MissionH24 svela un nuovo prototipo a idrogeno

Dopo la LMPH2G e la H24, MissionH24, progetto in collaborazione fra l’Automobile Club de l’Ouest e H24Project, presenta oggi 11 ottobre 2023 un progetto completamente nuovo a idrogeno. Questo nuovo veicolo avrà caratteristiche innovative e delle ambizioni ben differenti. Dopo avere introdotto l’idrogeno in pista, MissionH24 punto ormai alle competizioni con la creazione di una classe specifica all’interno della 24 Ore di Le Mans.

Stellantis premia i propri fornitori

Questa settimana Stellantis ha riunito 40 dei suoi migliori fornitori per premiarne l’impegno, le performance, la qualità e l’eccellenza dimostrati nel 2022. Il titolo di “Supplier of the Year” (“Fornitore dell’anno”) è stato assegnato per ciascuna delle 16 categorie, tra cui ricambi e servizi aftermarket, materiali diretti, servizi indiretti e performance a livello di regione. Alla terza edizione annuale dell’evento hanno partecipato oltre 150 fornitori internazionali, insieme a esponenti del leadership team di Stellantis.

“Congratulazioni ai vincitori del premio Supplier of the Year, che hanno brillato per dedizione ed eccellenza e che ci hanno aiutato a superare le sfide e a raggiungere nuovi traguardi”, ha dichiarato Maxime Picat, Chief Purchasing and Supply Chain Officer di Stellantis. “Il loro spirito collaborativo, le loro eccezionali performance, la qualità senza compromessi e la puntualità nelle consegne di parti e servizi sono stati determinanti per il nostro successo”.

Tutti i candidati e i vincitori del premio “Supplier of the Year” sono stati selezionati dai leadership team interfunzionali di Stellantis. I gruppi hanno valutato i fornitori sulla base di criteri quali le performance, l’innovazione, la qualità, i costi, la gestione del programma e la sicurezza, nonché la cura dimostrata nell’attivazione del piano Dare Forward 2030 di Stellantis.

Nell’ambito del piano strategico Dare Forward 2030, Stellantis ha annunciato l’intenzione di raggiungere il 100% del mix di vendite di autovetture BEV in Europa e il 50% di autovetture e veicoli commerciali leggeri BEV negli Stati Uniti entro il 2030, riducendo al contempo la complessità e i costi del 40%. Questi obiettivi sono strategici per il team acquisti e supply chain di Stellantis, che mira a diventare fornitore di mobilità sostenibile, sicura e accessibile economicamente per tutti.

Vincitori del premio “Regional Supplier of the Year 2023”

Nord America
Alps Alpine

Sud America
F2J Industry

Europa allargata
Plastic Omnium

Medio Oriente e Africa
A2ME Industry

India e Asia Pacifico
Iljin Group

Cina
VMAX New Energy Co.

Vincitori del premio “Stellantis Global Supplier of the Year 2023”

Servizi indiretti
Accenture

Qualità
Gestamp

Performance materiali diretti
Contemporary Amperex Technology Limited (CATL)

Gestione del programma
Plastic Omnium

Innovazione
EFI Automotive

Responsabilità sociale d’impresa
Pirelli Tire LLC

Capex
Qian Yuan Mould

Supply Chain Ricambi
Aisin Corporation

Supply Chain Logistica
Bertani Transport

Aftermarket
Sercore Tech SL

Mostra scambio di Busto Arsizio, 7-8 ottobre 2023

testo e foto di Riccardo Fontana

Sabato 7 e domenica 8 ottobre è andata in scena la mostra scambio dedicata ad auto moto e giocattoli d’epoca, a cura come di consueto dell’Auto Moto Club Anni 70.

Certamente un bell’evento, contenuto ma ricco di auto e moto di ottimo pregio (notevoli una BMW 635 M ed una Toyota Celica Turbo 4WD Carlos Sainz, ed alcune fiere esponenti della Regolarità dell’epoca d’oro per quanto riguarda le due ruote), con ottime presenze anche per quanto riguarda l’esposizione di modelli.

