Abbiamo annunciato ieri la commercializzazione della Ferrari 312 F.1 del GP d’Italia 1966, kit di Tameo (serie Silver Line). Segue a ruota, nella serie standard (catalogo TMK444) la Ferrari F300 del GP di San Marino 1998, piloti Michael Schumacher e Eddie Irvine. In quella gara la Ferrari introdusse delle particolari ali “a torre”, che vennero ben presto vietate dalla Federazione Internazionale per la loro potenziale pericolosità in caso di distacco dalla carrozzeria.
Tameo rimarca nel comunicato che si tratta di un kit semplice da assemblare, così come sono state le sue realizzazioni più recenti, ma senza rinunciare alla fedeltà al vero e alla precisione riproduttiva di ogni pezzo.
E’ ora disponibile il kit Tameo (metallo bianco, 1:43) della Ferrari 312 Formula 1 del Gran Premio d’Italia a Monza del 1966. Inserito nella serie Silver Line (catalogo SLK136), il kit permette la realizzazione della vettura vincitrice di Ludovico Scarfiotti e delle altre due auto iscritte, pilotate da Mike Parkes e Lorenzo Bandini.
Il musetto e il cofano motore sono amovibili. Per questo modello, Luca Tameo ha realizzato uno stampo specifico per gli pneumatici, riproducendo il caratteristico battistrada di quegli anni. Nella confezione sono inoltre inserite delle retine, appositamente piegate, che coprono i tromboncini di aspirazione del motore.
La 44ma edizione di Epoqu’Auto all’Eurexpo di Lione ha chiuso con un’affluenza record di 95.000 visitatori sui tre giorni di fiera (da venerdì 10 a domenica 12 novembre), con una progressione del 12% rispetto all’edizione del 2022.
I “plateaux” tematici, i venditori e i club di marca, sempre presenti in massa, sono gli elementi cardine che dal lontano 1979 fanno il successo della manifestazione lionese. Epoqu’Auto si è ormai affermata come un evento irrinunciabile, in grado di attirare visitatori internazionali e di tutte le età.
Sono stati tre giorni da ricordare, grazie anche alle numerose esposizioni a soggetto (Peugeot, Cadillac, Talbot, Rally…) e alle aste auto e moto Osenat, che ha incontrato un consistente successo con oltre l’80% dei lotti venduti. I risultati sono stati di tutto rispetto: l’Alpine A110 VC Gruppo 3 del 1972 è stata aggiudicata a 180.000 euro spese incluse, la Rolls Royce Silver Cloud II Cabriolet del 1959 a 178.842 euro (spese incluse), mentre la Talbot Lago T14 America del 1962 ha trovato un acquirente a 174.000 euro spese incluse. Tra le vendite più rimarchevoli vanno citate la Peugeot 205 GTI 1.9 tipo 20CD62 del 1989, aggiudicata per 38.400 euro (spese incluse), la Delahaye Type 32 del 1909 a € 86.400 (spese incluse) e, tra le moto, la Harley Davidson WLC del 1942 che è passata di mano per 23.400 euro, spese incluse.
La 45ma edizione di Epoqu’Auto si svolgerà dall’8 al 10 novembre 2024. Il club delle 3A, organizzatore del salone, ha già iniziato alle esposizioni tematiche: già approvata, una retrospettiva sulla MG per l’anniversario del marchio, ma anche una panoramica sulla Hotchkiss. Si continuerà a riservare ampio spazio alle Youngtimer ma anche alle vetture da rally, che torneranno dopo il successo riscosso col plateau di quest’anno.
Gli Hors-Série del mensile Gazoline non saranno forse appariscenti come quelli di altre testate ma restano fra i migliori che il mercato editoriale francese – che si colloca comunque ben al di sopra di quello italiano sia come qualità sia come quantità – sia in grado di offrire. Il numero 13 della serie speciale si propone come una mini-enciclopedia delle vetture sportive “normali”, ossia abbordabili come costi e facilmente reperibili, dal 1954 al 2003.
