E’ attivo da oggi il link per l’acquisto dei biglietti per il Salone di Norimberga, previsto dal 30 gennaio al 3 febbraio 2024.
Questa la pagina che permette di acquistare i ticket per i visitatori non accreditati in altro modo:
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Nel maggio di quest’anno, avevo pubblicato su PLIT un articolo che descriveva una misteriosa Porsche 908 coda lunga realizzata su base Solido da un non meglio identificato marchio Le Mans 43 (potete ritrovare il pezzo a questo link: https://pitlaneitalia.com/2023/05/18/modelli-del-passato-porsche-908l-atw-siffert-team-le-mans-1972/ ). Ci avevo rimuginato sopra per parecchio tempo, perché nonostante la memoria fallace, il nome non mi sembrava nuovo. Stamani, scartabellando per altri motivi alcuni fascicoli dell’enciclopedia MA Collection, risalenti ai primissimi anni ’80, il cerchio si è chiuso e per amore della storia (e della completezza) posso fornire ulteriori dettagli su Le Mans 43.
Le Mans 43 era stato marchio di kit in resina molto semplici e commercializzati senza decals, attivo dal 1976, realizzati nell’ambito della produzione Manou di Jacques Simonet. Erano usciti diversi soggetti, fra cui alcune Monopole Panhard che vedete in apertura. Qui sotto, due immagini recenti del modello della numero 50, fotografato su MA Collection quasi quarant’anni fa. Sul fondino è riportata la dizione “Manou 43”. La firma (G. Chérier) è quella del creatore del master.


Si trattava di modelli molto semplici ma di buon realismo, venduti anche montati. Qualche pezzo, come i volanti o i fari a brillantino, erano testimonianza di un legame ancora abbastanza forte con i… diecast contemporanei (del resto molti artigiani dell’epoca, fra cui il nostro Ugo Fadini, usavano cannibalizzare i vari Rio, Dugu, Minialuxe e compagnia per ruote e altri pezzi più o meno importanti).
Questa è la lista di kit Le Mans 43 riportata da MA Collection:

Col numero 5 appare proprio la Porsche 908 berlinetta di Le Mans 1972. L’elaborazione Solido è datata 1974. Attratto da questa vettura, Manou l’avrà inserita in produzione al momento di fabbricare i kit Le Mans 43. Il mistero (se tale era, in realtà era solo ignoranza da parte di chi scrive) è risolto. Qui di seguito riporto la foto di un altro kit montato Le Mans 43, la VP-Renault record Montlhéry 1952.

Il Museo Ferrari di Maranello presenta una nuova esposizione dedicata alla storia del circuito cittadino attivo nella città di Modena negli anni ’50 fino al 1976 con l’ultimo Gran Premio Motociclistico.
L’Aeroautodromo di Modena nasce il 7 maggio 1950 dall’esigenza espressa dalle case automobilistiche del territorio che in quel periodo cercavano un luogo per le proprie attività sportive e di collaudo.
Collocato nello spazio tra via Emilia e Strada Formigina, nel suo periodo di attività il circuito ha ospitato una grande quantità di eventi sportivi e di club, alla messa a punto delle macchine in preparazione delle competizioni più impegnative come Gran premi, Mille Miglia e Targa Florio, coinvolgendo specialisti e appassionati accumunati dal piacere del motorsport e della guida veloce in moto e in auto, integrata a un’attività aviatoria anch’essa attiva nella struttura.
Attraverso una raccolta di straordinarie immagini e inediti contenuti video d’archivio, la mostra racconta la storia del circuito dei modenesi soprannominato “la piccola Indianapolis” per la rilevanza che la struttura aveva acquisito all’epoca a livello internazionale, grazie anche alle assidue frequentazioni di piloti, personaggi e dei marchi più popolari del tempo.
Oltre al ricco repertorio di contenuti d’epoca, i visitatori del Museo Ferrari potranno ammirare l’esposizione di due iconiche Ferrari: la 166 MM del 1948 che nelle varie versioni a partire dagli anni ’50, veniva collaudata prima delle competizioni proprio sul circuito modenese, e la 315 S del 1957 che ha visto i suoi primi test su questa pista prima di conquistare l’ultima Mille Miglia con Piero Taruffi.
Per gli appassionati e i più nostalgici, il Museo Ferrari di Maranello invita la popolazione locale a raccogliere e condividere memorie e materiali foto-video dell’epoca che raccontino anche alle nuove generazioni un pezzo della città del passato che oggi è un grande parco pubblico intitolato proprio ad Enzo Ferrari.
Gli interessati potranno inviare il materiale a museiferrari@ferrari.com.
La mostra sarà visitabile fino ad aprile 2024.





