A proposito della F.I.A.T. 130HP in 1:43

testo e foto di Marco Nolasco

Stamane mi sono ricordato di avere altri due modelli di “F2”, quindi aggiungo un corollario all’articolo precedente1.

Sono modellini in plastica nello spirito dei francesi Cle, Huilor e simili, di marca a me sconosciuta; se qualche lettore mi sapesse dire qualcosa al riguardo gliene sarei grato.

Non ricordo come ne venni in possesso, ma mi sembra che fossero in sacchetti di plastica sicuramente da montare, forse sorprese di uova pasquali, Comunque sono decisamente ispirati all’analogo Dugu, ovviamente semplificati, ma abbastanza dettagliati, leggermente più piccoli. Il montaggio era affidato esclusivamente ad incastri, niente colla o viti.

A riprova della loro fonte di ispirazione aggiungo un altro di questi modelli, il triciclo Bernardi, che sul fondino è curiosamente marchiato FIAT 1896, tre anni prima della fondazione dell’azienda torinese…

Ho solo questi tre, di cui solo una delle F2 è completa, all’altra manca il piantone dello sterzo e una protezione dell’abitacolo e al triciclo Bernardi manca un elemento nella parte dietro il sedile. So che ne esistono altri, per esempio una Itala Palombella e credo anche dei derivati da modelli Rio.

Sono testimoni di un’epoca in cui l’automobile non era avversata come oggi, ma era considerata fonte di sviluppo e benessere per la società e si cercava di inculcare interesse per essa nei bambini, che magari da grandi avrebbero comprato delle Bernardi… pardon, delle Fiat.

  1. https://pitlaneitalia.com/2024/03/29/un-confronto-daltri-tempi-f-i-a-t-130hp-1907/ ↩︎

Rassegna stampa: La saga Mustang de 1964 à nos jours

L’ultima edizione di questa pubblicazione, a cura di Benjamin Cuq, risaliva all’autunno del 2021, quando la settima generazione della Mustang non era ancora uscita. A distanza di tre anni riappare questo hors-série di Sport Auto, apparentemente molto simile al precedente ma con importanti differenze. La pubblicazione si contraddistingue per una nutrita documentazione fotografica, accompagnata a testi ben approfonditi e a informazioni utili e interessanti. In oltre 170 pagine vengono ripercorse le varie evoluzioni della Mustang dal 1964 a oggi, passando anche per concept car, versioni da corsa e serie speciali o limitate, il tutto con una grafica molto chiara e un’impaginazione semplice e gradevole. L’edizione del 2024 comprende la settima generazione della Mustang, includendo anche la Dark Horse, la GTD e così via. Per mantenere pressappoco lo stesso numero di pagine, alcuni capitoli, inerenti a qualche modello specifico del passato, sono stati tagliati: per questo i due volumi possono essere considerati in un certo senso complementari. “La saga Mustang” ha una distribuzione da periodico e si può trovare, in Europa, nelle edicole francesi, belghe, svizzere e lussemburghesi al prezzo di €15.90 (20CHF per la Svizzera). Non sembra sia prevista una distribuzione in Italia.

Un confronto… d’altri tempi: F.I.A.T. 130HP 1907

testo e foto di Marco Nolasco

Rieccomi con un nuovo confronto Dugu-Brumm che riguarda ancora una F.I.A.T. da competizione dei primi anni del XX° secolo, la 130 Hp che disputò e vinse il G.P. dell’ A.C.F. del 1907.

Inizio con il Dugu, che lo presentò nel 1962 con il n. 4 di catalogo. Come più volte ribadito, è un autentico capolavoro che va oltre i confini dell’ epoca in cui uscì. Basti pensare alla catena di trasmissione in metallo funzionante, allo stemma F.I.A.T. sul radiatore, agli strumenti di bordo, ai materiali impiegati, non solo zamak e plastica, ma anche tessuto per le protezioni dell’equipaggio e rame per le tubazioni. Certo il costo di 1700 lire nel 1962 era considerevole, ma non era certo una “macchinina” per bambini come gli altri modellini. 

Ed ora il Brumm, che non è la versione “normale”, quella con il n. R-016, ma quella prodotta in serie limitata nel 1986, numero S-002, che riproduce la vettura di Vincenzo Lancia, numero di gara F-1, che condusse la gara fino al penultimo giro, quando fu costretto al ritiro per un guasto alla frizione lasciando via libera alla gemella “F-2” di Felice Nazzaro.

Chissà perché è verniciato in nero quando è noto che nel 1907 alle vetture da corsa italiane fu assegnato il rosso. Il nero era il colore dell’ Italia da corsa fino all’ anno precedente. Forse in Brumm volevano diversificare questa referenza dalla R-016 rossa, la “F-2” di Nazzaro.

Passo al confronto. Come scritto sopra il Brumm riproduce la “F-1” di Lancia in configurazione gara, ma di colore nero errato. Il Dugu invece riproduce la “F-2” di Nazzaro, com’era nel 1962 al Museo Carlo Biscaretti di Ruffia di Torino, senza le gomme di scorta sul serbatoio posteriore e con i due sedili sullo stesso piano invece che con quello del pilota rialzato. 

Il Dugu rispetta la scala 1/43, il Brumm è leggermente più lungo perché, come è noto, tutte le loro Grand Prix della prima decade del XX° secolo hanno lo stesso telaio per motivi economici, quindi il rispetto della scala va a farsi benedire, con effetti a volte quasi esilaranti come lo stiramento della parte anteriore della Renault “Parigi-Madrid” del 1903.

Dalle foto dovrebbe risaltare il livello decisamente superiore del Dugu, nonostante sia più vecchio di oltre vent’anni.

Chiudo con qualche foto e un disegno dell vere, da cui si può dedurre che il font dei numeri di entrambi modelli sia corretto, ma quello sul radiatore appare nero su sfondo chiaro e non bianco su sfondo scuro, a tal proposito anche la vettura vera aveva quel numero bianco, ma il recente restauro ha rimesso i colori a posto. Non però il contorno del radiatore, che sia nelle foto che nel disegno d’epoca a colori appare in tinta con la carrozzeria, cioè rosso. Così l’ha realizzato anche Revival nel suo modello in scala 1/20 e così è in alcuni montaggi recenti che si vedono in rete del Pocher 1/8, che quando uscì rispettava invece la configurazione “Museo” degli anni ’60. Dovrei avere da qualche parte un altro Dugu in pessime condizioni. Se lo ritroverò cercherò di elaborarlo in versione Dieppe 1907.

Nota: sui modelli della F.I.A.T. 130HP si veda anche un’appendice, a cura dello stesso Marco Nolasco: https://pitlaneitalia.com/2024/03/29/a-proposito-della-f-i-a-t-130hp-in-143/

E allora Mambo!

