I protagonisti del FIA-WEC 2024: BMW

A un anno dal debutto nell’IMSA, la BMW arriva nel FIA-WEC. Il 2023 ha messo in evidenza le doti della M Hybrid V8, che ha ottenuto cinque podi, fra cui una vittoria a Watkins Glen. Il costruttore bavarese era ancora in lizza per il titolo equipaggi e piloti alla vigilia della Petit Le Mans a Road Atlanta. Un percorso incoraggiante per la vettura LMDh costruita utilizzando il telaio Dallara e un motore V8 biturbo da 3,9 le cui origini risalgono all’unità P66/1 che equipaggiava le M4 nelle stagioni 2017 e 2018.

Se le BMW nell’IMSA sono gestite dal Team RLL, nel FIA-WEC se ne occuperà il WRT del duo Vincent Vosse – Yves Weerts, che si è associato al marchio all’inizio del 2023. Dopo aver vinto tutto in GT3, il WRT è passato alla LMP2 nel 2021, anno in cui ha conquistato il titolo. Secondo titolo nel 2023, anno in cui la squadra si è imposta anche alla 24 Ore di Le Mans. Inizialmente coinvolta nel progetto Audi – stoppato a favore della Formula 1 – il WRT ha saputo cambiare direzione sposando la causa della BMW.

Al volante delle due vetture troveremo equipaggi di assoluto valore: Sheldon Van der Linde / René Rast / Robi Frijns (numero 15) e Raffaele Marciello / Dries Vanthoos / Marco Wittmann (numero 20).

Auto Collection a Novegro, 16-17 marzo 2024

Auto Collection torna al Parco Esposizioni Novegro nel weekend del 16-17 marzo.

La fiera, un evento importante per chi ama acquistare e ammirare le auto d’epoca e da collezione, darà spazio a:

  • autosaloni e commercianti di auto
  • espositori specializzati in accessoristica auto e moto
  • case editrici
  • enti, club, associazioni
  • veicoli in mostra

I biglietti online saranno disponibili nei prossimi giorni.

Orari di apertura:
– sabato: 09:30-18:30
– domenica: 09:30 – 18:30

Per maggiori informazioni: https://parcoesposizioninovegro.it/fiere/auto-collection-2/?mc_cid=637e2ad62e&mc_eid=7ad3f070c6

Cinesi e cineserie

di Riccardo Fontana

Forse uno dei primi esempi di macro-delegazione delle attività produttive riguardanti uno specifico settore verso l’estremo oriente – e nella fattispecie verso la Cina – è proprio quello dell’automodellismo: oggigiorno la quasi totalità di ciò che (giocoforza) acquistiamo viene ingegnerizzata e prodotta in Cina, e naturalmente non parliamo solo di giocattoli o di modelli low-cost, ma anche di produzioni blasonate o blasonatissime, e soprattutto costosissime, la cui concezione – al netto di pochi e selezionati martir… ehm, capiprogetto occidentali incaricati di sovrintendere alle attività svolte in Cina – è ormai completamente delegata ai service orientali, con annessi e connessi del caso.

Paul Lang non ebbe una brutta idea quando partì lungo la Via della Seta con l’idea di creare i Minichamps in die-cast (i Minichamps come kit in metallo bianco esistevano già, ma questo è un fatto che non in molti ricordano, e su cui forse varrebbe la pena di tornare più in là), perché a fronte di costi di produzione all’epoca ridicoli aveva trovato l’uovo di Colombo in grado di produrre modelli molto dettagliati e fedeli, capaci di non fare rimpiangere troppo gli speciali.

Effettivamente, tra un Minichamps degli albori ed anche solo un Vitesse c’era qualitativamente un abisso, ma la cosa più importante – che poi è quella che ancora oggi rappresenta la chiave del successo di Spark – è la possibilità di allineare ottimi modelli già pronti, senza cioè doversi perdere nello stoccaggio e nel montaggio di una miriade di kit della provenienza più disparata.

Tutto bello, quindi? Ottimi modelli a prezzo corretto e tutti felici e contenti?

Ehm, no.

No, perché voi, o cari ed affezionati lettori, non avete idea di cosa ci sia a monte della creazione di quei modelli che correte ad acquistare in negozio quasi si trattasse di preziosissimi ed irripetibili Graal modellistici.

