FIA-WEC: le voci della Ferrari alla vigilia della 6 Ore di Imola

L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ospita nel fine settimana il secondo appuntamento del FIA World Endurance Championship 2024.

La squadra Ferrari – AF Corse si presenta al via della 6 Ore di Imola (bandiera verde domenica 21 aprile alle 13, orario locale) con le due 499P, la numero 50 affidata ad Antonio Fuoco-Miguel Molina-Nicklas Nielsen e la 51, condivisa da Alessandro Pier Guidi-James Calado-Antonio Giovinazzi. Ecco i commenti alla vigilia del round tricolore.

Antonio Fuoco, 499P #50: “Imola è una pista molto importante per la Ferrari e per un pilota italiano come me. Sono certo che respireremo un’atmosfera particolare in questo appuntamento del Mondiale endurance: spero di vedere le tribune gremite da tanti tifosi, ai quali vorremmo regalare tante emozioni in questo fine settimana. 

Sul piano tecnico, mi aspetto una gara non semplice. Con tante vetture al via, le differenze di prestazioni tra Hypercar e LMGT3 ci obbligheranno a effettuare molti sorpassi e quindi a gestire nel modo migliore possibile il traffico. Il layout della pista è unico nel suo genere e include curve molto particolari, come la ‘Tosa’ o le ‘Acque Minerali’, alternate ad altre curve che si affrontano ad alta velocità dove le vie di fuga sono strette. Dovremo essere perfetti nella guida, cercando di sfruttare il potenziale della nostra vettura senza commettere errori”.

Miguel Molina, 499P #50: “A Imola ci attende la gara di ‘casa’ per Ferrari e ci aspettiamo un fine settimana dal sapore speciale per tutta la squadra e per noi piloti. L’obiettivo è di poter regalare ai tifosi tante emozioni e di poter festeggiare con loro un risultato positivo. Nelle settimane trascorse tra l’esordio in Qatar, sicuramente non facile per noi, e la vigilia di questa gara abbiamo lavorato al meglio per farci trovare pronti per la 6 Ore di Imola”.

Nicklas Nielsen, 499P #50: “Lo scorso anno nella gara italiana, a Monza, terminammo secondi e sotto il podio fu impressionante lo spettacolo offerto dai tifosi. Anche a Imola quindi ci auguriamo di vedere così tante persone a supportarci. La gara sarà lunga, su un tracciato suggestivo ma anche complesso da un punto di vista tecnico. Dopo il nostro esordio non facile in Qatar, ci presentiamo in Italia fiduciosi per il lavoro che abbiamo svolto, pur sapendo che la 6 Ore non sarà semplice”.

Alessandro Pier Guidi, 499P #51: “Quest’anno la gara italiana del Mondiale endurance rappresenta una novità, sia in termini di pista sia di calendario: debutta nel FIA WEC Imola e gareggeremo davanti ai nostri Tifosi non in piena estate e dopo il successo a Le Mans, come capitò lo scorso anno a Monza, ma in quello che rappresenta il secondo appuntamento della stagione. Credo che sulle tribune vedremo il pubblico delle grandi occasioni e, anche pensando ai Tifosi, il nostro obiettivo sarà quello di regalare loro un buon risultato, dopo un esordio difficile per noi in Qatar. Cosa penso del tracciato? Imola è una delle piste più belle dove guidare, considerato che alterna curve veloci ad altre molto lente: apprezzo molto questa varietà, così come il fatto che il tracciato sia caratterizzato da continui saliscendi. In pista ci saranno tante vetture e il traffico sarà notevole: sarà quindi fondamentale fare una buona qualifica”.

James Calado, 499P #51: “In Qatar il debutto in questa stagione non è stato positivo quindi arriviamo alla 6 Ore di Imola con l’obiettivo di fare del nostro meglio per conquistare il maggior numero di punti in ottica campionato. Imola? La pista mi piace molto, ha un fascino particolare per via dei continui saliscendi, ma al contempo è un tracciato stretto con pochi punti ideali per effettuare i sorpassi: la gestione del traffico sarà un fattore-chiave nell’arco delle sei ore”.

