Sono passati cinquant’anni dalla morte di François Cévert, avvenuta a Watkins Glen il 6 ottobre 1973. A Epoqu’Auto, in svolgimento all’Eurexpo di Lione questo weekend, la Elf ha reso omaggio al pilota francese con una retrospettiva che include alcune delle sue vetture più famose, dalle March e Tyrrell di Formula 1 alla Matra sport-prototipo, dall’Alpine A110 alla Ford Capri. Presente anche una bella serie di piccoli diorami in 1:43.
Squadra che vince non si cambia e i 300 volontari del club delle 3A hanno lavorato duramente nel corso dell’ultimo anno per approntare la 44ma edizione di Epoqu’Auto che ha aperto le sue porte ieri 10 novembre all’Eurexpo di Lione.
Su una superficie di 80.000 mq, la disposizione dei vari stand è stata ulteriormente razionalizzata e la visita alla manifestazione è ora più facile e intuitiva. Il percorso blu che unisce la Hall 3 alla Hall 7 passando per la 4, 5 e 6 resta un modo rapido e sicuro per toccare i punti strategici del salone senza perdersi niente.
Quest’anno sono una decina le raccolte tematiche che caratterizzano Epoqu’Auto: per citarne alcune, le Peugeot da rally, le Cadillac, i mezzi pesanti della fondazione Berliet, le Talbot, la retrospettiva su François Cévert organizzata da ELF e lo spazio Autodiva sulle storiche e le cronoscalate.
Epoqu’Auto è anche – naturalmente – vendita di modelli in scala (eccezionale l’offerta in questo 2023, come vedrete a parte), libri, accessori e memorabilia, oltre che attività di club. Non meno di 600 stand e 180 club di marca sono presenti quest’anno. Epoqu’Auto si chiuderà domani 12 novembre.
Si è aperta ieri 10 novembre alle 9 la quarantaquattresima edizione di Epoqu’Auto. Fin dalle ore del mattino lunghissime code si sono formate agli accessi dell’Eurexpo di Lione, a conferma che la manifestazione lionese è ormai una delle più frequentate (e apprezzate) d’Europa. Seguite PLIT oggi e nei prossimi per una copertura dell’evento.
La Scuderia Ferrari e i suoi piloti sono pronti a vestirsi con colori speciali in occasione del ritorno della Formula 1 a Las Vegas, negli Stati Uniti. Sono passati 41 anni dall’ultima volta che si corse nella città più grande dello stato del Nevada, quando le monoposto si diedero battaglia su un circuito allestito nel parcheggio del celebre Caesars Palace. Nel 1982 il calendario prevedeva addirittura tre gare negli Stati Uniti, esattamente come quest’anno. Quest’anno è arrivata anche Las Vegas, dove per la prima volta si correrà in notturna, con partenza sabato 18 novembre alle ore 22 locali (7 CET).
La prima epoca d’oro. La Scuderia Ferrari ha preso parte a tutte le edizioni del campionato del mondo di Formula 1 e ha dunque vissuto da protagonista la prima epoca d’oro della categoria in America. Nel 1971, al volante della 312 B, lo statunitense Mario Andretti si impose nel Gran Premio del Sudafrica svegliando l’interesse d’oltreoceano per la Formula 1. Negli anni successivi al pilota italoamericano si affiancarono altri nomi importanti come quello del newyorkese Peter Revson e quello della stella Mark Donohue, che seguì nell’avventura in Europa il grande proprietario di team Roger Penske. Oltre agli statunitensi erano anni in cui in pista c’era un’incredibile quantità di talenti: piloti come Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi, Niki Lauda, Jody Scheckter, Clay Regazzoni, James Hunt e Gilles Villeneuve, star assolute della Formula 1 che fecero decollare la popolarità di questa disciplina facendo crescere anche l’interesse di molti sponsor. In nove anni dunque, dal 1976 al 1984, negli Stati Uniti si disputarono ben 19 corse valide per il Mondiale cui vanno aggiunte nove edizioni del Gran Premio del Canada, che portano il totale delle corse nordamericane a 28.