La Panda 4×4, il leggendario modello di casa Fiat che seppe coniugare la comodità di un’utilitaria pensata per le famiglie e le più alte prestazioni anche sui terreni più ostici, incarnando al meglio lo stile italiano e diventando a tutti gli effetti una vera e propria icona intramontabile, compie quarant’anni.
Per festeggiare l’anniversario, il team Heritage di Stellantis ha realizzato un doppio regalo: il primo è una suggestiva clip-video(link), che ripercorre alcune delle sue avventure più avvincenti in giro per il mondo, mentre il secondo è il restauro di una Panda 4×4 Trekking del 2001, un esemplare con pochissimi chilometri che ha passato tutta la sua vita all’interno dello stabilimento di Mirafiori a Torino svolgendo il compito di vettura di servizio. Tornata al suo splendore originale, la vettura è stata messa in vendita e ha fatto il suo debutto al recente Salone Auto e Moto d’Epoca di Bologna, destando curiosità e apprezzamento per il restauro conservativo effettuato dal team di Heritage. Per maggiori informazioni sull’acquisto di questo pezzo unico è possibile scrivere al seguente indirizzo mail oppure accedendo al sito (link).
Dichiara Roberto Giolito, Head of Stellantis Heritage (Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Abarth): “In un mondo più che mai fugace, Fiat Panda 4×4 ha saputo scrivere una pagina indelebile nel cuore delle persone, accompagnandole in questi 40 anni ricchi di emozioni e libertà, come dimostrano le oltre 800.000 unità vendute dal 1983 ad oggi. Del resto, le Panda 4×4 nascono per vivere l’avventura all’aria aperta, con piglio deciso e sicuro, qualunque sia la condizione metereologica o il percorso d’affrontare. E la Panda 4×4 Trekking del 2001 che abbiamo restaurato non fa eccezione. Dopo aver prestato servizio nello stabilimento torinese di Mirafiori, abbiamo pensato che fosse venuto il momento di riportarla nel suo habitat naturale: percorsi avventurosi, montagne da scalare o semplicemente un bel giro in centro. Siamo orgogliosi di questa vettura, che riporterà l’allegria e la spensieratezza di un tempo a un collezionista amante del Made in Italy”.
La prima generazione
La storia della Panda 4×4 inizia nel 1983, solo tre anni dopo il debutto ufficiale del modello disegnato da Giorgetto Giugiaro, ossia la famosa compatta berlina due volumi, due porte e portellone con motore e trazione anteriore. Forte del successo inziale della Panda, quindi, FIAT decide di lanciare una versione a trazione integrale non soltanto dalle ottime caratteristiche off-road ma, soprattutto, dal prezzo contenuto, nel pieno rispetto della sua filosofia costruttiva che da sempre punta a rendere semplice e accessibile a tutti la tecnologia più avanzata, con in più la simpatia e la gioia tipiche del vivere italiano.
Ecco perché nel 1983 Fiat si affida alla società Steyr-Puch, leader nel settore delle trasmissioni integrali, che trasforma la versatile utilitaria in un piccolo e leggero veicolo fuoristrada. Nello specifico, il sistema 4x4sviluppato per la Panda è semplice e robusto: infatti, basta tirare la leva specifica, posta sul tunnel, per dare trazione alle ruote posteriori senza il supporto di un differenziale centrale. Da qui la raccomandazione di inserirla solo su fondi a scarsa aderenza e a basse velocità. La produzione avviene in due fasi: in Austria si occupano della trasmissione completa (frizione, scatola del cambio, albero di trasmissione diviso in tre parti e assale posteriore con differenziale e freni), che poi viene spedita e assemblata con il resto della vettura nello stabilimento Fiat di Termini Imerese (PA). Altra peculiarità del modello integrale è il cambio a cinque marce, su cui spicca la cosiddetta “primina”, ovvero un rapporto della prima marcia sufficientemente corto da consentirle di superare con una certa disinvoltura anche le pendenze più difficili.
Equipaggiata con un propulsore di 965 cm³ da 48 cv, successivamente cresciuto in cilindrata fino a 1108 cm³ nelle ultime versioni, la Panda 4×4 è il primo esempio di un’utilitaria con motore trasversale e sistema 4WD.
Oltre al sistema integrale, la nuova vettura vanta un’altezza minima da terra di circa 18 cm, un peso a vuoto di soli 740 kg e ottimi angoli off-road che le consentono di superare pendenze di quasi il 50%. Completano le dotazioni fuoristradistiche gli pneumatici tassellati e le fasce protettive nella parte inferiore delle fiancate e intorno ai passaruota. Queste caratteristiche ne fanno la vettura ideale tanto per l’uso quotidiano quanto per affrontare i percorsi più tortuosi, ma soprattutto vanta un prezzo imbattibile che la rende accessibile a tutti. Oltre alle versioni “base” e “S” della Panda 4×4, si succedono nel corso degli anni diversi allestimenti, tra cui Trekking, Country Club (versione dotata di un inclinometro sul cruscotto che misura l’angolo d’inclinazione del veicolo) e l’edizione limitata Panda 4×4 Sisley con interni specifici e una ricca dotazione di serie.
