MotoMorfosi

di Roberto D’Ilario

Chiarisco subito il punto di partenza del mio sproloquio: sono un motociclista di vecchia data, termine politicamente corretto per mascherare il fatto accertato che sono una cariatide. Sono passato dal cinquantino ai 4 in linea, dai V-4 al V-2 attuale con cui insisto a girare a dispetto delle ossa doloranti quindi il mio pensiero può a ragione essere considerato obsoleto. Vediamo. Guardandomi in giro mi assale un crescente malessere perché noto una sorta di mutazione che sta rendendo le nuove moto sempre più simili alle auto. Soffro di allucinazioni? Forse, comunque non mi drogo e sto aprendo un baratro da cui non si esce. Posto l’uomo al centro, per me la tecnologia è di due tipi: quella buona che aiuta a migliorare la qualità della vita, quella cattiva che trasforma l’uomo in un analfabeta funzionale. Ecco, è proprio la strada che stiamo percorrendo oggi in tutti i campi perché più demandiamo i compiti alla tecnologia (elettronica in questo caso) e più diventiamo ignari su quello che succede intorno a noi e incapaci di azioni manuali e concrete. Perdiamo il controllo e il gusto di fare, un po’ come quando inventarono le calcolatrici elettroniche che ci hanno sottratto la capacità di fare calcoli impossibili con la penna o a mente. Oppure le fotocamere che non insegnano più il rapporto tra diaframma, tempi di esposizione e sensibilità della pellicola (sensore) ma capiscono tutto da sole e a noi non resta altro che premere il bottoncino che la foto viene bella lo stesso ma non sappiamo il perché. Nel nostro ambito abbiamo una pletora di ausili elettronici che ci stiamo trasformando da protagonisti della guida in passivi fruitori di servizi. Ad esempio il cambio automatico: è comodo ma ci sottrae la gioia di assaporare la guida.

“…eeeh ma con le potenze di oggi il doppia frizione gestisce il motore meglio del manuale…”. Può essere ma io voglio la leva di ferro, voglio decidere io come e quando cambiare. Dicono che l’invadenza di tanta elettronica serva a rendere più sicura la guida. Forse. Ma così deleghiamo tutto ad un chip e noi perdiamo la capacità e il gusto di guidare bene, di prevedere, di valutare e di accumulare esperienza con l’aggravante di sentirci falsamente sicuri e protetti per poi schiantarci ugualmente. Le moto stanno prendendo la stessa piega, non in senso di curva però. Santo ABS che se l’avessero introdotto prima sarebbe stato meglio, ben venga il controllo di trazione che sul bagnato ci aiuta ad evitare di vederci la ruota posteriore che ci sorpassa, ma il resto? Radar/cambio semi-attivo/sospensioni adattative/angolo cieco/ sensori di corsia/schermi a colori ecc. ecc. ma servono davvero? Non voglio i colori, voglio le lancette.

“… eeeh ma la tecnologia va avanti…” Sì, ma chi sale su di una moto deve sapere quello che fa, deve minimizzare i rischi a prescindere dai controlli, deve pensare con la sua testa e non con quella di chip, deve godersi la guida, sentire le reazioni annusare l’aria e analizzare l’asfalto, deve imparare a cambiare quando è il momento, capire come e quando aprire la manetta, imparare a frenare il giusto. La moto è fisica pura, rapporto simbiotico, è l’emanazione di te stesso quindi meno intermediari ci sono meglio è, altrimenti vai in macchina. La moto è maschia (si può dire o è patriarcato?). Vogliamo parlare di pesi e dimensioni? Sembrano SUV. Dove sono finite leggerezza e agilità? Ho l’impressione che stiano diventando sempre più impersonali, piatte, monotone e per compensare tale tristezza gli stilisti s’inventano bizzarrie estetiche inqualificabili, guardare l’ultimo EICMA per credere. Dove sono finiti lo stile, l’armonia e il bello? I colori dominanti: nero, grigio, grigio chiaro, grigio scuro, grigio topo… che noia. Motori sempre più potenti e sempre più imbrigliati dalle le mappe. Poi magari sei costretto ai 30 Km/h che neanche riesci a tenere la prima… lasciamo perdere dai.