I colori. La Scuderia Ferrari visse negli anni della prima epoca d’oro della Formula 1 in America alcune delle sue pagine più memorabili, con Niki Lauda, vincitore di due titoli mondiali (1975 e 1977) nonché di un Gran Premio a Watkins nel 1975, ma anche con Clay Regazzoni, primo a Long Beach nel 1976, Carlos Reutemann, re a Watkins Glen 1978, e con Gilles Villeneuve che nel 1979 fece sua sia la corsa di Long Beach che quella di Watkins Glen con la mitica 312 T4. A quei tempi sulla carrozzeria delle Ferrari oltre al rosso c’era molto bianco, che la Scuderia ha deciso di riscoprire in occasione del ritorno a Las Vegas, modificando la livrea della SF-23 rendendola unicamente bianca e rossa. Fondamentale nella realizzazione di questa particolare grafica è stata la collaborazione con i partner della Scuderia, che hanno accettato di modificare i propri colori per sposare il progetto, e in particolare con Puma che ha curato tute e divise del team. Anche Charles e Carlos sono stati felici di sposare l’iniziativa: a Las Vegas i loro caschi saranno dunque ispirati al Gran Premio e avranno i colori bianco e rosso, al pari della tuta speciale da gara.
Back to Vegas Collection. Il ritorno della Formula 1 a Las Vegas sarà celebrato anche con una serie di iniziative speciali che valicano i confini della pista. I fan e gli appassionati avranno infatti a disposizione una serie di capi e accessori in edizione limitata che vedranno protagonisti proprio il bianco e il rosso. Puma e Scuderia Ferrari presentano due collezioni disegnate in collaborazione con l’artista californiano Joshua Vides, celebre per il suo estro creativo in grado di trasformare oggetti reali in sketch. La capsule si chiama Back to Vegas Collection e in essa emerge la cifra stilistica di Vides, che reinterpreta il motorsport attraverso una serie di prodotti – dall’apparel agli accessori – che rendono omaggio all’epoca d’oro della Formula 1 in America. In questa collezione, pensata per essere indossata in pista così come ogni giorno, l’iconico rosso Ferrari si unisce al bianco, proprio come sulle carrozzerie degli anni 70 e sulla livrea delle SF-23 a Las Vegas. Per i tifosi e gli appassionati sarà disponibile la collezione Replica in edizione limitata ispirata alle divise della Scuderia: la capsule include una selezione di polo, felpe e capellini, ed è pensata in particolare per coloro che seguiranno il GP di Las Vegas e vorranno mostrare il loro supporto al team.
Ray Ban e Ferrari pop-up boutique. Anche Ray Ban, da tempo Team Partner di Scuderia Ferrari, celebrerà il ritorno a Las Vegas con un lancio speciale, quello dell’iconico occhiale Aviator in una variante interamente dedicata a questo memorabile evento: il modello per Las Vegas è caratterizzato da montatura in metallo, aste in fibra di carbonio e una versione speciale del celebre Scudetto con il Cavallino Rampante in linea con il trend scelto dalla Scuderia per il ritorno nella città del Nevada. Da segnalare infine che, dal 13 al 20 di novembre, Ferrari inaugurerà una pop-up boutique presso il Bellagio Hotel dove sarà possibile acquistare le collezioni moda disegnate dal direttore creativo Lifestyle di Ferrari, Rocco Iannone.
Nicklas Nielsen continuerà a essere un pilota ufficiale del Cavallino Rampante. Il danese, classe 1997, ha rinnovato il contratto con Ferrari e proseguirà il percorso professionale che lo vede impegnato nelle principali competizioni endurance.
Nella stagione 2023 Nielsen ha partecipato al FIA WEC gareggiando con la 499P numero 50, condivisa con Antonio Fuoco e Miguel Molina, impegnata nella top class del Mondiale endurance dove l’equipaggio ha ottenuto quattro podi – a Sebring, Portimão, Monza e in Bahrain – e due pole position – nei round americano e a Le Mans, concludendo al terzo posto in classifica Piloti.
Nella medesima annata il danese ha gareggiato con la nuova 296 GT3 del team AF Corse – Francorchamps Motors nel GT World Challenge Europe – Endurance Cup, vincendo la gara di Barcellona con Alessio Rovera e Robert Shwartzman, prendendo infine parte ad alcune prove dell’ELMS con la 488 GT3 Evo 2020.
“Sono molto contento di aver rinnovato il contratto con Ferrari, credo che insieme abbiamo trascorso ottime stagioni, in particolare quest’anno con l’Hypercar, e non vedo l’ora di continuare questo viaggio proseguendo lo sviluppo della 499P in vista della stagione 2024” commenta Nielsen, vincitore nel 2018 del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Europe.
La soddisfazione per il rinnovo emerge anche dalle parole di Antonello Coletta, Global Head of Endurance e Corse Clienti: “Nicklas è un pilota veloce, giovane, cresciuto nella famiglia Ferrari dove, in seguito alla vittoria nel monomarca, ha inanellato almeno un titolo internazionale in ogni stagione sino al 2022, prima di concludere in terza posizione quest’anno nella classifica Piloti del FIA WEC. Il rinnovo del suo contratto ci rende orgogliosi”.
