Debutta la Ferrari HP Esports Asphalt Series

Ferrari e Gameloft hanno annunciato oggi che il gioco Asphalt Legends Unite ospiterà la sua prima competizione Esports, la Ferrari HP Esports Asphalt Series, che darà ad aspiranti piloti e appassionati la possibilità di vincere premi esclusivi e diventare tra i migliori piloti al mondo di Asphalt Legends Unite.

Per raggiungere la vittoria, i giocatori potranno partecipare a una serie di quattro turni di qualifica a tempo limitato, ognuno dedicato a uno specifico iconico modello Ferrari. Ogni round è aperto a giocatori di qualsiasi livello di abilità, senza requisiti di ingresso o limite di tentativi. I giocatori possono scegliere di competere su Xbox One, Xbox Series X|S, PC, PlayStation 4, PlayStation 5, iOS, Android e Nintendo Switch. La fase di qualificazione della Ferrari HP Esports Asphalt Series si svolgeranno:

  • Primo round – 15-22 agosto, con gare a bordo della Ferrari SF90XX Stradale
  • Secondo round – 29 agosto-4 settembre, con gare a bordo della Ferrari 488 Challenge Evo
  • Terzo round – 5-11 settembre, con gare a bordo della Ferrari 599XX Evo
  • Quarto round – 12-18 settembre, con gare a bordo della Ferrari FXX K
  • Finali – 18 dicembre, in presenza al Ferrari Land, Barcellona e in diretta streaming, a bordo della Ferrari 499P Modificata, presentata in anteprima.

I due piloti più veloci per ogni turno di qualifica avranno la possibilità di gareggiare nella Grand Final al Ferrari Land (Portaventura, Barcellona) il 18 dicembre per vincere il titolo di campione, oltre a fantastici premi, disponibili anche per i semplici partecipanti alla competizione.

Per iscrizioni e ulteriori informazioni:
http://www.asphaltlegendsunite.com

1:18 come se piovesse

di Riccardo Fontana

Oggi parliamo del fenomeno collezionistico del momento, un mostro a tre teste, noto come scala 1:18.

Ecco, la scala 1:18, il vero rullo compressore di successi produttivi dei nostri tempi, cui nulla sembra precluso, pronta ad impossessarsi delle credenze di miocugginoh e delle mensole di zio Cataldo con un’alacre aggressività che non teme confronti storici.

Ma come si sviluppa la scala 1:18? E, soprattutto, come ha fatto a diventare l’edera gigante1 in grado di fagocitare gran parte degli spazi di tutti i (pochi) negozi fisici ancora superstiti, figlia com’è di una fame che non sembra conoscere limiti?

In teoria dovremmo partire parlando degli Stati Uniti e della sua lunga tradizione di modelli semi-giocattoleschi ma molto colorati a tema hot rod o muscle cars che da ben oltre mezzo secolo costituisce – assieme agli Hot Wheels – l’unico barlume di legame tra il nuovo ed il vecchio mondo in tema di modellismo in scala, ma data la carenza di tempo direi che questa parte si possa così liquidare e saltare a piè pari, per concentrarci invece sugli anni ’80 e ’90, che sono stati il vero crocevia per la parte di storia che più ci interessa, e che meglio spiega l’andamento odierno delle cose.

In primis fu la Burago, che negli anni ’80 iniziò a produrre modelli in scala 1:18 di decorosa fattura, ottenendo subito un buon successo: economici, ragionevolmente fedeli e riguardanti soggetti interessanti, i Burago sembravano destinati ad un bel futuro, ed infatti lo furono, costituendo una delle colonne portanti della produzione di Molgora fino alla chiusura ad inizio anni 2000 dello storico marchio brianzolo.

