296 Challenge: in arrivo la nuova protagonista del monomarca Ferrari

Alla vigilia delle Finali Mondiali, in programma all’Autodromo Internazionale del Mugello dal 24 al 30 ottobre, Ferrari presenta la 296 Challenge, la vettura che a partire dalla stagione 2024 diventerà il nono modello protagonista del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli.

La 296 Challenge, che debutterà a partire dalle serie Europe e North America, si caratterizza per numerose novità rispetto al modello precedente, Ferrari 488 Challenge Evo, e rappresenta un progetto per certi aspetti rivoluzionario. 

La vettura incarna una filosofia innovativa, grazie ai profondi interventi apportati al modello di derivazione con l’obiettivo di esaltarne caratteristiche specifiche, ottimizzando ogni aspetto per l’uso in pista. Sia in termini di prestazioni, sia di mantenimento delle stesse nel tempo, la 296 Challenge riscrive i parametri del monomarca del Cavallino Rampante, offrendo ai piloti un’auto da competizione che richiama da vicino soluzioni testate sulla 296 GT3, che ha fatto il proprio debutto nella stagione corrente. 

Derivata dalla 296 GTB, la 296 Challenge introduce importanti modifiche sul piano motoristico, aerodinamico e dinamico, atte a garantire le massime prestazioni in pista. Per la prima volta nella storia del campionato viene adottato un motore 6 cilindri. La nuova vettura, infatti, monta un propulsore V6 biturbo da 120° con cilindrata di 2.992 cm3 privo della componente ibrida, una scelta già attuata con la 296 GT3. Il propulsore è in grado di erogare 700 cv con una coppia massima di 740 Nm. Valori che permettono alla 296 Challenge di sancire un nuovo record di potenza con un rapporto pari a 234 Cv/l. 

L’aerodinamica della 296 Challenge raggiunge valori di carico verticale senza precedenti nella storia della serie monomarca, assicurando la massima efficienza in ogni condizione. La 296 Challenge, infatti, è in grado di generare oltre 870 Kg di carico verticale alla velocità di 250 km/h con l’ala posteriore nella posizione di massima incidenza. 

La vettura porta al debutto il sistema di controllo ABS Evo Track, un’applicazione specifica dell’innovativo sistema lanciato sulla 296 GTB, e adotta la tecnologia CCM-R PLUS per i dischi freno: la combinazione delle due tecnologie consente d’innalzare il livello delle prestazioni in frenata e la guidabilità. A riscrivere gli standard prestazionali in queste aree contribuiscono in maniera sostanziale anche i nuovi pneumatici Pirelli da 18’’ sviluppati ad hoc per questo modello. 

6 posti per 6 personaggi a bordo: Heritage presenta la FIAT Multipla 6×6

Sono passati 25 anni da quando la Fiat Multipla venne commercializzata, dopo essere stata presenta al Salone Internazionale di Francoforte nell’autunno del 1997, suscitando curiosità e interesse nel pubblico e tra gli addetti ai lavori. Per celebrarne l’anniversario, l’ente Heritage di Stellantis sta realizzando una one-off  esclusiva, denominata FIAT Multipla 6×6, destinata a diventare una vettura da collezione.

A firmare la nuova creazione è Roberto Giolito – il “papà” della Multipla ed Head of Stellantis Heritage (Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Abarth) – che in un video (link) racconta la genesi di questo pezzo unico. Fonte di ispirazione dell’operazione Heritage sono i sei curiosi personaggi nati dalla matita di Giolito nel 1998 per raccontare la vita a bordo della vettura in modo simpatico e anticonvenzionale.
Dichiara il designer: “Queste sei personalità, questi sei modi di vedere l’auto, torneranno a vivere dentro e fuori della prima Multipla da collezione creando un tributo gioioso, in pieno stile Fiat, a un modello che, dopo 25 anni, continua ancora ad interessare il mondo e a suggerire modi nuovi di trasportare e di ospitare le persone. Ecco perché sei personaggi curiosi per sei approcci diversi di viverla danno vita alla Multipla 6×6”.
Attualmente in fase di lavorazione, la Multipla 6×6 sarà esposta, dal 17 al 19 novembre, alla fiera Milano Auto Classica, per poi essere venduta ad un collezionista appassionato del design italiano geniale e controcorrente. Inoltre, è possibile ricevere informazioni scrivendo al seguente indirizzo mail, accedendo al sito (link) oppure rivolgendosi al team Heritage che sarà presente ad Auto e Moto d’Epoca, dal 26 al 29 ottobre a Bologna.


Ripercorriamo la storia della Multipla partendo dal progetto 6×6 e dai suoi personaggi, per poi proseguire con i primati di questo modello che ha letteralmente cambiato il modo di vivere e condividere le esperienze del viaggio diventando, di fatto, la prima vettura social, quando questo termine non era diffuso. Basti pensare che il primo canale social è stato il sitoSixDegrees, nato nel 1997 e ispirato alla teoria secondo cui ogni persona nel mondo sarebbe collegata a un altro tramite sei gradi di separazione. Proprio come sei sono le personalità di Multipla “connesse” tra loro dal grande senso di libertà che la vettura trasmette.

