La Ferrari 312 T5 di Gilles Villeneuve a Auto e Moto d’Epoca di Bologna

Il Mauto di Torino ha messo a disposizione per Auto e Moto d’Epoca a Bologna una scelta significativa di vetture di grande valore storico, esposte nell’atrio d’ingresso. Fra queste, una Ferrari 312 T5 F.1, pilotata nel 1980 da Gilles Villeneuve. La vettura è in condizioni “conservate”, quindi di notevole interesse anche documentario.

Al Mugello una nuova Ferrari “one-off”: la SP8

Lo scorso 24 ottobre sono stati tolti i veli a una nuova Ferrari della serie one-off appartenente al programma Progetti Speciali, la Ferrari SP-8. L’auto, disegnata dal Centro Stile Ferrari sotto la direzione di Flavio Manzoni, è una vettura V8 a motore centrale-posteriore che si basa sulla F8 Spider da cui eredita impostazione, telaio e motorizzazione. La Ferrari SP-8 entra così a far parte del segmento maggiormente esclusivo della gamma, il quale racchiude auto uniche, tratteggiate prima e realizzate poi a partire dalle richieste di un cliente, che raggiunge così l’apice delle possibilità di personalizzazione offerte dal Cavallino Rampante.

Il nome della vettura intende naturalmente celebrare il V8 biturbo da 3,9 litri di cui è dotata, una delle motorizzazioni più premiate e amate della storia che è stata capace di vincere per quattro volte consecutive il prestigioso International Engine of the Year (IEOTY); ma – essendo il cliente originario di Taiwan – è volto altresì a sottolineare il significato benaugurante del numero otto in lingua cinese, che tradizionalmente indica successo, fortuna e realizzazione personale.

La particolarità principale della SP-8 risiede nell’assenza di tetto, il che la rende in tutto e per tutto una roadster a due posti, accentuandone il carattere sportivo e la capacità di emozionare sia alla vista che durante la guida en plein air. Si è di conseguenza resa necessaria una grande opera di affinamento aerodinamico tramite simulazioni CFD, test in galleria del vento e prove dinamiche.

Il tema di stile della vettura è rappresentato dall’incrocio e dalla compenetrazione dei volumi: l’anteriore in fibra di carbonio a vista avvolge il posteriore creando un effetto bicolore con un forte contrasto cromatico e materico. L’eliminazione del tetto rigido retrattile ha consentito un profondo rimodellamento di tutto il posteriore, dotato sulla SP-8 di un volume pieno e di una linea di mezzeria molto tesa. Le due parti in cui è diviso il volume risultano collegate da una zona centrale di tipo funzionale, trattata in nero opaco e comprendente le prese aria della fiancata con ingressi separati per intercooler e aspirazione motore. Nel suo tratto superiore, tale striscia funge da sfogo di evacuazione dal vano motore, con elementi longitudinali che richiamano il motivo a lamelle tipico di svariate Ferrari del passato.

Sul frontale trova invece posto un’imponente calandra monolitica a tutta larghezza, lo stampo della quale è stato realizzato con tecnica di stampa 3D. Anche nella griglia anteriore vi è lo stesso gioco di lamelle verticali, il cui angolo in pianta aumenta progressivamente verso l’esterno per meglio dirigere il flusso verso i due radiatori anteriori. L’angolazione di tali elementi è stata ottimizzata grazie alla stretta collaborazione tra il Centro Stile Ferrari e il team di aerodinamica che ha dedicato mesi all’affinamento della vettura in CFD.

Tra le altre parti della SP-8 che sono state riprogettate, spiccano i proiettori con maschera e lente specifici, i fanali posteriori di derivazione Ferrari Roma, il parabrezza riprogettato, i codini di scarico trattati alla stessa maniera di quelli della 296 GTB e i cerchi specifici sia per disegno che per colore (Grigio Nart opaco).