La sua immagine di esploratrice inarrestabile viene amplificata e certificata da una lunga serie di imprese in giro per il mondo, come i leggendari “Raid del Coraggio” organizzati dal tour operator specializzato “Safariland” e dedicati a piloti non professionisti che, a bordo della Panda 4×4, vogliono attraversare un continente con itinerari in fuoristrada. La prima di queste imprese avviene nel 1985, quando cinquanta Panda 4×4 prendono parte al raid africano partendo da Roma e mettendosi in viaggio alla volta dapprima di Tunisi e successivamente di Abidjan, località della Costa d’Avorio che dista all’incirca 14.000 Km dall’Italia, raggiungibile solamente tramite percorsi su piste sahariane attraversando il deserto. Il format di Safariland piace così tanto che negli anni si susseguono altre imprese avventurose. Ad esempio, nel 1986/1987 una carovana di Panda 4×4 sfida, e supera, i meandri dell’insidioso entroterra australiano percorrendo oltre 7.000 chilometri. Stesso successo per il raid organizzato in Islanda nell’estate del 1987, tra spettacolari ghiacciai e geyser, e per quello ambientato nell’intricata foresta amazzonica a cavallo tra il 1987 e il 1988. E sempre 50 Panda 4×4, nell’inverno del 1989, si cimentano nell’India misteriosa e mistica, percorrendo 4.000 Km. Ma forse il più emozionante è la Parigi-Pechino del 1989, che prevede l’attraversamento di undici Paesi, per un totale di 22.000 Km. Impeccabile come negli altri raid, la carovana di Panda 4×4 non raggiunge la capitale cinese a causa del fermento sociale che sfocia nelle proteste di Piazza Tienanmen. Meta raggiunta, invece, nella primavera del 1985 con la Marco Polo Expedition, organizzata dall’esploratore e produttore televisivo Beppe Tenti, che a bordo di tre Panda 4×4 e un veicolo 4×4 Iveco ripercorre la Via della Seta, da Venezia a Pechino. È la prima volta che dei mezzi occidentali passano l’Himalaya per raggiungere Lhasa (Tibet) e Pechino.
La seconda generazione sul tetto del mondo
La passione per le sfide appartiene anche alla seconda generazione di Panda 4×4, quella che nasce sulla base del nuovo modello che fa il suo esordio nel 2004 aggiudicandosi, per la prima volta per una compatta del segmento A, il prestigioso titolo “Car of the Year 2004”. Prodotta nello stabilimento polacco di Tychy, i primi esemplari della seconda generazione sono proprio la Panda 4×4 e la sua variante “Climbing”, alle quali si aggiungerà, a partire dal 2005, la versione Cross che si caratterizza per un frontale inedito, un paraurti totalmente ridisegnato e nuovi fari circolari. Due le motorizzazioni in gamma: il 1.2 a benzina da 60 CV e, dalla fine del 2005, il turbodiesel 1.3 Multijet da 69 CV, che ha contribuito in maniera decisiva a fare della Panda 4×4 la fuoristrada più venduta in Italia per tre anni consecutivi (2006, 2007 e 2008). La maggiore novità è rappresentata dal passaggio dalla trazione integrale inseribile della prima Panda 4×4 a un sistema di trazione integrale permanente, completamente meccanico e dotato di giunto viscoso, che sarà sostituito nel 2008 da una frizione elettroidraulica. In dettaglio, il sistema 4×4 entra in azione automaticamente in pochi istanti, non appena rileva una perdita di aderenza delle ruote anteriori, trasferendo gradualmente la coppia anche all’assale posteriore. All’esterno, spiccano le fasce di protezione in plastica grezza sulle fiancate e i paraurti rinforzati, anch’essi provvisti di uno scudo paracolpi non verniciato nella tinta di carrozzeria.
Seguendo le orme della prima, anche la seconda generazione di Panda 4×4 viene messa alla prova su percorsi tortuosi e ricchi di insidie. Nel 2005, partendo da Kathmandu, a circa 1355 metri sul livello del mare, la squadra capitanata da Angelo D’Arrigo, aviatore e paracadutista italiano che ambiva a planare dalla catena montuosa più alta al mondo, affronta i ripidi sentieri della catena himalayana a bordo di due Panda 4×4, utilizzando un carburante di bassa qualità un po’ per necessità e un po’ per testare ancor di più la resistenza del modello. Dopo aver attraversato il Nepal e aver raggiunto il campo base dall’Everest a 5200 metri d’altezza, anche contro i pronostici dei più scettici, la Panda 4×4 dimostra la sua anima avventurosa e tenace agli occhi del mondo.
La terza generazione concluse la Dakar 2017
Arriviamo così al 2012, quando il testimone passa allaterza generazione di Panda, disegnata da Roberto Giolito prendendo spunto dal concetto stilistico dello “Squircle”, ossia una forma geometrica generata dall’incontro tra un quadrato e un cerchio, dove il primo simboleggia l’efficienza e la robustezza mentre il secondo rappresenta la gradevolezza e la flessibilità. Il risultato finale è un elemento regolare e maneggevole, ma al contempo divertente e giocoso. Proprio come la simpatica e versatile Fiat Panda.
Tornata ad essere prodotta in Italia, precisamente nello stabilimento Gianbattista Vico di Pomigliano d’Arco in Campania, la nuova Panda 4×4 presenta, a livello estetico, dei rinforzi atti a non danneggiare la carrozzeria percorrendo i tratti più tortuosi. Invece, a livello tecnico, la vettura viene totalmente riprogettata per dotarla delle caratteristiche di un autentico fuoristrada di prima categoria. Così, in appena 3,7 metri, si combinano perfettamente tre caratteristiche uniche nel panorama automobilistico: le dimensioni esterne e l’agilità di una city car; le prestazioni e i contenuti di un SUV di segmento superiore; e il sistema di trazione tipico di un vero fuoristrada. In particolare, la trazione integrale è di tipo permanente, con gestione elettronica e differenziale autobloccante elettronico (ELD – Electronic Locking Differential) che ripartisce la forza motrice tra le ruote dello stesso asse nel momento in cui una o entrambe cominciano a perdere aderenza. Da sottolineare che l’ELD è introdotto per la prima volta nel segmento proprio dalla Panda 4×4. Il suo look avventuroso e le numerose innovazioni tecnologiche contribuiscono certamente alla vittoria del titolo “SUV dell’anno del 2012” assegnato dalla prestigiosa rivista inglese “Top Gear”.