Il progetto Multipla 6×6 tra fantasia ed esclusività
Nata sulla base di un esemplare del 1998, la nuova Multipla 6×6 si contraddistingue per la particolare livrea Turchese Bio, un colore emblematico di quegli anni, che rinvia agli spazi aperti e al mare, oltre a rappresentare la forte attitudine green del modello con le sue motorizzazioni a basse emissioni. E questa caratterizzazione cromatica diviene lo sfondo del disegno complessivo dei sei personaggi applicato sul cofano e sulle fiancate. A impreziosire il tutto le modanature, le ruote e i paraurti verniciati in Grey White, un colore neutro che spezza con grande eleganza la carrozzeria blu. La stessa caratterizzazione di raffinatezza si ritrova all’interno dove il tessuto blu scuro è abbinato ai pannelli porte in grigio-bianco mentre sui sedili sono incastonati i singoli soggetti, che furono disegnati da Giolito nel 1998, in concomitanza con il lancio del modello, ciascun con il suo personalissimo modo di vedere e vivere il modello: dall’avventuriero al bambino pilota, dalla signora attraente all’uomo elegante, dal frate al giovane ribelle degli anni Settanta. Questi fumetti finirono sulle t-shirt e i puzzle della linea accessori del modello facendo breccia nel cuore del pubblico. Oggi queste caricature ritornano sulla Multipla 6×6, singolarmente dentro e tutte insieme fuori, in questo caso dando vita a uno straordinario disegno complessivo dove al volante troviamo l’esploratore pronto a guidare l’allegra comitiva verso una nuova avventura. Al centro della prima fila si erge, sul suo seggiolino, il bimbo che sogna già di essere un pilota indossando il casco da gara mentre al suo fianco l’avvenente signora è intenta a truccarsi. Dietro trovano posto il manager con il suo elegante abito e l’immancabile laptop, il frate concentrato sulle sue letture spirituali e il giovane hippie sdraiato placidamente sul sedile reclinato. Ognuno, a modo suo, rappresenta quindi la libertà di esprimere le proprie inclinazioni in una vettura rivoluzionaria.

Opera di design esposta al MoMa e ancora oggi oggetto di culto per i giovani europei
Per approfondire la storia della prima generazione, il team di Heritage ha realizzato un secondo video (link) dove Roberto Giolito svela segreti e aneddoti del modello nato nel 1998.
Se da una parte la Multipla esprime un design inconfondibile e simpatico, dall’altra è l’esempio concreto di come le sue ingegnose soluzioni possono davvero migliorare la qualità della vita a bordo. Non a caso, la sua presentazione in Gran Bretagna avvenne all’interno del Design Museum di Londra mentre, nel 1999, un esemplare della Multipla è stata esposta al Museum of Modern Art (MoMA) di New York, il più importante e famoso museo d’arte moderna al mondo, come esempio di “auto del futuro” per le innovative soluzioni stilistiche e tecniche. Afferma Giolito: “Esistono oggi anche delle associazioni di giovanissimi che adorano questo oggetto, questa vettura assolutamente asincrona rispetto a tutti gli altri segmenti proprio perché rappresenta la convivialità, il fatto di essere social di stare insieme e quindi ci sono dei club che le stanno cercando, le stanno finalmente restaurando alle specifiche di origine e quindi sta nascendo veramente un movimento che oggi recepisce il messaggio di Multipla assolutamente attuale forse un po’ meglio di allora dove la vettura era troppo avanti per essere accettata in tutta la sua innovazione”.

Stile anticonformista per uno spazio da inventare
La Multipla sfata il luogo comune secondo il quale l’attività del designer consisterebbe solo in un esercizio di stile e avrebbe un fine esclusivamente estetico. In questo caso il Centro Stile Fiat non ha confezionato il vestito ad un prodotto ideato e definito nelle sue caratteristiche tecniche e funzionali da altri. Lo ha progettato, assieme ad un team tecnico di assoluto valore, e ha voluto sottolineare l’originalità concettuale della Multipla, conferendole una forma complessiva che comunicasse con forza e chiarezza l’invenzione di una nuova tipologia di automobili. Questo ha significato disegnare la carrozzeria della Multipla intorno a sei passeggeri seduti su due file e al loro bagaglio, tenendo conto delle loro esigenze di comfort, favorendo la possibilità di mantenere una normale relazione sociale all’interno del gruppo, offrendo l’opportunità di un rapporto intenso con l’esterno, garantendo il massimo della protezione e della sicurezza. In sostanza un approccio che ha messo in primo piano le ragioni della funzionalità, conciliando i bisogni e i desideri dei passeggeri con le possibilità della tecnologia. Da questa difficile integrazione delle diverse esigenze è nata la forma complessiva del modello che appare articolato in due “moduli”: un corpo base basso e filante e, sovrapposto, un padiglione alto e ampio. I due elementi sono vistosamente separati sul frontaleda una sorta di fascia bombata, con funzione di ospitare la fanaleria, i meccanismi del tergicristallo e la cartuccia del filtro anti-polline. Un discorso a parte meritano la disposizione su piani diversi della fanaleria anteriore, alla quale si deve in parte l’aspetto spiritoso del frontale: tre coppie di fari tondi, sistemati a diverse altezze. Ebbene, si trovano nella posizione dalla quale svolgono meglio il loro compito di illuminare la strada: in basso, nel paraurti, gli antinebbia; più in alto, nella parte alta della calandra, gli anabbaglianti; ancora più in su, nella fascia bombata alla base del parabrezza, gli abbaglianti. Vista da dietro la Multipla Fiat ha così assunto una linea molto personale, nella quale risaltano i fanali: due grandi cuori rossi che spiccano sulla superficie uniforme della lamiera. Le vetrate laterali assicurano una visibilità esterna eccezionale. Il parabrezza è supportato da una fascia bombata che nasce alla confluenza tra la linea di cintura e il profilato che disegna l’anello laterale della struttura. I due profilati paralleli che ancorano il padiglione al corpo base del veicolo sono a vista e corrono come due nervature leggermente rilevate lungo tutto il tetto. La struttura esalta così, anche visivamente, la sua funzione protettiva dell’integrità dell’abitacolo, il suo ruolo in termini di sicurezza.
Infine, Multipla è innovativa anche sul piano industriale. Grazie alla sua struttura realizzata in profilati piegati di acciaio (“Space Frame”), infatti, può rispondere a due esigenze diverse: il massimo di flessibilità produttiva e investimenti fissi contenuti. L’innovazione tecnologica riflette anche l’impegno ambientale del marchio Fiat, che da sempre pone attenzione a temi importanti legati alla produzione come la razionalità dell’utilizzo di energia, l’abbattimento dello spreco e l’adozione dei processi industriali più avanzati e sostenibili.
 