Un mezzo secolo di storia dell’auto che ha prodotto alcuni dei modelli più popolari e affascinanti per l’appassionato medio. In cento pagine trovano posto delle icone indimenticabili, come l’Alpine A110, la Giulia, la Fulvia, la Uno Turbo ma anche Peugeot 205, Golf GTI, Prinz TT/TTS, R8 Gordini e via andare in un turbinio di ricordi e di emozioni perdute. L’ordine dei circa 50 modelli considerati è rigorosamente alfabetico, dall’Alfa Romeo Giulia Super (1965-1977) fino alla Volkswagen Golf GTI 16S Oettinger, creata per il mercato francese e prodotta dal 1981 al 1983. Insieme a prodotti più comuni sono inserite auto ormai abbastanza quotate e particolari come CG 1000/1200/1300, Abarth 850TC, Visa II Chrono o Dauphine Gordini R1093.
Le schede di ciascuna vettura, corredate di 5-6 foto mai banali, di dati tecnici e di produzione, raccontano brevemente ma con sorprendente ricchezza di dettagli la storia produttiva e l’evoluzione delle varie versioni. A volte, come nel caso della Ford Escort Maxico o della Simca Rallye 2, un ulteriore approfondimento fa luce sulle altre varianti sportive non considerate nell’articolo principale.
Difficile fare di meglio con questa foliazione e soprattutto a un prezzo di € 6,50 (€ 8,40 in Italia). Se lo trovate prendetelo al volo perché un giorno o l’altro vi sarà utile.
La noia e la frustrazione sono un bruttissimo mix, soprattutto in domeniche terse ma troppo corte come quelle novembrine, che tendono endemicamente a peggiorare delle situazioni già traballanti.
Uno dei lati belli dell’Italia, però, è dato dall’essere sempre abbastanza vicini al mare, quindi l’idea di andare a farsi un buon trancio di focaccia in Liguria è e rimane tutt’altro che disprezzabile, anche partendo dalla cerulea pianura padana, o almeno resterà tutt’altro che disprezzabile finché i liguri non piazzeranno davvero dei cecchini sulla Serravalle inaugurando la “caccia al foresto” che di tanto in tanto paventano.
Sicché oggi è andata così, con partenza molto in là nella mattinata e direzione Chiavari, dove c’era peraltro un mercatino dell’antiquariato, che fa sempre piacere.
Nessuna borsa scambio, nessun evento inquadrabile come motoristico o pseudo-tale, solo un puro e semplice mercatino per piazze e vie del paese, generico e direi anche genuino.
Cielo azzurro, aria freschina, focaccia calda, ammattimento a trovare parcheggio… Tutto nella norma, si può cominciare. Si può cominciare ed immediatamente escono degli obsoleti.
Ma begli obsoleti, di quelli belli davvero: dopo venti metri di banchi in uno appaiono un’Abarth 2000 e un’OSI Scarabeo in scala 1:25, due Politoys-M assolutamente intonse e scatolate, seguite (nel senso che erano dietro) da una ID Ambulance Municipale Dinky France e da alcuni Mercury in scala 1:48.
Molti Norev in rhodialite, abbastanza presenti i Dinky, e non solo li, un po’ dappertutto.
Ci sono un paio di banchi dedicati solo ai modelli, con tanti Solido moderni ed edicolosi vari, e qualche Trofeu anni ’90 (due bellissime Subaru Impreza Gruppo A ad esempio), e poi sotto ad un porticato ecco sbucare una Mini Cooper del Rally di Montecarlo della Mebetoys, perfetta e con scatola, con anche la carta del Monte che era allegata al modello, assieme ad una BRM Corgi Toys altrettanto perfetta. Assurdo fino a solo pochi anni fa.
Avanti tre banchi un monumentale boxart Bandai della Matra MS-11 V12 in scala 1:12, ancora imballato col cellophane coi timbri dell’importatore, e poi ancora Norev, Dinky, Politoys, delle fotografie di gara degli anni ’60 incorniciate… Un panorama veramente impensabile in riferimento al carattere popolare e generalista tipico di manifestazioni come questa.
