| Thomas Neubauer dalla stagione 2024 è un pilota ufficiale Ferrari. Per il 24enne francese, già protagonista del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli e vincitore nel 2022 di un’edizione delle Finali Mondiali Ferrari, si apre una nuova avventura sportiva rappresentando il Cavallino Rampante nelle competizioni in pista. Il programma del pilota sarà annunciato prossimamente. Nato a Parigi l’8 giugno 1999, dopo le prime esperienze sportive con i kart e le monoposto di Formula Renault, a partire dal 2019 Neubauer ha debuttato nel campionato monomarca della Casa di Maranello e, parallelamente, ha iniziato la propria carriera nel GT sia con Ferrari sia con altri costruttori, concentrandosi nelle corse di durata in particolare dal 2021. Nel Ferrari Challenge Europe il francese, nell’arco di cinque stagioni, ha partecipato a 34 gare vincendo, nella classe principale Trofeo Pirelli con la 488 Challenge Evo, il titolo di campione alle Finali Mondiali (2022). Nel monomarca, inoltre, Thomas Neubauer ha festeggiato vittorie in eventi dal particolare peso specifico, tra le quali brilla il primo posto a Le Mans nel giugno 2023, quando la serie è stata gara di supporto della 24 Ore del centenario. Nelle ultime cinque annate Neubauer è stato incoronato campione nel GT World Challenge Europe, in classe Silver, ottenendo due titoli in Sprint Cup (2019) e in Endurance Cup (2022). In quest’ultima stagione, nella serie GT WC Europe, il ruolino di marcia del pilota ha incluso tre successi a Imola, alla 24 Ore di Spa-Francorchamps e a Barcellona; Neubauer, inoltre, è salito sul gradino più alto del podio alla 24 Ore di Dubai, e alla 24 Ore del Nürburgring in classe SP10. L’esperienza del pilota transalpino è arricchita da due partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans (2021 e 2023), in LMGTE Am, in entrambe le occasioni al volante di una Ferrari 488 GTE. |
Volanti & Tornanti: le corse di Edoardo Lualdi Gabardi
Mi è sempre piaciuto molto lo stile di Danilo Castellarin, fresco, appassionante ma anche preciso – quando si deve – nelle ricostruzioni storiche. E’ uscita l’anno scorso per i tipi dell’Automoto Club Storico Italiano una biografia di Edoardo Lualdi Gabardi, uno dei protagonisti assoluti delle corse anni ’60, in particolar modo dello cronoscalate. I lettori perdoneranno il poco elegante riferimento autobiografico ma al tema tengo in modo particolare perché Lualdi fu uno dei primissimi personaggi che mi riuscì di intervistare quando giovanissimo iniziavo una carriera che in un modo o nell’altro mi avrebbe consentito di partecipare alle vicende dall’automobilismo sportivo spesso in prima persona e in ogni caso evitando il più possibile di sbirciarle dal buco della serratura. Tra l’altro in quello stesso anno – sarà stato il 1995 o il 1996 – intervistai per Four Small Wheels diretto da Brian Harvey anche Peter Schetty, che di Lualdi parlò al momento di raccontarmi della Ferrari 212E. Vedi i casi della vita. “La 212E la prese poi Lualdi”, mi disse nel suo ancora eccellente italiano, finendo la frase quasi ridendo, come per dire: “erano in tanti a volerla ma il Vecchio la dette a lui”.

