La pubblicazioni della Vie de l’auto sono sempre utili e ben documentate, anche per chi le utilizzi per redigere schede storiche anche dettagliate. L’Hors-Série dell’estate 2024 propone una carrellata sulle quotazione di circa 4000 vetture d’interesse storico sulla base dei risultati più recenti ottenuti in aste e vendite pubbliche. Come d’abitudine per le pubblicazioni di questo editore, anche i fascicoli apparentemente più “aridi” come questo, pieno di quotazioni, presentano molti spunti di lettura, con approfondimenti, commenti sulle tendenze e interviste con specialisti (restauratori, venditori, consulenti). Centotrenta pagine preziose, che potranno tornare buone in qualsiasi momento, in un quaderno di facile consultazione e ricco di foto.
Lo scorso sabato 13 Luglio 2024 si sono concluse le celebrazioni dei 100 anni del Circuito di Pescara, partite 100 giorni prima con una serie di manifestazioni ed eventi che hanno onorato la storica corsa.
Iniziata nel 1924 come “Coppa Acerbo”, ha vissuto fino al 1961 cambiando molte denominazioni e ha visto partecipare i grandi piloti dell’epoca a partire da Enzo Ferrari, vincitore della prima edizione, oltre a tutte le case automobilistiche del periodo.
L’organizzazione è stata curata dall’Old Motors Club Abruzzo, federato ASI, con in testa l’instancabile e perseverante presidente Fabio Di Pasquale supportato dal Comune di Pescara e dalla Regione Abruzzo.
Al mattino del sabato, dopo la visita alla mostra fotografica presso l’ex stabilimento Aurum, ex Kursaal, i partecipanti del Ferrari Club hanno ripercorso le strade del circuito, fermandosi al monumento celebrativo posto vicino alle famose curve di Cappelle sul Tavo.
Alla serata, presentata da Claudia Peroni, hanno partecipato ospiti d’eccezione come Cesare Fiorio, l’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli e Alberto Scuro, presidente dell’ASI, oltre ai familiari dei piloti che hanno reso grande questa corsa; tra questi i figli di Stirling Moss e Juan Manuel Fangio, la moglie di Lorenzo Bandini, i nipoti di Fagioli, Varzi, Villoresi, Biondetti, di Luigi Spinozzi e di Rudolf Caracciola, il cugino di Nuvolari e il figlio di Pirocchi. Presente anche la famiglia Romeo proprietaria della Coppa Acerbo (gallery qui sotto, n.d.r.).
Particolarmente toccante è stato l’intervento della moglie di Lorenzo Bandini oltre ai racconti di Trulli e Fiorio, arrivato sul palco su di una Lancia Appia Zagato con cui vinse la sua categoria nel 1961.
Presenti anche altre vetture d’epoca di inestimabile valore, tra cui Alfa Romeo, Ferrari Testarossa e Stanguellini.
L’altra chicca è stata l’anteprima del cortometraggio “Scacco alla rondine”, omaggio alla Coppa Acerbo diretto e prodotto da Pino Assorgi, regia di Fabio Marrone e con la partecipazione dell’attrice Alessandra Spada.
In sostanza, una bella manifestazione che ha reso onore ad una delle circuiti stradali più famosi dell’epoca; il nostro augurio è che Istituzioni, Enti, Associazioni, Club e quant’altro proseguano il cammino per evitare che cotanto patrimonio culturale non vada disperso inutilmente perché in fondo si tratta della nostra storia, della vita di questa città, dello spaccato di un’epoca, per alcuni versi, eroica e coraggiosa scritta da nomi mitici e indimenticabili.
E’ disponibile il primo modello 1:64 della gamma Spirit of Racing Models, che non rinnega la propria vocazione originaria, fatta di elaborazioni dalla suggestione antica. E stavolta la scala non è 1:43, bensì la 1:64 che in questi tempi ha appassionato Elio Venegoni, l’ideatore e il promotore del marchio.
Il modello deriva dallo Schuco/Tarmac Works ed è la Porsche 911 RSR 3.8 pilotata da Dieter Koll nell’ADAC GT Series del 1993.
Le decals sono disegnate da Lorenzo Stocchero e stampate da Fides. Il modello viene fornito montato su una base in plastica nera con vetrinetta in plexi. Nell’esemplare delle foto manca ancora la targhetta identificativa sulla base.
Sono tre gli esemplari pronti, al prezzo di € 40,00 cadauno. Se l’idea avrà successo, Spirit of Racing Models proseguirà con altri soggetti in 1:64.
