Un transkit Starter semidimenticato

La storia dei vecchi produttori francesi degli anni ottanta è piena di stranezze e curiosità, ormai dimenticate o quasi. Dopo MRF ci si misero Provence Moulage, Starter e Record, ma anche Graphyland o Automany a produrre diversi transkit di più o meno elevata complessità, da adattare su modelli diecast o sugli speciali. Probabilmente in pochi ricordano questo set prodotto da Starter, che consentiva di trasformare il Norev 1:43 nel veicolo d’assistenza in dotazione allo Skoal Bandit Racing che nel 1984 schierava una Porsche 956 di Gruppo C nel Mondiale Endurance. Il transkit è in questo caso molto semplice: un foglio di decals stampato da Calligraphe di Marsiglia, un set di cerchi in alluminio tornito con inserti fotoincisi e pneumatici scolpiti e istruzioni con una foto del veicolo reale. Verrebbe quasi quasi voglia di metterci mano, decals permettendo…

Ross Brawn e le illazioni da bar

di Riccardo Fontana

Non c’è nulla da fare: tra gli appassionati, o almeno tra quelli che ancora considerano la F.1 (e non è detto che siano troppi), l’affaire Team Principal Ferrari continua a monopolizzare l’attenzione, e ad alimentare i proverbiali “discorsi da bar sport”, il che è un po’ il sale della passione, se vogliamo.

Chiaramente, PLIT è solo l’ultima testata ad essersi occupata, anche se marginalmente, di questa annosa questione: c’è chi, molto più “rinomato” di noi, ne fa ormai da mesi un cavallo di battaglia quotidiano, tra articoli scritti un po’ a tutte le ore e dirette social a non finire.

Ieri, tornando dal ritirare l’auto sostitutiva, ho “sparato” sul bluetooth del mio novello-provvisorio veicolo una di queste dirette, protagonista un illustre decano del giornalismo ed un ancora più illustre ospite d’onore, ormai abituale.

Tema, com’è ovvio che sia, la telenovela piemontese di gialappiana memoria (è per pochi, ma confido che qualcuno la colga) in onda sugli schermi di Maranello in questi giorni.

Si arriva, quasi per caso, a parlare di Ross Brawn, che, forse un po’ a mo’ di fantamercato, è indicato come papabile successore di Mattia Binotto alla guida della Scuderia.

Cavallo di ritorno, dunque.

L’illustre decano della carta stampata tira in ballo una recentissima dichiarazione di Ross Brawn, quella sul famigerato “DRS al contrario” e sulla “pioggia indotta” per livellare i valori in campo, affermando che, se questo è il pensiero dell’inglese, egli non sia ciò di cui la Ferrari ha bisogno.

L’illustre ospite rincara la dose ricordando la passione per i vini italiani di Brawn, e chiedendosi se non abbia molto indugiato dalla sua personale collezione di vini pregiati prima di prodursi in simili dichiarazioni.

Seguono risate di entrambi ed ulteriori battutine, ovverosia emulazione al ricasco.

Seguono, nel pavese, gonadi di un ascoltatore rotolate sotto i pedali di un Nissan Qashqai: più avanti incontrerò un semaforo, e nel frenare me ne accorgerò nel peggiore dei modi.

Ora, tralasciando il fatto che una delle passioni principali degli inglesi è da sempre il perculaggio dei giornalisti, perché non credo che Ross Brawn, che sciocco certamente non è, abbia scientemente espresso simili idee oltretutto irrealizzabili, il punto focale è un altro: un giornalista (il quale, senza nulla togliere alla sua professionalità e merito, ha dovuto attendere che qualcuno, comprando in edicola il giornale che lui stesso aveva appena finito di scrivere, gli telefonasse e gli facesse notare che al volante di Senna ad Imola nel ’94 c’era attaccato mezzo metro di piantone di sterzo) raccoglie una infelicissima battuta di un personaggio che la Ferrari l’ha comunque vissuta da dentro, ed insieme si divertono a tracciare di alcolismo, e fors’anche di demenza senile, un Ross Brawn qualsiasi.

Descrizione spiccia del personaggio Ross Brawn: era già invischiato a piene mani nella Wolf con un altro giovane ingegnere (tale Adrian Newey) e uno un po’ più senior (tale Harvey Postlethwaite).

Tocca la Jaguar in Gruppo C e la Jaguar domina (ricordate l’XJR-14 del ’91? Sua), tocca la Benetton in combutta con Rory Byrne e Schumacher e la Benetton domina, va in Ferrari con gli altri due e si apre il più grande periodo dominante della storia ferrarista, compra il Team Honda di F.1 per una sterlina (una sterlina, repetita iuvant) dalla Honda Motor Company, adotta un motore Mercedes clienti rabberciato alla bell’e meglio sul telaio preesistente, e vince il mondiale al primo anno.