Quello di Castellarin è un libro vivace, non sistematico: si narrano le vicende sportive di Lualdi, complete anche in virtù delle molte giornate che l’autore ha potuto trascorrere col protagonista, raccogliendo ogni tipo di ricordo, di storia, di aneddoto. Lualdi fu un privilegiato: da quando, nel 1953, riuscì ad acquistare una Ferrari 166 Spyder dal concessionario milanese di Franco Cornacchia, inaugurò una lista quasi incredibile di vetture del Cavallino, con le quali vinse – a volte stravinse – per quasi quindici anni in giro per l’Italia. E’ appena il caso di ricordare la 250 GT, la 250 GT TDF, la 250 GT SWB, le due 250 GTO (modello ’62 e ’64), la 196 SP Dino, la 250 LM, la 206 S Dino e – in ultimo – la 212E campionessa europea della montagna nel 1969 con Schetty. Prima, dopo e in mezzo, tante altre vetture, come Lancia, Maserati, OSCA, Abarth, Osella. Insomma, una carriera coi fiocchi, al livello dei professionisti. Nel libro, Castellarin non manca di inserire lunghe ma tutt’altro che peregrine digressioni su altri piloti che Lualdi lo sfidarono lealmente e lo conobbero bene, da “Noris” a “Riccardone”, da Patria a Biscaldi. La narrazione della vita agonistica di Lualdi procede quasi per flash, in un ipotetico film in cui appaiono per scomparire e poi ritornare volti noti, auto, gare, ambienti, città periferiche e posti importanti.
Ne esce fuori un affresco molto vivido dell’epoca d’oro delle salite, reso ancora più avvincente da un intermezzo composto di decine d’immagini in bianco e nero e a colori, molte delle quali mi paiono del tutto inedite. Interessante l’antologia di spezzoni di articoli dell’epoca (Auto Italiana, Autosprint, ma anche quotidiani come la Gazzetta del Mezzogiorno) che rivela un modo forse ormai inusuale, magari per certi versi ingenuo o obsoleto, di raccontare lo sport dell’automobile.
Consiglio vivamente questo volume a tutti gli appassionati di gare, un prezioso contributo alla storia dell’automobilismo italiano, che negli ultimi anni è stata valorizzata da tante eccellenti ricerche.
Danilo Castellarin, Volanti & Tornanti. Le corse di Edoardo Lualdi Gabardi. Presentazione di Piero Ferrari, Libreria Automotoclub Storico Italiano, Torino 2023, pagg. 232, copertina cartonata, € 26,00 [ISBN 978-88-98344-92-5]



Obsoleti a pezzi
testo e foto di Riccardo Fontana
Il collezionismo di automodelli è veramente quanto di più vario si possa immaginare: letteralmente ogni appassionato lo percepisce e lo vive un po’ come vuole, anche perché fondamentalmente il bisogno di collezionare dei pezzetti di vario materiale dotati di routine è diretta espressione delle più recondite sfumature del suo animo.
Sfumature, ecco: qualche maligno – probabilmente abbastanza realista – sostituirebbe il termine con “disagi” o con “insicurezze”, ma il concetto di fondo è sempre quello, il soddisfacimento di un bisogno interiore cui è difficile dare una connotazione ben precisa, e che però esiste e pulsa.
Per me la bellezza del collezionare auto (e moto) modelli viene alimentata soprattutto dal non sapere mai cosa capiterà a questo o a quell’evento, dal ritrovamento fortuito ma estremamente piacevole, che poi sarebbe riassumibile – altrettanto malignamente che sopra – con il caro vecchio concetto dello “scovare la perla in mezzo alla rumenta”, trovare il “bello ” dove nessuno guarda.
Non c’entra neanche tanto lo spendere poco, quello è diretta conseguenza del trovare modelli particolari negli anfratti più improbabili di fiere e borse, quanto proprio a quel senso di “sortie de grange” di puro respiro automobilistico o motociclistico “reale” che certi modelli sanno dare: ricordo quando trovai un’Alpine A106 della CIJ in condizioni più che accettabili in un mercatino piccolissimo, o quando durante un Viaggio in Normandia, in un Brocante permanente sulla route nationale, rimasi scioccato dal trovare appesa al muro un’Alpine A220 CIJ di quelle in scala 1:3 che montavano un motore a scoppio e si usavano negli eventi di contorno della 24 Ore di Le Mans (che ovviamente non presi, per ragioni facilmente intuibili, che fluttuano dal “dove la metto per portarmela via?” al “porto anch’io l’orologio sopra il polsino, ma il portafoglio dell’Avvocato non sono ancora riuscito a copiarlo”).