Nota di David Tarallo – Quando Gianluca Pizzi mi ha proposto di pubblicare questo articolo per PLIT, ho accettato molto volentieri. Oltre che l’interesse generale del tema, una delle vetture trattate è stata pilotata da Luigi Calamai, un pilota cui sono molto legato e che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti coloro che lo hanno visto cimentarsi in pista e che lo hanno conosciuto di persona. A questo proposito, vorrei ricordare il bel volume scritto ormai qualche anno fa da Francesco Parigi, di cui PLIT si occupò a suo tempo in occasione della presentazione, nel novembre 2018 (https://pitlaneitalia.com/2018/11/17/allautodromo-del-mugello-si-ricorda-il-pilota-luigi-calamai-con-un-libro-e-una-mostra-fotografica-2/). Lascio ora lo spazio a Gianluca che vi racconterà con dovizia di dettagli la genesi e lo sviluppo di questa serie di Alfasud Sprint molto speciali.
Alfasud Sprint Veloce Trofeo 1982
Master in scala 1/43 ricavato da modello stradale BO-G / Decals disegnate da Diego Secci e stampate da Fides Grafica / Ruote realizzate in stampa 3D da KMP Models / Montaggio modelli di Silvio Dalla Rosa.
testo e foto di Gianluca Pizzi
Presentiamo oggi un nuovo modello, che in realtà ha avuto una gestazione molto lunga, tra la nascita dell’idea e la realizzazione vera e propria, perché come anche per la Bogani Sport Nazionale Martini, presentata su queste pagine qualche tempo fa, l’idea di questo progetto nasce parecchio da lontano.
Anche per le altre mie due tematiche di collezione (Martini e Jägermeister) col tempo ho cercato sempre più soggetti inediti e sponsorizzazioni che io chiamo “minori” cioè al di fuori delle classiche auto ufficiali.
Inizialmente magari pensando che la cosa si sarebbe limitata a pochi esemplari, trovandomi di seguito invece dentro ad un marasma di scuderie o privati che avevano comunque usufruito dell’appoggio dei suddetti marchi per contribuire a finanziare la propria passione.
Quindi così come per Martini e Jägermeister anche per la tematica Alitalia, spulciando siti web e varie pagine social (ed anche con l’aiuto di amici modellisti/collezionisti che mi danno spesso l’imbeccata giusta) vi è una serie di auto non conosciute alla massa come invece lo sono le varie Stratos, 131 ecc.
Così nel tempo mi sono imbattuto in diverse Giulia Gta, Gtv, Alfette GTV australiane e sudafricane…
Nel caso di questo soggetto invece la cosa è molto più semplice.
Il Trofeo Alfasud era stato sponsorizzato prima sia dalla Martini che dalla stessa Alitalia.
Si trattava solo di trovare quanta più documentazione possibile.
Nel caso in rete non si trovi sufficiente documentazione solitamente le strade sono due.
O si riesce a rintracciare il o i piloti per chiedere loro aiuto (e non sempre sono disponibili come invece lo son stati in questo caso) o ci si rivolge ad agenzie/studi fotografici del settore, con costi però che si alzano notevolmente.
Io li ho dovuti percorrere entrambi, ma alla fine credo ne sia valsa la pena.
A dire il vero l’idea iniziale era di realizzare un solo modello e non quello di Luigi Calamai, il vincitore del Trofeo Europa 1982, ma far la macchina di Leone Pelachin.
Perché questo? Perché il buon Leone (gran personaggio davvero) ero riuscito ad “agganciarlo” tramite Gordon De Adamich, dato che Leone collaborava con lui per i corsi di guida sicura nel centro di Varano Melegari (Leone è sempre rimasto legato al brand Alfa Romeo anche dopo la sua uscita dalle corse proprio a fine 1982).
A lui avevo chiesto info e foto sia per la sua Sprint Veloce 1982 che per la sua Alfasud Ti con la quale corse il Trofeo 1980.
Leone ha accolto le mie richieste con entusiasmo e mi ha inviato molte belle foto sia del Trofeo 1980 (Alfasud Ti) sia del 1982, e con lo stesso entusiasmo io ho ricambiato facendo fare anche per lui i modelli sia del 1980 che del 1982.
La base valida su cui lavorare a dire il vero l’avevo già in casa da diverso tempo, un kit BO-G della versione stradale.
Infatti in commercio della Trofeo esisteva solo una versione dell’anno successivo, ma che non poteva adattarsi per linee e forme differenti.
Il kit è rimasto nell’armadio per diversi anni in attesa di “ispirazione” e di avere la certezza di poter partire.
Il primo freno era come sempre il costo. Quanto sarebbe venuto a costare un singolo modello?
