24 Ore di Le Mans, sfilata in città

L’idea del 2023 di fare sfilare in città alcune vetture al termine del secondo giorno delle verifiche ebbe talmente successo che gli organizzatori della 24 Ore di Le Mans, in collaborazione con l’amministrazione municipale, ha deciso di ripetere l’iniziativa, allungando il percorso fino a farlo diventare un mini circuito completo. Alle 15.30 una selezione di Hypercar, LMP2, GT3, cui si è aggiunta la Bentley vincitrice dell’edizione 1924, è partita da place de la République per coprire un itinerario dimostrativo, completamente gratuito per il pubblico che si è assiepato numerosissimo e davvero molto disciplinato lungo le transenne. Eccellente è stata l’organizzazione, grazie all’impegno dei molti commissari e di altri volontari che stanno affrontando due settimane di grande intensità. Questa sorta di parata completa la due giorni di “pesage” con un qualcosa che tutto sommato mancava ancora a quel grande evento che è la 24 Ore di Le Mans. L’idea non è certo originalissima ma fa sempre effetto. Ricordiamo ad esempio la sfilata delle vetture ad Adenau per la 24 Ore del Nürburgring, che esisteva già trent’anni fa. Un modo per creare ulteriore attesa e interesse in vista della settimana di gara, che si aprirà domani 9 giugno con la giornata test.

Lamborghini Huracán GT3 EVO2 Iron Dames Le Mans 2024

Lamborghini Huracán GT3 EVO2 Iron Dames Le Mans 2024 telaio LB-132D Bovy/Gatting/Frey

photo gallery copyright David Tarallo/pitlaneitalia.com

La Le Mans che ti aspetti

Alle operazioni di verifiche tecniche e amministrative (conosciute col tradizionale nome di “pesage”) la stampa e in genere tutti i media devono arrivarci preparati. Ho scritto altro che spesso chi resta fuori da certe logiche tende a sottovalutare le difficoltà pratiche legate all’attività dell’informazione. Tanto per fare un esempio, se pensi di assistere col tuo bravo pass stampa alla giornata del venerdì delle verifiche, devi aver ritirato l’accredito già entro giovedì sera, altrimenti riuscirai con grande fatica (anzi, probabilmente non ci riuscirai proprio) a passare dallo stadio Marie Marvingt, che si trova al Tertre Rouge, arrivare in zona place de la République (con tutte le strade intorno ovviamente chiuse), trovare posto e ritirare infine la pettorina nella sala stampa provvisoria sita alla Camera di Commercio a due passi dalla piazza. Notare che il centro accrediti al Tertre Rouge e la sala stampa di place de la République fanno orari differenti. Giusto per rendere un’idea di cose di cui non si parla quasi mai e che invece secondo me andrebbero quanto meno valutate ogni volta che ci si improvvisa giornalisti da divano su Facebook.

La Le Mans che ti aspetti è anche questa. La Le Mans che ti aspetti è però anche quella delle edicole aperte (qui sono tante), con le pile del “Main Libre” che diminuiranno rapidamente di altezza. La Le Mans che ti aspetti è quella del Monoprix di République dove compri le ultime cose che hai dimenticato, magari dopo aver dato l’ennesima occhiata nostalgica al Passage du Commerce, maledicendo di non essere passato più spesso da Manou. Potea, non volle; or che vorria, non puote. E’ sempre così. La Le Mans che ti aspetti è nelle strutture ancora vuote che ti accolgono alle 7 di mattina. Di lì a due-tre ore la piazza sarà strapiena di gente e tutto avrà forse un senso.

La Le Mans che ti aspetti sono i libri, le riviste, sono il colore giallo dei cartelli che indicando deviazioni e chiusura delle strade; è la campana del tram che passa davanti alla giostra; la Le Mans che ti aspetti è quell’eco di sana obsolescenza che passa dagli sguardi di chi quarant’anni era lì, di chi ricorda la pioggia del 1980 e quelle edizioni rustiche fatte ancora di faretti con la lampadina e la calotta rossa, blu o verde sui tetti delle auto, fatati come quelli di certi giocattoli giapponesi a pile che ti regalavano gli zii.