Nel 1979 Klaus Ludwig stravinse il DTM con la Porsche 935 K3 dei fratelli Kremer e Georg Loos diventava sempre più verde di rabbia. Aggiunse del carico la straordinaria e rocambolesca (ma non per questo poco meritata) a Le Mans, ancora con la 935 K3, che in quel momento rappresentava lo stato dell’arte del Gruppo 5. Loos, che contava sull’assistenza Porsche pagando montagne di quattrini, le provò tutte per batterli, ma i fratelli Kremer erano semplicemente più bravi, più furbi e più fortunati. Quell’anno le K3 furono decorate in vario modo ma resta nella memoria di molti la bellissima combinazione celeste con strisce gialle e arancioni dello sponsor Mambo, apparsa in alcune gare del DRM.

Qualche giorno fa avete letto – e bontà vostra apprezzato – un articolo che raccontava le peripezie di una 935 Loos abbastanza particolare1. Arriva ora il momento dell’odiata rivale del team Kremer, che viene dalla stessa collezione, quella di Ulrich Upietz, fondatore nel 1978 del Porsche Modell Club.

Mi capitava abbastanza spesso, ai tempi del PMC, di sentire Upietz per telefono. Intorno al 1989 iniziai a suggerirgli di fare qualche 908/2 di Le Mans, visto che la Starter aveva da poco tirato fuori lo stampo delle Flounder. La cosa, probabilmente, si sarebbe fatta se il PMC non avesse di lì a poco imboccato la strada del declino. Proprio nell’estate nel 1989 ci parlammo prima che partisse per l’Adriatico con la famiglia. Ci mettemmo d’accordo per l’acquisto di alcuni modelli della sua collezione. “Attento, però”, mi disse; “alcuni non sono completi, a volte manca qualche piccolo dettaglio come i fari posteriori sulle 935 perché su quelli che ho montato io non sempre ho avuto modo di dipingerli o di mettere le decals. E’ anche per questo che sugli album del Club li ho spesso fotografati in modo che il posteriore non si veda”. Vabbè, nulla di grave. Già allora pullulava di fogli di decals con i fari delle 911 e derivate. Tempo dopo mi arrivò, tra le altre, una 935 Adolphe Lafont di Record con i fari posteriori completamente bianchi. Fosse stato quello il problema: nel viaggio il tetto si era crepato del tutto in diagonale, tra un montante anteriore e il lunotto posteriore. Risultato: un modello da buttare.

Quello che nell’album del Porsche Modell Club non si vedeva. A volte la fretta faceva “dimenticare” qualche dettaglio abbastanza importante, come la colorazione (o la decorazione con una decal) dei fari posteriori

Molti, ma molti, ma molti anni dopo, a grande richiesta il ritorno del faro cieco. Tra l’altro su un modello Record illustre (“illustrìno”, vai), visto che anche questo appare in un fascicolo fotografico del PMC. E stavolta, al posto dei fari, il trionfo del celeste. Ci risi sopra, pensando a quella chiacchierata al telefono di un periodo ormai lontano.

La 935 K3 Mambo DRM 1979 insieme ad un altro modello Record (non Starter!) della collezione di Ulrich Upietz, la K3 vincente di Le Mans in quello stesso anno. A destra, la scatola di un modello del Porsche Modell Club, la 904 Carrera GTS Targa Florio 1964

Qualche giorno fa la tentazione di far giustizia sulla maledizione del faro, o magari un po’ di senile horror vacui, mi hanno indotto a porre rimedio alla mancanza, non senza prima però fotografare il modello com’era in origine. E se un giorno o l’altro dovesse venirmi la nostalgia del faro celeste, non avrò che da pelar via le decals. Ho fatto bene a non verniciarlo.

Qui sopra e nella foto di apertura, la Porsche 935 K3 Kremer 1979 di Record, proveniente dalla collezione di Ulrich Upietz, ritratta sopra l’immagine diffusa in un album del Porsche Modell Club risalente all’inverno del 1988-1989 (Porsche 935 Turbo 2.Teil: 1978-1979). Non si tratta di una K3 simile, ma è proprio lei, a 36 anni di distanza
  1. Link: https://pitlaneitalia.com/category/modellismo/storie-di-modelli/ ↩︎

124 Sport Coupé in 1:43, confronto a quattro!

testo e foto di Marco Nolasco

Propongo un confronto tra quattro modellini di 124 Sport Coupé, precisamente:

– Mercury n. 302 del 1969 Fiat 124 Sport Coupé 1^ serie 1967 

– Mercury n. 302 del 1972 Fiat 124 Sport Coupé 2^ serie del 1969

-Auto Pilen n.329 del 1972 Seat 124 Sport Coupé 1600 del 1970

– Starline per collana Fiat Story Hachette uscita n. 24 del 2007 Fiat 124 Sport Coupé 2^ serie del 1969.

MERCURY

Questi due Mercury hanno lo stesso numero di catalogo perché sono l’uno l’aggiornamento dell’altro, che segue, in ritardo, quello dell’auto vera.

La prima serie è il primo modello della nuova serie Special, caratterizzata da finiture più economiche che permettevano un prezzo di vendita di 500 lire. Il primo numero della nuova serie, la Sigma F1 n. 301, uscirà successivamente, purtroppo in una scala maggiore dell’1/43.

Il modellino, disponibile in vari colori, uscito nel 1969 non aveva decals se non la targa posteriore. Nel 1970 fu arricchito da una poco realistica, visto il  modello, placca da rally sul cofano anteriore, che poteva essere del Rally di Montecarlo, della Coppa delle Alpi, come la mia, del Rally dell’Elba, della Liegi-Sofia-Liegi, del Rally dei Fiori, del Rally dei Tulipani o del Rally dell’Acropoli.

Nel 1972 Mercury mise mano agli stampi e lanciò la 2^ serie del coupé torinese, con esito, a parer mio, meno felice. Fu modificato il cofano e il frontale, ora con i quattro fari inglobati nella mascherina, ma eccessivamente prominenti, e lo specchio di coda, con i nuovi fanali a elementi orizzontali e ripassati in rosso. Sparì la scritta identificativa del modello, che in compenso acquisì una nuova decal con  la bandiera italiana e l’ovale con la I.

Il mio esemplare ha il cofano nero, ma era disponibile anche il tinta unita e in versione Rally dell’Elba, nella livrea delle Fiat ufficiali dell’ epoca. La vera, però, non fu mai impiegata in gara.

Purtroppo cambiano anche le ruote, ora del tipo veloce denominato “Velox”, il cui cerchio tutto sommato è accettabile, ma di battistrada eccessivamente largo.

Entrambi i modellini mantengono le porte apribili e il pianale pressofuso ben dettagliato.

AUTO PILEN

La prima serie della 124 coupé non fu mai prodotta in Spagna dalla Seat, che però nel 1970 lanciò la 124 Sport identica alla 2^ serie italiana. Auto Pilen la riprodusse egregiamente con un paio di anni di ritardo.Il modellino è molto ben riuscito, forse un pelo piccolo, fusione e verniciatura ottime e le classiche quattro parti apribili con sedili ribaltabili. Non deriva dallo stampo Mercury ed è dotato di quattro strass a simulare i fari anteriori e, purtroppo, del classico, per questa marca, cruscotto cromato. Le ruote classiche con cerchi fedeli e pressofusi e i fanali posteriori riportati contribuiscono ad elevare la qualità del modello al top per quegli anni.