Idee intelligenti per un eccezionale comfort di guida e piacere di viaggiare
Le grandi idee non rubano spazio prezioso. Ecco l’altro punto di forza del modello che grazie alla sua architettura innovativa, si conferma l’unica vera “3+3” posti del segmento. Infatti, il disegno originale dell’abitacolo trasforma una vettura lunga solo quattro metri in un vero e proprio monovolume. La Multipla trasporta fino a sei persone in due file di tre sedili, ognuno con molto spazio e libertà a disposizione, tanto che i passeggeri seduti ai lati hanno la testa lontana dalle pareti e non provano senso di costrizione. Inoltre, la modularità creata con il gioco dei sedili che si ribaltano o si asportano completamente, permette di ottenere un bagagliaio che può raggiungere i 1900 litri (misurati a filo tetto). Senza contare che la volumetria interna era la migliore del segmento: ben oltre 3 metri cubi. Versatilità e spaziosità, dunque, che non vanno ad incidere sul grande piacere di guida che il modello offre al pari di una berlina. Soluzioni intelligenti, quindi, che fanno della Multipla anche la massima espressione della socialità e dello “stare bene a bordo”. Infatti, è l’automobile ideale per un viaggio con gli amici durante il quale occorrono sei posti e un capace bagagliaio. È la vettura per il tempo libero che consente di adattare il numero dei posti a quello dei passeggeri (tre, quattro, cinque o sei), usando tutto lo spazio rimanente per trasportare oggetti. È il veicolo con il quale si può viaggiare in tre, riservando la parte libera del pavimento totalmente piatto ad oggetti anche lunghi e voluminosi. Grazie alle sue dimensioni compatte e alla grande visibilità che offre in tutte le condizioni, è l’auto adatta agli spostamenti di ogni giorno nel traffico cittadino. Tante vetture in una sola vettura, insomma. Perché la Multipla è capace di trasformarsi secondo le necessità del momento e di assumere, di volta in volta (e solo per il tempo necessario), la configurazione di una station wagon o di un monovolume, di una berlina o di un van. “Moltiplica” così (come dice il nome) le possibilità di espressione e di movimento di ognuno e consente uno sfruttamento libero e inventivo dello spazio interno.
 

La bolla vetrata ispirata dall’architettura moderna
All’interno la stessa “filosofia” progettuale ha imposto una gestione attenta dello spazio, l’eliminazione oculata di ogni spreco e il recupero di ogni opportunità. La prima sensazione, quando si sale a bordo della Multipla, è quella di un grande spazio. Molto più ampio di quanto le dimensioni esterne lascino presagire. Per assicurare il massimo comfort in entrata e in uscita, il montante anteriore è in posizione avanzata.
Accomodarsi in uno qualsiasi dei sei posti disponibili è piacevole: tutti i sedili sono ugualmente larghi, comodi, sicuri ed ergonomici. Gli elementi meccanici sono stati avanzati al massimo per assicurare al guidatore grande libertà di movimento e l’abitabilità posteriore è da limousine. Le ampie vetrate laterali assicurano una visibilità eccezionale e danno la sensazione di grande apertura verso l’esterno. Chi viaggia sulla Multipla si sentirà perfettamente integrato nell’ambiente circostante, partecipe della vita che si muove intorno a lui. Spiega Giolito: “L’abitacolo della Multipla prende ispirazione anche da mondi non automotive che esaltano i concetti di benessere e confort. Mi riferisco, ad esempio, all’architettura della torre Velasca a Milano, che fu pensata proprio per massimizzare l’efficienza dando maggiore ampiezza ai piani superiori. Allo stesso modo, gli elicotteri Agusta presentano un abitacolo dove la parte vetrata è più larga nella parte superiore tale da permettere una visione ampia sia verso l’alto che verso il basso. La Multipla ha lo stesso approccio efficiente perché allarga la sua cabina là dove ci sono le teste dei passeggeri assicurandogli una visibilità straordinaria”.
 

Sedili, plancia e strumentazione di bordo
Oltre ad essere spaziosa Multipla è estremamente versatile. Ordinati su due file, i sedili consentono di usufruire anche di un capiente bagagliaio. Tutti i sedili hanno lo schienale regolabile; quelli posteriori possono essere impacchettati a libro e ribaltati per modulare lo spazio di carico, oppure asportati I sedili posteriori possono assumere due posizioni differenti, per variare la capacità di carico del bagagliaio. Al comfort dei passeggeri posteriori contribuisce il sedile centrale, che è scorrevole e può essere ripiegato su sé stesso per formare un tavolino. Al posto del sedile centrale della fila anteriore, può essere montato un mobiletto attrezzato con vani portaoggetti, tra i quali un capiente box frigorifero alimentato dalla batteria dell’auto. La libertà di togliere i sedili permette di dare all’interno una serie molto articolata di configurazioni (ogni sedile posteriore offre sette possibilità).
Assolutamente innovativa l’organizzazione dei dispositivi e degli strumenti di bordo. La superficie a sviluppo orizzontale della plancia appare come un tavolo di lavoro sul quale i differenti comandi, quadranti e oggetti d’uso sono dislocati secondo criteri di rigorosa razionalità. Si è tenuto conto, infatti, della frequenza con la quale sono impiegati, della distanza migliore per una facile lettura, dell’appartenenza a insiemi funzionali analoghi o complementari. Tradizionalmente la plancia è una superficie piatta e verticale nella quale i vari elementi della strumentazione sono per così dire “impaginati”. I designers della Multipla, invece, l’hanno pensata e realizzata privilegiando la tridimensionalità. Il risultato è di grande impatto dal punto di vista formale e assicura un controllo molto facile e naturale dei vari strumenti che sono tutti facili da riconoscere e da leggere. Il quadrante del tachimetro è come posato sul piano del cruscotto. Situato leggermente alla destra del volante. È orientato verso il guidatore, che può consultarlo agevolmente senza abbassare lo sguardo, così come chi lavora con il computer getta una rapida occhiata verso il monitor. Inoltre, la maggior distanza dello strumento dal guidatore assicura una lettura più facile e rapida. Il ricambio dell’aria e la ventilazione avvengono attraverso un sistema di bocchette e un diffusore integrato che emerge dal piano della plancia. I comandi e gli strumenti di controllo più importanti sono organizzati in un’area centrale.
 A fianco del volante, nella posizione ergonomica ideale, c’è la leva del cambio, l’interfaccia più importante nel continuo dialogo tra guidatore e auto. Tanti vani portaoggetti, poi, permettono di sfruttare appieno ogni angolo dell’abitacolo e di trovare il posto giusto per ogni cosa: dai vani sopra e sotto la plancia a quelli sotto le antine parasole; dalle tasche morbide sistemate dietro gli schienali a quelle rigide su ogni portiera; dal cassetto sotto il sedile anteriore destro del passeggero ai vani porta radio e porta telefono.
 