Pochissimi pezzi di gran pregio, ma in assoluto una buona proposta di modelli d’interesse, spesso e volentieri “sepolti” nel mucchio di cose meno interessanti che, giocoforza, costituisce l’humus di eventi come questo.

Si potevano trovare Solido Gam perfetti con scatola a poco meno di 20€ al pezzo, qualche Luso Toys, Progetto K estremamente interessanti (presso un banco al coperto c’erano tutta la serie delle GT e derivate e qualche 75 Evoluzione, merce ormai rarissima e molto ben quotata) e qualche bel banco di kit montati, tra cui spiccavano una bella serie di Toyota Celica ufficiali montate molto bene da kit di Ivano Chiapatti, ed alcune Abarth DVA, tra cui la più interessante era certamente quella inerente alla vettura blu di Sandro Munari e Mario Mannucci in gara al Tour de Belgique 1971.

In definitiva dunque un buon evento, di quelli cui fa piacere partecipare, con mente libera e lontana dalle aspettative di grandezza che certuni eventi maggiori possono scatenare già solo col peso del loro nome.

La 74ma Borsa Scambio di Verona, 8 ottobre 2023

Ieri 8 ottobre si è svolta la settantaquattresima edizione della Borsa Scambio di Verona, presso i locali della Fiera, in Via del Lavoro. Pubblichiamo una corposa gallery per la quale ringraziamo sentitamente Bruno Boracco.

BBR presente ad Auto e moto d’epoca a Bologna

BBR parteciperà in veste ufficiale ad Auto e moto d’epoca a Bologna, in programma dal 26 al 29 ottobre. L’azienda italiana sarà presente nello stand B-13 del padiglione 30, in uno spazio di circa 100 metri quadrati. Nelle vetrine saranno presentate le ultime novità e i prototipi delle future produzioni. Non mancheranno in vendita modelli unici, di pre-produzione ed esclusivi, per i quattro giorni di fiera. Ogni giorno vi saranno novità.

Il 20 ottobre la conferenza stampa di presentazione della 1000 Miglia 2024

E’ programmata il prossimo 20 ottobre alle ore 11 presso il Salone Vanvitelliano del Palazzo della Loggia a Brescia la conferenza stampa di presentazione della 1000 Miglia 2024.

Sarà possibile seguire l’evento anche in streaming al seguente link: https://1000miglia.it/streaming-live/

La prima edizione del Ferrari Legacy Tour è stata consacrata alla F40

Ha preso il via lo scorso 27 settembre il primo Ferrari Legacy Tour, un evento dedicato in via esclusiva ai proprietari dei più celebri modelli della storia di Ferrari. La prima edizione, partita da Forte dei Marmi, è stata dedicata a un’icona dell’automobilismo: la F40.

Sono stati 40 gli esemplari di questo storico modello che hanno preso parte a un viaggio di cinque giorni, attraverso le Alpi Apuane e la campagna toscana fino a Maranello. I partecipanti del tour, provenienti da tutto il mondo, sono stati accolti presso gli stabilimenti della Casa dal Vicepresidente, l’ingegner Piero Ferrari, e hanno condiviso due giorni di eventi con visite ed esperienze esclusive.

Modelli del passato: Ferrari 225S Mille Miglia 1952 di Progetto K

La King Models, creata nel 1973 da tre modellisti romani, fu uno dei primi marchi italiani di modelli artigianali in resina. In scala 1:43, venduti solo montati, i King Models furono apprezzati per la qualità di riproduzione (in un’epoca in cui incontravi i Corgi con le ruote veloci) e anche per l’originalità dei soggetti, per lo più vetture anni ’30-’40, con qualche felice incursione in periodi più recenti, come l’Alfa Romeo 1750 Berlina o la Giulia GTAm competizione. In totale furono prodotte 32 referenze, più alcuni master supplementari che non arrivarono mai allo stadio finale.