Questa settimana è quella dell’EICMA, il che vuol dire da un lato un casino infernale per chi, come il sottoscritto, lavora esattamente davanti alla fiera di Rho, ma dall’altro un sacco di gustose novità per gli appassionati di moto, altra categoria che – peraltro – vede il sottoscritto tra le sue fila.
In realtà l’aberrante invasione di cinesi e cinesate che anche il motociclismo sta attraversando è utile a spegnere parecchie pulsioni un po’ in tutto l’ambiente (mi dispiace per i molti giornalisti che ormai da tempo provano ad accostare l’attuale “invasione” di marchi cinesi con l’arrivo dei giapponesi a fine anni ’60, vista l’estrema dedizione di piglio e mentalità esistente tra giapponesi e cinesi non è né sarà mai neanche lontanamente la stessa cosa, e per fortuna, aggiungerei) ma comunque qualche novità “succulenta” c’è.
Oh se c’è…
Accanto alla Ducati che compie il suo ritorno tra i monocilindrici dopo oltre cinquant’anni dichiarando di fatto una guerra totale ad una KTM sempre più focalizzata a produrre discutibili motorette indio-cinesi per ragazzini “dopati” ad energy drink e dimentica delle sue vere radici, c’è stata la presentazione di un qualcosa la cui reale portata forse non è stata ben colta dai più: la triade di kit di trasformazione GYTR dedicati al Yamaha Ténéré 700 World Raid.
I motivi che fanno di una serie di kit una delle novità più eclatanti di un salone importante come EICMA sono presto detto: la “triade” di cassette messe a punto da Genuine Yamaha Technology Racing permette a (QUASI) ogni appassionato di costruirsi una dakariana bicilindrica ufficiale, figlia spirituale perfetta delle astronavi del deserto degli anni ottanta e copia praticamente perfetta delle moto di Alessandro Botturi e Pol Tarres che così bene stanno facendo nei Rally africani e non solo (recentissima la loro doppietta al Transanatolia Marathon, seguito ideale alle incredibili prestazioni fornite durante l’ultima edizione dell’Africa Eco Race).
In pratica, acquistando e montando questi tre kit si può avere una moto ufficiale giapponese in garage.
Ed usarla, ammesso di avere gambe lunghe a sufficienza e polso bastante.
Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta: su PLIT abbiamo già parlato del Ténéré 700 (https://pitlaneitalia.com/2023/02/15/yamaha-xtz-700-tenere/), che nella versione World Raid/World Rally costituisce la base per i tre kit GYTR, che sono:
Kit Performance GYTR: comprende uno scarico (terminale e collettori) in titanio prodotto da Akrapovic identico a quello delle moto ufficiali, una centralina dedicata in grado di estrapolare circa 9 CV in più dal bicilindrico CP-2 di 690 c.c. portandolo a quota 84 CV (sul “come” preferisco non pronunciarmi: il contenuto scontenterebbe Greta, dico però che, probabilmente, 9 CV siano una stima molto conservativa), una nuova cassa filtro con un nuovo filtro dell’aria e una sella monolitica maggiormente imbottita e più alta di 2,5 cm.
Sono previsti anche altri particolari “minori”, alcuni dei quali molto intelligenti, come il coperchio del carter frizione con l’attuatore ruotato in avanti, a tutto vantaggio dell’ergonomia (normalmente resta conficcato nello stivale o, facendo turismo, nel polpaccio del pilota), e le pedane maggiorate.
Kit Performance GYTR: è il kit dedicato alla ciclistica, e comprende una forcella Kayaba con steli da 48 mm di diametro e 270 mm di escursione, naturalmente una piastra di sterzo nuova (l’originale non va bene in quanto la forcella da 43 mm è totalmente diversa), un nuovo ammortizzatore di sterzo rotativo, una ruota davanti mono-disco con pinza dedicata, e una centralina elettronica in grado di bypassare l’ABS ed altri sensori.
Al posteriore troviamo una ruota diversa, anch’essa con un disco maggiorato, diversa rapportatura finale, ed un monoammortizzatore Paioli (partner italiano di Kayaba) super-regolabile.
Completa il quadro il parafango anteriore alto.
Kit Rally GYTR: la parte del leone qui la fa l’allestimento vero e proprio, con i due serbatoi anteriori in nylon molto più leggero degli omologhi di serie, coi tappi ad avvitamento e le “barrette” trasparenti per verificare il livello della benzina.
