Si svolgerà domenica 9 giugno 2024 la 33ma edizione della borsa di scambio a Néris-les-Bains (7 km da Montluçon, nel dipartimento francese dell’Allier).
La borsa sarà ospitata preso il mercato coperto in Halle Rollin – Place de l’Eglise. Ingresso libero, apertura al pubblico dalle ore 8 alle 16.
Molto nutrito il programma 2024 del marchio Cult, modelli resincast in scala 1:18. Qui di seguito la lista e la gallery.
CML005-2 NEW 02 1:18 MB W123 Lang Diamond blue 1978 CML005-3 NEW 02 1:18 MB W123 Lang white 1978 CML008-2 NEW 02 1:18 Jaguar XK120 OTS green 1948 CML008-3 NEW 02 1:18 Jaguar XK120 OTS bronce 1948 CML008-4 NEW 02 1:18 Jaguar XK120 OTS silver 1948 CML014-2 NEW 03 1:18 Aston Martin Lagonda blue met. 1985 CML014-3 NEW 03 1:18 Aston Martin Lagonda creme 1985 CML014-4 NEW 03 1:18 Aston Martin Lagonda red met. 1985 CML065-1 NEW 02 1:18 Mini 1275 GT yellow CML065-2 NEW 02 1:18 Mini 1275 GT orange CML074-1 NEW 1:18 MB 280SE W126 blue met. 1980 CML074-2 NEW 1:18 MB 280SE W126 silver 1980 CML093-1 NEW 1:18 Morgan plus 8 yellow/black 1970 CML093-2 NEW 1:18 Morgan plus 8 brown/beige 1970 CML093-3 NEW 1:18 Morgan plus 8 green/black 1970 CML110-4 NEW 1:18 Ford GT40 MkIII white 1966 CML152-1 NEW 02 1:18 Austin Maxi 1750 sand glow 1971-1979 (ye CML152-2 NEW 02 1:18 Austin Maxi brooklands green 1971-1979 CML152-3 NEW 02 1:18 Austin Maxi carmine 1971-1979 (red) CML171-1 NEW 1:18 Volvo 850 GLT signal red 91-94 CML171-2 NEW 1:18 Volvo 850 GLT dark grey met. 91-94 CML171-3 NEW 1:18 Volvo 850 GLT white 91-94 CML176-1 NEW 1:18 Saab 99 Combi indian yellow 1975 CML176-2 NEW 1:18 Saab 99 Combi orchid white 1975 CML176-3 NEW 1:18 Saab 99 Combi opal green 1975 CML192-1 NEW 1:18 Peugeot 504 cabriolet 1983 red metallic CML192-2 NEW 1:18 Peugeot 504 cabriolet 1983 green metallc CML192-3 NEW 1:18 Peugeot 504 cabriolet 1983 black CML204-1 NEW 1:18 Sunbeam Tiger 260 green 64 – 67 CML204-2 NEW 1:18 Sunbeam Tiger 260 red 64 – 67 CML204-3 NEW 1:18 Sunbeam Tiger 260 wedgew.blue 64 – 67
Va in scena nelle giornate di oggi e di domani la quarta edizione della Mostra Mercato del Giocattolo Vintage presso i padiglioni della Fiera di Piacenza, segnando un appuntamento di livello estremamente alto, ed in decisa ed ulteriore crescita rispetto alle pur ottime cose messe in mostra nel recente passato.
Questa manifestazione, che sta velocemente ponendosi al livello delle più alte “istituzioni” in tema di borse – una su tutte Novegro – stupisce per la varietà sia di scelta che di pregio che dispiega lungo i molti banchi presenti, bontà del tutto confermata dal gran numero di contrattazioni felicemente concluse che abbiamo potuto osservare direttamente passeggiando tra i banchi.
Dagli obsoleti di livello – spesso di estremo livello – alle stranezze, ai kit, agli immancabili banchi riservati a die-cast moderni e modelli edicolosi, proprio nulla manca, e certamente un viaggio (o una “sgambata” per i più vicini) merita certamente di essere fatta, a patto però di armarsi di ferreo self-control e di pochi soldi in tasca, perché veramente si trova di tutto, e per tutte le pretese e le tasche: da alcuni (molto poco frequenti, in verità) camion Fiat marchiati Dugu perfetti con scatola a Mercury, Solido (anche promozionali) a Togi, ai molti modelli in scala 1:24 intonsi, c’era veramente di che farsi girare la testa, ed infatti la testa ha girato: per prendere queste foto, è stato necessario fare un secondo giro, tanta era quasi l’incredulità davanti ad una simile abbondanza.