“…eeeh ma oggi l’utente esige tutte queste cose…”. È cambiato l’utente o stanno imponendo delle scelte obbligate? L’utente compra ciò che offre il mercato in quel preciso momento e i produttori, per giustificare prezzi alti, stanno sfornando oggetti scintillanti e inutilmente complicati che però generano uno stuolo di ignoranti. Ignoranti di tecnica e di vera passione per la guida. Sui Quattroruote o Motociclismo mi perdevo tra rapporti peso/potenza, valvole al sodio, doppi alberi a camme, quadro e superquadro, curve di coppia, frizioni anti-saltellamento e quant’altro. Sono cresciuto a pane e olio motore. Oggi vedo tante persone che comprano la moto senza passione e che vogliono ritrovare lì le stesse cose che hanno nelle auto. Vedo tanti giocattoloni che promettono di essere uguali alle auto per uomini rammolliti e comodosi, senza offesa per nessuno (si può dire o non è abbastanza inclusivo?). La moto è l’ultimo baluardo di libertà e divertimento. Penso con terrore al giorno in cui cavalcheremo motori ibridi o peggio e ci lasceremo guidare passivamente dall’Intelligenza Artificiale (parole blasfeme) quando invece vorrei un ritorno alla semplicità e purezza. Lo so sto delirando, sono confuso e ho tanti dubbi, mi attirerò una marea di critiche ma perdonatemi, sono un vecchio rimbambito farneticante e aspetto paziente il giorno in cui “il mercato” mi darà ragione. Forse mai.

Asta Bolaffi del 30 gennaio

Il 30 gennaio alle 14:30 si svolgerà in Internet live un’asta Bolaffi dedicata al giocattolo d’epoca, in cui ci saranno diversi lotti di modelli obsoleti e speciali della prima ora: Colibrì, Corgi, Dinky, Matchbox e così via. Questo il link dell’evento: https://astebolaffi.it/it/auction/776/50

24 Ore di Daytona 2024: i risultati

La vittoria della Porsche 963 del Penske Motorsports nella 24 Ore di Daytona, gara di apertura del campionato IMSA 2024, può dirsi a ragione “storica”. Prossimamente ci sarà occasione di parlare approfonditamente di questa vettura e di tutto il panorama endurance. Intanto pubblichiamo il pdf con i risultati completi della gara, disputatasi lo scorso weekend.

(foto di apertura copyright Porsche Motorsport Media)

Matrix, le novità 2024

Sono numerose le novità che il marchio Matrix (resincast 1:43 e 1:18) ha annunciato per il 2024. Ecco la lista e la gallery fotografica.

