Serie di McLaren M1B montate per Marsh Models

Prosegue il tema McLaren M1B in casa Marsh Models, con alcune versioni montate della McLaren M1B:

MM325B2 Sam Posey Kent 1967, MM325B3 Brooke Doran Watkins Glen 1967, MM325B44 Skip Barber Watkins Glen 1967, MM325B55 Jim Adams Laguna Seca 1966, MM333B4 Bruce McLaren Mosport 1966 e MM334B9 Chris Amon Brands Hatch 1966. I modelli (speciali in resina 1:43) sono disponibili anche in kit.

John Simons ha anche comunicato che, dopo diverse richieste, è stata decisa la riedizioni della Shelby Cobra Flip Top di Ken Miles, che uscirà col numero di catalogo MM339. Marsh rifarà anche la LE39, ossia la Eagle Weslake che Dan Gurney pilotò alla sua prima vittoria nella Race of Champions del 1967.

Borsa di scambio a Orcet (abbastanza) buona la prima

La prima edizione della Borsa di scambio a Orcet (Puy-de-Dôme), presso la Salle Jean Moulin non era nata sotto i migliori auspici. Per alcune incomprensioni fra gli organizzatori de alcuni partecipanti che avrebbero potuto dare un notevole aiuto, una parte consistente della promozione è stata vanificata, fino addirittura a far paventare un annullamento della manifestazione. “Inutile – sostenevano gli scettici – partire con un’edizione scarsa, si rischia di bruciarsi in partenza. Non sarebbe meglio rimandare tutto magari a febbraio e organizzarsi come si deve?”. Le defezioni, in effetti erano state abbastanza, fra cui quella del negozio Limagne Miniatures della vicina Chappes. Per rimpolpare i ranghi dei partecipanti, il Comité Des Fêtes Orcet, organizzatore della borsa, aveva deciso di aprire anche al settore della puericoltura, un modo elegante per dire che avevano pensato di accogliere anche i lavori manuali delle mamme. Di certo una prospettiva non entusiasmante, che magari ha fatto desistere più d’uno. E invece, tutto sommato, ne è venuta fuori una borsa più che decente, dove per fortuna la parte del leone l’ha fatta il modellismo e il giocattolo d’epoca. L’area interessata, quella di Clermont-Ferrand e dintorni, è tutto sommato una zona molto vivace dal punto di vista modellistico, dove si organizzano borse e manifestazioni non certo del livello di Parigi, Lione, Alsazia e Paesi della Loira, ma comunque assolutamente decorose. Il prossimo weekend, ad esempio, si svolgerà a Ceyrat la Biennale del Modellismo e del Modello, un evento che ha ormai una lunga tradizione.

Ma torniamo alla Borsa di Orcet: in Francia, anche in appuntamenti di seconda o terza fascia non ci si annoia di certo, anzi. L’offerta di modelli rari e particolari è spesso vivace, con prezzi competitivi: Norev, Solido di tutti i tipi, e poi altri diecast interessanti come Tekno, Schabak, Conrad, NZG sono all’ordine del giorno e in condizioni pari al nuovo con scatola. Fra i pezzi notevoli della borsa di oggi, una bellissima Ferrari 500 F2 Buenos Aires 1954 elaborata da Azur Models sulla base Tonka-Polistil, perfetta con la confezione in legno originale; accanto, una Porsche 917LH teleguidata di Meccano-Triang, in ottime condizioni con scatola e tutto.

Un angolo della Salle Jean Moulin era riservato a un’esposizione di modelli vari, soprattutto navali e militari, in grande scala.

Diamo quindi un buon voto d’incoraggiamento agli organizzatori di questa prima Borse di Orcet, consigliando loro di ascoltare di più i suggerimenti di chi ha maggiore esperienza in un settore più complesso di quanto si possa pensare.

Donne e motori: influencer

di Riccardo Fontana

Il livello medio dell’informazione – ed anche un po’ il livello medio in generale – in questi ultimi anni è scaduto enormemente, fino a livelli che solamente pochi lustri orsono parevano impossibili da raggiungere.

Facciamo mediamente schifo, in poche e semplici parole: non mi soffermerò sul grado di qualità dell’informazione classica – quella cioè riguardante l’attualità – ma mi concentrerò sui nostri cari, vecchi, amati e (si spera) duri a morire motori, ben conscio del fatto che il problema scatenante il decadimento qualitativo dell’offerta sia lo stesso sia per l’informazione “canonica” che per quella a tema motoristico, e che sia inevitabilmente rappresentato dall’affermazione massiva dei social network.