Posteriormente cambia tutta la parte della coda (che mantiene però il faro di serie e la parte superiore del porta-targa, unici contatti con la serie assieme alle frecce, indispensabili alla circolazione) con l’aggiunta di un serbatoio della benzina posteriore, in grado di portare la capacità complessiva a 37,6 litri di carburante, contro i 23 di serie.
Tutta la zona del faro e della strumentazione, nonché del manubrio, viene sostituita con elementi analoghi a quelli utilizzati sui mezzi ufficiali, con comandi rapidi, torretta strumenti, e fari ancora più potenti (e già lo sono parecchio di loro).
Completano il quadro la rete di protezione al radiatore ed il generoso paracoppa in kevlar e carbonio.
Cosa resta del Ténéré 700 di partenza? Praticamente solo il telaio, il forcellone “nudo”, il motore senza elettronica, e le due piastre estruse di collegamento tra telaio e testa del motore.
Tutto il resto viene sostituito, con il risultato di una perfetta versione “clienti” di un mezzo incredibilmente affascinante, che sembra quasi uscito da un’altra epoca, e che certamente acquisterà molto valore in ottica collezionistica: pur coi dovuti distinguo dati dal numero di ruote, è un po’ come il kit Autodelta che permetteva di ricavare la 1750/2000 GTam partendo da una GT 1750 stradale.
Il costo? Per il momento, GYTR non l’ha comunicato, onestamente anch’io sono molto curioso di saperlo, anche se l’invasività delle modifiche e l’estrema qualità dei particolari proposti non lasciano presagire nulla di economico.
D’altronde, l’Autodelta non regalava nulla ai suoi tempi…
L’abbiamo già sottolineato molte volte: ultimamente sta uscendo un po’ di tutto.
Un po’ ovunque, sia nei principali negozi che nelle maggiori borse che in rete, ci si imbatte in una quantità di modelli speciali che hanno dell’incredibile, sia per qualità che per livello dell’offerta: si ha quasi l’idea che gli AMR o gli MRF si stiano moltiplicando, da tanta era l’abitudine ad incontrarne col contagocce e da quanto sembri relativamente facile trovarne di buoni ed a (più o meno) buon mercato oggi.
In quest’ottica, può benissimo capitare di entrare in un negozio e trovare una 908 Turbo di Porsche Story in un lotto di vecchi kit montati bene, oppure uno stuolo di Ferrari by Ruf in condizioni favolose, o ancora una triade di montaggi di Ferrari F1 eseguiti da Alfonso Reitano – ottimo montatore degli anni che furono – su base Tameo o FDS per una manciata di euro.
Ecco, proprio questo è uno dei punti “caldi”: in un mondo che sembra stia riesumando di tutto, ha senso correre ad accaparrarsi dei simulacri cinesi di kit anni ’70-’80 quando, con meno del prezzo di uno solo di questi modelli, si “rischia” di comprare non meno di due AMR ottimamente montati?
Ognuno ha le sue opinioni, come al solito l’intento è fomentare la discussione, non portare l’uno o l’altro verso una sponda piuttosto che un’altra, ed in questo sta la magia del giornalismo, un fatto che forse risulta particolarmente difficile da cogliere a chi si limita a proporre vaneggiamenti patinati dagli strali di un profilo Facebook, ma che non per questo perde in verità.
??????Un bel gruppo di Ferrari F1 ben montate, recuperate ad una cifra irrisoria in un negozio dell’hinterland milanese: quelle con la basetta sono dei montaggi di Alfonso Reitano risalenti agli anni ’80, da base Tameo (la 126 C4) ed FDS (la 500 F2, elaborata stupendamente). La 156/85 è comunque un bellissimo montaggio, ma non è riconducibile a Reitano
Il kit montato in oriente a basso costo, probabilmente, perde parecchio del suo significato quando arrivano i veri kit montati a (vero) basso costo, e questo nonostante il fatto che i ritrovamenti non si possano pre-selezionare in maniera analoga all’ordine di un resincast fatto a mezzanotte col pigiamone di flanella dal soggiorno di casa, ma che siano – appunto – casuali.
Da un lontano passato possono riemergere modelli di notevole valore storico e alcune collezioni recentemente disperse in Francia e in Italia hanno fatto riaffiorare pezzi di una certa rarità. A sinistra, due Bugatti T251 di Gérard Dahinden, realizzati con stampi leggermente diversi fra loro. A destra, la famosa Porsche 935 Gr.5 JMS Le Mans 1977 factory built di M.R.F. e una Porsche 935 Gr.5 del team di Georg Loos, un raro factory built di Record, di cui si pensa non siano stati approntati più di una trentina di esemplari.