In secondo luogo fu – indovinate un po’? – la Cina, che ad inizio anni ’90 invase i supermercati con riproduzioni di ottima qualità apparente – in effetti decisamente superiore a quanto proposto da Burago – e spesso anche da Solido, che si era a sua volta buttata a pesce sulla novità del momento, posizionandosi comunque in una fascia di mercato leggermente più alta – a costo ridicolo, principalmente per mano di marchi come Yat Ming e Maisto2: ricordo delle Traction Avant 15 CV a meno di trentamila lire, ed anche delle Alfa Romeo Giulia Sprint GTA o delle Abarth 595 SS, cose che sembravano fantascienza all’epoca, e che per un bambino mostravano molti dei tratti tipici dell’irresistibilità.

Alcune riviste, come Quattroruotine, ci misero poi molto del loro nell’elevazione dignitaria di queste produzioni, i cui soggetti rimanevano comunque estremamente mainstream, legate cioè a soggetti di fama planetaria e sicuro successo, accompagnando il piatto a costi ridicoli – vera costante dei primordi dell’1:18 – utilizzo della tecnica die-cast, e realizzazione del maggior numero possibile di aperture, vero raggio traente di appetibilità assieme al “peso” dato dal materiale per il pubblico più generalista, sempre prontissimo ad etichettare a “plasticoni” i modelli pesanti meno di un mattone colmo di mercurio.

Si continuò così per un po’, finché nell’1:18 non iniziò a calarsi anche Minichamps, con l’ovvio aumento di costi che ciò ha comportato.

Da Minichamps a Mattel il passo fu breve, ed a questo punto le costanti diventarono due: soggetti mainstream e costi crescenti, apparentemente senza sosta e senza che ciò fosse giustificata da un pur apparente miglioramento qualitativo.

La terza costante non va nemmeno menzionata perché talmente scontata da apparire banale: la Cina.

Non che fosse di colpo diventato impossibile produrre in Italia o in Francia, fu solo presa di coscienza che le maestranze cinesi potevano offrire esattamente quello che chiedeva il mercato a prezzi irrisori, unito al fatto che il mercato sembrava prono a spendere cifre sempre maggiori per questi simpatici acchiappa-polvere di dubbia qualità ed incerti natali.

Da questo momento arriviamo – quasi senza accorgercene – ai giorni nostri, in cui siamo letteralmente inondati di riproduzioni in scala 1:18 di praticamente qualsiasi cosa dotata di quattro ruote che abbia calcato le strade del mondo, con poche o zero aperture (vi raccontano che sia per preservare la fedeltà delle linee, in realtà è solo per spendere ancora meno producendole e rivogarvelo nel diociliberi3 meglio, sappiate che chi sta a monte di queste produzioni è preoccupato di fornirvi buoni prodotti quanto un produttore di merendine può esserlo per il dilagare dell’obesità infantile).

Vediamo nascere marchi come funghi settimana dopo settimana, coi nomi più fantasiosi, ignorando il fatto che siano sempre i soliti due o tre service cinesi a prototipare e produrre tutto, e che alle spalle di queste produzioni ci sia la perdizione umana di un manipolo di specialisti europei che ogni giorno si svegliano col compito di spiegare a gente totalmente digiuna di automobilismo che no, le ruote rettangolari proprio non si possono fare.

Vediamo centinaia e centinaia di modelli di auto sempre più improbabili a costi esagerati, che in certi casi estremi rasentano quasi il costo delle auto reali sul mercato: ormai la soglia dei 300€ per degli 1:18 curbside in resina è stata raggiunta, e francamente non si vedono motivi per cui il fenomeno debba arrestarsi.

Già, o forse no, perché tutto sommato il mercato dell’1:18 potrebbe subire un crollo, e potrebbe subirlo non troppo in là nel tempo: i nemici di questo genere di prodotti del resto sono temibilissimi, e si chiamano spazio e budget.