Senza sponsor, coi soldi per aerei e pasti contati.

Con due piloti onesti e nulla più.

Ci fu il doppio diffusore? Certo, bravura sua a crederci e a farlo digerire alla Federazione.

Alla fine dell’anno vende la BrawnGP alla Mercedes-Benz per 170 milioni di sterline, e ciò che è oggi la Mercedes GP è cronaca, non penso nemmeno serva parlarne.

Questo è l’uomo Ross Brawn.

Ad oggi, le scuderie che al debutto si sono fregiate dell’iride sono l’Alfa Romeo nel 1950 (e solo perché era la prima edizione del mondiale), la Mercedes nel 1954, e la BrawnGP nel 2009.

Aveva rischiato anche la Wolf nel ’77, in cui come detto più sopra Brawn era, ironia della sorte, coinvolto.

Io non ho certezze, non lo so se un cavallo di ritorno, quale sarebbe Brawn, possa essere risolutivo nell’odierna GES Ferrari: per il clima umano che traspare anche solo da semplici astanti, temo che la situazione della Scuderia sia più simile a quella del 1991 che a quella del 1996, quindi è assai arduo che con un colpo di bacchetta magica tutto possa tornare al suo posto in meno di cento giorni, come sarebbe nelle speranze di molti.

Ciò che è certo, però, è che prima di prodursi in simili ridicoli sfottò ai danni di uno come Ross Brawn, fare per mezzo secondo un po’ di sana mente locale su cosa si sia permesso di fare costui nell’arco della sua vita non farebbe male.

Non c’è neanche la scusante di essere “analfabeti da social”, quei due sapevano benissimo di chi stessero parlando.

Entrambi, perfettamente.

Ma riuscite, solo per un attimo, ad immaginarvi Denis Jenkinson a deridere il barone Huschke Von Hanstein? O Franco Lini a dare dell’alcolizzato ad Alfred Neubauer?

No, e ciò certamente dovrebbe portare a fare delle amare riflessioni.

Automodelli die-cast made in Italy 1:24

Nel corso degli anni la letteratura storica modellistica è andata via via completandosi con lavori spesso pregevoli, che sono rimasti delle opere di consultazione indispensabili per collezionisti, giornalisti e semplici appassionati. Questo che vi illustriamo oggi è con tutta probabilità uno dei due-tre libri più significativi usciti da almeno dieci anni a questa parte. “Automodelli die-cast made in Italy 1:24” è il risultato di uno sforzo diremmo titanico da parte di Paolo Bendinelli, collezionista specializzato nella scala che negli anni settanta-ottanta ha fatto giocare e divertire diverse generazioni di bambini e che oggi costituisce un settore collezionistico ricchissimo di spunti e di sorprese.

Paolo Bendinelli ha presentato il suo volume a Novegro domenica 27 novembre 2022

Ho conosciuto Paolo intorno al 2011 e già allora aveva in mente di compilare un catalogo ragionato sulla produzione delle varie Burago, Polistil, Mebetoys, Hot Wheels e così via. Come si potrà facilmente immaginare, simili progetti prendono tempi lunghissimi perché oltre alle difficoltà legate alla pura ricerca occorre di tanto in tanto lasciar decantare il risultato del proprio lavoro, per poi riprenderlo in seguito con rinnovata energia e nuove informazioni. A quel punto però bisogna essere sufficientemente lucidi e avere buona memoria per non trascurare i più piccoli indizi che possono portare a scoperte di notevole interesse. Insomma, in questi casi si tratta di imprese che richiedono pazienza e autodisciplina, oltre alla competenza acquisita nell’arco di decenni.

Il risultato finale è stupefacente. Abbiamo di fronte un volume (bilingue: italiano e inglese) di 472 pagine destinato a fare storia in questa branca dell’automodellismo e in generale ad essere d’esempio per ogni futuro studio.

Vediamone più la vicino le caratteristiche: dopo una prefazione in cui traccia la storia della sua passione per questi modelli 1:24, l’autore descrive rapidamente ma con dovizia di particolari le vicende di Politoys-Polistil, Mebetoys-Hot Wheels, Martoys-Burago e CB Car.

