Rassegna stampa: L’auto-journal Spécial Salon 2024

L’offerta in Francia di numeri speciali che riassumono la produzione automobilistica mondiale è molto ricca e spesso ne abbiamo parlato su PLIT. A fianco di Toutes les voitures du monde, Les meilleures sportives du monde e Toutes les sportives du monde, potremmo citare una quarta pubblicazione, l’hors-série dell’Auto-journal (testata di Reworldmedia) che esce ogni estate. In 400 pagine vengono catalogate, classificate e commentate brevemente (ma in modo piuttosto esaustivo e con numerosi dettagli e curiosità) le vetture di centinaia di marchi, importati in Europa oppure no. Una caratteristica interessante – anche se non esclusiva – dello speciale dell’Auto-journal è il “Tour du monde”, un repertorio di costruttori piccoli o piccolissimi, dai maghi delle sportive ai fabbricanti di veicoli per la città.

Lo speciale ha un prezzo di € 7,99 in Francia ma anche in Italia dovrebbe costare più o meno la stessa cifra. Una pubblicazione ben fatta, graficamente leggibilissima, cosa che non guasta mai, e molto documentata. Ci sentiamo di consigliarla senza esitazione a chiunque abbia a che fare col settore dell’auto.

Alfa Romeo Duetto e BMW M525i E12: due modelli Norev Excluweb in 1:18

Sono davvero interessanti – almeno per chi si fida ancora delle produzioni cinesi – i due modelli 1:18 che Norev proporrà da domani sul proprio sito. Si tratta di due produzioni limitate e numerate, un’Alfa Romeo e una BMW.

Questo il dettaglio:

183290 BMW M535i E12 1980, blu metallizzato con decorazione BMW Motorsport (ed. limitata a 500 pezzi)

187883 Alfa Romeo Spider 2000 Veloce II Serie 1978, giallo (ed. limitata a 300 pezzi)

Toutes les Simca 1934-1980

In anni recenti il marchio Simca si è visto consacrare diverse ricerche di ottimo livello, uscendo per gran parte da quell’oblio in cui era caduto nei decenni successivi alla dismissione. Fra le opere più interessanti segnaliamo Simca en compétition 1969-1974, di Patrick Affouard (recensito da PLIT nell’aprile del 2021: https://pitlaneitalia.com/2021/04/22/simca-en-competition-1969-1974-un-libro-di-patrick-affouard/ ), che si occupa forse per la prima volta in modo sistematico della molteplice attività agonistica non solo delle Rallye ma anche delle varie vetture a motorizzazione Simca. In alcuni casi ci si è spinti fino a tracciare la storia di ciò che rimase del marchio fondato da Henri-Théodore Pigozzi durante gli ultimi, disgraziati anni Talbot (recensione, dell’ottobre 2020, del libro di Dominique Pagneux: https://pitlaneitalia.com/2020/10/15/talbot-1978-1986-un-libro-di-dominique-pagneux-edito-da-etai/ ).

Ormai un po’ di mesi fa – ma siamo ancora in tempo a classificarla come volume recente – Casa Editions, società creata dal gruppo Larivière, possessore da qualche anno della testata mensile Gazoline ha pubblicato Toutes les Simca 1934-1980, scritto da Romain Gaulin, che in passato si era già dedicato alla storia delle grandi realtà industriali automobilistiche francesi, da Renault a Peugeot. Stavolta tocca a un marchio ormai scomparso. Il tema è ampio e abbraccia quasi mezzo secolo. Volutamente l’autore ha escluso dal suo raggio d’azione il periodo Talbot; alle vetture da competizione, poi, si fa solo qualche cenno, così come si citano per sommi capi le produzioni brasiliane.

Sgombrato il campo da ciò che rischiava di appesantire eccessivamente la ricerca, tutto il resto è stato trattato con un’acribia che può solo essere indicata ad esempio.