Motori sostenibili e sicurezza al top
Per quanto concerne l’offerta motoristica, la Multipla del 1998 poteva essere equipaggiata con quattro propulsori: i tradizionali 1.6 Torque 16v da 76 kW (103 CV) e 1.9 JTD da 85 kW (115 CV) che garantiscono bassi consumi, prestazioni brillanti e una guida equilibrata, elastica e piacevole. In più, già attenta alla sostenibilità ambientale, Multipla metteva a disposizione due versioni particolarmente “pulite” abbinate al 1.6 “Natural Power” da 68 kW (92 CV): quella “blupower” solo a metano e quella “bipower” con doppia alimentazione, a metano e a benzina. Da sottolineare che il pianale invece di presentare il classico gradino sotto il sedile posteriore, è piatto e libero da qualsiasi ingombro, oltre ad essere abbastanza alto da poter ospitare, nella parte inferiore, i componenti delle versioni con motore a minimo impatto ambientale. Non ultimo, nel 2.000 viene presentata la Multipla Fiat Hybrid Power – benzina ed elettrica – che viene prodotta in pochissimi esemplari per il Progetto Atena (Ambiente Traffico Telematica Napoli). La Multipla offre anche numerosi sistemi e dotazioni inerenti la sicurezza: dall’ABS all’ESP, dai sei airbag ai sensori che modulano l’intervento dell’airbag a seconda del peso e della massa del passeggero. Inoltre, sono disponibili anche i window-bag che scendono lungo i finestrini per salvaguardare la testa degli occupanti in caso di collisione laterale. I sedili posteriori, poi, sono dotati di appoggiatesta che, durante le manovre di parcheggio, consentono di vedere bene dietro. Gli schienali garantiscono un ottimo contenimento. E per fissare con facilità e sicurezza i seggiolini dei bambini la Multipla è dotata di attacchi Isofix. Inoltre, nel 2004 la Multipla è la prima del Gruppo Fiat ad adottare il vivavoce con tecnologia Bluetooth integrato nella plancia.

Su Youtube un’intervista per i quarant’anni di BBR

E’ on line su Youtube l’intervista ufficiale su BBR. Si tratta di un autentico mini-documentario che offre nuove prospettive e idee a imprenditori e professionisti.

Nella quinta puntata di Imprese, il format innovativo ideato da Manabe Repici e prodotto da Strate Genius Agency, ci si addentra nel mondo di BBR, affermatasi come leader nella produzione di automodelli d’alta gamma, vantando oltre 40 anni di esperienza.

Nella foto di apertura, Balestrini e Reali nei locali di BBR a Saronno (foto David Tarallo/pitlaneitalia.com)

Echi della Coppa Renault: il coffret Solido “Course” n°618

Da sempre, i “coffret” costituiscono per i fabbricanti un’ottima occasione di riciclare modelli magari vecchiotti, che vengono così reimmessi nel mercato con idee più o meno brillanti. Solido è stata maestra in quest’arte e ancora alla fine degli anni settanta, le confezioni speciali abbondavano nel catalogo, con set incentrati sui temi più vari, dal classico delle competizioni alla Gendarmerie, dal motocross alle vacanze invernali, dall’ambiente agricolo al campeggio. Al centro di questi coffret, modelli che non sempre avevano incontrato il pieno favore del pubblico, come le versioni break della Renault 12, della Peugeot 504 o della Citroën CX.

Ragionamenti come questi, ovviamente non li facevo nell’estate del 1979, allorché, in vacanza coi miei a Orbetello, leggevo e rileggevo fino allo sfinimento un catalogo Solido sognando le Porsche 917 che erano ormai fuori produzione e destinate alle borse di scambio, di cui neanche immaginavo l’esistenza.

Ma un’altra cosa colpì la mia immaginazione: il coffret numero 618, con la vettura di servizio familiare, il carrello e la Renault 5 Coppa. Questo fece scattare la classica molla della fascinazione. All’epoca iniziavo ad assistere alle prime corse al Mugello, e non c’era evento importante che non avesse la Coppa Renault come gara di supporto, magari insieme alla F.Fiat Abarth. Molti piloti si presentavano nel paddock ancora così, con la macchina da corsa trainata col carrello: un’eredità del passato destinata a sparire di lì a poco.