Lo stato di conservazione dei modelli è un fattore che ha iniziato abbastanza tardi e progressivamente a farsi spazio tra le mie priorità: da bambino giravo i mercatini cercando le F1 della Politoys ed ero contentissimo di trovarle anche se rotte o incomplete (tutto il mio mondo relativamente alla passione per gli obsoleti nacque dalla ricerca spasmodica della Ferrari 312 B3 in scala 1:16 della Polistil, cui poi si unì il KTM 250 del ’74 della Protar in scala 1:9), e poi scoprii tutto il mondo sterminato e super affascinante che componeva il concetto di automodello obsoleto, abbracciando una filosofia che penso mi accompagnerà a vita: imparai passo a passo come fosse decisamente meglio evitare di buttarsi sul primo rottame (a meno di non voler fare ricambi, che è sempre opera utile nonché pragmatica) ma concentrarsi piuttosto su esemplari migliori, di qualità certamente maggiore.
La scatola di fatto non mi interessava, la consideravo quasi un inutile lusso, e questo stato di cose è continuato per un bel po’ di tempo, fino praticamente agli albori della mia unione con PLIT, vero momento zero del mio essenzialmente irreversibile “infighettimento modellistico”: oggi, a meno veramente di non trovare qualcosa di più che irrinunciabile (tipo un Togi perfetto a 20€) faccio moltissima fatica a comprare modelli che non siano intonsi e con scatola, pur non arrivando ad esagerare con le pretese, ma a questo punto si pone il problema di “come guardare” ciò che è stato comprato in tanti anni di passione (che è veramente tanta roba).
Molto semplicemente, la soluzione è venuta da sé: iniziare a comprare le scatole vuote, rigorosamente originali, e cercare di “completare” quanti più modelli possibile, valorizzando al massimo quanto è stato accumulato piuttosto che darsi all’acquisto in un certo senso compulsivo di sempre maggiori quantitativi di modelli (che comunque arrivano, inevitabilmente).
È anche un buon modo per cercare di darsi una regolata, e sicuramente può dare soddisfazione, e può ricordare comunque il senso di leggerezza che inevitabilmente deve poter accompagnare questo hobby.
Può venire utile tutto, anche recuperare il classico “rottamino” a pochi centesimi al mercatino sotto casa, perché anche ricavare un modello perfetto mischiandone due imperfetti è un ottimo esercizio di passione (si vede che restauro anche auto e moto vere?).
Flessibilità dunque, e “zero menate”, ma anche criterio, sempre fondamentale da che mondo e mondo, anche nelle cose frivole e scriteriate per loro stessa natura come il collezionismo.
Vivete bene quindi, e fate ciò che vi fa sentire bene: qui nessuno vi giudicherà, perché noi siamo molto peggio di voi.
Senza nessuna eccezione.
FIA-WEC 2024: Peugeot annuncia i due equipaggi delle 9X8 Hypercar
Con l'inizio della stagione 2024 del FIA World Endurance Championship (WEC) previsto per il 24 e 25 febbraio, in occasione del prologo in Qatar, il Team Peugeot TotalEnergies entra in dirittura d'arrivo dei suoi preparativi.
L'integrazione di Stoffel Vandoorne nel team dalla scorsa stagione è stata l'occasione per ripensare la composizione degli equipaggi delle due Peugeot 9X8 Hypercar.
Mikkel Jensen, Nico Müller e Jean-Eric Vergne faranno ora squadra sulla vettura #93; Paul Di Resta, Loïc Duval e Stoffel Vandoorne condivideranno il volante della #94.