Tutto sommato originale, e pienamente condivisibile, la scelta di trattare la produzione non per modello o per tipo di veicolo, ma anno per anno, così da inquadrare in uno sviluppo cronologico l’evoluzione dell’intera gamma. Si possono così gli aggiornamenti meccanici e di allestimento di ogni singola vettura, anche attraverso una documentazione del tutto originale, che comprende solo materiale d’epoca, tra foto e altro materiale d’archivio.

Un’opera di eccellente qualità, che si rivelerà davvero molto utile non solo ai giornalisti e agli storici, ma anche ai modellisti, sempre alle prese con gli enigmi legati alle evoluzioni dei vari “millesimi”.

Romain Gaulin, Toutes les Simca 1934-1980, Gazoline-Casa Editions, 2022, rilegato, pagg.232, € 36,95 [ISBN 978-2-38058-302-1]

FIA-WEC: la lista degli iscritti della 6 Ore del Fuji

E’ stata diramata oggi la lista degli iscritti alla 6 Ore del Fuji, penultima gara del FIA-WEC 2023, in programma il 10 settembre. Come era preventivato manca all’appello la Glickenhaus, che con tutta probabilità ha concluso con Monza la propria stagione. Di seguito trovate la lista degli iscritti e anche il programma del weekend di gara.

Nella foto di apertura, pubblico e vetture dopo la conclusione della 6 Ore di Monza lo scorso luglio

Ferrari a Le Mans: i numeri del successo

Una gara entrata negli annali dell’automobilismo grazie al successo Ferrari a 58 anni dall’ultima volta. La 24 Ore di Le Mans disputata il 10-11 giugno, quarto appuntamento del FIA WEC, ha visto le due Hypercar del Cavallino Rampante percorrere in gara oltre 9.200 chilometri, effettuare 61 pit-stop, condurre la corsa endurance per 188 dei 342 giri complessivi. Ecco alcuni numeri che ricostruiscono l’impresa sportiva delle 499P della squadra Ferrari – AF Corse.

In pista. Portata al traguardo da Pier Guidi, la Ferrari 499P numero 51 vincitrice della prova endurance più famosa al mondo – il pilota italiano ha condiviso la vettura con James Calado e Antonio Giovinazzi – ha completato 342 giri, percorrendo 4.659,4 chilometri, ed effettuando 30 pit-stop. Mentre la 499P numero 50 di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, quinta all’arrivo, ha totalizzato 337 giri, 4.591,25 chilometri, 31 pit-stop, firmando il miglior tempo sul giro in gara con Fuoco in 3’27’’218 e in qualifica con l’Hyperpole del medesimo pilota italiano in 3’22’’982, a una media di 241,7 km/h. Fuoco, inoltre, ha registrato i migliori riferimenti cronometrici nel secondo (1’19’’147) e terzo settore (1’34’’708). A Le Mans, inoltre, la velocità massima in gara (347,8 km/h) è stata toccata da Molina.

Ferrari è scattata dalla pole position con l’equipaggio numero 50, davanti ai compagni della vettura numero 51. Nel corso della gara il Cavallino Rampante è stato in testa alla prova per complessivi 188 giri: la 499P numero 50 è stata leader nei giri 17-20, 38-39, 59, 64-67, 71-72, mentre la 51 nelle tornate 15-16, 23, 58, 68-70, 75-102, 149-156, 208-255, 259-342. Nel finale la Ferrari di Pier Guidi, Calado e Giovinazzi è transitata per prima sotto la bandiera a scacchi dopo aver dominato ininterrottamente gli ultimi 84 giri.

Turni di guida. Sulla 499P numero 50 la partenza – quando in Francia erano le 16:00:17 di sabato 10 giugno – è stata affidata a Nielsen, che è rimasto al volante per due stint consecutivi (ciascuno di 10 giri). Secondi e terzi a calarsi nell’abitacolo sono stati rispettivamente Fuoco e Molina con un doppio stint. In totale l’equipaggio ha effettuato, nell’arco dell’intera corsa, 31 turni: il danese ha guidato per 104 giri, l’italiano – che ha attraversato la linea del traguardo – per 146 tornate, lo spagnolo per 87. Sulla 499P numero 51 Calado ha guidato per i primi tre stint (33 giri), lasciando quindi il volante a Giovinazzi e a Pier Guidi. Nel complesso i piloti hanno inanellato, rispettivamente, 117, 110 e 115 giri.