Per il futuro, questo appuntamento promette di crescere ulteriormente: da una veloce chiacchierata con l’organizzatore, Antonello Caruso, è emerso che già per questa edizione il numero di richieste di partecipazione da parte degli espositori ha ecceduto di 25 le piazzole disponibili, quindi se il trend di interesse verso questo tipo di manifestazioni dovesse aumentare o comunque mantenersi costante – e non vediamo proprio perché non dovrebbe – ci sono premesse per ulteriori salti di qualità, per quanto sia già realisticamente difficile fare di più e di meglio di quanto espresso oggi, soprattutto trattandosi di un evento che garantisce l’ingresso libero ed il parcheggio gratuito, due fatti da cui gli organizzatori di eventi nominalmente assai più rinomati dovrebbero saper prendere esempio.
Largo alle immagini dunque, certi che non potranno che rendere felici gli appassionati e, perché no, invogliare chi può a visitare la mostra nella giornata di domani.
Parliamo spesso, qui su PLIT, dell’easy modelling e della formidabile valvola di sfogo dallo stress giornaliero che può costituire l’elaborazione semplice ma efficace di un modello di per sé economico nella fattura e, perché no, nel prezzo di acquisto.
E ora – parafrasando i Monty Phyton, qualcosa di completamente diverso – perché armati di fiamma ossidrica passiamo dalle quattro alle due ruote, per presentare un modello davvero completamente diverso da ciò che solitamente appare su questi schermi, e cioè un’elaborazione personale (per quanto ancora momentaneamente incompiuta) di una delle più belle moto che abbiano mai calcato la sabbia africana: la Honda NXR 750 nella sua seconda declinazione del 1987, vincitrice della Parigi-Dakar nello stesso anno con Cyril Neveu e, esattamente invariata, l’anno successivo con Edi Orioli sotto le insegne del team di Massimo Ormeni.
Che dire dell’NXR? Fondamentalmente, che quella che la “massa” degli appassionati chiama semplicisticamente “Africa Twin ufficiale” con la stessa superficialità con cui accosta l’Alfa Romeo 155 1.8 Twin Spark alla V6 TI DTM, rappresenta uno dei più grandi UFO della storia del motorsport: resasi conto, a metà anni ’80, di come fosse assolutamente impossibile competere nelle grandi maratone africane con un monocilindrico, la Honda promise al suo pilota di punta – Cyril Neveu – l’arrivo di una bicilindrica con cui spazzare via la BMW e riconquistare la Dakar, che il fantino di Orléans aveva già vinto due volte con la Yamaha XT 500 e una con la Honda XR 550.
A fine 1985 arrivò così la prima NXR 750, nella bellissima livrea Rothmans tipica delle Honda (e delle Porsche) da corsa del periodo, ed immediatamente sbaragliò la concorrenza dominando la Dakar che vide la morte di Thierry Sabine.
Era una moto strana in effetti, piccolissima, raccolta, raffinata e molto curata anche dal punto di vista aerodinamico (fu la prima astronave del deserto dotata di cupolino integrato), era comunque meno potente delle Cagiva-Ducati e delle BMW boxer, ma era anche leggerissima (non arrivava ai 150 kg a secco, stracciando non solo Cagiva e BMW che superavano di slancio i 200, ma anche Yamaha e Honda monocilindriche, una cosa di un’altra galassia) ed estremamente maneggevole ed affidabile.
Il motore, un bicilindrico a V con angolo tra le bancate di 45° e quattro valvole per cilindro, non era nemmeno lontanamente parente del bicilindrico di Transalp e Africa Twin, che aveva un angolo di 52° e sole tre valvole per cilindro: se le altre dakariane vantavano – almeno motoristicamente – una parentela con la produzione di serie (e questo sarebbe valso anche per la Yamaha Superténéré che all’epoca non era ancora nata) la Honda era un prototipo dalla A alla Z, costruito con una ingente profusione materiali nobili solo per vincere.