Chi scrive li bazzica da tanto mercatini come questo, orientativamente da inizio anni 2000, ed all’epoca non è che le cose ci fossero ma fossero troppo care, non c’erano proprio: se andava proprio bene, in giornate come queste si poteva tornare a casa con qualche Majorette della moyen-âge giocato o tutt’al più con qualche Politoys-E non troppo bello ed altrettanto giocato, ma era pressoché impossibile imbattersi in certi Dinky o in pezzi di così forte importanza collezionistica, mentre ora praticamente tutte le domeniche sembra di essere ad un’edizione di giugno della borsa di Novegro relativa magari ad annate un po’ “sfigate”, come il 2007 o il 2008.
L’anno scorso, in un piccolo centro sull’appennino, mi era capitato un piccolo mercatino da una trentina di banchi in cui uno dei banchi aveva una collezione completa di Märklin pressofusi d’anteguerra, tra cui la Mercedes di Hitler, che seppur riverniciata resta un pezzo tra i più importanti della storia dell’1:43.
E per il quale, più di qualcuno ha pagato cifre bestiali fino a pochi anni fa, ammattendo anni per borse anche solo per vederne una dal vivo.
Oggi non ho comprato niente, penso che la morigerazione sia importante e quindi cerco di agire di conseguenza, ma comunque tutta quest’abbondanza che definirei innaturale è sintomo di un “cambio di pelle” del collezionismo, o se non altro delle collezioni: dopo decenni in cui i modelli sono stati al sicuro sempre nelle stesse mani, le circostanze (la morte, molto tipicamente) li spingono verso altre destinazioni.
Direi anche con successo, perché comunque l’interesse non sembra affatto scemare, anche nelle tanto bistrattate nuove generazioni, di cui peraltro faccio parte.
Il collezionismo di automodelli non morirà affatto al tramonto dei nati negli anni ’40 e ’50, esattamente come si collezionano ancora benissimo i Dinky d’anteguerra o che alla guerra erano appena successivi, ci sarà (esattamente come nel caso dei suddetti Dinky) un passaggio dal collezionismo “puro” ad un concetto più simile all’antiquariato, ma che di passione per l’automobile sarà comunque impregnato fino al midollo.
Mentre mi avviavo alla macchina, mi sono fermato meno di due minuti sul marciapiede a scrivere un messaggio a David: nel mentre mi sono visto sfilare davanti una Ferrari Mondial Coupé e, nel senso opposto, una Giulia GT1300 Junior, entrambe rosse.
Nonostante un certo lavaggio del cervello di una categoria di giornalisti non indegna ma fuori dalla realtà per estrazione culturale, direi quasi elitari nel senso più odioso e cattivo del termine, l’amore per l’automobile, ma oserei allargare il concetto al motore in quanto tale, è ben lungi dal morire: chiudendo la gente in casa due anni abbiamo ottenuto le code da 5km per entrare ad Epoqu’Auto o a Bologna, e cercando di obbligarli a comprare auto elettriche stiamo ottenendo i ragazzini invasati con le Sierra Cosworth o le Celica GT-Four, o le M3.
Il collezionismo di obsoleti, evidentemente, seguirà le stesse logiche: troppo evocativi certi oggetti, e troppo sterile il panorama odierno.
Si è svolta oggi la quarta edizione della borsa multicollezioni organizzata dal Club Noeud Ferroviaire 03 a Saint-Germain-des-Fossés (espace du Levrault), nel dipartimento francese dell’Allier. Siamo passati a dare un’occhiata per toccare con mano cosa significhi una borsa di scambio rurale – e quindi non certo di primissima fascia – in Francia.
Altre volte PLIT si era occupato di questo genere di manifestazioni “minori”, rilevando come il proverbio secondo il quale nella botte piccola ci stia il vino buono sia valido quando si parla di borse di scambio transalpine. La borsa di Saint-Germani-des-Fossés è il classico piccolo evento come se ne trovano praticamente quasi tutte le settimane in Francia: organizzate in palestre o residenze di campagna, queste borse sono facilmente accessibili e frequentate da gente che non è convinta di avere in mano l’oro, pur offrendo spesso cose di ottimo livello. I prezzi sono competitivi e la trattativa è quasi sempre possibile, anzi addirittura incentivata.