La Le Mans che ti aspetti ricresce un po’ selvatica anche oggi sotto le tonnellate di disinfettante buonista che non l’organizzatore ma un mondo intero ritiene sia la ricetta giusta per vivere felici.

La Le Mans che non ti aspetti la trovi nel giornalista che sulla rivista locale compila con diligenza articoli onesti e affidabili, corredandoli con foto trovate sul posto e non copiate da Internet. La Le Mans che non ti aspetti è il bistrot, il parcheggio scalcinato, le case gialle e quella luce che sembra già un po’ Inghilterra. Andateci almeno una volta e ascoltate i luoghi. Vi parleranno.

Verso Le Mans: tappa modellistica in Charente

In alcuni villaggi della Charente sembra di essere sempre altrove. In ogni caso lontano dal caos della città. Bruno Allinand si sta preparando alla consueta trasferta annuale a Le Mans e salendo per la giornata test l’abbiamo incontrato per un rapido saluto. Ha lavorato alacremente dallo scorso novembre e adesso è pronto per portare in circuito le sue ormai famose vetrine.

“Dopo Le Mans 2023 – racconta – ho avuto tre mesi di rifiuto totale per i modelli, durante i quali non ho fatto nulla. Ho deciso che era tempo di svegliarsi verso l’autunno inoltrato”.

Finiti quasi tutti i kit per i clienti, lo stock di elaborazioni su basi Solido e altre marche si è parecchio rimpinguato, col ritorno di modelli già visti e l’arrivo di varianti inedite, come la Porsche 911 Carrera RS 3.0 Gr.3 (ricavata dalla Carrera di Solido con pezzi sostitutivi e trasformazione dei parafanghi) o la Mirage-Ford Cosworth M6 pilotata da Howden Ganley ai test preliminari di Le Mans 1973. Per le Lola su base Norev, invece, ci sarà da aspettare ancora un po’.

Per quanto riguarda la 24 Ore del 2024, è già un caos. Città con traffico abnorme oggi pomeriggio, e meno male che il centro accrediti era ancora aperto verso le sei, altrimenti domani mattina sarebbe stato quasi impossibile raggiungere place de la République per il primo giorno delle verifiche. Intanto, una passata sull’Hunaudières (in senso contrario…) per arrivare verso Saint Saturnin.

Le Mans per i media è una specie di incubo, dal punto di vista logistico, dei tempi e degli spostamenti. Se ci si mettono anche alcune “stranezze” inventate dagli organizzatori, finisce per essere un labirinto da cui si esce solo grazie all’esperienza. I due anni del covid, senza pubblico e con un numero di giornalisti e fotografi accreditati limitatissimo, avevano consentendo all’ACO di rimettere le cose a modino: nel 2022 era filato tutto liscio come l’olio. Tempo due-tre anni, sta tornando la deriva dei bei tempi. Sono dettagli che chi non frequenta le corse dall’interno tende a ignorare.

Una passione per la Carrera Panamericana

Testo di Elio Venegoni / foto modelli di Dwayne Dodman

La Carrera Panamericana, disputatasi in Messico dal 1950 al 1954, è una gara automobilistica entrata di diritto nell’immaginario collettivo di ogni “petrolhead”.

Oggi si corre una pittoresca rievocazione storica ma, abbastanza logicamente, ha poco a che vedere con la competizione degli Anni Cinquanta.

La Pan Am – come viene anche chiamata familiarmente – si snodava attraverso tutto lo Stato del Messico, collegando la frontiera degli Stati Uniti con quella del Guatemala; si correva su un percorso stradale massacrante per lunghezza e pieno di insidie, dovute soprattutto alle condizioni del tracciato e si parla, d’altronde, di più di mezzo secolo fa…

Carrera Panamericana 1954: l’Alfa Romeo 1900 TI di Velazquez

La disputa tra le varie squadre fu sempre accesissima e vedeva contrapposti sostanzialmente due blocchi: da una parte quello delle grosse berline americane, spesso preparate anche oltre il lecito, dall’altro quello delle vetture europee, spesso vere auto da corsa condotte da famosi stradisti del tempo.