E per vincere con il contagocce: uno dei molti record di questo mezzo stratosferico è lo score del 100% nel rapporto tra gare corse e gare vinte, che sono tutte e sole le quattro Dakar dal 1986 al 1989, quando la Honda decise per il disimpegno.
Se la versione 1986 trovò sublimazione in un meraviglioso kit firmato Tamiya in scala 1:12 (oggi divenuto rarissimo ed estremamente quotato) uscito a pochi mesi dalla conclusione della Dakar 1986 e da un die-cast cinese di incerta diffusione che altro non era se non una copia semplificata del modello Tamiya, le evoluzioni degli anni successivi non vennero mai prodotte da nessuno, se si escludono un paio di caricaturali kittini radiocomandati firmati Bandai, decisamente ingenui e fumettistici nella fattura, e certamente poco o nulla interessanti nell’ottica collezionistica.
Tanto per fare un esempio del nulla cosmico che aleggia attorno a questa moto, in un paio di foto apparse anni fa su un’importante rivista del settore, Edi Orioli appariva accanto ad un modello in scala della sua moto vincente nel 1988, che altro non era se non una Tamiya del 1986 con delle decals ricavate con trasferibili e fantasia.
Che fare volendo chiudere il buco nella propria collezione? Impazzire, tanto per cominciare: come detto i kit Tamiya non abbondano, quei pochi che si trovano costano delle cifre… importanti, e comunque le differenze tra la versione 1986 e le successive sono tali e tante da scoraggiare praticamente chiunque a buttarsi nella mischia dell’elaborazione.
L’occasione di fare qualcosa è venuta, da parte mia, qualche anno fa, quando ho trovato un rottame malamente montato di una NXR Tamiya, da cui sono potuto partire con poca spesa sicuro del fatto che, in caso di (possibilissimi) errori, non avrei buttato 80-100€ di kit “storico” nel cestino.
Cosa è stato fatto?
È stato costruito il disco del freno posteriore con tanto di pinza, cavo, e carenatura inferiore del disco con plasticard e qualche aiuto dalla proverbiale cassetta dei rimasugli, la carenatura e il cupolino sono stati rifatti pressoché da zero, con una dose di plasticard, putty e imprecazioni non da poco, così come il parafango dietro, la cassetta dei ferri, il paramotore (altra cosa difficilissima) e lo scarico.
La carenatura del disco anteriore è stata profondamente modificata a sua volta, ed in generale l’impazzimento è stato bello sentito.
La livrea, la Honda France del 1987, è stata fatta a mano lavorando di pennello, ed il risultato è qui da vedere: mancherebbe un paramano (che mancava nel rottame) e mancherebbero le decals, che sto iniziando a disegnare.
Bella? Brutta? Giudichino lorsignori, a Cyril Neveu stesso, quando gliela sottoposi al Trophée des Nations Vintage 2018, piacque non poco, quindi direi che tutto sommato possa andare.
Andrebbe solo chiusa, dopo anni ed anni di attesa.
Non easy, ma comunque modelling, e sempre nel segno del relax e della passione.
L’articolo di Riccardo Fontana sugli obsoleti a pezzi1, in particolare il passo che racconta delle sue ricerche nei mercatini delle F1 Politoys, mi ha richiamato in mente due modellini della mia collezione che affianco in un confronto perlomeno ardito ma, credo, del tutto inedito.
Il primo è un Solido della serie 100, precisamente il n.138 del 1965 che riproduce la M.T. (Mickey Thompson) Harvey Aluminium Special Chevrolet che Bill Krause non qualificò alla 500 Miglia di Indianapolis del 1963. Come è noto il modellino esiste anche in azzurro ed è questa la tinta corretta. Rossa era invece la vettura n. 83 di Duane Carter.
Il secondo è appunto una formula 1 Politoys, il n. 63 del 1964. Molti, compreso il sottoscritto, hanno pensato per decenni che questo modello, denominato H.A.S. F1, fosse di fantasia, infatti nessuna H.A.S. ha mai partecipato al mondiale piloti, ma in realtà, come insegna il bellissimo sito “Quelli della Polistil”, riproduce una vettura esistente, ancora una Harvey Aluminium Special, appunto H.A.S.; diversamente del Solido questo modello si riferisce, credo, alla versione del 1962 con motore Buick.