Il budget è come detto un grosso problema, perché delle persone normali (ammesso che dei collezionisti di Arne, Yugo o Dune in scala 1:18 possano rientrare nella categoria) non possono permettersi l’esborso relativo all’acquisto di decine se non centinaia di modelli di questa fascia di prezzo, ma lo spazio rappresenta un’insidia ancora maggiore, perché l’accumulo di un gran numero di modelli di dimensioni così imponenti malissimo si concilia con delle abitazioni che non siano l’hangar di Pratica di Mare dove tenevano il DC-9 di Ustica.

Il tempo ci dirà come andrà, certo è forse che lato produzione le cose andrebbero valutate con un minimo più di accortezza: il rischio di trovarsi presto con un pugno di mosche, è veramente altissimo.

  1. Citazione da The return of the giant hogweed, ovvero Il ritorno dell’edera gigante che inghiotte tutto, un pezzo contenuto in Nursery Chryme, terzo disco da studio dei Genesis, 1971. ↩︎
  2. E l’arrivo sul mercato nel 1995 di Revell con la Mercedes 300 SE “Heckflosse” prodotta in Cina è ormai un episodio importante per la storia dell’automodellismo che meriterà di essere raccontata un giorno sul PLIT (nota di David). ↩︎
  3. Sinonimo caro al livornese Vernacoliere. ↩︎

Promozione estiva BBR

Da oggi fino al 18 agosto ora italiana, BBR offre una riduzione del 10% sulla gamma di modelli 1:18. Utilizzando il coupon 10BBR1318 sarà possibile ottenere lo sconto direttamente dal sito ufficiale bbrmodelstore.com. Il coupon non sarà applicabile a prodotti in pre-ordine, saldi di pre-ordine, nuovi modelli, modelli in home page e accessori in genere. Ricordiamo che, per la chiusura estiva, tutti gli ordini sullo shop on-line BBR saranno spediti a partire dal 3 settembre.

Gilles Villeneuve al GP d’Olanda 1979

Nel 1979 Gilles Villeneve fu il fedele compagno di squadra dell’esperto Jody Scheckter che si aggiudicò il titolo di campione del mondo. Indimenticabile il GP d’Olanda a Zandvoort, che vide protagonista Gilles che a causa di una foratura dopo un contatto ed un fuoripista percorse un giro completo su tre ruote. Arrivato ai box col pneumatico posteriore sinistro completamente distrutto e con la sospensione posteriore divelta, pretese il cambio gomme come se la vettura fosse in grado di ripartire! 

Brumm ha realizzato un simpatico mini-diorama raffigurante la scena, con Villeneuve che si sfila dall’abitacolo della T4. Si tratta di un’edizione limitata a 200 esemplari numerati. Catalogo S24/19.

Modelli Solido sul sito Norev

Norev ha avviato una collaborazione commerciale con Solido e da qualche giorno circa 120 articoli del marchio di OttOmobile, acquistabili al seguente link: https://www.norev.com/fr/marque/199_solido?utm_source=Klaviyo&utm_medium=campaign&_kx=uNs-CvXUMb9amASecanSaY4kiY9z9OqKQMHjW9CMLYOFBQfFHp8hrIOWd7YJ4fs2.RRArzw . Da tempo, il sito di Norev propone diversi marchi; evidentemente le vendite del brand di casa non sono ritenute sufficienti (o soddisfacenti) e si cerca di integrarle con la produzione di modelli diecast di altri fabbricanti. In questo periodo sono diversi i marchi che stanno segnando il passo e tra questi vi è Minichamps, che per anni ha inondato il mercato con articoli fondamentalmente sempre uguali ma dal prezzo crescente. Non si tratta tanto di contingenze (per quanto la situazione internazionale verosimilmente non aiuti), quanto di saturazione di quelle che tutto sommato restano delle nicchie limitate nel settore del modellismo. Detto in parole povere, molti collezionisti si sono semplicemente stufati di roba finto-premium fatta male, con materiali scadenti e dai prezzi sempre maggiori.