A pagina 50 inizia il vero e proprio repertorio, in cui i modelli sono classificati per costruttore, da Abarth a Volvo, con due capitoli supplementari per i veicoli di personaggi dei cartoons e per la serie promozionale prodotta da Burago agli inizi degli anni ottanta per il team Brunik. Per ogni modello vengono indicate le varianti di versione, di colore, di accessori vari, nonché il livello di sofisticazione, la rarità e la quotazione di mercato (rarità e quotazione non sono sempre direttamente proporzionali, per ovvi motivi). Sono state deliberatamente omessi tutti i modelli di Formula 1 e i Togi in 1:23, i primi perché secondo l’autore non suscitarono mai troppo interesse, i secondi perché il libro verte su prodotti intesi come giocattoli e i Togi, già al momento della loro uscita, volevano essere più che altro oggetti da hobbystica e da collezione, prevalentemente per un pubblico adulto.

Al termine del catalogo si prendono in esame alcuni modelli prodotti all’estero con stampi originali italiani e anche i primi diecast spagnoli 1:25 di Nacoral e Guisval, che Bendinelli – a ragione – ha ritenuto opportuno di aggiungere data la loro contemporaneità ai modelli nostrani. E non è finita qui: da pagina 390 a 400 il collezionista trova una panoramica di tutti i vari tipi di scatola utilizzata. L’indice, che occupa oltre settanta pagine, è di per sé un capolavoro di acribia, con l’indicazione delle referenze, degli anni di produzione, dei colori e delle decorazioni e del tipo di scatola utilizzato per ogni determinata variante. Per ogni modello indicizzato vengono riportati il numero progressivo assegnatogli nel volume e la pagina in cui ne compare la foto.

Una sezione finale descrive il fenomeno del metal fatigue. Il libro è arricchito dalla riproduzione di decine e decine di copertine e pagine di cataloghi e da tanti “boxettini” dove si raccontano particolarità, curiosità e stranezze.

Oltre un anno fa, quando il volume era ormai in dirittura d’arrivo, furono posti in vendita 34 esemplari numerati dell’Alfa Romeo 75 di Burago riverniciati in bianco con decorazione e scatola che riprendono i motivi della copertina del libro. A Novegro, con la stessa livrea, erano esposte anche una Lancia Stratos e una Range Rover sempre di Burago ma si trattava di esemplari unici realizzati per Paolo e non destinati alla commercializzazione (ultima foto della gallery sotto).

Agli acquirenti dell’Alfa 75 è stata riservata una copia speciale del volume con lo stesso numero di serie del modello, che è andato esaurito nel giro di poche ore al momento dell’annuncio, mentre il libro, presentato alla borsa di Novegro domenica scorsa al prezzo promozionale di € 120, è disponibile a € 200. Per informazioni e ordini: www.libroautomodelli124.it.

Anche dal punto di vista editoriale il volume di Paolo Bendinelli tiene fede alle attese: curatissima la grafica, ottime la carta e la rilegatura. Adesso, dopo tanta fatica, auguriamo all’autore ogni successo per un’opera che merita di occupare un posto di primo piano nella biblioteca di ogni autentico appassionato.

Paolo Bendinelli, Automodelli 1:24 die-cast made in Italy, pagg. 472 con migliaia di foto col., copertina cartonata, Bandecchi & Vivaldi Edizioni, novembre 2022, € 200, ISBN 978-88-8341-902-7

Focus: Tecno PA2 F.2 Thruxton 1971 François Cévert

Testo e foto di Riccardo Fontana

È un discorso che sulle colonne di PLIT abbiamo già affrontato più volte, ma come si suol dire repetita iuvant: i modelli vanno saputi inserire nel giusto contesto, assaporati col loro retroterra, apprezzati nel loro insieme per ciò che rappresentano, a volte ancor più di come lo rappresentano.

Tra i molti “deboli” che compongono la mia bruciante passione per il Motorsport, vi è senz’altro quello per le formule minori di una volta, e su tutte spiccano le F.2 del periodo che va dalla fine degli anni 60 all’inizio della decade successiva: ne amo la tecnica (quel rombante e ringhiante Cosworth FVA… E i Dino Ferrari? I BMW dell’ingegner Apfelbeck montati sulle Lola?) ne amo l’equilibrio estetico e prestazionale, e ne amo una certa aura ruspante, tipica di tutti quei piccoli costruttori che sfidavano i giganti, e dei giovani leoni che battagliavano coi campioni affermati, che di tanto in tanto “scendevano” dalla F.1 per partecipare alle corse della serie cadetta.

Altri tempi, che mi sento di rimpiangere pur senza averli vissuti: pensate che bello, non c’era budget cap, eppure era perfettamente normale che una “pulce” come la Tecno dei fratelli Pederzani battesse sui campi di gara (e magari anche nella classifica di campionato) la Lotus di Colin Chapman o la Brabham della premiata ditta Black Jack Brabham-Ron Tauranac.