Nel 1976 la King cambiò gestione, venendo ripresa completamente da Fabrizio Petrucci, che lanciò parallelamente una nuova serie di modelli montati (poi anche in kit) in resina, denominata Progetto K, sullo stesso stile dei King Models, che continuarono ad essere prodotti. Come nel caso dei King, anche la gamma Progetto K si dedicò quasi esclusivamente a vetture italiane, esordendo con la Ferrari 250 LM delle prove di Le Mans 1964, quella col lunotto lungo, raccordato al cofano posteriore. Si proseguì con un paio di GTAm, con un Fiat 1100A furgone, la Giulietta SZ, la Fiat 1400 Berlina, la Ferrari 340 Mille Miglia 1953 e così via.

Nei primi anni ottanta, “Progetto K” voleva anche dire negozio, in verità uno dei più belli di Roma e di tutta Italia. Situato in Via dei Gelsi, era portato avanti da Fabrizio Petrucci e suo fratello. Verso la fine del decennio il negozio cambiò sede e passò da Via dei Gelsi a Largo De Sanctis. Fu intorno al 1985-1986, che a Fabrizio Petrucci venne l’idea di iniziare una produzione industriale di modelli 1:43, sulla scorta del successo che alcuni nuovi marchi avevano conosciuto nel corso del decennio, a cominciare dalla portoghese Vitesse, che per certi versi poteva essere considerata quella che aveva rimpiazzato una sempre più evanescente Solido, per continuare con Idea3, Box Model, Sibur o Silhouette, per non parlare di marchi che avevano tentato la strada delle riedizioni, come la francese Sport Cars.

Le possibilità di scovare soggetti inediti e rari non mancavano: tanti marchi artigianali si facevano concorrenza soprattutto sull’attualità, e in generale le auto ancora da scoprire erano talmente numerose che era solo questione di conoscerle e trovare una documentazione adeguata, cosa per nulla scontata all’epoca.

Per l’esordio della nuova gamma industriale Progetto K si decise che anche la carrozzeria sarebbe stata in plastica e non in zamak, rischiando di scontentare tutta una serie di collezionisti ai quali questa soluzione non sarebbe andata a genio, né allora né mai. Sia come sia, il primo modello, uscito nel 1987, fu la Ferrari 225 S Vignale, e la referenza 001 venne assegnata alla versione Mille Miglia 1952: in realtà la vettura col numero di gara 614, pilotata a Piero Taruffi, aveva un motore 4,1 litri da oltre 260 cavalli, derivato da quello della 340 di F.1 del 1950 e a rigore non avrebbe dovuto essere chiamata 225 S. A parte questo, il modello, nonostante inevitabili semplificazioni, si presentava piuttosto bene: finiture pulite, pochi pezzi sistemati bene, ruote a raggi in plastica cromate, pneumatici abbastanza fedeli. Gli interni erano molto sommari ma tutto sommato un modellista con un minimo di pratica avrebbe potuto facilmente renderli più che buoni.

Nelle pubblicazioni promozionali, Progetto K insisteva tra le altre cose sul fatto che i modelli potessero essere considerati in un certo senso come dei “pezzi artigianali”, perché rifiniti completamente a mano nonostante la concezione industriale. Vi ricorda qualcuno?

Le referenze immediatamente successive furono ulteriori varianti della 225 S, due versioni di Le Mans 1952 e due stradali. La seconda novità fu un’altra Ferrari, la 250 TR58, anch’essa un modello molto gradevole, dalle linee e proporzioni azzeccate. Nei programmi diffusi tra il 1987 e il 1988 figuravano anche la Maserati Birdcage 60/61 (stavolta in metallo) e la Ferrari 250 S Berlinetta. Si iniziava anche a parlare di Alfa Romeo GTA 1300-1600, un modello destinato a far compiere alla gamma Progetto K un ulteriore passo avanti in termini di successo commerciale; altri soggetti annunciati, come Ferrari 250 GTO 64, Fiat 1100 Mille Miglia 1938 o Ferrari 250 TR61 non furono mai realizzati, soppiantati però da tanti altri modelli ugualmente indovinati.