Fra le novità Autocult di agosto un’Alfa Romeo 6C 2300 Pescara Berlinetta Speciale

Nel linguaggio Alfa Romeo la sigla 6C è stata sempre sinonimo di produzione di motori di alto livello. Questo concetto di motore vide la luce nel 1925 e venne gradualmente portato a una cilindrata totale di 2,3 litri entro la metà del decennio successivo.

Tra le novità Autocult di agosto si segnala un’Alfa Romeo 6C 2300 Pescara Berlinetta Speciale con carrozzeria Pinin Farina (modello resincast 1:43, catalogo 04039). I telai della 6C 2300 vennero assegnati a numerosi carrozzieri, che ne ricavarono interpretazioni piuttosto differenti.

Questo esemplare unico (telaio 813.812) fu presentato al pubblico durante il Salone dell’Automobile di Milano nel 1937. La vettura presentava una moderna carrozzeria berlinetta aerodinamica, riconoscibile per la parte posteriore aerodinamicamente affusolata con le ruote posteriori coperte e delle piccole pinne posteriori. La parte anteriore manteneva una forma comprovata e “antica”, senza elementi aerodinamici. L’aria passava intorno ai fari e ai parafanghi arrotondati.

Gli stilisti di Pinin Farina crearono con questa 6C 2300 un’auto visivamente accattivante, che perse tuttavia negli anni le sue caratteristiche peculiari. Si presume che l’auto abbia corso alla Coppa delle Dolomiti del 1949, per poi essere trasformata in pick-up nel 1954 con un motore a metano… Tuttavia, nel 1992 si procedette a un completo restauro che restituì la configurazione originale.

La Lamborghini SC63 debutta in pista ad Imola per il primo test con Caldarelli, Bortolotti e Kvyat

Lamborghini Squadra Corse e il Team Iron Lynx hanno completato il primo test della SC63 sul tracciato di Imola, distante poco più di 70 km dalla sede di Sant’ Agata Bolognese, che sarà teatro nel 2024 del secondo Round del FIA World Endurance Championship.

Dopo lo shakedown avvenuto a Vallelunga ad inizio del mese di agosto, Imola ha ospitato il primo test della vettura dove gli ingegneri di Lamborghini Squadra Corse hanno iniziato il lavoro di calibrazione e debugging della vettura.

Alla guida i piloti ufficiali Mirko Bortolotti, Andrea Caldarelli e Daniil Kvyat che hanno completato un totale di 1500km in due giorni di pista.

Il Team Lamborghini Iron Lynx ha lavorato su molteplici aspetti della vettura, tra cui la calibrazione del motore 8 cilindri biturbo, il primo motore da competizione progettato interamente da Lamborghini Squadra Corse. In parallelo si è lavorato sulla messa a punto del cambio Xtrac: il regolamento Hypercar /GTP, infatti, permette la personalizzazione da parte di ogni costruttore della rapportatura del cambio, elemento che sarà poi omologato per tutta la stagione di gare WEC ed IMSA. Per quanto riguarda l’elettronica il focus si è spostato sulla calibrazione del traction control e del limitatore di velocità. Sui 4.909 metri del circuito del Santerno i tecnici di Lamborghini Iron Lynx hanno raccolto dati significativi anche sulla mappatura aerodinamica e sul raffreddamento.  