Antonio Giovinazzi, 499P #51: “Gareggiare in Italia è sempre un’esperienza unica per un pilota del Cavallino Rampante: per questo sono certo che la 6 Ore di Imola sarà una prova speciale per tutta la nostra squadra. Dopo la 1812 KM del Qatar, una gara poco fortunata per noi, ci presentiamo a Imola con l’obiettivo di ottenere un risultato positivo da festeggiare con i nostri tifosi. Salire sul podio, davanti a un pubblico che mi attendo numeroso, sarebbe un bel traguardo. Personalmente il tracciato di Imola mi piace molto, è una pista caratterizzata da molto grip e curve medio-veloci dove è divertente guidare anche con i prototipi”.

Antonello Coletta, Global Head of Endurance e Corse Clienti: “Come ogni gara che si disputa in Italia la 6 Ore di Imola è un appuntamento dal sapore particolare per la Ferrari. Dopo l’esordio in Qatar poco fortunato per noi abbiamo lavorato senza sosta per il round italiano del Mondiale endurance. Nel fine settimana ci aspettiamo tanti tifosi in tribuna a supportare i nostri equipaggi: la cornice di pubblico sarà straordinaria e l’auspicio è poter regalare loro tante emozioni.

L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari rappresenta la storia dell’automobilismo tricolore e, pur essendo nuovo nel calendario del FIA WEC, negli anni passati ha già accolto gare endurance indimenticabili, tra le quali voglio ricordare la 500 Chilometri di Imola valida per il Campionato Italiano Sport che nel 1972 vide Ferrari firmare una doppietta con le 312 PB di Arturo Merzario e Jacky Ickx. Quest’anno Imola accoglie il palcoscenico iridato e il pubblico potrà ammirare in pista sia le Ferrari 499P, iscritte nella classe Hypercar, sia le due 296 LMGT3 che partecipano nella categoria delle vetture derivate dalla serie.”

Ferdinando Cannizzo, Head of Endurance Race Cars: “Dopo la prova sofferta e difficile in Qatar, dove abbiamo lottato per posizioni lontane dal vertice, a Imola abbiamo voglia di riscatto e di tornare a lottare per il podio.

D’altra parte sappiamo che l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, per layout e caratteristiche alquanto insidioso per la meccanica, in particolare sospensione e freni, richiederà un setup dedicato e sarà certamente complesso per la definizione della strategia, anche considerando i numerosi sorpassi che saranno tutt’altro che agevoli.

Per questi motivi, abbiamo dedicato una attenzione particolare alla preparazione di questa gara nelle consuete sessioni al simulatore di guida a Maranello, beneficiando anche di due test in pista, a Portimão e al Paul Ricard, dove ingegneri, meccanici e piloti hanno potuto allenarsi e sperimentare i setup ottimali suggeriti dalle simulazioni. Siamo confidenti di poter fare una bella gara, sperando che tante bandiere rosse con il Cavallino Rampante possano sventolare a fine gara sotto il podio”.

E-cells Lab, il laboratorio di ricerca elettrochimico promosso da Ferrari 

È stato inaugurato lo scorso 8 aprile E-Cells Lab, un centro di ricerca in ambito elettrochimico all’interno dell’Università di Bologna. Il laboratorio, che nasce sotto la direzione scientifica dell’Ateneo, mira ad accrescere la conoscenza dei materiali e delle proprietà chimiche e fisiche delle celle al litio. 

È un contributo importante per la ricerca elettrochimica, grazie alla collaborazione con l’Alma Mater con cui è stato progettato uno spazio dotato di attrezzature all’avanguardia per condurre analisi avanzate. La Casa di Maranello ha promosso e sostenuto il laboratorio anche attraverso lo scambio di know how con l’Ateneo, nella convinzione del grande valore che il progetto assume per il territorio e per il comparto automotive in particolare. 