E forse la casualità è un altro dei fattori che concorre ad insaporire il gusto della collezione, rendendola libera dall’ansia di ricerca di uno specifico pezzo, ed eleggendola a mezzo educativo, in grado di insegnare a prendere la vita come viene.
Forse sono anche sterili ragionamenti come questo, ma l’ardua sentenza starà ai posteri.
Artcurial Motorcars ha presentato l’anticipazione di The W Collection: da Stoccolma a Monaco, una collezione privata considerata una delle più importanti d’Europa, che sarà venduta il 9 maggio 2024 a Monaco, in vista del Gran Premio storico.
Stimato intorno ai 35 milioni di euro, questo eccezionale gruppo di 55 auto da collezione racconta la storia della passione di un esteta svedese guidato dall’amore per le automobili e la bellezza, il quale ha deciso di vendere tutta la sua raccolta, senza prezzo di riserva.
I due pezzi forti di questa collezione sono una Ferrari 250 GT California LWB del 1958 (7.000.000 – 10.000.000 €) e una Ferrari 250 GT Berlinetta SWB del 1962 (8.500.000 – 12.000.000 €). Le vetture saranno svelate per la prima volta a Rétromobile, che si terrà a Parigi dal 31 gennaio al 4 febbraio 2024.
In occasione del Grand Prix di Macao, giunto alla settantesima edizione, due Ferrari parteciperanno alla FIA GT World Cup, la prova riservata alle vetture di classe GT3 che andrà in scena sul tracciato cittadino dell’ex protettorato portoghese nel fine settimana del 19 novembre. Il team Harmony Racing affida la 296 GT3 numero 51 al brasiliano Daniel Serra, pilota ufficiale Ferrari, e la 488 GT3 Evo 2020 numero 52 al cinese Weian Chen.
Come da tradizione, il Gran Premio di Macao rappresenta un appuntamento di fine stagione caratterizzato da un palinsesto che include molte gare. Tra le corse di maggior richiamo vi è la FIA GT World Cup, che si disputa sul circuito da Guia, che misura 6,2 chilometri ed è considerato uno degli impianti cittadini più impegnativi a livello internazionale, una pista caratterizzata da alcune curve molto lente – tra le quali le iconiche “Lisboa” e “R” – che si alternano a una porzione veloce, racchiusa nel primo settore.
Tra le 21 vetture iscritte vi è quella a disposizione di Serra. “Sono molto emozionato di andare a Macao per la prima volta per gareggiare con una vettura come la 296 GT3, che debutta in questa singolare prova – commenta il pilota nato a San Paolo nel 1984 –. Sarà una bella sfida per me e per il team. La pista è stretta e caratterizzata da un layout molto impegnativo, con curve parecchio lente. Non avremo molto tempo per provare prima del via della corsa, ma faremo del nostro meglio per ottenere un buon risultato in questa nuova esperienza”.
Harmony Racing, inoltre, partecipa con la 488 GT3 Evo 2020 guidata da Chen Weian. “Sono orgoglioso di riportare la Ferrari sulle leggendarie strade di Macao, non solo come team principal ma anche come pilota – dichiara –. La nuova Ferrari 296 GT3 ha già dimostrato incredibili valori tecnici su molti circuiti di tutto il mondo, quindi siamo entusiasti di essere il team che gestirà la vettura al suo debutto sul circuito da Guia di Macao”. Chen Weian aggiunge: “Credo che abbiamo una formazione perfetta, che beneficia delle esperienze di Daniel e della mia, in particolare nelle corse sulle strade di Macao. Insieme punteremo al gradino più alto”.
Il programma. Giovedì 16 novembre si disputeranno due sessioni di prove libere; venerdì 17 le qualifiche, dalle 14.05, per stabilire la griglia di partenza della gara di qualificazione, attesa sabato dal medesimo orario sulla distanza dei 12 giri. Il risultato di quest’ultima determinerà la griglia della gara principale, di 16 giri, in programma domenica 19 dalle 12.05 (gli orari indicati sono locali).
Mancano tre giorni all’apertura di Epoqu’Auto all’Eurexpo di Lione, prevista venerdì 10 novembre. Sono parecchie le attività previste nei tre giorni della manifestazione, dalle aste Osenat alle presentazioni di libri, dalle conferenze stampa agli incontri con piloti e altri personaggi del mondo del motorismo. Ecco il programma ufficiale completo, scaricabile qui sotto in formato pdf.