Oggi so che per la primissima immagine del coffret 618 sul catalogo, Solido utilizzò una Peugeot 504 Break. Per la produzione si decise saggiamente di impiegare una ben più coerente Renault 12, sempre in versione familiare. Nella sua versione definitiva, Solido studiò una confezione accattivante: scatola verde con inserto molto corsaiolo che rendeva bene lo spirito della Coppa Renault dell’epoca. Il tutto era molto semplice ma anche molto ben fatto. Senza analizzare le caratteristiche del set (magari lo farò un’altra volta), posso dire che ne esistevano con la R5 blu e con la R5 gialla, esattamente gli unici due colori della 58B della serie normale. La R12 era nel classico celeste, ma con decals specifiche, che riprendevano gli sponsor tecnici della “Coupe Renault”.

Passa una settimana, ne passa un’altra e questo coffret diventa una specie di fissazione. Si presenta un’occasione clamorosa: i miei nonni programmano una breve vacanza a Parigi.

Nella mia mente di decenne, l’equazione Parigi = Solido era quanto di più evidente potesse esserci. Del resto in quel periodo ero convinto che in Francia si trovassero dei kit Solido in versioni non importate in Italia (in realtà si trattava di semplici transkit o decals tipo BAM, ma questo non lo sapevo). I miei nonni, istruiti in modo adeguato, cercarono scrupolosamente il coffret a Parigi, non certo in negozi specializzati ma in posti tipo le Galéries Lafayette, dove venne loro detto che al momento non era disponibile ma che sarebbe tornato a breve. A breve ma non in tempo. Tornarono non a mani vuote ma con un paio di altri modelli che – poveretti – non potevano essere lontanamente comparati a quelli che potevano interessarmi: ricordo una Traction Avant dei pompieri, rossa, che penso fosse il modello Solido che mi interessasse meno in assoluto. La presi tutto sommato con filosofia. Poco dopo riuscii a trovare da Dreoni di Via Cavour a Firenze la R5 Coppa e mi consolai con quella.

Passano gli anni. Anzi, passano i decenni. Si cresce, si fanno tanti percorsi ma certe cose si depositano sul fondo delle sensazioni, prendendo la luce giallastra dei ricordi d’infanzia, che ti balenano in testa nelle loro sembianze fantasmatiche un po’ consunte (avete presente il video dell’Estate di John Wayne, girato con le lenti anamorfiche? La memoria ragiona con quelle come occhiali). Quel coffret ho sempre continuato a cercarlo, non certo con grande accanimento ma con un’attitudine del tipo “tengo gli occhi aperti, prima o poi lo ribecco”. A ritardare il ritrovamento, il fatto che ne volessi uno perfetto, con le decals dei fianchi destri delle vetture ancora da applicare.

Qualche giorno fa il cerchio si è chiuso. Un coffret 618 è sbarcato a casa, proveniente dal nord della Francia, e non è un coffret 618 qualunque. La scatola è un po’ deformata dal tempo (ma non è il suo bello?) ma probabilmente il polistirolo con i modelli non è mai uscito dalla sua scatola. Tutto è al suo posto come nel 1979. Le decals erano posizionate sotto le ruote della R12 Break; solo per precauzione le estraggo e le avvolgo con carta non-acida rimettendole nella scatola lontane dal contatto col polistirolo. Mi sento come Grenfell e Hunt a Ossirinco.

I Solido di quel periodo sono come un K-Way vecchio o come un’Alpine A110 con la carrozzeria di plastica un po’ scalcinata ma che va ancora benissimo. Un libro raro con i bordi della copertina consumati.

Il coffret 618 andrà a riposare vicino al gioco della F.1 che mi regalarono a “Porte aperte alla Renault” dove ogni anno andavo sperando di trovare in esposizione una R5 Alpine.

Va in archivio la prima edizione del GIMS Qatar

Qatar Tourism ha inaugurato la prima edizione dell’atteso Geneva International Motor Show (GIMS) Qatar, attirando 180.000 visitatori e più di 1.000 giornalisti provenienti da oltre 50 paesi in 10 giorni. E’ stata la prima volta che il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra si è tenuto al di fuori della Svizzera, fin dalla sua nascita nel 1905.

Ambientato presso il Doha Exhibition and Convention Center (DECC), il salone dell’auto si è svolto dal 5 al 14 ottobre e ha visto la presenza di 30 espositori che hanno svelato 12 anteprime mondiali e 29 novità regionali.

L’edizione inaugurale ha chiuso i battenti alle 22:00 del 14 ottobre al suono dei clacson, come da consueta tradizione del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra.

Parlando del clamoroso successo della mostra, Saad Bin Ali Al Kharji, Vice Presidente di Qatar Tourism, ha dichiarato: “Siamo lieti di aver guidato gli sforzi per portare in Qatar una delle esposizioni più prestigiose dell’industria automobilistica e di aver dimostrato la capacità del Qatar di ospitare eventi su larga scala. Le nostre strutture per eventi e congressi all’avanguardia, le politiche di viaggio semplificate e l’offerta di ospitalità molto ampia, rendono il Qatar la scelta ideale per le aziende che necessitano di una destinazione internazionale per i loro eventi. Inoltre, la celebrazione dell’eccellenza automobilistica, che ha avuto luogo a Doha in più location, dimostra l’unità di intenti e l’adesione totale del Paese alla visione condivisa di promuovere il Qatar sulla scena internazionale”.

Sandro Mesquita, CEO del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra, ha dichiarato: “Il nostro Salone di Ginevra ha permesso per molti anni al “meglio” dell’industria automobilistica di connettersi, condividere idee e ispirare il futuro del settore. E’ stato anche il luogo in cui si è potuto ammirare quella che chiamiamo “l’eccellenza automobilistica”. Che si tratti di un marchio di lusso che mostra la sua ultima hypercar, di una start-up che fa il suo ingresso sul mercato o di una grande casa automobilistica globale che svela la sua strategia di elettrificazione, se avviene a  Ginevra si assicura una grande risonanza a livello mondiale. Questo è quello che rappresenta l’essenza del Salone di Ginevra. Ma questo è anche il significato di GIMS. Ovunque e in qualsiasi momento si svolga un evento “marchiato” GIMS, si caratterizza per la medesima qualità. Questa prima edizione di GIMS Qatar ne è una chiara testimonianza”.