Modifiche alla scocca, disegno e stampa delle decals, stampa in 3D delle ruote e poi montaggio del modello.
Un bagno di sangue …
L’unica strada percorribile era fare più versioni e modelli, poi magari se qualcuno era interessato ad avere qualche kit anche questo avrebbe contribuito ad ammortizzare un po’ i costi.
E così è stato, ho trovato tre persone interessate al modello e si è deciso di stampare una decina di kit.
Quindi ho scelto altre 5 versioni da fare oltre a quella di Pelachin:
1 – Presentazione Pista di Balocco
2 – Presentazione Salone dell’Auto di Torino
3 – Vettura #1 di Luigi Calamai, vincitore del Trofeo
4 – Vettura #62 di Michel Lemetayer
5 – Vettura #9 di Mario Simoni (giornalista Autosprint) in prova ad Imola
La macchina di Calamai l’ho scelta in quanto vincitrice del trofeo, le due versioni presentazione in quanto avevano una livrea differente rispetto a quella standardizzata delle macchine trofeo e le altre due perché mi piacevano i colori delle auto.
Veniamo alla realizzazione del modello.
Partendo dal kit BO-G sono state eseguite diverse modifiche alla scocca.
L’autore della modifica ha chiesto di non essere citato e perciò ne rispetto le volontà.
Le modifiche hanno riguardato l’allargamento dei parafanghi, la modifica del profilo laterale, la costruzione dell’alettone anteriore.
Le fotoincisioni sono state realizzate rifacendo la nuova lastrina uguale a quella del kit stradale.
Le ruote Speedline Trofeo sono state stampate in 3D da KMP Models secondo il principio Monoblocco cerchio + pneumatico e pastiglia anteriore che una volta applicata simula perfettamente il cerchione.
Per il disegno delle decals mi sono affidato a Diego Secci e la stampa è stata fatta da Fides Grafica di Verona.
Il montaggio l’ho affidato allo stesso montatore che mi ha realizzato la Bogani, parliamo del bergamasco Silvio Dalla Rosa, bravissimo montatore che lavora con cura quasi maniacale dei dettagli.
Nelle foto qui presenti possiamo vedere la costruzione dei Roll Bar in filo di ottone, il fondino del kit terminato con cinture di sicurezza, estintori ecc., la ricostruzione dello scarico, prova di assetto a terra, rifacimento dello spoiler posteriore che non soddisfaceva Silvio così come non lo soddisfacevano i vetri in acetato “vacuum form” che si è rifatto da se. Nelle foto anche una ruota completa già verniciata.
Poi si passa alla verniciatura. Qui sono riportate un po’ di fasi di verniciatura, decalizzazione e mascheratura dei vari modelli, a partire dalla vettura gialla di Luigi Calamai.
Fondo, prima mano di giallo, stesura delle decals, mascheratura per parti nere ed esecuzione e montaggio dei nuovi vetri.
A seguire le stesse operazioni anche per le altre versioni.
Il risultato finale mi sembra eccellente e per questo mi sento di ringraziare personalmente tutti quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo lungo e laborioso progetto.
Kit BO-G di partenzaAllargamento parafanghi con stuccoRifinitura nuovi parafanghi
Stuccatura fori per alloggiamento paraurti
Modifica e stuccatura profilo lateraleCreazione nuovo spoiler anterioreMaster terminato
Lastrina di fotoincisioni
Ruote in 3d di KMP ModelsIl kit completoCostruzione del rollbarFondini terminatiCostruzione scarico, prova di assetto a secco, ricostruzione alettone posteriore e lunotti con sistema vacued formRuota terminata, prima mano di fondo alle scocche, mano di giallo, posa decals, mascheratura per parti nere, montaggio nuovi vetriVerniciatura e posa decals versione Leone PelachinVersioni Balocco, press car Salone di Torino, Michel Lemetayer e Mario Simoni ImolaVersione Luigi Calamai terminataVersione Leone Pelachin terminataVersione press car Balocco terminataVersione Lemetayer terminataVersione Press car Salone Torino terminataVersione Mario Simoni terminata
Giunta alla 27ma edizione1, Retr’Auvergne, rassegna di auto d’epoca, memorabilia e modellismo, si svolgerà sabato 7 settembre nella sala presso il Plan d’eau a Cournon d’Auvergne, non lontano da Clermont-Ferrand. Retr’Auvergne è col tempo diventata una delle manifestazioni più interessanti del comprensorio della città di Clermont.
No, stavolta non sono le mie, che pure ho le mie belle gatte da pelare. Giusto qualche riga su un modello abbastanza celebre, per mostrare i dubbi e le esitazioni che possono insinuarsi fino al momento della produzione finale di un modello, condizionandone – anche per larga parte – la qualità.
