Disponibile ad agosto il kit della McLaren MP4/4 F.1 1988 di Tameo

Un dominio assoluto: è questa in sintesi la storia della McLaren MP4/4 che vinse il titolo mondiale di Formula 1 nel 1988. Il progetto portava la firma di Gordon Murray e Steve Nichols. La MP4/4 è considerata una delle migliori monoposto di Formula 1 di tutti i tempi, avendo vinto 15 Gran Premi su 16, con Ayrton Senna ed Alain Prost. Esattamente 30 dopo la scomparsa di Senna nel 1994, Tameo ha deciso di realizzare il modello della MP4/4 di inizio stagione con la quale Senna conquistò la sua prima vittoria con il Team McLaren e Prost la sua ultima vittoria al Gran Premio di Montecarlo. Si tratta di un kit semplice completamente nuovo, progettato per soddisfare gli standard qualitativi attuali e rendere giustizia ad una delle monoposto più vincenti della storia in Formula 1. Il modello, numero di catalogo TMK447, è inserito nella serie standard e sarà disponibile ad agosto.

Ancora sulla Porsche 917LH di JC77

Le istruzioni del variokit della Porsche 917LH di JC77 su base Safir, molto dettagliate anche per quanto riguarda le varie differenze fra una vettura e l’altra

Potenza di Internet, a neanche due giorni di distanza dalla pubblicazione delle foto della “misteriosa” Porsche 917LH su base Safir marchiata JC77 (https://pitlaneitalia.com/2024/07/26/modelli-del-passato-una-porsche-917lh-1971-di-safir-giusta/), un lettore di PLIT, Jean-Marie Callegher, ci ha inviato le immagini del modello in kit e delle istruzioni. Intanto, bisognerebbe parlare più di variokit che di transkit: i variokit erano delle confezioni che permettevano di modificare più radicalmente le basi di partenza, con carrozzerie in resina specifiche, come ad esempio quelle prodotte da MRF per i Solido.

Nei variokit raramente (per non dire mai) si trovavano delle decals, trattandosi di modelli generici da modificare e decorare secondo le proprie esigenze con l’aiuto di foglietti supplementari da reperire in separata sede. Il variokit JC77 della Porsche 917LH per la base Safir era venduto anche factory built, come testimoniano le foto dell’articolo pubblicato il 26 luglio.

La confezione non può non ricordare quella tipica di un marchio arcinoto dell’artigianato francese: M.R.F.

Resta da far luce sul chi e sul dove, questioni per le quali rimando alle poche congetture avanzate nell’altro articolo. Per quanto riguarda la cronologia, le istruzioni del variokit scansionate da Jean-Marie ci danno un terminus post quem, giacché nella lista della documentazione è citato il volume Das große Buch der Porsche-Typen di Lothar Boschen e Jürgen Barth, la cui prima edizione uscì nel 1977.

I nostri modelli preferiti

testo e foto di Elio Venegoni

Cari amici,

credo che ognuno di noi abbia, nella sua collezione, i suoi tre o quattro modelli preferiti, dai quali molto probabilmente non si separerà mai…

E’ così anche per me ed oggi voglio mostrarvi uno dei miei diecast più belli, al quale sono particolarmente legato: si tratta della Lancia Delta HF Integrale 16v dell’equipaggio Auriol/Occelli al Critérium des Cévennes del 1989.

E’ l’ormai famosa Delta “Martini” rossa che corse in tale – splendida – livrea solo al Sanremo dello stesso anno ed appunto al Cévennes, oltre che al Memorial Bettega di fine stagione.

Anni fa avevo la versione di Biasion al Sanremo ma la vendetti – sciaguratamente – poco dopo, non ricordo neanche più esattamente perché. Era stata prodotta da HPI ed in modo eccellente, la considero probabilmente la miglior Delta 16v mai immessa sul mercato.

Ovviamente poi me ne pentii ma circa due anni orsono riuscii ad entrare in possesso della versione “test” e subito dopo comprai le decals per realizzare la vettura di Auriol, prodotte da Virate Miniatures.

Dopo avere lasciato tutto in un armadio per parecchio tempo, la settimana scorsa portai a compimento il lavoro.

La trasformazione era semplicissima, bastava cambiare le targhe ed aggiungere i nomi dell’equipaggio, i numeri di gara, le placche del rally ed una piccola decal che indicava il gruppo di appartenenza della Delta sulla portiera lato pilota.

Portai a termine l’operazione in una mezz’ora abbondante e poi la misi sul comodino (naturalmente al riparo dai disastri che mi combina sempre Gordon, il micio di casa).

Avevo però commesso due microscopici errori, ovvero avevo posato la targa del rally sul lunotto e quella posteriore di immatricolazione in modo non perfetto ma leggermente decentrate di qualche decimo di millimetro…

Che fare? Sui primi momenti passai sopra a questi micro difetti ma poi sapete come va a finire di solito, vero?