Una curiosità: nell’inverno del 2012 viene realizzata la Panda Monster Truck, un prototipo realizzato da Fiat in collaborazione con Mercurio Cinematografica, lo scenografo Andrea Faini e L’Officina di Fabio Gementi. Perfettamente funzionante, il veicolo speciale unisce una Panda 4×4 al pianale di una Jeep CJ7 4200 ed è dotata di ruote da trattore stradale con gomme “High Speed” del diametro di 150 centimetri e larghe 50 cm montate tramite delle flange in ferro pieno tornite appositamente.
Nel 2014 viene alla luce la versione Cross, che si presenta come un ulteriore passo avanti rispetto alla 4×4 grazie ad un’estetica rinnovata volta ad una maggior protezione del telaio, nuove tecnologie elettroniche e, soprattutto, nuove motorizzazioni. Ma la grande novità è il sistema “Torque on demand” che permette al conducente di selezionare, a proprio piacimento, l’assetto del veicolo e la sua modalità di trazione fra tre diversi livelli: Auto, Lock e Hill Descent.
Anche la terza generazione di Panda 4×4 viene messa alla prova su percorsi estremamente spettacolari e spesso insidiosi in giro per il mondo. Ad esempio, nel 2017 una Panda 4×4 Cross, ribattezzata PanDakar, affronta la leggendaria Dakar. È la prima vettura Fiat, derivata dall’utilitaria di serie, a tagliare il traguardo finale del raid per eccellenza. Condotta dal team Orobica Raid, composto dai veterani Giulio Verzeletti e Antonio Cabini, la PanDakar ha concluso con successo tutte le tappe della competizione toccando Argentina, Bolivia e Paraguay, per un totale di quasi 9.000 km, di cui più di 4.000 km di estenuanti prove speciali. Equipaggiata con un potente 2.0 Multijet da 180 CV, la vettura è stata sottoposta ad ogni genere di sollecitazione: 7 prove speciali hanno superato i 400 km, di cui una ha superato i 500 km; per ben 5 giorni e più di 2.200 km vettura ed equipaggio hanno dovuto fronteggiare le problematiche dovute alla carenza di ossigeno dovuta all’altitudine, mai sotto i 3.500 metri. Inoltre, le temperature spesso superiori ai 40°, unite all’estrema variabilità del tempo, hanno contribuito a mettere a durissima prova sia la resistenza meccanica della PanDakar, che quella fisica dell’equipaggio. Un successo ancora più significativo se si pensa che dei 93 equipaggi iniziali, solamente 53 hanno portato a termine la gara.
Non ultimo, l’indomita Panda 4×4 è l’assoluta protagonista del Panda Raid, un rally amatoriale di lunga distanza e endurance che si tiene ogni anno a marzo, dove più di trecento equipaggi – provenienti da tutto il mondo – affrontano un percorso di sette tappe nel deserto marocchino, senza l’ausilio di alcun navigatore satellitare, ma solo con l’utilizzo di mappe e bussole. L’edizione 2024 si svolgerà dal 1° all’8 marzo e, come sempre, vedrà correre insieme Panda storiche e recenti, versioni 4×4 e semplici trazioni anteriori, all’insegna di quella passione e libertà che l’icona Fiat ha saputo trasmettere in 40 anni di vita. Anche per questo motivo, di recente FIAT ha deciso di produrre un’edizione celebrativa della Panda a trazione integrale denominata “4×40° e realizzata in soli 1983 esemplari, in omaggio all’anno in cui tutto ebbe inizio.
La Panda 4×4 Heritage
La Panda 4×4 Heritage – versione Trekking – fa parte di “Reloaded by Creators”, il progetto che si occupa del restauro da parte della Casa Madre di vetture classiche e della loro relativa reimmissione sul mercato. Dopo un restauro conservativo, ora è pronta per essere acquistata da un appassionato che vuole rivivere nuove avventure a bordo di un veicolo con un passato affascinante. Equipaggiata con il propulsore da 1108 cc e 54 cavalli, questo esemplare non ha mai lasciato lo stabilimento di origine poiché venne utilizzata solo per spostamenti all’interno di Mirafiori, vantando uno stato di conservazione notevole per l’età. Con meno di 40.000 km percorsi e in condizioni eccellenti, questa Panda si presentava come una candidata ideale per il restauro e la reimmissione sul mercato. Ogni dettaglio meccanico è stato rivisitato con la caratteristica precisione delle Officine Classiche di Heritage; la carrozzeria, anche se intatta, è stata riverniciata per ridonarle il suo originale splendore. Gli interni erano invece meravigliosamente conservati e sono stati mantenuti gli originali, per questo ancora più unici nel loro genere. Ed eccola sfavillante, fresca di restauro e pronta a scoprire un po’ di mondo, sfoggiando una piccola personalizzazione Heritage nella sua nuova veste di prezioso oggetto da collezione: d’altronde la sua gemella identica fa bella mostra di sé all’Heritage Hub di Torino. Per maggiori informazioni sull’acquisto di questa vettura è possibile scrivere al seguente indirizzo mail oppure visitare il sito ufficiale a questo link.