Perché i social rappresentano un problema – per non dire una gravissima minaccia – per l’informazione? Molto semplicemente, perché rendono chiunque giornalista, e quando chiunque è un giornalista, va da sé come nessuno lo sia più.

E questo crea dei mostri.

Con i motori il problema è certamente più leggero, nel senso che non assistiamo alla creazione di “partiti di massa” dediti all’imposizione di lockdown su basi farraginose oppure pro-guerre imperialiste su e giù per il mondo quanto – al massimo – alla nascita di qualche pagina di disagiati convinti che la Delta o la 75 siano le migliori macchine della storia e, soprattutto, a quel fenomeno terribile ma allo stesso tempo disarmante che sono le donne che fanno le influencer motoristiche.

Signori, io le odio.

Così, a viso aperto.

Odio loro e odio quella ganga di farabutti come ******* e compagnia bella che invece di mettersi le mani laggiù come tutti hanno sparato al Vaso di Pandora con un 300 Remington da distanza ravvicinata.

Soprattutto, odio i milioni di cretini maschi – tutti rigorosamente sul limitare dell’ipovedenza per motivi che potete facilmente intuire – che non hanno nulla di meglio da fare che seppellire queste mentecatte inutili di like, fino a creare degli autentici paradossi, delle storielle che sembrerebbero troppo bizzarre per essere vere ma che invece, tragicamente, lo sono.

Dopo aver scoperto ormai un decennio abbondante fa Facebook, ho da poco scoperto Instagram (non male per un trentunenne, vero?), ed ogni tanto per noia o per apatia lo scorro, esattamente come ho fatto oggi, quando è caduta l’ultima goccia.

Mi appare una bionda, quattordici kg di trucco, boccoli perfetti, ad occhio e croce tredici anni ma il contegno giusto per essere la nipote minore di Mubarak, che fissa davanti alla telecamera del telefono si produce in una contumelia peggio della mia attualmente in essere contro i vertici della F1, rei di aver corso in Qatar facendo morire di caldo i piloti (anche se è già successo, come lei stessa ci ha tenuto a sottolineare).

Solita tiritera di luoghi comuni, vero? Nulla di nulla di interessante o costruttivo da condividere col prossimo, no? 

Vero, peccato che questa… Questa, abbia qualcosa come settantamilasettecento followers.

Settantamilasettecento.

Riuscite a focalizzare cosa siano settantamilasettecento followers?

Pavia ha poco più cinquantamila abitanti, e una ragazzina autoelettasi “esperta di F1” ha una Pavia e mezza di miserabili segaioli (oh, finalmente l’ho detto) che la seguono.

Che le permettono – perché questo è il dramma, e perché la massa critica dei followers è più che sufficiente – di vivere senza fare nulla, facendo finta di parlare di F1 manco fosse Giorgio Piola, con quel piglio da straccivendola di borgata completamente inopportuno, visto che costei sta alla F1 come il sottoscritto ai piani regolatori del Burkina Faso.

Follia.

Questa (nomi sempre e costantemente off-limits) è una, ma ce ne sono molte altre, a comporre un parterre de roi per palati finissimi: andiamo da quelle che girano in pista da cross mettendo i reel di quando si tirano su i pantaloni da cross con la Y del tanga a filo in bella evidenza, a quelle che si fanno filmare mezze nude con una chiave inglese sotto ad una macchina (quale uomo non smonta una marmitta di una 127 verde bottiglia in slip e top? Io lo faccio sempre, ad esempio), fino ad arrivare a quelle che, appecorate su una motoslitta, deridono dei ragazzi che guardano la motoslitta senza cagarsele, e ci diventano famose.

Signori, purtroppo c’è un purtroppo: qui parliamo sempre di emancipazione, inclusività, parità, e di tutto quello che finisce in “à”, tutti concetti bellissimi, se non fosse che vengano applicati ad un genere che non ne ha affatto bisogno: le donne hanno duemila frecce al loro arco contro le vostre due (e già dovete essere fortunati) solo per il fatto di essere donne: se voi vi mettete a fare le derapate con una Subaru con fuori l’ombelico gli unici che vi considerano sono i Carabinieri, e se vi mettere a pecora col tanga su un KTM 250 le uniche attenzioni che avrete saranno quelle della Buoncostume, ma in nessun modo questo potrà mai farvi vivere di rendita, per la qual cosa vi sarebbe bastato nascere donna.

E, per quelle particolarmente scarse che neanche mostrando il culo su una moto riescono a sfondare, c’è sempre la speranza di accalappiare un cretino che se le prenda e se le mantenga a vita, mentre voi col ***** che potete aspirare a trovare una che vi mantenga che abbia meno di novantatré anni (e già dovete essere belli palestrati per provarci).