I cerchi direzionali a cinque razze sono esclusivi di questa vettura e rappresentano una rivisitazione in chiave moderna dei classici cerchi a stella delle Sport Prototipi Ferrari, nonché della leggendaria F40. Il loro aspetto generale pieno si intreccia sapientemente a modellati profondi e ampie forature di alleggerimento.

A livello di interni riveste particolare importanza la modifica della consolle centrale per alloggiarvi i comandi F1 introdotti nella gamma Ferrari dalla SF90 Stradale in poi. È stato così possibile aggiungere l’ormai iconico cancelletto, rendendosi necessario un suo adattamento alle modalità di funzionamento di questa vettura. Completano il quadro i sedili con specchiatura specifica in Alcantara® Blu Navy laserata ed accoppiata con tela ad effetto gradiente, nonché i tappeti in tessuto twill specifico con effetto cangiante.

Il colore Argento Micalizzato opaco, realizzato specificamente per la SP-8, si combina perfettamente con la sezione in fibra di carbonio, la cui trama e colore sono altresì specifici (Blue Sandstone lucido con effetto cangiante). Persino il colore di continuità che lega le due sezioni della carrozzeria tra loro è stato sviluppato ad hoc e si chiama Blu Scuro Stellato.

La SP-8 resterà in esposizione presso l’autodromo Internazionale del Mugello, nell’ambito delle Finali Mondiali Ferrari 2023. Dal 16 novembre, invece, sarà possibile ammirare il modello di stile della vettura presso il Museo Ferrari di Maranello, dove resterà in esposizione fino a marzo 2024.

La KC23 alle Finali Mondiali Ferrari al Mugello

Già presentata lo scorso luglio, alle Finali Mondiali Ferrari al Mugello si è rivista la KC23, esemplare unico realizzato sulla base di una 488 GT3 EVO 2020. La vettura è esposta nel paddock a fianco della SP-8, derivata da una F8 Spider. PLIT si era già occupato a suo tempo di questa vettura, pubblicando le immagini ufficiali Ferrari. Ecco una gallery supplementare di foto inedite.

Tutto Ferrari di Leonardo Acerbi

Era il 2019 quando recensimmo – ancora sul vecchio sito – l’edizione ampliata di Tutto Ferrari di Leonardo Acerbi. Ebbene, a distanza di quattro anni, esce la sesta edizione aggiornata di questo libro, che dal 2004 ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nella sconfinata bibliografia del Cavallino. Tutto Ferrari è un agile ma utilissimo prontuario sulla produzione intera del marchio, con schede rapide ma complete, qualche foto, disegni di profilo e informazioni che si rivelano preziose per il semplice appassionato ma anche per il giornalista che debba velocemente trovare notizie salienti su tutti i modelli, da quelli stradali a quelli competizione, passando anche per le concept car. L’edizione 2023 di Tutto Ferrari aggiorna l’elenco delle vetture alle ultimissime 499P, Purosangue (che si prende la copertina…), SF-23 e Roma Spider. Giorgio Alisi, storico disegnatore delle precedenti edizioni del libro, non ha potuto realizzare i disegni di questo ultimo aggiornamento: le viste di profilo, dunque, a partire dalla F8 Tributo, sono state create digitalmente.

Leonardo Acerbi, Tutto Ferrari – Sesta edizione aggiornata, Giorgio Nada Editore, 2023, ISBN 978-88-7911-923-8, € 19,90.

Auto e Moto d’Epoca a Bologna: una prima impressione

“Allora, com’è Auto e Moto d’Epoca a Bologna?” Da questo pomeriggio a stasera me l’avranno chiesto in dieci. Com’è?