Dislocato nei 10.000 m2 del DECC, GIMS Qatar ha offerto una piattaforma unica per agli esperti del settore automobilistico, per presentare tecnologie, design e concept all’avanguardia. Oltre ai padiglioni espositivi, il salone dell’auto si è esteso ad altre location, diventando un vero e proprio festival dell’eccellenza automobilistica, attraverso l’organizzazione del Future Design Forum presso il Museo Nazionale del Qatar, dei Track Days nel rinnovato circuito F1 di Lusail, delle esperienze off-road nel deserto presso il Sealine Adventure Hub e infine della Parade of Excellence presso l’Urban Playground creato nel Lusail Boulevard, zona ricreativa per famiglie.

Gli organizzatori e i partner di GIMS Qatar, hanno espresso la loro profonda soddisfazione per i risultati e la travolgente partecipazione. Gli espositori sono stati ugualmente entusiasti dell’eccezionale allestimento, della logistica e della grande affluenza.

Mentre GIMS Qatar tornerà nel mese di novembre 2025, gli appassionati di automobili di tutto il mondo possono già prenotarsi per la prossima edizione del classico Geneva International Motor Show, che si svolgerà dal 26 febbraio al 3 marzo 2024 al Palexpo di Ginevra.

Una Fiat 131 Abarth tutt’altro che banale!

di Elio Venegoni

Sempre alla ricerca di modelli di auto da corsa un po’ particolari – che spesso preferisco alle più comuni versioni ufficiali -, tempo fa mi sono imbattuto in una Fiat 131 Abarth direi quasi sconosciuta ai più, ovvero la versione con la quale ha gareggiato il pilota biellese Alberto Crola, “privato” che ha corso il Rally della Lana dal 1977 al 1981.

Dopo l’esordio con un’Opel Ascona 1.9 il nostro Alberto ha pilotato due volte una Porsche 911 Carrera e negli ultimi due anni di gare una 131 Abarth verniciata nei celebri colori bianco, azzurro e blu utilizzati dalla squadra ufficiale Fiat per le vetture dei propri piloti.

Cambiavano – abbastanza logicamente – i loghi degli sponsor, tra i quali figuravano anche la concessionaria Astidue e Radio Piemonte.

Non so bene perché ma queste decorazioni “ibride”, frutto della commistione tra schemi grafici dei team ufficiali e sponsor locali, mi hanno sempre affascinato. L’aspetto un po’ ruspante che ne risultava trovo che rispecchiasse piuttosto bene l’ambiente dei rally dei decenni d’oro, un misto tra professionismo e dilettantismo che oggigiorno è andato abbastanza a scemare…

Le immagini della 131 in questione le vidi sul sito di Decals for Model, gestito da Marco Fontanella; non persi tempo e contattai subito uno dei modellisti con i quali collaboro da più tempo, ovvero il biellese Stefano Coda.

Volevo un modello fatto bene ed optai per quella che secondo me (e secondo molti altri) è il modellino migliore della 131 Abarth, neanche a dirlo il Troféu, che restituisce ottimamente le forme della versione “larga” del ’31.

Avevo in casa alcuni esemplari di questo modello e ne spedii uno a Coda, il quale me lo restituì, dopo neanche troppo tempo, perfettamente montato.

In particolare mi colpì la realizzazione, tutta in decals, dell’assai complessa livrea “works”, tanto che pensai che fosse stata verniciata! Invece no, come detto era stata realizzata appunto interamente con le decalcomanie di Decals for Model, applicate in maniera semplicemente perfetta!

Mi chiedo ancora, riguardando questa 131 quarantatré volte più piccola della vera, come Stefano sia riuscito in un lavoro così complesso… che dire? Ad ognuno il suo mestiere, io non sono un bravo modellista ed a certi livelli non arriverei neanche tra cinquant’anni!

Appena mi arrivò il modello da Biella lo posizionai in una teca BBRmodels, applicai una targhetta identificativa – adesiva – che mi feci stampare da Fides Grafica di Verona et voilà, la mini “belva” era pronta per entrare in collezione!

F1 Clienti e XX Programme, attesi numeri da record al Mugello

Come da tradizione le Finali Mondiali Ferrari saranno impreziosite dalle vetture che fanno parte di XX Programme e F1 Clienti, che all’Autodromo Internazionale del Mugello raggiungeranno la cifra da record di 75 vetture complessive, impegnate in sessioni di prove non agonistiche.

F1 Clienti. Sui saliscendi della pista toscana sono attese 19 monoposto del programma che consente a un gruppo selezionato di clienti di mettersi al volante di monoposto entrate nella storia delle corse per aver fatto parte del circus della Formula 1, con la Scuderia Ferrari, sino all’avvento dell’era ibrida. La vettura più rappresentata nel corso dell’evento sarà la F2008 portata in gara nel 2008 da Felipe Massa e Kimi Räikkönen (4 esemplari), seguita dalla F2004 (2004); la F138 (2013) e la F60 (2009) rispettivamente con 3 e 2 vetture.

L’ultimo modello ad aver gareggiato è la Ferrari SF70H guidata da Sebastian Vettel nella stagione 2017, mentre ad aprire l’ideale linea del tempo sarà la F1-2000 con la quale Michael Schumacher e Ferrari vinsero i titoli iridati Piloti e Costruttori nel 2000, entrambe rappresentate da un’unità.

La SF70H è una monoposto ibrida monta un motore endotermico V6 da 1.600 cm3 abbinato a due unità elettriche; il peso complessivo, incluso il pilota, è di 728 Kg. Con questa vettura il pilota tedesco vinse il GP d’Australia all’esordio stagionale e quelli andati in scena in Bahrain, a Montecarlo, in Ungheria e in Brasile. A fine stagione in classifica Piloti Vettel concluse secondo, mentre il compagno di squadra di Räikkönen quarto; la Scuderia Ferrari terminò seconda nella graduatoria Costruttori.