Ferrari e Porsche primeggiarono spesso nella classifica assoluta ed in quelle di classe; la Porsche, in ricordo di quelle vittorie, avrebbe poi battezzato appunto “Carrera” le versioni più sportive della leggendaria 911.

Molti appassionati – italiani e non – hanno dato vita, già diversi anni fa, ad un seguitissimo thread dedicato all’argomento, ospitato inizialmente dalla Duegi Editrice sul suo forum, nella sezione riservata a ModelliAUTO.

Frutto di grande passione ed invidiabile competenza, queste pagine hanno attirato con gli anni anche “aficionados” esteri, come si diceva, alcuni dei quali ne dsono diventati vere colonne portanti: dal mitico Paddy (fu lui che lanciò il thread) ad Apostolos Sampris, appassionato greco fornito di una documentazione forse senza pari ed autore di molti modellini in tema, passando per Dwayne Dodman, colui che è diventato con il tempo un vero mattatore… il forum era diventato internazionale a pieno titolo!

Carrera Panamericana 1952: la Porsche 356 del principe von Metternich

Lo stesso Dwayne (persona tra l’altro molto educata e simpatica) ha raccolto ormai un’enorme collezione di automodelli incentrata appunto sulla Carrera ed ha alimentato le pagine del forum per lungo tempo, pubblicando fotografie degli stessi suoi modellini e descrivendone l’elaborazione, sempre attentissima anche ai dettagli storici ed eseguita con una maestria davvero notevole!

I continui scambi di opinioni e di notizie tra il gruppo degli appassionati italiani e quello dei “supporters” stranieri hanno nel tempo creato, sul forum di ModelliAUTO, una vera e propria enciclopedia sull’argomento ed è veramente un peccato che di recente il forum stesso sia stato chiuso dai nuovi editori della rivista, i romani di Lunasia…

Il nostro Dwayne, però, non si è perso d’animo ed ha creato poche settimane fa una pagina dedicata alla Pan Am ed ai modelli da lui montati, una pagina interessantissima e che si arricchirà in futuro, naturalmente.

Potete trovarla su Facebook, si chiama “Model Cars from the Carrera Panamericana 1950 to 1954” e questo è l’URL:

https://www.facebook.com/profile.php?id=61560388791821

Noi di Pitlaneitalia abbiamo colto l’occasione per fare una breve intervista al simpatico Dwayne ed ecco cosa ci ha raccontato…

“Mi chiamo Dwayne Dodman e vivo a Sydney, in Australia. La gente mi chiede come mai mi interesso alla Carrera Panamericana. Bene, questa è la mia storia: quando ero un ragazzino ho visto un film realizzato nel 1954 intitolato ‘Johnny Dark’ con Tony Curtis che può essere ancora visto su YouTube. Il film era basato sulla Carrera Panamericana, anche se allora non lo sapevo, e mi colpì molto. Quel film ha cambiato tutta la mia vita riguardo alle auto, ma ho avuto una seconda esperienza con la Panamericana che ha influenzato anche me.

Ho vissuto a La Jolla in California per alcuni anni, anche mio zio viveva lì; un giorno stavamo guardando il suo vecchio album di fotografie e ce n’era una di una Lincoln Capri Coupé rossa del 1954.

Dwayne Dodman

Mi disse che aveva comprato la Lincoln perché una Lincoln di quel colore guidata da un uomo di nome Ray Crawford correva nella Carrera Panamericana del 1954. Mio zio adorava quell’auto. Questa è stata quindi la seconda volta nella mia vita che sono stato toccato da questa gara.

Molti anni dopo, tornato in Australia, ho continuato a realizzare modelli 1:43 e poi un giorno ho scoperto il forum italiano ed il sito Panamericana, così tutti i miei vecchi ricordi sono riemersi e ho deciso di concentrarmi su questa fantastica serie di gare con i miei modelli.