I cosiddetti “service cinesi”, entità oscure e misteriose sulla cui reale conformazione e composizione vige lo stesso alone di mistero che aleggia sulla sorte di certuni gerarchi nazisti espatriati in Sudamerica, lasciati a loro stessi creano dei mostri: la cultura cinese è estremamente differente da quella europea, e certamente addentrandoci nella cultura automobilistica in senso lato le cose non migliorano, anzi.

Ad operare come capiprogetto di concerto con questa gente si tende a perdere completamente la testa, tale e tanta è la mole di errori stupidi – che mai nessun medio appassionato di auto nostrano compirebbe – che si trovano nascosti un po’ ovunque nelle loro realizzazioni: ci si trova a vagliare cerchi O.Z. con otto bulloni, assetti con gomme sporgenti di centimetri dai passaruota, ed altre amenità del genere, fino a terminare in gloria con errori epici tipo la riproduzione del vano batterie (chiuso) di un automodello Pocher che era stato – magari – inviato come immagine di spunto per la riproduzione di un fondino.

In poche parole, abbiamo a che fare con gente che non ha la benché minima percezione né dell’automobile in quanto tale né dell’automodello e delle caratteristiche che deve avere (vi ricordate l’occhio della Mebetoys malamente copiato sul fondino della Dino made in Hong Kong comparsa su PLIT qualche giorno fa? Ecco, il vizio non se lo sono mai levati).

Quindi, applaudite a scena aperta i vari Luigi Reni, Jean-Pierre Viranet (fuggito in Francia per la disperazione) e molti e molti altri che non è il caso di nominare, perché è tutta gente che per cercare di “far quadrare” i modelli ne perde – come a volte ne ha perso tragicamente, vedi Luigi Reni – in salute.

Per quanto riguarda l’economicità della produzione, siamo poi veramente così sicuri che la formula cinese sia ancora quella vincente? I tempi sono cambiati, e con l’incremento del costo dei trasporti (alla voce container soprattutto) nonché con il miglioramento delle condizioni di vita e dei salari cinesi, i costi di produzione – o anche solo di prototipazione – crescono sempre più, arrivando spesso ad essere decisamente importanti.

Morale della favola, ci siamo impoveriti per pagare tanto quanto – se non più – dei nostri vecchi modelli occidentali della robaccia senz’anima, che al più l’anima la toglie a chi la segue, uccidendolo lentamente: le maestranze cinesi sono abilissime nel montaggio e nella rifinitura dei modelli, e comunque hanno delle capacità tecnico-realizzative che definire ottime sarebbe riduttivo, ma a livello interpretativo, dove cioè si necessita della conoscenza storica per evitare di incappare nei più banali e stupidi (ma fastidiosi) degli errori, sono terribilmente e tragicamente carenti, mostrando un bisogno a tratti vitale di qualcuno che li conduca sulla retta via.

Ovviamente, questa sarà la stessa identica fine che faranno, e in parte stanno già facendo, tutte le altre attività produttive coinvolte nella diaspora industriale verso il cosiddetto “nuovo mondo”: gli industriali ci guadagnano in modo estremamente miope, e i compratori ed i (non più) lavoratori se la prendono laggiù da basso.

È probabilmente ormai troppo tardi per cambiare questo modo di pensare, ormai ampiamente acquisito da oltre trent’anni di immobilismo ideologico: neppure la crisi del covid e quella ucraina hanno saputo e potuto scuotere determinate coscienze, conducendole verso ragionamenti che, comunque, per essere intrapresi necessitano di determinata finezza e sensibilità, che sicuramente esula da quella del mero industriale che produce automodelli con lo stesso trasporto con cui potrebbe, ipoteticamente, produrre infissi da bagno.

O copie low-cost di vasi ming, appunto.

24h Nürburgring 2024: pubblicato il programma completo

E’ stato reso noto stamani il programma dell’edizione 2024 della 24 Ore del Nürburgring. Qui si seguito trovate i pdf con giorni e orari sia della gara (1-2 giugno) sia dei “Qualifiers”, che si svolgeranno dal 12 al 14 aprile.

Foto di apertura: la partenza della 24 Ore del Nürburgring 2023.