Le targhe spagnole caratterizzano ulteriormente il modello. Nella foto il cofano anteriore è socchiuso, non si apre più di così e preferisco non sforzare per non combinare guai. 

STARLINE

Questo modellino da edicola della seconda serie è ovviamente più dettagliato dei precedenti, ma purtroppo è verniciato in una tinta che non credo fosse nella cartella dei colori della vera. Presenta le caratteristiche tipiche della ditta tedesca, con molto argento e poche cromature. La 124 Starline monta i cerchi in magnesio disponibili all’epoca come optional.

Qualche nota di commento, ovviamente di carattere personale.

Trovo gradevole la prima serie Mercury e poco riuscita la seconda. Decisamente migliore la riproduzione della Starline, ma la più pulita è la spagnola, della quale, però, non digerisco il cruscotto cromato. E’ leggermente più piccola delle altre tre, in scala 1/44 circa. Le altre sono di uguale lunghezza, ma le due Mercury hanno il passo troppo lungo di un paio di millimetri abbondanti, quindi gli sbalzi, soprattutto il posteriore, troppo corti. 

Le parti apribili dell’Auto Pilen sono molto precise.

Nelle foto sotto compaiono le tre seconda serie.

Una Ford Mustang in 1:12

Si potrà pre-ordinare fino al 1° aprile la Ford Mustang 1965 verde (Ivy Green Poly M1879) in scala 1:12 di OttOmobile, catalogo G079. Edizione limitata a 999 esemplari.

Si tratta di una nuova vendita “flash” organizzata dal marchio bretone, che trae il massimo vantaggio da iniziative di questo tipo dove i collezionisti devono decidere nel giro di pochi giorni sull’acquisto di modelli che in molti casi sono oggetto di speculazioni selvagge quando ormai sono esauriti.

La Mustang in 1:12 è prenotabile a questo link: https://otto-models.com/fr/vente-speciale-g079/1034-ford-mustang-fastback-g079.html

I 120 anni della Peugeot type 69 “Bebè”

Presentata nel 1904 al Salone dell’Autobile di Parigi, la Peugeot type 69 introdusse il concetto di vettura a basso costo e fu la prima a portare sulla calandra il marchio della Casa del Leone.

Centoventi anni fa, al Salone di Parigi del 1904, faceva la sua prima apparizione la Peugeot type 69, prima vettura ad introdurre veramente il concetto di automobile popolare, anche se di fatto i costi di realizzazione ed il prezzo di listino finale non potevano essere comunque paragonati a quelli di un’attuale utilitaria. Si trattava tuttavia di una proposta decisamente più economica rispetto alla produzione dell’epoca.

Presto soprannominata “Bebè” per via delle sue contenute dimensioni esterne (lunghezza 2.700 mm, larghezza 1.400 mm), la Peugeot type 69 era disponibile in un’unica carrozzeria scoperta a 2 posti dalle linee piuttosto squadrate ed i fari anteriori molto arretrati, alla base del piccolo parabrezza ripiegabile. Piccolo era ovviamente anche il propulsore, un monocilindrico tipo AG verticale in posizione anteriore raffreddato ad acqua di 652 cc da 7 CV che era comunque in grado di spingere la type 69 ad una velocità massima di 44 km/h, un buon risultato per una “piccola” dell’epoca. La trasmissione era di tipo cardanico con 3 marce avanti ed una indietro. Tre erano i freni, due a pedale e uno a leva. Lo sterzo era a pignone e cremagliera.

La type 69 “Bebè” fu anche la prima ad adottare per la prima volta la dicitura Peugeot sulla calandra per poterla distinguere meglio le vetture prodotte da quelle della Lion-Peugeot, una piccola azienda – diretta da Robert, Pierre e Jules Peugeot, nipoti di Armand – che, dopo aver prodotto biciclette, motociclette ed utensileria, si era da poco dedicata anche a quella delle automobili.  A questo proposito vale pena sottolineare che all’epoca il nomignolo “Bebè” fu attribuito anche alla 6 HP Type BP1, presentata al Salone di Parigi del 1912, frutto della collaborazione tecnica avviata dalla Lion-Peugeot con Ettore Bugatti.

Pur rivolgendosi alla stessa fascia di pubblico, questa era un’automobile completamente differente dalla type 69. Aveva una moderna carrozzeria scoperta a 2 posti con un’unica porta sulla fiancata sinistra per il conducente ed il passeggero ed un 4 cilindri in linea di 855 cc da 10 CV abbinato ad un cambio a 2 marce (a 3 marce sulla versione B3P1). Raggiungeva una velocità massima è di 60 km/h. Proposta sul mercato francese al prezzo di 4.000 franchi contro i 4.600 della sua diretta concorrente, aveva le carte in regola per ottenere un buon successo commerciale, confermato dalle 3.095 unità costruite tra il 1913 ed il 1916. In alterativa, ribaltando i sedili posteriori, si poteva ampliare notevolmente la capacità di carico. Il risultato fu una vettura adatta  ad una famiglia, specie se numerosa, in grado di portare i passeggeri dovunque, in tutto comfort.

BMW Serie 5 G60: tanta potenza da controllare

di Alessio Di Zoglio

È con rispetto e riconoscenza che va commentato lo stile BMW, perché negli ultimi vent’anni è stato guida e ispirazione per molti Costruttori. Ciò premesso, la dialettica fa bene al design e testimonia l’interesse nei confronti dell’auto.

Il nuovo corso BMW è stato anticipato dalle ultime Serie 3, 4, 8 e Z4, ma è più evidente nelle iX, XM e nuove Serie 2, 5 e 7. Sta polarizzando le opinioni di estimatori e detrattori, perciò è spesso paragonato all’era Bangle: se il parallelo è vero per la battaglia dei pareri, non lo è affatto riguardo alla tecnica e al messaggio stilistici. La Monaco degli inizi del 2000 sconvolse tanto per l’entità del cambiamento quanto per l’assoluta novità delle grafiche introdotte e la loro lontananza dai trend; furono invece i temi BMW a dettare una nuova tendenza e a generare la rendita di cui il design mondiale approfitta ancora oggi (vedere taglio dei fari, nervature e curvature della carrozzeria). Il corso attuale innova profondamente superfici, geometrie e proporzioni della Casa, ma con tecniche per nulla inedite. Si fa interprete molto capace, forse tra i migliori, delle nuove tendenze, però comportandosi da seguace invece che condottiero, per la prima volta nella storia BMW. Un’altra prima volta è la trascuratezza di alcuni equilibri estetici, quelle attenzioni che hanno sempre spiccato e adesso sembrano venute meno. Forse succede perché i nuovi disegni sono tanto energici e complicati che la normale diligenza non basta a controllarli.