Cronoscalata del Mont-Dore 2024

Si è svolta ieri e oggi la 64ma edizione della cronoscalata del Mont-Dore, valida per i campionati francesi della montagna. Oltre duecento vetture, fra moderne, VHC e VHRS, hanno preso parte alla manifestazione, che si è svolta in due giorni di grande caldo. Diverse vetture interessanti al via, dalle Sport alle monoposto, dalle GT alle turismo.

Foto copyright David Tarallo / pitlaneitalia.com

Le Porsche 908/2 di PIT Models

Dicono che quando stai per schiantare arrivi a ripercorrere in pochi secondi la tua vita. Nell’attesa di verificarlo di persona, posso dire che aprendo gli scatoloni per riordinare la documentazione, l’effetto ottenuto potrebbe essere più o meno lo stesso.

Oggi pomeriggio, in una caldissima mattina di agosto, sono saltate fuori le foto che avevo fatto a Fabrizio Pitondo nel suo laboratorio di Verona nel maggio del 2004 per un articolo che sarebbe uscito su Auto Modélisme.

Troppo simpatiche queste immagini per non pubblicarne su PLIT almeno un paio. Già su Four Small Wheels avevo pubblicato un’intervista con Fabrizio cinque o sei anni prima. Il pezzo per Auto Modélisme fu però molto più ricco, con diverse immagini fornite da Fabrizio stesso e con modelli della mia collezione.

“Ne faccio un articolino per la serie Storie di Modelli“, ho pensato, tanto più che già da diverso tempo avevo in mente di scrivere qualcosa sui modelli di Fabrizio, in particolare sulla Porsche 908/2, sempre sul filo della memoria personale ma del resto su PLIT non esiste forse rubrica più personale di questa.

Se c’è un modello che ha segnato i miei ultimi anni di liceo, questo è proprio la 908/2 di Pit. Ricordo perfettamente i primi TSSK in cui si dava notizia dell’uscita delle prime versioni. All’epoca collezionavo quasi solo Porsche e già per il mio compleanno del 1989 ne arrivarono due montate dai modellisti di Milano43, l’Escuderia Montjuich e la gialla di Laine/Van Lennep della Targa Florio 1970. Già da Rocchi a Firenze avevo comprato il kit della Can-Am di Tony Dean, che non avrei mai montato (chissà che fine ha fatto).

Avevo accennato a Milano43: dopo che Paolo Tron si era trasferito da Loano a Milano, ai collezionisti veniva data la possibilità di ordinare il montaggio di tutti i kit in stock nel negozio di Via Boeri, a prezzi molto competitivi e con tempi di consegna assolutamente ragionevoli (un mese o due, non di più, anche d’estate). La qualità era sempre molto buona, spesso ottima, e i montatori erano personaggi piuttosto noti nell’ambiente, come Baldoni. Tu chiamavi Paolo al mitico 02 84 644 78 e ordinavi il modello che dopo qualche settimana ti arrivava in contrassegno bello montato, con o senza basetta in plexiglass. Fantastico (almeno per noi vecchi).

La festa dei colori e delle livree quasi tutte inedite che Pitondo aveva tirato fuori per le sue 908/2 aveva entusiasmato molti collezionisti. Ce n’era per tutti i gusti: Targa Florio, altre gare europee, Can-Am… Ogni TSSK, in primavera e in autunno, era una sorpresa. Dopo le prime due del giugno 1989, ne arrivarono altre: almeno un paio della Targa Florio 1969, una montata ancora da Milano43, una da Giovanni Faraoni, un bravo modellista che all’inizio degli anni ’90 era attivo sulla zona di Firenze e che avrebbe lavorato anche per il negozio Rosso Corsa dell’architetto Stralanchi, in Via Gordigiani.

