A fine 2025 è uscito il nuovo Hors-Série della rivista Enzo. Dopo il fascicolo dedicato agli anni ’90 diffuso nel 2024, si passa ora agli anni 2010, un decennio in cui il marchio di Maranello ha vissuto significative trasformazioni a livello industriale e commerciale, oltre che stilistico e tecnico.
Il periodo è quello delle 599 GTO, F12 Berlinetta, 458 Speciale, ma anche quello della California T, della 488 GTB, della GTC4 Lusso o anche della 812 Superfast e della Monza, per non parlare della celebre LaFerrari, antesignana dell’ibrido e prima Ferrari disegnata dopo quattro decenni senza la collaborazione di Pininfarina. I modelli vengono analizzati e commentati con articoli abbastanza approfonditi, in cui si approfondiscono anche aspetti come la praticità d’uso, la qualità costruttiva e le prospettive di mercato.
Come di costume in questa serie, vengono catalogati tutti i modelli usciti anno per anno, incluse le one-off, le vetture da competizione (GT e Formula 1) e quelle destinate al programma XX.
In sintesi, 130 pagine di utilissima documentazione, foto di ottima qualità e informazioni rapide e complete. Prezzo in Francia: € 12,90 (Italia € 13,80).
Un articolo specifico nei nostri resoconti su Rétromobile 2026, che si è conclusa ieri, lo merita Amalgam Collection. Il produttore britannico ha scelto di essere presente alla rassegna, ma nel padiglione 4, riservato all’Ultimate Supercar Garage. Una decisione probabilmente giusta, visto il tipo di clientela. E così i modelli Amalgam si sono ritrovati nella galleria lifestyle insieme ad altri accessori di extra lusso.
Spesso su PLIT abbiamo letto anche commenti di lettori che si lamentavano dei prezzi alti dei modelli Amalgam; alti tutto sommato per ottenere qualcosa in più rispetto ad uno Spark o a un GP Replicas.
A parte gli 1:8, che rientrano in tutt’altra categoria, focalizziamoci sugli 1:18, che è la scala sulla quale è possibile fare qualche paragone. Per prima cosa, se gli 1:18 facenti capo ai marchi del mainstream si assomigliano un po’ tutti, gli Amalgam si distinguono nettamente per tutta una serie di raffinatezze. Insomma, riassumendo, negli Amalgam la filiera cinese non si intravede, anche per motivi estremamente pratici: i processi di produzione sono molto più complessi e articolati e non si possono riassumere con la semplice formula “cervello europeo – produzione cinese”, formula che nel peggiore dei casi può essere declinata aggiungendo che in Europa sono presenti solo i capi progetto, mentre tutta la progettazione e l’ingegnerizzazione avviene in Cina. In questo caso, i risultati possono essere decisamente scadenti per ragioni che abbiamo spiegato spesso su PLIT.
Un 1:18 di Amalgam costa sui 1300 euro. Non sono pochi, ma non sono neanche un’enormità. Ciò che deve essere rimarcato è la straordinaria finezza delle realizzazioni: gli spessori non sono quelli di uno Spark, così come la finitura delle parti meccaniche in vista o degli interni. Anche il livello di montaggio non concede nulla ai comuni difetti dei resincast (sbaffi di colla, pezzetti incollati storti, decals piegate, ruote non perfettamente allineate…). Qui tutto è assolutamente conforme, in un ordine che è equilibrio generale.
Ho avuto modo di vedere da vicino le recenti Porsche 917 del 1970 e 1971 e devo dire che non hanno nulla in comune rispetto a un normale resincast. Sono dettagli che probabilmente trapelano solo da un’analisi dal vivo, ed è per questo che spesso sugli Amalgam si sono generati equivoci. Anche la Ferrari 333 SP è una riproduzione di notevole livello. Insomma, un Amalgam non puzza di rosticceria cinese. Messa così fa ridere ma rende l’idea. Detto diversamente: un Amalgam non è uno Spark venduto a cinque volte il suo prezzo, ma è un modello con tutt’altra storia progettuale e realizzativa.
Presentiamo una gallery a cura di Mauro Musso (che ringraziamo di cuore per la collaborazione), su alcuni aspetti di Rétromobile che PLIT non ha ancora trattato: in particolare le Citroën presidenziali, il modelli del Club SM, la OSI Bisiluro Silver Fox, ma troverete anche altro, come Amilcar, Bugatti e Alfa Romeo. Un’ulteriore, preziosa testimonianza su cosa sia stata la Rétromobile del cinquantenario.
Si è svolta oggi la borsa di Chappes (nei pressi di Clermont-Ferrand), organizzata dall’Association de Parents d’Elèves e da Limagne Miniatures. Chappes non è certo un evento “maggiore” ma si contraddistingue per un’atmosfera simpatica e amichevole. Come sempre, il pubblico pronto ad acquistare arriva in apertura e dopo mezzogiorno si potrebbe tranquillamente sgombrare, tanto non succede più nulla.