Naturalmente, ho sempre cercato di “arpionare” qualche modello di queste affascinantissime monoposto, ma ne ho sempre trovate assai poche: una bella Dino 166 di Tino Brambilla marchiata FDS dei tempi che furono, e un raro “cedimento” a Spark, per la Matra MS7 campionessa europea 1969 con Johnny Servoz-Gavin, nulla più (volendo spendere e spandere in Spark altre se ne sarebbero potute prendere, ma non ne sento oltremodo il bisogno).

La Tecno, però, che è una delle auto che, assieme alla Matra, ha sempre stuzzicato al massimo le corde della mia fantasia, non l’avevo mai incontrata sotto forma di miniatura in scala 1:43, e questo mi è sempre dispiaciuto: ricordo benissimo quando, verso i sei anni, sfogliando l’Enciclopedia della Formula 1 di mio padre mi imbattei nel capitolo dedicato alla Tecno, con in apertura la foto in bianco e nero della prima F1 alla presentazione del Team nel 1972, e la forma di quel musetto mi colpì moltissimo, come può farlo del tutto irrazionalmente una cosa del genere con un bambino piccolo.

Poco dopo, nell’officina del meccanico della mia via, amico di mio padre da sempre, vidi due musetti appesi al muro: il primo era quello della Ferrari dell’87 di Michele Alboreto, e il secondo, rosso con la striscia oro e i baffi bianchi, era quello della Tecno di Regazzoni del ’70.

Da lì fu amore pieno, così sono stato contentissimo di aver finalmente recuperato un bel modello della Tecno PA2 di François Cévert in gara a Thruxton nel 1971, perché rappresenta un altro tassello nella quadratura della mia collezione.

Il modello è a firma di Claudio Villa di Villa Model, abile artigiano patito di formule “minori”, un termine che attraverso le sue opere abbraccia, oltre alle classiche F.2 ed F.3, anche molte F.1 dimenticate o pressoché sconosciute: chi altro avrebbe mai potuto riprodurre la Trussardi-BMW? Nessuno, solo lui, e i collezionisti di monoposto dovrebbero essergli grati per questo, più che esserlo a Spark per l’ennesima, insopportabile, Lotus 72 Gunston spacciata magari per inedito in edizione limitata.

I modelli di Villa sono spiritualmente allineati alle automobile che riproducono, e questo diventa un concetto alquanto articolato da descrivere: diciamo che, su auto artigianali e ruspanti, un modello artigianale e in un certo senso ruspante aiuta il collezionista ad assaporare l’atmosfera del tempo, assai più che se parlassimo del solito resincast perfettino e “con le tette rifatte”.

I Villa hanno esattamente il sapore dei modelli autocostruiti degli anni 70 da un appassionato bravo, che la sera si metteva li nel suo studiolo e cercava di tradurre in un modello qualche fotografia che aveva sull’Autosprint che teneva aperto sulle ginocchia.

Come diciamo sempre, si tratta del fattore umano, che a volte trascende un mero discorso di fedeltà pura, per quanto i Villa, pur non presentando fotoincisioni od eccessive modernizzazioni, siano comunque assai fedeli nelle linee e validi nella concezione: hanno un’aura a metà tra l’FDS montato bene e l’autocostruito che è irresistibile, e come dicevamo si adatta particolarmente bene alla tipologia di auto riprodotte.

Probabilmente, una Ferrari F1-75 riprodotta con lo stesso piglio non renderebbe affatto, ma una F.2 di inizio anni ’70 come questa Tecno si, moltissimo.

È certamente un personaggione, Claudio Villa: in gioventù si è cimentato nelle corse coi kart, gareggiando contro piloti del calibro di Ivan Capelli e tale Ayrton Da Silva, e poi è passato a deliziare gli amanti del genere con queste stupende riproduzioni, praticamente tutte pezzi unici.

Certamente, le opere di Villa (e Villa stesso) meriterebbero un approfondimento, e non è detto che PLIT non decida di pubblicarlo.

Lasciamo a questo punto la parola alle immagini, certi che saprete apprezzare il modello per lo spirito che emana.

E’ mancato Xavier de Maublanc

Apprendiamo ora la scomparsa di Xavier de Maublanc, protagonista del mondo degli automodelli prima con la fondazione del negozio XVM a Marsiglia, poi con la fondazione di Provence Moulage, marchio che insieme a Starter ha segnato un’epoca. Se ne va un personaggio importante, di cui PLIT si è spesso occupato nei suoi articoli storici.