E’ stata fatta parecchia pulizia dall’organizzazione. Bologna è facile da raggiungere, l’area della Fiera è a due passi dallo svincolo dell’autostrada, i parcheggi ci sono (anche se costicchiano: venti euro per ciascun giorno di manifestazione), i servizi sono eccellenti e ci si muove bene. Insomma, Padova con i suoi tanti inconvenienti non mi è certo mancata. Gli ambienti di Bologna sono ariosi e con parecchia luce in più, ci si orienta meglio e tutto sommato questa prima giornata è servita a capire che Auto & Moto d’Epoca ha forse vinto la sfida. Una sfida che a volte altre manifestazioni hanno perso cambiando la loro sede storica.

Ormai Auto & Moto d’Epoca non la visiti per bene in un solo giorno. Sotto questo aspetto, il ragionamento è lo stesso che si fa per Rétromobile ma anche per Epoqu’Auto di Lione: dovresti starci almeno un paio di giorni. Nell’impossibilità di farlo stavolta, ho dovuto correre, e parecchio, perdendomi sicuramente un sacco di cose interessanti. Ma l’impressione è stata buona, molto buona. Ci saranno lamentele, critiche e proteste varie. Tutti devono dire la loro e una manifestazione così grande porge inevitabilmente il fianco a osservazioni di ogni tipo. Ma il livello del materiale esposto mi pare ulteriormente cresciuto, e il discorso vale per le auto, l’editoria, i ricambi e anche i modelli. Insomma, parecchio meno paccottiglia. Anche i ricambisti sembra si siano dati una bella ripulita. Un segno necessariamente positivo? Forse no, ma da questa prima edizione bolognese, Auto e Moto d’Epoca esce con buone speranze per il futuro. Tornerò sull’argomento.

Finali Mondiali Ferrari al Mugello: l’esposizione

Come al solito, le storiche occupano uno spazio di primo piano nell’ambito delle Finali Mondiali Ferrari. Al Mugello è presente una selezione di Formula 1, Prototipi e GT che rappresentano ogni decennio del Cavallino. Quest’anno si segnalano la 330 P4 nella livrea Ecurie Francorchamps di Le Mans 1967, una 250 GTO e diverse sport anni cinquanta-sessanta. Per la maggior parte di queste vetture vale il solito discorso: ricordate l’antica questione della nave di Teseo?Per quanto riguarda periodi più recenti, insieme alla 499P vittoriosa a Le Mans quest’anno, di cui leggete a parte, è esposta la 296 GT3 del Frikadelli Racing, che ha conquistato la 24 Ore del Nürburgring 2023 con David Pittard, Felipe Laser, Nick Catsburg ed Earl Bamber. Presente anche la Vision Gran Turismo, la prima Ferrari concept car riservata al motorsport virtuale.

La Ferrari 499P vincitrice alla 24 di Le Mans “stella” delle Finali Mondiali al Mugello

La 499P che lo scorso giugno ha regalato alla Ferrari la decima vittoria assoluta alla 24 Ore di Le Mans, la prima dal 1965, fa bella mostra di sé nello speciale spazio espositivo riservato all’attualità nel paddock del Mugello. Non poteva mancare il trofeo del centenario, che già aveva “visitato” le Finali Mondiali Ferrari in occasione dell’edizione del 2022 a Imola. Adesso lo storico trofeo è definitivamente in mano alla casa del Cavallino.

Per l’esibizione di domenica saranno utilizzati altri due esemplari, già presenti nei box della pista del Mugello.

Entra nel vivo la settimana delle Finali Mondiali Ferrari al Mugello

Con un meteo non proprio ideale, entra nel vivo la settimana delle Finali Mondiali Ferrari al Mugello. Sono in corso nel paddock gli ultimi preparativi, con diversi spazi di esposizione di grande interesse. Pubblicheremo alcune gallery specifiche che speriamo verranno apprezzate.