Altra versione abbastanza “esotica”, la vettura di Laine e Van Lennep della 200 miglia di Buenos Aires 1970. Questa fu ordinata montata da Uno43, il negozio di Rosario Zinzi in Via Pandosia a Roma. Era l’estate del 1990 e dopo un’attesa interminabile, il modello arrivò… praticamente in kit, nel senso che non c’era quasi più un pezzo attaccato all’altro. Con santa pazienza mi misi a rimettere insieme i cocci (con l’Attak!) e tutto sommato il risultato fu anche discreto.

Un paio di questi Pit montati finì in un articolo pubblicato su Toscana Qui, la rivista della Bonechi, che trattava dei modelli artigianali nella zona di Firenze. Ci voleva un’immagine generica di apertura che rendesse bene l’idea dell’argomento, così presi una dozzina di miei modelli e col fotografo Orlando Orlandini andammo sul piazzale delle Cascine a fotografarli sull’asfalto, schierati come alla partenza di una gara. Tra questi c’era almeno una delle 908/2 di Pit.

Non sono ancora entrato nel merito dell’esattezza del modello. A me è sempre parso più che valido. Semmai non era semplicissimo da montare ma non so se abbiate provato a montare qualsiasi altro Pit. Erano fatti così, ma all’epoca ci si armava di pazienza e si procedeva. Oggi si fanno anche troppe storie. Le istruzioni, ricordo, erano molto gradevoli e alcuni dettagli davvero degni di nota per dei kit tutto sommato “fatti in casa”. Dietro a questi modelli vedi la passione e la dedizione di una persona educata e gentile che è stato bello conoscere.

Foto di apertura: tre Porsche 908/2 di Pit Models: da sinistra, Targa Florio 1969, Mugello 1969 e Tergal Escuderia Montjuich.

La cronoscalata del Mont-Dore

testo e foto di David Tarallo

Trovandosi in questi giorni nella zona della catena dei Puys è impossibile ignorare la cronoscalata del Mont-Dore, prova emblematica che si svolge nel cuore del Massiccio Centrale, in luoghi incantati dove laghi e boschi lasciano senza parole chi si avventura su per le strade che dalla città di Clermont-Ferrand si inerpicano verso la catena dei vulcani, patrimonio mondiale dell’Unesco.

Oltre duecento vetture prenderanno il via della gara, che si svolge lungo la strada dipartimentale D36: un percorso che da Moneaux, comune di Chambon-sur-lac, arriva fino al colle de la Croix St-Robert, cinque chilometri più a nord con una pendenza del 7% verso il Mont-Dore.

Dal 1960, questa gara è una parte integrante del patrimonio del Sancy, sempre sostenuta dai numerosi volontari locali. E’ un tracciato che non ha mai subito mutazioni. Da cinque anni, grazie a una stretta collaborazione, l’ASA del Mont-Dore con Patrick Bourguignon, PHA – Claude Michy con Philibert Michy alla direzione e il Massif de Sancy, la gara del Mont-Dore prosegue il proprio cammino, con la validità per il Campionato di Francia della Montagna. Alla corsa partecipano anche vetture delle categorie VHC e VHRS.

Oggi, presso la località termale di Mont-Dore, si sono svolte le verifiche tecniche e amministrative, un evento organizzato nella centralissima place de la Poste, dove gli abitanti e i numerosi turisti si sono dati appuntamento fin dalle 9 del mattino. Stasera è previsto il concerto di Davy Cioli x Stormy (Univer’song), talent The Voice 2024.

Per domani 10 agosto è in programma la prima salita delle prove. La corsa prenderà il via alle 15.35 e le salite continueranno domenica 11 agosto dalle 8 alle 16.10, con il quarto e ultimo passaggio dei concorrenti.

Alla fine è bello vedere la gente a diretto contatto con le auto, in una manifestazione che coinvolge direttamente il pubblico come soltanto una gara in salita o un rally sanno fare. E’ facile concludere con le solite tiritere moralistiche, lamentando la lontananza dei campionati “importanti” dai semplici appassionati ma fa indubbiamente piacere respirare – di tanto in tanto – l’aria di un evento sportivo nella sua festosa genuinità.