I due esemplari di Progetto K numero 001 di queste foto provengono dallo stock invenduto di un ex-distributore francese, che le ha conservate fino a pochissimi mesi fa. Si noti la scatola di primissimo tipo, che venne presto sostituita da quella più piccola, gialla con base in plastica nera, molto più conosciuta. La base è in cartone e i modelli sono fissati alla confezione con una vite e un’asola in plastica. Le decals ad acqua della strumentazione sono graffate a un lembo interno del cartone.

Da questi modelli iniziò una vicenda lunga e importante per la storia del nostro automodellismo, che proseguì con la fondazione di Pego Italia s.r.l. col capannone in provincia di Firenze, a Sesto Fiorentino, la produzione di linee in resina (Pinko, Exem), la distribuzione di marchi molto in voga come Spark, Bizarre, Le Mans Miniatures, Corgi, M4, Rio, Starline e anche una sfortunata produzione cinese.

Per ora ci fermiamo qui. Su Progetto K tanto è stato scritto (esiste anche un bel gruppo su Facebook consacrato al marchio) ma tanto resta ancora da indagare, su una gamma vastissima e piena di “stranezze” e modelli semisconosciuti o del tutto misteriosi. Una storia italiana che merita la considerazione e l’attenzione che a volte le sono state ingiustamente negate, per ignoranza o per puro snobismo.

La Madeleine di Proust

testo e foto di Riccardo Fontana

Lavorare a Milano presenta moltissimi lati negativi – tra cui il lavorare a Milano – ma, tutto sommato, anche dei lati positivi, come ad esempio trovarsi a portata di mano Tiny Cars, il che vuol dire che nelle (copiose, almeno nel mio caso) giornate fioriere di rotture di coglioni avere la possibilità di scappare anche in pausa pranzo a vedere un po’ di modelli, che non sarà certamente un weekend sulle Alpi in Francia in moto con qualche bella figliola dietro ma, certamente, aiuta lo spirito.

Tiny Cars – posto che non ha certamente bisogno del mio apporto per rendersi conosciuto – è un qualcosa di particolare, dove convivono lo Spark e diecimila curiosità e stranezze di ogni tipo, tanto da non sapere mai cosa ci si possa trovare davanti, in una scala di valori che va dal Solido Serie 100 in un colore raro, al Brosol dimenticato in soffitta alla Porsche 908 Turbo di Porsche Story.

Ecco, il bello è esattamente il non avere mai vera compiutezza di ciò in cui ci si imbatterà, ma la quasi certezza di imbattersi in qualcosa di interessante, qualunque cosa sia.

Arriva continuamente roba di tutti i tipi, di più o meno pregio nominale, e sta alla sensibilità dell’appassionato – nonché alle sue proprie “vibrazioni” – scegliere su cosa concentrarsi.

È in questo contesto che, a volte, scatta il classico meccanismo della Madeleine di Proust, che non è necessariamente legato al modello di estremo pregio quanto, per sua stessa definizione, all’emotività che dalla visione e dal possesso del modello può scaturire.

Negli scorsi giorni, tra i mille lotti che arrivano continuamente tra le mani di Massimo ed Enrico, sono arrivate delle formalmente anonime Solido di inizio anni ’90, quelle con la scatoletta gialla della Serie Racing, una delle tante trovate dell’iper-confusionario corso intrapreso da Solido nel periodo: interesse per l’appassionato (soprattutto italiano) medio prossimo allo zero, salvo che non si parlasse di un trentenne che ha avuto in alcuni di quei modelli i suoi primi giocattoli, tra il 1995 ed il 1996, e dato anche il prezzo irrisorio decide – dopo averle notare sulla pagina Facebook del negozio – di andarsele a prendere in pausa pranzo, approfittandone anche per evitare di fare l’ennesimo menù con primo, secondo, terzo, quarto e quinto che lo sta lasciando un bue controvoglia.