La 24 Ore di Le Mans a Rétromobile
Anche quest'anno, il salone Rétromobile, si prepara ad ospitare uno spazio (Padiglione 1, stand M - 035) che mette in risalto la 24 Ore di Le Mans e il suo Museo. I visitatori avranno l'opportunità di scoprire due vetture eccezionali, la Porsche 919 Hybrid LMP1 e la Tank Chenard. Durante tutta la settimana del salone verranno proposte anche attività (sessioni autografi, presentazioni di prodotti su licenza, ecc.) e un concorso che permetterà di vincere la Peugeot 9X8 della Lego.
La 919 Hybrid è stata donata al Museo della 24 Ore di Le Mans dalla Porsche nel 2020. Con le sue tecnologie all'avanguardia e il suo motore ibrido, questa vettura ha segnato la sua epoca, ottenendo tre vittorie sulla Sarthe (2015, 2016, 2017).
L'altro gioiello di questa esposizione è la Chenard Tank, due volte partecipante alla 24 Ore di Le Mans nel 1925 poi nel 1937, e vincitrice del Bol d'Or Automobile 1937. È considerata il primo prototipo della storia della 24 Ore: vettura con telaio e carrozzeria specifici, dal design aerodinamico, niente più a che vedere con le roadster dell'epoca. Charles Rigoulot, che la iscrisse a Le Mans nel 1937, era considerato l'uomo più forte della terra ed era stato campione olimpico di sollevamento pesi ai Giochi di Parigi del 1924.
Martedì 30 gennaio alle 20.15 si svolgerà inoltre una conferenza stampa presso lo stand ACO. L'occasione per scoprire il programma della 24 Ore di Le Mans e i nomi degli artisti che si esibiranno nel corso della settimana di gara.
Easy modeling… un anno dopo
di Elio Venegoni
Qualcuno forse si ricorderà dell’easy modeling, del quale scrissi circa un anno fa…1
L’easy modeling è praticamente un modo di fare modellismo senza troppi pensieri, lavorando su soggetti generalmente di basso costo in modo da non doversi preoccupare troppo di eventuali errori e senza ricercare spasmodicamente la fedeltà storica; se il modello è corretto bene, se non lo è molto… può andare bene lo stesso!
L’importante è solo divertirsi, in definitiva. Chiaramente esistono poi molteplici sfumature, dovute al gusto ed all’abilità del singolo modellista; c’è chi si limita ad elaborazioni semplici (applicazione delle decals, aggiunta o modifica di qualche particolare e poco altro) ma c’è anche chi ricorre persino all’uso di tecniche d’invecchiamento mutuate dal modellismo militare.
Io rientro nella prima categoria, quella dei modellisti “lazzaroni”, per così dire. A me piace fare lavoretti semplici, applicare le decals e poco altro; non voglio complicarmi la vita con lavori più impegnativi, anche e soprattutto perché non sarebbero alla mia portata, ahimè…
Proprio recentemente mi sono preso una pausa, dirottando momentaneamente le mie attenzioni sulla scala 1/64 anziché sullla “solita” 1/43. Questa scala è molto diffusa soprattutto negli Stati Uniti e la reputo perfetta per fare un po’ di easy modeling.

Negli States sono tuttora attive soprattutto Mattel, con il suo marchio Hot Wheels, e Greenlight; entrambe sfornano decine e decine di riproduzioni di ogni genere.
Hot Wheels è una linea che si può definire ormai storica, è attiva dal 1968 ed ha accompagnato la crescita di milioni di ragazzini, con le sue sovente strampalate “macchinine”, inizialmente soprattutto muscle cars ed hot rods.
Il marchio americano si distingue anche per una notevole poliedricità in quanto, nei vari anni, sono state commercializzate anche piste elettriche, motociclette, trenini ed aeroplani…
In Italia si chiamavano Brucia Pista e, dal 1970 al 1981, vennero vendute come Mebetoys Flying Colors.