Ridateci Jessica Rabbit

di Riccardo Fontana

Non ne posso decisamente più, lo confesso: non è un tutto sommato innocuo film sulla più famosa bambola del mondo a turbarmi, è tutto il codazzo di decine se non centinaia di milioni di “vispi di spirito” che vorrebbero tratteggiare quest’opera come se fosse un novello Libretto rosso di Mao, un nuovo prontuario da adottare per vivere felici nel mondo pazzo del 2023: virgolettati di Margot Robbie sui social, neanche parlassero Nilde Iotti, Liliana Segre o Giorgia Meloni, giornalisti che blaterano di messaggi inclusivi contenuti nell’opera, di emancipazione femminile: c’è il famoso monologo in cui Barbie elenca tutto ciò che una donna deve fare nel mondo di oggi senza potersi permettere fallimenti (stranamente, leggendo la trascrizione del monologo in un articolo di una famosa testata nazionale, non ho letto nulla circa il pagare il conto al ristorante o il lavorare all’ILVA, ma certamente sarà stato un errore di trascrizione del giornalista, perché pensare male?), e tante altre cose una più surreale dell’altra.

Margot Robbie è diventata l’eroina delle cretine del terzo millennio, quelle convinte di essere femministe perché si tingono i capelli coi colori arcobaleno, e che se gli dici parità di salari ti rispondono che troppo sale fa male alla pressione: la Robbie che dice di non aver studiato all’università, di non aver neanche studiato recitazione, e di aver imparato tutto sul lavoro, e tutti(e) ad applaudire alla glorificazione della classica “laureata all’Università della Strada” che una volta suscitava ilarità.

Analizziamola la parabola di vita di questa avvenente ragazza: il primo ruolo “importante” l’ha avuto, almeno a mia memoria, in The Wolf of Wall Street, dove faceva prima l’amante e poi la moglie del protagonista, Jordan Belfort (Leonardo Di Caprio), mostrando le tonsille da sotto e facendosi vedere in pose che avrebbero imbarazzato anche Eva Henger, salvo poi raggiungere la popolarità planetaria vera interpretando Harley Quinn in Suicide Squad per la DC Comics: praticamente, una porno-ragazzina scema che mostra il culo.

Di fatto, siamo al cospetto della Gloria Guida anglosassone, solo che i fan di Gloria Guida sono stati additati per decenni come i più gretti onanisti sulla faccia della terra (neanche a completo torto, oltretutto), senza sapere che, trascorsa qualche decade, i loro figli spirituali sarebbero stati salutati come fior di progressisti illuminati e paladini dell’inclusività da questo mondo idiota.

E d’altronde, in una società in cui le ragazzine pelose sono “convinte di cambiare il mondo” e di sferrare un calcio al patriarcato andando all’accademia di Rocco Siffredi dove verranno impalate mentre gli si calpesta la faccia (pensate se fossero state a favore del patriarcato e della mercificazione della donna cosa avrebbero fatto, io non lo so, ma a Pietro Pacciani piacerebbe questo elemento…), tutto ciò non è neanche fuori da ogni logica.

Forse è fuori dalla mia logica, ma sicuramente non da quella comune.

Riscriviamo Biancaneve, facciamo diventare 007 una donna nera e androgina, abbiamo completamente perso la poca testa che ancora avevamo.

Uno pensa di averne lette abbastanza per un singolo giorno, e poi legge che Amazon pagherà le spese per l’utero in affitto e le adozioni ai suoi dipendenti LGBT.

Capito? Quelli che sono famosi, luridi e schifosi schiavisti cotonieri della Louisiana, per cronometrare le pause-toilette dei loro dipendenti, con una mano li cronometrano mentre espletano i loro bisogni corporali, e con l’altra gli pagano l’utero in affitto o le adozioni se sono gay o lesbiche. Come sono umani, loro, m’inchino al cospetto di cotanta immotivata e gratuita filantropia esistenziale.

Che bel mondo di merda (e no, non è volgarità, è proprio l’Inferno di Dante, col linguaggio che gli è proprio).

Come abbiamo fatto a ridurci così? Qual è stato il punto di non ritorno? C’è ancora modo di invertire la rotta?