testo e foto di Riccardo Fontana
E venne l’ora del “Novegro di fine anno”, da sempre l’edizione più ricca e prolifica dal punto di vista della preziosità dei modelli e del numero di partecipanti, secondo un trend ormai ampiamente consolidato negli anni.
Se lo scorso anno ci eravamo trovati di fronte a qualcosa di eccezionale, i numeri di quest’anno sono stati tali da fare impallidire lo scorso appuntamento di fine anno, con un numero di partecipanti spropositato ed una vera e propria invasione – davvero non c’è altro modo per descriverla – di modelli di pregio estremo, secondo una tendenza che ormai assume sempre più i contorni di un fiume in piena: al netto dei soliti spazi dedicati al fermodellismo – in maniera sacrosanta e stimabile – già dall’ingresso si è capito che uscire a mani vuote sarebbe stato impossibile.
Da modelli Pocher distribuiti un po’ ovunque ad una girandola infinita di obsoleti e speciali di qualità incredibile (soprattutto per quanto riguarda gli obsoleti) a cose praticamente impossibili da trovare a delle pur rinomate borse, come una maestosa Ferrari 250 LM di Carlo Brianza in scala 1:14, ce n’era da non saper dove sbattere la testa, tanto da portare il prossimo a trascurare gli anfratti meno invitanti, commettendo spesso un errore marchiano in quanto anche qui era possibile trovare ottimi pezzi a pochissimo prezzo.
Ancora una volta quindi una borsa ricchissima, che è valsa cento volte la candela e che conferma la recente tendenza alla sortita “all’aria aperta” di pezzi che si credevano ormai perduti o, quantomeno, blindati nelle solite collezioni, con soddisfazione di chi certe cose le sa ancora apprezzare.
Pochi o tanti che siano…









































































