I protagonisti del FIA-WEC 2024: Lamborghini

E’ la prima volta che Lamborghini partecipa ufficialmente al Mondiale Endurance. La SC63 di classe LMDh, al termine di una lunga serie di test, è pronta per la stagione del debutto, che comprenderà la partecipazione di una vettura nel FIA-WEC e di una seconda auto nell’IMSA (ma l’appuntamento inaugurale a Daytona è stato saltato perché la SC63 non è stata giudicata ancora pronta). La Lamborghini ha scelto come partner sportivo l’Iron Lynx, la struttura di Deborah Mayer, che potrà contare sull’appoggio tecnico del Prema Racing, ormai uno dei punti di riferimento a livello internazionale nelle competizioni di formula e che recentemente ha dimostrato tutto il proprio valore anche in LMP2.

La Lamborghini SC63 è l’unica vettura di LMDh ad avere il telaio Ligier, una scelta che Giorgio Sanna, direttore di Lamborghini Squadra Corse ha spiegato con l’esigenza di collaborare a un costruttore dedicato a una sola vettura, in una collaborazione che sarà indubbiamente stretta. Del resto, da parte di Lamborghini, è stato spiegato più volte che la costruzione di una LMH non era una strada percorribile; da qui la scelta di puntare alla LMDh, che permette tra l’altro l’organizzazione di un programma parallelo negli Stati Uniti.

Il motore, invece, è tutto farina del sacco dell’equipe tecnica di Sant’Agata Bolognese: si tratta di un V8 biturbo da 3,8 litri, le cui turbine sono montate all’esterno sui due banchi dei cilindri.

Una sola vettura sarà iscritta nel FIA-WEC per Mirko Bortolotti, Daniil Kvyat e Edoardo Mortara. A Le Mans sarà presente la SC63 “americana”, pilotata da Romain Grosjean, Andrea Caldarelli e Matteo Cairoli, quest’ultimo proveniente dalla Porsche.

In margine all’Alfa Romeo 33/3 Brands Hatch 1971 di Solido

Come spesso accade con questi argomenti, l’articolo sull’elaborazione su base Solido dell’Alfa Romeo 33/3 (link: https://pitlaneitalia.com/2024/02/19/alfa-romeo-33-3-brands-hatch-1971/) ha suscitato un grande interesse. Marco Nolasco ci ha scritto oggi ricordando un’elaborazione simile ad opera di un quattordicenne (!) modellista torinese, Ezio Gamba, apparsa sul numero di settembre-ottobre 1971 di Quattroruotine. Foto in apertura dove la 33 appare accanto ad un’altra elaborazione di Gamba, una Porsche 917 a coda lunga su base Corgi Toys.

Ferrari One of a kind

Il Museo Enzo Ferrari di Modena ha inaugurato e aperto al pubblico il 18 febbraio la nuova mostra “Ferrari One of a Kind”, una vera e propria celebrazione dell’unicità che caratterizza ogni capolavoro che esce dai cancelli della Casa del Cavallino Rampante, grazie al lavoro svolto nei Centri Tailor Made che si trovano nella sede di Maranello, a New York e a Shanghai.

Un percorso che mostra al pubblico l’esclusività di pezzi unici, creati nel tempo con l’obiettivo di esprimere personalità, gusti e desideri dei clienti Ferrari.

Questa attenzione all’unicità rappresenta una prerogativa della produzione Ferrari sin dagli esordi. Fin dalle prime granturismo troviamo esempi di creazioni speciali fatte su singole richieste, come i gentleman drivers che selezionavano i carrozzieri per modellare le prorie vetture. Con la produzione delle prime stradali, l’approccio pionieristico di Ferrari ha consentito ai propri clienti di scegliere forma, allestimenti, materiali e finiture per la creazione di pezzi modellati in base alle esigenze. Lo stesso approccio rimane vivo oggi attraverso la vasta gamma di programmi di personalizzazione che Ferrari propone: dai programmi Atelier pensati per valorizzare la creatività e i gusti dei clienti, passando dall’ancor più esclusivo servizio Tailor Made che approfondisce le possibilità di scelta attraverso anche l’uso di materiali inediti, fino alle eccezionali creazioni one-off che portano al limite il concetto di personalizzazione realizzando dei pezzi unici in ogni singolo elemento.