MX10201-061NEW 011:43Bentley SIII Cont.Fl.Spur Mull. green 65
MX21601-063NEW 041:43Packard Eight Station Sedan red 1948
MX21805-011NEW 051:43Studebaker power Hawk green/green 56
MX21805-012NEW 051:43Studebaker power Hawk yellow/whte 56
MX40102-042NEW 031:43Alfa Romeo 6C Superflow pininf. met. red
MX40108-111NEW 061:43Aston Martin DBS The sotheby sp. blue
MX40108-112NEW 061:43Aston Martin DBS The sotheby sp. purper
MX40108-113NEW 061:43Aston Martin DBS The sotheby sp. white
MX40108-122NEW 041:43Aston Martin 2-L Sports blue met. 49
MX40108-123NEW 041:43Aston Martin 2-L Sports black 49
MX40205-042NEW 041:43Bugatti T51 Dubos Coupe black 1931
MX40205-103NEW 021:43Bugatti T57SC Roadster vdPl open 38
MX40205-104NEW 021:43Bugatti T57SC Roadster vdPl clsd 38
MX40307-013NEW 061:43Cord L-29 Phaeton Sedan black open 1931
MX40307-014NEW 061:43Cord L-29 Phaeton Sedan black closed 1931
MX40604-043NEW 031:43Ferrari 400 Superamerica P.C. red 1960
MX40604-044NEW 031:43Ferrari 400 Superamerica P.C. red clsd60
MX41001-271NEW 011:43Jaguar XJR X300 turqoise ’94-’97
MX41001-272NEW 011:43Jaguar XJR X300 black ’94-’97
MX41001-273NEW 011:43Jaguar XJR X300 Br.r.green ’94-’97
MX41308-031NEW 071:43Monteverdi HAI GTS red 1973
MX41308-032NEW 071:43Monteverdi HAI GTS silver 1973
MX41308-033NEW 071:43Monteverdi HAI GTS white 1973
MX41801-032NEW1:43Saab 900 Safari Estate blue 1981
MX41801-051NEW 031:43Saab 900 CD Turbo grey metallic
MX41801-052NEW 031:43Saab 900 CD Turbo black
MX41801-053NEW 031:43Saab 900 CD Turbo green metallic
MX41905-011NEW 011:43Toyota HJ45 Landcruiser Crew Cab grey
MX41905-012NEW 011:43Toyota HJ45 Landcruiser Crew Cab cream
MX41905-013NEW 011:43Toyota HJ45 Landcruiser Crew Cab green
MX50102-151NEW 031:43AlfaRomeo 33-2 Coupe Spec 1969, yellow
MX50102-152NEW 031:43AlfaRomeo 33-2 Coupe Spec 1969, red
MX50205-031NEW 021:43Bugatti T57C Cabrio VanVooren Shah Iran
MX50205-032NEW 011:43Bugatti T57C Cabrio VanVooren Shah Iran
MX50301-071NEW 051:43Cadillac Coupe de Ville showcar sil/gunm
MX50301-072NEW 051:43Cadillac Coupe de Ville showcar wht/blk
MX50301-073NEW 051:43Cadillac Coupe de Ville showcar gr/red
MX50304-071NEW 021:43Citroen Projet L white 1971
MX50304-072NEW 021:43Citroen Projet L silver 1971
MX51001-091NEW 021:43Jaguar E-type Coombs Frua silver ’64
MX51001-092NEW 021:43Jaguar E-type Coombs Frua black ’64
MX51502-011NEW 041:43Opel Blitz Ecurie Bonnier yellow
MX51502-012NEW 041:43Opel Blitz Ecurie Bonnier wht/yel/blue
MXDIO001NEW 031:43Diorama showroom 1
MXL0402-011NEW Q3 20241:18Daimler DE 36 Hooper Gr Goddess r/r 53
MXL0402-012NEW Q3 20241:18Daimler DE 36 Hooper Gr Goddess r/s 53
MXL1302-021NEW Q3 20241:18MB W07 Grosser Cabriolet D blue open 36
MXL1607-031NEW 031:18Porsche 911 #147 Monte Carlo 1965
MXL1607-032NEW 031:18Porsche 911 S  #219 Monte Carlo 1967
MXR40205-011NEW 041:43Bugatti T51 Dubos Paris-Nice #44 1931
MXR50108-011NEW 041:43Aston Martin 2-L Sports Le Mans gr 49
MXR51805-011NEW 051:43Studebaker power Hawk tulip Rally #55 56

Borsa di scambio a Chamalières, 28 gennaio 2024

Si svolge oggi 28 gennaio dalle 9 alle 17 presso l’Espace Simone Veil a Chamalières (a nord di Clermont-Ferrand) la 32ma edizione della borsa di scambio organizzata dalla A.F.M.C., Arverne Ferroviaire Miniature Club.

L’evento è incentrato prevalentemente sul fermodellismo, con un’offerta di ottimo livello, ma sono presenti alcuni venditori di automodelli, soprattutto obsoleti.