Le applicazioni maturate in E-Cells Lab saranno condivise con la società leader nel campo dell’elettronica NXP, partner tecnologico e sostenitore del progetto. La collaborazione fra diverse realtà, che in futuro potrà aprirsi a nuove aziende, sarà di grande importanza per ampliare la portata e il valore dell’attività di ricerca.

Il laboratorio si compone di due aree: la prima dedicata alla preparazione di materiali elettrochimici, la seconda dedicata ad analisi, test e caratterizzazione dei materiali stessi. Una particolare attenzione verrà prestata ai temi di solid state, fast charge, thermal propagation, sicurezza e performance delle celle. I risultati conseguiti saranno di utilità per Ferrari nello sviluppo di un linguaggio comune con i propri fornitori di celle, al fine di accrescere la padronanza delle performance delle batterie che verranno assemblate negli stabilimenti di Maranello. 

“E-Cell Lab rappresenta un entusiasmante inizio e, allo stesso tempo, è il risultato del nostro tradizionale impegno per l’educazione e la ricerca. Il progetto riflette inoltre l’importanza che il confronto fra il mondo accademico e quello delle imprese ha sempre avuto per noi”, ha dichiarato Benedetto Vigna, Amministratore Delegato di Ferrari. “Da tale confronto nasce oggi un laboratorio che apporterà un contributo importante agli studi nel campo dell’elettrochimica, generando innovazione nel nostro territorio e costruendo le competenze del futuro”. 

Giovanni Molari, Rettore dell’università di Bologna, ha commentato: “Sono lieto che Ferrari abbia scelto l’Alma Mater per questo importante progetto all’insegna dell’innovazione scientifica e formativa. Sono certo che la collaborazione sarà fruttuosa e foriera di risultati rilevanti. Molte dimensioni proprie dell’Alma Mater trovano una loro sintesi in questo accordo: la volontà di porsi sempre all’avanguardia, nella didattica come nella ricerca; il dialogo con le più importanti realtà pubbliche e private del Paese; il desiderio di promuovere nuove sinergie che possano fungere da modello e da volano per settori chiave del nostro sviluppo collettivo”. 

“La stretta collaborazione tra industria e università ci permette di accelerare notevolmente la ricerca sulle innovazioni in materia di batterie sicure, efficienti e sostenibili”, ha dichiarato Jens Hinrichsen, EVP e GM di Advanced Analog di NXP. “Grazie agli sforzi congiunti di NXP, Ferrari e dell’Università di Bologna, ci aspettiamo di stabilire nuovi parametri di riferimento per le prestazioni e la sostenibilità, per raggiungere il nostro obiettivo comune di un futuro più verde e più luminoso.” 

Spirit of Racing Models programma il kit della Triumph 2500 PI MkII da competizione

Prossimamente in produzione il kit in resina della Triumph 2500 PI Mk 2 di Brian Culcheth, pilota ufficiale Leyland, che ha corso dal 1969 al 1972 in diversi rally, per lo più britannici. Le versioni prodotte saranno relative allo Scottish Rally 1970 (a destra) e 1971 (foto di apertura) e saranno vendute da Spirit of Racing Models.

Il lavoro di stampaggio sarà eseguito dal modellista palermitano Alfonso Marchetta e le decals (fustellate) saranno disegnate da Lorenzo Stocchero.

Prevista una tiratura limitata a 20 esemplari, disponibili presumibilmente alla fine di questa estate. Per ulteriori informazioni sui kit e relativi prezzi si può contattare direttamente Elio Venegoni, anche se il costo degli stessi sarà determinato solo in un secondo momento.

FIA-WEC: la lista degli iscritti della 6 Ore di Imola

Questo weekend è in programma la 6 Ore di Imola, seconda gara del FIA-WEC 2024. Dopo il Qatar, il WEC arriva in Europa, dove continuerà poi la sua stagione a Spa e a Le Mans.

Questa la lista provvisoria degli iscritti di Imola (file pdf scaricabile):

Rassegna stampa: Toutes les voitures du monde 2024-2025

Esce in questi giorni una delle pubblicazioni più attese da chi lavora nell’automotive, Toutes les voitures du monde, ossia l’hors-série della rivista francese Automobile Magazine.