A proposito, vale forse la pena di notare che la Politoys non barava; anche i modellini più strani, come la roulotte o il pullmino Fiat 615, sono esistiti davvero, anche se in pochissimi esemplari.
Mentre il Solido, colore a parte, è fedele e in vera scala 1/43, come si deduce dalla quota del passo che spero si intraveda nel disegno che allego, il Politoys è un vero e proprio giocattolo che, ricordo, correva velocissimo e stabile sul pavimento, ma che richiama solo a grandi linee la vettura reale. Inoltre, tenendo per buono il passo della versione del 1963, la scala, dichiarata 1/41, è in realtà intorno all’ 1/34. D’altronde la serie delle monoposto, tutte formula 1 meno questa, la Porsche F2 e la De Sanctis F3, era la più economica e giocattolesca del catalogo Politoys. A suo favore solo la presenza dei retrovisori, anche se in posizione approssimativa e, a parer mio, i tratti più convincenti del pilotino.
Nelle foto non compaiono le scatole, la Solido perché non è a portata di mano e la Politoys perché non esiste più da decenni.
Nel tardo pomeriggio di oggi, Radio Sportiva, una delle principali radio tematiche sul territorio italiano, ha dedicato un servizio in diretta al libro Generazione Hypercar di David Tarallo e Riccardo Fontana (per l’acquisto: https://www.geminimodelcars.com/search?q=Generazione ). Potete riascoltare il podcast cliccando sul link sotto a sinistra o scaricando direttamente il file audio (bottone in basso a destra):
Il 31 gennaio Sotheby’s organizza a Parigi la consueta asta di inizio anno, i cui lotti saranno visibili in rue de Rivoli, alle Salles du Carrousel. Fra i lotti di assoluto valore vi è la Ferrari 250 GT SWB telaio 1773GT, certificata da Ferrari Classiche. Vi proponiamo una gallery della vettura così come si trova oggi (foto copyright Sotheby’s Media), ripercorrendo brevemente la sua storia. Ottava di 165 esemplari costruiti, la SWB numero 1773GT nacque in configurazione competizione, con chassis tipo 539, motore 168B, cambio 539 e asse posteriore 508F. La carrozzeria era in alluminio. Nel marzo del 1960 fu consegnata alla Luigi Chinetti Motors giusto in tempo per partecipare alla 12 Ore di Sebring, dove George Arents e Bill Kimberly si piazzarono al 7° posto assoluto. La vettura ebbe poi una lunga carriera agonistica negli Stati Uniti. Nei decenni successivi, la storia dei vari cambi di proprietario e delle peregrinazioni tra Stati Uniti ed Europa è ovviamente intricata, com’è tipico per vetture di questo lignaggio. Fra il 2014 e il 2015 la 1773GT è stata completamente restaurata e nell’agosto del 2015 è stata venduta tramite Sotheby’s a Monterey in occasione dell’asta “The pinnacle portfolio”. A quasi dieci anni di distanza, la SWB gialla cambierà di mano. La stima oscilla tra i 9 e gli 11 milioni di euro.
Sono diversi i modelli della gamma Kess (1:43) attesi nel corso della prima parte del 2024. Ecco la lista con relativa gallery.