“Ferrari One Of a Kind” propone per il 2024 un particolare allestimento che da un lato valorizza  al massimo le straordinarie auto esposte, spesso mai viste prima dal grande pubblico, dall’altro mostra in maniera immersiva i programmi di personalizzazione a cui hanno accesso i clienti Ferrari: il cuore della mostra sarà una parete interattiva in cui i visitatori potranno fare una esperienza fisica dei materiali, i tessuti, i colori e la vasta quantità di opzioni che il Centro Stile Ferrari mette a disposizione dei clienti desiderosi di accedere a questi programmi esclusivi.

Alcune delle vetture personalizzate in esposizione:

  • Ferrari 812 Competizione Tailor Made – Un esemplare unico nel suo genere, scelta anche come protagonista della locandina della mostra come emblema del concetto di foglio bianco che rappresenta il punto di partenza dal quale il Centro Stile Ferrari, guidato dal Chief Design Officer Flavio Manzoni, prende le mosse per la realizzazione di ogni nuovo modello. L’auto in esposizione, in particolare, rappresenta il primo esemplare di una serie limitata di 999 pezzi, ed è stata recentemente battuta all’asta durante il gala benefico organizzato a New York da Ferrari lo scorso 17 Ottobre 2023.
  • Ferrari 166 MM – Un pezzo straordinariamente elegante datato 1948, carrozzeria Touring, plasmata in ogni dettaglio secondo il gusto di Gianni Agnelli, come il particolare del bicolore blu e verde che riprende quelli della Famiglia di provenienza Savoia. Una capostipite delle vetture personalizzate Ferrari.
  • Ferrari Monza SP1 – Anno 2018, la prima della  serie Icona: le serie speciali limitate ispirate alla grandi vetture Ferrari del passato, reinterpretano quello stile senza tempo secondo canoni moderni accompagnandolo con contenuti altamente tecnologici ed elevate prestazioni. Qui in esposizione in un originale color oro, ripreso anche nei cerchi ruota e in altre componenti interne, e da una caratterizzante fascia trasversale a contrasto tipica delle livree personalizzate di alcune vetture da competizione degli anni ’50 e ‘60. 
  • Daytona SP3 Carbon Look – Secondo modello della serie limitata Icona che rende omaggio alle sport prototipo Ferrari che hanno fatto la storia del motorsport, qui realizzata in uno straordinario carbonio rubino transitional che consente particolari effetti cromatici in base alla luce solare.

I visitatori potranno inoltre accedere a un’area interattiva allestita con un car configurator speciale che consentirà di immaginare e disegnare virtualmente la Ferrari dei propri sogni.

L’esibizione sarà ravvivata nel corso di tutto il 2024 da aggiornamenti periodici che coinvolgeranno le vetture esposte per consentire di mostrare al pubblico sempre un maggior numero di pezzi unici.

I Musei Ferrari continuano a riscuotere un interesse sempre crescente verso fan e appassionati del Cavallino Rampante, tanto che nel 2023 i Musei di Modena e Maranello hanno registrato il record assoluto di visite con più di 740mila visitatori.

La mostra “One of a Kind” sarà visitabile al Museo Enzo Ferrari di Modena a partire dal 18 febbraio 2024 come tradizione, per celebrare il compleanno del Fondatore Enzo Ferrari, e sarà disponibile al pubblico fino al 17 febbraio 2025.

La livrea della Ferrari 499P di AF Corse per il FIA-WEC 2024

Alla vigilia del Prologo, la due giorni di test collettivi che darà ufficialmente il via alla stagione 2024 del FIA World Endurance Championship, AF Corse toglie i veli alla Ferrari 499P numero 83 che schiererà nella classe Hypercar. Al volante si alterneranno Robert Kubica, Robert Shwartzman e Yifei Ye (questi ultimi due, piloti ufficiali Ferrari).

La livrea della Ferrari numero 83 riprende i tratti della 499P che ha trionfato alla 24 ore di Le Mans nel 2023 ma con colori invertiti. L’Hypercar di AF Corse sarà quindi facilmente distinguibile grazie alla predominanza del giallo, arricchito da dettagli rossi.