In oltre 350 pagine vi sono catalogati e commentati circa 3000 modelli, con preziose indicazioni sulle date di presentazione, commercializzazione, restyling e sulla cronologia delle varie generazioni. Come al solito, una prima parte è consacrata alle concept car e ai modelli di prossima presentazione.

La seconda parte, la più corposa, passa in rassegna in ordine alfabetico per fabbricante i modelli disponibili in Europa. In calce ad ogni marchio, vi è anche la lista delle vetture non importate nel nostro continente.

La terza parte, estremamente utile, s’intitola Tour du Monde ed elenca i marchi più piccoli o quelli del tutto sconosciuti qui da noi.

Al prezzo di € 9,90, Toutes les voitures du monde costituisce uno strumento di lavoro di grande utilità, graficamente molto chiaro e di facilissima consultazione, cosa non comune in pubblicazioni di questo genere. Non crediamo sia ufficialmente distribuito in Italia ma, se vi capita, non fatevi sfuggire l’occasione di acquistarlo.

14ma Borsa di Scambio a Montbrison

Sulle strade del Forez, zona di ottima tradizione automobilistica e modellistica

Si è svolta oggi presso l’Espace Guy Poirieux a Montbrison (dipartimento della Loira, Francia), la quattordicesima edizione della Borsa di scambio organizzata dal Montbrison Maquett’ Club. Questa borsa di scambio nella zona del Forez, non lontano da St Etienne, è ormai da alcuni anni un buon punto di riferimento per gli appassionati. L’edizione 2024 si è confermata piuttosto interessante, con parecchi espositori e materiale di un certo interesse.

Nei parcheggi delle borse di scambio francesi non mancano mai le belle auto d’antan: ecco una Renault R16 TS

Molti gli automodelli – prioritari rispetto ai treni – e diverse opportunità da non sottovalutare. Era in vendita ciò che resta della collezione di Dinky France e Gran Bretagna – di cui abbiamo parlato in altri resoconti – in cui si trovano esemplari in condizioni ottime a prezzi abbordabili.

Fra modelli meno costosi, parecchi Norev e Solido degli anni ’90; buona anche la scelta di Top 43 e Solido 2, fra cui alcune referenze rare come la Renault 5 Turbo Coppa Europcar.

Pochi gli speciali, a parte qualche kit montato Mini Racing in condizioni da restauro (uno per € 6, due per € 10), potenzialmente interessanti per chi abbia tempo e voglia di rifare quasi tutto di sana pianta. Isolato, un kit X-AMR n.452 della Porsche CK5 di Le Mans 1983, ancora sigillato e proposto a € 40 (!). Fra le occasioni, alcuni libri poco comuni, tipo qualche annata (1990, 1991) dell’Année Sport Prototypes a 10 euro.

Ferrari “di clausura”: la F90 Pininfarina raccontata dall’ingegner Enrico Fumia

Si è svolta ieri 12 aprile dalle 18.30 presso l’Asilo dei Creativi a Meano (provincia di Brescia) una conferenza tenuta dall’ingegner Enrico Fumia sulla genesi e sulla storia della Ferrari F90 da lui disegnata per il sultano dei Brunei sulla base della Testarossa. Com’è ormai noto, furono sei gli esemplari, ognuno di colore diverso, che il sultano commissionò alla Pininfarina.

Nell’intervento di ieri, estremamente articolato e interessante, l’ingegner Fumia con l’aiuto di numerose slide ha ripercorso le vicende che portarono alla nascita di questa vettura rimasta pressoché sconosciuta per circa un decennio e finalmente “riconosciuta” dalla stessa Ferrari nell’edizione 2005 dell’annuario.

“Ferrari di clausura”: così l’ingegner Fumia ha voluto intitolare l’incontro di ieri. Di clausura perché i sei esemplari costruiti e venduti in gran segreto al sultano del Brunei tra il 1991 e il 1992 su un suo disegno del 1988 finirono, come tutte le altre auto dirette laggiù, chiuse in qualche garage inaccessibile. Sei “sorelle” destinate probabilmente a non riaffacciarsi più per chissà per quanto sul mercato delle auto di prestigio.