Non ero soddisfatto al 100% e per un pignolo come me la cosa non poteva andare bene: acquistai un nuovo foglietto di decals da Ludovic Viratelle e sostituii le targhe, sia all’anteriore che al posteriore.

Finalmente il risultato fu quello desiderato ed ora posso ammirare la mia Delta in tutta tranquillità… :-)

E’ diventata subito il mio diecast preferito ed ora ve la mostro; perdonatemi la non eccelsa qualità delle foto ma mi sono servito di una compattina Nikon per ritrarre la mia “modella”, stavolta non in carne ed ossa ma in… zamak e plastica!

Modelli del passato: una Porsche 917LH 1971 di Safir… giusta

Tutti sanno che Safir, dopo aver riprodotto correttamente la Porsche 917 coda lunga nella configurazione 1970, non modificò il prototipo per le versioni 1971. I collezionisti non ci rimasero gran che bene ma all’epoca o mangiavi la minestra o saltavi la finestra. Tradotto in termini modellistici, o scrivevi a M. Daffaure, nella patria dei pomodori, o prendevi un Solido per elaborarlo. Nel primo caso dovevi avere i contatti giusti, nel secondo dovevi essere Efesto per fronteggiare la durissima zamac del Solido (di nome e di fatto). Arrivarono poi i primi kit ma la 917 non fu un soggetto troppo riprodotto, almeno sulle prime. Vi fu quindi chi in questo vuoto di mercato seppe vederci un’opportunità, come un marchio che – ve lo confesso – ignoravo del tutto fino a qualche giorno fa, quando mi sono imbattuto nel modello che vedete nelle foto.

Sulla base di una Porsche 917 di Safir è stata ricavata una carrozzeria LH tipo 1971 in resina. Sul fondino è incollata un’etichetta che recita: Porsche 917-LH.1971 / 24h du Mans. Juin 1971 / JC77 Modèle n°07, con il numero 07 scritto a penna o a pennarello. Una serie limitata venduta montata, dunque, da un modellista-artigiano. Le lettere JC sono presumibilmente le iniziali del suo nome (o del suo nome e cognome), mentre il numero 77 potrebbe riferirsi all’anno di inizio o – direi ancora più probabilmente – al dipartimento francese di provenienza, perché sicuramente questa è una produzione transalpina. Il dipartimento 77 corrisponde alla Seine-et-Marne, nell’Île-de-France. Il discorso potrebbe essere plausibile perché si tratterebbe di una delle tante produzioni che nacquero e fiorirono nella capitale, a un certo punto favorite anche dalla nascita della BAM, vero punto di aggregazione per i talenti del posto.

Il modello ha delle decals che sembrano in larga parte quelle del Safir, opportunamente ritagliate. Soprattutto dopo la cessazione delle sue produzioni, Safir vendeva a modellisti e artigiani i foglietti di decals delle varie Lola T70, Porsche 917, Ferrari 512M e così via.

Questa 917 si presenta in condizioni praticamente perfette, ad eccezione dell’assenza del tergicristallo, per il quale era stato praticato un forellino specifico: difficile dire cosa fosse stato utilizzato per riprodurre questo dettaglio, magari del semplice filo metallico. Sul tetto è stata ricavata, per mezzo di una capocchia di spillo verniciata in verde, la lucina d’illuminazione.

Per trovare qualcosa su JC77 bisognerà forse rimettersi a scartabellare i preziosi fascicoli di MA Collection dell’epoca, e chissà che non mi venga la voglia di farlo, magari quando questa ondata di caldo sarà passata. Nel frattempo, se qualcuno si ricorda qualcosa di questo marchio, mi contatti pure attraverso il modulo del sito. Spesso PLIT è arrivato a identificare degli oggetti parecchio misteriosi e magari riuscirà a farlo anche stavolta.

Nella gallery sottostante, il modello JC77 e una comparazione con il Safir standard della stessa versione Gulf Le Mans 1971.

Aggiornamento del 27 luglio 2024: per ulteriori informazioni su questo modello, rimandiamo al seguente link: https://pitlaneitalia.com/2024/07/27/ancora-sulla-porsche-917lh-di-jc77/

Auto e Moto d’Epoca 2024: alcune anteprime

Dopo il trasferimento da Padova a Bologna avvenuto nel 2023, Auto e Moto d’Epoca si prepara per l’edizione 2024, in programma dal 24 al 27 ottobre. Tra le prime anticipazioni trapelate, nel padiglione moto, il Motorcycle Mountain Museum esporrà la Ducati 500 pilotata da Phil Read nel 1971. Fra le auto, è confermata la partecipazione in veste ufficiale della Volskwagen, che proprio quest’anno ha celebrato il cinquantesimo compleanno della Golf. Il Regostro Internazionale Touring Superleggera ricorderà la storica collaborazione con la OSCA, esponendo la 1600, costruita in soli due esemplari, e l’unica Spider 1600 del 1964. Si potrà poi ritrovare il villaggio ASI, con auto e moto da collezione.