Stamani abbiamo potuto individuare qualche Dinky interessante a prezzi molto competitivi (come una Renault 17TS di produzione spagnola o qualche Norev in condizioni perfette) e anche una serie di Spark che i collezionisti considerano “rare” contendendosele a cifre che oltrepassano la linea della follia, come alcune Alfa Romeo 179 F.1 e roba del genere. Anche in questo caso le richieste erano ben al di sotto di ciò che si vede correntemente su eBay o su qualche gruppo Facebook. Simpatica una raccolta di Maggiolini VW, in cui si potevano trovare pezzi di un certo interesse, come qualche vecchio Gama. Limagne Miniatures ha portato, oltre ad un consistente stock di treni e accessori in tema, anche una bella selezione di camion Tekno e LBS.

Ben rappresentata la parte bibliografica e documentaria, con almeno un paio di banchi ricchi di libri, opuscoli e riviste, soprattutto di storia delle ferrovie e del trasporto urbano. Era presenta anche qualche venditore di accessori (simpatici i led per ravvivare i plastici con i relativi veicoli in 1:87), colle e materiale da costruzione.

Soddisfacente l’affluenza del pubblico, con gli appassionati che già all’ora di apertura si sono dati appuntamento nell’ampia sala per parlare, conoscersi, confrontarsi. Ed è questa una parte fondamentale nelle borse di scambio, nate e per ora sopravvissute anche per favorire i rapporti umani non mediati da un freddo schermo di computer.

Annunciata la data della borsa di Néris-les-Bains

Si svolgerà domenica 9 giugno 2024 la 33ma edizione della borsa di scambio a Néris-les-Bains (7 km da Montluçon, nel dipartimento francese dell’Allier).

La borsa sarà ospitata preso il mercato coperto in Halle Rollin – Place de l’Eglise. Ingresso libero, apertura al pubblico dalle ore 8 alle 16.

Cult, il programma del 2024

Molto nutrito il programma 2024 del marchio Cult, modelli resincast in scala 1:18. Qui di seguito la lista e la gallery.

CML005-2 NEW 02 1:18 MB W123 Lang Diamond blue 1978
CML005-3 NEW 02 1:18 MB W123 Lang white 1978
CML008-2 NEW 02 1:18 Jaguar XK120 OTS green 1948
CML008-3 NEW 02 1:18 Jaguar XK120 OTS bronce 1948
CML008-4 NEW 02 1:18 Jaguar XK120 OTS silver 1948
CML014-2 NEW 03 1:18 Aston Martin Lagonda blue met. 1985
CML014-3 NEW 03 1:18 Aston Martin Lagonda creme 1985
CML014-4 NEW 03 1:18 Aston Martin Lagonda red met. 1985
CML065-1 NEW 02 1:18 Mini 1275 GT yellow
CML065-2 NEW 02 1:18 Mini 1275 GT orange
CML074-1 NEW 1:18 MB 280SE W126 blue met. 1980
CML074-2 NEW 1:18 MB 280SE W126 silver 1980
CML093-1 NEW 1:18 Morgan plus 8 yellow/black 1970
CML093-2 NEW 1:18 Morgan plus 8 brown/beige 1970
CML093-3 NEW 1:18 Morgan plus 8 green/black 1970
CML110-4 NEW 1:18 Ford GT40 MkIII white 1966
CML152-1 NEW 02 1:18 Austin Maxi 1750 sand glow 1971-1979 (ye
CML152-2 NEW 02 1:18 Austin Maxi brooklands green 1971-1979
CML152-3 NEW 02 1:18 Austin Maxi carmine 1971-1979 (red)
CML171-1 NEW 1:18 Volvo 850 GLT signal red 91-94
CML171-2 NEW 1:18 Volvo 850 GLT dark grey met. 91-94
CML171-3 NEW 1:18 Volvo 850 GLT white 91-94
CML176-1 NEW 1:18 Saab 99 Combi indian yellow 1975
CML176-2 NEW 1:18 Saab 99 Combi orchid white 1975
CML176-3 NEW 1:18 Saab 99 Combi opal green 1975
CML192-1 NEW 1:18 Peugeot 504 cabriolet 1983 red metallic
CML192-2 NEW 1:18 Peugeot 504 cabriolet 1983 green metallc
CML192-3 NEW 1:18 Peugeot 504 cabriolet 1983 black
CML204-1 NEW 1:18 Sunbeam Tiger 260 green 64 – 67
CML204-2 NEW 1:18 Sunbeam Tiger 260 red 64 – 67
CML204-3 NEW 1:18 Sunbeam Tiger 260 wedgew.blue 64 – 67

