Nei giorni scorsi è venuto a mancare a 87 anni Gianpiero Riva, esponente della Scuderia del Portello ed abile battilastra, nobile professione ormai in disuso nell’arido e standardizzato mondo dell’automobile di oggigiorno.
Gianpiero Riva
Animatore della Carrozzeria Riva in quel di Legnano fin dagli anni sessanta e da sempre patito di Alfa Romeo, ha conosciuto e lavorato coi più bei nomi della grande epopea alfista dei tempi che furono, potendo vantare anche qualche grado di coinvolgimento con le opere di alcuni carrozzieri come Zagato, al centro delle vicende alfiste del tempo, con capolavori come le Giulia TZ e TZ2, che seppero sbaragliare il campo delle GT in Classe 1600 alla metà degli anni sessanta.
Col tempo arrivò l’amore per il recupero e l’elaborazione delle Alfa Romeo d’epoca, coltivato assieme al figlio Alberto, e la quasi naturale “affiliazione” alla Scuderia del Portello ed all’Alfa Blue Team.
Alcune immagini di una Giulia GT restaurata e preparata da Gianpiero Riva
Un trofeo dell’Alfa Blue Team ricavato da una sezione di longherone utilizzato in uno dei primi crash-test, negli anni sessanta
Il Signor Gianpiero era – al pari del figlio Alberto – del giro dei Brambilla a Monza, e già solo questo dovrebbe dirla lunga sul grado di passione e di genuinità del personaggio, che come sempre accade in questi casi lascia – oltre al naturale dolore nei suoi familiari e nei suoi amici – anche un vuoto difficilmente colmabile in termini di conoscenza e di capacità tecnica.
Il tempo fugge, e non possiamo che fare ciò che possiamo per mantenere vivo il ricordo di ciò che fu e di chi ne fece parte.
Thierry Boutsen, Andrea Montermini, Christian Pescatori, Thomas Biagi, per citare solo i piloti, ma aggiungiamo anche Giancarlo Minardi, la famiglia Regazzoni e Didier Debae, manager di esperienza nel mondo delle corse. E’ al loro cospetto e alla presenza di numerosi soci e altri ospiti, che si è celebrata la consueta serata del Club Clay Regazzoni per consegnare i fondi raccolti agli istituti ospedalieri che operano nell’ambito della paraplegia, per cercare di dare cura e supporto a coloro che si trovano a vivere questa condizione. Fu proprio Clay Regazzoni dopo il drammatico incidente di Long Beach nel 1980, con l’intento di fare qualcosa di concreto per aiutare chi si trovava nella sua situazione, a dare vita al club assieme all’amico Giacomo Tansini, poi supportato da Don Lugi Avanti; sempre sostenuti dalla famiglia Regazzoni alla scomparsa di Clay. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, le iniziative fatte per raccogliere fondi sono sempre più numerose e trovano grande accoglienza da parte dei sostenitori, pronti a fare una piccola donazione che porta poi ad un grande risultato. Infatti in 30 anni è stato raccolto e devoluto oltre un milione di Euro. Ogni anno a questo evento partecipano piloti e personaggi noti del mondo dei motori e in questa occasione “l’offerta” è stata particolarmente ricca. Presente Thierry Boutsen (che parla un italiano impeccabile), che ha corso in F.1 con Arrows, Benetton, Williams, Ligier, Jordan, vincendo tre Gran Premi. Boutsen ha fatto proprie anche una 1000 Km di Monza nel 1983 con Bob Wollek, la 24 Ore di Daytona nel 1985 e la 1000 Km di Spa nell’86, sempre con varie Porsche 956 e 962. Tanti podi, tra cui due secondi posti nella 24 Ore di Le Mans, altre vittorie sempre in GT/Prototipi negli anni ’90 con auto diverse, anche se Porsche è stato il marchio preferito. Infine l’avventura con la Toyota, e l’episodio che ha posto fine alla sua carriera in pochi ricordano: l’incidente occorso durante la 24 Ore di Le Mans nel 1999, che ha rischiato di lasciarlo paraplegico. Solo dopo vari interventi e lunghi mesi di riabilitazione con il Professor Saillant si è rimesso in piedi. Ben volentieri ha accettato l’invito di essere testimone della serata “G.P. della Solidarietà”, alla memoria di Clay Regazzoni, di cui Boutsen era amico nonché vicino di casa nel Principato di Monaco. Oltre a lui, presente