Spa come… Spark

Non è più una notizia freschissima ma vale comunque la pena segnalarla e commentarla un minimo. In occasione del centenario della 24 Ore di Spa (1924-2024), Spark ha preparato due serie speciali in 1:43, la prima (43SPAxxxx) con tutti i vincitori assoluti, la seconda (100SPAxx) con una selezione di 24 modelli che hanno caratterizzato gara belga. Focalizziamo l’attenzione su quest’ultimo gruppo, che è già quasi completato. In questo caso Spark, non dovendo riprodurre le vetture vincitrici, si è un po’ sbizzarrita pescando nel mare profondissimo di tutto ciò che è stata la 24 Ore di Spa, per decenni il trionfo delle Turismo prima del passaggio – graduale – alla categoria GT.

Non poteva mancare una R8 Gordini (100SPA02). Questa è la vettura pilotata Mauro Bianchi e Jean Vinatier, vincitori nel 1968 della Coupe du Roi

Nella serie troviamo soggetti non banali, dalle Simca, BMC Cooper, Alfa Romeo Giulia GTA o Renault 8 Gordini degli anni ’60 e ’70 fino alle BMW anni ’90, arrivando poi alle Marcos, Corvette, Vertigo degli anni duemila. In mezzo, diverse altre BMW – potremmo definire iconica la 530 del 1980 sponsorizzata da Plastic Bertrand, una DS, e poi la Camaro Bastos, un’Audi R8 LMS, un’Aston Martin DBR9 Prodrive, senza dimenticare l’incredibile Peugeot 806 del 1995, il cui originale i tecnici di Spark scansionavano in diretta nei giorni dello scorso salone di Rétromobile (e non è un caso se in questi giorni su eBay e altrove sono apparsi in vendita diversi esemplari del vecchio kit Starter. Vabbè). Altro modello destinato a diventare un classico della serie, la Mercedes AMG 300 SEL 6.8 del 1971, esaurita in men che non si dica. Già nel weekend della 24 Ore, il negozio Spark ne aveva vendute una marea.

Ciascuna referenza della serie 100SPA è limitata da un minimo di 240 a un massimo di 1024 pezzi numerati. Il costo standard di questi modelli si aggira sugli 80 euro, che possono diminuire approfittando dei vari sconti offerti via via dai maggiori siti di vendita on-line, almeno finché questi modelli restano disponibili nei circuiti della distribuzione ufficiale.

100SPA14: BMW M3 E36 Coupé 24 Ore di Spa 1997 Duez/Rafanelli/Ickx: era già il periodo di decadenza del Superturismo e gli organizzatori cercavano alternative, tra Gruppo A, Gruppo N e Superproduzione, una classe 2000cc che soprattutto in Belgio ottenne un discreto successo

Queste serie sono fabbricate negli impianti in Madagascar, che dopo un inizio un po’ aleatorio sotto l’aspetto della qualità di montaggio, sembrano essersi avvicinati agli standard cinesi, anche senza averli ancora del tutto eguagliati (si notano sempre imperfezioni di posa decals, sbaffi di vernice e di colla, che nei modelli provenienti dalla Cina è molto raro ravvisare). Alcuni di queste referenze sono destinate senz’altro a raggiungere buone quotazione, come la già citata Mercedes, nonostante non sia del tutto inedita – anzi, era stata ampiamente sfruttata da Minichamps in diverse versioni – o la BMW M3 E36 Coupé 1997 di Florence Duez, Kate Rafanelli e Vanina Ickx; sfortunatamente, in questo caso, Spark ha deciso per i vetri laterali del tutto plotterati, il che significa montante laterale piattissimo. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: peccato perché tutta la serie E36 di Spark – incluse le berline Superturismo – è veramente ben fatta e sarebbe bastata una normale fotoincisione per fare uscire un modello che non avrebbe avuto nulla da invidiare a uno speciale montato. Ma, appunto, in mondo Spark è anche questo e quindi se certi compromessi non riuscite a digerirli dovete necessariamente cercare altrove.