La IV edizione della Mostra mercato del giocattolo vintage a Piacenza

testo e foto di Riccardo Fontana

Va in scena nelle giornate di oggi e di domani la quarta edizione della Mostra Mercato del Giocattolo Vintage presso i padiglioni della Fiera di Piacenza, segnando un appuntamento di livello estremamente alto, ed in decisa ed ulteriore crescita rispetto alle pur ottime cose messe in mostra nel recente passato.

Questa manifestazione, che sta velocemente ponendosi al livello delle più alte “istituzioni” in tema di borse – una su tutte Novegro – stupisce per la varietà sia di scelta che di pregio che dispiega lungo i molti banchi presenti, bontà del tutto confermata dal gran numero di contrattazioni felicemente concluse che abbiamo potuto osservare direttamente passeggiando tra i banchi.

Dagli obsoleti di livello – spesso di estremo livello – alle stranezze, ai kit, agli immancabili banchi riservati a die-cast moderni e modelli edicolosi, proprio nulla manca, e certamente un viaggio (o una “sgambata” per i più vicini) merita certamente di essere fatta, a patto però di armarsi di ferreo self-control e di pochi soldi in tasca, perché veramente si trova di tutto, e per tutte le pretese e le tasche: da alcuni (molto poco frequenti, in verità) camion Fiat marchiati Dugu perfetti con scatola a Mercury, Solido (anche promozionali) a Togi, ai molti modelli in scala 1:24 intonsi, c’era veramente di che farsi girare la testa, ed infatti la testa ha girato: per prendere queste foto, è stato necessario fare un secondo giro, tanta era quasi l’incredulità davanti ad una simile abbondanza.

Per il futuro, questo appuntamento promette di crescere ulteriormente: da una veloce chiacchierata con l’organizzatore, Antonello Caruso, è emerso che già per questa edizione il numero di richieste di partecipazione da parte degli espositori ha ecceduto di 25 le piazzole disponibili, quindi se il trend di interesse verso questo tipo di manifestazioni dovesse aumentare o comunque mantenersi costante – e non vediamo proprio perché non dovrebbe – ci sono premesse per ulteriori salti di qualità, per quanto sia già realisticamente difficile fare di più e di meglio di quanto espresso oggi, soprattutto trattandosi di un evento che garantisce l’ingresso libero ed il parcheggio gratuito, due fatti da cui gli organizzatori di eventi nominalmente assai più rinomati dovrebbero saper prendere esempio.

Largo alle immagini dunque, certi che non potranno che rendere felici gli appassionati e, perché no, invogliare chi può a visitare la mostra nella giornata di domani.

…and now for something completely different

Testo e foto di Riccardo Fontana

Parliamo spesso, qui su PLIT, dell’easy modelling e della formidabile valvola di sfogo dallo stress giornaliero che può costituire l’elaborazione semplice ma efficace di un modello di per sé economico nella fattura e, perché no, nel prezzo di acquisto.

E ora – parafrasando i Monty Phyton, qualcosa di completamente diverso – perché armati di fiamma ossidrica passiamo dalle quattro alle due ruote, per presentare un modello davvero completamente diverso da ciò che solitamente appare su questi schermi, e cioè un’elaborazione personale (per quanto ancora momentaneamente incompiuta) di una delle più belle moto che abbiano mai calcato la sabbia africana: la Honda NXR 750 nella sua seconda declinazione del 1987, vincitrice della Parigi-Dakar nello stesso anno con Cyril Neveu e, esattamente invariata, l’anno successivo con Edi Orioli sotto le insegne del team di Massimo Ormeni.