XX Programme. Con 56 esemplari iscritti alle Finali Mondiali 2023 sarà straordinaria anche la partecipazione delle vetture che rappresentano al meglio il concetto di ricerca tecnologica portata al massimo livello. Il filo rosso? È rappresentato dal numero di cilindri del propulsore: tutte i modelli che fanno parte dell’XX Programme, infatti, sono mossi da un motore V12 – in varie evoluzioni – in grado di sprigionare una melodia unica e suggestiva.

19 monoposto e 56 vetture del Programma XX

Al Mugello la vettura più rappresentata sarà la FXX-K Evo (20 esemplari), un modello ibrido che grazie al propulsore termico in posizione centrale-posteriore da 6262 cm³ e all’unità elettrica è in grado di raggiungere una potenza complessiva di 1.050 Cv con una coppia massima di 900 Nm, seguita dalla 599XX Evo (18 unità), caratterizza dal dodici cilindri in posizione anteriore da 750 Cv e 700 Nm di coppia.

Le foto (David Tarallo/pitlaneitalia.com) sono relative alle Finali Mondiali Ferrari 2022, svoltesi a Imola.

A Ceyrat la Biennale du modélisme & de la maquette

Si svolgerà sabato 21 e domenica 22 ottobre l’edizione 2023 della “Biennale du modélisme & de la maquette” a Ceyrat (Clermont-Ferrand), presso l’ex-Espace Culture et Congrés, La Griffre.

La Biennale, evento dalla tradizione ormai molto lunga, vedrà la partecipazione di espositori e modellisti in tutte le branche della disciplina: auto, treni, aerei, navi, diorami e così via. E’ prevista anche una sezione di vendita ma con spazi limitati.

Organizzata dall’associazione Ceyrat Partage, la Biennale devolverà i guadagni ai bambini ricoverati all’ospedale d’Estaing di Clermont-Ferrand. Questi gli orari: sabato 14-19, domenica 10-18.

Ferrari 365 GTB/4 Daytona Gr.4 Ecurie Francorchamps Le Mans 1972

testo e foto di David Tarallo

La serie completa di decals delle Ferrari Daytona di Le Mans, stampate per la Boutique Auto Moto costituisce uno degli exploit più affascinanti nella lunga storia della Cartograf. Ancora oggi quelle decals sono molto ricercate e i fogli completi raggiungono quotazioni di tutto rispetto su eBay e altrove. Diversi collezionisti le conservano senza mai utilizzarle e invero questa costituisce una scelta filologicamente razionale; l’ideale sarebbe averne diversi esemplari in modo da non sacrificare il nucleo della raccolta quando si avesse bisogno di usare un foglietto per decorare ex novo o per restaurare un modello.

Qualche settimana fa mi è capitato di acquisire un paio di Ferrari Daytona della Verem: una completamente rossa, l’altra gialla con le decals (sempre Cartograf…) per la versione numero 37 di Le Mans 1973, quella con un lato rosso, per intenderci.

Avendo già in collezione questa vettura, decidevo di ricercare un’altra auto gialla della quale avessi in archivio un doppione BAM: l’unica alternativa risultava abbastanza… banale, perché coincideva con una delle tre versioni proposte da Solido ai tempi dell’uscita del kit, vale a dire la vettura numero 36 di Le Mans 1972, iscritta dall’Ecurie Francorchamps per Derek Bell, Teddy Pilette e Richard Bond. Le decals Cartograf-BAM sono ovviamente molto migliori rispetto a quelle che si trovavano nel kit Solido. Avrei comunque preferito una versione che si differenziasse dalle tre prescelte da Solido (la numero 36 di Le Mans 1972, appunto, e poi la 56 di Le Mans ’73 e la 71 di Le Mans ’74) ma pazienza: la voglia di rimettere mano a un’elaborazione semplice era tanta, e poi c’è sempre l’altro modello, quello rosso, che mi aspetta.

L’idea è stata quella di non esagerare con le trasformazioni. All’inizio, addirittura ero propenso ad aggiungere giusto un paio di dettagli a pennello, quasi si fosse trattato di uno dei primissimi montaggi da kit rigorosamente anni settanta (del resto, sui Solido fotografati da BAM per pubblicizzare la serie delle decals gli interventi erano limitatissimi). Poi, via via, ho deciso di fare qualcosa in più, non cedendo però a tentazioni che avrebbero portato troppo lontano.

A differenza della Daytona Solido in versione Giro d’Italia con decals Arena che elaborai nel 2015 (trovate le varie fasi a questo link: https://pitlaneitalia.com/?s=Ferrari+Daytona+Giro) gli interni sono rimasti di serie, senza alcuna aggiunta: ho provveduto solamente a dipingere cruscotto, volante, sedili e cappelliera di nero satinato, per ridurre l’effetto “plasticoso”. Ovviamente anche i pannelli delle portiere e tutto il sottotetto inclusi i montanti hanno ricevuto lo stesso trattamento.

La parte anteriore in plastica nera, corrispondente al fascione sotto ai fari è stata dipinta in giallo; per simulare la bocca supplementare posizionata poco sopra allo spoiler è stata usata una semplice decal nera opaca, che nelle foto del montaggio in corso ancora non appare e che non si vede nelle immagini del modello terminato. Fari e aperture d’aria sono stati ripresi con vari colori, trasparenti, lucidi e satinati: arancione, alluminio, nero e così via.