Nomi altrettanto curiosi furono adottati in molti altri paesi, con il tempo però si affermò definitivamente il marchio originale Hot Wheels.
Come quasi tutti i ragazzini appassionati di “macchinine” anch’io ne ho comprati a decine, da giovane.
Avendo la fortuna di avere due fratelli con passioni simili mi sono divertito per anni ad organizzare gare sui pavimenti delle nostre abitazioni, ricavando i “circuiti” con pastelli che riproducevano i cordoli delle piste e fumetti messi a mo’ di muretti. Erano sfide davvero infuocate e non di rado, nelle dispute che si accendevano con frequenza, volava anche qualche manrovescio!
Neanche a dirlo, io ero il più appassionato e meticoloso; curavo amorevolmente i modellini della mia “scuderia” e spesso li elaboravo anche un po’, con adesivi trasferibili e pennelli… ero purtroppo anche il più scarso, però, e vivevo ogni sconfitta in maniera bruciante! Altri tempi, davvero altri tempi; i videogiochi del Commodore 64 sarebbero arrivati solo in seguito e l’infanzia dei giovani sarebbe cambiata in maniera piuttosto netta ma questo è un altro discorso…
Greenlight è invece un’azienda ben più recente rispetto a Mattel, è stata fondata nel 2002 ed ha sede ad Indianapolis.
I modelli Greenlight, a differenza degli Hot Wheels, concedono meno spazio alla fantasia e si rivolgono principalmente ai collezionisti, immettendo sul mercato anche riproduzioni in scale più grandi. L’1/64 fa la parte del leone, comunque, e la produzione è davvero sterminata. Sono modelli piuttosto curati, in generale, purtroppo però nella scala più piccola si rileva qualche semplificazione, per non dire inesattezza storica, e tradiscono un po’ la loro genesi yankee.
Per divertirsi con l’easy modeling i prodotti di entrambi i marchi sono però perfetti: costano poco, sono reperibili con facilità e l’offerta è molto ampia.
Andrebbero poi citati altri produttori, per dovere di completezza. La francese Majorette è un altro marchio storico, purtroppo la scala è spesso approssimata e questo ai miei occhi svilisce un po’ queste riproduzioni in quanto, da un’azienda europea, a torto o a ragione tendo ad aspettarmi un maggiore rigore ed una più accurata fedeltà storica rispetto ai modelli made in USA. Anche il catalogo è meno vasto, le lacune sono numerose e questo è un vero peccato, a mio modo di vedere.
Discorso per certi versi analogo si può fare per Norev; sto ancora aspettando una riproduzione ben fatta dell’Alpine A110, solo per fare un esempio, e questo la dice lunga…
Sono infine apparse sul mercato le ditte orientali, come era ovvio aspettarsi, e bisogna onestamente riconoscere che grazie a loro la scala 1/64 si sta diffondendo in maniera sempre più penetrante.
Al netto dei difetti che ancora permangono nei modelli di produzione (prevalentemente) cinese, infatti, la qualità ha fatto passi in avanti da gigante ed ora si può parlare a piena ragione di modelli da collezione a tutti gli effetti.
Tra i marchi che si distinguono per l’ampiezza dell’offerta e per la qualità intrinseca delle piccole quattroruote vi sono per esempio Truescale, che vende i suoi prodotti con il marchio MINI GT, e l’ancora poco conosciuta Tarmac Works.
Cito soprattutto quest’ultima azienda perché sono innamorato di questi modelli; tempo fa mi capitò di acquistare una RWB 964 Tiffany in 1/43 (per quei pochi che non lo sapessero le RWB sono delle Porsche elaborate dal “tuner” giapponese Akira Nakai, io ho un debole per queste auto). Folgorazione! Il modello era davvero bellissimo, equivalente ad uno Spark molto curato (questo degli Spark non sempre lo si può dire), inoltre presentato con una teca in tinta davvero splendida, e questo fece scattare la scintilla.