Di seguito, le analisi delle viste più importanti della nuova Serie 5 G60 per scoprire le magie e i tranelli del suo stile.

Astuzia e pulizia. Ottime le prime notizie dalla fiancata. La linea di carattere inferiore prende a salire appena dopo la ruota anteriore e conferisce necessaria snellezza e notevole slancio alla coda; è un tratto deciso e continuo, segno di intenzioni precise e realizzazione efficace. Lo stesso andamento è ripreso alla base dei finestrini.

Su una fiancata pulita (priva di venature o altre grafiche ridondanti) tornano le maniglie a filo, vecchia tradizione bavarese, dal disegno semplice, espressivo e ben integrato (il perimetro esagonale è ricorrente all’esterno come all’interno della vettura).

Il “gomito” a chiusura dei finestrini ha due caratteristiche inedite per una Serie 5: perde la classica rotondità e si spinge oltre il taglio della porta posteriore. Se la prima scelta richiama le geometrie esagonali diffuse, la seconda è una furbizia: a causa dell’estensione in altezza della porta, la curvatura tradizionale del gomito avrebbe dato al montante C un aspetto troppo sottile in alto e troppo spesso in basso; la nuova terminazione, invece, sfina sia montante che finestrini. Lodevole il senso della misura con cui la soluzione è stata gestita: appena più allungata, avrebbe fatto sembrare l’auto una due volumi e mezzo, o un’Audi. Più riempitiva che significativa l’applicazione del numero 5 sul gomito; stridente, tra l’altro, con la facoltà di eliminare la targhetta del modello sul baule.

Frontale scollegato. Alla linea di carattere superiore non è riservata la stessa cura di quella inferiore. Come purtroppo succede in moltissime automobili (recentemente anche BMW), nei pressi del passaruota anteriore qualcosa si rompe: detta linea perde continuità e, con essa, si scollegano anche i riferimenti adiacenti che farebbero da griglia ideale per la costruzione del frontale; il risultato è un muso disallineato.

Il faro posteriore resta al di sotto della linea di carattere e le maniglie corrono tra questa e la base del faro, secondo un equilibrio mantenuto per i 5/6 della fiancata. Il faro anteriore, diversamente, fa un salto al di sopra della linea di carattere e trascina in su tutto il frontale. Il suo confine superiore diventa il taglio del cofano, che è allineato alla base dei finestrini, non alla linea di carattere.

Quando le linee di costruzione della fiancata non continuano sul frontale, questo non “gira” intorno all’auto, rimane bloccato nella sua dimensione e con esso si ferma tutta l’auto.

Perdita di dinamismo. Un muso così alto rispetto alle ruote non infonde velocità alla linea, anzi sembra sproporzionato e fermo, ritagliato, ingrandito e poi foto-montato. Parimenti, un felino che tenga lo sguardo sopra l’altezza delle spalle non dà la stessa impressione di movimento di un altro che abbassi la testa per prepararsi all’attacco.

Le responsabilità del doppio rene. Probabilmente, la volontà di un “doppio rene” tridimensionale (peculiarità del nuovo corso stilistico BMW) ha reso necessario che questo scavalcasse lo spigolo della linea di carattere superiore, si estendesse sul cofano e guadagnasse profondità; di conseguenza, che i fari salissero per recuperare un allineamento armonico. Ma il risultato desiderato è disturbato da due fattori: la sporgenza della costruzione si colloca virtualmente nell’area scura all’interno del rene, quindi è nascosta nella maggior parte delle visuali e delle condizioni di luce; il percorso del bordo cromato ha poca o nessuna tridimensionalità, siccome giace alla base del poliedro, cioè laddove questo ancora non sviluppi il proprio rilievo.

Le dimensioni della mascherina, infine, sembrano eccessive rispetto all’intera sezione frontale: lo prova il fatto che i fari siano spinti tanto all’esterno da deformare lo “sguardo” dell’auto, come occhi troppo ai lati delle tempie; ne risente anche la larghezza percepita dei parafanghi, dunque delle carreggiate, a svantaggio di eleganza e sportività. Ciò che stupisce maggiormente, trattandosi di una BMW, è che la Casa sia sempre stata alla larga dalle mode, ma poi abbia deciso di seguire quella delle mascherine giganti proprio quando si era già rivelata per tutte le sue controindicazioni.

Pochi scrupoli. Ancora all’anteriore, il paraurti standard crea un bel gioco di luci e profondità; linee discrete si alternano in convergenze e divergenze e disegnano le prese d’aria, mentre doppio rene e fari restano protagonisti.

Nel paraurti M Sport ci sono alcune aggiunte di plastica nera che pare vogliano simulare una maggiore ampiezza delle feritoie e, al contempo, stupire con geometrie ardite: nessuno dei due obiettivi sembra adatto al tipo di vettura. La BMW potrebbe aver abbracciato la tendenza all’overdesign per apparire a tutti i costi, anche a costo di scadere nel cattivo gusto di questi paraurti M.

Anteriore lento, posteriore veloce. A riscatto della perdita di riferimenti del frontale, in coda le linee di forza brillano per continuità e sinergia. La parte alta ne esce sottile, leggera e rastremata, i parafanghi possenti, la carreggiata larga.

Finezza contro imprecisione. La tradizionale forma a “L” del faro posteriore BMW è ottenuta con un gesto esperto e calibrato: il piccolo scalino esterno che va a raggiungere la linea di carattere superiore, sottolineato dalla grafica analoga dei corpi luminosi interni.

Strana, invece, quella che sembra essere una svista: il perimetro della sporgenza del paraurti posteriore sembra corrispondere a quello dell’anteriore, a meno dell’interruzione nel cambio di livello verticale, che all’anteriore non c’è; il sistema, così, è più banale ed elude l’uniformità anteriore-posteriore.

Si prende l’ultima parola. Alla coda di un’auto spetta il linguaggio dei saluti; la nuova Serie 5, col suo disegno forte, a tratti esagerato, è un’accentratrice nei discorsi e si congeda in modo provocatorio. Entrambe le soluzioni acquistabili hanno delle grafiche appariscenti.

Il paraurti standard ha dei “rostri” cromati che sembrano una citazione delle cromature presenti sul muso (doppio rene) e sulla fiancata (cornice finestrini). Il loro sviluppo verticale accentua l’altezza percepita del volume inferiore, vanificando in parte l’alleggerimento eseguito nella parte superiore.

Il paraurti M Sport ha una sezione scura più estesa, che riesce invece a snellire il volume. Resta la complicatezza geometrica voluta ed esibita.

Piacere di Guardare. All’interno di un’auto è meno frequente che all’esterno vedere salti generazionali consistenti, per questo la forte innovazione della G60 colpisce in positivo. Una scelta che potrebbe fare scuola è che il disegno del cruscotto non sia asservito a quello delle bocchette d’areazione, qui completamente mimetizzate. È ridotto al minimo l’uso di cornici e modanature, le strutture di base sono geometrie elementari, mentre i dettagli sono molto articolati: una comunicazione di lusso molto credibile, che invita a gustare ciò che è fine senza ostentare quello che fa chiasso.