FIA e ACO hanno appena diramato la lista degli iscritti per il WEC edizione 2024. Molti nomi di piloti sono ancora da annunciare, ma sono già 19 le iscrizioni definitive delle Hypercar, più 18 posti per le GT3, che dall’anno prossimo sostituiranno definitivamente le LMGTE.
Ci sarà al via una terza Ferrari 499P, schierata da AF Corse, mentre le altre due continueranno a essere iscritte come Ferrari-AF Corse. Sulla terza vettura salirà Rober Kubica, che ha firmato un contratto con Ferrari proprio nei giorni scorsi. Due le BMW, mentre sono attese una Lamborghini del team Iron Lynx e una Isotta Fraschini. Due anche le Alpine A424 ufficiali.
Di seguito il pdf scaricabile con la lista aggiornata al 27 novembre.
E’ un evento tutt’altro che banale, la borsa di scambio che si svolge annualmente a Charbonnières-les-Bains, nei pressi di Lione. Nella sala Ste Luce si sono dati appuntamento parecchi espositori, che hanno riempito i tavoli di questo evento con modelli di alta qualità.
Nel campo del giocattolo d’epoca, si conferma un sempre maggiore interesse verso gli articoli in plastica di fine anni sessanta-anni settanta, con marchi come Mont Blanc e Joustra al centro di contrattazioni decisamente in aumento.
Ma la borsa di Charbonnières si segnala soprattutto per i modelli obsoleti, con venditori, anche esteri, che tornano ogni anno, come uno specialista olandese, che ha portato una scelta impressionante di Norev, dai primi in plastica ai Jet-Car, Plastigam e chi più ne ha più ne metta. Una collezione di modelli praticamente nuovi, alcuni dei quali mai usciti dalla loro scatola. Sempre ampia la scelta di Dinky, anche con la collezione di cui avevamo raccontato la storia nel recente reportage sulla borsa di St Germain-des-Fossés.
Quanto ai modelli speciali, buona la scelta di kit e di montati di discreta qualità, con tra l’altro un gruppo di vecchi Starter factory built (vincenti di Le Mans, GT da corsa anni novanta ecc). Molto interessante un banco con tanti speciali anni ’70 montati ottimamente, fra i quali era possibile trovare anche un paio di M.R.F. factory built (la Talbot Lago e l’Alfetta F.1) e un’Alfa Romeo 512 di A.B.C., anch’essa factory built. Bassissimi i prezzi, dai 20 ai 30 euro per modelli di eccezionale valore storico. Magari ci torneremo.
Pubblichiamo intanto una panoramica, in cui potrete riconoscere i tanti modelli di pregio, peraltro proposti a prezzi sempre onestissimi.
Nel cortile antistante la Salle Ste Luce alcune auto poco comuni, come un’incredibile Renault R11 dei pompieri. Sul retro avevamo visto anche una NSU Prinz TT-S arancione, bellissima.


























