Intanto ecco alcuni link utili per seguire lo svolgimento delle gare:

Ferrari Races: https://www.ferrari.com/en-EN/races

Ferrari Challenge Virtual Board: https://www.ferrari.com/en-EN/corse-clienti/virtual-board?year=2023&tab=eu-23

Ferrari Challenge risultati: http://ferrarichallenge.alkamelsystems.com

Dipendenti

di Antelope Kopler

Uno dei tanti problemi – forse il principale, comunque il più stringente – tra i molti che attanagliano l’Italia è il lavoro.

Di certo qualcuno starà pensando alla solita sviolinata sulla disoccupazione, sulla mancanza di lavoro, sulla crisi sempre più irreversibile che morde come una belva sul mercato del lavoro e, di conseguenza, sulla società dello Stivale, con tutte le ovvie conseguenze sociali che ne derivano, nessuna delle quali affrontabile a cuor leggero.

Ebbene, no.

Non troverete nessuna arguta considerazione o soluzione preconfezionata sull’operato del governo o della Confindustria tra queste righe, ma piuttosto una sana, serena, e per certi versi naturale – almeno per chi certe problematiche le vive e le sente proprie – fotografia della condizione di chi un lavoro, autonomo o dipendente che sia, ce l’ha.

Il riquadro della fotografia non può che essere legato ai ritmi intrinsechi del lavoro nel nostro paese: inumani, avvilenti, tali da relegare tutti i “criceti” partecipanti al gioco ad entrare in una ruota che, passo (svelto) dopo passo (svelto) porta ad un’esistenza completamente totalizzante, in cui non si dispone più di nessun momento e di nessuna energia per coltivare passioni o relazioni, diventando nient’altro che idioti funzionali al sistema.

Non farò illazioni riguardo alle motivazioni di questo circolo esistenziale infernale, motivazioni che potrebbero andare da un’eccessiva tassazione che flagella tutto il tessuto sociale dalla A alla Z restituendo poco o nulla in cambio fino ad una – probabile – stronzaggine mista a servilismo ed autocommiserazione che permane chi più chi meno tutti gli esponenti della “razza italica”, ma la fotografia è questa, rimane questa, e cercare maldestramente di negarlo non conduce a nulla.

L’accettazione è il primo passo verso la soluzione d’altronde, non è vero?

Appurato questo, occorre distinguere tra due macro-categorie di lavoratori, che sono inevitabilmente costituite dai lavoratori dipendenti e dagli autonomi, imprenditori o “semplici” liberi professionisti che siano, e qui la cosa cambia, e di parecchio.

Per introdurre il tema – in verità tutt’altro che facilmente approcciabile – mi permetto di portare una testimonianza “semi-personale”: mio padre, nel tardo 1976, era un ragazzotto di poco meno di ventitré anni tornato da pochi mesi dal servizio di leva, aveva un ottimo diploma tecnico in tasca (in informatica, uno tra i primissimi) ed in attesa di trovare la sua strada sbarcava il lunario facendo il carrozziere assieme ad alcuni amici.

Gli piaceva molto, contribuiva a preparare anche delle macchine da corsa (124 Abarth e addirittura una Stratos) e tutto sommato sarebbe volentieri andato avanti a farlo, senonché ad ottobre arrivò la chiamata del maggior gigante mondiale dell’informatica di allora: l’***.

Difficile dire di no, e pronto arrivò il consulto con suo padre – mio nonno – circa il da farsi.

Mio nonno, reduce di El Alamein e molto pratico come tutti i vecchi, gli fece un discorso al limite dell’ineccepibile, che più o meno suonava così: “devi capire tu cosa vuoi fare: se vuoi magari guadagnare un po’ di più ma non avere ferie, non avere feste, e non poterti ammalare allora vai pure avanti a fare il carrozziere, ma se vuoi stare un po’ più “tranquillo” e sicuro vai di corsa all’*** a fare il dipendente”.

Detto fatto, il Vecchio andò in *** e ci restò fino alla morte, avendo tutto sommato una buona vita e potendosi togliere qualche sfizio, con una corrente dose di tempo libero ed un buonissimo equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.