Il MeAuto consegna a Enrico Fumia un riconoscimento originale: la silhouette della F90… “Pininfumia”, nel colore giallo che sarebbe stato bello vedere su uno dei sei esemplari, ma il sultano del Brunei fece altre scelte

L’evento, organizzato dal MeAuto Club auto e moto storiche di Meano, ha visto la partecipazione di un pubblico selezionato e in numero chiuso. Pitlaneitalia ha avuto l’onore di ricevere un invito, assistendo così ad un’eccezionale lectio magistralis che non ha soltanto riassunto la storia della F90 ma si è inoltrata nell’affascinante materia della creatività e dello stile automobilistico in generale, con illuminanti confronti tra i metodi di oggi e quelli di un più o meno recente passato.

Ho visto gente fotografare i cornetti in sala stampa per darsi un tono. So bene che non andrebbe fatto (del resto dove si mangia ci sono i giornalisti e viceversa, questa è una specie di verità assoluta) ma i casoncelli con i quali si è conclusa la serata meritano una menzione

Nell’occasione l’ingegner Fumia ha portato il modello in scala 1:5 della F90, un’ulteriore testimonianza di eccezionale valore.

Al termine del suo intervento, l’ingegner Fumia ha ricevuto dal club organizzatore uno speciale riconoscimento (vedi foto sopra), prima di passare ad una sessione firma copie del libro AUTOritratto, uscito una decina di anni fa per i tipi di Fucina, una corposa memoria autobiografica che getta una luce inedita sul mondo della carrozzeria, del design e dell’industria automobilistica.

Riappare la Porsche 917/K81 dei fratelli Kremer

E’ molto conosciuta, ma ultimamente era rimasta abbastanza defilata. La Porsche 917/K81, costruita dai fratelli Kremer nel 1981 per far rivivere il mito della 917, sarà venduta all’asta da RM Sotheby’s in occasione del Gran Premio storico di Monte Carlo il 10-11 maggio.

Per chi non l’abbia presente (ma saranno in pochi) riassumiamo la storia di questa macchina molto particolare. Nel periodo in cui la FIA stava gestendo il passaggio dai vecchi Gruppo 5 e 6 alla nuova regolamentazione Gruppo C, i fratelli Erwin e Manfred Kremer di Colonia, che erano all’avanguardia nello sviluppo delle 935 Gr.51 decisero nel 1981 di realizzare una versione Gr.6 della 917. Per far questo era l’ultimo o il penultimo anno buono, dato che dal 1982 sarebbe appunto entrata in vigore la normativa tecnica del Gruppo C2. Nominata 917/K81, la vettura era stata costruita su un telaio tubolare fatto dai Kremer sui disegni originali Porsche forniti direttamente da Helmut Bott ma con triangolazioni supplementari e tubi più grossi e più spessi e altri elementi mutuati dalle versioni Can-Am del 1972-1973. Anche i freni derivavano dalle 917/10 e 917/30, ed erano elementi in grado di sopportare potenze di oltre 1100 cavalli su vetture che superavano i 1150kg di peso complessivo con pilota e liquidi bordo. Dalla Porsche i Kremer ricevettero due motori flat-12, uno da 4,5 litri, l’altro da 5 litri, cui venne abbinata una trasmissione a cinque rapporti3. La geometria delle sospensioni e il disegno della carrozzeria vennero rivisti in chiave moderna: in particolare si aggiunsero delle minigonne, per generare un po’ di effetto suolo, e un’ala posteriore a tutta larghezza.

La Porsche 917/K81 dei fratelli Kremer alla Le Mans Classic del 2014

Completata un mese scarso prima della 24 Ore di Le Mans del 1981, la 917/K81 venne presentata alla stampa in maggio al Nürburgring. I test si limitarono a pochi giri sulla Betonschleife dello stesso Nürburgring. Per il poco tempo a disposizione, non venne condotta alcuna prova in galleria del vento.

