas du Clos. Il catalogo generale della vendita Magnin Wedry potete scaricarlo qui di seguito in formato pdf. I due lotti AMR hanno chiuso a prezzi abbastanza elevati1, e se li è aggiudicati qualcuno che i collezionisti del marchio conoscono (purtroppo) fin troppo bene. Sinceramente avrei preferito che l’avesse avuta vinta un Bertrand Bigaudet, che li avrebbe rimessi in vendita a dei prezzi decenti. Pace.
In ottobre, la casa d’aste Automobilia Ladenburg offrirà un’altra importante serie di lotti della documentazione accumulata da Pourret nell’arco di una vita: disegni, manoscritti, targhette di telaio, foto, brochure e così via2.
C’è chi pensa che la Ferrari 250 GTO di Solido, uscita nel 1985, sia in realtà un Serie 100 mancato. Ma mancato non in senso figurato: mancato proprio nel senso di disegnato e progettato all’epoca dei Serie 100, abortito a suo tempo e tirato poi fuori vent’anni dopo. Chissà. Sta di fatto che a metà anni ’80, al momento di lanciare la serie 4500 (Age d’Or-Sixties), Solido tirò fuori questa GTO nel 1985, in un’epoca di modelli già oggettivamente migliori di questo, anche nella stessa gamma1. Commercializzato col numero di catalogo 4506 (senza numero di gara) e 4606 (con numero di gara), il modello ha avuto una carriera lunghissima, cucinato e ricicciato in tutte le salse.
Marzo 1986. Chi scrive era in settimana bianca con la scuola, stavolta non a Leontica2 ma a Corvara, in Val Badia. Prima di partire avevo passato un’ordinazione a Paolo Tron con una Ford Capri Le Mans 1973, una BMW 3.0 CSL Le Mans 1973 di Solido, un paio di set di cerchi BBS di Robustelli e poi? Poi, visto che Paolo nel TSSK aveva elencato alcune decals per la Ferrari 250 GTO stampate da Michel Elkoubi3, ne avevo approfittato per prenderne alcuni foglietti per trasformare il Solido, che inserii nell’ordine. Anni ’80, i Solido serie 10 raramente si compravano per fini diversi da quelli di trasformarli o migliorarli. Certo, c’era chi ne aveva in casa di intonsi (altrimenti oggi non ne troveremmo a centinaia come capita nella più scrausa delle borse) ma l’idea era quella di colmare delle lacune storiche in collezione. La Capri che mi arrivò era tra l’altro già un po’ elaborata, con le decals già applicate – molto bene peraltro – e con diversi ritocchi di colore bianco laddove serviva. Ne venne fuori un bel modello, così come riuscii a raggiungere un risultato più che decente anche con la BMW.
La Ferrari 250 GTO prima serie di Solido aveva la basetta bianca (qui un po’ ingiallita dal tempo). Il modello venne completato con le “Le Mans Decals” di Michel Elkoubi, che negli anni ’80 aveva le mani in pasta un po’ dappertutto
Quanto alla GTO, stesso discorso. Nella mia collezione, un Box Model conviveva pacificamente con un X-Nostalgia, purché le versioni fossero diverse. Il Solido che mi arrivò era del colore giusto per una delle varianti ottenibili col foglietto di Elkoubi. Le decals, non fustellate, avevano già allora il pessimo difetto di squamarsi riducendosi in tante sezioncine orizzontali. Non avevo a disposizione il liquid decal film di Microscale e mi arrangiai alla meno peggio riuscendo ad applicare, dopo aver ritagliato il tutto con normalissime forbicine, la decorazione della numero 24 Ecurie Belge di Le Mans 1963, pilotata da Blaton e Langlois. Non una delle elaborazioni più gloriose, lo riconosco. Già all’epoca riuscivo a fare cose un tantino più complesse.
Il Solido diecast 1:43 uscì nel 1985, a circa un anno dall’italiano Box Model. Di colpo, dopo decenni di digiuno nell’ambito dei modelli di grande serie, i collezionisti avevano di che scegliere. Curiosamente i produttori “classici” come Dinky, Corgi, Politoys o Norev avevano sempre snobbato la GTO, forse giudicata troppo di nicchia. Vai a sapere… A meno che il Solido non rappresenti qualcosa di molto antecedente al modello che vide la luce a metà anni ’80
Non furono sostituite le ruote, né ritoccati gli interni. Nella sua semplice umiltà, questo modello mi ha seguito per una vita, spesso occupando, senza fare storie, gli angoli meno confortevoli degli spazi riservati alla collezione, ritrovandosi magari all’aperto per mesi in attesa di essere infilato in un pertugio o caricandosi sul groppone tre o quattro invernate in un garage della montagna mugellana dopo essere stato per l’ennesima volta sfrattato a vantaggio di qualcosa di più importante. Eppure è ancora lì, la GTO di Solido, sostanzialmente integra, e ho voluto dedicarle un capitolo di “Storie di modelli”, per l’onorato servizio reso in quasi quarant’anni vissuti ai margini. Perché ci vuole classe anche per restare ai margini.