Modelli del passato: una Fiat Dino Coupé orientale

testo e foto di Riccardo Fontana

Gli acquisti esotici, che poi sono quelli meramente riconducibili alle stranezze – e pertanto non ferreamente riconducibili ai canoni classici del modello perfetto con scatola – sanno essere invero particolarmente stuzzicanti e suggestivi.

Recentemente mi è capitato di acquistare la Fiat Dino Coupé ritratta in questo servizio, un modello made in Hong Kong risalente agli anni settanta, interessante per svariati motivi.

In primis, almeno per me, entra in gioco la fascinazione della vettura reale: adoro la Dino Fiat, perfetto e saporitissimo connubio di popolo ed elite, un qualcosa di unico che solo l’Italia degli anni sessanta e la Fiat dell’Avvocato al suo meglio potevano creare, e questo mi ha portato inevitabilmente a collezionare molti modelli ad essa inerenti – sia coupé che spider – con particolare predilezione, manco a dirlo, per gli obsoleti.

In quest’ottica, la Dino Coupé made in Hong Kong ha la duplice valenza di modello obsoleto riproducente una (gran) bella vettura e di curiosità, di quel tipico modello esotico come quelli che animavano gli Zapping di Quattroruotine che leggevo da bambino o, in età più adulta, i numeri di Passion43ème che consumavo in spiaggia in Corsica.

Il modello ha natali incerti: per quanto non vi siano scritte di sorta, a seguito di qualche (comunque non chiara nell’esito) ricerca sul web dovrebbe essere un Playart, riprodotto abbastanza fedelmente (ma non è né un Mebetoys né un Mercury, ed è bene tenerlo a mente), e curiosamente riportante un simbolo molto simile all’occhio della Mebetoys sul fondino.

Evidentemente, già quasi mezzo secolo fa, i “service” cinesi avevano il vizio discutibile di copiare in maniera ignorante, approssimativa, e senza avere la benché minima idea della vettura reale: per non saper né leggere né scrivere, non abbiamo trovato di meglio che delegare a questa gente la quasi totalità dell’attività modellistica, vendendo poi i dubbi frutti del loro operato a prezzi quadrupli rispetto a quanto all’epoca costassero i migliori modelli europei, ma questo è un altro discorso, che ci condurrebbe decisamente troppo lontano, ed esulerebbe dal tema dell’articolo. 

Il modello ha le ruote veloci ed è, come dicevamo, di media fedeltà, con alcuni tratti decisamente “anglofoni”, come il cagnolino sulla cappelliera – decisamente molto “Corgi”- ed i personaggi alla guida, nel caso specifico andati persi chissà quando.

La scala è leggermente piccola, ci sentiremmo di dire più vicina all’1:48 che all’1:43, a sottolineare ulteriormente la distanza ideologica che ancora all’epoca separava l’oriente dall’occidente e dal suo modo di intendere gli automodelli.

Nella stessa serie esisteva una Lancia Fulvia Coupé – peraltro in vendita sul medesimo banco dov’era in vendita questa Dino (e “lasciata” a causa di alcuni difetti) – decisamente meno attraente della Dino, con i fari posteriori tondi.

Il modello, che su eBay spunta quotazioni decisamente interessanti anche in condizioni ben peggiori di questo, è comunque una bella testimonianza storica degli albori della Cina del mondo dell’1:43, con tutta la distanza dai nostri standard che all’epoca sembrava incolmabile e che oggi è del tutto normalizzata, in maniera giusta o sbagliata che sia.

Chi poteva immaginare all’epoca che gli autori di – tutto sommato – dozzinali copie di modelli europei avrebbero banchettato sui cadaveri dei produttori europei?

Nessuno fortunatamente, eppure è successo.

Purtroppo…

Rassegna stampa: Renault Twingo

Nel 2023 la Renault Twingo ha festeggiato i trent’anni. E’ uscito da poco un hors-série (con copertina cartonata) realizzato da 4L Magazine – Editions Riva che ripercorre la storia completa della Twingo di prima generazione, attraverso la genesi del modello, le serie speciali e anche alcune versioni competizione come la vettura da raid e la Twin’Cup, protagonista di un monomarca low cost organizzato a partire dal 2011. Con 65 pagine ricche di foto e informazioni, l’hors-série sulla Twingo sarà molto utile sia per gli appassionati sia per gli storici. Prezzo in Francia (nelle edicole): € 13,95.