Quali sono i miei modelli della Panamericana preferiti? Beh, non è facile rispondere! Suppongo che siano questi, a causa delle difficoltà incontrate nel realizzarli (si veda photo gallery in basso, n.d.r.):

1950 #30 Talbot Lago

1952 #1 Cadillac Coupé

1952 #100 Lincoln Zephyr Coupé

1953 #10 Solana Special

1954 #16 Jaguar Special

1954 #32 Cabero Special

1954 #99 MG-Cassidy Special

Il modellismo automobilistico in Australia è assai diffuso e ci sono molti siti e club automobilistici. Tuttavia, e poiché il nostro paese è dove si trova, la maggior parte dei modellini di auto qui sono concentrati sulle nostre serie di gare locali, ovvero le V8 Supercars. Molto apprezzati sono anche i modelli delle serie da corsa più vecchie. Per lo più tutti i modelli qui sono venduti in scala 1:18, la scala 1:43 non è così popolare. Avendo vissuto in Francia per 19 anni, conoscevo molto bene la maggior parte dei produttori di modelli europei; Minichamps, Spark, Trofeu, Solido ecc. Tra i produttori di kit ovviamente Tron, Escuderia24, Provence Moulage, JAL43 ecc. erano tra i miei preferiti. Al momento ho amicizie con i titolari di Arena Modelli, Tron e JAL43.

Per il futuro penso di continuare a concentrarmi sulla Panamericana e credo che si stia sviluppando un seguito molto forte di questa corsa, man mano che sempre più persone ne vengono a conoscenza. Credo anche che con il passare degli anni, una nuova generazione di appassionati di auto più giovani inizierà a ricercare le auto più vecchie e interessanti e le gare che hanno avuto luogo.

Del resto, se tutto ciò che hanno sono le auto elettriche, a cosa devono ispirarsi? Vorrei aggiungere a tutto questo che spero che sempre più porte continuino ad aprirsi su quelle favolose corse della Panamericana! Devono esserci, negli armadi polverosi di tutta la California meridionale e del Messico, foto e vecchi filmati su questa corsa in attesa di essere ritrovati.

Ho pensato di mettere sui giornali messicani degli annunci per articoli della Pan Am, ma oggigiorno praticamente nessuno legge i giornali, quindi probabilmente l’annuncio passerà inosservato. Un altro mio desiderio, che spero si realizzi presto, è quello di visitare il Messico e seguire il più fedelmente possibile il vecchio percorso e, cosa più importante, fare qualche ricerca lungo il tragitto, chiedendo ricordi nei centri storici e, se sarò fortunato, vecchie foto delle tante vetture che hanno partecipato”.

foto di apertura: Carrera Panamericana 1953: la Porsche 356 di Lopez Chavez

Rassegna stampa: Automobilsport #39

Nel panorama delle riviste storiche di automobilismo, la tedesca Automobilsport, disponibile in tedesco ma anche in inglese, resta probabilmente quella con i migliori contenuti. Trimestrale, Automobilsport ha un costo di € 15,80 in Germania e di € 20 in Italia, con una foliazione di 160 pagine che ne fanno qualcosa di più di una normale rivista. Un “quasi libro”, denso di foto e di testi che vale davvero la pena leggere.

La monografia principale del primo numero del 2024 è consacrata a Zakspeed, coprendo uno spazio temporale che va dal 1968 al 1989. Quella di Erich Zakowski è una storia affascinante e piena di risvolti di grandissimo interesse. Zakspeed è un marchio che ha scritto pagine importanti in tutte le categorie, dal turismo al Gruppo 5, dalle gare sport fino alla Formula 1. Eccellente nella sua completezza, la storia di Zakspeed in questo fascicolo di Automobilsport offre anche una quantità di foto eccezionali, per lo più inedite, che saranno anche di grande utilità per i modellisti. Tra gli altri articoli, interessante è una retrospettiva sulla vittoria della Bentley a Le Mans 2003. Troviamo poi un’intervista con Max Girardo, specialista della vendita di auto storiche di alto livello che fa scoprire alcuni aspetti inediti di questo tipo di attività.

Il numero 40 di Automobilsport, uscito a maggio e che speriamo di recensire presto, ha come tema principale il ritorno di BMW nella categoria maggiore a Le Mans a 25 anni dalla vittoria della V12 LMR.