KE43027020 NEW Q1 1:43 Chevrolet National Amb. maple Leaf Wh’54 KE43027021 NEW Q1 1:43 Chevrolet National Amb.Fire Michigan red KE43043040 NEW Q1 1:43 Bentley MKVI Franay DHC clsd brown 47 KE43043041 NEW Q1 1:43 Bentley MKVI Franay DHC open red 47 KE43043050 NEW Q1 1:43 Bentley MKVI Graber DHC clsd white 48 KE43043051 NEW Q1 1:43 Bentley MKVI Graber DHC clsd red 48 KE43043052 NEW Q1 1:43 Bentley MKVI Graber DHC open blue 48 KE43049030 NEW Q1 1:43 RR Silver Spur Landaulette open 87 KE43049031 NEW Q1 1:43 RR Silver Spur Landaulette closed 87 KE43049050 NEW Q1 1:43 RR Silver Wraith perspex top blue/grey56 KE43049051 NEW Q1 1:43 RR Silver Wraith perspex top yellow 1959 KE43049052 NEW Q1 1:43 RR Silver Wraith perspex op silv/blue 59 KE43054010 NEW Q1 1:43 Oldsmobile Vista Cruiser 442 red/wht 72 KE43054011 NEW Q1 1:43 Oldsmobile Vista Cruiser 442 green 72 KE43054012 NEW Q1 1:43 Oldsmobile Vista Cruiser 442 yellow 72 KE43055030 NEW Q1 1:43 Duesenberg J Torp. Rollst. grey/grey 32 KE43055031 NEW Q1 1:43 Duesenberg J Torp. Rollst. blk/beige 32 KE43055032 NEW Q1 1:43 Duesenberg J Torp. Rollst. 2-t cream 32 KE43055040 NEW Q1 1:43 Duesenberg J Berl. sedan Murphy blue’29 KE43055041 NEW Q1 1:43 Duesenberg J Berl. sedan Murphy black’29 KE43056230 NEW Q1 1:43 Ferrari Zagato FZ93 Geneva Motorshow 93 KE43056231 NEW Q1 1:43 Ferrari Zagato ES1 1993 KE43056310 NEW Q1 1:43 Ferrari 250MM Berl Pininf. red 1953 KE43056311 NEW Q1 1:43 Ferrari 250MM Berl Pininf. white 1953 KE43056312 NEW Q1 1:43 Ferrari 250MM #5 Panam Mexico 1953 KE43056313 NEW Q1 1:43 Ferrari 250MM Berl Pininf blue 1953 KE43056340 NEW Q1 1:43 Ferrari 330GTC coupe Michelotti red’66 KE43056341 NEW Q1 1:43 Ferrari 330GTC coupe Michelotti bord’66 KE43056342 NEW Q1 1:43 Ferrari 330GTC coupe Michelotti blue’66 KE43056370 NEW Q1 1:43 Ferrari 350 P4 spider#23 Riverside’67red KE43056371 NEW Q1 1:43 Ferrari 350 P4 spider#4 GP Longford’68 r KE43056372 NEW Q1 1:43 Ferrari 350 P4 spider#6 Win SA’68 Hawk. Y KE43059000 NEW Q1 1:43 Pierce Arrow124 conv.Lebaron clos’33 Lgr KE43059001 NEW Q1 1:43 Pierce Arrow124 conv.Lebaron open’33 Lgr KE43059002 NEW Q1 1:43 Pierce Arrow124 conv.Lebaron clsd’33 blu KE43059003 NEW Q1 1:43 Pierce Arrow124 conv.Lebaron clsd’33 blk
Se, come me, di motomondiale non capite nulla – e ve ne importa pure il giusto – ma dovete parlarne di tanto in tanto per ragioni professionali, questa pubblicazione di Au nom du Sport Magazine (edita in Francia) fa per voi. In poco meno di 150 pagine avete una panoramica completa di tutte le edizioni dal 1949 (ossia da quando si iniziò a parlare di campionato del mondo) al 2023, anno del secondo titolo consecutivo di Pecco Bagnaia.
Gare, campionati, classifiche, moto, piloti, team e fatti importanti trovano posto in modo ordinato, facilitando al massimo la ricerca dei dati e delle notizie. Anno per anno si dà conto dei regolamenti, della tecnica e dell’evoluzione generale dell’ambiente. Ripeto, non sono un esperto ma mi pare una pubblicazione ben fatta, che consentirà ai meno ferrati di cavarsela in modo rapido ed efficace qualora ci sia bisogno di reperire informazioni sicure e anche dettagliate.
Belle le foto, numerose e di ottima qualità (si è fatto scempio dei vari loghi di sponsor di tabacco, onnipresenti nel motomondiale per decenni, ma questa è la legge, almeno in Francia), piacevoli i testi, mai noiosi e sempre competenti, a parte alcuni errori di stampa. La rivista ha un costo di € 14,90 in Francia e di € 17,50 in Italia.
Sotto il cielo della Florida nel fine settimana si disputa la 62esima edizione dalla 24 Ore di Daytona, round inaugurale del campionato IMSA SportsCar Championship, nonché primo atto della Endurance Cup. La Casa di Maranello si presenta ai nastri di partenza con cinque Ferrari 296 GT3, e sette piloti ufficiali impegnati nelle due classi riservate alle vetture derivate dalla serie. Al termine delle qualifiche, andate in scena nell’ambito del Roar Before the 24, Daniel Serra al volante della Ferrari di Risi Competizione ha ottenuto il quinto tempo in classe GTD Pro, mentre Albert Costa con la vettura di Conquest Racing ha siglato il sesto tempo in GTD. La gara scatta sabato 27 gennaio alle 13.40 (orario locale).