Non lo so, ma domani vado a fare un giro, per una settimana non voglio leggere più nulla.

Un ricordo di Rino Robustelli

Roberto D’Ilario (Robix del forum Modelli Auto ex-Duegi, presto ex e basta) lo conosco da tanti anni. Qualche giorno fa mi ha inviato alcune righe e delle interessanti foto sui suoi scambi con Rino Robustelli, che pubblico davvero con grande piacere. Ora che ricordo, anch’io riallacciai i contatti con Rino proprio grazie alle sue vendite su eBay e da qualche parte devo conservare le note manoscritte che gentilmente mi inviava sempre in ogni pacchetto.

Ecco la testimonianza di Roberto e le sue immagini.

Anno 2008, su interne compro un set di decals dal sito erge911rsr, non sapevo fosse lui.

Mi arriva il plico con una lettera scritta a mano, con la sua grafia splendida ed elegante, dove mi racconta che da giovane è stato in vacanza qui a Montesilvano e ha dei ricordi bellissimi del lungomare, di Pescara, della festa patronale ecc.

Da quel momento diventiamo amici di penna ed inizia lo scambio epistolare anche via mail. Parlavamo di tutto, della vita, della famiglia, della moglie Luisa che si era rotta la caviglia, dei figli ecc. ecc.

Gli sarebbe piaciuto tornare qui, lo invitai a casa mia e mi promise che mi avrebbe insegnato a fare le fotoincisioni.

A volte ci scambiavamo piccoli regali. Mi chiese di trovargli qualche cartolina anni ‘60 con la raffigurazione della fontana luminosa a palla al centro della riviera di Pescara; da quel momento iniziai ad inviargli ogni cartolina che trovavo ed era sempre commosso, nostalgico e dolce nei suoi ricordi.

Tutto questo fino al 2017. Mi diceva che stava male e poi…

Ecco perché leggendo i tuoi articoli mi sono venuti i lacrimoni… una persona dolce, garbata, sensibile… mi manca.

MODELLINI

Le foto che ti mando a parte sono pessime perché fatte al volo con il cellulare. Comunque con la fotocamera me la cavo bene, se dovessero servire le farò come si deve (non ce n’è stato alcun bisogno!, n.d.r.).

Negli anni ’80 comprai da “Il soldatino” di Roma due TK, la Rover e la 635 che però ora è distrutta.

La Porsche e le Alpine non sono montate da me, l’intenzione era quella di rifarle daccapo.

Le decals e le fotoincisioni le ho accumulate nel tempo insieme a quelle della Sprint43 di Bellinzona, ma non so se c’è qualche correlazione.

Il volante Ferrari è un suo prezioso regalo (e proprio il volante mi pare che meriti l’apertura dell’articolo)

Un salto alla Foire à l’ail di Billom

Billom, cittadina dell’Alvernia a pochi chilometri da Clermont-Ferrand, è famosa per la produzione dell’aglio rosa. Ogni anno, in agosto, la Foire à l’ail riunisce centinaia di espositori e attira un pubblico non solo locale.

La sagra si tiene quest’anno dal 12 al 13 agosto ed è una tipica manifestazione della Francia rurale. In un contesto che non sembra ancora stato attaccato da una globalizzazione che detesta questo tipo di eventi, la foire è anche l’occasione per uno di quei tanti vide-greniers che settimanalmente vivacizzano anche le comunità più piccole. Chi ha un garage e qualcosa da vendere lo apre accogliendo la gente che passa. A Billom, stavolta, abbiamo trovato alcuni volumi “Inside Formule 1” a 1 euro, certo non i migliori libri che un collezionista potrebbe scovare, ma lasciarli lì per quella cifra irrisoria era pressoché impossibile.

Fra auto storiche (circolanti), tracce di vecchie pubblicità murali e case a colombage l’ambiente era perfetto per scattare qualche foto, documentando un tipo di vita più lento e genuino, lontano dalle isterie e dalle costrizioni care alla società contemporanea.