Parità à la carte, perché queste cose le femministe 2.0 mica ve le raccontano, ma sono la sacrosanta verità, e sfido chiunque a confutarla circostanze alla mano.

La mercificazione della donna se la fa un uomo è esecrabile e condannabile, ma se la fa una donna “cazzo che figa quella lì, va in moto e ha pure un bel tanga”.

Benissimo, sappiate che fate cagare. 

E, notiziona, siete il trionfo supremo del patriarcato, visto che lo usate per mangiare.

Solo che chi vi scrive lo sa cos’è il patriarcato e sa cos’era il femminismo quando era una cosa seria, quando cioè c’erano le streghe in aula per il processo ai massacratori del Circeo a cantare “tremate tremate le streghe son tornate”, e voi non avete niente a che fare con tutto questo o col progressismo.

Siete solo stupide ragazzine senza né arte né parte che sfruttano degli uomini ancora più cretini.

E, piccolo consiglio: la vostra presunta “mancanza di uguaglianza” tenetevela stretta, che se non ci fosse potreste trovarvi a fare le muratrici in cantiere.

Col cappellino di carta e la cazzuola, senza short di jeans a pro di iPhone.

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Da ora fino al 17 ottobre 2023, su tutto lo stock di kit, montati e accessori di GeminiModelcars sarà applicata una speciale riduzione del 20%. Sarà sufficiente seguire il seguente link:

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La nazionalità dei modelli intesa come anima

di Riccardo Fontana / foto di David Tarallo

Uno degli aspetti più nascosti – ma anche innegabilmente gustosi – di quel meraviglioso microcosmo costituito dall’automodellismo, è rappresentato dal “senso della nazionalità” che intrinsecamente un modello sa offrire, spesso già solo ad una prima occhiata semi-distratta, quel qualcosa che ti fa dire “ecco l’Italia del boom”, oppure “ecco la Francia degli anni settanta”, quasi a pelle, in maniera semi-indefinita ma, spesso, estremamente appropriata.

È, tanto per cambiare, l’ennesimo aspetto in via di cancellazione da parte del moderno avvento non tanto delle nuove tecniche produttive legate all’informatica, quanto piuttosto dalla delocalizzazione verso l’estremo Oriente, che ha ridotto un gigantesco crogiolo di usi e consuetudini estremamente variegati ad una poltiglia informe di prodotti senza identità.

C’era un tempo in cui, approcciandosi ad un Norev in rhodialite, si poteva “respirare” la Francia degli anni ’60, con quei modelli dotati di sospensioni morbidissime e le targhe nere coi caratteri in rilievo, così come coi Dinky – rappresentati però di un lato più austero e meno “ruspante” dell’Esagono – e coi Solido, l’anima “Racing” degli incondizionati d’oltralpe di Le Mans e delle corse automobilistiche in generale.

Lo stesso identico ragionamento si poteva applicare alle produzioni inglesi (cosa ci poteva essere di più inglese di un Dinky inglese o di un Corgi? Uno Spot-On, ad esempio) o italiane: guardando una 600 Politoys o una 850 Mercury ci si immerge nell’era del primo benessere italiano, quella dei tardi anni sessanta, quella in cui – aldilà di tante storie romanzate che i media dei giorni nostri tendono a propinarci retrodatando il tutto di un decennio – per una famiglia di estrazione popolare iniziava ad essere lecito pensare di affiancare al Motom 48 o alla Vespa un’automobile.

Ecco, gli automodelli, che erano espressioni di esseri umani “immersi” nella realtà costituita da quelle auto e non di cinesi strappati al restauro di vasi Ming, riuscivano per qualche ragione se si vuole anche difficilmente qualificabile a rendere il modello in maniera pressoché perfetta, rendendo bene anche la società che dell’auto reale costituiva l’humus.

La testimonianza involontaria di uomini e di epoche che i modelli si portano dietro è uno dei (buoni) motivi per i quali si collezionano modelli obsoleti e i modelli speciali, che in un certo senso traspondono il concetto alla modernità, non essendosi ancora staccati dalle logiche concettuali puramente artigianali che pur avevano animato le produzioni industriali del tempo che fu: così come negli anni settanta un M.R.F. o un AMR erano immediatamente riconducibili alla loro nazione per il “sentore” che inevitabilmente emanavano, così un Bosica lo era per il nostro paese, ed oggi è ancora così, con un Marsh così smaccatamente inglese ed un Carrara o un Madyero così italiani.