anche Andrea Montermini, a lungo in F.1 con Simtek, Pacific, Forti, ma anche collaudatore per Scuderia Italia, Benetton e soprattutto Ferrari, vice-campione F.3000 nel 1992, e secondo a Monaco F.3 alla sua prima corsa su quel tracciato, tre vittorie con la Ferrari 333SP nell’IMSA con il team Momo di Giampiero Moretti, diverse gare in F.Indy alla soglia del podio, e i titoli assoluti GT Open. Christian Pescatori un test in F.1 lo ha fatto con Minardi, dopo aver vinto l’Italiano F.3 nel ’93, ma dopo il passaggio in F.3000 per arrivare in F.1 servivano troppi sponsor. Così è passato ai Prototipi e alle GT, dove ha ottenuto ben sette vittorie con la Ferrari 333SP e tanti podi, poi quella importantissima nelle 12 Ore di Sebring con l’Audi ufficiale, con la quale è giunto due volte 2° nella 24 Ore di Le Mans e altri successi con la Ferrari che gli hanno fatto conquistare il titolo SRWC nel 2000 e quello FIA-GT nel 2001, correndo con team prestigiosi, su tutti BMS Scuderia Italia e JMB. Thomas Biagi, dopo la trafila in F.3 e F.3000, ha raggiunto anche lui l’apice nella categoria GT, fregiandosi di due titoli nel 2003 con la Ferrari 550 della BMS Scuderia Italia e nel 2007 con il Team Vitaphone e la Maserati MC12, vivendo l’epopea di questa straordinaria vettura. Tanti altre corse e soddisfazioni in Superstars e GT, poi qualche sfizio di provare una F.1 se lo è tolto comunque: con la Midland a Jerez, ma prima ancora con Minardi, Jordan e le rosse di Maranello nei Ferrari Days. Presente come sempre anche Giancarlo Minardi, protagonista della storia della Formula Uno e promotore dei piloti italiani e di giovani talenti come Alonso nella massima categoria. Il prossimo appuntamento con il Club Clay Regazzoni è fissato per il 15 marzo, per l’apertura del nuovo Museo del Club a Lodi presso la sede dell’Oratorio San Bernardo, con tanti cimeli donati da piloti amici del club. A seguire, ai primi di maggio, l’appuntamento con la Mostra di auto sportive e il G.P. Oratorio San Bernardo. Per chi volesse associarsi, bastano solo 20 Euro per aderire al club. Per info: www.clubclayregazzoni.it.
Rialto Models è un marchio artigianale olandese, presente ormai da molti anni sulla scena dell’1:43. I soggetti proposti sono sempre inediti e originali, anche se non sempre la fedeltà delle linee è il massimo che si possa desiderare da prodotti comunque di fascia medio-alta. In ogni caso la passione e l’impegno profusi dai titolari non sono in discussione e non si arrestano di fronte alle difficoltà che una realtà come Rialto Models incontra puntualmente, dovendosi confrontare direttamente con i sempre più numerosi e agguerriti produttori di resincast in Cina.
Ecco le ultime novità proposte, in serie limitata e numerata:
La filiale italiana della Porsche ha chiuso il 2023 con le vendite ancora in crescita: sono state consegnate 7.642 vetture, in aumento del 5% sull’anno precedente, riconfermando la posizione di terzo mercato singolo in Europa in termini di volumi. Anche nel 2023, la Macan è stato il modello più richiesto con 3.267 consegne, mentre l’iconica 911 si attesta al secondo posto, con 1.718 unità consegnate. Completa il podio Cayenne, di cui è stata presentata la versione aggiornata nel 2023, con 1.376 unità. Si conferma in quarta posizione Taycan, il primo modello elettrico del marchio, con 587 consegne, a seguire la 718 con 388 e infine Panamera con 306, in leggero calo rispetto allo scorso anno ma in linea con l’attesa della terza generazione, presentata a novembre. Anche la crescita delle vendite online è stata fonte di soddisfazione nel 2023 per Porsche Italia: i volumi sono aumentati infatti del 22% sull’anno precedente, per un totale di 557 vetture. Il canale digitale ha consentito inoltre di intercettare un target più giovane, con un’età media di ben sette anni inferiore rispetto al cliente tradizionale, e di avvicinare nuovi clienti al brand, col 78% degli acquirenti virtuali che non aveva mai posseduto una vettura Porsche in precedenza.