Un modello, comunque, va sempre giudicato e inquadrato storicamente. Sembra un’indicazione scontata ma non lo è affatto. E alcune volte la 250 GTO di Solido è stata liquidata con giudizi quantomeno frettolosi. Tra l’altro, il modello come linee e proporzioni non è affatto male se è vero, com’è vero, che Jean Liatti è partito proprio dal Solido per realizzare il suo famoso Nestor. ↩︎
La GTO di Solido attirò l’attenzione del negozio-produttore Automany di Nantes, che ne fece alcune belle serie limitate con decals speciali e ruote a raggi. Ne riparleremo magari un’altra volta. ↩︎
Lo scorso 15 settembre avevamo pubblicato su PLIT un articolo sulla Peugeot Quasar (https://pitlaneitalia.com/2024/09/15/quarantanni-fa-la-peugeot-quasar/). Ecco una gallery supplementare, con la vettura originale fotografata nell’ottobre del 2015 in occasione di Auto & Moto d’Epoca a Padova.
Accogliamo con grande piacere questo contributo che Marco Nolasco ci ha inviato dopo aver letto il pezzo sulla Western Models pubblicato stamani1. Riporto qui le note di Marco e le sue foto, aggiungendo in calce qualche mia nota su un modello forse poco conosciuto qui da noi, ma che nel suo piccolo ha fatto la storia dell’automodellismo speciale.
Testo e foto di Marco Nolasco
“Mi aggancio alla bella storia della Western che hai pubblicato su PLIT e, visto che ne hai parlato, ti mando qualche foto del loro primo modello, la Mercedes Benz 540K W29 Spezialroadster del 1937, nella prima versione del 1974, senza parti nichelate. Aggiungo un catalogo a manifestino della marca di metà anni ’80.
Già che ci sono lo confronto con una riproduzione industriale di una vettura simile, sempre una Mercedes Benz 540K W29, ma con carrozzeria cabriolet C del 1939, se non sbaglio, nell’interpretazione del 1978 di Solido, n.4067. Più estrema e sportiva la due posti Spezialroadster, più confortevole la Convertibile a quattro posti.
Tra i due modelli passano appena quattro anni, ma in quell’epoca non sono pochi, almeno per gli speciali. Infatti, mentre i modelli industriali segnavano il passo, con pochi o nulli miglioramenti tecnologici, gli speciali vivevano un periodo d’oro di innovazioni che avrebbero portato ai capolavori degli anni ’80. Adesso la differenza tra un industriale di qualità e uno speciale montato a regola d’ arte, senza ovviamente le raffinatezze dei “top builders”, è tutto sommato modesta, ma allora era invece molto evidente.
Non parlo tanto della fedeltà al vero, ma proprio delle caratteristiche delle due tipologie. Questi due modelli dovrebbero illustrare quello che voglio dire meglio di tante parole, che comunque non vi risparmio.
Nel Solido traspare la precisione del modello industriale, ottima fusione, finitura superficiale e verniciatura impeccabili, e tutte le caratteristiche tipiche di quel periodo, fari con inserto in plastica trasparente, cerchi cromati e pneumatici in plastica (forse un pelo larghi), vetri in plastica rigida, interni con il minimo sindacale ecc. Un modello dignitoso che non raggiunge vette altissime.
Neanche il Western scala le montagne, anche per quell’aria volutamente “british” che trasmette solidità, come scrivi tu, ma non si può definire raffinato come altre riproduzioni per esempio francesi dell’epoca. L’artigianalità del modello si rivela nella superficie non perfettamente rifinita, nella verniciatura non particolarmente brillante, nelle gomme, vere, che non sono fermate sui cerchi da incastri, dal parabrezza in acetato, da qualche asimmetria di troppo”.
Nota di David Tarallo
E visto che abbiamo evocato la Mercedes 540K, primo modello di Western, vale la pena riportare un aneddoto raccontato dallo stesso Mike Stephens una ventina di anni fa. Stampati i pezzi per la 540K, l’obiettivo fu quello di portare un primo grosso lotto di montati alla borsa di Windsor. Stephens ricorda la notte precedente alla borsa, passata in bianco a finire di montare i cento modelli previsti per la manifestazione. Restarono in piedi Mike e Bryan Garfield-Jones, mentre Ken Wooton, evidentemente il più scettico dei tre, decise che tutto sommato era meglio andarsene a letto. Non fu, quello di Mike e Bryan, uno sforzo vano perché tutti i modelli si vendettero alla borsa (pensate alla fame di questa roba che doveva esserci in quel periodo). La Mercedes 540K fu doppiamente fortunata, perché proprio con lei si avviò la collaborazione fra Western e Danhausen: i fratelli Lang di Aachen, attirati dalla novità, ne ordinarono subito un bel quantitativo, estendendo poi la partnership con Western alle richieste di stampaggio.