Per non dilungarmi troppo su quella che fondamentalmente è una semplice – per quanto divertente – elaborazione, ecco il riassunto degli interventi e alcune note:

  • Eliminazione degli scarichi posteriori e aggiunta di quelli laterali, ricavati da tubi di alluminio. In realtà dovrebbero essere bianchi, magari li colorerò più avanti.
  • Verniciatura, insieme agli altri particolari citati sopra, di montanti e cornici vetro.
  • Particolari aggiunti: tergicristallo a compasso fotoinciso nero; le cinghie fermacofano sono ricavate da una fotoincisione di cui un’estremità aveva anche un bottoncino, cosa che mi è parsa compatibile con l’insieme; ganci fermacofano fotoincisi stile Ferrari 330 P4, non esattamente come quelli usati sulla Daytona ma va bene uguale; ganci posteriori fermacofano in gomma; faretto posteriore con goccia di trasparente Heller; derive anteriori fotoincise, incollate con l’acrilica e poi dipinte in un giallo che tutto sommato si avvicina abbastanza a quello della carrozzeria, previ diversi tentativi con giallo e bianco Tamiya. Lucine d’illuminazione sul numero destro lato box e su quello posteriore; i due bottoncini che simulano lo staccabatteria e il comando dell’estintore provengono da un set di rivetti di Princess of Tumult: per differenziarli fra loro, uno è stato incollato sul dritto (con coroncina e forellino simulato), l’altro sul rovescio (completamente piatto).
  • I cerchi sono quelli originali ma è stato data una mano di alluminio satinato.
  • A distanza di oltre quarant’anni, le decals sono state una bella sorpresa: immerse nell’acqua, non solo non si sono rotte, ma hanno iniziato a muoversi dal supporto dopo appena una ventina di secondi, per poi farsi applicare con grande facilità. Un po’ di ammorbidente è stato necessario per adattare la striscia nera sul posteriore. Momento di panico quando mi sono accorto che il bollo portanumero laterale faceva trasparire troppo il nero della striscia sottostante, ragion per cui ho messo momentaneamente da parte la decal tonda, ho rimosso la striscia nera che ormai era compromessa dall’ammorbidente, ho ritagliato da un foglio Tameo due strisce nere separate e le ho adattate a destra e a sinistra del bollo portanumero.

Mi viene un dubbio sul colore della carrozzeria che non ho voluto riverniciare, a mio parere un po’ troppo pallida come punto di giallo. Del resto, se non ricordo male, Solido aveva previsto per i BAM due tipi di giallo, uno più chiaro, l’altro più scuro, con un accenno di arancione. Non avendo sotto mano alcun BAM di quel periodo (chissà dove sono stipati) non riesco a capire se il Verem si avvicini notevolmente a uno dei due oppure se faccia storia a sé.

Un’elaborazione che ha preso un po’ di tempo ma che mi ha riportato indietro di tanti anni, quando nel periodo del liceo e anche dell’università passavo i miei weekend ad armeggiare sui Solido, Top43, Verem, Sport Cars e compagnia varia. Un salto nel passato – stavolta non solo virtuale – capace di far riemergere emozioni che alla fine non si dimenticano mai. Lavorando (o ri-lavorando) su modelli di questo tipo, osservandoli e rigirandoseli tra le mani per ore, si apprezza ancora la radice “manuale” che un prodotto come questo conservava in un’epoca già ampiamente moderna: piccole asimmetrie, aggiustamenti della seconda ora sul master, ma anche l’ingegnosità e la semplicità nel concepire un oggetto industriale che doveva costare poco e far giocare i ragazzini in sicurezza senza scontentare i collezionisti adulti.

“Ferrari a Le Mans” a Trento

Il successo alla 24 Ore di Le Mans del centenario è stato al centro dell’evento dedicato all’impegno di Ferrari nella top class dell’endurance, organizzato a Trento in occasione della seconda giornata del “Festival dello Sport” 2023. La 499P che ha trionfato sul circuito della Sarthe, esposta all’ingresso del Palazzo della Regione, è stata fotografata dai tanti tifosi che hanno assistito all’incontro “Ferrari Le Mans” con protagonisti Antonello Coletta, Ferrari Global Head Endurance e Corse Clienti, e Antonio Giovinazzi, il pilota che in Francia il 10-11 giugno ha condiviso la Hypercar numero 51 con Alessandro Pier Guidi e James Calado.

A un anno di distanza dalla partecipazione all’edizione 2022, quando sotto i riflettori vi era stata la Ferrari 488 GTE protagonista nel FIA WEC nella classe LMGTE Pro – con la quale il Cavallino Rampante si sarebbe confermato campione del mondo sia tra i Costruttori sia nella classifica Piloti –, il ritorno a Trento è stata l’occasione per affrontare il nuovo impegno sportivo con l’Hypercar nel Mondiale endurance.

“A meno di un anno dallo shakedown della 499P siamo stati in grado di vincere a Le Mans, un risultato davvero straordinario – ha detto Coletta – che ha arricchito una stagione nella quale avevamo firmato la pole position all’esordio, sulla pista di Sebring, e siamo saliti sul podio in tutte le gare eccetto il Giappone”. Un risultato, quello ottenuto alla 24 Ore del Centenario, che è stato quindi celebrato a Maranello due settimane dopo l’impresa sportiva. “Una festa che abbiamo voluto organizzare a beneficio di tutti i dipendenti dell’azienda e della cittadinanza – ha aggiunto Coletta –, una giornata memorabile che ha visto la partecipazione di tanti tifosi giunti da ogni parte d’Italia e non solo”.

Sono stati tanti gli argomenti affrontati nel corso del dibattito, moderato dal giornalista della Gazzetta dello Sport Mario Salvini. “Gareggiare nell’endurance significa condividere la vettura con due compagni – ha spiegato Giovinazzi –: questo implica un costante confronto tra noi piloti perché ogni informazione è fondamentale per la messa a punto della vettura e per ottenere buoni risultati. Tra i punti di forza della nostra squadra, infatti, c’è il bel rapporto che unisce me, Alessandro e James, ma anche Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, i nostri compagni della numero 50”.