La Bugatti Type 35B di Italeri

Italeri ha presentato il kit in plastica scala 1:12 della Bugatti Type 35B, modello realizzato da stampi completamente nuovi, provvisto di numerosi dettagli che dovrebbero consentire il montaggio di alto livello. Due le versioni del kit, GP di Monaco 1930 Louis Chiron (celeste) e GP di Monaco 1929 William Grover-Williams (verde inglese).

Rétromobile celebra il centenario della 24 Ore di Le Mans

Dal 1923 la Francia ha spesso recitato un ruolo di protagonista alla 24 Ore di Le Mans, come partecipazione di costruttori, team e piloti. Sono 14 i successi assoluti dei marchi transalpini dalle origini a oggi. La 47ma edizione di Rétromobile, in programma dal 1° al 5 febbraio, celebrerà nel padiglione 1 i costruttori e gli artigiani transalpini con una scelta delle vetture più significative che hanno partecipato alla 24 Ore di Le Mans.

La Libreria dell’Automobile di Milano insignita del titolo di “Attività storica e tradizionale” dalla Regione Lombardia

Il 9 novembre scorso la Libreria dell’Automobile ha ricevuto il titolo di attività “storica e di tradizione” dalla Regione Lombardia presso il Palazzo Giureconsulti in Piazza Dei Mercanti a Milano. Un importante riconoscimento che premia i tanti anni di attività di questo autentico punto di riferimento per tutti gli amanti dei motori.

 L’Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, e il Presidente della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Carlo Sangalli, hanno voluto premiare diverse attività storiche tra cui anche la nostra libreria, in Corso Venezia a Milano da oltre 50 anni.

 La Libreria dell’Automobile nasce a Milano e Roma per iniziativa dell’ACI – Automobile Club Italia negli anni Sessanta.

Nel 1970 Giorgio Nada diventa direttore della Libreria di Milano e, pochi anni dopo, nel 1973, acquista insieme alla moglie Silvia la Libreria dall’ACI rilanciandola a livello internazionale, facendola diventare punto di incontro per appassionati e collezionisti di automobili e motociclette di tutto il mondo.

Precorrendo i tempi, l’impresa introduce da subito la vendita per corrispondenza attraverso diversi canali, compreso un semestrale gratuito inviato a decine di migliaia di cultori della materia. La serietà e la competenza dei titolari permette alla libreria, nel volgere di pochi anni, di sviluppare l’attività anche sui mercati esteri, posizionandosi tra le più credibili realtà internazionali del settore e inaugurando, dal 1977, anche una linea editoriale. 

Nel 1988 Giorgio Nada decide di scorporare l’attività commerciale da quella editoriale e fonda la Giorgio Nada Editore, attualmente editore leader in Italia e in Europa per opere a tema motoristico.

Nel 2020 la Libreria dell’Automobile, dopo la scomparsa di Giorgio Nada, passa  di mano ai figli del fondatore, Sergio e Stefano Nada, che la gestiscono tuttora insieme alla mamma Silvia, mantenendo alta la qualità e la specializzazione sul tema automobilistico e motociclistico. Vi si trovano libri sulla storia delle automobili da corsa, delle più note scuderie e dei principali circuiti di gara, volumi su auto e moto che hanno segnato un’epoca, pubblicazioni sul motorismo internazionale, ma anche opere di meccanica e ingegneria, ricercate da studenti di ingegneria e design, grazie all’esperienza dei titolari nello scovare testi internazionali di difficile reperibilità sul mercato librario.

Verde Porsche

Da domani 2 dicembre alle ore 12 saranno disponibili sul sito ufficiale Norev due edizioni excluweb. Questo il dettaglio: 911 GT3 2021 verde (art. 187301) e 911 GT3 Pack Touring 2021 verde metallizzato (art. 187303), entrambe in serie numerata e limitata a 300 esemplari.

BBR gioca la carta della scala 1:64

La scala 1:64 è da sempre molto diffusa in Asia e nel Nordamerica. In Europa il successo è stato sempre minore, ma non mancano appassionati di modelli industriali e speciali. BBR è entrata nella mischia dei prodotti di fascia alta e lo fa anche con una serie di Maserati MC20. Il produttore di Saronno ha specificato che non vi saranno per la MC20 ulteriori altri colori o versioni. Questo il dettaglio dei modelli disponibili, che hanno un prezzo al pubblico di € 59,00+iva:

BBRSC6405B – Enigma Black 

BBRSC6405C – Vincente Red 

BBRSC6405D – Genious yellow

BBRSC6405E – Infinity blue

BBRSC6405F – Mystery grey