Tarmac Works (e dietro questa ditta suppongo proprio che ci sia la presenza della stessa Spark) produce sia in scala 1/43 che in scala 1/64 e la parte del leone la fanno proprio questi ultimi modelli; recentissimamente ho acquistato una Porsche 911 Carrera RSR 3.8 ed una Ferrari F40 del campionato italiano GT, entrambe eccellenti, e credo proprio che il neonato interesse per la scala piccola (escludendo il “fattore” Hot Wheels di quando ero ragazzino) sia scaturito soprattutto per merito loro.
Insomma, per farla breve è nata una passione dentro una passione; io sono piuttosto ondivago e chissà quanto durerà, però per ora me la godo e mi diverto assai.
Ho in seguito scoperto – con una certa sorpresa – che esiste tutto un micromondo che gira intorno a questi modelli sessantaquattro volte più piccoli del vero: soprattutto adesso che si sta diffondendo sempe più la stampa in 3D stanno fiorendo attività legate alla produzione di figurini, ruote ed accessori vari che fanno presagire un futuro roseo per questo settore e, siccome io sono innegabilmente un po’ matto, è venuta voglia anche a me di provare a produrre qualcosa!
Sarà un flop o un successo? Sinceramente non mi interessa poi troppo, quello che conta è che mi diverta: è questo il mio “successo” e posso dire che, in questo senso, sono più che appagato!
L’1/64 e l’easy modeling stanno ridando nuova linfa alla mia passione per cui che dire? Avanti così, lunga vita a questi modelli e ad una maniera di fare del modellismo meno complicato, meno maniacale e più spensierato!
Modelli del passato: Porsche 911 Carrera RS Solido per MRE
La Porsche 911 Carrera RS (art.24) è stata una delle referenze di maggior successo di Solido, tanto da essere ampiamente sfruttata fino agli anni duemila, passando ovviamente anche per la gamma Verem. Il modello si prestava a tante elaborazioni, specie negli anni settanta e ottanta, un periodo in cui, tanto per fare un esempio, quasi tutte le vetture di Le Mans erano ancora inedite, per non parlare delle versioni del Tour Auto o di quelle da rally. Michel Elkoubi di MRE decise di utilizzare il Solido per il suo transkit Martini test Le Mans 1973, ordinando nel 1976 un certo quantitativo di esemplari completamente argento (carrozzeria e fondino, coi paraurti incorporati). Un surplus di modelli di questo lotto venne poi venduto ufficiosamente dalla Boutique Auto Moto, impiegando la scatola standard arancione. La BAM stessa aveva fatto produrre a Solido alcune colorazioni speciali per le sue decals (ad esempio vettura gialla con paraurti rossi), e anche Grelley distribuiva un modello particolare, in bianco con paraurti rossi. La 911 Carrera RS tutta in argento non fu l’unico modello commissionato direttamente a Solido da MRE: ci fu anche un’Alfa Romeo 33TT12, ref.41, con decorazione Redlefsen (la stessa del kit ma meno problematica da applicare), diffusa dalla BAM.