Gli oggetti del desiderio, modelli normalissimi e di scarsissimo pregio anche se perfetti, sono la Renault 5 Maxi Turbo di Ragnotti vincitrice del Tour de Corse 1985, e la Clio Williams Gruppo N di Balesi del Tour de Corse 1993: la 5 Maxi Turbo mi venne regalata allo Jouteland di Porto Vecchio, in Corsica, nel maggio del 1995 (quindi al compimento dei miei tre anni) subito dopo l’Alpine A110 di Andruet e “Biche” del Monte ’73 (che è il mio primo Solido in assoluto), e la Clio – francamente non ricordo con l’esattezza che vorrei – credo che segua di un anno o al massimo due, e… Non è mai tornata dalla Corsica, andando perduta.

L’occasione quindi è stata ghiotta per riaffiancare ai modelli originali giocati ma ancora presenti (tranne la Clio) dei gemelli in condizioni perfette, cui strada facendo si è aggiunta anche una Fiat Dino 2000 Spider di Progetto K (perché sì, il sottoscritto a 5 o 6 anni giocava con le Progetto K), la cui “originale” di questa era arrivata in un uggioso sabato pomeriggio semi-invernale del 1998 al Magazzino Moderno di Voghera, per mano di mio padre.

Spesa totale forse 30€, ma resa emotiva come oggetti da 3000 non saprebbero, forse, dare.

Ed il punto è proprio quello: a meno di non essere… Essere, il modello in scala non va inteso come status, nel senso che l’ostentazione di uno status si fa comprando una Porsche o un Hamilton da 5000€, e non con un 1:43 di qualche vettura che magari neanche si conosce a dovere (eufemismo per dire che non la si conosce per nulla e che, sotto sotto, neanche ci si tiene a farlo), il modello va inteso come collettore di emozioni, che l’unica vera utilità che si possa ragionevolmente attribuire ad un oggetto altrimenti completamente inutile.

Se si riesce a ragionare in quest’ottica, si può godere allo stesso modo di un Solido di una serie recente, di uno Spark o di un Ruf da 1000€ montato da un dio del modellismo, senza trovarsi a combattere con dei tabù autoindotti.

Per quello, c’è già la vita di tutti i giorni. 

La Renault Espace F1 di Solido in 1:43

di Riccardo Fontana

È arrivata in questi giorni nei negozi l’Espace F1 di Solido, in scala 1:43.

Annunciato da molto – addirittura ad inizio 2023 – si tratta certamente di un modello che, pur potendo piacere o no, era molto atteso dagli appassionati, in quanto rappresentante un’auto tra le più folli e, perché no, evocative degli anni ’90, così vicini ed ormai così lontani, ultimi portatori di quelle assurdità motoristiche che oggi appaiono (purtroppo) inconcepibili, come appunto l’Espace F1.

Modellisticamente parlando, era logico che Ottomobile – legale beneficiaria del marchio Solido – sfruttasse le matematiche già sviluppate per la gamma “interna” in scala 1:18 per la linea Solido in quarantatreesimo, ed il risultato che ne è scaturito è un modello che rende l’impressione di un gradevolissimo piccolo Ottomobile, pur con gli ovvi limiti di una produzione legata alla pressofusione (peraltro molto economica, con un prezzo di vendita al pubblico pari a circa 25 Euro).

Ottime proporzioni, ottima verniciatura, assetto e ruote molto belli, per il costo che ha si tratta in buona sostanza veramente di un bel modello, sempre e comunque sottoposto alla spada di Damocle della durata, come tutti i die-cast di fascia economica.

La nuova Solido – questo è certo – dà ottimi segnali di vitalità, e da nostalgici non si può che augurarle ogni bene.