I punti di contatto fisici restano fondamentali per la strategia di vendita di Porsche Italia, che, insieme alla rete di vendita, sta investendo ingenti risorse per continuare a fornire la migliore esperienza possibile al cliente, a partire da Destination Porsche, la nuova Corporate Architecture che prevede l’aggiornamento di tutti i Centri Porsche secondo nuovi standard stilistici, di accoglienza e di Customer Journey. Il piano di sviluppo prevede un investimento totale pari a 130 milioni di euro: l’obiettivo è che nei prossimi due anni l’80% della rete completi i lavori di ammodernamento, per arrivare al 100% entro il 2028.
Porsche, che si è posta l’obiettivo di superare l’80% di vetture nuove a trazione interamente elettrica nel 2030, si dice impegnata anche in Italia nel favorire una transizione equilibrata verso questo tipo di mobilità. Porsche Italia ha quindi sviluppato offerte specifiche per soddisfare le esigenze dei clienti interessati al passaggio all’elettrico. Si tratta di formule di leasing e noleggio che integrano soluzioni per la ricarica domestica, tramite wallbox, o presso i punti di ricarica pubblici. A questo riguardo, la casa automobilistica sta anche sviluppando una propria rete di infrastrutture di ricarica: Porsche Charging Lounge, che vuole offrire ai clienti lo stile e la cura Porsche anche durante l’esperienza di ricarica. Anche l’Italia sarà parte integrante del piano di sviluppo di queste stazioni, di cui la prima è stata inaugurata nel 2023 a Bingen sul Reno, in Germania. Buona fortuna.
È stato un anno di soddisfazioni anche per il Porsche Experience Center Franciacorta, che ha superato i 50.000 visitatori, di 78 nazionalità diverse, dall’apertura a settembre 2021.Sono oltre 400 gli eventi ospitati dalla struttura nel corso dei due anni, che sono andati ad aggiungersi all’ampia gamma di esperienze che includono anche le corse sulla pista di go-kart, lo shopping presso il negozio Porsche e le esperienze di degustazione al ristorante Speedster. Il Porsche Experience Center Franciacorta, oltre ad essere un centro di eventi, promuove e ospita diverse iniziative di impegno sociale. Lo scorso anno le attività benefiche hanno spaziato dall’offerta di esperienza di guida in pista per persone con disabilità motorie a una speciale giornata da co-piloti per un gruppo di ragazzi disabili della comunità di Castrezzato, fino al corso di autodifesa e guida sicura dedicato al pubblico femminile.
Come ogni vigilia di Rétromobile, un’occhiata al Chat Botté, situato a due passi dalla Porte de Versailles, è praticamente d’obbligo. In nessuna delle mie recenti trasferte ho saltato quello che è un appuntamento che fa parte del fascino del viaggio verso la ville lumière. Non che oggi nel negozio di boulevard Lefèbvre si possa trovare chissà cosa: anche i punti vendita tradizionali si sono dovuti piegare alle produzioni di serie e per i modelli obsoleti ci sono ben altri indirizzi, dall’Auto Jaune alla Galérie du Jouet Ancien, giusto per fare un paio di esempi.
Quest’anno, prima di partire, riguardavo, non so neanche perché, le foto scattate nel 2023 nelle vetrine dello Chat Botté. Vecchi Solido e Norev senza scatola e – a dire il vero senza – alcuna attrattiva, qualche kit montato rimasto su uno scaffale per quarant’anni, eccetera eccetera. Tutto normale, finché… aspetta un attimo, e quella Stratos rossa di Solido? La vettura di Darniche al Tour Auto 1975. Un’elaborazione ma dalle immagini che ho non si capisce bene tutto il perché e il percome. “Chissà se c’è ancora”, penso. Mancano due o tre giorni alla partenza per la nuova edizione di Rétromobile.
Vigilia di Rétromobile 2023: la Stratos elaborata di Solido nelle vetrine di Chat Botté
Martedì pomeriggio, è quasi ora di pranzo. Entro e la moglie del proprietario, che è impegnato nel montaggio dello stand a Rétromobile, mi lascia curiosare tranquillo. Se non sono abituati loro a gente strana ditemi chi dovrebbe esserlo. In un primo momento la Stratos rossa sembra sparita, poi mi accorgo che semplicemente ha cambiato posizione: dalla vetrina interna è passata a quella esterna (ma parecchio in basso). “Quella? Ah no, non gliela posso mica vendere, il prezzo lo sa mio marito e prima di sera non torna”. Inutile tergiversare Improvviso una sceneggiate stile Eleonora Duse attaccata alle tende, spiegando che vengo dal sud (avrei anche detto Angola o Durban City ma non sarei stato troppo credibile: mi limito quindi a citare la Toscana, peraltro sempre popolare da queste parti) e che mai e poi mai avrei lasciato il negozio senza il modello. Chissà perché, la signora propone di chiamare il marito. Non poteva farlo subito?