Novità per l’ubicazione e l’organizzazione degli importanti settori ricambi e modellismo: per il 2024, il percorso ricambi è stato rinnovato per migliorare l’esperienza di visita. I ricambi auto e automobilia saranno al padiglione 30, mentre i ricambi moto verranno sistemati nel padiglione 29. Il padiglione 28 sarà invece interamente dedicato al modellismo.

Il Salone si espande nel moderno padiglione 37, che sarà il punto finale del percorso auto (mall-padiglione 26-25-32-33-37).

Porsche 914/6 Le Mans 1970, elaborazione su base Solido

testo e foto di Riccardo Fontana

Riprendiamo l’argomento Porsche 914 Sonauto di Le Mans 1970 di Solido elaborate con un modello che esce dagli archivi di chi scrive, e che viene – tanto per la cronaca – dal noto e sempre fornitissimo “pusher” di Via Cenisio a Milano, vera e propria miniera di stranezze ed elaborazioni che passano completamente inosservate per mia ovviamente e naturale gioia.

Questo modello – effettivamente uguale anche nella finitura a quello di cui ha scritto David (https://pitlaneitalia.com/2024/07/12/modelli-del-passato-solido-porsche-914-6-le-mans-1970/) – è stato ritrovato in ottime condizioni e senza scatola: l’avevamo battezzato come elaborazione personale di qualche anonimo appassionato, ma dato che ne stanno uscendo altri abbiamo ragione di credere che possa trattarsi di qualche piccola serie imbastita da qualche artigiano (o negozio?) francese o italiano a metà anni settanta.

È comunque stranissimo che tale ipotetica piccola serie sia così misconosciuta, ma chissà che qualcuno – magari allettato o solleticato nella memoria dai pezzi di PLIT – non ne tiri fuori dai proverbiali armadi altri, magari dandoci più notizie al riguardo.

L’unica cosa certa è che la 914/6 coi cerchi Fuchs della Carrera RS del Tour Auto diventa un altro modello, preciso (a discapito della mancanza dei parafanghi allargati, che quasi non si nota) e molto molto accattivante.

È certamente un grosso peccato che Solido non abbia mai voluto provvedere da sé a questa semplicissima ed economica modifica, che di certo le avrebbe fatto molto onore e sarebbe stata percepita benissimo dai collezionisti.

Husqvarna CR 400 Bengt Åberg Replica del 1970 in 1:12

testo e foto di Riccardo Fontana

Citando un celebre – si spera, che sarei anche stanco di fare citazioni che capisco solo io – film dei Monty Phyton, è proprio il caso di dirlo: e ora qualcosa di completamente diverso.

Ebbene sì, dopo tanto (ottimo) parlare di auto dimezziamo le ruote e ci addentriamo in punta di stivali nel pianeta moto, analizzando un modello che, di per sé, non sarebbe più una novità da svariati anni, ma che rimane un (s)oggetto estremamente interessante mai passato – peraltro – al vaglio di nessuna testata giornalistica a tema modellistico e/o sportivo.

Ora, siccome noi di PLIT siamo serissimi e abbiamo anche un discreto background motociclistico, poniamo rimedio a questa pecca sistemica e passiamo finalmente ai raggi x un modello che avrebbe dovuto fare un discreto scalpore alla sua uscita, ma che è passato (appunto) in totale silenzio: l’Husqvarna CR 400 Bengt Åberg Replica del 1970 in scala 1:12, venduto come modello promozionale Husqvarna ormai da diversi anni.

Che dire di questo modello? Innanzitutto, due parole sono d’uopo sulla moto che riproduce, l’Husqvarna 400 resa forse più celebre per essere la moto di Steve McQueen in On Any Sunday (con cui peraltro si spezzò il piede all’Elsinore Grand Prix che lo costrinse poi a correre a Sebring da ingessato con la 908/02 bianca) che non per i due mondiali motocross classe 500 che vinse con Åberg (da cui il nome) nel 1969 e nel 1970.

Una moto favolosa, estremamente evocativa col suo serbatoio rosso con le ginocchiere cromate (un dettaglio che non ha niente da invidiare ad isteria all’azzurro-arancio Gulf, per dire), che riporta alla golden age di un movimento che solo grazie alle pulsioni ambientaliste suicide sta provando a morire (e solo in Europa, per fortuna).

La moto è di quelle che hanno fatto la storia, e infatti Husqvarna (cioè KTM) ha deciso di delegare a Sunimport (cioè ad Aoshima) la produzione di un modello in scala 1:12 che la riproducesse.