Che dire dell’NXR? Fondamentalmente, che quella che la “massa” degli appassionati chiama semplicisticamente “Africa Twin ufficiale” con la stessa superficialità con cui accosta l’Alfa Romeo 155 1.8 Twin Spark alla V6 TI DTM, rappresenta uno dei più grandi UFO della storia del motorsport: resasi conto, a metà anni ’80, di come fosse assolutamente impossibile competere nelle grandi maratone africane con un monocilindrico, la Honda promise al suo pilota di punta – Cyril Neveu – l’arrivo di una bicilindrica con cui spazzare via la BMW e riconquistare la Dakar, che il fantino di Orléans aveva già vinto due volte con la Yamaha XT 500 e una con la Honda XR 550.

A fine 1985 arrivò così la prima NXR 750, nella bellissima livrea Rothmans tipica delle Honda (e delle Porsche) da corsa del periodo, ed immediatamente sbaragliò la concorrenza dominando la Dakar che vide la morte di Thierry Sabine.

Era una moto strana in effetti, piccolissima, raccolta, raffinata e molto curata anche dal punto di vista aerodinamico (fu la prima astronave del deserto dotata di cupolino integrato), era comunque meno potente delle Cagiva-Ducati e delle BMW boxer, ma era anche leggerissima (non arrivava ai 150 kg a secco, stracciando non solo Cagiva e BMW che superavano di slancio i 200, ma anche Yamaha e Honda monocilindriche, una cosa di un’altra galassia) ed estremamente maneggevole ed affidabile.

Il motore, un bicilindrico a V con angolo tra le bancate di 45° e quattro valvole per cilindro, non era nemmeno lontanamente parente del bicilindrico di Transalp e Africa Twin, che aveva un angolo di 52° e sole tre valvole per cilindro: se le altre dakariane vantavano – almeno motoristicamente – una parentela con la produzione di serie (e questo sarebbe valso anche per la Yamaha Superténéré che all’epoca non era ancora nata) la Honda era un prototipo dalla A alla Z, costruito con una ingente profusione materiali nobili solo per vincere.

E per vincere con il contagocce: uno dei molti record di questo mezzo stratosferico è lo score del 100% nel rapporto tra gare corse e gare vinte, che sono tutte e sole le quattro Dakar dal 1986 al 1989, quando la Honda decise per il disimpegno.

Se la versione 1986 trovò sublimazione in un meraviglioso kit firmato Tamiya in scala 1:12 (oggi divenuto rarissimo ed estremamente quotato) uscito a pochi mesi dalla conclusione della Dakar 1986 e da un die-cast cinese di incerta diffusione che altro non era se non una copia semplificata del modello Tamiya, le evoluzioni degli anni successivi non vennero mai prodotte da nessuno, se si escludono un paio di caricaturali kittini radiocomandati firmati Bandai, decisamente ingenui e fumettistici nella fattura, e certamente poco o nulla interessanti nell’ottica collezionistica.

Tanto per fare un esempio del nulla cosmico che aleggia attorno a questa moto, in un paio di foto apparse anni fa su un’importante rivista del settore, Edi Orioli appariva accanto ad un modello in scala della sua moto vincente nel 1988, che altro non era se non una Tamiya del 1986 con delle decals ricavate con trasferibili e fantasia.

Che fare volendo chiudere il buco nella propria collezione? Impazzire, tanto per cominciare: come detto i kit Tamiya non abbondano, quei pochi che si trovano costano delle cifre… importanti, e comunque le differenze tra la versione 1986 e le successive sono tali e tante da scoraggiare praticamente chiunque a buttarsi nella mischia dell’elaborazione.