Alla borsa di oggi, che peraltro era incentrata sui treni, era però presente un venditore che portava un’eccezionale collezione di Dinky francesi e inglesi, tutti perfetti con scatola, appartenuti a un signore che quando era ragazzino, tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta, se li faceva regalare da genitori e parenti nelle occasioni più classiche: Natale, Pasqua, compleanno e così via, oltre ad acquistarle di tanto in tanto con i propri risparmi. Il bello è che nelle scatole annotava la data e il contesto: “Maman”, “Pâques”, “Cagnotte à cigarettes”. Aprendo questi astucci di cartone giallo tornano in mente le note di una canzone di Renaud, Mistral gagnant. Se non la conoscete ascoltatela, è straordinariamente evocativa.
Graffiti di una vita da appassionato: un modello perfetto con scatola che acquista una valenza tutta speciale per la testimonianza diretta di un’epoca. Quando il valore storico si abbina all’emozione dell’esperienza
Ne viene quindi fuori una microstoria di vita che dà alla collezione un senso particolare, al di là del semplice accumulo di pezzi. Cresciuto e diventato farmacista a Roanne, nel dipartimento della Loira, il proprietario ha conservato con amore le proprie macchinine per decenni, finché ora non ha deciso di disfarsene. Chi compra qualcuno dei suoi modelli si porta a casa un frammento di una vicenda – forse banale ma toccante – che merita di essere raccontata e tramandata agli appassionati del futuro.
Si conclude oggi la tre giorni lionese di Epoqu’Auto. Il modellismo è naturalmente uno dei settori trainanti di questo come di tutti gli altri saloni similari. Nelle hall dell’Eurexpo l’esposizione e vendita di modelli e di giocattoli d’epoca occupa ormai spazi considerevoli: una vera e propria manifestazione nella manifestazione. Potremmo quasi dire, in questo caso, l’equivalente di un Novegro o di una qualsiasi altra borsa europea di alto livello all’interno dei padiglioni di Epoqu’Auto.
Con gli anni la sistemazione degli spazi consacrati al modellismo si è fatta sempre più pratica e razionale, fino ad accorpare quasi tutti gli espositori di queste tematiche in un’unica area. La varietà e la qualità di questa 44ma edizione di Epoqu’Auto sono eccezionali. La presenza di espositori esteri (italiani, belgi, tedeschi) porta ad una scelta notevole e l’alto livello degli specialisti francesi conferma il valore assoluto di questa manifestazione anche sotto l’aspetto modellistico.
Ormai Epoqu’Auto è puntualmente frequentata da marchi ufficiali come Spark e da negozi di fama internazionale. Il bello, però, è che a fianco di queste realtà affermate e conosciute da tutti convivono i medi e i piccoli venditori: era il caso di uno stand belga, visto anche a Rétromobile, che presentava una scelta eccezionale di vecchi Tomica e Diapet, Mebetoys, Solido e alcuni modelli speciali di notevole valore storico, come una Ferrari 250 GTO Tourist Trophy 1962 Maranello Concessionaires o una Lotus XI realizzata da Provence Moulage per un club di Clermont-Ferrand: questo tanto per rimarcare quanto la varietà dei soggetti proposti fosse in grado di meravigliare anche il più disincantato dei collezionisti.
Si conferma l’interesse per i Solido d’epoca (serie 100 edizioni anni settanta), con diversi esemplari immacolati, praticamente mai usciti dalla scatola, e anche per i Norev in plastica, sistematicamente ignorati dai collezionisti per diverso tempo e ora parecchio più ricercati rispetto anche solo a cinque anni fa.