“Quindici euro”, risponde il titolare dal padiglione di Rétromobile. Presa. Quindici euro costa una cinesata da edicola fatta in un anonimo capannone nella nebbiosa periferia di Gongueng. Anche a Parigi c’è la nebbia ma è quella che ti fa inciampare nei bouquinistes della Senna. Giusto per, eh.
E’ un’elaborazione – spiega rapidamente al telefono – che aveva fatto lui stesso verso la metà degli anni ’70. Una piccola serie per pochi collezionisti dell’area di Parigi. Incartata con l’asciugatutto sopalin sigillato da due pezzetti di nastro adesivo (già solo quello vale il viaggio), la infilo in tasca e me ne vado. La signora dev’essere in giornata no e a malapena mi saluta. Con passo veloce raggiungo l’albergo degli egiziani a Issy-les-Moulineaux.
La ricerca nella memoria non dura a lungo. Mi torna in mente uno di quei foglietti di Grand Prix Models, la decal Competition 6, che permetteva di ottenere la Stratos rossa di Darniche. All’epoca GPM aveva prodotto anche un’altra decal per la Stratos di Solido, la Harper’s Bazaar. Quella a strisce, di grande effetto.
Diciamo le cose come stanno: le decals britanniche non sono mai state dei capolavori. Ma vuoi mettere il feeling caratteristico dei disegni? Qui c’era tutta l’intuizione del Brian Harvey degli inizi
Il modello, impolverato, si pulisce piuttosto bene. Le decals sono integre salvo qualche piccola mancanza, mentre la verniciatura è a posto (solo un paio di micro-scrostature perfettamente restaurabili, volendo). La base è, correttamente, la Solido primo tipo, ossia la Gruppo 5. La persiana posteriore, nera, è stata autocostruita in lamierino. Difficile dire se il modello sia stato riverniciato o se siano state eliminate – Dio solo sa come – le decals Marlboro preesistenti, notoriamente a prova di bomba.
Insomma, storia di un recupero certamente “povero” ma testimonianza genuina di un tempo in cui elaborazioni come questa erano il pane quotidiano di tanti appassionati, mentre altri, che magari ignoravano i canali “giusti”, si scervellavano per capire da dove arrivassero certi modelli che avrebbero potuto benissimo costituire l’oggetto di kit da sogno (almeno per l’epoca) se solo il marchio francese avesse saputo osare come i tempi permettevano. “Il mondo è di chi se lo piglia”, diceva il mio insegnante di storia e filosofia al liceo. E questa Stratos, se qualcosa deve raccontare, racconta di quanto Solido così spesso non abbia saputo (per pigrizia? per incompetenza dei piani superiori?) compiere i passi decisivi verso la piena realizzazione delle proprie potenzialità.
“Has been sparked”, direbbero nei gruppi dei talebani di Facebook. Una buona ragione per gettarla in discarica, right?
Quella della monoposto Porsche (tipo 940) progettata per le gare Indy 1980 e mai utilizzata a causa di lotte regolamentari e politiche fra USAC e CART è una vicenda abbastanza nota. In scala 1:43, già nei primi anni ’80, BBR produsse col marchio Mini Garage un bel kit che Massimo Martini, appassionato della storia della Porsche, non si lascò ovviamente sfuggire (foto sotto).
In tempi molto più recenti lo stesso soggetto è stato replicato da TSM come resincast. Ma si tratta sempre della configurazione muletto, quella più vicina nelle forme al telaio Parnelli che servì da base per lo sviluppo del motore 6 cilindri boxer 24 valvole da 2650cc.
L’altra configurazione della vettura, con un’aerodinamica più complessa (foto a sinistra), è rimasta praticamente inedita, se si eccettua qualche sporadico tentativo artigianale di qualche produttore canadese o nordamericano. In queste ultime settimane, Martini ha colmato tale lacuna nella sua collezione, con un modello 1:43 autocostruito quasi interamente in plasticard. Non sono mancate difficoltà più o meno grosse, fra cui l’esigenza di ricavare dal pieno di rondelle metalliche i cerchi con i caratteristici occhielli, operazione fatta completamente a mano, senza l’aiuto di un tornio fisso o apparecchiature simili (penso che comunque nel catalogo Proxxon ci siano utensili che potrebbero rivelarsi estremamente utili per le esigenze di Massimo; e Hobbitalia2 non lontano da casa sua ne ha parecchi…! Giusto un consiglio per non finirsi le dita la prossima volta che tenterà un’impresa simile).