La maggior parte dei collezionisti non si rende conto delle difficoltà che possono celarsi dietro il processo di sviluppo di un qualsiasi modello, specie se tale modello è prodotto nel lontano Oriente o in altri posti leggermente… fuori mano rispetto all’Europa occidentale.
Prendiamo il caso dell’Alfa Romeo Giulia Sprint GTA in 1:43, un modello già abbastanza carico di difetti nella sua prima configurazione, quella stradale, prodotta col marchio Schuco (il cui gruppo Simba-Dickie controlla il 49% delle azioni di Spark) ormai un po’ di mesi fa. Si tratta di una riproduzione dalle linee sostanzialmente corrette, ma dai tanti dettagli errati o… “fuori registro”1.
Lasciamo perdere tutto il resto e analizziamo i contorni dei vetri, anteriori e posteriori. Prima di tutto sarà bene ricordare com’erano quelli della vettura reale, e in questo caso mi avvalgo dell’aiuto prezioso di uno dei benemeriti volumi della collana a cura di Patrick Dasse.
Questa è proprio una GTA Sprint 1600, per quanto non penso ci fossero differenze in questi dettagli tra una versione e l’altra. Sia come sia, le cose sono abbastanza chiare: parte in metallo affogata nella guaina di gomma, i cui lembi restano all’interno e all’esterno della cornice stessa (in misura diversa, ma lasciamo perdere).
Vediamo come Spark (o Schuco che dir si voglia) ha affrontato il tema nel primo modello stradale, commercializzato in rosso con fregi bianchi e in bianco con fregi verdi2.
Anteriormente, i due modelli sono quasi uguali. Il problema è che nello stampo era stata ricavata già una cornice, da tampografare o da verniciare, vedete voi. Chi ha fatto la “deco” del modello o chi ha ingegnerizzato il tutto, ha voluto includere la riproduzione delle cornici in tampografia inserendole nella parte in acetato, col risultato che il parabrezza appare decisamente piccolo. L’unica differenza fra la vettura rossa e la bianca consiste nel fatto che la zona intorno al vetro è stata riempita di un’ancora maggiore quantità di colore nero (vedere frecce nell’immagine), probabilmente per mascherare in qualche modo la presenza della cornice stampata sulla scocca.
Altra stranezza: alla base del vetro si nota un’ulteriore strisciolina in alluminio, che non ha ragione di esserci. Nota a latere, i tergicristalli sulla prima versione rossa, applicati decisamente male, sono stati piegati meglio sulla versione bianca, pur restando troppo lunghi.
Ecco invece le cornici posteriori:
Qui la situazione è leggermente più accettabile, anche la cornice stampata sulla scocca si nota comunque.
Dopo la versioni stradali è venuto il turno dei modelli da competizione, inseriti stavolta, come normale che sia, nella gamma Spark. Con il numero di catalogo SA272 è uscita la vettura pilotata da Albert Poon al GP di Singapore 1967 (interessantissima… ci venga permessa una sottile nota ironica), seguita, qualche settimana fa, dalla macchina che corse la 24 Ore di Spa 1966 col numero 29; modello, questo, prodotto nella serie limitata del centenario della 24 Ore, composto da 24 vetture che in qualche modo hanno segnato il loro tempo durante la lunga storia della gara.
I due modelli sono praticamente identici (quella di Spa è più bassa come assetto) e presentano delle modifiche per quanto riguarda la tormentata realizzazione delle cornici vetro.
Nell’immagine in alto a sinistra vedete ancora la Schuco bianca. A destra, la Spark di Spa. Questa volta qualcuno si è deciso a… sfruttare la cornice stampata nella carrozzeria, ricoprendola col bare metal o con qualcosa di simile. All’esterno, è assente la parte nera, che all’interno è stata riprodotta con una decal che corre lungo il bordo del parabrezza. L’effetto non è eccezionale ma è sempre meno sgraziato rispetto agli Schuco stradali. Notare poi la taglia leggermente più piccola dei tergi: stavolta in Spark ci hanno azzeccato.
Nella foto sotto, a destra, la cornice posteriore del modello di Spa, con la stessa soluzione tecnica adottata per quella anteriore. A sinistra, lo stradale bianco Schuco.
Siamo in ogni caso ancora abbastanza lontani da un assetto ideale. Cosa testimoniano queste “esitazioni” all’interno di un singolo modello? Probabilmente una mancata collaborazione fra alcuni responsabili della produzione a vari stadi. O magari poco tempo per risolvere in modo tecnicamente valido una questione tutto sommato neanche troppo complessa. Difficile farsi un’idea precisa.