L’Automobile Club de l’Ouest accettò senza riserve la richiesta d’iscrizione del team Kremer, che aveva ingaggiato Bob Wollek4 come pilota di punta. Guy Chasseuil, grande amico e conterraneo di Wollek, e Xavier Lapeyre completavano l’equipaggio. Una sponsorizzazione adeguata arrivò dalla BP e dall’agenzia immobiliare francese Malardeau, che era già stata sponsor dei Kremer in anni precedenti.

24 Ore di Le Mans 1981: approntata in troppo poco tempo per essere realmente competitiva, la Porsche 917/K81 è pilotata da Wollek, Chasseuil e Lapeyre

In qualifica, la Porsche gialla si rivelò parecchio lenta, soprattutto sul rettifilo dell’Hunaudières, anche a causa dei rapporti eccessivamente corti e della troppa deportanza generata dall’ala posteriore. Wollek riuscì comunque a qualificarsi al 18° posto, anche se a 17″ (!) dalla Porsche 936/81 di Ickx/Bell e a 10″ da una 935 K3 Kremer pilotata da piloti non professionisti.

Montati dei rapporti più lunghi, la velocità di punta ne beneficiò notevolmente. In gara, con Wollek, la 917/K81 arrivò a occupare la nona posizione ma né Chasseuil né Lapeyre riuscirono a girare sui suoi tempi, cosicché abbastanza presto la vettura sparì oltre la ventesima posizione. Ci si mise anche un grosso ritardo accumulato da Chasseuil, rimasto senza benzina, prima che un contatto provocasse il danneggiamento di un condotto dell’olio. Fu questa la causa del ritiro, col motore fuori uso per mancanza di lubrificazione5.

Le Mans 1981: dieci anni dopo l’ultima apparizione, una Porsche 917 torna sulla Sarthe. Le differenze rispetto alla berlinetta originale sono tante e si vedono ma il nome resta ed è sufficiente ad attirare le attenzioni della stampa e del pubblico

Dopo Le Mans, il team Kremer mise, con più tempo a disposizione, mise a punto una serie di migliorie sulla 917/K81, in vista di una seconda uscita, alla 1000km di Brands Hatch in occasione dell’appuntamento finale del Campionato Endurance 1981. Wollek avrebbe fatto coppia con Henri Pescarolo, di ritorno al team dopo più di tre anni. La vettura si mostrò a proprio agio su un circuito come quello del Kent: l’ala posteriore riusciva a fornire un’ottima deportanza sui quattro chilometri di saliscendi e di curve abbastanza secche. In prova la prestazione di Wollek venne superata solo dalla nuova Ford C1006 di Klaus Ludwig e Manfred Winkelhock e dalla Lola-Cosworth T600 di Guy Edwards ed Emilio De Villota. Il terzo tempo in qualifica, a 1″5 dalla C100, lasciava ben sperare. Al via Wollek superò facilmente la Lola per guadagnare la seconda piazza e infastidire la Ford, finché un acquazzone non innescò una sequenza caotica di soste ai box scombinando la classifica. Dopo il ritiro della C100 al 40° giro, Wollek si trovò di nuovo in seconda posizione, sempre più vicino a Edwards, che dopo una fermata ai box lasciava via libera alla 917. Al 52° giro, però, la corsa della Porsche Kremer, ancora con Wollek al volante, si arrestava per la rottura di una sospensione, poco prima del rientro per il cambio pilota. E’ interessante notare come a Brands Hatch la 917/K81 abbassò di quasi 2″ il miglior tempo fatto registrare dalle 917 di Vic Elford e Denny Hulme nell’aprile del 1970.

Nonostante il buon potenziale mostrato a Brands Hatch, la 917/K81 non fu più utilizzata in gara e rimase nell’officina dei Kremer per diversi anni, prima di essere venduta a Bill Bradley, conosciuto per aver corso a suo tempo con le 906 e le 910.