Tameo kit: in lavorazione la Ferrari 312 F1 del GP USA 1969
| Il 5 ottobre 1969 andò in scena a Watkins Glen il penultimo appuntamento della stagione di Formula 1. Con il campionato piloti già nelle mani Jackie Stewart, molti piloti decisero di saltare l’evento, preferendo altri gare. La Ferrari schierò solo Pedro Rodriguez che pilotò, sotto le insegne del North American Racing Team, la 312 ancora equipaggiata col motore V12 caratterizzato dall’aspirazione all’esterno della V e dagli scarichi al centro. Tameo ha in preparazione il kit della vettura del GP degli USA, che sarà disponibile nella serie Silver Line, col numero di catalogo SLK137. |
Mazda MX-5
testo e foto di Roberto D’Ilario
La Mazda MX-5 non ha bisogno di presentazioni per cui ve la voglio raccontare per sensazioni dal vivo e in scala 1/18. La versione NA è la prima ed unica con i fari a scomparsa, la più pura e semplice, tonda e simpatica che sembra un cartone animato anzi lo è, visto che era presente in coppia anche nel film Cars nei panni di Mia e Tia fans di Saetta McQueen. Un’auto tascabile che sprigiona una sorta di magia per il piacere di guida e la complicità che trasmette, è sincera e divertente, ti insegna a guidare con lo sterzo diretto, il cambio da riferimento e ti avverte con grazia sculettando quel tanto che basta. Il motore non è un fulmine e va tenuto tra i 4.500 e i 7.000 giri come una moto, ci vorrebbe quello dell’ultima versione ND, gran bel pezzo. Comunque sorriso assicurato e brutti pensieri che scappano via. Auto galeotta. Il modello in metallo 1/18 è della Gate, linea facente parte del gruppo AUTOart insieme a Gateway e UT Models. La produzione risale al 1999 nei colori rosso, verde, blu, argento e nel 2000 vennero messi in commercio i kit con gli stessi colori. Le linee sono indovinate, specchi maniglie frecce fanalini di posizione ben riprodotti, c’è persino l’alloggiamento cromato dell’antenna. Sul cofano c’è il logo Mazda e non la scritta per esteso sotto il faro sinistro, segno che hanno preso a riferimento la versione dopo il 1993, mentre nel posteriore mancano totalmente le scritte cromate MX-5/Mazda. Belli i cerchi a 7 razze ma senza valvola di gonfiaggio e pinza freni, interni corretti e sedili giusti con il poggiatesta integrato. La plancia verticale riproduce autoradio e condizionatore, anche questi non di serie nella primissima produzione. Unico neo è il volante che non assomiglia per nulla all’originale e neanche ai MoMo successivi. Peccato. Ci sono 4 aperture con i tagli accettabili e meccanismi di apertura importanti ma obbligatori visto il materiale usato. Bagagliaio con ruota di scorta e motore ben riprodotto, qualche tocco di colore e la scritta Mazda sulle testate sarebbe un bel vedere. Il sottoscocca riproduce la meccanica e lo scarico cromato. La cosa più urtante è la verniciatura della scocca nella parti interne e nelle aperture, a tratti assente in altre con spruzzi sommari che non coprono bene il metallo. Ma perché? Comunque un modello accettabile vista l’anzianità del progetto. Sarebbe interessante un confronto con le Kyosho che però hanno la guida a destra. Mentre scattavo le foto mi scappava da ridere perché mi sono accorto che stavo “giocando a macchinine” come un bambino. Potenza dei modellini! Ultima nota sull’esemplare vero delle foto: è ASI Targa Oro immacolata, tutta originale con hard-top e prima vernice con soli 49.000 Km veri verissimi.
Guai a chi me la tocca perché è il mio giocattolo preferito, tutta mia, è il mio tesssoro (Gollum docet).







































Artcurial a Rétromobile 2024: Racing, Flying & Yachting
Appuntamento finale di Rétromobile 2024 di Artcurial Motorcars, la vendita Racing, Flying & Yachting presenterà una selezione eclettica e variegata, inclusa la collezione di rare opere di Géo Ham.
Saranno presentati 142 lotti, di cui il 60% senza prezzo di riserva. Dalla raccolta di un collezionista che espone le Grandes Heures de Tyrrell ai bagagli Ferrari e Lamborghini, diversi orizzonti si uniranno per suscitare l’entusiasmo degli appassionati.
Durante l’evento, le tute appartenenti al Maître Hervé Poulain saranno vendute anche a beneficio dell’Association Médicale des circuits du Mans.
Catalogo ufficiale di questa vendita, scaricabile qui sotto in formato pdf.