La livrea biancorossa delle edizioni Marabout è molto apprezzata: la si vide anche su questa Simca 1000 Rallye 2 che non riuscì a qualificarsi all’edizione del 1974

Fra i modelli di prossima uscita che chiuderanno la serie vi è anche la Toyota Celica di Andersson e Kottulinsky del 1973, che molti ricorderanno essere una delle due versioni del doppio kit Solido; questa versione venne poi ripresa all’inizio degli anni Duemila da Scala43.

Vale la pena investire qualcosa in questa serie? Probabilmente sì, anche sulla scia di suggestioni di un passato modellistico più o meno lontano. Mettersi in collezione la BMW 530 arancione fluorescente del 1980 significa anche ricordare il vecchio transkit GC Hobby su base Solido; delle suggestioni della Celica ho già detto, mentre la M3 E36 Coupé potrebbe far pensare a Francorchamps Mini Models che alla fine degli anni ’90 aveva ancora lo spazio all’interno del circuito, nell’edificio della torre dei box, quella con le strutture rosse.

Questa (100SPA04) ha ovviamente avuto un grande successo anche tra i collezionisti generici di Mini: è la Cooper 1000 S che, pilotata da Vernaeve e Baker, vinse la propria classe nel 1969 con una prestazione rimarchevole

Chissà se è a chi acquisterà i modelli partendo da questi lontani ricordi che Spark ha pensato quando ha progettato la serie. Forse il fenomeno si sta stemperando, per ragioni anagrafiche e per la progressiva perdita di cultura modellistica. Del resto, il collezionista che su Facebook chiede agli amici del gruppo se una tale versione sia stata già “Sparked” oppure no, ben difficilmente la comprerà per metterla accanto al kit Provence Moulage o al Solido elaborato a mo’ di citazione dotta. Pazienza, però. Qualcuno in grado di capire come e perché Ripert e compagni abbiano scelto questo o quel soggetto esiste ancora, ed è tutto sommato un gioco divertente che rientra nel significato profondo di un collezionismo che non si limita ad affastellare in maniera acritica scatolette tutte uguali.

Poi dice che non parliamo di Spark. Parliamo di Spark a modo nostro.

Ferrari ha esteso ai concessionari europei il pagamento in criptovalute

Ferrari ha esteso il sistema di pagamento in criptovalute alla rete di concessionari europei a partire da fine luglio. 

L’ingresso nel mercato europeo segue quello negli Stati Uniti, dove meno di un anno fa Ferrari per la prima volta ha introdotto con successo questo sistema alternativo di pagamento per supportare i dealer nel rispondere al meglio alle nuove esigenze dei clienti.

Entro la fine del 2024 la Casa di Maranello estenderà le transazioni in criptovalute anche ad altri Paesi della rete internazionale di dealer Ferrari in cui le criptovalute sono legalmente accettate. 

Ferrari si avvale della collaborazione di diverse società attive nel mondo dei pagamenti in criptovalute. Grazie alle soluzioni individuate, i concessionari saranno facilitati nell’accettazione di pagamenti non avendo la necessità di dover gestire le criptovalute, in quanto quest’ultime verranno convertite immediatamente in valuta tradizionale. Le soluzioni dei provider consentiranno inoltre di verificare la fonte dei fondi e proteggeranno le transazioni dalle oscillazioni di prezzo legate ai tassi di cambio. 

Ad oggi, la maggior parte dei dealer europei di Ferrari ha già aderito o sta per aderire al nuovo sistema di pagamento che si aggiunge ai sistemi tradizionali di pagamento.