L’ultimo proprietario prima dell’asta di Monte Carlo acquistò la vettura nel dicembre del 2011 e la fece revisionare dagli specialisti Crubilé Sport di Gazeran (Île-de-France), utilizzandola molto raramente soprattutto nei track days o in altri eventi non competitivi, come il concorso Le Mans Heritage Club nell’ambito della Le Mans Classic del 2014, dove ha ricevuto il premio speciale della giuria. Successivamente, Crubilé Sport ha operato un rifacimento completo del motore da 5 litri, che ha girato al banco nel febbraio di quest’anno. La stima di RM Sotheby’s per la vendita della 917K/81 è compresa fra i tre milioni e mezzo e i cinque milioni di euro.

  1. E’ appena il caso di ricordare la K3, vincitrice alla 24 Ore di Le Mans 1979, e la K4. ↩︎
  2. I Gruppi 5 e 6 avrebbero comunque beneficiato di un anno di deroga, per permettere ai team di continuare a utilizzare vetture piuttosto costose e anche per non svuotare del tutto gli schieramenti di partenza, considerata una non amplissima adesione iniziale alla nuova regolamentazione. ↩︎
  3. In una memoria inedita datata 4 maggio 2011 che abbiamo potuto consultare, così Jürgen Barth si pronunciava sulla meccanica: “Sì, anche lui (Helmut Bott, scil.) non era contrario, ma come al solito non poteva offrire a Erwin Kremer alcun aiuto sotto forma di hardware perché in fabbrica c’erano pochissimi pezzi, soprattutto per quanto riguarda il motore; diverso era per gli assi e i cambi perché la 936 aveva parti identiche installate”. ↩︎
  4. Nota a latere: Wollek, così come Stefan Bellof e la Targa Florio, sono stati alcuni dei miti automobilistici che hanno accompagnato la mia adolescenza: eppure, storici improvvisati, pedanti affabulatori (soprattutto siciliani per la Targa) e cantori stonati sono riusciti non dico a farmeli detestare ma ci sono andati abbastanza vicino. Pensa te il potere della vanità e della pedissequa sfrontatezza. ↩︎
  5. Non è il caso di ripercorrere dettagliatamente tutto l’andamento della gara ma basterà ricordare che dei tre piloti Wollek era l’unico veramente all’altezza. Il team Kremer non disponeva certo del budget di un costruttore ufficiale. Chasseuil appariva decisamente fuori forma, mentre Lapeyre, pur esperto, non poteva dirsi un campione dell’endurance. A peggiorare le cose ci si mise la morte di Lafosse, che sconvolse tanto Wollek da indurlo a lasciare il circuito alla volta di Strasburgo ancora prima che la 917 fosse costretta al ritiro. Un Wollek che già mal tollerava il clima glamour che si era creato attorno al progetto dei Kremer. Questo non guastò comunque il suo rapporto con la squadra tedesca. ↩︎
  6. Iscritta temporaneamente in classe Sport (Gruppo 6 oltre 2000) dato che le Gruppo C sarebbero state ammesse solo dal 1982. ↩︎

Alcune vetture della collezione di Jody Scheckter in asta a Monte Carlo

Il 10-11 maggio, in occasione del Monte Carlo storico, Sotheby’s gestirà la vendita all’asta di alcuni lotti di estremo interesse. Fra le vetture in vendita vi sono alcuni pezzi provenienti dalla collezione di Jody Scheckter, che si sbarazza tra l’altro della Ferrari 312 T4 con la quale vinse il mondiale nel 1979. In vendita anche una Tyrrell P34, la Wolf WR1, una McLaren M23 e altre monoposto come Merlyn, Rondel e Trojan. Dalla collezione di Scheckter si aggiunge anche un’Alfa Romeo Giulietta SZ che partecipò alla Targa Florio nel 1961 e nel 1963. Torneremo sul tema con alcune gallery.

Epoqu’auto 2024 a Lione: un’anteprima

Nell’immagine di apertura, il manifesto ufficiale di Epoqu’Auto 2024, che si svolgerà dall’8 al 10 novembre. Le linee principali dell’evento, ormai uno dei più importanti d’Europa nell’ambito dell’auto d’epoca, sono state già delineate. Qui di seguito, in pdf, una prima presentazione del salone.