Il discorso è sempre il medesimo: i modelli sono in buona sostanza oggetti inutili, se non – e qui sta il rovesciamento completo dell’inutilità che si erge ad utilità – per le emozioni che sanno scatenare, per l’evocazione che spontanea esce allo scoperto fin dalla più timida attenzione che viene loro riservata.

Anche i modelli, a modo loro, sono un modo per esercitare della socioeconomia e della storia contemporanea, degli spunti di riflessione per capire chi siamo e, soprattutto, chi eravamo e chi – forse – non riusciremo più ad essere.

O forse no?

Rassegna stampa: RS Magazine hors-série #10, Les cahiers de la 911 vol.5

Quinto volume, uscito da poco, di una collezione di “hors-série” che, di edizione in edizione, ripercorre la storia intera della Porsche 911. Questa collezione, edita da RS Magazine, ha come oggetto la catalogazione scrupolosa di tutti i modelli e di tutte le versioni della 911 stradale, rispettando la cronologia e concentrando sotto forma di schede comparative le vicende di ciascun modello, le caratteristiche tecniche e il livello di prestazioni. Questi hors-série sono utilissimi anche per identificare ogni tipo di 911 in base al telaio e ad altre peculiarità.

Iniziata ormai tempo fa con l’era “Classic” trattata nei primi due tomi sul tipo F e sulla serie G, poi alle 964 e alle 993 prima di affrontare le 911 “moderne” col terzo volume sulle 996 e 997-I, la quarta parte, uscita nell’estate del 2022, si era focalizzata sulla 997-II.

Spazio ora alle 991-I, una generazione che ha lasciato una traccia importante nella storia della 911 con almeno una trentina di modelli, dai più “normali” alle GT3/GT3RS, senza contare le sempre più numerose serie speciali.

Questa pubblicazione, di 130 pagine, è in vendita in Francia a € 9,90 (in Italia € 12,00).

Al Mugello l’ultima tappa del Ferrari Club Competizioni GT

Il tracciato del Mugello, in occasione delle Finali Mondiali Ferrari, ospiterà l’ultimo appuntamento della stagione 2023 del Club Competizioni GT, iniziata lo scorso gennaio a Dubai e proseguita su alcuni dei circuiti più prestigiosi al mondo.

Nella entry list di questo round figurano 35 vetture nel complesso che sfileranno sul tracciato incastonato sulle colline toscane. Il programma offre ai proprietari delle vetture GT, protagoniste delle attività competitive in circuito negli ultimi tre decenni, e a un modello come la 488 GT Modificata – rappresentata da 13 esemplari – nato ad hoc per gli eventi del Club Competizioni GT, la possibilità di scendere in pista e partecipare a eventi riservati.

Sotto i riflettori vi saranno la Ferrari 488 GT3, rappresentata da dieci esemplari, nella versione standard ed Evo 2020. Iscritte anche due Ferrari 296 GT3 che ha fatto il proprio debutto agonistico a partire dalla stagione corrente. Nella entry list del grande appuntamento di fine stagione spiccano anche 458 Italia, rispettivamente con cinque e due esemplari in configurazione GT3 e GTE, e una F430 GT3.

Farà la propria apparizione anche una Ferrari 550 GT1. Nel curriculum sportivo di questo esemplare spicca la partecipazione ad alcune prove del campionato FIA GT nella stagione 2003, inclusa la 24 Ore di Spa, quando la vettura condusse la classifica generale nelle prime sei ore. In anni più recenti, inoltre, la GT della Casa di Maranello ha partecipato al Campionato Italiano Velocità Montagna ottenendo numerosi successi e due titoli.

Domenica 15 ottobre presentazione del libro di Nico Cereghini su Valentino Rossi

Domenica 15 ottobre alle ore 14.00
NICO CEREGHINI
presenta
VALENTINO ROSSI L’importante è divertirsi!
presso la prestigiosa sede della Villa Contarini di Piazzola Sul Brenta, PD
nell’ambito della manifestazione MOTORI IN PIAZZOLA   
Interverranno:
 
NICO CEREGHINI, giornalista e autore del libro
 STEFANO NADA, editore
Personaggi del Motorsport
SEGUIRA’ FIRMA COPIE
In collaborazione con Moto Club Int. Cascina Costa Gruppo Strada Veneto 
VILLA CONTARINI, via L. Camerini, 1 – PIAZZOLA SUL BRENTA (PD)

Il 15 novembre apre al grande pubblico la biglietteria della 24 Ore di Le Mans 2024

Mercoledì prossimo 15 novembre aprirà al grande pubblico la biglietteria della 24 Ore di Le Mans. Per la gara del 2024, che si preannuncia storica dal punto di vista sportivo, vanno segnalate diverse novità.