| La sede dell’ente Endurance e Corse Clienti a Fiorano è stata il teatro delle premiazioni dei piloti e dei team che, nel corso della stagione 2023, hanno vinto un titolo gareggiando con le vetture del Cavallino Rampante nei principali campionati riservati alle vetture GT e alle competizioni di durata. L’appuntamento è stato l’occasione per celebrare i 22 titoli conquistati in differenti serie, ai quali si aggiungono gli speciali riconoscimenti consegnati ai piloti ufficiali che hanno portato in trionfo la 499P alla 24 Ore di Le Mans, Pier Guidi-Calado-Giovinazzi, e ai piloti che hanno vinto la 24 Ore del Nürburgring con la debuttante 296 GT3. Durante la cerimonia sono intervenuti Enrico Galliera, Chief Marketing and Commercial Officer, e Antonello Coletta, Global Head of Endurance e Corse Clienti, Ferdinando Cannizzo, Head of Endurance Race Cars. |
| Titoli nazionali. Come da tradizione sono stati numerosi i successi registrati nel Campionato Italiano Gran Turismo. Nella Endurance Cup spiccano il titolo GT3 Assoluto firmato dai piloti Giancarlo Fisichella e Tommaso Mosca e quello in GT Cup Pro-Am di Luca Demarchi, Sabatino Di Mare e Simone Patrinicola; tra le squadre sono state premiate la Scuderia Baldini e Best Lap rispettivamente per i titoli Team GT3 e GT Cup Pro-Am. Nella Sprint Cup, invece, Vincenzo Scarpetta ha vinto il titolo GT Cup Am. Ferrari protagonista anche nelle cronoscalate tricolori. Nel Campionato Italiano Velocità Montagna Lucio Peruggini ha vinto il titolo assoluto Piloti nel Gruppo GT e nella classe GT Supercup, Vincenzo Cimino il Trofeo Gruppo GT. Nel Trofeo Italiano Velocità Montagna Stefano Artuso si è imposto nella Finale, Gruppo GT Cup, e nel tricolore di zona Nord nella medesima classe. Roberto Ragazzi ha ottenuto due titoli, entrambi nella zona Nord, per il Gruppo GT e nella classe GT Supercup. L’annata ha registrato i successi nelle classifiche Piloti anche nella National GT Challenge con Thomas Petersen (GT Cup), nell’ADAC Special Touring Car Trophy con Uwe Lauer e Francesco Lopez (GT3), e nel British Endurance Championship con John Seale e Jamie Stanley (Classe B). Gare internazionali. Sui tracciati europei i piloti al volante delle vetture del Cavallino Rampante hanno firmato le vittorie nell’International GT Open, in classe Pro-Am, con Eddie Cheever III e Marco Pulcini; nel GT Cup Open, classifica assoluta, con Iván Velasco e Jorge Cabezas. Nella Ultimate Cup Series – Endurance GT con Jean Bernard Bouvet, David Hallyday e Jean Paul Pagny, primi sia nella classifica assoluta sia nella classe UGT3A; nella Sprint GT della medesima serie sono arrivati altri titoli: quello riservato ai Piloti nella classe UGT3B con Francesco Atzori, e quello assoluto per i Team attribuito a SR&R. Nel GT World Challenge Asia Yusuke Yamasaki e Yorikatsu Tsujiko si sono imposti nella classifica Piloti della GT Japan Cup Am, che tiene in considerazione i risultati ottenuti nelle prove disputate sui tracciati giapponesi. Riconoscimenti speciali. Il successo alla 24 Ore di Le Mans del Centenario è valso un premio ad Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, che hanno portato in trionfo la 499P numero 51 del team Ferrari – AF Corse nella top class “Hypercar”. Mentre i risultati straordinari ottenuti alla 24 Ore del Nürburgring con la Ferrari 296 GT3 sono alla base dei riconoscimenti attribuiti a David Pittard, Felipe Laser, Nick Catsburg, Earl Bamber, vincitori assoluti con la vettura del Frikadelli Racing Team della gara che si disputa sull’iconico tracciato tedesco; e a Leonard Weiss, Jochen Krumbach, Daniel Keilwitz, Indy Dontje, che hanno concluso primi nella classe SP9 Pro-Am con la vettura di WTM by Rinaldi Racing. Nel corso dell’evento sono stati premiati sia i piloti sia i rappresentanti dei team vincitori nelle due 24 Ore. |
La cronoscalata del Pike’s Peak è una miniera inesauribile un po’ per tutti i modellisti, ma in particolar modo per gli appassionati di Porsche, marchio che nel corso di decenni ha schierato al via modelli di tutti i tipi, dalle vetture quasi stradali a prototipi che della base originale non conservano praticamente nulla. Presentiamo alcune delle più recenti elaborazioni di Massimo Martini, ispirate alla famosa gara americana. La numero 312, una 911 abbastanza di serie che partecipò nel 2012, deriva da una base Universal Hobbies, mentre le due 911 GT2 RS, pilotate da David Donohue – il figlio del grande captain Nice – nel 2019, 2020 e 2022 (quest’ultima nella foto di apertura), sono degli economicissimi Burago. Queste elaborazioni sono state possibili anche grazie alla stampa ad hoc di decals ad acqua che, pur non essendo serigrafate, consentono un notevole realismo grafico e cromatico, oltre che uno spessore molto ridotto. Un giorno magari vi sveleremo chi si cela dietro queste eccellenti realizzazioni.
Che questi modelli li faccia o non li faccia Spark in un prossimo futuro importa veramente poco, anzi nulla. Il vero modellista vuole divertirsi e ama un modello che non somiglierà a nessun altro, men che meno a quelli stipati negli armadi di chi si riempie la casa di roba industriale, magari vantandosi pure sul palcoscenico di cartone dei social.