Il motivo esagonale, già visto all’esterno, entra dagli specchietti retrovisori e attraversa volante e strumentazione, per trasformarsi poi in pattern triangolari sugli altoparlanti, lo sfondo del computer e alcuni rivestimenti; infine, si scompone nelle sue linee di costruzione oblique per tagliare i pannelli porta, ricamare i sedili e disegnare altri motivi.

Di grande sensibilità la condivisione della morfologia tra le modanature di volante, cruscotto e maniglie porta: il materiale utilizzato è lo stesso e viene piegato per creare un’orecchia, sicuramente per citare la “L” dei fari posteriori.

In attesa che la tecnologia Mixed Reality Slider della i Vision Dee approdi alla serie, la maggior parte delle informazioni va letta sul grande schermo curvo anziché sul parabrezza. La moda attuale vuole che i monitor siano palesemente separati dal disegno della plancia, perché risaltino il più possibile. La BMW la segue senza neanche preoccuparsi di tagliare il display in un modo più personale di un semplice rettangolo.

Die schnellste Frikadelle der Welt

testo di Nicola Lettieri / redazione David Tarallo / foto di Nicola Lettieri, David Tarallo, Gruppe C, 24 Stunden Nürburgring Media, Frikadelli Racing Team

La squadra corse “Frikadelli” è da tantissimo tempo un’istituzione in Germania ed in particolare al Nürburgring. Che si tratti delle gare NLS (ex VLN) o dell’annuale corsa di 24 ore, il team di Barweiler è sempre stato parte della festa. Fino allo scorso anno, in cui ha utilizzato “Bella”, una Ferrari 296 GT3, Frikadelli Racing Team si è sempre affidato alle Porsche che così hanno potuto fregiarsi del titolo di “polpette più veloci del mondo”, dal nome del produttore di carne Klaus Abbelen, che ha dato vita alla squadra.

24 Ore del Nürburgring 2008

Sul finire degli anni ’50, il macellaio tedesco Heinz Abbelen, padre di Klaus, vendeva polpette fatte in casa nel suo negozio di Tönisvorst, nella parte occidentale dello stato della Renania Settentrionale-Vestfalia. Le polpette ebbero un successo tale che convinsero Heinz ad ingrandirsi e ad investire in prodotti destinati anche al consumo fuori casa, nonché in cibi e piatti a base di carne che potessero essere preparati in modo semplice e veloce. Per questo motivo, nel 1969 fondò la fabbrica di prodotti a base di carne “Heinz Abbelen”. Fu un successo. A causa della crescente domanda, la fabbrica passò dai 630 mq del 1976 agli oltre 15.000 mq del 2017, anno in cui i figli di Heinz, Jörg e Klaus Abbelen (che dal 1986 avevano assunto la direzione dell’azienda) decisero di vendere alla Deutsche Beteiligungs AG.

Non c’è da stupirsi, quindi, che un’immagine a grandezza naturale di una polpetta, “Frikadelle” in tedesco, abbia per anni dominato la livrea delle auto della squadra ed abbia creato così un immediato fattore di riconoscimento.

Klaus Abbelen, classe 1960, oltre ad essere un valido imprenditore è stato da sempre appassionato di corse e motori. Ha iniziato la sua carriera negli sport motoristici correndo in moto tra il 1979 e il 1986, arrivando addirittura terzo assoluto nella classe Superbike della German Road Racing Series.

Negli anni successivi, essendo passato alla direzione dell’azienda di famiglia, ha trascurato la sua passione, salvo poi ritornare a correre nel 1998 nel Ferrari-Porsche Challenge, classificandosi al quarto posto. Nel 1999, su una Porsche 911 GT2, si classificò secondo nella Classe A del Ferrari-Porsche Challenge e terzo nel campionato del 2000.

Nel 2001 sempre su Porsche 911 GT2 prese parte all’ Euro GT Series laureandosi campione ed arrivando al terzo posto l’anno dopo.

Si iscrisse al Campionato del Mondo FIA GT 2003 correndo con una Dodge Viper GTS-R insieme agli olandesi Arjan e Rob van der Zwaan, ottenendo un secondo posto a Donington oltre ad altri piazzamenti nella top-10.

Nel 2004, Klaus Abbelen, separatosi dalla Zwaan’s Racing, si unì alla Konrad Motorsport per guidare una Saleen S7-R nella 1000 chilometri del Nürburging nella Le Mans Series.

Per la stagione 2005 Abbelen tornò sulla sua amata Porsche 911 e prese parte a otto gare della Porsche Supercup concludendo al 13° posto assoluto nonostante avesse saltato quattro gare e si fosse ritirato una volta.

Nel 2005 fondò a Barweiler, a soli due chilometri dal Nordschleife, la sua squadra corse, chiamandola con un pizzico di ironia molto mitteleuropea, “Frikadelli Racing Team”, in onore delle famose “Frikadellen” che preparava suo padre.

Sul finire degli anni ’90, tra le curve dell’Inferno Verde, regnava e dettava legge anche una regina, la prima donna ad ottenere due vittorie assolute alla 24h del Nürburgring e una vittoria di un campionato VLN: Sabine Schmitz.

Sabine nacque ad Adenau il 14 marzo 1969 e crebbe nelle immediate vicinanze del circuito del Nürburgring dove i suoi genitori gestivano (e gestiscono tutt’ora) l’ “Am Tiergarten”, un tipico “Gasthof” (albergo) di campagna, famoso fin dagli anni ottanta per il comfort, il buon cibo e l’atmosfera pistaiola che si respira al suo interno.

Un ambiente simile non poteva non influenzare la giovane Sabine che sin da giovanissima non ha mai perso occasione di scambiare pareri e chiacchiere con i piloti che frequentavano l’albergo di famiglia e scorrazzare con l’auto della madre lungo la Nordschleife fino a prendere la decisione di diventare pilota.

Nel 1990 partecipò al Circuit Challenge Nürburgring vincendo tre gare nella sua stagione d’esordio. Nel 1991 partecipò alla Ford Fiesta Mixed Cup (campionato monomarca in cui un pilota e una pilota  condividevano una Ford Fiesta alternandosi al volante) in coppia con Thomas Marschall, arrivando seconda (prima nella categoria femminile) e vincendo il campionato  assoluto l’anno dopo.

Nel 1996 la “Speedbee” (come era soprannominata Sabine) entrò nella storia conquistando a 26 anni per la prima volta la 24 Ore del Nürburgring insieme con Johannes Scheid e Hans Widmann sulla BMW M3 ‘Eifelblitz’, impresa bissata nel 1997. Nel 1998 divenne anche la prima donna (e anche in questo caso unica) a vincere il titolo del VLN.