La biglietteria della 92ma edizione sarà accessibile per la prima volta ai soci Automobile Club de l’Ouest, a partire dal 7 novembre. Potranno acquistare online, ma anche direttamente sul circuito (Terrazza n°24, dal 7 al 10 novembre). Successivamente, il grande pubblico potrà procurarsi il biglietto a partire dal 15 novembre visitando ticket.24h-lemans.com, oppure recandosi in una delle boutique ufficiali ACO o nelle agenzie ufficiali. Come annunciato lo scorso aprile, l’ACO fornirà anche ai residenti nel dipartimento della Sarthe un servizio di biglietteria prioritaria. I dettagli completi verranno comunicati nei prossimi giorni.

Per la prossima 24 Ore di Le Mans, il numero di biglietti sarà limitato al momento dell’acquisto: massimo sei biglietti per il grande pubblico, quattro per i soci dell’ACO (di cui due a tariffa ridotta) e due nell’ambito dell’offerta Biglietto Verde (offerta non cumulabile con altri biglietti), dedicata a coloro che si recano in circuito a bordo di mezzi pubblici, di veicoli a emissione ridotta o a emissione zero. Saranno inoltre offerti agli spettatori nuovi luoghi dell’area ricezione e l’accesso alle tribune sarà meglio controllato.

Il biglietto “Ingresso Race Week” costa 104€ con l’offerta Green Ticket (115€ a prezzo intero). Tutte le offerte si possono trovare al seguente link: https://www.24h-lemans.com/fr/billetterie-2024 . Le tariffe e le formule per il parcheggio e per l’ “area reception” verranno specificate in seguito.

La Fiat Panda Supernova di Brumm

Ormai in commercio da un paio di settimane, la Fiat Panda “Supernova” seconda serie di Brumm è destinata, con le molteplici versioni annunciate, a colmare diverse lacune nelle collezioni 1:43.

Riceviamo alcune osservazioni sul modello – confrontato anche con la prima serie di Brumm e Norev – da parte di Fabrizio De Gennaro, che ringraziamo ancora una volta per la preziosa collaborazione a PLIT.

Fabrizio ha ravvisato nella nuova Panda Brumm alcuni punti critici che meritano attenzione. I commenti qui di seguito e le foto sono di Fabrizio.

Panda 1a serie Brumm : Parafango anteriore poco alto con arco passaruota molto pronunciato e frontale troppo spiovente e schiacciato – ruote troppo strette: mm 2,9 anziché mm 3,15 (riduzione in scala 1:43 del pneumatico 135/13:

Panda 750 Supernova (RSTn 1986) Brumm: anche in questo caso parafango anteriore poco alto con arco passaruota molto pronunciato e frontale troppo spiovente e schiacciato – ruote troppo strette mm 2,9 anziché mm 3,15 (riduzione in scala 1:43 del pneumatico 135/13:

Panda 1a serie Norev : Parafango anteriore corretto nelle dimensioni (forse un po’ alto) con arco passaruota poco pronunciato e con la giusta inclinazione del frontale (vedere foto auto originale) – ruote della larghezza corretta:

Inoltre, sulla vettura reale il passaruota anteriore è sì più alto rispetto al passaruota posteriore (vederlo per esempio rispetto all’incavo laterale che percorre tutta la fiancata) ma sul modello Brumm il dislivello è eccessivo:

Si è infine ovviato a un difetto abbastanza facile da sistemare, ossia la larghezza eccessiva della carreggiata anteriore, accorciando l’assale metallico. Ora l’aspetto del modello è più realistico:

In apertura: presentazione della Fiat Panda Supernova di Brumm in occasione dell’ultimo Hobby Model Expo a Novegro, lo scorso settembre. Come prima referenza (R611) è uscita la 750L in sette diverse colorazioni.

12 ottobre 2023, nota della redazione, che speravamo non fosse necessaria ma evidentemente ci sbagliavamo: vorremmo ricordare, a chi avesse avuto problemi a comprendere il significato di questo breve intervento a cura di Fabrizio De Gennaro, che l’idea non era tanto quella di proporre una recensione completa o dettagliata del modello (magari la faremo se ne avremo tempo e voglia), quanto piuttosto quella di pubblicare “alcune osservazioni”, come del resto recita il sottotitolo dell’articolo. “Alcune osservazioni” significa note sparse, note a margine. Non pare troppo difficile da capire. Oppure sì? Intelligenti pauca.