La gara. Partecipano alla 24 Ore di Daytona 59 equipaggi suddivisi tra i prototipi di classe GTP (10) e LMP2 (13) – dove con il team Richard Mille AF Corse gareggiano gli ufficiali Ferrari Nicklas Nielsen e Lilou Wadoux, con Luis Perez Companc e Matthieu Vaxiviere. Tra le derivate della serie sono 12 e 24, rispettivamente, le vetture iscritte nelle classi GTD Pro e GTD.
GTD Pro. Risi Competizione affida la propria Ferrari 296 GT3 numero 62 ai piloti ufficiali Daniel Serra, Davide Rigon, Alessandro Pier Guidi e James Calado, che in qualifica, fermando i cronometri in 1’44”831 con il brasiliano al volante, hanno ottenuto il quinto tempo di classe, il 12esimo assoluto.
GTD. Il tempo di riferimento tra le Ferrari in qualifica è stato firmato dalla 296 GT3 numero 34 con Albert Costa (1’44”722) al volante della vettura di Conquest Racing condivisa con Manny Franco, Alessandro Balzan e Cédric Sbirrazzuoli, valso il sesto posto di classe, l’ottavo assoluto. A seguire Cetilar Racing con Antonio Fuoco, Roberto Lacorte, Giorgio Sernagiotto ed Eddie Cheever III; Triarsi Competizione con Alessio Rovera, Onofrio Triarsi, Charles Scardina, Riccardo Agostini; e AF Corse con Miguel Molina, Simon Mann, François Heriau e Kei Cozzolino, rispettivamente settimi, ottavi e undicesimi nella classe che prevede equipaggi formati da professionisti e gentlemen drivers (decimi, 13esimi e 17esimi assoluti).
Il tracciato. Il Daytona International Speedway venne inaugurato nel 1959. A caratterizzare l’autodromo sono le celebri curve sopraelevate, i “banking” che raggiungono un’inclinazione di 31°. Il layout utilizzato per la 24 Ore, che sfrutta in gran parte il tri-ovale, ha uno sviluppo di 3,56 miglia (5,73 chilometri) e include 12 curve.
La storia. L’impianto, a partire dal 1962, è stato teatro principale – al pari di Sebring, entrambi in Florida – delle gare endurance statunitense. Nell’albo d’oro di Daytona spiccano cinque vittorie assolute e 16 di classe firmate dal Cavallino Rampante. Tra i successi memorabili quello di classe della Ferrari 250 GT firmato da Stirling Moss (1962), e quello assoluto della Ferrari 330 P3/P4 di Lorenzo Bandini e Chris Amon (1967) che trionfarono nell’edizione – conclusa con l’arrivo in parata – completata dal secondo e terzo posto rispettivamente della 330 P4 di Mike Parkes e Ludovico Scarfiotti, e della 412 P di Pedro Rodriguez e Jean Guichet. La vittoria più recente risale al 2014 quando Pier Guidi e gli americani Tucker-Sweedler-Bell-Segal s’imposero tra le GTD su una 458 Italia GT3 di Level Five Motorsport.
Il campionato. L’IMSA SportsCar Championship, come anticipato, inaugura la propria stagione con l’unica 24 Ore inserita nel calendario stagionale. La Endurance Cup, quindi, includerà la 12 Ore di Sebring (13-16 marzo), la 6 Ore di Watkins Glen (20-23 giugno), la 6 Ore di Indianapolis (20-22 settembre) che rappresenta la novità del calendario 2024, e la Petit Le Mans sulla distanza delle 10 Ore a Road Atlanta (9-12 ottobre).
Il programma. Giovedì 25 gennaio si disputa la prima sessione di prove libere aperta a tutte le classi, dalle 10.05; la seconda dalle 14.10 e dalle 14.25 rispettivamente per le GTD e le GTD Pro; infine un terzo turno di prova per tutti gli iscritti, dalle 18.35. Venerdì 26 il programma include una quarta sessione di libere dalle 11.20. Semaforo verde alla 24 Ore sabato 27 gennaio alle 13.40 (gli orari indicati sono locali).