Vabbè. Vox clamantis in deserto.
Fuori dalla tematica Pike’s Peak, una 550RS completamente apribile, elaborazione (anzi, si dire autocostruzione) che ha preso vita da un comunissimo modello da edicola. Della famiglia RS, Massimo Martini aveva già realizzato il telaio (ricordate la sua serie di chassis in plasticard di svariate vetture Porsche?). Tutto è stato rifatto di sana pianta o quasi, riproducendo ovviamente anche le parti di telaio in vista e aggiungendo innumerevoli dettagli dell’abitacolo e della meccanica.










Notare, nella foto sotto, la scritta Porsche sulle testate della 550RS, aggiunta in un secondo momento.

testo di Roberto D’Ilario / foto di Roberto D’Ilario e David Tarallo / didascalie e note David Tarallo
I modelli apribili sono sempre stati oggetto di diatribe tra collezionisti, c’è chi li adora e chi li detesta in base al proprio vissuto e alle emozioni correlate. Il principale punto del dibattito è la fedeltà di riproduzione inficiata dai tagli troppo ampi delle portiere e dei cofani, gli spessori delle parti apribili che devono garantire una certa robustezza e la delicatezza della vernice che si scheggia ad ogni manipolazione. Tutto vero.








Non sono un fanboy degli apribili però, come già esposto nel mio articolo sui Fly 1/43, ho tanti ricordi d’infanzia, quando la fedeltà era relativa e passavo ore ad aprire e chiudere le porte, ficcare robine nel portabagagli e cercare di costruire i fili delle candele nel motore.






Herpa è un marchio molto apprezzato per le sue riproduzioni in 1:87 / HO che agli inizi degli anni ’90 ebbe l’ambiziosa idea di commercializzare una nuova linea, chiamata High Tech Collection, di Ferrari in scala 1/43 in plastica e con parti apribili.
Tombola!
Invece no, non furono apprezzati dai collezionisti.




Analizzandoli, la prima cosa che salta all’occhio è la plastica non verniciata ma stampata direttamente del colore finale che genera una sorta di effetto traslucido.
Le linee sono sostanzialmente corrette ma le sorprese sono tante: linee di giunzione quasi invisibili, incredibile per quegli anni, le aperture sono precise con i meccanismi nascosti, gli spessori sono realistici, griglie e tergi sottili, cornici in rilievo, vetri molto trasparenti anche a distanza di anni, specchi con riflettente riportato, cerchi e gomme corretti.
Anche gli interni sono curati, basta guardare la strumentazione, il cambio con la griglia del selettore, sedili della giusta foggia, pannelli alle portiere, alette parasole e il volante con il cavallino.
Poi il motore… semplice certo ma completo anche della parte sottoscocca e soprattutto sulla F40 possiamo ammirare gli ammortizzatori e gli attacchi delle sospensioni. Qualche incongruenza c’è come per esempio le cinture della F40 ma comunque risolvibile.

Nell’esemplare in foto della 348 TS si nota un non perfetto accoppiamento tra hard-top e cornice del parabrezza, frutto di uno involontario schiacciamento da parte di un modellino ben più pesante e forse un po’ invidioso.
Furono prodotte in vari colori, rosse, nere, gialle, la 348 anche in blu; qualche versione particolare, come la F40 del Gran Criterium Super Car GT 1992 per il Club Italia, la Challenge Super Car 1993, la 348 pilotata da Klaus Greif e alcune in versione Merry Christmas (orribili) e se non sbaglio anche in versione kit di montaggio.








Cosa volere di più? Nonostante la tecnologia infusa in questa linea, parliamo di 30 anni fa, furono totalmente incompresi, forse per la plastica delicata, per l’aspetto un po’ dimesso al primo impatto o per il pregiudizio sulla Herpa che era considerata buona solo per i modelli semplici e a basso costo. Un po’ come negli anni ’70 la scetticismo sulla Fiat che si era messa in testa di produrre auto di prestigio.





Però bisogna riconoscere il coraggio, hanno comunque osato e il prodotto meritava di più per le raffinatezze tecniche messe in campo.
“Vola solo chi osa farlo” (Luis Sepúlveda)
Herpa non ha volato ma ce l’ha messa tutta.