Non passa ormai settimana senza che qualche grande collezione si affacci sul mercato: il ricambio generazionale sembra ora più consistente per quanto riguarda modelli prodotti tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta. Stanno riaffiorando non solo kit artigianali o elaborazioni particolari ma anche tutta una serie di marchi che produssero speciali in resina “low cost” come Duvi, Elysée, GTS, Leader e così via, spesso in condizioni pari al nuovo, testimonianza del fatto che siano rimasti nella collezione del primo proprietario fino ad oggi.
Per quanto riguarda il giocattolo d’epoca, ormai la plastica, che via via sostituì la latta a partire dalla fine degli anni sessanta, sta conoscendo una domanda crescente: i modelli di Rico, Paya, Joustra o Mont Blanc, oltre a essere bellissimi, sono forse visti (a torto? a ragione?) come forme d’investimento in un settore nel quale questa parola sarebbe forse prudente o opportuno cassarla del tutto.
Légendes Méchaniques, testata del gruppo Phoenix Publishing SARL, esce col suo secondo speciale, dopo il numero d’esordio, che era stato consacrato ai più famosi modelli Citroën. Adesso, LM affronta un tema caro a molti, quello delle GTI, ampiamente sviscerato in questi ultimi anni e quindi ormai poco originale. Poco originale, certo, ma sempre affascinante anche perché i soggetti sono tanti e probabilmente c’è ancora qualcosa di nuovo da dire.
Bombinettes 1976-2006 ripercorre la storia di una guerra, durata trent’anni, fra i costruttori francesi (Renault, Peugeot, Citroën, Talbot) in un settore, quello delle “hot hatchback”, che finì per rappresentare un segmento chiave per ogni marchio generalista. Non che prima della metà degli anni settanta mancassero le sportive popolari (basti pensare alle R8 Gordini), ma fu con l’arrivo di modelli come la Golf GTI o la R5 Alpine che iniziò un confronto senza esclusione di colpi fra produttori tedeschi, francesi, italiani e britannici. Trazione anteriore, motore trasversale abbastanza piccolo ma “cattivo”, carrozzeria tre porte: erano questi i tratti distintivi delle GTI che imperversarono almeno fino alla metà del primo decennio del ventunesimo secolo. E i marchi transalpini restarono all’avanguardia per tutto il tempo: dopo la R5 Alpine arrivarono le Peugeot 205 “pepate” (GTI e Rallye), poi tante altre Renault o Citroën. E Anche Talbot, prima di lasciare la scena, trovò il tempo per una Sunbeam Lotus o per una Samba Rallye.
Questo fascicolo, in quasi 150 pagine, prende in esame una trentina di modelli, alcuni dei quali meno conosciuti come la Citroën AX GT, la C2 VTS, la Peugeot 206 RC o la Renault 19 16S, con tante foto e notizie utili anche per lo storico o il collezionista, sia di vetture reali sia di modelli in scala.
Il fascicolo, diffuso nelle edicole francesi, ha un prezzo di € 15,90. Ne è prevista la distribuzione in Italia, al prezzo di € 16,90.
Nella sua lunghissima storia, la Peugeot ha vinto in quasi tutte le categorie dell’automobilismo sportivo, dai rally all’endurance, dai raid al turismo. A Lione, in occasione di Epoqu’Auto, la Casa francese espone una scelta di vetture che hanno fatto la storia sportiva del marchio. Difficile dire quali siano le più affascinanti. Il cuore di chi scrive porterebbe a scegliere la Gruppo C, la LMP1 e le Superturismo, ma ovviamente è ben rappresentata (e resta indimenticabile) la specialità dei rally, nella quale la Peugeot si è costruita fin dai tempi delle 404 e delle 504 una solida reputazione. Presenti anche alcuni “mostri” della Dakar e della Pike’s Peak. Un gran colpo d’occhio.
A Epoqu’Auto il Gruppo Stellantis ha fatto le cose in grande, portando una selezione di vetture rally dei vari marchi Alfa Romeo, Lancia, Fiat, Opel, Peugeot e Citroën (pensa che adesso gli alfiattari sono obbligati a fare il tifo per Peugeot e Opel! Che scorno…).
In un altro stand era visibile un’ampia selezione di vetture da competizione Peugeot, che vi presenteremo in un’altra gallery.