Oggi non è che ci fossero cose meravigliose, ma è stata comunque l’occasione di scovare modelli non banali: dai vecchi Dinky ai Norev, dai CIJ (tra cui un rimarchevole esemplare di aereo) ai Solido. Interessante lo stock di libri portato da un venditore locale, in cui spiccava la storia dei fratelli Rodriguez scritta ormai diverso tempo fa da Carlos Jalife, che ho avuto il piacere di incontrare in occasione di una 12 Ore di Sebring.
Credo che Arena si meriti una menzione particolare in questi nostri resoconti su Rétromobile 2026. Primo, per la costanza mostrata in tanti anni di attività; secondo, per l’originalità dei soggetti; terzo, per la qualità crescente. Andiamo con ordine. Rétromobile non è uno scherzo da affrontare come semplice giornalista, figuriamoci come espositore. E’ un evento che dura giorni, che stanca e che va saputo gestire con i mezzi giusti. L’equipe di Arena è ben organizzata e sempre all’ascolto dei clienti o dei curiosi.
Il catalogo dell’azienda veneta è uno dei più ricchi e vari, con dei filoni ormai ben determinati che sanno parlare al cuore di diverse categorie di appassionati. Infine, il livello dei prodotti – in particolare dei montati – si è livellato verso l’alto in questi ultimi anni, con alcuni accorgimenti tecnici che hanno semplificato le procedure migliorando allo stesso tempo il risultato finale. Un lavoro di ricerca che si è apprezzato già l’anno scorso sulle Ferrari 512 BB di Le Mans che avevamo presentato appunto nei giorni di Rétromobile; quest’anno la gamma delle 512 BB si arricchisce di ulteriori versioni, classiche e molto conosciute, ma di cui si sentiva ormai la mancanza sul mercato di alto livello.
Nel 2026 è arrivata la 250 GTO, che non nasconde la sua derivazione dall’AMR e che si fa apprezzare per una generale correttezza, per dettagli ben progettati e stampati e per un montaggio di ottimo livello. Una buona idea, secondo noi, visto che in giro manca un modello montato di un certo tipo per chi non voglia impazzire a spendere cifre da capogiro negli AMR e Le Phoenix, magari montati dai nomi di grido, e che allo stesso tempo desideri un prodotto ben presentato e non squalificato da tanti “passaggi” poco chiari e da politiche commerciali discutibili com’è accaduto con altri marchi.
Un plauso va quindi a Valerio Comuzzi e a tutti i suoi collaboratori per i bei traguardi raggiunti e per la nuova tematica – la 250 GTO – che si preannuncia lunga e appassionante. L’obiettivo è di apportare qualcosa di nuovo, a livello di esattezza storica e di qualità di realizzazione, nell’ambito di un tema arcinoto. Sono sfide anche queste.
Un aspetto che mi ha sempre affascinato di Rétromobile è l’ampia offerta di documentazione d’epoca: cataloghi, brochure, materiale stampa, libretti d’uso e manutenzione, schede, lettere e documentazione in generale. A Parigi si danno appuntamento i più reputati specialisti del settore, con materiale da sogno, come rarità e come condizioni di conservazione. Naturalmente c’è sempre qualche buontempone che vorrebbe che tu non fotografassi gli articoli in vendita. Certo. Sei in un evento pubblico, hai dei media accreditati che sono venuti apposta e non vuoi che ti si fotografi la vetrina. Se non ti va bene stai a casa. Mi sono sempre venuti dubbi a proposito di quelli che vorrebbero (condizionale: vorrebbero) impedirti di fare foto. C’è per esempio un venditore francese non molto simpatico che frequenta anche Novegro, che spesso fa storie. La mia risposta alle sue rimostranze è sempre la stessa: “se hai timori, fondati o no (non posso saperlo), non è un problema mio, è un problema tuo”. Detto questo, eccovi una gallery di ciò che in tema di documentazione e memorabilia è possibile trovare in questi giorni a Rétromobile. Materiale tra l’altro che può essere di primaria importanza quando si deve completare il restauro di una vettura d’epoca, accompagnandola magari delle pubblicazioni cartacee originali.
Sì, è vero: è una provocazione. Mettere come immagine di apertura per una (pur veloce) disamina degli speciali la foto di un kit MRE, un Mini Racing e un Conti parrà brutto a tanti. Se non vi piace, amen. Tutto questo ha un senso: significa che a Rétromobile, cercando bene, si trovano cose non banali. In realtà questi sono fra i pochi modelli che ormai restano di quella collezione acquisita nel 2023 dalla Galerie du Jouet Ancien, di cui vi avevamo parlato illo tempore1.
Una raccolta di cui ormai non rimangono che alcune Rondeau di X-AMR, purtroppo piuttosto malridotte, qualche MRE e poco altro. Il resto è tutto andato nelle case di collezionisti che riescono a distinguere fra una patacca e un modello serie, con un certo pedigree storico.
Passando oltre, stavolta vi risparmiano alcuni cosiddetti top builder come Suber, perché ne abbiamo parlato spesso in passato e sostanzialmente non hanno proposto nulla di veramente nuovo. Hanno la loro clientela, i loro fans e buon pro gli faccia.