Negli anni successivi Sabine divenne nota soprattutto per le sue impavide corse al volante del “Ring Taxi”, una BMW M5 con cui si divertiva a scarrozzare appassionati paganti ed adoranti lungo le curve della Nordshleife.  Da allora, migliaia di passeggeri entusiasti poterono constatare la sua abilità e sperimentare la paura di affrontare l’Inferno Verde!

Sabine anche fuori dalle piste riuscì a conquistare l’attenzione del pubblico televisivo mondiale, scrivendo per diverse riviste automobilistiche e apparendo come ospite speciale nel format cult britannico “Top Gear”.

Fu intorno alla metà degli anni 2000 che le vite di Sabine e Klaus, entrambi fan di lunga data ed esperti del famoso circuito tedesco, si intrecciarono e scoccò una scintilla che accese definitivamente la benzina nei serbatoi delle Porsche 911 GT3 impegnate al Ring.

Klaus Abbelen, infatti, trovò nella sua fidanzata Sabine Schmitz (che sposerà nel 2007) il partner perfetto per fondare la propria squadra di corse e per prendere parte alle gare della Langstreckenmeisterschaft VLN e della 24H del Nürburgring.

Al loro secondo tentativo, alla 24 ore del Nürburgring del 2008, Klaus e Sabine arrivarono terzi assoluti con i copiloti Edgar Viersen e Kenneth Heyer. Solo la potenza delle Porsche 911 GT3 RSR #1 e della GT3 MR #23 del Manthey Racing Team riuscì a “rovinare” in parte la festa per Frikadelli Racing Team privandolo di una storica vittoria.

Klaus e Sabine nel loro sodalizio a 360° non hanno mai perso il loro incrollabile amore comune per le corse al Nürburgring e sono riusciti ad infondere fiducia anche al resto del Team, in cui oltre ad una grande professionalità ha sempre regnato anche un grande senso dell’umorismo e la voglia di divertirsi. Non sono mai mancate le occasioni per divertirsi, specialmente nei famosi  “dopogara” del Team in cui la birra “Früh” (partner storico di Frikadelli) scorreva a fiumi. Sbirciando nell’abitacolo delle Frikadelli Porsche schierate in pista era possibile notare un pulsante con l’etichetta “Früh” anziché “acqua”. Il che la dice lunga sull’aria goliardica che si respirava nei box.

Sabine è stata l’anima del Frikadelli Racing Team ed è sempre rimasta nei cuori degli appassionati anche dopo la sua scomparsa, il 16 marzo 2021, per un male incurabile, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del motorsport.

Per oltre un decennio, Klaus e Sabine hanno disputato innumerevoli gare nel campionato VLN del Nurburgring ed hanno preso parte quasi ogni anno alla gara di 24 ore del circuito con vittorie di tappa, podi ed ottimi piazzamenti.

Merita di essere ricordata la prima vittoria assoluta nella storia del Team alla 53a edizione dell’ADAC Reinoldus-Langestreckenrennen nel luglio del 2013 con la GT3 guidata da Patrick Pilet, Klaus Abbelen e Patrick Huisman.

24 del Nürburgring 2014

Nel corso degli anni Frikadelli Racing Team è salito ai vertici delle squadre di corse endurance godendo anche dell’appoggio del reparto corse della Porsche. L’albo d’onore dei piloti di punta della squadra è ampio: Kevin Estre, Michael Christensen, Matt Campbell, Laurens Vanthoor, Earl Bamber, Nick Tandy, Patrick Pilet e Jorg Bergmeister. Tutti hanno gareggiato (e festeggiato) con Frikadelli.

All’inizio del 2016 il Team accettò la sfida di correre anche all’estero prendendo parte per la prima volta alla 24 Ore di Daytona con una delle prime 911 GT3 R basata sulla generazione del modello 991 e con uno  schieramento di cinque piloti: Sabine Schmitz, Klaus Abbelen, Patrick Huisman, Frank Stippler e Sven Müller. Correre in questa grande classica di resistenza è sempre stato un sogno per tutti. Klaus Abbelen nel corso della gara riuscì a portarsi al comando della sua classe per due volte durante la notte, tagliando il traguardo in 12a posizione.

24 Ore del Nürburgring 2016

La stagione 2016 di Frikadelli va ricordata anche per la decisione iniziale di Frikadelli Racing di non prendere parte per la prima volta con la sua Porsche 911 GT3 R al Campionato Endurance del Nürburgring (VLN) ed alla gara di 24 Ore, a causa del “Balance of Performance” (BoP) che secondo Klaus Abbelen li avrebbe penalizzati al punto di privarli di ogni possibilità di raggiungere le prime posizioni nelle gare della Nordschleife. Fortunatamente Klaus cambiò idea e le vetture furono regolarmente schierate.

24 Ore di Daytona 2016, Porsche 911 GT3 R Frikadelli Racing: Klaus Abbelen, Patrick Huisman, Frank Stippler, Connor De Phillippi, Sven Müller

La stagione 2018, vide l’ingresso nel Team sulla Porsche 911 GT3 R #30 con Lance-David Arnold ed Alex Müller dell’allora “rookie” pilota ufficiale Porsche Matt Campbell, reduce dalla vittoria alla Carrera Cup Australia nel 2016 oltre a quattro vittorie e cinque pole position nella Porsche Supercup 2017.

24 Ore del Nürburgring 2017, Porsche 911 GT3 R Frikadelli Racing: Klaus Abbelen, Sabine Schmitz, Andreas Ziegler, Alex Müller

Nel giugno 2018, dopo uno stop di un anno a causa della malattia, Sabine Schmitz tornò a correre sul Nürburgring Nordschleife, piazzandosi quinta al VLN 3 con la GT3 R #30 condivisa con Klaus Abbelen ed Alex Müller, mentre Lance David Arnold e Felipe Laser portarono la loro Porsche 911 GT3 R # 31 al primo posto vincendo la gara.  Due settimane dopo, la Porsche GT3 R Frikadelli #31 tagliò nuovamente il traguardo al primo posto con Norbert Siedler e Lance David Arnold. Sulla vettura gemella #30, Sabine Schmitz, Klaus Abbelen e Felipe Laser conclusero la gara al quinto posto, eguagliando la posizione finale della vettura di due settimane prima.

VLN3, stagione 2018

La stagione 2019, apertasi nuovamente con le polemiche causate dal ‘BoP’ (che ridusse del 5% la potenza delle vetture schierate in SP9), vide la GT3 R di Matt Campbell, Romain Dumas, Mathieu Jaminet e Sven Müller ottenere un ottimo quarto posto nella gara di qualificazione alla 24h. Con questo risultato la squadra di Barweiler risultò la migliore squadra Porsche.

24 Ore del Nürburgring 2018, gara di qualificazione: Alexander Müller e Matt Campbell

Alla 24 Ore del Nürburgring, Frikadelli stava per ottenere il più grande successo nella storia della squadra, trovandosi con la Porsche 911 GT3 R n. 31 fino a tre ore prima della fine della gara in un eccellente secondo posto assoluto, prima che una foratura facesse saltare tutti i sogni.