L’occasione di fare qualcosa è venuta, da parte mia, qualche anno fa, quando ho trovato un rottame malamente montato di una NXR Tamiya, da cui sono potuto partire con poca spesa sicuro del fatto che, in caso di (possibilissimi) errori, non avrei buttato 80-100€ di kit “storico” nel cestino.

Cosa è stato fatto?

È stato costruito il disco del freno posteriore con tanto di pinza, cavo, e carenatura inferiore del disco con plasticard e qualche aiuto dalla proverbiale cassetta dei rimasugli, la carenatura e il cupolino sono stati rifatti pressoché da zero, con una dose di plasticard, putty e imprecazioni non da poco, così come il parafango dietro, la cassetta dei ferri, il paramotore (altra cosa difficilissima) e lo scarico.

La carenatura del disco anteriore è stata profondamente modificata a sua volta, ed in generale l’impazzimento è stato bello sentito.

La livrea, la Honda France del 1987, è stata fatta a mano lavorando di pennello, ed il risultato è qui da vedere: mancherebbe un paramano (che mancava nel rottame) e mancherebbero le decals, che sto iniziando a disegnare.

Bella? Brutta? Giudichino lorsignori, a Cyril Neveu stesso, quando gliela sottoposi al Trophée des Nations Vintage 2018, piacque non poco, quindi direi che tutto sommato possa andare.

Andrebbe solo chiusa, dopo anni ed anni di attesa.

Non easy, ma comunque modelling, e sempre nel segno del relax e della passione.

Harvey Aluminium Special

Testo e foto di Marco Nolasco

L’articolo di Riccardo Fontana sugli obsoleti a pezzi1, in particolare il passo che racconta delle sue ricerche nei mercatini delle F1 Politoys, mi ha richiamato in mente due modellini della mia collezione che affianco in un confronto perlomeno ardito ma, credo, del tutto inedito.

Il primo è un Solido della serie 100, precisamente il n.138 del 1965 che riproduce la M.T. (Mickey Thompson) Harvey Aluminium Special Chevrolet che Bill Krause non qualificò alla 500 Miglia di Indianapolis del 1963. Come è noto il modellino esiste anche in azzurro ed è questa la tinta corretta. Rossa era invece la vettura n. 83 di Duane Carter.

Il secondo è appunto una formula 1 Politoys, il n. 63 del 1964. Molti, compreso il sottoscritto, hanno pensato per decenni che questo modello, denominato H.A.S. F1, fosse di fantasia, infatti nessuna H.A.S. ha mai partecipato al mondiale piloti, ma in realtà, come insegna il bellissimo sito “Quelli della Polistil”, riproduce una vettura esistente, ancora una Harvey Aluminium Special, appunto H.A.S.; diversamente del Solido questo modello si riferisce, credo, alla versione del 1962 con motore Buick.

A proposito, vale forse la pena di notare che la Politoys non barava; anche i modellini più strani, come la roulotte o il pullmino Fiat 615, sono esistiti davvero, anche se in pochissimi esemplari.

Mentre il Solido, colore a parte, è fedele e in vera scala 1/43, come si deduce dalla quota del passo che spero si intraveda nel disegno che allego, il Politoys è un vero e proprio giocattolo che, ricordo, correva velocissimo e stabile sul pavimento, ma che richiama solo a grandi linee la vettura reale. Inoltre, tenendo per buono il passo della versione del 1963, la scala, dichiarata 1/41, è in realtà intorno all’ 1/34. D’altronde la serie delle monoposto, tutte formula 1 meno questa, la Porsche F2 e la De Sanctis F3, era la più economica e giocattolesca del catalogo Politoys. A suo favore solo la presenza dei retrovisori, anche se in posizione approssimativa e, a parer mio, i tratti più convincenti del pilotino.

Nelle foto non compaiono le scatole, la Solido perché non è a portata di mano e la Politoys perché non esiste più da decenni.

  1. https://pitlaneitalia.com/2024/01/20/obsoleti-a-pezzi/ ↩︎