In realtà il modello esiste anche in versione 250, sfruttando il fatto che l’unica differenza visibile sia il colore delle tabelle portanumero, verde al posto che giallo, ma il vero pezzo di storia è la versione da 400 centimetri cubi, decisamente più nobile e ricercata.

Il modello è decisamente buono, per quanto appaia leggermente corto e – forse – troppo alto: questo è un effetto dovuto alla solita inspiegabile smania di voler rendere la sospensione posteriore funzionante su questo genere di modelli, che toglie automaticamente fedeltà a modelli che – come Tamiya ci insegna – meno parti mobili hanno e più “tornano”.

Per il resto si tratta di una riproduzione eccezionale, in cui nulla è stato trascurato, dai cavi dei vari comandi al rubinetto della benzina, alla meccanica resa con estrema dovizia di particolari fino ad una decorazione estremamente rigorosa, che trova il suo picco nella riproduzione della decals dell’olio da miscela sul serbatoio e sullo sticker celebrativo del titolo iridato di Bengt Åberg sulla cassa filtro.

Ha delle semplificazioni? Certamente si, ma considerando che si tratta di un modello venduto solo montato a poco meno di 50€ – cinese o meno che sia – direi che la quadratura del cerchio qui ci sia.

L’unico difetto è proprio che a stento si sa che esista, io stesso che sono “impallinato” di motomodelli (ed estremamente recalcitrante all’utilizzo della rete per gli acquisti) ho atteso anni prima di comprarlo.

Data la storicità della moto reale, questo piccolo Husqvarna ha dei precedenti illustri, che vanno dal kit Protar in scala 1:9 al kit Polistil in plastica in scala 1:12 (di cui potete ammirare un esemplare montato qui accanto) in cui c’era la mano di Manuel Olive Sans.

L’unico altro difetto è che di modelli così ce ne sono troppo pochi, ma a questo si può porre rimedio…

Mercedes C111 in 1:43, un confronto

testo e foto di Marco Nolasco

Ho preparato un confronto tra due Mercedes C111/II del 1970:

-Solido n. 187 del 1970

-Auto Pilen n. 331 del 1973

Ecco alcune note.

Nel complesso direi che il Solido è più fedele, mentre l’Auto Pilen è meglio rifinito. Il francese ha la tinta arancione corretta, nel cofano motore apribile si vede il motore rotativo e monta quattro splendide ruote, con cerchi pressofusi, ma di dimensioni eccessive.

Lo spagnolo ha una improbabile tinta verde oliva metallizzato, ma dispone di cofano e portiere apribili, di fari retrattili e di molti dettagli riportati, come le frecce anteriori appena abbozzate invece sulla scocca del Solido. Le ruote, pur meno belle del concorrente, hanno dimensioni più convincenti.

Queste vetture furono rimaneggiate più volte nel corso della loro vita e non conosco bene la loro evoluzione, pertanto ho qualche incertezza nel risalire alle vetture reali. Non ho dubbi nell’identificare il Solido, è la seconda versione della Wankel di Stoccarda, presentata al Salone di Ginevra del 1970. Più problematico per me identificare l’Auto Pilen. Apparentemente è la stessa vettura, ma se si guarda nel cofano si vede un motore ben diverso da quello del modello francese.

Mi risulta che a fine 1970 il Wankel fu sostituito da un V8 da 3,5 litri e il motore del modello spagnolo sembra essere proprio un V8, quindi è probabile che Auto Pilen, che annunciò il  modellino nel 1972, si fosse riferita proprio a questa configurazione della vettura, differenziandola così dal Solido.

Nuove edizioni limitate di Madyero

Una bella serie di edizioni speciali Madyero 1:43 è disponibile da ieri su https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models. Ad versioni inedite della Porsche 911 Carrera RSR (Jägermeister 1000km del Nürburgring 1974 e 1976), quattro 934/5 IMSA e Trans-Am si aggiunge un modello ancora più particolare, la 935/L coda corta Andial Ingalls Racing della 12 Ore di Sebring 1984, modificata sulla base del kit AMR.

Una nuova versione dell’Alfa Romeo 33TT3 di Fast-Ciemme43

Sono disponibili altre versioni dell’Alfa Romeo 33 prototipo, vettura in cui il marchio Fast by Ciemme43 si è specializzato da anni, riproducendo praticamente ogni variante dal 1970 al 1972.

Stavolta pubblichiamo le immagini delle tre vetture che presero parte alla 1000km di Brands Hatch 1972: #6 Elford/De Adamich, #7 Galli/Marko, #8 Stommelen/Revson. Le auto di Brands Hatch si contraddistinguevano, tra l’altro, per la doppia grossa presa d’aria laterale. I modelli sono disponibili a questo link: https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models