24 Ore del Nürburgring 2017: Michael Christensen, Klaus Bachler, Norbert Siedler, Lucas Luhr
L’arrivo della 24 Ore del Nürburgring 2018

A settembre 2019, nell’ambito dell’American Fan Festival all’Hockenheimring, Frikadelli Racing  debuttò con la nuova Ligier JS P3. Dopo aver concluso al terzo posto la prima gara dello Special Touring Car Trophy (STT), Klaus Abbelen si assicurò la vittoria assoluta nella gara 2 con il prototipo LMP3.

A novembre di quell’anno, Frikadelli Racing disputò la 9 Ore di Kyalami partendo dalla pole position con Nick Tandy, Mathieu Jaminet e Dennis Olsen e vincendo la gara. Oltre alla vittoria assoluta, grazie ai punti conquistati, la squadra ottenne anche due titoli vinti nell’Intercontinental GT Challenge, il campionato mondiale non ufficiale per vetture GT3: Dennis Olsen si assicurò la vittoria nel campionato piloti e Porsche nel campionato costruttori.

Nel 2020, in un campionato iniziato tardi a causa del Covid-19 , al via della serie di lunga distanza del Nürburgring, il Frikadelli Racing Team si assicurò la vittoria nella categoria Pro-Am della classe GT3 con la GT3 R #30 di Lance David Arnold, Alex Müller e Klaus Abbelen.

24h Nürburgring 2020, Porsche 911 GT3 R, Frikadelli Racing Team: Maxime Martin, Lars Kern, Lance David Arnold, Mathieu Jaminet

Alla 24 Ore del Nürburgring 2020 Mathieu Jaminet, Lars Kern, Lance David Arnold e Maxime Martin ottennero il settimo posto assoluto con la Porsche 911 GT3 R #31.

Ad ottobre 2020 il Frikadelli Racing Team debuttò con successo nella 24 Ore di Spa-Francorchamps. Nonostante le difficili condizioni meteo, Jörg Bergmeister, Frédéric Makowiecki e Dennis Olsen ottennero con la Porsche 911 GT3 R l’ottava posizione assoluta.

Nella stagione 2021 Frikadelli ampliò il proprio impegno a livello internazionale iniziando a competere con una nuova Ligier JS P320 nella Michelin Le Mans Cup. Questa fu la prima volta che il Frikadelli Racing Team si presentò alla “Road to Le Mans” nell’ambito della leggendaria 24 Ore.

Purtroppo il 2021 vide la scomparsa di Sabine Schmitz e il Team, nonostante la profonda tristezza, non si prese d’animo, conquistando un secondo posto al NLS 1 con la Porsche GT3 R #31 di Dennis Olsen e Frédéric Makowiecki.

Cartolina ufficiale del Frikadelli Racing Team con l’autografo di Sabine Schmitz

A maggio 2021 il team ottenne una bella doppietta nel terzo round della Nürburgring Endurance Series (NLS). I piloti ufficiali Porsche Mathieu Jaminet e Earl Bamber si assicurarono la vittoria assoluta con la Porsche 911 GT3 R n. 30 davanti ai loro compagni di squadra Patrick Pilet e Maxime Martin, che condividevano il volante della Porsche 911 GT3 R n. 31.

Solo una settimana dopo, ottenne un’altra doppietta con Patrick Pilet, Dennis Olsen, Maxime Martin e Frédéric Makowiecki con la Porsche 911 GT3 R #31, primi nella gara di 6h di qualificazione in vista della 24 Ore davanti alla vettura gemella #30 di Matt Campbell, Mathieu Jaminet e Earl Bamber e Nick Tandy.

Purtroppo, la 24h del Nürburgring 2021 vide entrambe le vetture ritirate.

A causa dell’alluvione che colpì la regione dell’Eifel, la squadra decise di non partecipare alla 24 Ore di Spa-Francorchamps 2021.

Frikadelli festeggiò le ultime gare dell’NLS 2021 con due secondi posti nella categoria Pro-Am: all’NLS 7 con Klaus Abbelen, Felipe Fernandez Laser e Axcil Jefferies  ​​ed all’NLS 8 con Klaus Abbelen e Julien Andlauer sempre con la Porsche 911 GT3 R n. 30 .

Per il 2022, oltre all’impegno già annunciato nella Michelin Le Mans Cup, Frikadelli Racing disputò le gare della Nürburgring Endurance Series (NLS) con la Porsche 992 GT3 Cup con Klaus Abbelen, “Jules” e Felipe Laser.

24 Ore del Nürburgring 2022, Porsche 911 GT3 Cup serie 991

Alla prima apparizione con la nuova Porsche 911 GT3 Cup (992), Frikadelli riuscì a salire subito sul podio con “Jules”, Klaus Abbelen e Felipe Laser terzi nella categoria AM del Porsche Endurance Trophy del Nürburgring.

Alla grande edizione del 50° anniversario della 24 Ore del Nürburgring 2022, il Frikadelli Racing Team, con la nuova Porsche 992 GT3 Cup #128, dopo essersi assicurato la pole position nelle qualifiche del Porsche Endurance Trophy, ha lottato a lungo per un posto sul podio in gara. Purtroppo un piccolo incidente durante la notte costrinse la “polpetta” al ritiro.

A giugno 2022, nel quarto round della Nürburgring Endurance Series il Team con Klaus Abbelen, “JJules”e Leon Köhler si assicurò il ​​secondo posto nella classifica AM del Porsche Endurance Trophy.

Dopo un secondo posto a luglio 2022, nella gara di 6 ore della Nürburgring Endurance Series (NLS), con Klaus Abbelen, “Jules” e Felipe Laser con la Porsche 992 GT3 Cup n. 111, finalmente all’NLS 7 di ottobre 2022 Klaus Abbelen, Jules e Felipe Laser tornarono al successo assicurandosi per la prima volta la vittoria nella combattuta classe AM del Porsche Endurance Trophy.

Nel penultimo round della Nürburgring Endurance Series 2022, Klaus Abbelen, “Jules” e Felipe Laser arrivarono secondi in AM sempre con la Porsche 992 GT3 Cup n. 111, concludendo la stagione sportiva 2022 con un terzo posto nel campionato AM del Porsche Endurance Trophy Nürburgring (PETN).

Il 2023 è stato un anno fondamentale per Frikadelli che, in collaborazione con Rinaldi Racing, schierò la Ferrari 296 GT3 #30 e la Porsche 992 GT3 Cup #111.

Nel primo round della Nürburgring Endurance Series, il Team si assicurò il terzo posto nella classifica AM del Porsche Endurance Trophy Nürburgring (classe CUP2) con la Porsche 992 GT3 Cup. Inoltre, la nuova Ferrari 296 GT3 #30 superò con successo il suo battesimo del fuoco nell’ “Inferno Verde” tagliando il traguardo dopo quattro ore al secondo posto nella classe SP9 PRO-AM.