Sempre molto elegante lo stand di BBR, che ha portato i coffret con la Daytona e la 12Cilindri. Sarebbero stati – ad avere disponibilità – da prendere, e non solo per puro intento speculativo ma per amore di una bellezza che i BBR, nonostante i cronici brontoloni, sanno tutt’oggi esprimere.
Bello anche lo stand di Arena, di cui vi daremo conto in una carrellata specifica. Per il resto, assente Angelo Tron, c’erano Andrea e Laura Brianza e l’inossidabile Bertrand Bigaudet, figure tipiche di Rétromobile.
Svendita di modelli Remember dal Carlos López Balaguer, che proponeva tre pezzi per 110 euro l’uno, con ulteriore margine di trattativa in caso di acquisto di una decina di esemplari. Stessi modelli, peraltro, visti in queste settimane su eBay a 155 euro. Per la cronaca, un Remember senza aperture costa a un rivenditore circa 60-70 euro.
Incoerenze di un marchio che ha prodotto tutto e il contrario di tutto, con modelli identici ora presentati come Tokoloshe low cost a 65 euro (sto parlando del 2020, non di cinquant’anni fa), ora come prodotti alto di gamma a tariffe che sfiorano quelle di un Arena montato. Alla lunga tutto questo si sente sui risultati delle vendite, quando per esempio un marchio vicino come Madyero ha sempre mantenuto una coerenza e una “leggibilità” degna di un vero artigiano che ha rispetto verso i compratori.
Qua e là, alcuni gruppi di speciali, come una piccola collezione di kit montati, accomunati dalla presenza dello sponsor Martini: fra questi, alcuni Pit, Starter e Provence Moulage piuttosto ben rifiniti.
Infine, anche se non si tratta di un marchio artigianale, ricordiamo l’ampio stand di Spark e compagni, dove faceva bella mostra di sé una… Tyrrell P34 vera, oltre a un bello schieramento in 1:43 del GP del Giappone 1976.
Storicamente, Rétromobile non è il luogo degli obsoleti. Certo, alcuni espositori come la Galerie du Jouet Ancien, continuano a puntare sulla manifestazione con spazi imponenti e costosi. Evidentemente hanno il loro tornaconto. Come al solito, molti Dinky e a prezzi più che onesti. Al di fuori dello spazio della Galerie, si trovavano alcuni lotti di Solido serie 10, Norev, Tekno e così via. Interessante una collezione di un venditore francese presso lo stand di uno specialista di memorabilia argentino, che proponeva (immagini qui sotto) una selezione di una trentina di Solido di Le Mans elaborati fra gli anni ’80 e ’90, sullo stile di quelli di Bruno Allinand.
In ogni caso, gli appuntamenti giusti per i modelli d’antinquariato sono altri. Basteranno quindi queste scarne note e una magra gallery. Ci occuperemo presto degli speciali.
Nuovo partner di Rétromobile, Gooding Christie’s ha portato a Parigi una novantina di vetture in vendita all’asta: Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo, Lancia, BMW, in rappresentanza di un’importante parte di storia del Gran Turismo. Una delle star dell’area di Gooding Christie’s è la Ferrari 250 GT SWB telaio 2177GT, prodotta nel 1960 in configurazione “semi-competizione”, con la carrozzeria in acciaio e porte in alluminio. Arrivata negli Stati Uniti nel 1960, la vettura partecipò ad alcune competizioni. Notevoli anche la Ferrari 250 GT California LWB telaio 0923GT, una delle trentotto con i fari carenati, la Ferrari 400 Superamerica prima serie (solo quattordici unità prodotte) e uno dei migliori esemplari esistenti della Ferrari 288 GTO, con solo 1500km percorsi dal 1984. Aggiungiamo una 333 SP in livrea Momo.
Sono presentate anche le Alfa Romeo della collezione di Angela Cherrett, autrice di numerose opere sulla storia del marchio milanese.
Tra le altre vetture di eccezionale interesse, una BMW M1 da sempre proprietà della stessa famiglia e una Maserati 500 GT carrozzata da Frua nel 1962 su commissione dell’Aga Khan IV.
Si è aperta ieri 29 gennaio 2026 alle 10 la rassegna Ultimate Supercar Garage, spin off di Rétromobile al padiglione 4. Ultimate Supercar Garage è una mostra dedicata alle sportive contemporanee, e vede la partecipazione di marchi noti (Ferrari, Bugatti, Lamborghini, Maserati, Alfa Romeo, Aston Martin, Pagani, Bertone…) e meno noti, come accadeva nel recente passato in occasione dei saloni tradizionali, ormai quasi spariti dal panorama europeo. Ultimate Supercar Garage è nato per essere un punto d’incontro fra design, innovazione e prestazioni. Vedremo se l’iniziativa avrà successo e sarà confermata anche nei prossimi anni. A fianco dell’esposizione di vetture è presente una sezione “lifestyle” con oggettistica varia, fra cui i modelli prodotti da Amalgam, di cui parleremo in separata sede.