Da un disegno in scala, Martini ha ricavato le prime forme della vettura, procedendo poi secondo il suo abituale modus operandi: prove, adattamenti e parecchia inventiva.
Il risultato è davvero valido. Le decals sono state realizzate appositamente.
Momento solenne questa mattina intorno alle 10 nel reparto Montaggio Veicolo della Scuderia. La power unit Ferrari è infatti stata accesa per la prima volta montata sulla SF-24, la monoposto che la squadra presenterà il 13 febbraio e prenderà parte al campionato che vedrà come primo appuntamento il Gran Premio del Bahrain di sabato 2 marzo.
Ad assistere, assieme al Team Principal Frédéric Vasseur, c’erano i suoi primi riporti. Al termine del primo avviamento, come da tradizione, è scattato l’applauso dei componenti del team presenti in reparto.
Sono stati oltre 130.000 i visitatori dell’edizione 2024 (la 48ma) di Rétromobile a Parigi, che si è chiusa domenica scorsa. Zona moto, spazio dedicato alle imprese del “Patromoine vivant”, animazioni di ogni genere sono state fra le novità proposte dalla manifestazione di quest’anno. E al di là della meccanica, Rétromobile resta un luogo d’incontro e di scambio per tutti gli appassionati di storia dell’auto e della moto, che nel corso della settimana hanno potuto incontrare personaggi come Jacky Ickx, Sébastien Loeb, Philippe Monneret, Stéphane Peterhansel, Magnus Walker o Charles Leclerc.
La 49ma edizione di Rétromobile si svolgerà dal 5 al 9 febbraio 2025.
Viene lanciata oggi la nuova serie speciale della Fiat 500, denominata “Collezione 1957” (dall’anno di nascita della primissima 500) e limitata a soli 1957 esemplari. Questo modello è disponibile in alcuni Paesi europei e in Giappone.
L’esterno è caratterizzato da una carrozzeria bicolore Bianco Gelato e Verde Rugiada con capote Beige, accentuata dalla nuova linea di bellezza “Argento” e dai cerchi in lega da 16″ bianchi diamantati.
Le calotte degli specchietti retrovisori cromati e la terza luce con serigrafia celebrativa rendono omaggio all’eredità dell’auto. Gli interni sono altrettanto raffinati, con sedili in colore avorio con inserti in pelle Frau e il logo “One of 1957” ricamato, plancia in legno e targhetta numerata dedicata sul tunnel centrale.
Questa edizione non si limita solo all’estetica, ma include nella dotazione standard anche fari DRL a LED, fendinebbia e un display digitale TFT da 7″ a colori. Le funzionalità di connettività sono di livello avanzato grazie a Mopar Connect.
La 500 Collezione 1957 è dotata di un motore 1.0 Hybrid da 70 cavalli, abbinato a un cambio manuale per il mercato europeo, e del motore da 1.2 litri da 69 cavalli abbinato al cambio robotizzato MTA per il Giappone.
Con oltre 3,2 milioni di unità vendute nel mondo dal 2007, di cui oltre 2,7 milioni in Europa, la Fiat 500 è sempre stata ed è tuttora leader europeo nel segmento delle city-car insieme alla Fiat Panda: nel 2023 è la seconda city-car più venduta in Europa dopo la Panda, con 109mila unità vendute e un market share del 20%. Occupa il podio nel segmento A in 9 paesi: prima in Germania, Spagna, Austria, Belgio e Portogallo – seconda in Italia e Polonia e terza in Francia e Regno Unito.
Chappes è un bel villaggio nella pianura della Limagne, a pochi chilometri da Clermont-Ferrand. Oggi, presso la salle des fêtes del comune, vi si è svolta la 21ma borsa di scambio, un evento organizzato sempre molto bene, col valido contributo di Limagne Miniatures: frecce e cartelli ovunque, promozione adeguata, velocità di risposta alle domande dei partecipanti. Risultato, il “pieno” di tavoli per una manifestazione vivace che ha visto non solo gli habitués della zona, ma anche diversi espositori provenienti da più lontano. Bella la selezione di Dinky inglesi, francesi e spagnoli già vista di recente altrove, così come notevole il colpo d’occhio dei camion LBS e Tekno proposti da Limagne Miniatures. Per il resto, la solita varietà di modelli più o meno pregiati: forse non siamo ai livelli di altre recenti borse di questo tipo, come quella di Charbonnières, ma valeva comunque andare per darci un’occhiata.