Nel secondo round della Nürburgring Endurance Series, Frikadelli ottenne la prima vittoria di classe della stagione 2023 con “Jules”, Klaus Abbelen e Felipe Fernandez Laser sulla Porsche 992 GT3 Cup n. 111.

Ad aprile 2023, ottenne la prima vittoria assoluta al mondo con la nuova Ferrari 296 GT3 #30, assicurandosi così un posto nei libri di storia. Nick Catsburg, Earl Bamber e Felipe Laser trionfarono nella gara di 4 ore nell’ambito delle qualifiche della 24 Ore del Nürburgring.

Alla 51a edizione della 24 Ore del Nürburgring, Frikadelli realizzò finalmente il sogno tanto atteso della vittoria assoluta dopo 21 anni. Con la Ferrari 296 GT3 n. 30, affettuosamente chiamata “Bella”, Nick Catsburg, Earl Bamber, David Pittard e Felipe Laser oltre ad aver battuto l’agguerrita concorrenza, stabilirono un nuovo record di distanza con 162 giri completati.

Domenica 21 maggio 2023: “Bella” taglia vittoriosamente il traguardo alla 51ma edizione della 24 Ore del Nürburgring

È stato il primo successo assoluto alla 24 Ore del Nürburgring sia per Frikadelli Racing che per il marchio Ferrari, e per la nuova Ferrari 296 GT3 è stato il primo trionfo in una gara di 24 Ore a livello mondiale.

Dopo il grande trionfo nella 24 Ore del Nürburgring, Frikadelli tornò con successo al Nürburgring Nordschleife nell’ambito della quarta gara della NLS con la Porsche 992 GT3 Cup n. 111 giudata da “Jules”, Klaus Abbelen, e Felipe Laser.

A settembre 2023, con due gare di anticipo, Klaus Abbelen, Jules” e Felipe Laser si assicurarono anche la vittoria del titolo nel campionato AM del Porsche Endurance Trophy Nürburgring con la Porsche 992 GT3 Cup #111.

Dopo il 2023, anno di grande successo  coronato con la vittoria assoluta alla 24 Ore del Nürburgring e con il titolo del campionato AM nel Porsche Endurance Trophy Nürburgring, la squadra di Klaus Abbelen ha già pianificato la stagione sportiva 2024, finalizzata alla difesa del titolo con la Ferrari 296 GT3 nella 24 Ore del Nürburgring e con l’impegno della partecipazione alla Prototype Cup Germany con la Ligier JS P320.

Purtroppo, a causa delle numerose controversie sull’organizzazione delle gare di resistenza al Nürburgring (NLS), Klaus Abbelen per la stagione 2024 che avrà inizio il prossimo aprile, ha annunciato di non prendere parte alla serie ma di dedicarsi esclusivamente alla gara di 24 ore.

Dopo aver fatto parte della serie VLN ed NLS per oltre 20 anni, il Frikadelli Racing Team questa volta rimarrà a guardare in attesa di sviluppi. “Ci auguriamo vivamente che nel 2025 ci potrà essere un concetto delle corse più coerente con lo spirito del motorsport”, ha detto a riguardo Klaus Abbelen. E noi ce lo auguriamo con lui.

BMW M5 “Ring-Taxi”, utilizzato tante volte da Sabine Schmitz per terrorizzare passeggeri e aspiranti piloti. Modello Kyosho

Come di consueto, non sono mancati e non mancano le uscite dei modelli delle vetture utilizzate da Frikadelli Racing Team nel corso degli anni. A farla da padrona, tra i diecast / resincast in scala 1/43, è Spark che in un primo momento ha realizzato nella vecchia linea promozionale Porsche (quelle con la scatola grigia e l’inserto di carta interno con le scritte “Porsche Motorsport” o “Porsche GT3 R”) le vetture che hanno corso la 24h del Nürburgring e il VLN del 2010 e 2011.

Una bella panoramica di modelli 1:43 delle Porsche utilizzate negli anni dal Frikadelli Racing Team

Sono poi seguite, nella serie nazionale tedesca (quelle con codice SG e la bandiera tedesca sulla basetta) le varie versioni della 24h del Nürburgring dal 2014 al 2022, con l’inspiegabile mancanza della versione che ha corso la 24h del 2016.

Spark per Frank Modellauto Ecke: Porsche 911 GT3 R vincitrice della 9 Ore di Kyalami 2019

Qualche anno fa è uscita anche la Porsche 911 GT3 R schierata alla 24h di Spa del 2020 ed un bellissimo modello in serie limitata di 200 pezzi della GT3 R vincitrice alla 9h di Kyalami 2019 fatta realizzare dal negozio tedesco Frank Modellauto Ecke.

Minichamps invece ha riprodotto nella serie “Evolution” in resina le versioni che hanno corso la 24h del Nürburgring del 2008 e del 2009. Nella serie standard, invece, sono uscite le versioni della 24h del Nürburgring del 2016, le due GT3 R del VLN 3 2018 (la vincente #31 e la #30) ed un set in serie limitata di 150 pezzi con le due GT3 R che hanno corso la 24h del Nürburgring del 2018 realizzato in esclusiva per il negozio tedesco Ck Modelcars.de.

La Ferrari 296 GT3 vincitrice della 24h del Nürburgring del 2023 è invece stata realizzata da Looksmart in esclusiva per il Frikadelli Racing Team Shop in serie limitata di 296 pezzi. Qualche mese fa è uscita la versione “sporca” della vettura così come arrivata al traguardo, subito andata a ruba.

Per i collezionisti che non gradiscono le versioni post gara, tra un mesetto uscirà la versione “pulita”, sempre inizialmente riservata alla vendita attraverso lo shop del sito ufficiale di Frikadelli e poi estesa agli altri canali di vendita (a prezzi spesso eccessivamente “gonfiati”).

Anche Ixo ha messo in commercio per i collezionisti meno esigenti, alcuni modelli con il solito buon rapporto qualità/prezzo sia in scala 1/18 che in scala 1/43 delle Porsche GT3 R Frikadelli che hanno corso la 24h del Nürburgring degli anni più recenti.

Una menzione meritano i modelli realizzati “in casa” dai tanti appassionati (soprattutto tedeschi) delle gare di resistenza al Nürburgring che partendo dalle basi Minichamps (più semplici da smontare rispetto agli Spark e meno grossolani degli Ixo) hanno realizzato alcune versioni inedite delle Porsche 911 GT3 R del Frikadelli Racing Team che hanno corso e trionfato nella loro lunga carriera sull’Inferno Verde.

La Ferrari 250 GT SWB Le Mans 1960 in 1:18

Fra le novità BBR, sfornate a getto continuo, vi è la Ferrari 250 GT SWB gialla di Le Mans 1960 (piloti Arents/Connell). Il modello, 1:18, è in serie limitata a 99 pezzi, quasi tutti già venduti. I pochi esemplari restanti possono essere acquistati direttamente presso il BBR Model Store: https://www.bbrmodelstore.com/english/car-model-bbr1861d_ferrari-250-swb-24h-le-mans-1960-car-n.-18-arents—connell.aspx