Ciò che emerge da casi come questo sono le tante contraddizioni di un meccanismo produttivo che incontra inciampi continui anche in una realtà come Spark, azienda che può contare su un’integrazione in teoria ottimale fra il reparto di progettazione e quello di produzione. Senza fare nomi, figuratevi cosa non viene fuori quando il coordinamento è deficitario o assente…
Vintage Racers, testata delle edizioni RIVA (Parigi), esce con un interessante fascicolo di 148 pagine dedicato alla storia delle vetture da rally dal 1973 al 1997. La pubblicazione copre i modelli Gruppo 4, Gruppo B e Gruppo A, dalla nascita del Campionato del Mondo fino all’avvento del regolamento WRC. A parere di molti sono stati i decenni più spettacolari della categoria, con vetture indimenticabili, che sarebbe impossibile citare tutte. Ma questo numero di Vintage Racers riesce in un compito piuttosto arduo, ossia passarne in rassegna non dico la totalità, ma sicuramente la maggior parte, senza omettere marchi meno in vista ma che hanno a più riprese partecipato alle competizioni di alto livello. Troviamo quindi Lancia, Audi, Fiat, Ford, Toyota, Peugeot o Renault, ma anche tutti i giapponesi, con vetture talvolta cadute nell’oblio, ma anche Skoda, Porsche, Volkswagen e Citroën. Una bella sintesi, molto ben documentata anche dal punto di vista iconografico, su un quarto di secolo di rally, con schede tecniche, commenti sportivi e analisi delle protagoniste, decennio per decennio, modello per modello. Sicuramente un ottimo acquisto, soprattutto in considerazione dei 14,90 euro richiesti, con i quali in edicola non ci si compra più nemmeno un modellaccio cinese.
Va al Toyota Gazoo Racing la quinta tappa del FIA-WEC, disputata a San Paolo. Il ritorno del WEC in Brasile dopo un decennio ha visto la vittoria della Toyota numero 8 pilotata da Sébastien Buemi, Brandon Hartley e Ryo Hirakawa. Alla gara hanno assistito oltre 70.000 spettatori nel corso del weekend. Per la Toyota GR010 si è trattato del primo podio della stagione 2024. Quinto e sesto posto per le Ferrari 499P ufficiali.
La Porsche occupa con le 963 il secondo e il terzo gradino del podio.
In LMGT3 il Manthey PureRxcing conquista la seconda vittoria dell’anno, con la 911 GT3 pilotata da Alex Malykhin, Joel Strum e Klaus Bachler dopo un appassionante duello con l’Aston Martin Vantage GT3 Evo dello Heart of Racing ma un drive-through a fine gara per la Aston ha dato via libera definitiva alla Porsche.
Ora il FIA-WEC osserverà una breve pausa estiva prima di riprendere il proprio cammino il prossimo 1° settembre per la Lone Star Le Mans, al COTA in Texas.
Paolo Mazzoni (Fast-Ciemme43) ci segnala la produzione in serie limitata di una particolarissima versione della Ferrari 512M. Si tratta della vettura telaio 1040 che il team Penske preparò per la stagione 1971.
La macchina, non ancora in veste definitiva, venne portata a Daytona nel gennaio 1971 per una sessione di test. A parte la livrea da completare, la parte posteriore non era ancora stata modificata con l’ala a tutta larghezza, tipica della 512M americana.
Mazzoni ha realizzato questo modello partendo da una foto trovata su un forum, integrata poi con molti altri documenti reperiti sul web. Il modello è stato inserito nel catalogo Fast-Ciemme43 ed è disponibile su ordinazione.
Toutes les sportives du monde è l’Hors-Série di Motor Sport, che tradizionalmente esce nel corso del mese di luglio. Si tratta di una delle pubblicazioni chiave per chi lavori nell’automotive e abbia bisogno di informazioni dirette e sicure su tutti i marchi che producono vetture dalle prestazioni superiori. Nell’Hors-Série 2024, pubblicato in questi giorni, sono recensite 90 marche per 280 modelli.
Personalmente trovo Toutes les sportives du monde più agevole da consultare rispetto – che so – a Les meilleures sportives du monde, che è l’annuario concorrente diretto, per quanto avere entrambi i titoli a disposizione sia consigliabile per evitare lacune varie e per avere una panoramica ancora più completa.
Ciò che gli altri annuari di questo tipo non hanno è la sezione dedicata alle versioni competizione dei vari marchi, completata da un’altra appendice dove trovano posto le vetture artigianali e preparate, presente certo su altre pubblicazioni tipo Toutes les voitures du monde, ma ugualmente preziosa.