Oggi questa realtà e questi precari equilibri non esistono più: i dipendenti hanno delle tutele sociali sempre più fittizie (grazie Renzi, complimenti vivissimi) e vivono con ritmi imposti che non hanno nulla da invidiare a quelli degli imprenditori veri e propri.

Ci si trova invischiati in riunioni nel weekend, in mail inviate a ridosso della mezzanotte – cui, se non si risponde “flash”, si viene etichettati a fancazzisti ed isolati dal resto del gregge – ed in situazioni totalmente, oscuramente ed  irrecuperabilmente deliranti, come essere chiamati ed invitati in riunioni in teams mentre ci si sta svegliando da un’anestesia totale per un’operazione ad una gamba con ancora il “raviolo” in bocca ed i brividi (ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti eccetera eccetera).

E tutto questo forse per qualche strana ed altolocatissima (e remuneratissima) posizione? Assolutamente no: per un posto da impiegato ordinario, con una paga ordinaria in una multinazionale ordinaria.

Con laurea magistrale in saccoccia.

Per spiccioli, in poche parole: svendiamo la nostra vita, i nostri sogni, il nostro più profondo e stimabile essere in cambio di elemosina, la più bassa ed indecente forma di prostituzione concepita dall’uomo, in cambio di promesse di carriera che non si realizzeranno mai, esattamente come quando si promette all’amante di lasciare la propria moglie per stare con lei alla luce del sole, riassumendo al massimo.

Quindi l’oggetto del disquisire è mutato, e va posto in maniera differente rispetto a quanto si poteva fare una cinquantina d’anni orsono: nella situazione e nell’economia italiana del 2023 ha ancora senso fare il dipendente oppure – diventare pazzo per diventare pazzo – è meglio fare da sé sfruttando i propri talenti ammesso di averne qualcuno?

Ho conoscenti che sono “scappati” dal giorno alla notte all’estero – in paesi dell’est Europa dove io non vivrei neanche sotto tortura – e dicono di stare mille volte meglio di quanto non stessero in Italia (e se la nostra qualità della vita è peggiore di quella della Repubblica Ceca, ecco, qualche domanda circa l’imminente implosione del nostro sistema sarebbe lecito farsela), ma francamente non mi pare una soluzione sostenibile: non farò l’immigrato solo perché qualche stronzo possa strumentalizzarmi per i fini più disparati, l’emigrazione è sintomo di disperazione, e non si emigra mai senza poter “sindacare” da un punto di forza, a meno di non essere veramente disperati o di sapere di essere accolti “a braccia aperte” dall’altra parte (l’ultimo caso di immigrato accolto veramente a braccia aperte nel paese di destinazione mi risulta essere quello di Werner Von Braun).

In poche parole, si deve emigrare da signori, non da ladri di galline, quindi l’unica che rimane è fare da me, e le idee non mancano.

Voi decidete pure se volete continuare ad annichilirvi sempre di più ad arricchire il padrone ma – più che altro – il consiglio d’amministrazione di turno, e avere la vostra ordinaria vita fatta di calvizie a trent’anni, compagna ordinaria sempre pronta a darla al macellaio, bambini (del macellaio) con maestra di sostegno e centro commerciale il sabato pomeriggio oppure provare a fare dai voi, e quantomeno poter dire di aver provato a fare qualcosa di diverso e di vostro.

Non tutti ne hanno il coraggio, ma il coraggio è una dote indispensabile per essere liberi.

O, comunque, per essere più liberi.

Così pensava forte un trentenne disperato, se non del tutto giusto quasi niente è sbagliato.

Rievocazione storica della Trieste-Opicina

Si è svolta lo scorso 15 ottobre la rievocazione storica della Trieste-Opicina, manifestazione con formula ASI organizzata dal Club dei Venti all’Ora. Pubblichiamo una gallery dell’evento, foto copyright Bruno Boracco.